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ARTEOGGI

Magica poesia dell’artigianato

Nella zona di Badia Polesine esistono ancora valenti creatori che suscitano viva ammirazione

di Grazia Giordani

Ventaglio Novanta n. 12 1996 pp. 82–83

Se andiamo alla ricerca di quell'artigianato raro – che va scomparendo – è d'obbligo una sosta nell'officina di Etario Berengan, un singolare battitore del ferro. Vive a Villa d'Adige in una casa "sui generis", con la moglie, ed è affiancato nel lavoro dalla figlia Antonella che, conclusi gli studi superiori, ha abbracciato l'attività del padre ed è diventata l'unica donna fabbro in Italia.

Facendo loro visita, siamo accolti dal baluginìo della fiamma accesa nella fucina: si respira un'atmosfera laboriosa e – nello stesso tempo – un po' intrigante; la penombra del laboratorio è rotta dalle brusche scintille che il mazzuolo fa saltare sul ferro incandescente.

È il magico momento della creazione. Berengan sta completando un bosco dell'immaginario fatto di alberi giganti, grovigli di fogliame, frutta che fa pensare alle illustrazioni dei libri di favole della nostra infanzia. Ai piedi del bosco vediamo animali da cortile, cacciagione pronta per essere puntata da cani di elegante fattura, fermati nello scattò della rincorsa. Un micio dalle lunghe vibrisse guarda lontano, ma non si vedono topolini, piuttosto uccelli dal ricco piumaggio e – soprattutto – un pavone che apre il ventaglio di pizzo della sua superba ruota.

Aiutato dalla figlia, il nostro estroso fabbro ha creato questo bestiario poetico e realista ad un tempo. Per campare si occupa di testiere in ferro battuto, per gratificare se stesso e gli amici, inventa un mondo delizioso di animali, piante, oggetti rari e di uso comune, eseguiti con mano d'artista.

Ammiriamo una bella Madonna, un crocefisso di grande effetto e la statua di un santo che – secondo il nostro bravo artigiano – dovrebbe proteggerci da molti guai e brutture.

L'ottimismo di Berengan è contagioso: abbiamo una gran voglia di credergli e di sperare che il santo gli dia retta.

La seconda tappa del nostro pellegrinaggio fra gli artigiani di valore, ci porta dai fratelli Gulmini, due liutai, inventori della "mandolinola" (strumento davvero singolare) e costruttori di violini.

Nel loro laboratorio si respira musica. Alle pareti vediamo un bombardino che era appartenuto al padre, sul tavolo da lavoro un violino è in attesa di verniciatura e – così nudo, senza il definitivo vestito – ci sembra ancora più "vero" e fatto in casa.

I Gulmini suonano in allegro duo a feste popolari, raduni, matrimoni; sono gaudenti in modo simpatico, amano la buona tavola e l'allegra compagnia. Ci mostrano una bella collezione di liuti usciti dalle loro mani creative e suonano per noi un vivace motivo da balera romagnola, veramente scacciapensieri.

Una sosta nelle botteghe di questi autentici artigiani ci comunica una viva sensazione di genuinità e forza creativa. Ci par di rivivere ritagli di un passato, in cui il gusto del fare qualificava la vita dei valenti interpreti di una civiltà, che si profila sempre più come un ricordo da preservare.

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Come citare questo articolo

Grazia Giordani. “Magica poesia dell’artigianato”. Ventaglio Novanta, n. 12, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/magica-poesia-dellartigianato/

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