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PERSONAGGI ILLUSTRI

Marchiori e il “Fronte Nuovo”

A Ravenna, nella mostra “L’Italia s’é desta”, evidenziato l’importante ruolo del critico lendinarese nel rinnovamento artistico del ‘900

di Luigi Crivellari

Ventaglio Novanta n. 44 2012 pp. 103–105

Una interessante riscoperta dell’importanza rivestita dal critico d’arte lendinarese Giuseppe Marchiori, nell’ambito della storia dell’arte italiana del ‘900, ci è stata offerta dall’importante mostra “L’Italia s’è desta”, allestita fino al 26 giugno 2011 al MAR (Museo di Arte della città di Ravenna), curata dallo storico dell’arte Claudio Spadoni.

A suggerire anche al profano l’importanza di Giuseppe Marchiori sullo scenario nazionale dell’arte, ha contribuito, nella mostra ravennate, la gigantografia di una foto ritraente Marchiori (“critico militante” come gli piaceva definirsi) con alcuni artisti del movimento “Il Fronte Nuovo delle Arti”, un’immagine emblematica che ha campeggiato nella seconda sala del percorso allestito al MAR.

Marchiori è ripreso durante la prima Biennale del dopoguerra, quella del 1948, seduto su un divano al centro di un vasto spazio, attorniato dalle opere degli artisti firmatari del famoso manifesto che diede vita al dirompente movimento del “Fronte Nuovo delle Arti”.

Un’iniziativa questa che aveva avuto un prodromo il 1 ottobre del 1946, allorché, nella casa veneziana di Marchiori, era stato sottoscritto il manifesto della Nuova Secessione Artistica italiana. Firmatari: Renato Birolli, Bruno Tassinari, Renato Guttuso, Carlo Levi, Leoncillo, Armando Pizzinato, Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso, Giulio Turcato, Emilio Vedova e Alberto Viani. Proprio quegli artisti che, qualche mese dopo, accogliendo il desiderio di Guttuso, denomineranno definitivamente la nuova corrente FRONTE NUOVO delle ARTI, con l’obiettivo di meglio sottolineare il progetto di rinnovamento artistico e ideologico da loro propugnato.

E Marchiori divenne il mentore di questa iniziativa di svecchiamento dell’arte, sostenitore quindi dei nuovi fermenti destinati a dar vita ad una svolta nella storia dell’arte del ‘900.

L’edizione della Biennale del 1948 passerà pertanto alla storia come la fine della “costrizione di un Paese” rimasto assente per lungo tempo dal dialogo artistico europeo. E resterà anche memorabile per la qualità dei componenti della commissione (segretario Pallucchini supportato dai più importanti storici dell’arte del tempo: Longhi, Venturi, Ragghianti e Barbantini) che aprirono, per la prima volta in Italia, le porte all’Impressionismo, a Picasso, Braque, Chagall e Klee.

E alla Biennale il Fronte Nuovo delle Arti registrerà, nel modo migliore, il suo debutto, con due artisti insigniti del massimo riconoscimento: il premio per la pittura a Guttuso, quello per la scultura, a Viani.

Oltre al Fronte Nuovo, nel breve arco di tempo contemplato dalla mostra di Ravenna, si sono sviluppati altri movimenti di artisti sperimentali come il MAC (Movimento Arte Concreta), fondato Milano nel 1948 da Gillo Dorfles, con le dominanti figure di Bruno Munari e Atanasio Soldati, lo “Spazialismo” del 1949 di Lucio Fontana e il “Movimento Nucleare” fondato nel 1950 da Enrico Baj.

Va in ogni caso ricordato che la critica riconoscerà sempre in Giuseppe Marchiori il pioniere di questa svolta storica di “rinascita dell’arte italiana”, a cui la mostra del MAC ha dedicato in particolare la sezione NEOCUBISTA.

La sezione dedicata ai MAESTRI del PRIMO NOVECENTO ha visto esposte opere di Giorgio Morandi, Mario Sironi, Filippo De Pisis, Carlo Carrà, Felice Casorati, De Chirico, Massimo Campigli, riconosciuti grandi maestri della forma, ma non di contenuti, considerati conservatori e antimoderni, non saranno più un modello di riferimento per la nuova generazione di artisti.

La sezione dedicata agli OUTSIDERS, ha presentato vari artisti innovatori che hanno scelto un isolamento volontario non riconoscendosi in alcun movimento, come Anton Zorac Music, Luigi Spazzapan, Carol Rama e, caso ancor più emblematico, Osvaldo Licini, che ha avuto con Giuseppe Marchiori un lungo sodalizio artistico e affettivo, testimoniato dal loro epistolario che inizia nel 1933 per concludersi con la morte dell’artista nel 1958, anno anche di consacrazione di Licini: la XXIX Biennale gli aggiudicherà infatti il Gran Premio pittura.

La sezione dedicata alla SCULTURA ha sottolineato l’evoluzione rispetto al passato con la testimonianza del maggior scultore del ‘900, Arturo Martini, che passa dalla statuaria monumentale a forme sempre più semplificate e astratte. E tra le sculture presenti in mostra, ecco un altro riferimento a Lendinara: la scultura “Il fucilato” di Pericle Fazzini, opera in bronzo che nel 1951 ottenne un consistente successo alla Quadriennale di Roma e che nella cittadina polesana è collocata in Piazza S. Marco.

La sezione dedicata al CINEMA NEORALISTA ITALIANO è stata caratterizzata dalla presenza di registi diversi per carattere e convinzioni politiche: Roberto Rossellini, Giuseppe De Santis, Carlo Lizzani, Luchino Visconti, che ci hanno lasciato capolavori sulla nostra “liberazione nazionale”: “Roma città aperta”, “Paisà”, “Il sole sorgerà ancora”, o i registi della “poetica del quotidiano” come Vittorio De Sica e Cesare Zavattini con “Ladri di biciclette” e “Umberto D”

Il titolo “L’Italia s’è desta”, scelto per l’iniziativa del MAR, se da una parte ha fatto riferimento ai 150 anni che ci separano dall’Unità nazionale, dall’altra ha incentrato la proposta d’arte sul risveglio culturale che nel 1945 ebbe un decisivo momento di svolta.

Si esce finalmente dal cono d’ombra in cui era piombata l’arte italiana durante il ventennio fascista, con il ritorno alla libertà di pensiero che sprigiona le sopite energie di una nouvelle vague di artisti, spesso di diverse sensibilità e ideologie, ma tutti accomunati dalla volontà di rompere totalmente con il passato e con quell’arte celebrativa e mimetica voluta dal regime fascista. Il rinnovamento doveva essere radicale sia dal punto di vista linguistico che da quello etico.

Prima di questa iniziativa ravennate non era mai stata fatta in Italia una ricognizione sistematica dello “stato dell’arte” del secondo dopoguerra. Il periodo 1945-1953, viene considerato cruciale e determinante, ricco di dibattiti culturali che spaziano su nuovi orizzonti artistici e su quei nuovi movimenti di artisti che arriveranno a cambiare il paradigma dell’arte contemporanea. Un’iniziativa importante dunque, qualificatasi come un’occasione unica per considerare il periodo di “rinascita dell’arte” del dopoguerra, e utile per meglio conoscere e ricordare la straordinaria personalità di Giuseppe Marchiori, personaggio di considerevole caratura, seppur egli amasse definirsi “Anonimo del Novecento”.

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Come citare questo articolo

Luigi Crivellari. “Marchiori e il “Fronte Nuovo””. Ventaglio Novanta, n. 44, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/marchiori-e-il-fronte-nuovo-2/

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