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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Madama Butterfly

La celeberrima opera di Giacomo Puccini ha inaugurato la 204.ma Stagione del Teatro Sociale “Pure Passion”

di Sofia Teresa Bisi

Ventaglio Novanta n. 60 2020 pp. 137–138

La poesia di un amore, in un mondo che cambia troppo velocemente. La stagione lirica numero 204 del Teatro Sociale di Rovigo è stata inaugurata lo scorso 15 novembre da uno dei capolavori più rappresentati al mondo: Madama Butterfly, sulle note di Giacomo Puccini. La scelta ben rappresentava il titolo di tutto il libretto, Pura Passione, e ha voluto rendere omaggio anche alla contemporanea mostra sul Giapponismo aperta a Palazzo Roverella.

Il lavoro, una produzione del teatro Sociale realizzata a partire da un allestimento nato lo scorso anno a Trieste, è stato pensato in chiave filologica, rispettando il tempo dell’azione, contestualizzata alla metà dell’800, quando il Giappone, povero e popolare, si stava aprendo al mondo occidentale.

La messa in scena della vicenda si è concentrata sulla purezza di un amore adolescenziale, innocente e colmo di speranza, sbocciato per sincerità e per la novità che poteva rappresentare.

L’apertura del sipario ha mostrato al numeroso pubblico una parete disegnata a tinte pastello e temi floreali, una superficie orizzontale continua e spoglia, su cui si spostavano pannelli semplici, geometrici e fragili. Lo spazio ha voluto rappresentare il simbolo della vita stessa della protagonista: un mondo freddo, di carta, di origami creati con il tempo e la speranza dell’attesa, ma anche attraverso fragili illusioni, destinate a cadere e a far precipitare Butterfly nel profondo e irreversibile baratro della disperazione. La scenografia scelta dal regista Alberto Triola si è rivelata così come “pura proiezione dello spazio mentale della protagonista, riflesso delle sue emozioni e del suo sentire”.

L’atmosfera realizzata con gli scenografi Emanuele Genuizzi e Stefano Zullo, con la costumista Sara Marcucci e il curatore delle luci Stefano Capra è risultata sospesa e rarefatta, volutamente fosca anche per la presenza fissa di un velo scuro davanti al proscenio. Dal clima primaverile dell’inizio, simbolo di crescita e fortuna, il secondo atto si è sviluppato in un ambiente autunnale, con foglie cadenti e rami secchi. Puntuale la scelta dei costumi, molto realistici e contestualizzati nella storia del Giappone di fine ‘800, nel tempo della sua apertura verso l’Occidente.

Eva Golemi, nei panni della sfortunata quindicenne Madama Butterfly, che rinnega il suo passato e la sua famiglia per offrirsi a uno sconosciuto, ha interpretato il ruolo con la giusta presenza scenica, schiva e mesta; la voce, intonata e con un timbro cristallino, è stata a volte coperta dagli strumenti, soprattutto nel I atto. Meglio la seconda parte, con la struggente aria “Un bel dì vedremo” e con la preparazione del tragico epilogo, evidenziato da una luce rossa che si è ridotta progressivamente fino a farla sparire dopo il suicidio.

Il veneto Renzo Zulian ha dato voce a Pinkerton con un timbro caldo e possente, mettendo in risalto lo spregiudicato egoismo dell’americano. Interessante la vocalità calda e robusta di Irene Molinari nei panni di Suzuki, insistentemente impegnata sul palco con una scopa di saggina, a voler mettere in evidenza la sua amichevole dedizione alla protagonista e il suo spiccato realismo. Apprezzata e puntuale anche l’interpretazione di Pablo Rossi Rodino nel delicato ruolo di Sharpless. Abbastanza graditi anche i comprimari Lorenzo Izzo (Goro), Carrillo Boni (Zio Bonzo), Enrico Di Geronimo (Commissario Imperiale), Annalisa Asha Esposito (Mimo). Applauditi dai presenti i due rodigini sul palco: Francesco Toso, nei panni del Principe Yamadori, e Luciana Pansa nel ruolo di Kate Pinkerton.

Il rodigino Stefano Romani, che non tornava sul podio del Teatro Sociale dal 2014, ha condotto l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta, arricchita da 14 giovani strumentisti del Venezze. Positivo l’impasto sonoro della compagine, che tuttavia ha incontrato qualche difficoltà ritmica e soprattutto dinamica, per il volume che avrebbe dovuto essere più controllato per non sovrastare alcune voci, soprattutto quella un po’ flebile della protagonista.

Qualche incertezza nel primo atto da parte del Coro Lirico Veneto preparato da Giuliano Fracasso, che ha però dato un’interpretazione particolarmente suggestiva nella parte muta del secondo atto.

In definitiva uno spettacolo applaudito e all’altezza della tradizione, che ha aperto con ampi consensi la 214.ma Stagione del Teatro Sociale di Rovigo.

Ed il clima del festoso evento ha avuto un inatteso e gradito momento nella serata di apertura con la presenza del sindaco Edoardo Gaffeo assieme al vice e assessore alla Cultura Roberto Tovo e con gli assessori Andrea Pavanello, Erika Alberghini e Mirella Zambello, che hanno accolto il pubblico all’entrata del Teatro, omaggiando le signore con una rosa di benvenuto, simbolo anche tangibile di riflessione sulla lotta alla violenza contro le donne.

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Come citare questo articolo

Sofia Teresa Bisi. “Madama Butterfly”. Ventaglio Novanta, n. 60, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/madama-butterfly/

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