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Archivi: Articoli d’archivio

  • Un turismo a più voci

    Un turismo a più voci

    Porgo un cordiale saluto a tutti i lettori della rivista Ventaglio Novanta ed esprimo il mio orgoglio alla partecipazione al 42° numero, per rinnovare e rafforzare in tutti la convinzione che il nostro territorio ha tutte le carte in regola per ben figurare sul piano dell’offerta turistica. Ne è solo un esempio l’esposizione della mostra dedicata all’Ottocento Elegante a Palazzo Roverella, descritta qui in anteprima, che auspico sarà occasione di attrattiva per numerosi turisti, polesani e non, desiderosi anche di raggiungere il Delta del Po.

    Auspico, inoltre, con la collaborazione dei soggetti istituzionali, degli operatori e delle associazioni locali attive sul territorio, la creazione di una formula di accoglienza turistica integrata e completa che parta dalla volontà e dall’esigenza di migliorare la qualità della ricettività, proponendo itinerari storico-culturali, per gli amanti della natura e dello sport, ma anche della buona cucina.

    E’ infatti necessario mirare ad un turismo a più voci, che valorizzi i nostri punti di eccellenza, unendo innovazione e tradizione, nel rispetto dell’ambiente, elemento identificativo e distintivo del nostro territorio, nelle sue varie declinazioni.

    Concludo con la certezza, da parte mia e dell’Ente che presiedo, di un incessante impegno nel continuare svelare e promuovere tutte le risorse nascoste e le potenzialità ancora inespresse di questa incantevole terra, anche grazie all’informazione e alla comunicazione diffusa da questa pregevole pubblicazione.

  • Saluti da Melara

    Saluti da Melara

    L’associazione culturale “Mellaria”, attiva nella sua nuova forma societaria dal 2007 e guidata dalla dott.ssa Laura Borghi, ha proposto alla ventesima edizione della Festa della Zucca una mostra fotografica sulle cartoline recanti immagini di Melara. Si è così piacevolmente scoperta la ricchezza della documentazione prodotta in paese, segno di una vitalità invidiabile sin dai primi anni del Novecento.

    A fronte di quasi 250 cartoline, poi, se ne sono scelte 14 per pubblicare un libretto “turistico” sul modello a ventaglio delle città d’arte, per rappresentare le vie ed il centro del paese, riservandosi in futuro di pubblicarne altre che riproducano ulteriori importanti scorci quali il fiume Po, i gruppi, le scene della campagna, le corti ecc.

    Trattasi di un notevole sforzo organizzativo ed economico di indubbia valenza storica: solo attraverso la visione delle immagini si riescono a cogliere, infatti, i mutamenti avvenuti nel centro melarese sin dal 1904. E’ così riapparsa l’immagine del prestigioso albergo “Leon d’oro” che oramai esisteva solo nel ricordo dei più anziani. Lo stesso vale per i bei portici, tolti negli anni ‘50, la vecchia farmacia con l’alta mura dinanzi, e l’altra mura dinanzi alla canonica, il municipio con gli alberi dinanzi. Riscoperta la vecchia fisionomia di via Garibaldi limitata dai paracarri in marmo, così come la popolosa ed orgogliosa via-vicolo Capitello e la non più esistente Casa di Riposo col monumento del dottor Vittorio Ciscato, il cui bronzo venne fuso durante gli eventi bellici della seconda guerra mondiale.

    Insomma un trascorso storico salvato dalle cartoline e dalla pubblicazione curata da Mellaria. Laura Borghi, presidente dell’associazione che ha personalmente ideato e voluto questa mostra, è stata aiutata dal direttivo composto da Paolo e Gianfranco Bononi, Anna Marchesini, Nicola Testoni e Marcello Lenisa, col “tocco” di Paola Zambonini che ha pure realizzato la locandina assieme a Leonardo Buzzola e curato la mostra alla Festa della Zucca.

    Le cartoline provengono quasi totalmente dalla raccolta privata di Giuliana Leati oggi dimorante a Ferrara, alcune da quelle melaresi di Laura Bolognesi, Savino e Maria Pia Chiavegatti e Lauro Gherlinzoni.

    La stampa del volumetto è stata ben curata dalle grafiche FM di Bergantino in tiratura limitata di 500 copie. La copertina non poteva perciò essere meno preziosa. Grazie alla disponibilità della citata Giuliana Leati, si è recuperata una rarissima cartolina “a valigetta” unica conosciuta del paese con questa tipologia, che, come peculiarità di questi tipi viaggiati fra il 1911 e 1922, apriva la cartella, facendo scendere in basso dieci piccole immagini fra le più significative del paese.

  • Un nuovo ponte sul Po

    Un nuovo ponte sul Po

    Le iniziative messe in campo per il 406esimo anniversario del “taglio del Po”, hanno compreso quest’anno il rilancio del progetto di costruzione di un ponte sul Po di Venezia per collegare i due Comuni di Taglio di Po e Porto Viro.

    Davanti ad un pubblico numeroso ed attendo, gli ingegneri Giovanni Guolo di Rovigo e Sergio Mancin di Porto Tolle hanno pertanto presentato lo studio di fattibilità, introdotti dal conduttore della serata Leandro Maggi, alla presenza del sindaco Marco Ferro, del suo vice e assessore all’urbanistica Layla Marangoni e del presidente del Comitato intercomunale per il ponte Antonio Crepaldi.

    I due ingegneri hanno illustrato il progetto intitolato Ricostruzione Ponte Metropolitano sul fiume Po di Venezia per il ripristino del collegamento viario principale dell’abitato dei Comuni di Porto Viro e Taglio di Po.

    Un’opera di grande rilievo – auspicata ovviamente dalla popolazione – il cui aspetto dolente sono i costi (circa 40 milioni di euro) e la conseguente difficoltà di trovare i finanziamenti.

    C’era una volta il ponte

    Il vecchio ponte, che collegava il centro di Taglio di Po con quello di Contarina, fu bombardato nel 1944. Fu ricostruito in ferro nel 1953, chiuso definitivamente al traffico e demolito nel 1982 per motivi di sicurezza idraulica. A sostituirlo fu costruito quello sulla Romea, che fece quasi subito rimpiangere il vecchio ponte: i 400 metri che separavano le due cittadine erano diventati più di 6 chilometri, veniva penalizzato il traffico leggero e tutto l’andirivieni di ciclomotori e biciclette e non pochi erano i pericoli per quelli costretti ad attraversare la Romea, unica via di comunicazione da Ravenna a Venezia.

    A farsi interpreti della necessità e dell’opportunità di ricostruire il ponte, sono stati il portovirese Antonio Crepaldi ed il tagliolese Davide Pregnolato, che hanno dato vita al Comitato per il ponte (con il compito di promuovere nel migliore dei modi l’ambizioso progetto). E’ seguita, nel 2008, la firma del Protocollo di Intesa fra i due Comuni, vale a dire il documento programmatico, che ha per oggetto le modalità e le procedure da seguire per arrivare concretamente alla definizione del progetto e alla realizzazione dell’opera.

    Ora siamo giunti alla fase progettuale per il nuovo ponte. E l’incontro presso presso la Sala Eracle ha riacceso le speranze di poter fruire (in un futuro si spera non lontano) di un collegamento pratico e veloce come un tempo tra le due cittadine di Taglio di Po e Porto Viro.

  • Nuovo look per Villaggio San Giusto

    Nuovo look per Villaggio San Giusto

    Importante iniziativa a Porto Viro allo scopo di riqualificare l’insediamento di Villaggio San Giusto, cerniera urbanistica che unisce i due quartieri storici della città: ovvero Contarina e Donada. Per portare a compimento questo obiettivo, tra il Comune di Porto Viro e l’Ater (Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale di Rovigo) è stato sottoscritto in settembre 2010 uno speciale Protocollo d’intesa, finalizzato alla realizzazione di un programma di pregevole riqualificazione urbana nel menzionato Villaggio San Giusto.

    A porre la loro firma in calce al documento hanno provveduto il sindaco di Porto Viro, Geremia Gennari, e il direttore dell’Ater di Rovigo, ing Rodolfo Fasiol. Nell’occasione, a margine della cerimonia dai toni “spartani”, il sindaco Gennari ha manifestato vivo apprezzamento per il presidente dell’Ater rodigino, Renato Borgato, per la fattiva opera prestata, onde giungere alla stipula dell’importante intersa fra i due Enti pubblici, in tempi brevi”.

    La firma del Protocollo d’intesa, che senza enfasi retorica si può giudicare destinata a permanere negli Annali di Porto Viro, ha costituito il penultimo atto dell’iter burocratico. Il prossimo, e definitivo, consiste nel relativo “Bando di gara”, onde affidare l’esecuzione dei lavori. Per realizzare il 1° stralcio esecutivo del Programma stesso, è previsto un onere complessivo per il Comune, pari a 360mila euro.

    Nella presentazione in consiglio comunale il 5 agosto scorso, dell’importante ed impegnativo progetto, redatto dal noto Studio urbanistico Gregotti, il sindaco Gennari aveva tra l’altro precisato con chiarezza, che gli interventi sarebbero stati realizzati a stralci, e che la progettualità di riqualificazione architettonica ed ambientale, in pratica avrebbe portato alla realizzazione di 37 alloggi, di cui: n. 10 di tipo A (fino a 60 mq); n.22 di tipo B (fino a 78 mq), e n. 5 di tipo C (fino a 97 mq).

    Un fatto pare certo a tutti: quando la riqualificazione urbana della vasta area del centro storico di Porto Viro, denominata Villaggio San Giusto (costituita attualmente da una edificazione popolare, che appare in condizioni di indubbio degrado e di evidente sotto utilizzazione rispetto alla potenzialità dell’area stessa), sarà portata a compimento, la città di Porto Viro sarà arricchita di un insediamento di indubbio pregio, che traccerà la via verso una completa riqualificazione della città: un polo urbano di innegabile prestigio, dunque, non solo per Porto Viro, ma più in generale per il Delta.

  • Bagnini di eccellenza

    Bagnini di eccellenza

    Il Bagnino, una figura professionale legata alla stagione estiva, che sale alla ribalta solo in casi eccezionali, quando il suo intervento in mare porta al salvamento di vite umane in condizioni estreme.

    Sono per lo più giovani aitanti, i bagnini che nelle nostre spiagge vediamo stazionare su torrette di avvistamento, con gli occhi rivolti al mare per cogliere eventuali situazioni di pericolo per i bagnanti. Allora l’intervento è rapido, deciso e risolutore.

    La cinematografia ha più volte messo in scena i bagnini, dipingendoli come latin lovers: il fatto che si tratti di giovani di bella presenza, ben dotati sul piano fisico non contraddice questa possibilità, ma loro, i bagnini, ci tengono a sottolineare l’importanza della loro azione legata alla sicurezza delle spiagge.

    E in Polesine c’è anche una nota d’orgoglio in più: la consapevolezza di essere non solo ben preparati allo scopo, ma anche di offrire l’opportunità di un qualificato servizio oltre i confini della provincia.

    Proprio così. Rileviamo con piacere che è attiva una dinamica cooperativa di Rosolina, la Alto Adriatiko, presieduta da Federico Ferro, che quest’anno ha provveduto al collocamento di bagnini anche sulle spiagge dei lidi ferraresi e sull’arenile di Sottomarina e Isola Verde. Un fiore all’occhiello dunque nel settore del turismo balneare, che fa ben figurare il Polesine anche nei territori contermini.

    Soddisfazione per l’attività della stagione 2010 è stata espressa in occasione della Festa del Bagnino, tenutasi a metà settembre a Rosolina, presso l’Hotel Umberto, dove sono convenuti circa 120 bagnini (un apposito pullman è giunto dai lidi ferraresi). Non sono mancati gli ospiti all’allegra conviviale. Tra essi i sindaci Luciano Mengoli di Rosolina, Bartolomeo Amidei di Loreo e Marco Ferro di Taglio di Po. Per la Capitaneria di Porto, l’ufficiale Piras ed il sottufficiale De Nuccio. Quindi il colonnello Torrisi del Distratto Militare di Padova, e Mario Tommasini dei Carabinieri. Inoltre il direttore della sezione di Ferrara della “Salvamento”, Antonio Cipriani, e il medico della sezione bagnini, dr Salini. Poi Alberto Corrieri per l’Associazione Stabilmenti Balneari di Chioggia, ed il parroco di Volto don Adriano. Prima del dolce il momento degli encomi, nel corso del quale hanno preso la parola i tre sindaci. In particolare il sindaco di Rosolina Luciano Mengoli ha fatto gli onori di casa, ringraziando i bagnini per il loro operato e consegnando a Gino Ghezzo della Società Nazionale di Salvamento una targa del Comune, intesa anche a ricordare la nascita della “Alto Adriatiko”, 11 anni fa.

    Ed è Gino Ghezzo che ci porta a conoscenza dell’importante presenza a Rosolina delle due realtà, tra di loro strettamente legate: la Società Nazionale di Salvamento, della cui sezione locale cui egli è direttore, e la coop Alto Adriatiko, presieduta da Federico Ferro. Se quest’ultima ha tra le sue finalità quella importante di collocare i bagnini, spetta alla prima certificare l’idoneità dei giovani a svolgere l’attività di soccorso.

    Ha una storia ultrasecolare la Società Nazionale di Salvamento, fondata nel 1871 dal ligure dott. Edoardo Maragliano (successivamente divenuto particolarmente noto per aver ideato il vaccino antitubercolare). La società, che ha sede a Genova, si articola in varie sezioni che devono sovrintendere alla formazione degli operatori del salvamento, ovvero i bagnini. E a Rosolina la sezione locale ha avuto origine nel 1980, proprio grazie alla lungimiranza di Gino Ghezzo.

    Importante è stata poi per Rosolina la nascita della Coop. Alto Adriatiko che dà vita ai corsi per divenire bagnini. L’aspetto teorico e medico (pronto soccorso, uso del defibrillatore) viene svolto a Rovigo, quello di nuoto (tutti gli stili, nonché recupero ed apnea) nella piscina di Porto Viro. Alla fine i giovani devono sostenere l’esame di idoneità curato dalla Società Nazionale di Salvamento.

    La coop. Alto Adriatiko si interessa dunque della realizzazione dei corsi, avvalendosi di uno staff molto preparato che partecipa alle iniziative della Società di Salvamento e agli aggiornamenti annuali che si tengono ad Orvieto. “Ecco perché – sottolinea con soddisfazione Gino Ghezzo – noi in Polesine abbiamo bagnini di eccellenza. E spiegato il motivo perché i nostri bagnini siano sempre più richiesti anche fuori provincia”.

    Importante quindi la presenza in Rosolina delle due realtà collegate. Ed ecco dunque il motivo del riconoscimento attribuito a Gino Ghezzo nel corso dell’annuale cena dei bagnini. Ghezzo è stato infatti anche il promotore della coop., di cui ha assunto la presidenza nei primi anni. Ora si limita a seguirla paternamente non facendo mai mancare il proprio consiglio sul da farsi.

    Come direttore della sezione rosolinese della Società Nazionale di Salvamento ha un altro motivo di orgoglio: l’ottima valutazione da parte della dirigenza nazionale della S.N.S. dell’attività polesana, con l’indicazione ad incentivare sulle spiagge italiane l’installazione delle torrette per bagnini inventate a Rosolina… “le migliori in assoluto” – ci dice Ghezzo compiaciuto.

  • Andar per noci

    Andar per noci

    Negli anni novanta del secolo scorso ha fatto la sua comparsa in Polesine la coltivazione specializzata del noce, affiancatasi in breve alla frutticoltura nostrana. La specie è ben conosciuta, ma il suo allevamento finora non era compreso nel contesto delle coltivazioni da reddito se non in maniera accessoria.

    Nelle nostre campagne il noce è stato sempre presente con specie autoctone prestandosi per alberate isolate in virtù della maestosità della pianta, essendo albero di prima grandezza. Tuttora lo si può trovare per lo più nelle adiacenze delle corti o sulle strene o bine che delimitano i campi o in qualche confine come punto di riferimento e così via. Una coltivazione marginale, dunque. Questo perché alle nostre latitudini la frutticoltura è classificata in modo convenzionale secondo criteri di importanza economica riferiti alle superfici occupate, per cui distinguiamo una frutticoltura maggiore e una minore.

    Fra gli alberi ed arbusti da frutto, il noce in compagnia dei cachi, ciliegi, susini, albicocchi, cotogni, mandorli, nocciole, kiwi, occupa un posto intermedio fra meli, peri, peschi e vigne, considerati “maggiori” e la vasta gamma dei “minori” quali fico, azzeruolo, nespolo, rovo, mirtillo, uva spina e via a scendere.

    Nel Belpaese la nocicoltura vanta una presenza millenaria e la Campania detiene il primato produttivo con le famose “Noci di Sorrento”. In Polesine, nelle zone del medio, la nocicoltura specializzata – avviata come detto da una ventina d’anni – è oggi stimata attorno ai 150-180 ettari: una nicchia divisa in diverse aziende. Vi sono allevate le varietà californiane quali la Lara e la Chandeler molto produttive. Presentano la chioma più contenuta rispetto alle noci “nostrane” per essere adatte alle lavorazioni colturali meccanizzate.

    Dopo l’impianto, il noceto inizia produrre al quarto anno e già al quinto si possono raccogliere 40-45 qli di noci per ettaro, essiccate e pronte al consumo. I frutti alla maturazione autunnale sono raccolti con gli scuotitori e traspostati nello stabilimento della “Nogalba” a Pettorazza Grimani, dove avviene una serie di operazioni che completano il ciclo del campo. S’inizia con l’eliminazione del mallo, la “scorza” che avvolge il guscio impregnata di sostanze tanniche; seguono il lavaggio, l’essiccazione, la calibratura, il controllo qualità, il confezionamento e la spedizione nei negozi. Tempi e metodi sono controllati da un sistema computerizzato.

    Il mercato italiano è attivo con una domanda annua stimata 25.000 qli a fronte di una produzione nazionale di circa 10.000. La differenza è colmata con l’importazione di noci dalla Francia e dalla California, in buona parte, e dai paesi mediterranei.

    Un po’ di botanica e di storia.

    L’origine appare remota, forse dall’Asia centro-occidentale. La Bibbia narra che i noci abbellivano il giardino di Re Salomone, sotto i quali egli si riposava e la specie sarebbe arrivata a noi con le migrazioni, sempre incessanti, dei popoli.

    Il noce comune è conosciuto in botanica come Juglans regia e appartiene alla Famiglia delle Juglandacee. Juglans è termine latino coniato in onore di Giove: Jovis glans, cioè ghianda di Giove, considerata sacra agli dei.

    Sono piante maestose, di prima grandezza, monoiche avendo i sessi separati ma nello stesso individuo. Il legno è particolarmente pregiato per la costruzione dei mobili. Il gheriglio, la parte edule contenuta nel guscio, è particolarmente ricco di olio, come ben sapeva Fra Cristoforo, di manzoniana memoria, con l’andare alle “cerca delle noci” per il convento.

  • I.G.P. per l’insalata di Lusia

    I.G.P. per l’insalata di Lusia

    L’estate 2010 sarà ricordata come la prima in cui abbiamo gustato l’insalata di Lusia con l’atteso marchio I.G.P. (Indicazione Geografica Protetta).

    Ce l’abbiamo fatta.

    Dopo cinque anni di iter amministrativo-burocratico (tra Venezia, Roma e Bruxelles) di prove, di analisi, di chiarimenti su chiarimenti, finalmente l’Unione Europea, il 25 novembre 2009, ha certificato che le insalate coltivate a Lusia hanno delle peculiarità che le distinguono dalle altre insalate che si producono in Europa. E quindi, con l’estate 2010, il prodotto è stato finalmente commercializzato con il qualificante marchio da tempo atteso.

    Le caratteristiche del terreno

    Per ottenere l’I.G.P. abbiamo dovuto dimostrare che le particolari caratteristiche dell’insalata di Lusia sono date dal terreno e quindi non possono essere ottenute in altre aree pur vocate alla produzione delle insalate. Il terreno, così particolare, è dato dalla sabbia depositata dalle esondazioni dell’Adige, che si sono ripetute frequentemente fino alla fine dell’ottocento. Sabbia umificata poi dai residui vegetali delle canne palustri e dalle foglie di molteplici varietà di arbusti che prolificavano in quei terreni difficilmente coltivabili per le continue buche e dune e l’impossibilità di trattenere l’acqua. Ma alla fine queste esondazioni si sono dimostrate come quelle del Nilo: hanno reso il terreno adattissimo per alcune colture e decisamente sfavorevole per altre.

    E’ una storia che risale ai primi del ‘900, quando si è intuito che nell’area di Lusia venivano favorite le colture orticole. Occorreva però ‘aiutare’ il terreno. Perciò nei primi decenni di coltivazione intensiva – avviata con la prima meccanizzazione e la conseguente possibilità di spianare le piccole dune, nonché con l’irrigazione continua attraverso i sifoni – l’orticoltore di Lusia iniziò ad apportare annualmente grosse quantità di letame, unica concimazione nel periodo pre-chimica.

    Un’insalata naturalmente sapida

    In questo terreno di sabbia, ricca di tutti i minerali asportati nei secoli dai monti del Tirolo e del Trentino, umificata in altri secoli di impaludamenti e perfezionata nel secolo passato dal sapiente intervento dell’orticoltore, l’insalata cresce naturalmente sapida. C’è poi la falda acquifera che – tenuta costantemente appena sotto il livello del terreno dalle infiltrazioni dell’Adige e dei molteplici fossati di irrigazione sempre mantenuti colmi – apporta da sotto la molta acqua necessaria alla costante crescita, evitando i dilavamenti dovuti alla irrigazione dall’alto. Ottimo il risultato.

    I comuni in cui è possibile fare “l’insalata di Lusia” sono: Lusia, Badia Polesine, Lendinara, Costa di Rovigo, Fratta Polesine, Villanova del Ghebbo, Rovigo, Barbona, Vescovana, S. Urbano.

    Non in tutti i terreni di questi comuni è però possibile coltivare l’insalata che potrà fregiarsi dell’appellativo “di Lusia” ma solo in quelli che hanno delle caratteristiche già determinate: percentuali da minimo a massimo di sabbia, di argilla, di limo, di sostanza organica e che abbiano la possibilità di essere irrigati con acqua dell’Adige diretta o per derivazione da altri canali (Adigetto).

    La certificazione

    Un’insalata certificata dunque. E spetta ad un ente terzo svolgere questa azione di attestazione, ad iniziate dal fatto che i terreni abbiano i necessari requisiti: si tratta del C.S.Q.A. di Thiene che dovrà rispondere all’apposito ente dell’Unione Europea della correttezza dei propri esami. Oltre che esaminare il terreno, il C.S.Q.A. valuta anche se l’azienda ha le attrezzature sufficienti ed idonee a produrre ortaggi di qualità e se l’azienda si è attenuta al rigido disciplinare di produzione che stabilisce le modalità di lavorazione del terreno, le concimazioni e tutte le pratiche agronomiche. Controlla infine se la qualità delle insalate supera gli standard previsti. L’Indicazione Geografica Protetta, quindi, oltre che certificare l’origine del prodotto ne garantisce anche la qualità. Finora hanno ottenuto l’abilitazione a produrre a marchio IGP solo 32 aziende.

    Non tutte le varietà di insalate possono fregiarsi dell’importante marchio, ma solo la varietà cappuccia e la varietà gentile. È già stabilito come devono presentarsi:

    Lattuga Cappuccia, cespo di forma tondeggiante con foglie grandi, carnose e lisce che si sovrappongono chiudendosi attorno al nucleo centrale; cappuccio semiaperto, fondo ben chiuso e piatto, colletto piccolo; foglie vellutate di colore verde brillante.

    Lattuga Gentile, Cespo aperto, senza cappuccio, di forma conica, picciolo piccolo, foglie frastagliate, croccanti al tatto, di colore verde chiaro brillante.

    Anche il gusto è oggetto di valutazione. “Particolarità gustativa della insalata di Lusia è la percettibile sapidità, tanto da non avere bisogno di cloruro di sodio nel condimento. La sapidità è data dall’abbondanza in contenuto di sali minerali dovuta alla natura del terreno”. Deve essere “ricca in contenuto di betacarotene e in potassio e calcio”.

    L’insalata di Lusia IGP si presenterà inoltre in modo riconoscibile: sono stati infatti fissati gli imballaggi e le modalità di confezionamento possibili. Per il momento l’insalata di Lusia viene esitata in imballo di policarbonato, sempre nuovo, di colore giallo verde, con la scritta Insalata di Lusia IGP e il marchio. La parte superiore dell’imballo è protetta da una copertina in polietilene con impresso il marchio a tutta superficie.

    La commercializzazione è iniziata ufficialmente sabato 10 luglio 2010, preceduta da una suggestiva cerimonia il venerdì pomeriggio durante la quale il presidente della Provincia e il sindaco di Lusia hanno rotto i sigilli che chiudevano un pacco di imballi per l’IGP e li hanno consegnati ai produttori che il giorno successivo li avrebbero conferiti al mercato ricolmi delle buone insalate.

    Le prospettive

    In questi mesi i produttori abilitati stanno procedendo alla costituzione del consorzio che dovrà poi occuparsi della promozione dell’insalata IGP e della difesa da eventuali usi impropri del marchio. Con quest’anno dovrebbe concludersi la fase sperimentale e con il prossimo si partirà alla grande con la commercializzazione dell’Insalata di Lusia IGP.

    Stiamo studiando con le associazione dei commercianti delle modalità innovative di capillare distribuzione ai fruttivendoli e supermercati della nostra provincia. Nessun punto vendita della provincia dovrà essere sprovvisto dell’insalata di Lusia. Non ci interessa l’esportazione né siamo interessati ai mercati lontani. Le cose buone vogliamo darle a chi ci sta vicino, al nostro prossimo. Commercializzazione per cerchi concentrici: prima Rovigo, poi Padova e Ferrara, quindi Bologna,Treviso, Venezia e allargandoci fin che abbiamo prodotto.

    Sta nascendo un prodotto nuovo e cerchiamo di attenerci alle tematiche della moderna sensibilità ambientale: filiera corta, freschezza, rispetto del suolo, trattamenti a basso impatto ambientale, ricostituzione di zone arbustive per permettere il prolificare di insetti utili, uso razionale dell’acqua di irrigazione. Nuovo prodotto e nuovo modo di coltivare e anche di commercializzare.

    Siamo convinti che le peculiarità riconosciute dall’IGP sono dovute più al territorio che all’azienda del coltivatore. E il territorio appartiene a tutta la comunità che deve continuare a difenderlo e valorizzarlo. Noi siamo pronti a studiare come ripartire con tutta la comunità l’eventuale valore aggiunto che verrà riconosciuto grazie all’IGP.

    L’IGP è dunque patrimonio di tutta la comunità, non solo degli orticoltori.

  • La missione dell’Enaip

    La missione dell’Enaip

    In Polesine sono circa 1.900 gli allievi che attualmente si stanno formando, seguendo idonei corsi attivati dall’En.A.I.P. Una realtà importante, ben consolidata e radicata nel territorio, con sede principale a Rovigo presso il Don Bosco, la cui dirigente Cinzia Girotto ci fornisce le informazioni fondamentali sull’attività dell’Agenzia rodigina.

    Il riferimento, innanzitutto, è l’En.A.I.P Veneto, un’impresa sociale senza scopo di lucro, promossa dalle Acli, che, forte della lunga esperienza nell’ambito della formazione professionale, progetta ed eroga prodotti e servizi di formazione, orientamento e accompagnamento al lavoro.

    A Rovigo è attiva nella formazione professionale dei lavoratori e dei giovani ormai da molti anni, avendo rilevato il centro professionale Bellinati e il Cfp Don Bosco. La sede centrale del capoluogo regge poi altre due succursali: Porto Viro e Badia Polesine, tutte unità operative accreditate presso la Regione Veneto negli ambiti di formazione iniziale di base, superiore, continua e di orientamento.

    La missione principale di Enaip, che ha adottato un sistema qualità certificato secondo la normativa Uni En Iso 9001/2000, è progettare ed erogare servizi di orientamento professionale, formazione e accompagnamento al lavoro per favorire una migliore integrazione sociale, insieme ad una crescita delle economie territoriali e delle organizzazioni lavorative, con lo sviluppo professionale e civile delle persone attraverso il lavoro.

    Le attività svolte dall’Ente sono molteplici e si articolano in molte aree, tra cui l’attività di progettazione di interventi formativi, di orientamento professionale e accompagnamento al lavoro, la formazione di base e iniziale per l’assolvimento del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione, la formazione degli apprendisti, la formazione di secondo livello post qualifica e post diploma, la formazione in diversi settori lavorativi, la realizzazione di tirocini formativi e la formazione dei cittadini extracomunitari, non ultimo la progettazione e formazione di progetti internazionali.

    La dirigente dei Servizi formativi dell’agenzia provinciale Enaip, Cinzia Girotto, sottolinea il dinamismo della struttura formativa provinciale, “che sa cogliere tempestivamente e assimilare gli sviluppi tecnologici a beneficio dell’utenza, in sintonia con le richieste di un mercato del lavoro che richiede personale a media-alta specializzazione nei settori chiave dell’automazione elettromeccanica e del terziario avanzato”.

    Una lungimiranza che permette all’Agenzia Enaip Rovigo di interagire con le offerte formative adeguandole alle esigenze del territorio e, se opportunamente suffragate da un’adeguata progettualità di qualità, sono in grado di acquisire finanziamenti dalle istituzioni regionali e comunitarie.

    Infatti l’Agenzia formativa provinciale punta anche molto sulla formazione continua rivolta ad adulti occupati per riqualificarne le competenze, promuovendo così figure professionali indispensabili al nuovo mercato del lavoro. Un impegno che trova il supporto di partner di tutto rilievo, come il Distretto turistico promosso da Assindustria di Rovigo, il Distretto ittico, i Distretti formativi e agroalimentari di Padova, Rovigo e Verona e partner istituzionali quali la Provincia di Rovigo, il comune di Rovigo e la Città di Porto Viro.

    Enaip dunque continua a rivestire un ruolo di capofila in progetti di forte interesse locale. Basti pensare che, solo per la formazione iniziale nello scorso anno formativo, 2009-2010, sono stati attivati ben sei progetti quadro, con 21 corsi, di cui 13 si sono tenuti a Rovigo e 8 a Porto Viro, sede quest’ultima che ha visto l’avvio per la prima volta di un corso nel settore dell’acconciatura. Mentre la formazione continua – che nelle moderne politiche attive rappresenta uno strumento per prevenire la disoccupazione, consentendo dinamicità ai lavoratori – ha visto nel 2009 realizzati da Enaip 16 corsi nei settori dell’agricoltura e pesca per 778 ore di attività che hanno coinvolto 388 utenti.

    Sempre nella formazione continua sono state svolte attività formative a commessa ed attività di formazione individuale od aziendale sottoforma di Voucher, lavorando e coinvolgendo enti pubblici e aziende private con proposte di aggiornamento per il loro personale. Queste attività vengono promosse con un piano marketing sviluppato seguendo determinati piani di lavoro che prevedono vari step, fino alla presentazione presso enti e aziende. Una strategia che ha portato ad ottenere ottimi frutti, visti i 22 corsi a voucher individuali per un totale di 720 allievi coinvolti nei vari processi formativi di aggiornamento e riqualificazione. E altrettanto ottimi successi si sono registrati tra gli allievi dell’obbligo scolastico con l’80% di successi, il 73,2% per gli utenti della formazione superiore e il 100% per quelli della formazione continua.

    “I risultati contabili, a consuntivo dell’attività formativa dell’agenzia di Rovigo per il 2009 – ha continuato la dirigente Girotto – sono pienamente soddisfacenti, nell’ordine di circa 3milioni di euro di fatturato complessivo, con buone prospettive per il 2010”.

    Un’agenzia formativa, quella di Rovigo, di grande esperienza e qualità, grazie anche alle risorse umane utilizzate: 169 persone, tra formatori e consulenti esterni provenienti dal mondo economico- produttivo e formativo, esperti e tecnici aziendali, docenti sia del mondo accademico che degli istituti di ricerca e formazione.

  • Pinocchio, carissimo Pinocchio

    Pinocchio, carissimo Pinocchio

    Si rafforza il rapporto tra l’associazione culturale di Este “L’Artificio” e il Polesine. Dopo la mostra sullo scomparso pittore rodigino Altedo Guizzaro e le puntuali presentazioni, ad ogni uscita, della rivista “L’Adese” del Sodalizio Vangadiciense, nel mese di settembre una buona risonanza hanno avuto le due presentazioni polesane della mostra “Pinocchio, carissimo Pinocchio”.

    La produzione estense de “L’Artificio” e della bottega di collezionismo “Usate Rarità” di Moira Facciolo, in via Zanchi 6 ad Este (PD), è stata presentata con successo di pubblico e di critica alla “Notte bianca delle biblioteche” a Badia Polesine il 9 settembre e successivamente in Sala Cordella ad Adria il 18 e 19 dello stesso mese.

    In mostra oggetti del passato legati alla figura del celebre personaggio di Collodi: pupazzi, marionette, giochi tra i quali l’indimenticabile “Tombola Pinocchio”. La libreria del personaggio è dotata di testi rarissimi e illustrazioni sugli stessi eseguite dalle matite degli artisti più importanti.

    Ricco poi il comparto discografia. E a tal proposito va detto che la competenza del presidente de “L’Artificio” prof. Roberto Bevilacqua, ha permesso d’avere, relativamente a quest’ambito, moltissimo materiale sia su supporto in vinile (33, 45, 78 giri) che in audio cassetta, piuttosto che in cd.

    Di spessore storico particolarmente rilevante è poi una raccolta di dischi che narrano la storia di Pinocchio facendosi leggere su un supporto cartaceo, completi del teatrino e di tutte le figurine originali in cartone ancora da tagliare.

    Ampia anche la rappresentanza di canzoni relative a Pinocchio: dalle dolcissime note della datata “Carissimo Pinocchio” fino alle interpretazioni disco music.

    La sezione videoteca va dalla versione di Comencini ai cartoni animati le “Avventure di un burattino” in dvd, in video cassetta e in una rarissima pellicola super 8.

    Arricchiscono la mostra molte donazioni di artisti e storici tra le quali: l’acquerello su Pinocchio di Anna Elisa Sartori già I° Premio al “Trofeo internazionale di pittura Città di Stoccolma”; un pregevole quadro di legno su Pinocchio dell’artista polesana Fabiana Franceschi decoratrice, nota per aver decorato con questa innovativa tecnica, la Chiesa nuova di Mestre; Un ritratto di Pinocchio di Giampaolo Berto; il libro “La promessa sposa di Pinocchio” risalente al 1939, donato dal Prof. Paolo Bottaio; il Catalogo della mostra donato da AndyPrint.it di Santa Margherita d’Adige (PD); l’annullo filatelico donato da Sig.a Mara e Sig.a Laura di Badia Polesine.

    Questi “pezzi unici”, assieme a tutto il materiale da collezione riferito a Pinocchio sono abitualmente presenti nella sede di “Usate Rarità”, collocata nelle seicentesche ex scuderie del Palazzo Fracanzani ad Este in via Zanchi 6, a fianco del cinema Farinelli e del Duomo. Nel curato spazio si può accedere liberamente, così come nelle mostre ove i visitatori possono ammirare i pezzi esposti, frutto di anni di ricerche del Presidente Roberto Bevilacqua e non messi in vendita.

    La mostra “Pinocchio, carissimo Pinocchio” è richiedibile da entità culturali, istituzioni pubbliche e da privati rivolgendosi a Roberto Bevilacqua al 347/1758528.

  • Nuove opere d’arte a Badia

    Nuove opere d’arte a Badia

    Nello scorso mese di settembre un nuovo intervento decorativo ha arricchito gli ambienti del municipio badiese. L’iniziativa è stata portata a termine cento anni dopo i dipinti effettuati nell’allora palazzo pretorio dall’artista badiese Azzo Amedeo Bianchi, poi trasferitosi per matrimonio a Catania, ove realizzò, tra gli altri, pure un ritratto allo scrittore Giovanni Verga.

    A portare a compimento il nuovo ciclo pittorico – in un elegante disegno floreale sottoposto al parere del Ministero per i Beni e le Attività culturali – sono state alcune giovani decoratrici formatesi alle Accademie di Belle Arti di Bologna e Venezia, (nell’istituto artistico bolognese opera da anni, in qualità di docente, il badiese Marco Lazzarato).

    Le ragazze – Barbara Bulgarelli, Valentina Bissoli, Nathalie Antonioli e Vera Vitali (della Cooperativa Eidos di Castelmassa), Jessica Disarò e Gaetanina Verdecchia – sono state seguite dalle docenti Carmina Moschella di Bologna e Giliana Gavioli di Modena, e hanno attuato la decorazione nell’ambito di un corso di specializzazione in Decorazione Pittorica Edile e Architettonica. Un’iniziativa finanziata dalla Comunità Europea e posta sotto il patrocinio della Regione Veneto (Direzione Regionale Formazione) e di Alta Formazione. Ha collaborato al progetto, in qualità di organismo erogatore, la società Coop.Services S.C. di Este (Padova).

    Per una ventina di giorni la sala municipale è stata dunque trasformata in una sorta di bottega d’arte rinascimentale, in cui hanno trovato posto colori, pennelli, fogli con disegni, secchi e tutto il necessario per dipingere i soffitti. Nei momenti di pausa si poteva vedere la sala trasformata in una sorta di cenacolo culturale nel quale le artiste facevano il punto della situazione e si godevano il meritato riposo dopo la non certo semplice posizione, che le costringeva a lavorare sopra un’impalcatura, tutt’altro che comode.

    Il lavoro delle giovani artiste è stato subito apprezzato dal pubblico che accede agli uffici del municipio (un gradevole edificio probabilmente già presente nel 14° secolo). I dipinti, realizzati nel lato ovest, rappresentano mazzi di gigli e margherite incorniciati da nastri, dal sapore Art Decò, al pari di quelli del lato est, anch’essi caratterizzati da foglie e fiori.

    Entrambi i bozzetti per i fregi, che contornano le anticamere della segreteria generale e quella del sindaco, sono stati progettati dalle decoratrici della Cooperativa Eidos, partecipanti al corso.

    Questo gruppetto di decoratrici è un’impresa composta di quattro giovani e affiatate ragazze, formatesi prima all’Istituto Statale d’Arte di Castelmassa e, successivamente, all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Un’impresa tutta femminile dunque, e per certi aspetti coraggiosa e da incentivare, perché scommette nuovamente sull’arte decorativa (ma anche sul restauro conservativo e sulla bioedilizia) in una fase storica in cui questo genere pittorico è meno richiesto che nel passato. E ciò a causa dei nuovi modelli culturali che prediligono altre forme d’arte e, in secondo luogo, a causa della scomparsa dei maestri decoratori, autentiche testimonianze di una cultura secolare.

    Un genere un tempo fiorente ed apprezzato a Badia dove nel corso dei secoli operarono riconosciuti maestri. Oltre al citato Amedeo Bianchi, vanno ricordati Filippo Zaniberti, Sebastiano Santi, Giovanni Abriani e, più recentemente, i badiesi Valentino e Ivan Tardivello e Federico Belloni, autore della grandiosa decorazione sul soffitto della Farmacia Sonetto, ultimi eredi di una scuola artistica che affondava le proprie radici in un passato di grande tradizione, sviluppatosi, con grande prestigio, sotto la Repubblica di Venezia.

    Ma forse è proprio perché non ci sono più quei maestri e quei modelli culturali, che oggi potrebbero aprirsi nuove opportunità professionali per queste ragazze. E del sostegno all’iniziativa va dato merito a istituzioni quali la Comunità Europea e la Regione Veneto, ma anche a quei professionisti, in primis alle docenti Moschella e Gavioli e al prof. Marco Lazzarato, che hanno seguito la loro formazione. Da non dimenticare poi il sindaco Gastone Fantato e l’assessore alla cultura Cristian Sartori, che hanno prontamente e orgogliosamente messo a disposizione le sale municipali per la realizzazione dell’intervento pittorico.

    Grazie, dunque, alla sinergia economica e culturale tra istituzioni pubbliche e private e alla volontà di alcune persone sensibili nel riproporre un’importante tradizione, Badia Polesine può oggi sentirsi culturalmente più ricca, disponendo di un’opera sicuramente interessante, che non solo offre piacere a chi ne fruisce visivamente, ma che costituisce anche una sorta di nuovo punto di partenza per lo sviluppo dell’arte pittorica in questa provincia.

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