Alle porte dei sessant’anni da quel drammatico 14 novembre 1951, il tempo ha ormai cancellato le profonde ferite, ma il ricordo di quei giorni, colmi di dolori, di ansie e di speranze, continua a mantenersi vivo anche in virtù di periodiche mostre fotografiche, e si rinnova ogni qualvolta il grande fiume viene interessato da notevoli piene.
Nel nostro Polesine la sicurezza idraulica è sempre un problema di viva attualità, oggi meno preoccupante grazie ai molti lavori di rinforzo delle arginature del grande fiume. Ma a Bottrighe c’è un cruccio: pur esistendo da tempo un accordo, sottoscritto dai sindaci di Adria e Corbola, ancora si attende la rampa di emergenza – più volte promessa – di collegamento al nuovo ponte sul Po, situato a valle del paese ed intitolato alla “Brigata Cremona”, in ricordo della Liberazione, il 25 aprile 1945.
Nel corso dei secoli il maggiore fiume italiano ha seminato lutti e rovine tra le popolazioni rivierasche. Dalla famosa rotta di Ficarolo del XII secolo, che spostò l’alveo del fiume più a settentrione, dividendo in due parti l’antico territorio a sud di Adria – e precisamente il territorio detto delle Corbole – molte alluvioni per straripamenti si susseguirono, soprattutto alla sinistra del fiume, dove si trovava la Corbola Veneta, ovvero le attuali Bottrighe e Bellombra.
Nel secolo XVI, tra rotte e tracimazioni, il fiume uscì dal suo letto in quest’area per ben sedici volte. Non meglio andarono le cose nei due secoli successivi.
Nel XVIII secolo, poi, si registrarono rotte di grande entità: nell’autunno del 1772, dopo un inverno ed una primavera di piogge torrenziali, che tra l’altro provocarono anche una grave carestia con un triste esodo della popolazione, il Po straripò a Panarella. Quello che rimase (davvero poco) andò completamente distrutto. Il 19 ottobre 1792 il Po ruppe a Papozze e l’acqua allagò un territorio davvero vasto: da Polesella sino al mare, comprendendo tutte e due le parti del Canalbianco. I danni furono ingentissimi e morirono quasi tutte le piante da frutto.
Gravi anche gli allagamenti subiti anche nel corso del XIX secolo: nel 1839, causa l’immensa quantità d’acqua scesa dalle montagne, molti fiumi italiani tracimarono allagando intere provincie, il Po per ben tre volte rinnovò consecutivamente la sua piena raggiungendo i 2,35 metri di altezza sopra la guardia. Nonostante le diverse rotte, con gravissimi danni e mortalità di persone e bestiame, la piena del fiume rimase a lungo minacciosa, protraendosi per ben 78 giorni consecutivi.
Se il Po ha costituito nel tempo una minaccia ed è stato causa di luttuose inondazioni, non va dimenticato che nell’Ottocento a Bottrighe giunsero anche le acque alluvionali dell’Adige. La rottura degli argini del secondo fiume d’Italia avvenne a Legnago a metà settembre 1882 e raggiunse questa zona il 4 ottobre cosicché il paese di Bottrighe rimase allagato per quasi cinque mesi, con un altezza di un metro.
Eventi disastrosi, che è bene ricordare anche per non abbassare il livello di attenzione nei confronti del grande fiume e continuare a apportare al territorio le migliorie necessarie al fine di assicurare una sempre più elevata sicurezza.
A Bottrighe il problema di una via di fuga, in caso di calamità, si ripresenta con le piene del fiume, che si ripetono specie nelle stagioni invernali e primaverili, e permane pertanto viva l’attesa della costruzione di una rampa in grado di favorire un rapido accesso al ponte.









