Autore: Lauretta Vignaga
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Dialogare con il proprio corpo a contatto con la natura
Rovigo, Veneto – Dialogare con il proprio corpo negli spazi aperti, a contatto con la terra e con la natura. Un’ esperienza piacevole e tonificante vissuta da un gruppetto di adulti che hanno deciso di provare ‘The new space’, worshop del movimento della coreografa e insegnante di danza moderna Romina Zangirolami per le mattinate di domenica 23 e domenica 30 aprile. Luoghi prescelti: il parco Langer con la sua densa vegetazione, le piccole radure e l’atmosfera selvaggia dei luoghi abbandonati. E parco Cibotto, ricco di sentieri e alberi ombrosi, attrezzi per attività fisica ed erba tenuta sotto controllo, su cui è bello camminare, sciogliere i muscoli del corpo, piegarsi o anche sdraiarsi in completo relax.Lo studio del movimento in un ambiente senza condizionamenti, il ‘nuovo spazio’ creato da piante, erba, la luce e l’ombra che si alternano, è la proposta di Romina per ‘comunicare’ con il proprio corpo e ascoltarlo senza intermediari, per esaminare alcuni principi che stanno alla base di diverse tecniche di movimento. Un approccio innovativo che ha guidato i partecipanti, all’incontro di domenica 23 aprile, ad adattare i gesti, nati spontaneamente, alle caratteristiche del luogo prescelto, virtualmente trasformato in luogo specifico per una attività specifica. A ciascuno di loro, Romina ha suggerito di far spazio alla improvvisazione di gesti e movimenti e poi analizzarli in base ai processi organici e le leggi fisiche che li governano e, poi, individuare ulteriori possibilità e prestazioni pratiche che scaturivano come reazione al luogo scelto, giungendo a riscoprire il legame che, come creature razionali, abbiamo con la natura. Ulteriore passaggio, la formazione di un cerchio, animato dagli slanci delle braccia verso l’alto, a salutare il sole; torsioni e piegamenti del busto a destra e sinistra, e delle ginocchia.Dai movimenti singoli si è, quindi, passati a quelli di coppia dove ciascuno ha ripetuto i gesti individuati in precedenza, ottenendo uno step di movimento completo e speculare.Domenica 30 aprile, secondo incontro di movimento nella natura. Spazio individuato: Parco Cibotto, piacevolmente scandito da zone d’ombra e di sole e sentieri che sbucano fra case e villette che contornano l’area. Ricollegando il pensiero alla pratica precedente, il gruppetto dei partecipanti,con la supervisione di Romina Zangirolami, ha riprodotto la sequenza dei gesti quotidiani che il tempo ha trasformato in inconsapevole routine; un rituale di cui nulla è stato cambiato, nulla è stato omesso, tranne il luogo. Immersi nel verde, aperti ad ascoltare le voci della natura ogni tensione e resistenza, del corpo e della mente si è sciolta. Dedicata al lavoro di coppia, la parte conclusiva dell’incontro ha registrato l’affidarsi di uno dei componenti della coppia alla guida dell’altro. Ad occhi chiusi si è lasciato guidare adattando i suoi movimenti alla situazione imprevista e valutando e memorizzando le reazioni di ogni parte del corpo. I vari movimenti, riuniti insieme e ripetuti, si sono rivelati una forma di coreografia, inedita ma di grande soddisfazione per tutti.Lauretta Vignaga -

Anime d’autunno’, la pittura come ricerca di sè. Mostra di Valentina Maniezzo
Lendinara, Rovigo – Si intitola ‘Anime d’autunno’ la personale di pittura di Valentina Maniezzo inaugurata sabato 22 aprile e visibile fino al 1° maggio alla Casa Albergo per Anziani di Lendinara. Un titolo insolito per una raccolta di opere altrettanto insolita, sia nella tecnica che nella scelta di temi e soggetti. Un percorso creativo scandito dalla dualità dell’essere umano: lo spirito e la materia, il corpo e la mente, spesso in contrasto nelle scelte di vita. Le inquietudini e i turbamenti che emergono dalle profondità della psiche coinvolgono l’osservatore in una trama di paura e incertezza per la nostra fragilità.” Come un albero in autunno si spoglia della sua chioma – dichiara Valentina Maniezzo – così io, con la pittura, mi libero di ciò che ho dentro. Le emozioni che vivo, i turbamenti, che mi assalgono e prendono forma nella mente, prendono corpo mentre, con la spatola, inizio a stendere il colore sulla base del quadro e proseguo tracciando il chiaroscuro”.il sindaco Viaro e l’assessore regionale Corazzari in visita alla mostra di Valentina Maniezzo visitatori della mostra Inaugurazione della mostra. Valentina Maniezzo e Lauretta Vignaga. Accostandoci alle opere di Valentina , ci rendiamo conto, da subito, di entrare in un mondo segreto che richiede osservazione e attenzione per rivelarsi nella sua complessità. All’inizio del percorso, ci colpiscono due volti che si stagliano sullo sfondo nero; le teste cinte da corone nobiliari e i volti pallidi macchiati di sangue. La donna sussurra qualcosa all’orecchio dell’uomo che fissa davanti a sé con sguardo allucinato. La tela è un omaggio al genio di Shakespeare, poeta e drammaturgo, che ha raccontato la malvagità di Macbeth e le trame assassine della moglie. Seguono alcuni nudi femminili, con o senza la testa, che esibiscono le loro forme con totale indifferenza. Se hanno un viso, lo sguardo è lontano, assente. Lo scopo non è esibire la carne ma indurre, chi osserva, ad andare oltre le apparenze e cercare la vera ragione: la difesa della propria essenza, della mente e dell’anima che non verranno mai sottomesse dalla paura della violenza o dal dolore; neppure dalla morte. L’ arma di difesa è l’indifferenza; la mente che si estranea dal corpo per rivendicare la propria intangibile sostanza. Perché di un corpo ci si può impadronire ma non della sua anima.Un messaggio riproposto da altre scene di nudo: il busto femminile fasciato di rosso, la donna seduta di schiena in mezzo alle fiamme; la figura al centro di un panorama di rovine. Lo sguardo immobile che fissa davanti a sé, privo di qualsiasi emozione. Poche le eccezioni: il viso di donna che guarda con intensità chi le sta di fronte mentre la sua mano protende le dita nel tentativo di afferrare chi l’ha creata, e, ora, cerca di eliminarla incidendo il colore steso con la punta della spatola. Bella e rilassata appare madre – terra mentre emerge dall’acqua, elemento che ha generato la vita.
Icona del dubbio e tormento esistenziale è la faccia di un giovane che appare, pallida e solo a metà, dal nero cupo della base del quadro. E’ Amleto che si interroga sul mistero dell’esistenza e sulla vendetta che deve compiere: ” Essere o non essere.…….. questo è il problema… Altre scene danno forma alla paura che si cela in ogni situazione imprevista: la galleria sopra la strada che curva stretta a sinistra, sul ciglio del baratro. La gigantesca giostra a catene che gira vorticosa proiettando verso l’alto i seggiolini con i loro occupanti. Basta chiudere gli occhi per sentire le grida di sorpresa e terrore. Ignoto e drammatico appare anche il destino della nave incagliata fra gli scogli e piegata su un fianco.Decisamente fuori dal comune la tela che mostra una camminata in punta di piedi; una metafora con cui Valentina ha voluto raccontare la delicatezza con cui il suo innamorato è entrato nella sua vita. Seduzione e rivendicazione della propria autonomia è il messaggio di Lilith, la donna che per prima volle imporre la parità tra maschio e femmina. Provoca l’uomo esibendo le gambe ma nasconde con un velo il corpo nudo. Ricorda l’emarginazione che spesso colpisce chi perde ricchezza e ruolo sociale l’auto distrutta in un incidente. Ammaccata e con il motore fuori uso, è stata chiusa e abbandonata in un capanno.Personalissima la tecnica usata da Valentina: impiego di colori primari stesi con la spatola in strati densi. La base della tela ricoperta dal bianco e nero e poi le figure che emergono dal fondo senza che i colori vengano sovrapposti o mescolati. Mancano le sfumature ma i soggetti sono puntualmente tracciati e rappresentati nei minimi dettagli. Prevalgono le tonalità cupe e forti. La quantità di colore, stesa in strati sovrapposti, conferisce corposità a cose e personaggi che acquistano rilievo e sembrano emergere dalla scena. I colori primari e i tocchi di rosso e di giallo conferiscono drammaticità alle tele.Lauretta Vignaga -

Imparare l’italiano con il cinema. Dal cinema senza voce all’interlinguismo di oggi.
Rovigo, Veneto – Imparare l’italiano attraverso il cinema: una modalità piacevole e di facile approccio utilizzata da Antonella Benucci con i suoi studenti all’ Università per Stranieri di Siena, dove si occupa di glottologia e glottodidattica. Specializzata nella didattica della lingua italiana per stranieri, Antonella Benucci ha incontrato i soci della Dante Alighieri di Rovigo e le persone interessate a migliorare la comunicazione con stranieri presenti nel nostro paese.Aprendo il dialogo con i presenti, Antonella ha chiesto: “Perché scegliere la lingua e la cultura del cinema per uno scopo che richiede chiarezza e praticità? ” E poi: “Quale tipo di parlato scegliere, valutando che, molto spesso, il parlato filmiconon è ‘naturale? “Queste le sue risposte: “Fino agli anni ’90, il cinema italiano ha goduto di grande prestigio e l’ impiego del testo filmico per fare lezione e la conoscenza del testo – trama facilitano l’approccio e consentono di portare in classe modelli molto approciabili che consentono di analizzare anche i comportamenti non linguistici, quali sono quelli relazionali. Un impegno che richiede tempo e competenza perché il film serve a dare indicazioni sul cambiamento storico, sociale, politico, evitandone l’uso come pretesto per fare geografia umana e antropologia. Da evitare anche l’abitudine a una lettura passiva. Inoltre, non si utilizza mai un film completo ma come portatore di messaggi adatto a più livelli di competenza”.Passando alla pratica del suo lavoro, Antonella Benucci ha fatto proiettare sullo schermo della sala di Palazzo Roncale, sede dell’incontro, uno stralcio dal film ‘Mediterraneo’ di Salvatores (1991) con la scena dello sbarco. “Le prime immagini danno notevoli informazioni – ha sottolineato – e gli studenti devono diventare bravi osservatori per interpretare i contenuti e la storia raccontata. Dalle prime informazioni che l’osservazione fa rilevare, si può capire l’epoca in cui il film è ambientato e affinare le competenze interculturali. Il valore del cibo, ad esempio, aiuta a capire l’evoluzione del costume. E si può verificare come è cambiata la società, i tabù, gli stereotipi di un popolo.Caratteristiche della lingua del cinema sono: la relativa facilità grazie al parlato meno denso di quello usato nella realtà”.Sono stati, quindi, analizzati i vari tipi di italiano usati nei film e i periodi di riferimento. Dal 1896 al 1929, la lingua ha avuto lo scopo di diffondere conoscenze gli uni degli altri. Era l’epoca del cinema muto, di grande qualità e apprezzato anche all’estero. Dal 1920 al 1928, inizia il filone dialettale e, con la ‘sceneggiata napoletana’ anche quello della comicità che diventerà tradizione. Tuttavia, il fatto che la lingua usata non sia traducibile lo rende difficile da esportare. Il genere comico e quello sentimentale diverranno i generi più amati dagli italiani. La diffusione del cinema, inoltre, eracondizionata dall’uso del dialetto; se la pellicola veniva proposta a persone immigrate era accompagnata da traduzione nei dialetti più diffusi. Nel 1930, ‘La canzone dell’amore’ inaugura il cinema parlato. Dal 1930 al 1945 viene prodotta una serie di film detti ‘dell’ italiano senza accenti’, il filone dei ‘telefoni bianchi’. Nel 1945 nasce il ‘neorealismo e i temi sociali diventano prioritari. Dal 1946 al 1959 per il cinema è il periodo dell’ italiano normale, ben scandito. Escono: ‘Pane, amore e fantasia’, ‘Un americano a Roma’ e tanti altri film ambientati nella città eterna. E’ il periodo del dialetto italianizzato, del sud che emigra al nord, di lingue e culture diverse messe sullo stesso piano. Per insegnare l’italiano i film di Totò sono perfetti . il napoletano è ben comprensibile, nonostante le storpiature introdotte. Gli anni 1960 – 1974 sono quelli della ‘commedia all’ italiana’: il cinema comincia ad appropriarsi di una sua lingua; iniziano gli stereotipi sull’italianità. Il 1975 registra il diffondersi del turpiloquio. Gli anni ’80 sono quelli dei nuovi comici; il linguaggio diventa spezzettato e sincopato; difficilissimo da usare in classe. Equivoci e doppi sensi imperano. Tra il 1992 e il 2016 il cinema e la società italiana diventano plurilinguisti. I film presentano una visione diversa della donna e registrano la presenza costante dello psicologo e dello psichiatra; il turpiloquio non ha più freni. Le pellicole che mostrano feste famigliari, tradizioni religiose e civili, pranzi, sono le più adatte a diffondere la cultura di un popolo. -

Shahrazàd protagonista della rassegna teatrale ‘Donne da palcoscenico’
Rovigo, Veneto – Nel ricco programma del ‘maggio rodigino’ ha trovato giusta collocazione anche la nuova proposta teatrale di Minimiteatri: i tre appuntamenti della rassegna: ‘Donne da palcoscenico’ che verranno messi in scena al Teatro Sociale. A precederli, altrettanti incontri di approfondimento, tenuti da docenti universitari in Accademia dei Concordi. A completare il tutto l’esposizione di disegni e pitture realizzate da Giorgio Mazzon in collaborazione con Gabbris Ferrari, per Minimiteatri, prima della scomparsa di quest’ultimo.Di tutto questo si è parlato nel corso della conferenza stampa tenuta a Palazzo Nodari, presenti: Andrea Donzelli, assessore alla Cultura del Comune, Ruggero Zambon e Letizia Piva, rispettivamente presidente e direttore artistico di Minimiteatri; Pierluca Donin, direttore Arteven che ha collaborato alla realizzazione della rassegna, e Cristina Folchini, presidente Asm set sostenitore del progetto.Giunta alla 3^ edizione, ‘Donne da palcoscenico’, rassegna di teatro dedicata a Gabbris Ferrari che ne è stato l’ideatore, presenta, quest’anno, un’offerta ampia e variegata tra musica, arte e teatro di cui mescola i linguaggi trovando ispirazione nel mito di Shahrazàd, donna forte dai mille volti, da approfondire attraverso un lungo viaggio nell’inconscio. ‘Viaggio’ che sarà, anche, il tema del ‘Festival Biblico’ che coinvolgerà la città di Rovigo e a cui sarà abbinato lo spettacolo teatrale di Vanessa Gravina, per incrementare l’offerta culturale della città.Positivo il commento dell’assessore Donzelli sull’iniziativa presentata, atta a valorizzare un tipo diverso di teatro, fatto di ricerca e innovazione, e adatto a valorizzare i giovani talenti locali. E un ringraziamento a chi ha creduto in questo progetto e lo ha sostenuto.In qualità di presidente di Minimiteatri, Ruggero Zambon ha espresso soddisfazione per l’apprezzamento riscontrato, nel corso degli anni, dalla produzione di Minimiteatri, aggiungendo un particolare ringraziamento al Teatro Sociale che, per primo, ha riconosciuto il valore dell’innovazionedella rassegna ‘Donne da palcoscenico’. Qualità riconosciuta anche dalla Fondazione per lo sviluppo del Polesine in campo letterario, artistico, musicale. E ha concluso citando il laboratorio teatrale finalizzato alla preparazione e inserimento di nuovi allievi.“Le nostre scelte sono indirizzate a una nuova sperimentazione nel solco del teatro di tradizione – ha spiegato Letizia Piva – non per provocare ma offrire intimità. A tale fine è stata effettuata la copertura della buca dell’orchestra, trasformate in nuovo spazio scenico a ridosso della platea. Per tutti gli spettacoli sono stati valorizzati solo pochi spazi selezionati, per accostare il più possibile il pubblico agli artisti, rendendolo protagonista” Ricordando che la rassegna ‘Donne da palcoscenico’ è dedicata alla memoria di Gabbris Ferrari, Letizia Piva ha ringraziato il Teatro Sociale e Anna Zoppellari, docente all’Università di Trieste, per il lavoro che svolgerà con gli incontri di approfondimento.La conclusione, affidata a Pierluca Donin, ha precisato che “Rovigo è stata la culla del teatro contemporaneo e oggi si propone con una nuova ricerca per un nuovo modello di teatro di esempio per altri teatri. ” La cultura è fondamentale per la società – ha aggiunto Folchini – ed è giusto che il nostro Sociale venga valorizzato. Per questo continuerò a sostenerlo”.Lungo l’elenco di enti pubblici, istituti bancari, associazioni culturali, scuole, imprese commerciali e Università che hanno contribuito a sostenere il progetto.La partecipazione agli spettacoli è limitata e la prenotazione anticipata è determinante. Date degli spettacoli:domenica 14 maggio, h. 21, con ‘Shahrazàd chi era costei ?’ monologo di Marina Massironi per riflettere sul femminile di ieri e di oggi. Domenica 21 maggio, h. 21, quando Vanessa Gravina si esibirà in ‘Donna d’amore e di parola’, il viaggio di Shahrazàd ‘, con l’Ensemble di strumentisti del Conservatorio’ Venezze’ e le musiche originali di Luciano Borin. Domenica 28 maggio, h. 21, ‘Shahrazàd racconta’….….spettacolo con pubblico itinerante nel Teatro Sociale con gli attori di Minimiteatri.Lauretta Vignaga
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Profilo d’artista. Valentina Maniezzo e l’inquietudine dell’anima
Cittadina di Lendinara, Valentina Maniezzo esprime, già dalla fanciullezza, la predisposizione a creare con la fantasia e con le mani. Le piace disegnare dando vita alle storie che fioriscono nella sua mente. A dieci anni, con un disegno, vince il suo primo premio da ‘artista‘: una macchina da scrivere ‘Olivetti’. La prima testimonianza delle sue attitudini e capacità.Cresciuta, frequenta il Liceo artistico a Rovigo e, conseguito il diploma, si iscrive al Dams – Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo – ottenendo la laurea triennale. Prosegue con il biennio di ‘Scienze dello spettacolo e produzione multimediale, all’Università di Padova, specializzazione che completa e arricchisce il suo iter professionale, fornendole le basi della sua ricerca e sperimentazione nel campo della pittura. Gli inizi sono nel solco della tradizione: paesaggi, ambiente, una tavolozza vivace e variegata. Ma non è quello che vuole; non rappresenta le sensazioni, il conflitto che si agitano dentro di lei. Lascia perdere colori e pennelli e, per un po’, si dedica totalmente al lavoro e allo studio. Poi reagisce e si ribella: non le interessa quello che il mondo le presenta ma quello che si annida nell’anima e nella mente dell’uomo.Fa un sogno strano, a cui non riesce a dare un senso ma mette in crisi tutto quello che ha fatto fino ad allora. Ne parla con un esperto nel campo dell’interpretazione dei sogni e il consiglio che riceve è di seguire le sensazioni, le impressioni che hanno scosso la sua sensibilità; di dare loro una forma. Valentina segue il suggerimento e il suo modo di dipingere diventa qualcosa di autonomo, indipendente dalla sua volontà. La mano segue impulsi sconosciuti, a volte imprevedibili. Assume caratteristiche mai sperimentate prima. Una strada piuttosto complessa dove oggetti e corpi che vengono rappresentati sono il mezzo per trasmettere quello che si agita dentro di lei.“Molte persone che vedono le mie tele affermano di essere indotte a riflettere sulla propria storia, a valutare il cammino della loro vita” – racconta Valentina. E sulla tecnica che usa aggiunge: “Realizzare le mie opere richiede molto tempo: inizio stendendo il colore a spatola su tutta la superficie disponibile, poi applico colori primari e traccio il chiaroscuro senza toccare le tonalità già stese; le avvicino rispettando l’armonia cromatica precedentemente individuata. Di proposito, lascio spesso le figure incomplete; non cerco la perfezione: voglio sperimentare anche se non so ancora dove questo mi condurrà”.La presenza di Valentina Maniezzo in contesti pubblici è cosa piuttosto recente: nel 2016 partecipa a ‘Veritas Feminae’, un Art Contest, che si è svolto a Matera per accendere i riflettori sulle donne emarginate, umiliate, persino uccise, ma cariche di quella forza che le riscatta dalla condizione di vittime. Ha partecipato al ‘Premio Nocivelli’ (Bs), un concorso per la promozione dell’arte contemporanea in Italia. A gennaio 2017, si è aggiudicata il 2° posto, nella sezione ‘Arti figurative’, del premio internazionale Arlex all’ Arts Festival di Lomazzo (Como), intitolato: ‘ Sguardi Shakespeariani’, dedicato al più celebre drammaturgo della storia, William Shakaspeare, a 400 anni dalla morte. Una selezione di giovani talenti a cui passare idealmente il testimone nelle discipline artistiche. Sabato 22 aprile, 2017, alle 11, Valentina Maniezzo inaugura la sua prima mostra personale, allestita alla Casa Albergo per Anziani di Lendinara, in occasione della 411ma Fiera di San Marco.Lauretta Vignaga -

Siglato l’accordo, il Delta del Po si prepara ad accogliere il ‘Forum Mondiale dei Giovani Mab 2017’
L’accordo firmato a Palazzo Roncale, lunedì 10 aprile, ha, di fatto, dato il via a una iniziativa di enorme importanza che coinvolge giovani da tutto il mondo: dal 18 al 23 settembre prossimi la Riserva della Biosfera del Delta del Po accoglierà il 1° Forum Mondiale dei Giovani MAB, quello del 2017. A siglare il documento la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, nella persona del presidente Antonio Finotti, e Ufficio Regionale UNESCO per la Scienza e la Cultura in Europa. A controfirmare l’accordo, la Sottosegretaria di Stato del Ministero dell’ Ambiente Barbara Degani, che ha concesso il patrocinio al progetto. Presenti alla firma Ana Luiza Thompson-Flores, direttore Ufficio regionale UNESCO, e l’assessore della Regione Veneto Cristiano Corazzari con delega al Territorio, Cultura, Sicurezza, Parchi, Aree protette. La Fondazione Cariparo ha sostenuto l’organizzazione del Forum con 270.000 euro; la Regione Veneto con 40.000.All’evento parteciperanno alcune centinaia di giovani, tra 18 e 35 anni, provenienti da 120 paesi del mondo in rappresentanza delle 669 Riserve della Biosfera del programma MAB, per confrontarsi sui temi dello sviluppo sostenibile.Ad aprire l’incontro a Palazzo Roncale le parole di saluto di Antonio Finotti e Barbara Degani, seguite dalla sottolineatura che la presenza di UNESCO dava visibilità all’accordo conferendogli importanza internazionale. Si voleva, inoltre, far emergere la forte attenzione riservata al Delta del Po per promuoverne le potenzialità. “Il percorso avviato dalla Riserva di Biosfera è una grande opportunità per un’area strategica del Polesine; il riconoscimento delle sue specificità da portare avanti in futuro. Ai giovani è affidato il compito di individuare idee e tematiche per far conoscere il Delta del Po e le sue peculiarità, migliorare la qualità della vita dei residenti con la salvaguardia dell’ambiente. Per dare voce ai giovani, verrà, a breve, avviata una consultazione ‘on line’ per raccogliere da loro aspettative, osservazioni, suggerimenti utili a definire meglio i temi al centro del Forum. Ancora Barbara Degani ha dichiarato che è stato proprio il presidente Finotti a iniziare a parlare di promozione del Delta del Po ” E il fatto che si riesca a svolgere questo primo Forum internazionale proprio nel Delta del Po e mettere i giovani al primo posto, assieme al Delta per il MAB UNESCO è un evento straordinario che si concluderà con il convegno di Parigi nel 2018. Ma sarà in Polesine che verranno tracciate le linee dello sviluppo delle Regioni Mab UNESCO a livello nazionale e internazionale” – ha concluso. Da parte sua, Ana Luiza Thompson – Flores ha citato l’importanza del MAB nei confronti delle difficoltà del mondo di oggi; il ruolo che riveste nel promuovere il nostro ambiente con un accordo finanziario che duri nel tempo. Ha ripreso il tema del carattere internazionale del Forum per la gioventù per discutere di MAB; di coinvolgimento dei giovani per i giovani nel promuovere la sostenibilità per il loro futuro e il riconoscimento del valore della partnership nel lavorare insieme per un futuro che coinvolge tutti. Un lavoro di preparazione che durerà circa 5 anni.
L’assessore Corazzari ha ricordato la forte sinergia tra la Fondazione Cariparo e il territorio per un progetto di enorme importanza che ha coinvolto diversi amministratori del Parco del Delta del Po mentre è in fase di revisione le legge che riguarda la sua organizzazione. “Prima c’erano due punti di vista contrastanti, dovuti alla presenza della centrale termoelettrica al suo interno; poi ha cominciato ad affermarsi il modello di sviluppo turistico – ambientale e abbiamo compreso che l’interazione fra uomo e ambiente è fondamentale, valutando che la semplice conservazione del Parco con i limiti che la caratterizzano è visione superata” – ha spiegato. E ha proseguito: “E’ invece fondamentale conservare le attività della popolazione valorizzando le caratteristiche dell’ambiente. I giovani sono il punto critico del territorio data la mancanza di prospettive. Noi, vogliamo dar loro opportunità di lavoro e un futuro con un progetto che comprende sia il Veneto che l’Emilia Romagna, pur se il Parco del Veneto è la parte predominante. Nonostante il momento di crisi, abbiamo investito 120.000 € nell’ attività di promozione. E’ solo la partenza, ma proseguiremo.Gli organizzatori, intanto, hanno individuato tre temi su cui riflettere: il primo riguarda i giovani e il loro contributo alla vita delle Riserve della Biosfera manifestandone le necessità, come, ad esempio, l’autorealizzazione, che debbono essere soddisfatte all’interno delle Riserve stesse. Il secondo tema punta a far si che i partecipanti, interessati ad approfondire le tematiche dello sviluppo sostenibile, possano confrontarsi con il mondo accademico e della ricerca per individuare percorsi formativi atti ad acquisire preparazione specifica su questi temi. Per concludere, si darà spazio alle testimonianze e allo scambio di buone pratiche e di idee imprenditoriali tra i giovani che lavorano per la conservazione e la gestione delle Riserve della Biosfera.Intanto, fra le attività preparatorie, per maggio è previsto un incontro delle Riserve della Biosfera italiane, al fine di elaborare una strategia che favorisca l’innovazione tecnologica e promuova le politiche giovanili, e, a settembre, un evento internazionale dedicato agli effetti dei cambiamenti climatici nelle aree deltizie.Lauretta Vignaga -

Opere della collezione d’arte della Fondazione Cariparo esposte in mostre in Italia e all’estero
Rovigo, Veneto – Oltre 400 opere, di notevole valore storico-artistico, tra dipinti, stampe, incisioni, disegni, sculture e arredi di pregio, datate tra il XIV secolo e il secondo ‘900, costituiscono la collezione d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Opere eterogenee per gusto, epoca e provenienza, che la Fondazione ha acquisito negli anni per conservarle e valorizzarle facendole conoscere al grande pubblico. Con questi obiettivi, nel 2017, diversi di questi beni sono stati concessi in prestito a musei o enti pubblici in occasione di prestigiose esposizioni.Vogliamo citare i 4 dipinti del ‘700, firmati da un seguace di Joseph Heintz il giovane, richiesti dal Museo d’arte di New Orleans (Usa) per la mostra ‘A Life of seduction. Venice in the 1700s’. Le 5 opere degli artisti: Francesco Maffei, Giovanni Antonio Pellegrini, Giovanni Fattori, Giuseppe De Nittis, Giovanni Boldini che sono state inserite nella mostra ‘ Il tesoro delle Fondazioni’ inaugurata il 9 aprile a Perugia, dalla Fondazione Cariperugia. Ad arricchire la mostra ‘ Rinascimento segreto’ in apertura dal 13 aprile, organizzata dal Comune di Pesaro, in collaborazione con i Comuni di Fano e Urbino, sarà una tavola di Giovanni Buonconsiglio.Diversi gli eventi espositivi in Veneto che si avvarranno di prestiti provenienti dalla collezione d’arte della Fondazione: a Rovigo, a Palazzo Roncale, in contemporanea con l’esposizione fotografica di Pietro Donzelli, ‘ Terra senz’ombra’, allestita a Palazzo Roverella, si potranno ammirare opere del ‘900 di Alberto Biasi, Enrico Castellani, Ennio Chiggio, Edoardo Landi, Manfredo Massironi, Toni Costa e Concetto Pozzati.
Il Comune di Padova, per la mostra ‘Aeropittura. La seduzione del volo”, in programma al Museo degli Eremitani dal 5 maggio ha avuto in prestito 2 dipinti di Tullio Crali; e la Fondazione Palazzo Pretorio onlus, di Cittadella (Pd) dal 9 aprile dedica una esposizione a Bruno Munari in cui sono presenti 2 opere di proprietà della Fondazione Cariparo. Per concludere, aggiungiamo che un dipinto di Giovanni Buonconsiglio, da ottobre, sarà visibile al Museo Casa Giorgione, di Castelfranco Veneto (Tv), in occasione della mostra ‘ Le trame di Giorgione’ .L’intera collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, censita e corredata da schede storico – critiche di approfondimento, è visibile sul portale http://museo.fondazionecariparo.it e nel catalogo edito da Marsilio.Lauretta Vignaga -

Sfidare il dolore per amore della vita
Rovigo, Veneto – Restano ancora pochi giorni – il termine è il 13 aprile – per ammirare la mostra. allestita in Pescheria Nuova, che Giancarlo Gulmini ha dedicato a Frida Kahlo, ‘la donna che trasformò la sofferenza in arte’. Una sfida lanciata alla sofferenza per rivendicare il suo diritto alla vita e alla gioia che le era stata negata.Carattere forte e volitivo, Frida ha cominciato da bambina a conoscere il volto arcigno del destino: alla nascita è affetta da spina bifida, scambiata dai genitori e dai medici per poliomielite; il piede e la gamba destra rimangono molto esili. Per l’andatura claudicante viene soprannominata ‘Frida gamba di legno’. All’inizio, pur soffrendo, lascia perdere, poi la ribellione prende il sopravvento e si mette a correre e saltare come gli altri ragazzi, anche se mette a rischio la propria incolumità.E’ studentessa al liceo quando, un tremendo incidente all’autobus su cui viaggia per tornare a casa, le provoca fratture e ferite su tutto il corpo e cambia la sua vita per sempre. Mesi di ospedale, infinite operazioni, busti di gesso. e uno anche di ferro, per sostenere la colonna vertebrale; protesi e la necessità di rimanere sdraiata. Soffre terribilmente, lotta contro ogni ostacolo e, in qualche modo, riprende in mano la sua vita.Inizia a dipingere: il primo soggetto è il suo piede che intravede tra le lenzuola. I genitori la incoraggiano e le regalano un letto a baldacchino con uno specchio sul soffitto: inizia così la serie dei suoi autoritratti. Ama i colori forti e il folklore precolombiano, la terra messicana di cui si sente figlia a pieno diritto. L’ esistenza disinibita e trasgressiva, il fascino artistico delle sue opere, il coraggio che non l’abbandona mai e l’impatto emotivo suscitato dalla sua personalità fanno di lei la più famosa pittricedel Novecento.Personalità ricchissima e complessa, poco conosciuta in Italia dalla gente comune, Frida Kahlo, è stata protagonista, dal 2014 al 2016, di mostre di altissimo livello, a Roma, Genova e Bologna. Rovigo le rende omaggio con le opere pittorico – fotografiche di Giancarlo Gulmini, riproduzioni di autoritratti dell’artista messicana, perfette nella precisione del tratto, nella traduzione cromatica e nella cura dei particolari: dai disegni delle stoffe alla trama dei tessuti, dalla precisione delle incisioni dei gioielli alla naturalezza dei fiori con cui Frida amava intrecciare i capelli.Il carattere che colpisce e coinvolge maggiormente l’osservatore è, però, lo sguardo di Frida, diretto, intenso, quasi volesse dialogare con coloro che passano davanti. “Ho voluto dedicare questa rassegna a Frida Kahlo – dichiara Gulmini – perché la storia di questa donna, la sua vita tormentata, è un esempio straordinario di forza d’animo, coraggio, e fiducia nella vita; di capacità di reagire alla sofferenza con la creatività”.Un intento ribadito da Giancarlo Gulmini con il dono di due sue opere a due persone disabili, sulla sedia a rotelle, invitate alla inaugurazione della mostra, Domenico Russo e Cristina Quaglio, che nelle vita hanno condiviso lo spirito della Kahlo. -

Manichini: oggetti senz’anima o simboli della società di oggi?
Rovigo, Veneto – Si intitola ‘Soulless’? , con il punto interrogativo finale, la mostra di fotografie, realizzata da Roberto Bottari, curiosando nelle vetrine dei negozi di abbigliamento di Rovigo e di altre città più grandi, ospitata al Caffettiamo Photo Room. Una caccia alle immagini più strane e insolite ma anche a quelle che ‘sostengono il business’, che attirano, cioè, la maggior attenzione di uomini e donne per un ‘transfert’di immagine nelle figure aggraziate dei manichini, nei loro visi dal trucco e pettinatura perfetti. Nasce l’idea che indossando gli abiti e le borse che esibiscono i manichini; portando lo stesso trucco e pettinatura, sia possibile apparire come loro: (più) snelli, giovani e affascinanti.
In piedi o seduti, in abito sportivo o da cerimonia, i manichini interpretano il sogno dell’eterna giovinezza, dato che sagome curve e donne vecchie e grasse non hanno ancora conquistato il primo piano in una vetrina alla moda.
A ben guardare, poi, la società che ci sta attorno, non è difficile il confronto tra uomini e manichini: dietro qualsiasi cinereporter o giornalista televisivo che fa il suo lavoro per strada c’è sempre qualcuno in posa per farsi riprendere. Manichini sono anche vallette, veline, letterina in mostra nei vari show, sorriso incollato alle labbra e mai una parola. E quale differenza si nota tra chi, appassionato di politica, cambia gruppo ad ogni cambio di stagione e il manichino, fotografato da Bottari, che indossa una felpa col cappuccio alzato su una testa e una faccia …….che non ci sono.
Trascorsa la stagione che rappresentano, i corpi di gesso escono di scena: avvolti nella plastica nudi e senza parrucca, vengono stipati nel magazzino per lasciare il posto ai protagonisti della nuova moda. Senza identità, senza diritti, i manichini, raccontano le solitudine e la tristezza di tanti esseri umani che vivono ai margini. Invisibili per la società che produce e consuma; che continua a correre senza una direzione precisa. Scatti da osservare e gustare senza fretta, lasciandosi coinvolgere dalle sensazioni e reazioni del pensiero e della fantasia.
Per farlo, c’è tempo fino alla vigilia di Pasqua.
Lauretta Vignaga
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Cantando in ‘talian’. Quando l’italiano rimane l’unico legame con la madrepatria
Rovigo, Veneto – Giunta al terzo appuntamento, la serie di incontri, che la Dante Alighieri di Rovigo ha dedicato alla diffusione dell’italiano nel mondo, ha focalizzato il rapporto, tutt’oggi molto saldo, tra la lingua madre e le comunità emigrate in America Latina. Relatrice sul tema: Giorgia Miazzo, scrittrice, traduttrice e coordinatrice dell’associazione ‘Veneti nel mondo’, di Camisano Vicentino. Con lei, l’architetto Gianluca Parise che ha collaborato alla realizzazione del progetto ‘Cantando in talian’: indagine sulle modifiche intervenute nella lingua veneta usata dalla gente che migrò in America del sud tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900. Variazioni diverse da luogo a luogo pur se distanti solo pochi chilometri.Insegnando in Brasile, Giorgia Miazzo ha raccolto testimonianze fondamentali sul perdurare del legame tra i migrati e la terra d’origine attraverso la lingua, nonostante la cristallizzazione di questa e i cambiamenti dovuti a interferenze esterne e all’affievolirsi del ricordo. Un impegno che le procurato riconoscimenti in diversi stati del Brasile: Paranà, Santa Catarina, Rio Grande do Sul dove vivono circa 30 milioni di italiani, 15 dei quali parlano ‘talian’. Riconoscimenti anche in Italia, dalla Presidenza della Repubblica e dalla Regione Veneto.“Il progetto di riconoscimento della lingua, ‘Cantando in talian’, è nato dal bisogno di ridare dignità agli italiani emigrati, trattati con disprezzo fin dal momento dell’arrivo in Sud America, e mantenere il legame con la propria storia e le proprie radici” – ha spiegato la ricercatrice.“Costretti dalla miseria a lasciare tutto, gli italiani, nella nuova patria, hanno dovuto lavorare come schiavi e vivere isolati nella foresta senza alcun supporto, in balia della natura ostile. Sono circa 200 le lingue che, oggi, si parlano nelle terre dell’emigrazione e sono gli stessi emigrati che portano avanti la loro storia scrivendo racconti, barzellette e altro, sulle pubblicazioni locali. I giovani si vergognano di parlare italiano; preferiscono esprimersi in portoghese quando sono in mezzo alla gente e agli amici. Tuttavia, dopo un po’, prendono coraggio e iniziano ad esprimersi nel dialetto dei loro nonni, insieme ai quali lavorano nei campi. Dalla Val Brenta sono partite per il Brasile centinaia di persone e il loro è un dialetto speciale. Ho avuto incontri e contatti con famiglie e nuclei che ormai ricordano molto poco del loro paese.Per loro ho organizzato corsi di ‘talian’ di circa una settimana. Con bambini, di 8 – 10 anni, e con i giovani ho cominciato con la musica dove erano inseriti elementi in lingua originale. Si sono risvegliati i ricordi e, con quelli, la commozione e un forte coinvolgimento” – ha continuato a spiegare Giorgia Miazzo. In quanto all’emigrazione, ha raccontato che è un fenomeno che sconvolge la vita, suscita disonore e dolore per la perdita del legame con la propria gente e la patria. Spesso scherniti e insultati per il parlare ‘talian’, gli emigrati avevano bisogno di veder riconosciuta la propria identità e considerata di pari valore di quella delle comunità locali. Un diritto che riguarda quasi 245 milioni di persone trapiantate in nazioni diverse da quelle di origine, come attestano i dati 2015 sull’emigrazione.A dimostrare la veridicità di tutto questo hanno provveduto le scene del filmato presentato alle persone partecipanti all’incontro a Palazzo Roncale, organizzato dalla presidente della Dante, Mirella Rigobello. Immagini di lavoro estenuante che rivelavano l’inganno con cui i migranti erano stati attirati ‘in Merica’ per costruire una nazione che doveva svilupparsi e diventare ricca. “Merica…..Merica” – cantavano uomini e donne stipati sui ponti bassi e nel ventre dei piroscafi, dove a mala pena diriusciva a respirare. “Merica….. Merica”.….. e a centinaia morivano prima di arrivare. Un tributo di vite umane che nessuno ha mai calcolato. Per chi arrivava, la scoperta di essere sfuggito a povertà e schiavitù per trovare condizioni di povertà e schiavitù ancora peggiori. Abbandonati nelle foreste da disboscare, costretti a vivere in capanne che si costruivano da soli, a nutrirsi di pinoli e difendersi dalla natura selvaggia. Hanno realizzato strade e ponti e viottoli per spostarsi. Il 50% di loro proveniva dall’Italia del nord; il 28% da quella del sud. Dal 1870 al 1910 più di un milione di italiani è arrivato in Brasile; la maggioranza dal Veneto, il minor numero dalla Sardegna. In un secolo 10 milioni di italiani sono partiti per le Americhe: Stati Uniti, Argentina, Brasile. Particolarmente richiesti i lavoratori veneti: laboriosi, forti, tenaci e sottomessi.Poi le immagini del Brasile di oggi, i successi costruiti dagli italiani, dal loro lavoro e dai sacrifici. I quartieri che hanno nomi di città italiane e gli edifici pubblici, pochi in verità, che sono stati intitolati a uomini e donne italiani. La conclusione ha chiarito che l’ortografia e la pronuncia del ‘talian’, a volte anche le stesse parole, possono variare da un luogo all’altro. Giorgia Miazzo ha portato esempi del suo metodo di lavoro e del materiale che ha raccolto e porta in giro per le scuole e le associazioni. Ha dimostrato, inoltre, come la cristallizzazione della lingua si stia sciogliendo e modificando per effetto dei media e della circolazione della gente. E come la musica e la poesia siano gli strumenti più idonei per valorizzare e tramandare il patrimonio culturale e linguistico dell’emigrazione veneta in Brasile.Lauretta Vignaga