Una passione per l’arte che nasce da lontano. Maurizio Barozzi, polesano d’adozione, nato nel 1947, si diploma all’Istituto Statale d’Arte di Castelmassa e poi all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, ma ben presto si allontana dagli insegnamenti classici per abbracciare uno stile tutto suo, esaltando in ogni dettaglio l’umanità, il dolore e l’autenticità dei sentimenti del genere umano. Il crocefisso e la rappresentazione degli emarginati divengono una costante nelle opere dell’artista altopolesano e li ritroviamo anche nella “Via Crucis” donata all’oratorio della Madonna del Carmine di Ficarolo.
Di recente, a conclusione dell’intervento di restauro del sacro edificio, si è costituita in paese l’associazione culturale “Il Carmine”, con l’obiettivo che questo piccolo gioiello sia a disposizione della comunità, diventando sede di eventi, mostre e concerti oltre che luogo di culto rinnovato. “Si tratta di un’associazione di stampo cattolico – precisa il presidente arch. Massimiliano Furini – sorta inizialmente come gruppo di amici accomunati dallo stesso spirito di iniziativa e dagli stessi obiettivi e con il fine, non ultimo, di raccogliere risorse per il mantenimento dell’edificio, delle spese di gestione e di manutenzione”.
Tra le prime iniziative, dunque, in collaborazione con la parrocchia Sant’Antonino Martire, è stata organizzata la presentazione di una suggestiva Via Crucis, opera dell’artista Barozzi, che poi ne ha fatto dono alla chiesetta, intendendo così contribuire a far rivivere dal punto di vista artistico questo splendido luogo di culto, arricchendolo altresì di opere contemporanee.
La mirabile opera, costituita da quattordici formelle in cotto decorate incorniciate su legno povero, incarna appieno lo stile dell’artista lontano dalla classicità.
Tra le autorità presenti nella serata inaugurale, dove cultura e fede si sono mescolate alla perfezione, anche l’assessore provinciale alla cultura Laura Negri. “La Via Crucis presentata stasera – ha osservato l’assessore – si abbina in modo straordinario alle caratteristiche artistiche ed architettoniche di questo edificio e mette in luce la grande umanità che caratterizza lo stile dell’artista Maurizio. In tutti i suoi lavori la presenza dei poveri è una costante, abbinando così la povertà materiale e spirituale all’immagine del Cristo sofferente. Resto sempre stupita – ha concluso – di come l’arte ci aiuti a riflettere, a riscoprire la nostra fede e la nostra umanità”.
La presenza dei poveri e dei barboni accanto al Cristo sulla croce simboleggia la comunanza che intercorre tra le due figure: Gesù stesso è nato in una mangiatoia perché non c’era posto per lui negli alberghi. Il Cristo crocifisso e i barboni rappresentano gli emarginati, il rifiuto della società moderna e di tutta la storia dell’umanità. Va sottolineato inoltre che questo lavoro, così come tutti quelli prodotti da Barozzi, si inserisce nel filone dell’arte contemporanea.
Nella “Via Crucis” presentata a Ficarolo la tradizione si fonde con usi e costumi del XXI secolo, cosicché ogni persona che si appresti a riflettere ammirandola, vi si possa immedesimare. Non a caso i personaggi, compreso Cristo stesso, indossano pantaloni e camicia, qualcuno persino gli occhiali da sole. L’obiettivo dell’artista è di rendere attuale la crocifissione e successivamente la risurrezione di Gesù. Ci si allontana da quello che è il dogma della fede, per mettere in luce l’umanità del figlio di Dio, un uomo sfigurato dal dolore, la cui sofferenza accomuna le sofferenze di tutti gli uomini, lasciando però intravedere l’Oltre e la speranza che muove il mondo: gli uomini ai piedi della croce suoneranno a festa dopo la Risurrezione.
La generosità di Maurizio Barozzi non si è limitata al dono della Via Crucis, perché nel corso della serata inaugurale dell’opera ha voluto anche far omaggio al parroco Monsignor Giancarlo Crepaldi di una tela intitolata “L’ultimo dialogo”, rappresentante il Cristo sulla croce prima di spirare.
Osservando questa tela si riesce a sentire sulla propria pelle il dolore acuto della morte e quello di una madre prostrata a terra, disperata per l’atroce perdita del Figlio amato. La morte è rappresentata con crudezza, mostrando un Cristo ricurvo fino quasi a terra, a causa del male subito. E’ così che il crocifisso del generoso artista Barozzi appare ai nostri occhi come un uomo comune che soffre per le sventure che la vita ci costringe ad affrontare, mettendo in luce in maniera verosimile – come pochi altri lavori artistici riescono – l’umanità e il dolore, ma anche la fiducia, la speranza e i sentimenti più profondi di un uomo che crede nella gioia della Risurrezione.
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Come citare questo articolo
Linda Zanforlin. “Una Via Crucis per Ficarolo”. Ventaglio Novanta, n. 44, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/una-via-crucis-per-ficarolo/