L’estate 2010 sarà ricordata come la prima in cui abbiamo gustato l’insalata di Lusia con l’atteso marchio I.G.P. (Indicazione Geografica Protetta).
Ce l’abbiamo fatta.
Dopo cinque anni di iter amministrativo-burocratico (tra Venezia, Roma e Bruxelles) di prove, di analisi, di chiarimenti su chiarimenti, finalmente l’Unione Europea, il 25 novembre 2009, ha certificato che le insalate coltivate a Lusia hanno delle peculiarità che le distinguono dalle altre insalate che si producono in Europa. E quindi, con l’estate 2010, il prodotto è stato finalmente commercializzato con il qualificante marchio da tempo atteso.
Le caratteristiche del terreno
Per ottenere l’I.G.P. abbiamo dovuto dimostrare che le particolari caratteristiche dell’insalata di Lusia sono date dal terreno e quindi non possono essere ottenute in altre aree pur vocate alla produzione delle insalate. Il terreno, così particolare, è dato dalla sabbia depositata dalle esondazioni dell’Adige, che si sono ripetute frequentemente fino alla fine dell’ottocento. Sabbia umificata poi dai residui vegetali delle canne palustri e dalle foglie di molteplici varietà di arbusti che prolificavano in quei terreni difficilmente coltivabili per le continue buche e dune e l’impossibilità di trattenere l’acqua. Ma alla fine queste esondazioni si sono dimostrate come quelle del Nilo: hanno reso il terreno adattissimo per alcune colture e decisamente sfavorevole per altre.
E’ una storia che risale ai primi del ‘900, quando si è intuito che nell’area di Lusia venivano favorite le colture orticole. Occorreva però ‘aiutare’ il terreno. Perciò nei primi decenni di coltivazione intensiva – avviata con la prima meccanizzazione e la conseguente possibilità di spianare le piccole dune, nonché con l’irrigazione continua attraverso i sifoni – l’orticoltore di Lusia iniziò ad apportare annualmente grosse quantità di letame, unica concimazione nel periodo pre-chimica.
Un’insalata naturalmente sapida
In questo terreno di sabbia, ricca di tutti i minerali asportati nei secoli dai monti del Tirolo e del Trentino, umificata in altri secoli di impaludamenti e perfezionata nel secolo passato dal sapiente intervento dell’orticoltore, l’insalata cresce naturalmente sapida. C’è poi la falda acquifera che – tenuta costantemente appena sotto il livello del terreno dalle infiltrazioni dell’Adige e dei molteplici fossati di irrigazione sempre mantenuti colmi – apporta da sotto la molta acqua necessaria alla costante crescita, evitando i dilavamenti dovuti alla irrigazione dall’alto. Ottimo il risultato.
I comuni in cui è possibile fare “l’insalata di Lusia” sono: Lusia, Badia Polesine, Lendinara, Costa di Rovigo, Fratta Polesine, Villanova del Ghebbo, Rovigo, Barbona, Vescovana, S. Urbano.
Non in tutti i terreni di questi comuni è però possibile coltivare l’insalata che potrà fregiarsi dell’appellativo “di Lusia” ma solo in quelli che hanno delle caratteristiche già determinate: percentuali da minimo a massimo di sabbia, di argilla, di limo, di sostanza organica e che abbiano la possibilità di essere irrigati con acqua dell’Adige diretta o per derivazione da altri canali (Adigetto).
La certificazione
Un’insalata certificata dunque. E spetta ad un ente terzo svolgere questa azione di attestazione, ad iniziate dal fatto che i terreni abbiano i necessari requisiti: si tratta del C.S.Q.A. di Thiene che dovrà rispondere all’apposito ente dell’Unione Europea della correttezza dei propri esami. Oltre che esaminare il terreno, il C.S.Q.A. valuta anche se l’azienda ha le attrezzature sufficienti ed idonee a produrre ortaggi di qualità e se l’azienda si è attenuta al rigido disciplinare di produzione che stabilisce le modalità di lavorazione del terreno, le concimazioni e tutte le pratiche agronomiche. Controlla infine se la qualità delle insalate supera gli standard previsti. L’Indicazione Geografica Protetta, quindi, oltre che certificare l’origine del prodotto ne garantisce anche la qualità. Finora hanno ottenuto l’abilitazione a produrre a marchio IGP solo 32 aziende.
Non tutte le varietà di insalate possono fregiarsi dell’importante marchio, ma solo la varietà cappuccia e la varietà gentile. È già stabilito come devono presentarsi:
Lattuga Cappuccia, cespo di forma tondeggiante con foglie grandi, carnose e lisce che si sovrappongono chiudendosi attorno al nucleo centrale; cappuccio semiaperto, fondo ben chiuso e piatto, colletto piccolo; foglie vellutate di colore verde brillante.
Lattuga Gentile, Cespo aperto, senza cappuccio, di forma conica, picciolo piccolo, foglie frastagliate, croccanti al tatto, di colore verde chiaro brillante.
Anche il gusto è oggetto di valutazione. “Particolarità gustativa della insalata di Lusia è la percettibile sapidità, tanto da non avere bisogno di cloruro di sodio nel condimento. La sapidità è data dall’abbondanza in contenuto di sali minerali dovuta alla natura del terreno”. Deve essere “ricca in contenuto di betacarotene e in potassio e calcio”.
L’insalata di Lusia IGP si presenterà inoltre in modo riconoscibile: sono stati infatti fissati gli imballaggi e le modalità di confezionamento possibili. Per il momento l’insalata di Lusia viene esitata in imballo di policarbonato, sempre nuovo, di colore giallo verde, con la scritta Insalata di Lusia IGP e il marchio. La parte superiore dell’imballo è protetta da una copertina in polietilene con impresso il marchio a tutta superficie.
La commercializzazione è iniziata ufficialmente sabato 10 luglio 2010, preceduta da una suggestiva cerimonia il venerdì pomeriggio durante la quale il presidente della Provincia e il sindaco di Lusia hanno rotto i sigilli che chiudevano un pacco di imballi per l’IGP e li hanno consegnati ai produttori che il giorno successivo li avrebbero conferiti al mercato ricolmi delle buone insalate.
Le prospettive
In questi mesi i produttori abilitati stanno procedendo alla costituzione del consorzio che dovrà poi occuparsi della promozione dell’insalata IGP e della difesa da eventuali usi impropri del marchio. Con quest’anno dovrebbe concludersi la fase sperimentale e con il prossimo si partirà alla grande con la commercializzazione dell’Insalata di Lusia IGP.
Stiamo studiando con le associazione dei commercianti delle modalità innovative di capillare distribuzione ai fruttivendoli e supermercati della nostra provincia. Nessun punto vendita della provincia dovrà essere sprovvisto dell’insalata di Lusia. Non ci interessa l’esportazione né siamo interessati ai mercati lontani. Le cose buone vogliamo darle a chi ci sta vicino, al nostro prossimo. Commercializzazione per cerchi concentrici: prima Rovigo, poi Padova e Ferrara, quindi Bologna,Treviso, Venezia e allargandoci fin che abbiamo prodotto.
Sta nascendo un prodotto nuovo e cerchiamo di attenerci alle tematiche della moderna sensibilità ambientale: filiera corta, freschezza, rispetto del suolo, trattamenti a basso impatto ambientale, ricostituzione di zone arbustive per permettere il prolificare di insetti utili, uso razionale dell’acqua di irrigazione. Nuovo prodotto e nuovo modo di coltivare e anche di commercializzare.
Siamo convinti che le peculiarità riconosciute dall’IGP sono dovute più al territorio che all’azienda del coltivatore. E il territorio appartiene a tutta la comunità che deve continuare a difenderlo e valorizzarlo. Noi siamo pronti a studiare come ripartire con tutta la comunità l’eventuale valore aggiunto che verrà riconosciuto grazie all’IGP.
L’IGP è dunque patrimonio di tutta la comunità, non solo degli orticoltori.