Hanno una forza evocativa davvero sorprendente le fotografie di Toni Gnan che hanno ispirato le suggestive composizioni poetiche di Rosetta Menarello, collaboratrice assidua di Ventaglio90, ben nota ai lettori e presente in questo numero anche con un racconto che ricorda un episodio indimenticabile di una gara olimpica del passato.
Toni Gnan, residente ad Adria, ha praticato fin da giovanissimo la fotografia, restando legato alla tecnica del bianco e nero e alle indelebili immagini della città fatata sorgente dal mare, dove egli nacque nel 1944 e visse gli anni della sua gioventù.
“Era l'inizio degli anni 80 – ci dice l’apprezzato fotografo – quando acquistai la mia prima macchina fotografica e l'attrezzatura per lo sviluppo delle pellicole e la stampa delle fotografie. Ricordo le prime esperienze, le difficoltà che incontravo, ma anche le soddisfazioni che provavo quando nella vaschetta dello sviluppo piano piano appariva l'immagine in bianco e nero. Certo, il bianco e nero, per me è la Fotografia con la F maiuscola, che si fa e si vede con gli occhi, con la mente e con il cuore”.
Ben presto Toni Gnan iniziò a partecipare a dei concorsi, affinando sempre più le sue capacità, finché “arrivò – ci dice – la soddisfazione di premi e riconoscimenti in Italia e all'estero, che, quando mi era possibile, andavo personalmente a ritirare. Era questa un'altra occasione per vedere opere di altri fotografi e fare nuove amicizie. Riviste nazionali ed estere hanno pubblicato mie fotografie e nel 1987 la Federazione Italiana Attività Fotografiche mi ha conferito l’onorificenza AFI (Artista Fotografo Italiano) e successivamente nel 1990 la Federation International de l'Art Photographique mi ha assegnato l'onorificenza AFIAP (Artiste de la FIAP). La strada intrapresa mi portava verso nuove esperienze, allestendo mostre e presentando proiezioni video non solo in Veneto ma anche in altre regioni, collaborando con enti locali e culturali alla edizione di pubblicazioni.”
Tante le iniziative e le apprezzate mostre allestite negli anni, ma anche un “revival”, con la riscoperta di negativi con suggestivi scatti dedicati a Venezia, l’amore imperituro. “Le foto – precisa Gnan – risalivano alla metà degli anni 80, quando la città era completamente diversa da come la vediamo oggi. Dovevo rivedere e mostrare i suoi ritratti. Sì perché ad una città come Venezia non si fanno fotografie ma ritratti, come ad un amico importante.”
“Ad un certo punto del mio percorso ho incontrato Rosetta, divenuta una cara amica di famiglia, che scrive poesie e testi. Lei, osservando un'immagine, la valorizza con rime e pensieri. Insieme abbiamo realizzato ‘Pensieri in bianco e nero’. Il Delta e Venezia, due mondi storicamente legati fra loro, mi hanno accompagnato per la mia strada e li ringrazio per quanto mi hanno dato e mi daranno fino a dove il mio percorso sarà destinato.”
Tante le affermazioni raggiunte da Toni Gnan, che ci parla dell’emozione provata nel vedere il suo nome accostato a quello di grandi fotografi come Gianni Berengo Gardin, Fulvio Roiter e altri autori noti a livello internazionale. E ai lettori del Ventaglio, amanti del Delta, dà un suggerimento: “Nel mio sito www.deltaimmagini.it ci sono molte mie fotografie e un poco della mia storia. Su YouTube sono pubblicati i video ‘Il Delta del Po, immagini di un mondo’ e ‘Tramonti nel Delta’. Questa è la mia strada – ci dice compiaciuto – che ho percorso con entusiasmo e che mi ha regalato piacevoli ricordi.”
CAMPO S. ANGELO
Nebbiose soavità s’attardano sulla trachite popolata di voli frettolosi, forse affamati in cerca di chicchi: memorie di un’estate quasi dimenticata. Trafitto dalla follia del comando, orgia di idoli pagani, ancora attende misericordia il campanile e rintocca di echi di singhiozzi sul vano martirio degli innocenti: brandelli di conquiste arroganti, di grida in battaglie imparate a memoria, “Fu vera gloria? …ai posteri l'ardua sentenza!” Risponde un silenzio pastoso, angelo buono. Giunte le sue mani: ogive oranti sulle facciate della Serenissima ancora incipriata.
I TETRARCHI
È in attesa il tempo in questo angolo di passato. Spettatori immobili narratori solenni prigionieri delle loro progenie tetrarchi scolpiti nel rosso del porfido accarezzato dal sale che il vento ruba al mare e attendono con stoica convinzione raccontando storie di guerre e di resa. Assapora il sole un passante testimone della vita che invade ancora la Piazza e sfida a duello gli uomini con baldanzosa arroganza.
NOTTURNO
La notte respira piano… Percorre i canali con l’amore antico per l'acqua mentre gli occhi spalancati dei lampioni cercano il dondolio delle barche acquattate ad ascoltare le storie della luna. Dorme anche il silenzio nel liquido letto del canale e aspetta che vengano i sogni, illusioni perdute, custodite tra alghe danzanti.
LA LOGGETTA
Abita qui l’arte: non conosce il tempo. Lui la cerca instancabile…. La rincorre con gioiosa passione e poi la accarezza con mani invisibili, silenziose memorie di miti che il vento di Cipro ha svelato al Sansovino… È lui a tornare nel buio della notte ai piedi del campanile. Viene per baciare Minerva e nutrire i suoi leoni ruggenti al rintocco delle ore e inquieti testimoni di un passato che ancora piange aggrappato a sinuose balaustre violate dalla salsedine.
SGUARDI SUL CANALE
Merletti di palazzi, chini sul volto dell’acqua ascoltano il narrare fluido delle maree. È già lontano il passato profumato di essenze che ancora respirano nelle stanze e sussurrano dietro a porte che tante mani hanno aperto. È ancora l’oriente a danzare con movenza di odalisca, freccia di squardi e carezze: fascino setoso di abbracci proibiti.









