Oggi il Polesine è in standby. Non si scorgono spinte di rilevo in quest’epoca di crisi economica. Si cerca di sopravvivere, restando a galla nel mare del progresso, nell’incertezza su quale scialuppa di fortuna salire.
Ma, un tempo, non era così. Ponti, idrovore, “mostri” meccanici, locomotive, stazioni e opere idrauliche…. All’indomani dell’Unità d’Italia il Polesine pullulava di progetti e di talenti.
Una chiara testimonianza dell’attivismo polesano, a partire da metà dell’Ottocento, ci è venuta da uno dei tanti eventi per celebrare i 150 anni della Repubblica, in Pescheria Nuova: la mostra “Le grandi opere in Polesine, dall’Unità d’Italia… a oggi”. L’evento organizzato da Provincia, Comune e Prefettura di Rovigo, Regione Veneto, Ministero per i beni e le attività culturali – Archivio di Stato di Rovigo, Arci e il sostegno della Fondazione Cariparo, testimonia un secolo e mezzo di grandi opere idrauliche, edili, infrastrutturali in una quarantina di pannelli suddivisi per temi.
“Il Polesine si è evoluto negli ultimi 150 anni e lo testimoniano le ricerche svolte dall’Archivio di Stato in fondi diversi – ha spiegato Laura Negri, assessore provinciale alla cultura -. La nostra terra ha sofferto, ma l’acqua è stata materia prima per scoprire talenti non solo in materia di bonifica”.
I ponti che segnano, da sempre, il bisogno di collegamento fra diverse terre e culture, da quelli in chiatte fino al più moderno in costruzione sopra il fiume Adige, che collega con una moderna autostrada il Polesine con Vicenza; le strade, fin dal 1912 erano pensate da percorrere con tramvie, poi si progettarono le linee ferroviarie. Una terra, la nostra, di grandi inventori e pochissimi brevetti, di cui oggi riemerge traccia grazie ai documenti svelati dalle ricerche dell’Archivio di Stato e che costituiranno una mostra itinerante per riscoprire appieno l’identità del Polesine, le nostre radici.
La mostra testimonia dunque “l’immagine di un Polesine non fiacco ma capace di grandi opere con molte capacità intellettuali” ha sottolineato Bruno Piva, primo cittadino di Rovigo, capaci di arrivare alle esposizioni universali di Vienna e Parigi. Il Prefetto Romilda Tafuri, ha aggiunto: “l’insegnamento della storia serve per costruire l’oggi e il domani, nell’unità sopra le parti per il bene comune”. Il direttore dell’Archivio di Stato di Rovigo Luigi Contegiacomo e il critico Sergio Garbato hanno commentato alcune delle immagini storiche più significative in mostra, a cui si sono aggiunte le fotografie più attuali di Roberto Bottari. Si ricordano il manicomio, oggi definito più delicatamente Opp (Ospedale Psichiatrico Provinciale), il palazzo della Provincia e il Tribunale, le macchine idrovore e altri macchinari complessi, frutto del genio di Nannini, Selmi, Zangirolami, per citarne alcuni; i lavori del Collettore Padano e l’acquedotto di Rovigo in cui si intravedono piccoli uomini al lavoro, come formiche, tanto era imponente l’opera.
A supporto delle immagini, i grafici e i dati tecnici del tempo, dove si scoprono, ad esempio, lo sviluppo delle strade in Polesine, a fine Ottocento, divise per comune; le stazioni (con le romantiche locomotive) tra cui quelle di Rovigo e Fratta ancora in costruzione e i loro tragitti. Progetti non sempre realizzati, spesso accantonati per mancanza di finanziamenti (idee ambiziose come quella di una tramvia, mai realizzata, che collegasse tutti i paesi del Polesine). Altri progetti invece sono stati portati a termine come quello all’avanguardia del manicomio di Rovigo, terminato negli anni 1906 – 1907, poi sequestrato nel corso della prima guerra mondiale per necessità belliche, e adibito a ospedale psichiatrico solo più tardi nel 1929. Idee di progresso che spesso si realizzavano in tempi strettissimi. Non solo immagini, dunque, ma un patrimonio di scritti, carte, mappe, progetti scartati, che raccontano il “lato b” di ogni suggestiva fotografia.
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Elisabetta Zanchetta. “Le grandi opere in Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 44, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-grandi-opere-in-polesine/