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Archivi: Articoli d’archivio

  • Bottrighe e il grande fiume

    Bottrighe e il grande fiume

    Alle porte dei sessant’anni da quel drammatico 14 novembre 1951, il tempo ha ormai cancellato le profonde ferite, ma il ricordo di quei giorni, colmi di dolori, di ansie e di speranze, continua a mantenersi vivo anche in virtù di periodiche mostre fotografiche, e si rinnova ogni qualvolta il grande fiume viene interessato da notevoli piene.

    Nel nostro Polesine la sicurezza idraulica è sempre un problema di viva attualità, oggi meno preoccupante grazie ai molti lavori di rinforzo delle arginature del grande fiume. Ma a Bottrighe c’è un cruccio: pur esistendo da tempo un accordo, sottoscritto dai sindaci di Adria e Corbola, ancora si attende la rampa di emergenza – più volte promessa – di collegamento al nuovo ponte sul Po, situato a valle del paese ed intitolato alla “Brigata Cremona”, in ricordo della Liberazione, il 25 aprile 1945.

    Nel corso dei secoli il maggiore fiume italiano ha seminato lutti e rovine tra le popolazioni rivierasche. Dalla famosa rotta di Ficarolo del XII secolo, che spostò l’alveo del fiume più a settentrione, dividendo in due parti l’antico territorio a sud di Adria – e precisamente il territorio detto delle Corbole – molte alluvioni per straripamenti si susseguirono, soprattutto alla sinistra del fiume, dove si trovava la Corbola Veneta, ovvero le attuali Bottrighe e Bellombra.

    Nel secolo XVI, tra rotte e tracimazioni, il fiume uscì dal suo letto in quest’area per ben sedici volte. Non meglio andarono le cose nei due secoli successivi.

    Nel XVIII secolo, poi, si registrarono rotte di grande entità: nell’autunno del 1772, dopo un inverno ed una primavera di piogge torrenziali, che tra l’altro provocarono anche una grave carestia con un triste esodo della popolazione, il Po straripò a Panarella. Quello che rimase (davvero poco) andò completamente distrutto. Il 19 ottobre 1792 il Po ruppe a Papozze e l’acqua allagò un territorio davvero vasto: da Polesella sino al mare, comprendendo tutte e due le parti del Canalbianco. I danni furono ingentissimi e morirono quasi tutte le piante da frutto.

    Gravi anche gli allagamenti subiti anche nel corso del XIX secolo: nel 1839, causa l’immensa quantità d’acqua scesa dalle montagne, molti fiumi italiani tracimarono allagando intere provincie, il Po per ben tre volte rinnovò consecutivamente la sua piena raggiungendo i 2,35 metri di altezza sopra la guardia. Nonostante le diverse rotte, con gravissimi danni e mortalità di persone e bestiame, la piena del fiume rimase a lungo minacciosa, protraendosi per ben 78 giorni consecutivi.

    Se il Po ha costituito nel tempo una minaccia ed è stato causa di luttuose inondazioni, non va dimenticato che nell’Ottocento a Bottrighe giunsero anche le acque alluvionali dell’Adige. La rottura degli argini del secondo fiume d’Italia avvenne a Legnago a metà settembre 1882 e raggiunse questa zona il 4 ottobre cosicché il paese di Bottrighe rimase allagato per quasi cinque mesi, con un altezza di un metro.

    Eventi disastrosi, che è bene ricordare anche per non abbassare il livello di attenzione nei confronti del grande fiume e continuare a apportare al territorio le migliorie necessarie al fine di assicurare una sempre più elevata sicurezza.

    A Bottrighe il problema di una via di fuga, in caso di calamità, si ripresenta con le piene del fiume, che si ripetono specie nelle stagioni invernali e primaverili, e permane pertanto viva l’attesa della costruzione di una rampa in grado di favorire un rapido accesso al ponte.

  • Il Cras di Polesella

    Il Cras di Polesella

    Dov’era la luna? ché il cielo notava in un’alba di perla, ed ergersi il mandorlo e il melo parevano a meglio vederla. Venivano soffi di lampi da un nero di nubi laggiù; veniva una voce dai campi: chiù…

    La suggestione dei versi del Pascoli, nella poesia ‘L’assiuolo’, è solo uno spunto di riflessione ed il punto di partenza nella presentazione del Centro Recupero Animali Selvatici. L’assiolo è un rapace notturno, di piccole dimensioni, che sta tornando a popolare anche le nostre zone.

    Quando incontrai il dott. Luciano Tarricone, responsabile del Cras, per conoscere meglio l’attività del Centro di Polesella, egli stava curando un esemplare di assiolo. Che incanto di fronte a questo piccolo rapace notturno. Che incanto il pensiero del suo canto notturno… Il Cras ha lo scopo di curare e reimmettere in natura quegli individui di specie selvatiche di particolare interesse naturalistico rinvenuti feriti o debilitati all’interno del territorio provinciale.

    Il Centro Recupero Animali Selvatici (Cras) della Provincia di Rovigo è stato istituito nel 2003 a Garofolo, grazie all’impegno della Provincia, del veterinario Luciano Tarricone e delle Associazioni fondatrici (WWF di Rovigo e Lipu di Adria). Lo spostamento del Cras a Polesella in un’idonea sede risale al 2007; si sostiene in parte grazie a fondi privati, in parte grazie a fondi pubblici (quelli per l’appunto ad opera della Provincia).

    Il Centro di Polesella è gestito dal dott. Luciano Tarricone coadiuvato dalla dott.ssa Marta Zin. “La cura di animali selvatici è sempre stata una mia grande passione – spiega il dott. Luciano Tarricone – In zona mancavano delle strutture adeguate all’accoglimento e alla cura di questi animali. E da lì è iniziata l’avventura: prima con fondi privati, poi con l’ausilio anche del pubblico, ho cercato di creare una realtà di sostegno e di cura per la fauna selvatica”.

    La percentuale maggiore di animali, che vengono accolti e curati, hanno subito dei traumi (incidenti stradali, incidenti accidentali contro fili della luce, contro finestre o altri ostacoli); si tratta per la maggiore di uccelli predatori, suddivisi in rapaci diurni e notturni.

    Tra le patologie riscontrate, per la maggiore si hanno l’intossicazione da prodotti chimici e ratticidi, debilitazioni e parassitosi, il ferimento con armi da fuoco. “Solitamente una buona percentuale degli animali che giunge al centro sopravvive e viene quindi reintrodotta nell’ambiente naturale” – spiega il dott. Tarricone. Tra le specie ospitate presso il centro si hanno rapaci notturni quali civette, barbagianni e gufi comuni e rapaci diurni quali poiane, sparvieri e gheppi. Non mancano anche diverse specie acquatiche come aironi, gabbiani ed anatidi. Il centro ha ospitato, oltre a centinaia di individui di specie comuni, anche specie rare o inusuali, come gru, pellegrini, fenicotteri, gruccioni e tartarughe marine, provenienti dalla zona del delta del fiume Po.

    Il centro di Polesella offre diverse tipologie di servizi (dalla medicina generale alla chirurgia, dalla radiologia all’endoscopia, dall’ecografia alla chirurgia ortopedica, al servizio day hospital) alcuni molto innovativi. Diagnosi e prime cure sono immediate, in quanto le prime ore dopo il ferimento sono fondamentali per la sopravvivenza dell’animale: lastre per verificare la presenza di fratture, somministrazione di ricostituenti ed antibiotici sono tra le prime azioni di prassi. Una volta determinata la patologia si procede a cure più approfondite.

    Le attrezzature utilizzate sono all’avanguardia; presso il centro si effettua ad esempio la radiologia digitale che dà la possibilità di individuare fratture su animali anche di piccole dimensioni. Una parte del centro è adibita al recupero e alla cura degli animali selvatici dopo gli interventi di varia natura di cui abbisognano. Questa parte è attrezzata con voliere di piccole e grandi dimensioni e con vasche per gli animali acquatici. Qui le specie trascorrono il periodo del post operazione: sono sistemate nelle voliere piccole per la terapia del primo periodo, in quelle più grandi per riabituarle a poco a poco a movimenti che richiedono uno spazio più ampio. Periodicamente il loro stato di salute e soprattutto di recupero della funzionalità degli arti viene verificato, anche con prove simulate di volo.

    Prima della liberazione ogni “paziente” del centro deve tornare in perfetto stato fisico ed essere in grado di badare alle proprie esigenze una volta rimesso in libertà. Prima del rilascio gli animali vengono opportunamente inanellati, ovvero alla zampa viene apposto un anello metallico con un codice personalizzato, grazie al quale è possibile identificarli in caso di un loro secondo recupero.

    Negli ultimi anni è notevolmente cresciuta la sensibilità nei confronti della fauna selvatica; “sono molti i privati che portano al centro animali con traumi per farli curare – racconta il dott. Tarricone – e questo è un buon segnale che lascia pensare ad un rispetto sempre maggiore nei confronti dell’intero ecosistema”. Anche la Provincia è molto attenta a queste problematiche ed organizza degli appuntamenti di educazione ambientale rivolti in primis alle scuole. “Spesso, dopo mesi di cura di un animale selvatico, organizziamo insieme alla Provincia, dei momenti di educazione ambientale con i ragazzi, che assistono incuriositi alla liberazione di queste specie. Il momento della liberazione è magico, ricco di suggestione anche per noi adulti; i ragazzi si lasciano letteralmente rapire dal fascino di questi animali”.

    In questo modo si fa cultura, si insegnano ai ragazzi le peculiarità di ogni singola specie, si insegna loro il rispetto per l’ambiente. Il dott. Tarricone punta molto a questo aspetto, fondamentale per far conoscere alle giovani generazioni l’importanza del rispetto e della cura per tutte le specie animali. Rispetto per l’ambiente significa anche attenzione in termini di inquinamento della natura che ospita le specie animali. Lo scorso anno, lo sversamento di migliaia di tonnellate di idrocarburi dall’ex raffineria Lombarda Petroli, nel fiume Lambro, con conseguente inquinamento del fiume Po ha destato molte preoccupazioni. “Per fortuna non abbiamo avuto interventi legati a questo grave fatto di inquinamento ambientale; ma campanelli d’allarme come questo devono indubbiamente far riflettere”.

    Il dott. Luciano Tarricone è responsabile del Cras, di Rovigo (Polesella) e di Codigoro (Garzaia). È socio SIVAE, Società Italiana Veterinari Animali Esotici, dalla fondazione della stessa. Si occupa di Medicina d’urgenza del cane e del gatto, Cardiologia ed Endoscopia. Si occupa inoltre di medicina e chirurgia dei nuovi animali da compagnia e degli animali selvatici. Per qualsiasi informazione sull’attività del centro è possibile consultare il sito http://www.ambulatorio-tarricone.it

  • La Strada del Morto di Badia

    La Strada del Morto di Badia

    Dell’importanza naturalistica della località badiese denominata Boscovecchio parleremo diffusamente nel prossimo numero del Ventaglio. Ora ci limitiamo ad un’anticipazione legata a una particolarità che chiama in causa l’attività, in questa zona appartata, di una o forse due importanti figure del ‘400, che eccelsero nell’arte pittorica.

    Ci portiamo dunque in località Boscovecchio deviando dalla strada che da Badia porta a Colombano, per raggiungere l’agriturismo “Ranch 555” (di cui parleremo in modo più dettagliato nel prossimo intervento su questa rivista). Dopodiché ci dirigiamo verso un filare che si erge maestoso e che ha, nonostante la bellezza, un nome inquietante e misterioso, la Strada del morto.

    Toponimo che deriva quasi certamente dal fatto che il percorso seguiva un antico paleoalveo, (un ramo morto del fiume appunto). L’ambiente comunque è tutt’altro che spaventoso: risulta essere uno degli ultimi filari alberati dell’intero Polesine, e rappresenta la testimonianza di un’epoca del passato che si è preservata forse a causa della proprietà pubblica, evitando così l’eliminazione delle piante.

    Per tale zona il WWF, assieme a Legambiente, ha prodotto un dossier al fine di ottenerne l’inclusione negli elenchi delle aree ritenute di interesse paesaggistico; e recentemente, a causa della sua bellezza e singolarità ambientale, quel filare è stato dichiarato dalla Regione Veneto ‘percorso a mobilità non motorizzata’ destinandolo così ad una più ampia e adeguata fruizione.

    Percorrere la “Strada del morto” è dunque piacevole, ma è nella parte terminale della via che si scopre il segreto più intrigante: un tratto della strada risulta pavimentato a mattoni messi di taglio. Forse la pavimentazione prosegue, ma si fa indistinta in quanto coperta dalla terra; inoltre il cotto è molto rovinato, come se fosse stato posto in tempi antichi. Un mattone è stato anche estratto e depositato in Abbazia, ed ha sicuramente un aspetto molto antico.

    A memoria d’uomo, raccontano gli abitanti del posto, tale pavimentazione è sempre stata così, anzi un tempo se ne vedeva una porzione più lunga. Lecito chiedersi che senso ha pavimentare in tale modo una strada di campagna. Guido Chieregato, originario del luogo e sua “memoria storica”, propone un’interessante ipotesi, che si riconduce a una importantissima notizia (perlomeno in termini di interesse polesano) pubblicata sull’ultimo numero di Wangadicia, la rivista di studi storici del Sodalizio Vangadicense.

    Ci riferiamo alla scoperta che un maestro della pittura gotica, Antonio da Ferrara (nato circa 1370 – morto circa 1447-9), che produsse opere diffuse tra l’Emilia Romagna e le Marche. Recente la scoperta che era originario da Badia Polesine. Conosciuto infatti come Antonio Alberti, in realtà si chiamava Antonio de Recchis, ed era originario “de castro abbatiae polexine de rodigio”. La sua famiglia gestiva una fornace al Pizzon (la zona badiese ove l’Adigetto si stacca dall’Adige), ma possedeva vari terreni al Boscovecchio.

    E’ dunque possibile che i mattoni prodotti nella fornace siano stati utilizzati per pavimentare la strada che portava ai loro appezzamenti; o forse era presente anche qui un’altra fornace, visto che a Badia fin dal ‘200 ne erano attive varie. In tal caso la strada – che compare già in documenti del ‘700 conservati nell’archivio dell’Abbazia – potrebbe essere fatta risalire addirittura alla metà del ‘300.

    G. Giuliani, autore dello studio sul pittore, congettura che i primi rudimenti dell’arte possano essere stati appresi dal de Recchis proprio alla fornace; presso queste infatti si sviluppavano anche botteghe di ceramiche, documentate in quel tempo anche a Badia. Ed è appunto probabile che Antonio abbia appreso l’arte, prestando la sua opera presso qualche “scudelaro” (così erano detti i ceramisti), l’uso di colori e pennello.

    E’ bello dunque pensare che nel Bosco Vecchio badiese siano nate le prime opere di un importante maestro della pittura.

    Per inciso, l’aria del luogo deve essere favorevole all’esperienza artistica, se è vero che la vicina Villafora diede i natali, circa mezzo secolo dopo, al maestro miniaturista Antonio Maria detto da Villafora (attivo dal 1467-1510) i cui codex istoriati sono custoditi in alcune delle più importanti collezioni del mondo.

    Anche in relazione a tutto ciò, a nostro parere, la strada meriterebbe una maggiore valorizzazione e l’avvio di una prospezione archeologica per chiarire la sua origine e la sua età, prima che il tempo non ne faccia scomparire le ultime tracce.

  • Sulle tracce di Galileo Chini

    Sulle tracce di Galileo Chini

    In occasione dell’importante mostra “Galileo Chini e la Toscana”, allestita a Viareggio presso il Palazzo delle Muse sino al 5 dicembre 2010, anche a Rovigo è nata un’iniziativa interessata alla ricerca di tracce della produzione dell’artista fiorentino.

    Ne è nato un percorso di conoscenza nel capoluogo polesano, promosso dalla Delegazione FAI rodigina e dagli “Amici della Bici”, esteso a vari edifici liberty (l’epoca di principale riferimento dell’artista toscano), individuando l’intervento di Galileo Chini presso il “Padiglione Camerini”, nella zona dell’ex ospedale e poi, ad un paio di chilometri di distanza, presso il cimitero rodigino, nella cappella funeraria, sempre della famiglia Camerini1. Ho avuto inoltre modo di “scoprire” una terza testimonianza di Galileo Chini presso l’edificio delle Poste del capoluogo.

    Innanzitutto va ricordato come Galileo Chini, vissuto dal 1873 al 1956, sia stato uno degli artisti di maggior rilievo nel panorama italiano e internazionale dell’art nouveau. Fondò a Firenze, insieme ad alcuni amici, “Arte della Ceramica”, una manifattura di ceramica artistica che si ispirava alle più moderne tendenze inglesi e francesi, allontanandosi dal solco della produzione ceramista italiana.

    A causa di dissapori con gli altri soci, Galileo e il cugino Chino Chini avviarono una nuova manifattura a Borgo San Lorenzo; il primo ne assunse la direzione artistica, mentre a Chino fu affidata la direzione tecnica.

    Gli innumerevoli impegni di Galileo gli impedirono talvolta di realizzare direttamente le ceramiche. Si limitò pertanto a fornire solo i disegni per le sagome e i decori, che poi vennero realizzati sotto l’accurata direzione di Chino, depositario di formule chimiche segrete. La nuova produzione coprì anche il settore vetrario, abbandonando le ridondanti forme dello Stile floreale, per orientarsi verso geometrie più rigorose. Nacquero così i manufatti tipici delle “Fornaci San Lorenzo”, così chiamata in onore del Santo Protettore. E, come marchio distintivo della fabbrica, dal 1906 al 1919 fu usata una graticola, simbolo del martirio di San Lorenzo, con un giglio stilizzato e la scritta “Mugello”, il tutto dipinto a mano.

    Dopo il 1919 e sino al 1939, la grata fu inscritta in un cerchio e apposta quasi sempre con timbro oppure incisa; al solo nome di “Mugello”, si aggiunse la scritta “Chini e Co” e, a volte, anche “Fornaci S. Lorenzo Borgo San Lorenzo Italia”, soprattutto se il pezzo era destinato all’esportazione2.

    Un’altra fonte d’ispirazione, alla quale per la verità l’Europa attingeva da quasi due secoli, fu l’Oriente, conosciuto da Galileo di persona, in quanto soggiornò a Bangkok dal 1911 al 1914, per decorare la reggia del sovrano siamese. Intrecci vegetali e figure appiattite caratterizzarono questo tipo di decorazione.

    Un aspetto rilevante, infine, per comprendere la personalità di Galileo fu la produzione di ceramiche per l’architettura, delle quali si hanno rimarchevoli esempi anche a Rovigo. Questi i tre siti individuati nel capoluogo con riscontri dell’arte di Galileo Chini:

    1. L’ex Ospedale

    Una striscia di maioliche realizzate dalla fabbrica Chini, con papaveri bordeaux stilizzati di chiara impronta “modernista”, ispirata cioè alle tendenze artistiche francesi ed inglesi, si dipana lungo due lati del Padiglione Camerini, in stato purtroppo di grave abbandono. Le piastrelle risultano pertanto danneggiate e ricoperte da intenso fogliame che crea delle profonde crepe; il risultato dell’intervento artistico, comunque, si presenta ancora oggi pregevole.

    2. Il camposanto

    Spostandoci in via Oroboni, presso il Cimitero di Rovigo, possiamo ammirare la Cappella funeraria della famiglia “Camerini”, anch’essa da tempo trascurata e abbandonata, testimonianza fondamentale dello stile fresco ed eclettico di Galileo Chini. Splendide e raffinate piastrelle con vasi di papaveri, che simboleggiano il sonno eterno, arricchiscono il sottarco d’entrata alla Cappella, al cui interno spiccano vasi di crisantemi di vari colori, rami d’olivo, alloro, quercia e cipresso2.

    Ma l’attività artistica liberty della fabbrica di Galileo Chini a Rovigo non si esaurisce qui!

    3. Il Palazzo delle Poste

    Qualche tempo fa, ebbi modo di fare una felice scoperta. Alla fine degli anni ‘30 fu edificato, lungo l’attuale Corso del Popolo, allora Corso Littorio, il Palazzo delle Poste, al cui interno, dopo i recenti importati interventi di restauro, ho potuto ammirare ed apprezzare le vetrate della fabbrica dell’artista toscano.

    In una delle formelle, infatti, si distingue chiaramente il marchio di fabbrica, cioè la grata di San Lorenzo, con la scritta “Chini e Co Fornaci S. Lorenzo Borgo San Lorenzo Italia”. Si tratta di una decorazione tipica della fabbrica di San Lorenzo, caratterizzata dalla presenza di elementi vegetali stilizzati, cachepot e putti reggenti piatti ricolmi di frutta in bilico su “petali fiori / cornucopie”.

    La conclusione di questo itinerario rodigino non può essere che una sola: Rovigo non può e non deve dimenticare un artista conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo. FAI, FIAB, Legambiente, Italia Nostra si stanno da tempo muovendo, per tentare di preservare questo straordinario patrimonio. Auspicabile, pertanto, che l’Amministrazione Comunale, la Soprintendenza e tutti gli altri interessati si attivino in tempi brevi.

  • L’Oratorio della B. V. del Rosario

    L’Oratorio della B. V. del Rosario

    Nell’ubertosa e vasta campagna, a nord dell’abitato di Occhiobello, quasi al limitare con Fiesso, da cui è divisa dal corso dello scolo Poazzo, antico confine veneto-estense, in località Rizza, sorge l’ottocentesco Oratorio della B.V. del Rosario.

    La chiesa (6 m x 6 x 3,50), è oggi incorporata al centro di una grande costruzione agreste dominicale, che in alcuni ambienti di servizio presenta elementi architettonici (capitelli dorici ed aperture ad arco) risalenti con tutta probabilità al XVII – XVIII secolo.

    Un primo oratorio, dedicato alla Vergine Addolorata, di ragione di don Sisto Sturati, viene segnalato già ai primi del XVIII secolo. In questo tempietto, all’epoca a carattere privato, interessante da notare è la presenza della Confraternita del SS. mo Sacramento (con cappa rossa).

    L’attuale edificio, costruito sopra il precedente, risale ai primi decenni del XIX secolo. Nel 1843 l’oratorio, appartenente al signor Gaetano Melio di Gurzone, venne restaurato; l’anno seguente, il 17 giugno 1844, su mandato del Vescovo di Adria mons. Antonino Bernardo Squarcina, la chiesa fu benedetta dall’Arciprete di Stienta don Pietro Suzzi, presenti in qualità di testimoni il Curato di Gurzone don Brugnoli e tal «don Gramegna nativo del luogo». Segnalato di proprietà Natali (1862), quindi del signor Carlo Cacciotti di Fiesso (Visita Pastorale mons. Pio Tommaso Boggiani, 1910), la chiesa nel XX secolo passò dapprima alla famiglia Gozzo (Giacomo Gozzo ne è proprietario nel 1946) quindi agli attuali titolari, signori Chinaglia.

    L’edificio presenta la caratteristica facciata percorsa da quattro lesene che sostengono un piccolo frontone caratterizzato nella parte centrale da un oculo chiuso. Sopra la porta di accesso al tempietto, in una lunetta realizzata a mo’ di piccolo frontone, appare la dicitura “Ave Maria”. Il tetto a capanna è sovrastato da un piccolo campanile con campana, il quale si erge sulla destra del frontone che è completato da due pinnacoli di cui uno posizionato a sinistra e il secondo nella parte sommitale.

    Il sacro edificio presenta linee semplici e rigidamente squadrate, tipiche dell’architettura ottocentesca, simili a quelle riscontrabili nel vicino oratorio di S. Antonio Abate in località Piacentina, entrambi soggetti alla giurisdizione della Parrocchia di Gurzone.

    All’interno da notare l’altare voluto dal Melio, sul cui prospetto murale è dipinto l’affresco della B.V. del Rosario col Bambino, ancor oggi visibile, anche se quasi illeggibile, a causa di un restauro operato da mano improvvida, forse di tintore di porte, attorno al 1960.

    Secondo la tradizione popolare l’affresco della Vergine non sarebbe stato dipinto, ma sarebbe miracolosamente apparso sulla parete della lavanderia che sorgeva in quel punto della corte dominicale, attorno al 1840: in verità, come visto in precedenza, una chiesa era già esistente all’epoca dell’evento prodigioso, e venne in tale occasione incorporata nelle rimesse della possessione dominicale.

    L’altare è arricchito da un paliotto con la corona mariana posto sotto un arco dagli ornati di gusto neoclassico; sullo stesso fu pure posta, nel periodo tra le due guerre mondiali, una curiosa statuetta della Madonna di Loreto, patrona degli aviatori, oggi visibile nella sacrestia retrostante l’altare stesso. Sulla parete a destra dell’altare è visibile la concessione dell’erezione dei quadri della Via Crucis (12 giugno 1892), con la facoltà, in base ai decreti dei Papi Clemente XIII e Benedetto XIV, di lucrare l’indulgenza, a firma del Vicario dell’Ordine dei Cappuccini Fra’ Guglielmo Manrisio.

    Ai muri della chiesa e della retrostante sacrestia sono da segnalare infine numerosi ex-voto (spille, anellini, vere in oro ed argento e collanine di corallo, rosari e granate di guerra, quadri). Oggi è presente solo una minima parte degli innumerevoli ex voto, perché trafugati da ignoti nel giugno 1974.

    L’oratorio fino a qualche anno fa ospitava una bella festa patronale con funzioni religiose e momenti conviviali che si svolgevano nella corte rurale. Una tradizione che purtroppo si è interrotta, che però non ha lasciato il tempietto in stato di abbandono: attualmente vi si celebra a richiesta, ed il sacro edificio è utilizzato soprattutto per suggestivi matrimoni agresti nella quiete della campagna polesana.

  • Tradunt 2024

    Tradunt 2024

    TRADUNT – Territorio, Risorse ed Ambiente Disponibili con l’Uso delle Nuove Tecnologie è un progetto sostenuto dalla Fondazione Banca del Monte di Rovigo assolvendo alla mission istituzionale di far conoscere, valorizzare e promuovere il territorio in cui opera al fine di renderlo attraente • Giancarlo Lovisari e Giorgio Lazzarini durante la e fruibile, mettendone in luce peconferenza stampa di presentazione culiarità e caratteristiche. Alla fine del 2024 è stata prelizzare una nuova attività che implementa il sentata l’integrazione dell’iniziativa, nata nel progetto stesso: per ciascuno dei sei percorsi 2023, che ha visto capofila il Circolo cultudi visitazione sono state realizzate le stampe, rale ARCI 2 giugno 1946 APS con partners che sono ora disponibili presso i beni censiti, WWF, FIAB, SLOW FOOD, CPSSAE, ASSOi Comuni coinvolti e gli Uffici IAT, dove preNAUTICA, oltre ai Comuni di Adria, Badia senti. Le mappe stampate hanno una granPolesine, Bosaro e Fratta Polesine, che dissima visibilità, sia mediatica che diretta, hanno assicurato il patrocinio in sede di pare consentono una modalità di fruizione antecipazione al bando, a cui si è successivacora maggiore degli itinerari. mente aggiunto anche quello di Rovigo. La Le stesse mappe sono rese disponibili, in Provincia di Rovigo ha fornito materiale informato digitale, anche attraverso il sito interformativo reso disponibile nel progetto. net dedicato www.tradunt.it. In ciascuno dei Confermate le collaborazioni con le reluoghi indicati nelle mappe è inoltre presente altà già coinvolte, l’intervento della Fondauna targhetta, contenente un QR Code, che rizione Banca del Monte di Rovigo per manda ai contenuti multimediali di illustral’edizione 2024 è stato fondamentale per reazione del bene, pubblicati anche nel sito. Scopo ultimo di TRADUNT è quello di favorire la fruizione lenta ed ecologicamente sostenibile del patrimonio ambientale, culturale, naturalistico, paesaggistico, enogastronomico, storico, architettonico, archeologico del Polesine. La possibilità di veicolare contenuti informativi sui canali disponibili (siti web, ma soprattutto giornale on line, web radio e You Tube) consente di raggiungere il vasto pubblico anche per comunicare eventi, manifestazioni, iniziative che risulteranno collaterali ed integrate con le iniziative progettuali.

    Si tratta, come detto, di sei mappe, che comprendono complessivamente 150 siti visitabili e tabellati, contraddiste da diversi colori: l’azzurro “Terre alte”, che ripercorre il territorio del Medio-Alto Polesine ricco di oasi e siti ambientali; il grigio “Memorie del Po” conduce dal Canalbianco al grande fiume evidenziando storiche dimore estensi e veneziane; il giallo “Andar per ville” è dedicato a Lendinara e Fratta Polesine; il verde, denominato “Tra i campi di Cerere” citando la dea romana del raccolto e della fertilità, che segue un tratto dell’Adige e del Canalbianco valorizzando il paesaggio e raccontando della storia agraria del Polesine nel recente passato; il rosso per l’itinerario che racconta le “terre etrusche e romane”, concentrato sul territorio di Adria; il rosa, scelto per valorizzare la “città di Rovigo” e richiamare l’appellativo che lo collega al fiore. Tutti i percorsi ciclabili sono ad anello, certificati da FIAB, e arrivano fino a 60 chilometri percorribili complessivamente, invitando ad un turismo di più giorni, ma che prevedono anche tratti alternativi per ridurre la durata del percorso. Il nome TRADUNT, oltre ad essere un acronimo, è volutamente collegato al latino il cui significato richiama al narrare, finalità del progetto tenendo conto del fattore green e dell’utilizzo dello spostamento lento come la bicicletta anche in abbinamento con la barca (“bike and boat”). Il progetto è pensato soprattutto per i turisti ma anche per far conoscere il proprio territorio a cominciare dagli stessi polesani. Il Presidente della Fondazione Banca del Monte di Rovigo Giorgio Lazzarini ha così commentato il progetto TRADUNT 2024: “Le bellezze paesaggistiche, culturali, enogastronomiche del Polesine trovano la migliore conferma ed esaltazione con la modalità lenta di visitazione. Inoltre, nell’ottica di sviluppo economico e sociale, presenta opportunità per i concittadini, soprattutto pensando ai giovani che possono intraprendere attività imprenditoriali così da mantenere il legame con la terra di origine. Il progetto, inoltre, consente di conferire al nostro territorio una identità sempre più identificativa e in linea con le necessità ecoambientali. L’offerta turistica, che il Polesine di per sé presenta, viene valorizzata con i percorsi proposti dal progetto TRADUNT che mette a disposizione le nuove tecnologie per divulgarla con maggiore consapevolezza, incuriosendo e richiamando chi proviene da fuori provincia.”

  • Giancarli: un rodigino nel ‘500

    Giancarli: un rodigino nel ‘500

    Nell’ambito della decima edizione di Donne da Palcoscenico proposta a Rovigo da Minimiteatri è stata recentemente presentata la pubblicazione dedicata a Gigio Artemio Giancarli e alla sua opera La Zingana. Il libro è il risultato di un progetto pluriennale che si declina in una rilettura dell’opera che comprende lo studio sull’autore, l’operazione drammaturgica che attualizza il testo e lo rende fruibile ad un pubblico più vasto con nuove tecnologie, la valorizzazione del teatro e della commedia dell’arte.

    L’Associazione Minimiteatri, con questa operazione, ha quindi concluso il percorso a cui si è dedicata con passione e perizia, svolgendo valida attività culturale e di ricerca accanto all’attività teatrale, intesa come laboratori, spettacoli e rassegne. Da tempo la Fondazione Banca del Monte di Rovigo è a fianco dell’Associazione in questo impegnativo e variegato lavoro, ed, in particolare, ha voluto sostenere la realizzazione del progetto dedicato Gigio Artemio Giancarli. Coevo del più famoso ceramista cinquecentesco Xanto Avelli e come lui nato a Rovigo, Giancarli è stato scrittore e drammaturgo, pittore e attore. A lui è riconosciuto il merito del rinnovamento del teatro e della commedia dell’arte che, pur legati alla mentalità rinascimentale, sono evoluti, grazie a lui, verso forme meno elitarie. Per tale motivo Giancarli riscuote l’interesse di diverse università tra cui quelle di Trieste e di Padova che hanno collaborato alla realizzazione del percorso di studio, insieme ad altre istituzioni rodigine come l’Accademia dei Concordi ed il Conservatorio di musica “Francesco Venezze. La pubblicazione, edita dall’Università di Trieste, ripropone la messa in scena della commedia La Zingana, opera superstite, insieme a La Capraria, della copiosa produzione del Giancarli, con un riadattamento del testo per il pubblico di oggi, ricavandone scene site specific, allestite nel Chiostro dell’ex Monastero Olivetano di Rovigo. Tali scene sono godibili tramite i QRCode inseriti nello stesso libro che diventa libro-teatro facendo il lettore anche spettatore. Il volume coniuga diverse finalità: la proposta di nuove forme di comunicazione, conciliando l’antico (il Rinascimento) con il digitale (QRCode, phygital), far conoscere un importante autore rodigino, sostenere il teatro di ricerca, avvicinare il teatro ad un pubblico più eterogeneo, valorizzare luoghi cittadini con architetture storiche e pregevoli, in generale far scoprire il patrimonio culturale del Polesine agli stessi cittadini, portare l’innovativo progetto all’attenzione nazionale. Fondazione Banca del Monte di Rovigo, riconoscendo l’elevato livello di lavoro di Minimiteatri, con la sua direttrice artistica M. Letizia Piva e, convinta della validità dell’iniziativa, ha sostenuto il progetto e ha promosso la divulgazione della pubblicazione presso le biblioteche scolastiche e pubbliche della provincia, con particolare riguardo verso i giovani.

  • CHANGE!

    CHANGE!

    Indetto lo scorso gennaio, il bando “CHANGE! Un fumetto per il cambiamento” è rivolto a studentesse e studenti delle classi III, IV e V degli istituti di istruzione secondaria di secondo grado della provincia di Rovigo ed in particolare ai licei artistici, agli istituti d’arte e agli istituti ad indirizzo grafico. Si tratta di un progetto di Fondazione Banca del Monte di Rovigo, • La conferenza stampa di presentazione nel Salone d’onore del Comune di Rovigo frutto del lavoro congiunto con Associazione Il Manto di Martino, Caritas diocesana di Adria-Rovigo, donne, storie di amicizia e di amore vissute Centro Antiviolenza del Polesine, con il pasenza costrizioni, storie di speranza. trocinio dei Comuni di Rovigo, Adria e LenI progetti saranno valutati da una comdinara, in collaborazione con l’Ufficio missione ed esposti in una mostra pubblica. Scolastico Provinciale e con il supporto della Inoltre tutti gli elaborati saranno successiLibreria del Fumetto Delta Comics. vamente raccolti in una pubblicazione in Il bando ha tra le finalità quello di favoformato cartaceo. rire una riflessione consapevole ed una parIl concorso prevede tre classi vincitrici tecipazione attiva rispetto alla questione ma anche singoli partecipanti a cui sarà oflegata alla violenza maschile contro le ferta la possibilità di aderire ad una masterdonne. La violenza di genere è un fenomeno class con un professionista del mondo del strutturale che affonda le sue radici in un fumetto. modello sociale e culturale di esercizio del L’iniziativa è stata presentata lo scorso 21 potere, nella disparità storica fra uomini e gennaio nel Salone d’Onore del Comune di donne. Questa disuguaglianza ha una maRovigo dal Presidente della Fondazione trice socio-culturale basata sugli stereotipi Banca del Monte di Rovigo Giorgio Lazzadi genere che la riproducono, contribuirini, dall’Assessore alle Politiche Sociali del scono alla formazione di un tessuto sociale Comune di Rovigo Nadja Bala, dal direttore nel quale trovano terreno fecondo compordi Caritas diocesana di Adria-Rovigo Davide tamenti violenti che influiscono sulle relaGirotto, dall’operatrice legale del Centro Anzioni, sul comportamento, sulle scelte tiviolenza del Polesine Annalisa Ghisellini, personali. Solo cambiando il paradigma sodalla presidente del Comitato di pilotaggio ciale, culturale e politico si può contrastare del Centro Maria Grazia Avezzù. la violenza maschile contro le donne. È stata da tutti evidenziata la necessità Il bando propone quindi a ragazze e radi operare per una sensibilizzazione e una gazzi di raccontare, attraverso un breve fupromozione dei temi del rispetto e del conmetto, storie di cambiamento, storie di trasto alla violenza di genere, evidenziando rispetto della dignità e della libertà delle l’importanza di coinvolge i giovani invitandoli, con l’accattivante forma del linguaggio del fumetto, a riflettere e far riflettere i pari e la società per un vero cambiamento sociocultuale. Il tema del contrasto alla violenza merita attenzione continua e gli adulti hanno la responsabilità di offrire alle nuove generazioni esempi di come si possano gestire i rapporti umani e le controversie escludendo la violenza.

    Questo concorso è stato proposto come occasione per pensare a strumenti che valorizzino le relazioni in modo positivo ma anche per mettere l’accento sul cambiamento, su storie di forza e rinascita. L’intervento dei giovani e degli istituti scolastici del territorio rappresenta, oltre che un laboratorio creativo, un impegno educativo e culturale condiviso da tutti i partner del progetto.

  • Avviato il corso di dottorato

    Avviato il corso di dottorato

    Il progetto formativo MUSICA PERSEGUITATA E PATRIMONI MUSICALI prevede due ampie prospettive di ricerca: la musica perseguitata e i patrimoni musicali antichi, storici e moderni. Presentato dal Conservatorio cittadino all’ANVU Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della ricerca, è stato approvato con Decreto Direttoriale n.1944 del 5 dicembre 2024 e, grazie alla partecipazione della Fondazione Banca del Monte di Rovigo, ha potuto vedere l’avvio con l’assegnazione di una borsa di dottorato. Il corso di dottorato avrà durata triennale e produrrà una disseminazione di dati e attività editoriali fino alla gestione sistematica degli aspetti critico-interpretativi riguardanti una nuova progettazione concertistica che, a sua volta, includerà a vari livelli le musiche argomento del corso, continuando e sviluppando con rigore metodologico di ricerca settori di produzione artistica già diffusi e graditi al territorio. Esso, altresì, permetterà agli studenti del Conservatorio nuove esperienze di studio e produzione soprattutto in tema Barocco e del Novecento italiano, ma anche in altri ambiti disciplinari coerenti con i fondi musicali analizzati nella Biblioteca del Conservatorio, nella biblioteca del CDEC Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano (ciò potrà portare il dottorando a partecipare alla creazione di una sezione bibliografica musicale), nella Biblioteca Fanan di Fratta Polesine (una delle collezioni storiche più ricche nel panorama italiano dei patrimoni culturali musicali con circa 100.000 documenti).

    Sono inoltre previste negli anni collaborazioni con istituzioni internazionali, essendo i dottorandi tenuti ad esperienze sul campo tra i 6 e i 18 mesi all’estero, mentre già attive sono le collaborazioni con due editori quali Bärenreiter per l’edizione nazionale delle opere musicali di Giuseppe Tartini (16921770) di cui il Conservatorio è membro del comitato scientifico e Universal di Vienna per la collana Musica perseguitata. I principali sbocchi di lavoro dei dottorandi potranno trovare anche spazio nel territorio polesano in istituzioni musicali e culturali pubbliche e private migliorandone la qualità, ma anche nel rimanente tessuto culturale soprattutto italiano. A livello del territorio, per l’intero arco del triennio, le elaborazioni dei dottorandi, dai paper alla catalogazione dei materiali, dall’organizzazione congressuale fino alle tesi finali, muoveranno un indotto di tavole rotonde, cicli di conferenze e di rassegne concertistiche anche per le scuole e le università del territorio, oltre che per diversi tipi di pubblico. I dottorandi potranno inoltre svolgere compiti di tutor e di consulenza anche a favore degli studenti del Conservatorio Venezze innalzando il livello dell’offerta formativa. Con questo intervento la Fondazione Banca del Monte di Rovigo conferma l’attenzione rivolta ai giovani e alla formazione di elevata qualità, attività che valorizza ulteriormente il prestigioso conservatorio cittadino con la fondazione, tra l’altro, del 3^ ciclo degli studi delle istituzioni AFAM Alta Formazione Artistica, Musicale e coreutica autorizzando a conferire diplomi accademici di dottorati di ricerca (Ph.D).

  • Un Premio per tesi di Laurea

    Un Premio per tesi di Laurea

    La Fondazione Banca del Monte di Rovigo ha indetto un bando per l’assegnazione di un premio per tesi di laurea che verta sullo stato dell’uso del dialetto veneto nella variabile polesana. Si tratta di un bando che intende promuovere una ricerca antropologica, storica, sociologica sulle motivazioni del progressivo allontanamento dell’uso del dialetto veneto di Rovigo e provincia, da parte degli abitanti, che appare più marcato e rapido rispetto ad altri dialetti non solo del territorio nazionale ma anche di altre realtà venete. Al concorso per l’assegnazione del premio possono partecipare laureandi e laureati delle facoltà umanistiche di tutte le università italiane entro l’anno accademico 2026/2027. La tesi verterà in particolare: sull’indagine della situazione storico-linguistica dal secondo dopoguerra, sull’analisi dei cambiamenti di cause e condizioni che hanno influenzato l’attuale uso del dialetto, sull’individuazione dei motivi che determinano la situazione di impoverimento linguistico. Una commissione tecnico-scientifica, nominata dalla Fondazione e che comprenderà esperti individuati fra i componenti la Giuria del Premio Raìse, valuterà i lavori candidati e la conseguente assegnazione del premio. Il premio è stabilito in euro 2.000 (duemila). La Fondazione ritiene rilevante la consapevolezza del valore identitario del dialetto, non tanto come forma in sé o moto nostalgico ma nella convinzione che la perdita di una lingua rappresenti perdita di storia, tradizione, identità di un’intera comunità. La Fondazione, sensibile agli aspetti culturali del territorio, sostiene pertanto la ricerca di tipo storico sociale antropologico che chiarisca i motivi di un decadimento progressivo della lingua dialettale nella città di Rovigo e nella sua provincia. Da recenti analisi (Fonte: sDemos, Osservatorio del Nord Est settembre 2024 – Base Veneto: 600 casi – www.gazzettino.it) emerge “l’assenso tra gli intervistati di riconoscere e tutelare il veneto in quanto lingua come avviene per il sardo, il ladino, il friulano, eccetera”. Si tratta quindi, “identificando il veneto a rango di lingua al pari di altre, di portare avanti l’istanza di preservarla, tenerla viva per non perdere una parte della storia e delle radici che sono le fondamenta della cultura da cui proveniamo, seppure come grande mosaico che contribuisce alla ricchezza culturale e storica del Paese”. Con riferimento al Premio Raìse, dedicato a testi in prosa, poesia e teatro in lingua dialettale, i giurati hanno ultimamente verificato che “la lingua spesso riflette ricordi personali estranei al presente ma riferiti al passato fatto di nostalgia e non una lingua interessata ad un futuro prossimo e al rinnovamento”. Di qui la preoccupazione che, scomparsi gli ultimi testimoni, la lingua sia destinata a soccombere. Mentre il Premio Raìse va apprezzato perché ricerca il senso delle proprie radici, ciò di cui ora si sente necessità è indagare sulle motivazioni culturali storiche sociali antropologiche dell’impoverimento e della perdita di fruizione della lingua dialettale del territorio del Polesine. Per modalità e termini di partecipazione si rimanda al sito della Fondazione Banca del Monte di Rovigo https://www.fondazionebancadelmonte.rovigo.it/ alla voce BANDI E CONCORSI.

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