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Archivi: Articoli d’archivio

  • Lendinara Risorgimentale

    Lendinara Risorgimentale

    Nel 2011 l’Italia spegnerà 150 candeline. Un anniversario, quello che segna la proclamazione dell’unità nazionale, che Lendinara intende festeggiare con particolare risalto.

    Molteplici i motivi che portano la cittadina a prodigarsi per dar vita ad importanti momenti celebrativi. Innanzitutto Lendinara è la città natale di Alberto Mario, uno dei più limpidi personaggi del Risorgimento italiano che riposa nel campo santo lendinarese insieme all’amata Jessie White, ed è anche la location della rievocazione storica di “Lendinara Risorgimentale”, che fa rivivere la visita del 1867 di Giuseppe Garibaldi nella città polesana. Un evento, questo, che, in occasione dei 150 anni dell’Italia, vuole proporsi in una veste più ricca, attraverso appuntamenti a tema ed occasioni di riflessione sui momenti più significativi della nascita dello stato nazionale.

    Si comincerà dunque a febbraio, con il ricordo della visita di Garibaldi a Lendinara, un’occasione anche per rendere omaggio alla statua dell’Eroe dei due mondi, che campeggia all’inizio della via che oggi porta il suo nome. Nell’occasione è prevista la ristampa, da parte dell’amministrazione comunale, del volume Camicia rossa di Alberto Mario. Dopo il successo dell’edizione 2004, l’opera sarà riproposta in una veste nuova e arricchita da un apparato di supporto nella comprensione del testo. E la figura di Alberto Mario sarà anche al centro della biografia in forma recitata cha andrà in scena al Teatro Comunale Ballarin. Autore e regista, Adriano Farinelli che ha pensato di proporre la filosofia e le idee del lendinarese in forma di flashback.

    Un anno atteso dunque il 2011, che vedrà la rievocazione lendinarese uscire dai confini comunali, per proporre un momento rievocativo anche a Rovigo, dove Garibaldi fece tappa prima di giungere a Lendinara. La Fondazione Banca del Monte di Rovigo, che ha già sostenuto lo spirito e l’attuazione della quarta edizione di Lendinara Risorgimentale, ha pensato infatti di proporre un appuntamento rodigino che, da una parte celebri il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, e dall’altra, sottolinei l’importanza dell’annuale manifestazione lendinarese, “punto di eccellenza – come lo ha definito il presidente della Fondazione Adriano Buoso – non solo per Lendinara, ma per tutta la Provincia e il Veneto”.

    L’arrivo di figuranti in costume, la riattualizzazione dei balli d’epoca, mostre e convegni sul Risorgimento, concerti di musiche e canti risorgimentali faranno rivivere quel periodo storico, in attesa dell’appuntamento clou che si terrà il 2 giugno. Una data davvero emblematica, questa, motivo di più commemorazioni perchè da una parte legata alla morte di Garibaldi (2 giugno 1882) e del lendinarese Alberto Mario (2 giugno 1883), e dall’altra alla nascita della Repubblica (2 Giugno 1946).

    Nell’occasione sarà riproposto l’arrivo in carrozza a Lendinara di Garibaldi con la figlia Teresita, insieme a Alberto Mario e Jessie White, accompagnati dal Colonnello Giovanni Acerbi e dal sindaco di allora Domenico Marchiori. Ci sarà il discorso ufficiale che l’Eroe dei due mondi fece alla cittadinanza e che è stato fedelmente recuperato secondo le cronache dell’epoca, seguito dal Gran ballo in piazza con i figuranti in costume.

    Dall’associazione “Amici di Garibaldi” è emersa anche la volontà di celebrare i primi cinque anni della rievocazione, con una sorta di edizione che riassuma la nascita e la crescita dell’associazione e dell’appuntamento rievocativo. “Collegate a Lendinara Risorgimentale e all’anniversario della proclamazione dell’unità nazionale, ci sono altre due idee: – fa sapere il presidente dell’associazione Amici di Garibaldi Egidio Agnoletto – arricchire il programma della giornata con una mostra fotografica, che racconti Lendinara e i suoi cambiamenti in questi 150 anni di storia, e far diventare l’appuntamento lendinarese un’occasione per ricordare tutti i garibaldini polesani che decisero di indossare la camicia rossa”.

    Un evento, quindi, per ricordare ma anche per far conoscere e valorizzare il fulgido periodo del Risorgimento. E da ciò, nasce la volontà da parte degli Amici di Garibaldi di rafforzare sempre più il rapporto con la scuola, con la quale organizzare un concorso che impegni gli studenti dell’Istituto Comprensivo Statale di Lendinara e Lusia, sia come singoli alunni che come classi, nella realizzazione di elaborati storico-artistico-letterari inerenti il tema del Risorgimento italiano.

  • Un’aula grande come il Polesine

    Un’aula grande come il Polesine

    “Scuola lungo i Fiumi: un’aula grande Come il Polesine”, un titolo accattivante per il Workshop organizzato dal Comune di Rovigo – Museo dei Grandi Fiumi e dal CeDi – Turismo e Cultura, con l’adesione della Provincia di Rovigo e dell’Accademia dei Concordi, programmato giusto una settimana prima dell’inizio ufficiale dell’anno scolastico 2010-2011.

    All’evento sono stati invitati tutti gli istituti scolastici del Comune di Rovigo, presso la Sala Flumina del Museo dei Grandi Fiumi. Due giorni di incontri (il primo giorno era dedicato agli istituti comprensivi, il secondo alle scuole superiori) allo scopo di informare dirigenti, docenti e tutte le persone che operano nel mondo dell’istruzione circa le opportunità didattiche, le iniziative, i laboratori, i percorsi, gli itinerari, le visite guidate e le tante altre attività progettate dal CeDi, dando loro modo di conoscere e scegliere le proposte più vicine alle singole esigenze delle varie scuole.

    Il CeDi – Centro per la Didattica dei Beni Culturali e Ambientali – è un progetto della Cooperativa Turismo e Cultura finalizzato alla conoscenza e fruizione partecipe del territorio e delle sue risorse storiche, naturalistiche, ambientali, sociali, umane. Attraverso una serie di diversificate proposte culturali, il CeDi offre alle scuole una più completa ed efficace fruizione del nostro territorio, rendendolo un vero e proprio “laboratorio” multidisciplinare e multimediale, da studiare ma soprattutto da vivere, toccare, vedere, sentire e amare.

    Per le attività legate al mondo della scuola il CeDi si avvale di operatori culturali ed ambientali e di esperti qualificati che si confrontano continuamente con gli insegnanti. Questo personale si è messo a disposizione dei partecipanti al Workshop: presso la Sala Flumina e la Sala Rotary del Museo sono state allestite cinque postazioni multimediali, e gli operatori culturali illustravano in prima persona finalità e le caratteristiche di ogni progetto presentato.

    I partecipanti hanno ricevuto schede sinottiche appositamente realizzate per loro, contenenti i profili delle proposte culturali, suddivise in 10 macro-aree tematiche: conoscenza del territorio e della storia locale, educazione ambientale, arte, multimedia, teatro, musica, progetti speciali, novità 2010-2011, appuntamenti da non perdere e progetti in corso. Ogni macro-area è stata sua volta suddivisa in sezioni. In questo modo tutta la vasta e articolata offerta didattica del CeDi ha trovato sistemazione e opportuna collocazione.

    Il Workshop era considerato attività di aggiornamento autorizzata dall’Ufficio Scolastico Regionale e Provinciale ai sensi del Prot. 8245 – 12/07/2010 e ha registrato un grande successo presso dirigenti e docenti sia in termini di partecipazione (più di 80 presenze) che di soddisfazione: uno dei momenti di maggiore interesse è stato quando sono state illustrate le novità 2011 per la scuola. Per motivi di spazio ne citiamo solo alcune (sul nostro sito www.turismocultura.it è possibile trovare tutte le proposte, costantemente aggiornate). Ci riferiamo a un Educational incentrato sul turismo fluviale dedicato ai dirigenti scolastici e ai docenti di scuole di ogni ordine e grado della Regione Veneto, da realizzarsi in Polesine. E’ stato presentato anche un progetto che si ricollega alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia: un evento importante per approfondire la conoscenza delle nostre radici storiche e del lungo processo che, anche a livello locale, ha condotto all’Unità Nazionale. Spazio anche per il lancio dei nuovi laboratori previsti presso il Museo dei Grandi Fiumi, quale ad esempio “Primi passi al Museo”, per gli alunni più piccoli. Citiamo infine i nuovi percorsi didattici approntati per i musei naturalistici del Delta: presso il Museo della Corte di Cà Cappello, alla scoperta della tradizione etnografica e del patrimonio avifaunistico, la “Chiesetta” di Porto Levante, antico e affascinante borgo marinaro, il Museo di Cà Cappellino, per scoprire i segreti dell’apicoltura. Anche l’innovativo progetto sperimentale “Educambiente”, avente a oggetto il concetto di ambiente nel suo significato più ampio (sociale, culturale, naturalistico) insiste sull’area del Parco Regionale Veneto del Delta del Po e, lanciato duranti i lavori del Workshop, verrà proposto a tutti gli Istituti comprensivi della provincia di Rovigo.

    Per ogni ulteriore informazione sui progetti CeDi e per trovare tutte le proposte presentate al Workshop, rimandiamo all’ufficio presso il Monastero Olivetano (aperto tutti i giorni tutto l’anno dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 – consulenze didattiche gratuite) e al sito www.turismocultura.it

  • Il Polesine e il Cinema

    Il Polesine e il Cinema

    Lo scorso settembre, alla 67a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, la Polesine Film Commission ha presentato la propria ‘mission’ al territorio e agli operatori del settore cinematografico. All’evento di Venezia erano presenti i rappresentanti di tutti i soggetti che compongono la Polesine Film Commission, ovvero Angelo Zanellato, presidente CONSVIPO, Tiziana Virgili, presidente Provincia di Rovigo, Riccardo Rizzo, assessore alla cultura del Comune di Rovigo, Marco Di Lello, presidente Accademia Veneta dello Spettacolo, inoltre è intervenuto Decimo Poloniato, Responsabile Ufficio Cinema e Film Commission della Regione Veneto.

    Durante il suo intervento il Presidente Zanellato ha illustrato le attività della Polesine Film Commission e ha presentato il portale internet creato. Scopo del nuovo soggetto di promozione del territorio polesano è in particolare quello di attrarre produzioni cinematografiche ed audiovisive ad operare nella provincia di Rovigo, al fine di valorizzare le risorse del Polesine creando opportunità di sviluppo economico.

    La Polesine Film Commission è un Coordinamento per la Promozione audiovisiva e cinematografica del Polesine, le cui linee di intervento sono fissate da un apposito “Comitato di Indirizzo”. Ad un “Comitato Tecnico” è demandato il compito della gestione operativa, con la fornitura di vari servizi che vanno dall’Archivio fotografico digitale e informazioni sulle location, all’Archivio professionisti del settore, Assistenza logistica, Attrezzature tecniche, Contatti con pubbliche amministrazioni e stampa locale, nonché Occupazione del suolo pubblico, Ospitalità troupe, Permessi per le riprese, Semplificazione procedure burocratiche e Servizio catering.

    Durante l’incontro veneziano è stato innanzitutto illustrato ai presenti il portale internet della Film Commission (www.polesinefilmcommission.it). Il portale, realizzato con la collaborazione di molti operatori del Polesine, sarà un utile strumento di supporto per tutte quelle produzioni cinematografiche che opereranno in provincia di Rovigo. Al suo interno sarà possibile consultare una completa “Location guide” del territorio rodigino, contattare gli operatori di settore, interagire con le Istituzioni locali e consultare una nutrita vetrina di tutte le produzioni cinematografiche (film, sceneggiati tv, documentari) realizzati nel Polesine dal 1943 ad oggi.

    La volontà della Film Commission è dunque quella di concorrere ad un rilancio del nostro territorio, nella consapevolezza che il Polesine racchiude nella sua striscia di terra, in mezzo ai due fiumi Po ed Adige, dei paesaggi veramente straordinari, in ognuno dei quali si scorge una propria peculiarità che già in passato ha caratterizzato alcune importanti opere cinematografiche e ha reso grandi registi del calibro di Antonioni, Avati, Mazzacurati, Rossellini, Soldati, Vancini, Visconti.

    Un ulteriore momento di promozione della Polesine Film Commission insieme alla Regione Veneto e alle altre Film Commission attive a livello regionale, si è concretizzato lo scorso 19 Ottobre, con la partecipazione ad un evento in occasione del 54th “London Film Festival” di Londra.

    La manifestazione, attivata con il patrocinio del British Film Institute, è stata sponsorizzata dal “The Times”, ed ha permesso di promuovere il territorio veneto e in particolar modo il Polesine come location ideale. Un’importante occasione per una promozione a 360° del territorio della provincia di Rovigo, con la sottolineatura di tutte le caratteristiche che lo contraddistinguono e che lo rendono unico al mondo.

  • Adria capitale dell’ambra

    Adria capitale dell’ambra

    Adria capitale europea dell’ambra ieri e oggi. Voluto fortemente dall’assessore al turismo e cultura Maria Chiara Paparella, l’evento “La spedizione per l’ambra” tenutosi a fine settembre ad Adria, ha catalizzato l’attenzione della città, facendone rivivere i fasti antichi, quando era il punto d’incontro e di smercio della resina più pregiata e preziosa del tempo: l’ambra.

    Le straordinarie caratteristiche fisiche di questa resina fossile, come la duttilità della materia, la lucentezza e l’elettromagnetismo, hanno reso l’ambra non solo motivo di ornamento femminile, ma anche oggetto di culti e misteri in molte popolazioni del mondo. I traffici d’ambra venivano gestiti da commercianti che partendo dal Mar Baltico, dove tuttora sono concentrati importanti giacimenti mondiali di ambra, attraversavano l’Europa centrale fino al Mar Adriatico per scambiare frammenti d’ambra in cambio di metalli come il bronzo e il ferro. Ne nacque così un fiorente artigianato artistico legato alla lavorazione dell’ambita resina fossile in tutti i paesi europei attraversati da questo percorso commerciale ribattezzato “Via dell’ambra”.

    La manifestazione, organizzata in collaborazione con la Regione Veneto, la Provincia di Rovigo, il Comune di Fratta e il Parco del Delta, ed il sostegno di vari sponsor, ha goduto anche dell’appoggio del Museo archeologico nazionale di Adria, dove per l’occasione è stata allestita la mostra dal titolo “Mari d’ambra”, che resterà aperta fino al 15 dicembre, con proposte di importanti oggetti d’ambra nel Veneto dalla preistoria fino all’età romana.

    Abbinato al percorso espositivo dell’artigianato artistico dell’ambra, si è affiancata la mostra dell’artista contemporaneo Maurizio Favaretto, originario di Venezia, dove insegna al liceo artistico, che ha presentato una selezione di quadri a tema, perfetta introduzione figurativa alla mostra archeologica, ed ha creato un dialogo fitto di rimandi e suggestioni tra passato e presente, sospeso sul filo rosso della memoria storica. Le opere colpiscono per lo stile particolare dell’artista che rielabora immagini classiche, derivanti dal mondo antico e le riadatta in chiave contemporanea.

    Ma il programma de “La spedizione per l’ambra” ha riservato alla città molte ottime sorprese ed eventi organizzati in ogni angolo e piazza. Tra gli altri da ricordare la sfilata di moda “L’ambra nel tempo”, curata dalla Scuola di danza classica e moderna di Adria e l’arrivo del carro romano al Centro commerciale Il Porto. Si tratta di una fedele riproduzione, a grandezza naturale, dei cavalli e del carro che trasportava la preziosa resina. Un’esposizione questa che si è configurata come un’attrazione all’interno del centro commerciale, che ha aderito e supportato la manifestazione “Il Porto si veste d’ambra”.

    In contemporanea nel centro storico, in sala Cordella, è stata allestita per l’occasione la mostra fotografica “Gocce d’ambra”, curata dal Fotoclub di Adria in collaborazione con il Museo archeologico. Anche i commercianti adriesi hanno offerto il proprio contributo allestendo le vetrine secondo il tema del concorso “Le forme dell’ambra, colori in vetrina”, mentre il Conservatorio Buzzolla ha allietato la serata a tema, “A cena con Fetonte”, tenutasi al ristorante Molteni.

    “La Via dell’ambra è un progetto che punta a valorizzare il ruolo rivestito in epoca romana dal percorso dell’ambra che dal mar Baltico, attraverso i valichi alpini orientali e lungo il Po, giungeva agli isolotti del nostro Delta – hanno spiegato all’unisono il sindaco Massimo Barbujani e l’assessore al turismo Maria Chiara Paparella – Questa rievocazione è un’imperdibile occasione per promuovere la nostra storia, l’archeologia, le tradizioni locali e coltivare il comune patrimonio europeo, il dialogo interculturale fra le civiltà un tempo collegate dalla Via dell’ambra”.

    Di rilievo i festeggiamenti per l’arrivo delle delegazioni straniere che hanno collaborato per dare vita al progetto comunitario, volto alla valorizzazione del patrimonio culturale comune alle città collegate in epoca romana dalla via dell’ambra. Erano dunque presenti in città le delegazioni di Kalisz in Polonia, Martin in Slovacchia, Sopron in Ungheria e Ptuj in Slovenia, che hanno vivamente apprezzato l’impegno della città di Adria per vivacizzare l’evento e che, alla loro partenza, sono state onorate di un saluto speciale del Coro Polifonico della Cattedrale, che ha arricchito la celebrazione della messa officiata in Cattedrale.

  • Buon compleanno Delta

    Buon compleanno Delta

    Per il secondo anno consecutivo, il Comune di Adria si è aggiudicato la vittoria del Palio del Delta, manifestazione conclusiva dei festeggiamenti per il 406esimo anniversario del Taglio del Po.

    Il concorrente adriese Alex Bovolenta, al termine dell’appassionante gara (si correva con la carriola carica di 25 chili di peso), è arrivato primo al traguardo, seguito dagli sfidanti Federico Pozzato ed Emanuele Corradi, in corsa rispettivamente per il Comune di Porto Tolle e Corbola.

    Concorrenti e vincitori sono stati lungamente sostenuti dal tifo accesissimo della numerosa folla per tutta la durata della competizione, al termine della quale il sindaco Marco Ferro e il suo vice e assessore alla cultura Layla Marangoni hanno consegnato l’ambito trofeo al vincitore e coppe agli altri due finalisti, nonché premi a tutti gli altri atleti partecipanti, accompagnati dai più vivi complimenti e da calorose strette di mano. Un premio di consolazione è andato anche al concorrente di casa Gabrio Conti, sfortunatamente caduto alla prima manche.

    I festeggiamenti della giornata conclusiva di domenica 19 settembre sono cominciati già nel pomeriggio, con il corteo storico, aperto dai tamburini dei Rioni di Ariano, sbandieratori, armigeri, giocolieri. Poi gli interpreti delle personalità di spicco legate all’esecuzione del “taglio del Po” dell’anno 1604, ovvero il doge Marino Grimani, la dogaressa Morosini, il patriarca di Venezia, l’ambasciatore di Venezia Alvise Zorzi, nonchè dame e figuranti in sfarzosi costumi d’epoca.

    Presenti due vip testimonials dell’evento Mauro Marin e Francesca Cipriani accanto al primo cittadino Ferro e al suo vice Layla Marangoni, al rullo dei tamburi e tra due ali di folla il colorito corteo si è mosso da Piazza IV Novembre. Attraversando le vie Roma e Romea, ha raggiunto la sommità dell’argine del Po: qui il sindaco Marco Ferro, con un gesto beneaugurante, ha gettato nelle acque del fiume una corona di fiori.

    Quindi il ritorno in Piazza IV Novembre, dove banchetti di cardatori di lana, fabbri, mugnai, tessitori e ricamatrici riproducevano alcuni aspetti della vita popolare e mercantile del ‘600.

    Prima di dare inizio all’attesissimo Palio, ha preso la parola il sindaco Ferro che, dopo i saluti agli ospiti e a tutti i presenti, ha proseguito: “Alessandro Cecchi Paone, ospite in Sala Europa qualche sera fa, ha suggerito che, per valorizzare il nostro Delta, occorre fare squadra. Raccogliendo il suo invito, noi oggi siamo qua assieme a tutti gli altri Comuni del Delta, con i quali abbiamo formato uno squadrone”.

    Ha ceduto poi il microfono all’assessore Layla Marangoni, che si è detta estremamente soddisfatta della grande partecipazione di pubblico durante l’intera settimana di festeggiamenti. Buon Compleanno Delta fra le sue presenze illustri ha registrato quella di Alessandro Cecchi Paone, che ha presentato il suo documentario La nascita del Delta moderno, e quella di Rick Battaglia, attore protagonista con Sophia Loren del film di M.Soldati La donna del fiume, proiettato nell’ambito della rassegna I film sul Delta.

  • La forza dell’amore

    La forza dell’amore

    Potrei cominciare la storia che voglio raccontarvi con “C’era una volta…” tanto questa storia assomiglia proprio ad una favola. Ed invece essa è completamente vera ed è iniziata poco più di vent’anni fa.

    A e G., due ragazzi di Rovigo, dapprima studenti universitari e poi laureati, lei in matematica e lui in ingegneria, dopo un certo periodo di fidanzamento, si sposano. Tanti sogni, tante speranze, grandi attese, come tutti i giovani che si amano e intraprendono una vita insieme. Lavorano con passione e si avviano presto a costruire nella periferia di Padova una grande casa per sé e per i figli che verranno. Ne vorrebbero certamente più di uno perché desiderano una famiglia numerosa. Ambedue, infatti, amano molto i bambini e già si vedono circondati da diversi marmocchi. Fortunatamente le risorse economiche non mancano e quindi possono dare loro un buon avvenire.

    Ma i figli tardano ad arrivare. Per i primi anni di matrimonio A. e G. non si preoccupano più di tanto. Sono così giovani che possono anche aspettare un po’!

    Poi gli anni di attesa diventano sette, otto, poi dieci per cui essi cominciano a temere che tutte le loro aspettative rimangano soltanto sogni.

    Nel frattempo tutte le coppie amiche hanno dei figli e sono felici. E loro?

    “Se non ne arrivano di nostri, ne prenderemo in adozione – pensano. – Ce ne sono tanti di bambini che hanno bisogno di una famiglia! La porta della nostra casa è più che aperta per loro”.

    Ed è il destino a trovare una soluzione.

    Un giorno arriva dall’India una lettera. E’ don Piero che scrive, un amico missionario con il quale G., il marito, intrattiene da tempo una periodica corrispondenza. A lui, G. confidava i suoi problemi, e tra questi il suo rammarico e quello della moglie per la mancanza di questi tanto desiderati figli. Loro si amano molto, ma la loro vita non è completa senza bambini. Questo fa sentire un grande vuoto, la casa è spoglia, anche il loro impegno nel lavoro viene meno, non ha più senso.

    Nella lettera don Piero chiede il loro aiuto, la loro disponibilità. Nella sua missione indiana, infatti, una giovane donna sta per avere un bambino, ma, per diversi motivi, non lo può tenere. E’ proprio il figlio che loro aspettano e, con un loro generoso sì, questo bambino può avere quella famiglia che in India certamente non troverebbe.

    L’assenso di A. e G. non si fa attendere e la loro risposta a don Piero è immediata e affermativa.

    Bisogna aspettare un po’ di tempo perché il bambino nasca, per le necessarie pratiche burocratiche, per tutte le formalità che ne derivano. Ma arriva anche il giorno della partenza alla volta dell’India. Visto che il marito non può andare con lei, A., trepidante e impaziente, parte con la suocera e, dopo un viaggio lungo e movimentato, arriva nella missione di don Piero, che si trova in una località nell’estrema punta occidentale della penisola indiana.

    Il parto è regolare ed il bambino viene alla luce sano e bello. La sua caratteristica pelle olivastra e gli occhioni neri lo fanno assomigliare ad un bel bambolotto che A. può stringere finalmente al petto con tutto l’amore che in quel momento può provare.

    Come non innamorarsi subito di lui? Anche G., rimasto a casa, lo aspetta con ansia.

    E la grande casa, che sembrava vuota, poco dopo si anima di colpo. E’ bastato questo piccolo frugoletto per riempirla di gioia, a dargli quella vitalità a cui da tempo era destinata.

    L’entusiasmo di tutti è alle stelle: quello dei genitori, della nonna e degli zii che non fanno altro che stare attorno a questo bambino, a dargli tutte quelle attenzioni di cui ha bisogno.

    La mamma impara presto ad accudirlo, a preparargli pappine, a cucirgli vestitini, ad insegnargli a parlare, a camminare e … a vivere.

    A questo punto si potrebbe pensare che questa storia si concluda qui; con il piccolo, al quale è stato messo nome T., che cresce in fretta e bene …. e tutti vissero felici e contenti.

    Ma la storia, invece, è ancora lunga perché il destino non ha voluto mettere qui la parola FINE per i coniugi A. e G. ed ora anche per il piccolo T.

    T. ha solo qualche anno quando i genitori vengono a sapere che una loro amica è riuscita ad avere un figlio per mezzo di una inseminazione artificiale fatta in un ospedale di Palermo da un bravo professore. Anche loro vogliono tentare questa strada perché il loro sogno di avere una famiglia numerosa è rimasto ancora inappagato. E questo loro sogno ritrova a Palermo dapprima speranza e poi concretezza, anche se l’attesa è particolarmente gravosa. Ed arriva, così, un altro maschietto che chiamano I.

    Il suo lettino è pronto da tempo per accoglierlo e nella casa arriva presto il nuovo bellissimo regalo.

    Alla gioia precedente si aggiunge nuova gioia. Nuove pappine, nuovi vestitini, ulteriori giochi, ma anche le immancabili preoccupazioni e gli impegni che i figli comportano.

    Ancora una volta la storia non finisce.

    Visto che la casa è tanto grande, perché non utilizzare qualche altra stanza? Ce ne stanno lì dentro dei bambini!

    A questo ci pensa nuovamente il destino e fa sì che A. resti incinta spontaneamente. Si riprendono di nuovo i preparativi ed ecco anche il terzo lettino che poco dopo ospiterà A.

    Tre figli sono un bell’impegno per cui la mamma decide di lasciare il lavoro e di dedicarsi completamente a loro, anche se il padre fa di tutto per essere anch’egli presente il più possibile. C’è la scuola, ci sono le immancabili malattie infettive, qualche visita specialistica per i problemi che arrivano, ora per questo ora per quello, le spese che aumentano, lo sport, la musica e tutti quei corsi che si vogliono offrire ai bambini per dare loro il più possibile, per interessarli a tutto quello che li può appassionare maggiormente.

    Tanti impegni, ma anche tante soddisfazioni perché i bambini crescono bene, sani, intelligenti e volonterosi.

    Tre bei maschietti. E perché no una femminuccia? Infatti c’è G. in arrivo e, questa sorpresa, A. e G. la vengono a sapere ancora una volta da don Piero. E’ lui, infatti, che scrive dall’Abissinia, dove nel frattempo era stato trasferito in una missione di quel Paese.

    Nelle sue lettere scriveva della sua nuova esperienza, delle grandi difficoltà incontrate in quei luoghi, dove i problemi erano molto più gravi che in India e i rapporti con la gente erano molto più difficili.

    In una sua lettera un giorno don Piero racconta che nella sua missione era arrivata un’anziana con una nipotina in braccio. La donna chiedeva che la bambina fosse accolta nella casa perché era rimasta orfana di ambedue i genitori, morti in un incidente stradale, e lei, la nonna, non poteva in alcun modo prendersi cura della piccola. La vecchia non aveva atteso nemmeno risposta e se n’era andata lasciando a don Piero quel piccolo “fagotto”. Per il prete le difficoltà erano enormi perché nella missione non c’erano né suore né donne che potessero dargli una mano. Per questo aveva pensato di chiedere aiuto agli amici italiani.

    A. e G. hanno già tre figli. Possono offrire il loro interessamento presso amici o associazioni perché la bambina possa arrivare in Italia e magari essere adottata da qualche famiglia.

    Si consultano, provano a cercare una soluzione. Poi si guardano negli occhi e si dicono: “Siamo stati fortunati ad avere avuto dall’India T., bello e sano, che ci ha portato tanta gioia. Siamo stati poi doppiamente fortunati ad avere avuto altri due bambini nostri, anche loro belli e sani: tre maschietti che ora cominciano ad essere grandicelli. Perché non accogliere anche lei nella nostra casa e dare loro una sorellina?”

    Non ci vuole molto per decidere. Interpellano anche i loro tre bambini, che prontamente si dicono d’accordo, e scrivono a don Piero di mandare pure la piccola in Italia. La loro famiglia l’avrebbe accolta con gioia.

    All’aeroporto di Fiumicino sono tutti lì in attesa. C’è ansia e curiosità. Sanno che la bambina ha la pelle nera, come ha detto don Piero. E’ una piccola negretta. Chissà come sarà bella! Lo sono tutti i bambini e le bambine di quel Paese! Due occhioni grandi e neri, due codine di capelli crespi sulla testa. Deve essere certamente così.

    Ecco l’aereo che atterra; ecco i passeggeri che giungono nella sala. Una hostess arriva tenendo per mano una bella bambolina color cioccolata. La mamma spontaneamente allarga le braccia e la piccola, d’istinto, vi si rifugia di corsa per dare e cercare l’affetto di cui ha estremo bisogno.

    G., come è stata chiamata, sarà quella che porterà ancora più “scompiglio”, in senso buono, nella casa; quella che saprà imporsi su tutti per crearsi il suo spazio.

    Sono passati poco più di vent’anni dall’inizio della storia e la famiglia è sempre più unita. I ragazzi studiano tutti con profitto, si vogliono bene come veri fratelli rispettando le diversità dei loro caratteri, della loro diversa indole e delle inevitabili problematiche che ne derivano perché i genitori hanno saputo amalgamare e valorizzare le loro “piccole differenze”. I problemi non sono certamente mancati, ma A. e G. hanno saputo superarli con serenità e intelligenza e si possono dire soddisfatti del lavoro fatto e dei risultati ottenuti.

    A questo punto la favola che ho raccontato potrebbe finire con “…e tutti vissero felici e contenti”, ma, poiché questa storia è vera ed attuale, posso terminarla dicendo “…e tutti vivono felici e contenti” nella loro grande ed accogliente casa.

    E noi auguriamo a tutti loro di continuare a rimanere insieme in armonia e per lungo tempo.

  • Le magiche composizioni di Lidia

    Le magiche composizioni di Lidia

    Studio e sapiente tecnica del colore per donarci nuovi paesaggi, visioni, orizzonti della nostra pianura, del Delta. Morbidezza di forme disegnate dalla luce, riflessi che stemperano e impreziosiscono sfumature dagli insoliti e raffinati cromatismi. Sono le caratteristiche che si manifestano con evidenza nei quadri di Lidia Andrioli Tiberto.

    Nelle sue opere si manifesta una natura sognante, sospesa in armonie fantastiche, fiabesche. Onde luminose dai sofisticati e preziosi blu, azzurri e celesti; spumosi rosa, riposanti verdi di alte erbe; sottili tratti bianchi che confondono i contorni di albe e tramonti e caratterizzano lo scorrere delle stagioni.

    La vegetazione, il cielo, il mare, il fiume sfumano in immagini immote e silenziose, nelle quali entrare in punta di piedi per non scalfirne la mistica armonia. La presenza umana si intravede appena nei velati cascinali dal tetto di canne, o nel timido sguardo di porte e finestre delle vecchie case di golena. Creazioni che suggeriscono sensazioni d’infinito perché l’artista sa cogliere e interiorizzare, ricreare le indicibili emozioni delle nostre terre basse che si perdono tra sabbie, acque e cieli.

    Mondi velati da brume e malinconia, che alcune pennellate accendono di una passione trattenuta, pudica, dal colore amaranto. L’artista schiva e riservata nelle sue opere si ispira ai ricordi: visioni della natura, sensazioni vissute, trattenute, meditate ed infine espresse con pennellate che si intingono nel profondo del suo sentire, anima sincera e sensibile che si apre meravigliata e stupita con il linguaggio del disegno e di personalissime colorazioni. La pittrice dipinge soprattutto con i colori a olio per le trasparenze che sanno creare, dando vita a sapienti composizioni.

    Lidia Andrioli, che vive e opera a Rovigo, da sempre coltiva in sé la passione per il disegno e la pittura. Ha iniziato il suo percorso artistico come disegnatrice pubblicitaria e manifesta padronanza e versatilità nelle diverse tecniche: olio, acquerello, china, incisione. Alla pittura si è poi accostata frequentando i corsi del prof. Giampaolo Milani di Battaglia Terme e successivamente del prof. Ilario Bellinazzi, per trovare poi una sua strada autonoma che da anni segue con inesauribile passione.

    Ha ottenuto premi e riconoscimenti in varie manifestazioni e Concorsi nazionali di pittura, e recentemente ha presentato con successo le sue opere presso lo spazio espositivo del Circolo Arti Decorative nella “Piazzetta” di Rovigo.

  • Mario Nervanti

    Mario Nervanti

    Negli anni ‘50 molte erano le iniziative in campo culturale che, nel segno di una lunga continuità artistica, facevano onore a Lendinara. Erano i tempi in cui illustri e competenti cittadini lendinaresi proponevano mostre estemporanee di pittura, rassegne nazionali di fotografia, mostre dell’artigianato artistico veneto, apprezzate competizioni tra le diverse compagnie filodrammatiche locali.

    Come non ricordare allora i concittadini Giuseppe Marchiori, insigne critico d’arte, e l’artista Cesare Magon, personaggi che, rispettivamente per la pittura e per il teatro, hanno segnato una lunga stagione davvero significativa per Lendinara e non solo.

    Giuseppe Marchiori, tra l’altro, è stato per diversi anni Presidente della Commissione giudicatrice delle varie mostre di pittura e di fotografia organizzate nel nostro territorio, assicurando sempre il suo esperto ed autorevole giudizio sulle opere partecipanti.

    Cesare Magon, ben noto in città per le sue spiccate doti di attore drammatico, è stato il fondatore della Filodrammatica “Città di Lendinara” portandola a raggiungere più volte il primo posto in concorsi filodrammatici interregionali e nazionali.

    Andando dunque a quegli anni e scorrendo i giornali del tempo ci soffermiamo in un articolo apparso sulla stampa locale il 21 settembre del 1954. Riferisce della presidenza di Giuseppe Marchiori nella Commissione giudicatrice della Mostra di pittura riservata ai pittori dilettanti locali: figura, tra i premiati, il nome dell’allora giovane Mario Nervanti, che diventerà il futuro architetto noto per la sua intensa e stimata attività non solo in Polesine.

    Una vita, la sua, spesa per esprimere, attraverso qualificanti progetti di architetto, le sue inesauribili doti di artista sensibile alle varie manifestazioni dell’arte.

    E in questi ultimi anni, dopo una lunga e prestigiosa carriera professionale, l’architetto ha lasciato spazio al pittore Mario Nervanti con risultati davvero pregevoli che meritano di essere conosciuti.

    La sua pittura, iniziata appunto nei primi anni ‘50 – e che già allora appariva ricca di particolare forza espressiva nella prevalente rappresentazione di tipici paesaggi veneti – continua a tutt’oggi a mettere in evidenza le sue eccezionali doti che un tempo gli fecero presagire, proprio dal concittadino Giuseppe Marchiori, un brillante futuro.

    La straordinaria padronanza del disegno, frutto anche della sua formazione di architetto, si rivela in ogni sua opera pittorica manifestando, pur nel diverso articolarsi delle fasi del suo percorso, la sua spiccata individualità creatrice, ricca di istinto artistico e di fantasioso rapporto con la realtà.

    Visitare il suo studio, sito in un’oasi di verde della prima periferia di Lendinara, è immergersi in una particolare atmosfera fatta di tanti raffinati oggetti che spuntano ovunque, di dipinti alle pareti che ti attraggono e che a volte ti spiazzano per la loro invenzione pura.

    Decine e decine di tele, anche di grandi dimensioni, sono accatastate dappertutto. Ognuna suscita un’emozione diversa, riassume un concetto, esprime una dimensione informale carica di rimandi ad oggetti o a paesaggi di antica ispirazione.

    Segno e colore, visioni fantastiche, mondi immaginari, equilibrate figure di sogno nate da efficaci e personalissimi procedimenti tecnici; ecco gli ingredienti che entrano nella pittura di Mario Nervanti e che la rendono bella, delicata, elegante, trasparente e nello stesso tempo vigorosa, definita, energica, ricca sempre di vigile sensibilità.

    Peccato che questa ricchezza artistica, così stimolante ed unica, non abbia ancora trovato dei pubblici momenti espositivi, utili per far conoscere immagini così preziose e suggestive e per testimoniare che l’arte pittorica a Lendinara è ancora viva e ben rappresentata.

  • Il Maestro di Stanghella

    Il Maestro di Stanghella

    E’ un autoritratto del Maestro ad accogliere i visitatori della Pinacoteca “Favaro” allestita in un’ampia sala del Museum in piazza Pighin a Stanghella. Il dipinto ritrae l’artista con l’eccellente realismo che ne caratterizza le opere conferendo a ciascuna uno speciale soffio di vita.

    In questo piccolo quadro vi è tutta la personalità di Pietro Favaro racchiusa nello spazio della cornice. Il volto ha un’espressione decisa nella quale gli occhi seri ed attenti esprimono una innata e profonda tensione verso il mondo con la sua miriade di aspetti. Tra le mani l’immancabile pennello: strumento che il Maestro ha saputo usare con raffinata abilità.

    Nato a Stanghella il 29 settembre 1912, è il primogenito di Giovanni ed Amelia Miatton e fin da bambino evidenzia una grande attitudine per il disegno e la raffigurazione. L’ambiente, umile ma estremamente attivo e creativo della bottega artigiana condotta dal padre, è sicuramente per il piccolo Pietro un input iniziale e prezioso per l’acquisizione dell’abilità formale richiesta dalla pittura.

    Allo scopo di garantire un più solido futuro ai figli, Giovanni ed Amelia si trasferiscono a Milano dove il lavoro è garantito, e per Pietro inizia la partecipazione ai corsi di pittura con l’aiuto dello zio Fruttuoso.

    La passione per la pittura si fa sempre più consistente, tanto che Pietro Favaro decide di frequentare la Scuola d’arte sacra “E. Reffo” a Torino e ben presto si qualifica come uno dei migliori allievi del Prof. Luigi Guglielmino del quale diverrà in breve un prezioso collaboratore. Fioriscono in questo periodo giovanile tutte le potenzialità custodite nell’artista che diventano realtà nelle opere eseguite.

    Una brusca frenata alla sua attività artistica è rappresentata dallo scoppio della 2a guerra mondiale, quando Pietro Favaro è arruolato. Tra congedi e richiami più volte riesce a rifugiarsi a Stanghella tra il ‘43 ed il ‘45. Rafforza in questa dolorosa occasione il legame mai interrotto col paese natale del quale conserva ricordi mai cancellati, che saranno presenti in situazioni e personaggi dei suoi dipinti.

    Nel 1946 sposa Carolina Careglio che sarà madre di Renata, unica figlia del pittore la cui arte va via via affermandosi.

    I soggetti rappresentati nei suoi quadri spaziano dal paesaggio alla natura morta, dal nudo accademico al ritratto. E’ tuttavia l’arte sacra il suo “fiore all’occhiello” poiché, attraverso di essa, realizza una vera catechesi: la stessa compiuta dagli Autori classici sulle pareti delle antiche chiese.

    E’ nel 1988 che Pietro Favaro inizia un autentico atto d’amore verso il paese natale perché esegue gli imponenti cicli pittorici che si possono ammirare nella chiesa parrocchiale di Stanghella dedicata a Santa Caterina d’Alessandria.

    Il pittore lavora sulle pareti durante l’estate fino al 1991. E’ un periodo d’impegno intenso, passionale nel quale emergono e si materializzano tutte le sue capacità artistico-espressive.

    E’ una concreta e commovente eredità che egli lascia al paese ed a quanti desiderano ammirare le gigantesche raffigurazioni realizzate sulle pareti della chiesa.

    Le composizioni iniziano con una stupenda natività nella quale scaturisce una luce viva e nel contempo soffusa. E’ quella emanata dal soggetto centrale: Gesù, intorno al quale ruotano tutti i personaggi del presepe animati da un delicato dinamismo che induce all’adorazione.

    Particolarmente coinvolgente si rivela la morte sul Calvario e la Resurrezione di Cristo. E’ un dipinto meraviglioso nel quale viene realizzata la struttura triangolare della pittura classica che pone al vertice Gesù morente verso il quale si muove, creando i lati, una folla simbolo dell’umanità intera tesa verso la salvezza.

    Qui sono presenti i volti familiari… C’è la nonna che prega con le mani giunte, la sorella volta alla croce, il pittore stesso con la tavolozza ed il pennello. E non manca un grazioso cagnolino nero che è parte della creazione e riporta alla tradizione dei grandi classici che inserivano gli animali nei loro dipinti.

    Il ciclo pittorico continua con la Pentecoste completandosi con il martirio di Santa Caterina e l’adorazione della Madonna del Carmelo.

    Piccolo e prezioso gioiello è l’Ultima Cena incastonata nell’altare delle celebrazioni con il quale il Maestro sembra siglare la serie di dipinti che conferiscono alla chiesa di Stanghella un autentico valore artistico.

    Animato da una profonda fede ed una inossidabile voglia di vivere, il Maestro Favaro lavora con un entusiasmo che si tramuta in una eccezionale forza espressiva trasmessa attraverso la forma, il dinamismo delle figure, il raffinato senso cromatico.

    Sono queste infatti le caratteristiche riconoscibili nella ricca collezione di opere (66) esposte nella pinacoteca. E’ qui che si ammirano i volti familiari, gli studi accademici, i paesaggi, le nature morte, le stupende composizioni floreali, le dolcissime Madonne dalla delicatezza raffaelliana. E’ qui che Pietro Favaro è presente anche dopo la sua scomparsa avvenuta il 7 maggio del 2000.

    A questo Artista, dotato di una indiscussa sensibilità espressiva e di un’assoluta padronanza della luce e del colore, Stanghella rende onore annoverandolo tra le personalità che, attraverso l’arte, hanno reso più bello il mondo.

  • Maria Paiato

    Maria Paiato

    L’incontro con l’attrice Maria Paiato avviene pochi giorni dopo il premio “Polesani che hanno onorato la provincia di Rovigo in Italia e nel Mondo”, attribuitole lo scorso 25 settembre dalla Camera di Commercio rodigina.

    – Carissima, finalmente anche Rovigo si ricorda di avere una figlia importante. Che effetto ti fa la Medaglia d’oro della Camera di Commercio?

    “Un’emozione grandissima. La cosa più bella è che questo premio mi arriva da Rovigo ed è stato condiviso coi miei genitori che ne sono veramente orgogliosi. Gli occhi di papà sembravano due lampadine accese”.

    – Ci vuoi raccontare come è nata la tua passione per la recitazione?

    “E’ una passione che ho scoperto già da grande. Sono nata a Stienta nel ‘61, cresciuta per la strada, correndo spericolata fra campi e fossi. Un vero maschiaccio, sempre sporca e con le ginocchia sbucciate. Ho assorbito molto dal Polesine, ricordo le serate passate a filò ascoltando i racconti dei vecchi, storie di parenti emigrati col Fascismo nell’Agro Pontino, di guerra e partigiani, di paure di acqua ed alluvioni. Papà, piccolo imprenditore dinamico, mi indirizza verso gli studi di ragioneria senza sapere che l’incontro con la mia insegnante di italiano, Elettra Testi, sarà determinante per farmi scoprire il mondo del teatro. Sono curiosa di tutto, attenta al bello, sia questo un quadro o un tramonto, o uno spettacolo visto a teatro. Memorizzo queste esperienze rafforzando il mio carattere già forte e indipendente”.

    – E’ in questo momento che decidi di diventare attrice?

    “No, non ancora. Mi cimento con la compagnia dialettale scolastica nella parte della zitella Veneranda ne ‘Al fiol dal tron’, protagonista di carattere come in tanti lavori dei miei primi anni. Continuo frattanto ad andare a teatro a Ferrara ma come spettatrice. Ancora la scintilla non si accende. Intanto mi diplomo e per due lunghi anni lavoro, dal 1980 al 1981, come impiegata nella ditta di impianti elettrici di papà, riscuotendo innumerevoli insuccessi tra compilazione di bolle di accompagnamento e gestione di partita doppia”.

    – E quando scocca la scintilla?

    “Un giorno ascolto una trasmissione radiofonica che tratta di teatro. La voce di Edmonda Aldini mi illumina: la descrizione del mondo teatrale e soprattutto scoprire l’esistenza di una scuola per attori a Roma mi fa capire che sono nata per essere attrice. Papà, nonostante la titubanza e le forti perplessità, e, diciamolo, ormai convinto che come ragioniera lo porterei alla rovina, mi concede la possibilità di provare l’esame di ammissione all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma. Mi prendono, mi trasferisco subito a Roma e inizio un percorso di studi con insegnanti di tutto rispetto. La direzione del ciclo è di Aldo Trionfo e le lezioni con Luca Ronconi, Marisa Fabbri, Andrea Camilleri, Monica Vitti, Mauro Bolognini, Paolo Panelli, Sergio Graziani, Lorenzo Salveti e altri”.

    – Quindi è l’ Accademia che ti trasforma in attrice?

    “No, guarda, questo mestiere non si impara, attrice si nasce E’ qualcosa che ti porti dentro, è il bagaglio di una vita di emozioni, esperienze. E’ la tua natura, è la somma di tutto il bello che hai visto e assorbito, dei dolori che hai vissuto, dell’amore di chi ti è stato intorno. E’ tutto quello che la tua terra e la tua gente ti hanno dato. L’Accademia ti fa scoprire la tua potenzialità, ti plasma, ti insegna tecnica, movenze, gestualità, ti aiuta a conoscerti”.

    – Senti Maria, ma la tua fisicità, che non è da copertina, ti è stata d’intralcio?

    “Ma proprio no, già durante il primo anno di Accademia mi nota Pino Quartullo che ha appena fondato la compagnia ‘La Festa Mobile’ e comincia a passarmi piccole parti. Certo recito da strega, da pazza, da vecchia, ma sai quanto imparo intanto! E come mi trovo a mi agio in queste interpretazioni. Nel 1984 mi diplomo con il saggio-spettacolo ‘Il risveglio di primavera’ di F. Wedeking per la regia di Lorenzo Salveti, entro in compagnia e comincia un bellissimo periodo di novità, entusiasmo e vita d’artista fino al 1988 quando la compagnia si scioglie. Inizia allora una gavetta fatta di piccole parti, lunghi momenti di non lavoro, attese”.

    – Mi pare di capire che siano stati anni duri…

    “Beh, senza l’aiuto economico dei miei di sicuro non ce l’avrei fatta. Pensa che mia sorella, ancora non tantissimi anni fa, capitava che mi prestasse i soldi per pagare l’affitto”.

    – E la mamma che nomini poco?

    “Ma sai, la figura dominante di casa è quella di papà. La mamma è sempre un po’ in disparte, ma ci vogliamo un bene dell’anima, un bene fatto di baci, abbracci e carezze. Lei ha sofferto molto per la mia lontananza e questo toccarci è una necessità per recuperare i momenti di separazione”.

    – Però torni spesso a casa.

    “Ma proprio sempre nelle pause di lavoro. A casa mi ricarico, i ritmi lenti del Polesine hanno questa capacità, ti danno il tempo di digerire lo stress della vita cittadina”.

    – Queste parti di carattere per cui ormai eri nota non ti hanno chiusa in un certo cliché?

    “Sì, ed è per questo che ho sentito la necessità di cambiare. Ho lavorato per un triennio con Giancarlo Sepe a fianco di attori come Aroldo Tieri, Giuliana Loiodice, Paolo Ferrari, Milva. Ma la vera svolta per la mia carriera arriva con Maurizio Panici con cui realizzo due monologhi: ‘La spiaggia’, testo e regia di Luca de Bei, e ‘La Maria Zanella’, testo di Sergio Pierattini, una scelta voluta per non sentirmi legata ai soliti personaggi e dimostrare la mia versatilità”.

    – Certo, ed è a Milano al Parenti nel dicembre del 2006 che noi polesani milanesi ti scopriamo. Com’ è nata Maria Zanella?

    “Da una richiesta che mi fece l’allora sindaco di Occhiobello, Gigliola Natali, per le celebrazioni del cinquantesimo dell’alluvione del ’51. Mi rivolsi a Sergio Pierattini, e lui decise di trasferire la tragedia del 51 ai giorni nostri. Ne nacque questa storia struggente di una poveretta polesana inchiodata a una sedia da cinquant’anni, cioè da quando ne aveva uno, e l’alluvione del Polesine la travolse lasciandola lesa per la vita. Una sedia da cui ora, volto scavato, occhi ansiosi, gambe aperte, racconta, con la sua cadenza padana, nel buio rotto solo da una lampadina, una vita solitaria, sfruttata da una sorella rapace che la vorrebbe confinata in un ricovero”.

    – E quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

    “Beh, rinnovarmi, cambiare ancora. Adesso divento Regina in Erodiade che sto preparando per il debutto all’Olimpico di Vicenza il 14 ottobre. E’ un testo classico, molto impegnativo, il coronamento della mia maturità professionale”.

    – Il riconoscimento più importante, dopo la Medaglia d’Oro della Cciaa?

    “Ma sai, i premi sono tutti importanti, rafforzano la tua sicurezza e la tua determinazione, certo ‘L’Eleonora Duse’ ricevuto a Milano lo scorso anno, mi ha messa alla pari coi mostri sacri della recitazione. E’ stato un bel momento”.

    Certo, lo ricordo bene anch’io che ero lì a festeggiarti col solito gruppetto di polesani milanesi. Hai realizzato un sogno, accetti e ti adatti con molta serenità al tempo che passa, sei riuscita a mantenere con la tua famiglia e la tua terra un rapporto bellissimo. Grazie polesana eccellente !

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