Tra i personaggi illustri, che per vari motivi ebbero occasione di soggiornare a Rovigo, va annoverata una visita molto particolare, fatta 200 anni fa, nel 1819, dall’Imperatore Francesco I d’Asburgo, nel quadro di un lungo viaggio in Italia con tappe principali nella natìa Firenze, quindi a Roma per i colloqui con il Papa ed a Napoli con il re Ferdinando di Borbone.
Il 1819 è un anno cruciale per il Polesine, da qualche anno assurto a provincia nel Lombardo Veneto, e per Rovigo divenuta città regia per volere dell’Imperatore. Il quale giungerà nel capoluogo polesano il 1 Marzo, lasciando una importante traccia documentaria del suo soggiorno nelle pagine di un sorprendente diario di viaggio, finora inedito in Italia.
Il clima a Rovigo è quello della gran festa: la città è ripulita e rimodernata a tempo di record; si spera di utilizzare l’arrivo dell’imperatore per fargli inaugurare il Teatro nuovo della Società. Più di due anni di lavoro, l’impegno di molti personaggi in vista di Rovigo e la realizzazione del teatro progettato dall’architetto Sante Baseggio, che ancora fa bella mostra di sé affacciato sull’attuale Piazza Garibaldi.
Francesco I tra il 1° e il 4 Marzo e poi al ritorno il 21 e 22 Luglio, visita dunque il territorio, soffermandosi sulle istituzioni, i palazzi, le varie necessità, l’atteggiamento della popolazione, l’ambiente, l’economia, gli aspetti militari, le opere idrauliche e l’amministrazione locale di una Provincia diventata di confine.
L’imperatore in entrambe le occasioni alloggia a Palazzo Angeli con l’imperatrice Carolina Augusta, come testimonia anche una targa marmorea tuttora ben leggibile. Qui inoltre incontra il fratello viceré principe Ranieri e la figlia Maria Luigia duchessa di Parma.
Sfogliando il diario personale di Francesco, si comprendono le valutazioni degli ospiti sullo stato della città e su chi la governava duecento anni or sono in un periodo delicatissimo. C’è apprensione giacché gli apparati politici e di sicurezza dello Stato asburgico – tornato dal 1813 in Polesine, dopo la ventata napoleonica – hanno da poco sventato con numerosi arresti, tra il dicembre del 1818 ed i primi giorni di gennaio del 1819, la cospirazione dei Carbonari di Fratta, Crespino e Rovigo e di altri centri della provincia di Rovigo.
L’artefice della diffusione delle idee insurrezionali è Felice Foresti, pretore di Crespino e tessitore della trama carbonica tra i funzionari pubblici che lavorano principalmente nella rete giudiziaria provinciale, mentre l’ideologo è Costantino Munari che elabora un progetto politico conosciuto con il nome di Costituzione Latina.
Francesco I – l’Imperatore educato durante la sua infanzia a Firenze dal rodigino Federico Manfredini, costretto a combattere per un ventennio Napoleone al quale per la ragion di stato ha anche sacrificato in sposa la figlia Maria Luisa – con il Congresso di Vienna ha consolidato l’egemonia austriaca sulla Penisola.
E’ dunque un periodo davvero particolare, su cui fa luce l’importante pubblicazione “Un imperatore a Rovigo”, opera di Maurizio Romanato, giornalista per 38 anni al Gazzettino, e di Maria Lodovica Mutterle, docente di lettere al Liceo classico Celio di Rovigo. Uno studio condotto sotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento Italiano, che – partendo dagli appunti di Francesco I relativamente a soggiorni rodigini, prima d’ora inediti in Italia – traccia un quadro della situazione a ogni livello, intrecciando i giudizi e le impressioni dell’Imperatore con le cronache dell’epoca. Il volume focalizza gli interessi dell’ospite, lo sforzo organizzativo e l’accoglienza dopo la mancata visita nel 1816.
Con documenti mai resi noti in passato e scovati negli archivi di Stato di Rovigo, Venezia, Milano e Vienna, il testo fa luce sulle vicende dell’Imperial Regia Delegazione rodigina, dove non mancano tensioni e situazioni non ben chiarite: in pochi mesi viene allontanato il conte Ferdinando di Porcia, mentre il suo successore Carlo di Wüllerstorf è trovato morto a Gavello durante una battuta di caccia.
Per quanto riguarda il Sovrano, è evidente un’ambivalenza nel suo comportamento: da una parte tende ad accreditatosi come “buon padre” dei suoi sudditi e pertanto è ben accolto in città, ma dall’altra è turbato dalla situazione politica, infatti giunge in Polesine proprio nel periodo in cui ferve l’inchiesta giudiziaria sui patrioti che saranno processati a Venezia, e parzialmente graziati ma condannati al carcere duro.
Francesco I è terrorizzato dalle possibili rivoluzioni – in Francia la zia Maria Antonietta era stata decapitata –, e proprio a seguito degli avvenimenti di Fratta e del Polesine, mostra il volto paranoico del potere, inasprendo lo stato di Polizia e imponendo ferrei controlli sull’attività politica dei sudditi del Lombardo-Veneto. Diventa persecutore dei Carbonari condannati a lunghe pene detentive allo Spielberg e a Lubiana coniugando la costrizione fisica a quella psicologica. La prima cospirazione carbonica del Lombardo-Veneto lo destabilizza in quanto è una minaccia per la dinastia e per l’impero.
Il volume – che vanta la premessa del prefetto Francesco Paolo Tronca, commissario dell’Istituto italiano per la storia del Risorgimento, e la prefazione di Luigi Contegiacomo, ex direttore dell’Archivio di Stato di Rovigo – è giunto alla seconda edizione (Apogeo editore) a soli cinque mesi dall’uscita nelle librerie, avvenuta nell’aprile 2019. Il successo di pubblico e di critica è dovuto al rigore storico con cui sono affrontati gli argomenti, in una lettura degli avvenimenti «attenta a non scivolare su giudizi affrettati o superficiali», ma «con una espressione metodologicamente ineccepibile di una storiografia moderna», come scrive il prefetto Tronca.
Il libro – premiato dalla critica per la Saggistica alla Locanda del Doge 2019 – dedica ampio spazio al contesto politico, sociale ed economico nel quale si svolgono di avvenimenti citati, senza dimenticare episodi curiosi di vita cittadina e amministrativa, ed è arricchito da un’appendice che, oltre ai documenti reperiti negli Archivi di Stato di Rovigo, Venezia, Milano e Vienna, riporta le patenti imperiali del Lombardo-Veneto, le relazioni dell’Imperial Regio Delegato Porcia, il quadro completo dei carbonari polesani condannati, inquisiti o solo sospettati, le valutazioni dell’inquisitore Salvotti sui processi ai patrioti, le lettere pastorali della Diocesi contro i Carbonari e quelle dei carcerati dallo Spielberg in Moravia, la protesta del Cardinale Consalvi per la mancata restituzione della Transpadana ferrarese allo Stato della Chiesa, e il testo completo della prima opera eseguita al Teatro Sociale di Rovigo, “L’Ombra di Fetonte”, un omaggio all’Impero austriaco vincitore sull’esercito napoletano di Gioacchino Murat nel 1815 a Occhiobello.
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Stefania Sgardiolo. “Un Imperatore a Rovigo”. Ventaglio Novanta, n. 60, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-imperatore-a-rovigo/