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Archivi: Articoli d’archivio

  • Villa Morosini Vendramin Calergi

    Villa Morosini Vendramin Calergi

    di Fabio Bellettato Presidente Italia Nostra

    Villa Morosini Vendramin Calergi, oggi sede municipale, è uno dei simboli più significativi in cui si identifica il paese di Fiesso Umbertiano. La bella costruzione nobiliare, ideata nel 1706, si erge, apparentemente solitaria e discosta dal paese, sviluppandosi in tre livelli sormontati da un frontone che sembra raccogliere il disegno centrale della facciata. Sopra il tetto spicca poi un tiburio ottagonale con finestre in ogni lato, ideate per dare luce alla sala centrale della villa. Esternamente fa bella vista un doppio scalone, i cui lati inizialmente divergono per raccogliersi poi all’ingresso, dando accesso al piano nobile.

    Francesco Morosini (1658-1739) e la villa

    Il committente della villa, è stato il nobile veneziano, cavaliere e senatore, Giovan (Zuan) Francesco Morosini, nato a Venezia il 25 agosto 1658 e morto a Venezia il 16 maggio 1739. Il 30 gennaio, 1676, Francesco Morosini sposa Paolina Contarini di Marco. Francesco Morosini è un uomo di studio e di cultura. Oltre ad interessi scientifici, naturalistici e botanici (a Padova creerà un orto botanico) coltiva studi umanistici, ma è anche attivo nell’ambito diplomatico, percorrendo una interessante carriera: relatore presso le corti di Guglielmo III d’Inghilterra e dell’imperatore Leopoldo I a Vienna. Dal 1702 al 1706 è ambasciatore alla Corte Papale. Tra il 1711 e il 1737 diventa per sei volte riformatore dell’Università di Padova, nel 1730 è protettore della Padovana Accademia Galileiana, è dunque un protagonista della politica culturale della Serenissima.

    Nel 1706, dopo il ritorno dalla legazione romana, Francesco Morosini si dedica alla costruzione della villa padronale nella sua proprietà di Fiesso, affidando il progetto all’architetto Andrea Tirali (nato a Venezia il 1657 e morto a Monselice il 28 giugno 1737). La costruzione della villa è ricordata in un’iscrizione nel braccio destro della crociera, questo il testo: Giovanni Francesco Morosini, Cavaliere, di ritorno dalle ambascerie romana (Corte Pontificia a Roma) e germanica (Corte Imperiale a Vienna), allargati i confini dei propri possedimenti, curò di conservare il patrimonio di famiglia dopo averlo accresciuto con la costruzione della villa nell’anno 1706. Vi è una importante mappa originale della villa Morosini Vendramin Calergi (alcune copie in stoffa si trovano attualmente presso la sede municipale di Fiesso Umbertiano), scoperta dall’architetto Stefano Zaggia presso l’archivio di Stato di Padova pervenuta al comune di Fiesso grazie all’interessamento del professor Enrico Zerbinanti. La mappa mostra come doveva essere il progetto definitivo della villa e del suo contesto urbanistico che non è stato mai completamente realizzato.

    Ciò che impressiona nel progetto iniziale è l’imponenza e l’estensione dell’organizzazione territoriale: erano previsti la Piazza Mercato, la via nuova per Occhiobello, il parco sul retro della villa con aiuole, siepi, piante (giardino all’italiana) segnale assai indicativo e rivelatore della volontà e della passione naturalistica di Giovan Francesco Morosini.

    I discendenti

    Connessa strettamente con la storia della villa è Bianca Morosini, figlia di Alvise e nipote del fondatore della villa. Bianca entra in proprietà della villa del nonno Giovan Francesco soltanto nel 1755, dopo che gli eredi diretti sono deceduti. Ultima discendente della casata, Bianca aveva sposato in prime nozze il 28 settembre 1734, a vent’anni, il Cavaliere Giovanni Alvise I Mocenigo, nato a Venezia il 22 Febbraio 1711 e morto l’8 giugno 1756. Esattamente un anno dopo l’8 giugno 1757, Bianca a 43 anni, si unisce, in seconde nozze, con il senatore Francesco Vendramin Calergi, nato a Venezia il 6 gennaio 1721, portando in dote la villa, che pertanto nel tempo assumerà la denominazione di Villa Morosini Vendramin Calergi. Bianca muore nel 1773 a 59 anni senza eredi diretti. Il suo nome è legato alla villa di Fiesso perché nel 1768 (11 anni dopo il matrimonio con Francesco Vendramin Calergi) fa restaurare l’immobile. La memoria dell’importante intervento edilizio è scolpita in una lapide, infissa di fronte a quella che menziona i lavori di costruzione nel 1709. L’iscrizione è la seguente: “Bianca Morosini, nipote del Cavaliere Giovanni Francesco, figlia di Alvise e moglie di Francesco Vendramin Calergi, unica superstite della sua famiglia, ampliò questa villa e la restaurò per tramandare ai posteri il proprio ricordo, nell’anno del Signore 1768.” In che cosa sia consistito l’ampliamento non è possibile dirlo con certezza. Dopo la morte di Bianca, i beni, attraverso il marito Francesco Vendramin Calergi e i suoi due fratelli Antonio e Girolamo, pervengono in proprietà al nipote Gaspare (Gasparo) Vendramin Calergi, figlio di Girolamo. Gaspare sposa Elena Venier e dal matrimonio nasce nel 1808 a Venezia una sola figlia, Elena (Maria Gaspara) Vendramin Calergi. Elena sposa il vicentino conte Andrea Valmarana, ma dal matrimonio non nascono figli.

    La dinastia si estingue I nuovi proprietari della Villa e l’acquisto da parte del Comune

    Rimasta vedova, Elena Vendramin Calergi Valmarana, muore a 86 anni nel 1894 e lascia la villa al Comune di Noventa Padovana. Nel 1916 la proprietà passa alla “Pia Fondazione Elena Vendramin Calergi vedova Valmarana” di Noventa Padovana. Nel 1917 la villa viene poi venduta ai fratelli Valentino e Emidio Pavanelli di Fiesso Umbertiano. Ai sensi della legge 364 del 1909 e della legge 688 del 1912, la villa viene vincolata e dichiarata immobile di interesse storico con un decreto del 7 aprile del 1923. Nel 1933 il Comune di Fiesso Umbertiano acquista la villa e il 21 dicembre 1961 il Consiglio Comunale con delibera n. 97, approva il progetto di restauro dell’immobile storico per destinarla a sede municipale, l’inaugurazione ufficiale avviene il 3 dicembre 1967.

    Il salone e gli affreschi di Bortoloni

    L’edificio di Fiesso, a pianta centrale, ha il suo punto focale nella sala ottagonale che sorge nel mezzo del primo piano della villa, attorno alla quale si dispongono gli altri ambienti. La costruzione è ritmata su tre piani di varia altezza. L’interno è dominato dal salone ottagonale che si innalza fino al tiburio e che, all’altezza dell’ultimo piano, è interrotto da una balconata pensile con ringhiera in ferro battuto dal disegno riccamente elaborato. Su quattro lati del salone di rappresentanza fanno bella vista affreschi monocromi raffiguranti episodi della vita di Alessandro Magno, contornati da cornici sagomate e decorate al culmine da un mascherone. Sotto gli affreschi sono posizionati dei cartigli entro cui sono dipinte, a carattere capitali, scritte in latino a mo’ di didascalie che spiegano, con evidenti finalità moraleggianti, il soggetto raffigurato. I quattro monocromi sono opera di Mattia Bortoloni nato a Canda il 31 Marzo 1696 e morto a Milano il 10 giugno 1750. Secondo alcuni studiosi sembra che siano databili verso il 1730-1735 nel periodo in cui il Bortoloni fu attivo tra Fratta Polesine e Ferrara, prima del suo trasferimento in Lombardia e Piemonte. • L’affresco a nord-est rappresenta il celebre episodio del nodo di Gordio: Alessandro Magno, conquistata la città di Gordio in Asia minore, entra nel tempio di Giove e qui vede il carro appartenuto a Gordio, padre Del re Mida. Alessandro Magno, constatata la difficoltà a sciogliere manualmente i nodi intricati del giogo del carro, non si perde d’animo e supera la difficoltà tagliandoli con un netto colpo di spada. Gli astanti restano stupefatti perché vedono realizzarsi in un modo del tutto inatteso la profezia secondo la quale chi fosse riuscito a sciogliere il nodo, sarebbe diventato signore di tutta l’Asia. Nel cartiglio sottostante è riportata la frase che lo storico romano Curzio Rufo nei suoi “Historiarum Alexandri Magni libri” fa pronunciare al re in quella circostanza: “non importa in che modo il nodo sia sciolto”. • L’affresco di sud-est ricorda una battuta di caccia nella regione detta Bazaira (presso Maracanda) durante la quale Alessandro si trova di fronte ad un leone di rara grandezza, il re rivendica, solo a sé stesso, l’opportunità di poter uccidere la fiera, non essendo inferiore di certo al suo generale Lisimaco che, in altra occasione in Siria, si era reso famoso per l’uccisione di un leone rimanendone però ferito.

    Alessandro invece, con un colpo di lancia ben assestato, ha la meglio sulla belva restando illeso. Nel cartiglio sono riprese le parole pronunciate da Alessandro “tam a me quam Lysimacho interfici potest”, vale a dire “un leone può essere ucciso tanto da me quanto da Lisimaco”. • L’incendio di Persepoli, 330 a. C., è dipinto nel riquadro di sud – ovest. La capitale dell’impero persiano era stata risparmiata al momento della conquista con le armi ma con il pretesto di voler vendicare la Grecia invasa durante le guerre persiane, Persepoli viene devastata dalle fiamme appiccate con torce dallo stesso Alessandro dai suoi convitati e cortigiani completamente ubriachi. L’incendio inizia con la distruzione della Reggia per espandersi poi a tutta la città. Possiamo leggere le parole di Curzio Rufo nel cartiglio “temulenti incendunt urbem cui armati pepercerant”, “gli stessi che in armi avevano risparmiato la città ora la danno alle fiamme in preda agli effetti del vino”. • Il quarto affresco nella parte di nord-ovest raffigura la tragica morte di Dario III Codomano nel 330 a. C. Il re persiano viene assassinato da Besso, satrapo della Battriana e dai suoi complici in un’imboscata. Alessandro, all’inseguimento di Dario in fuga, lo raggiunge quando il misfatto è già compiuto. La frase, ripresa nel cartiglio è “tam indignam illo fastigio mortem lagrymis proseguitur”. La citazione può essere resa liberamente così “Alessandro piange una fine tanto miserevole per un personaggio che aveva ricoperto un rango così elevato”.

    Gli affreschi della villa dimostrano non solo gli interessi culturali e il gusto erudito per il mondo classico del nobile Morosini ma anche un animo educato ad alti valori e a virtù magnanime, affascinato da nobili imprese e dal gesto eroico, commosso da sentimenti di pietas e pensoso per il caduco destino dell’uomo, inorridito per atti insensati di gratuita violenza generati dalle basse passioni umane. Intorno alla balconata si aprono quattro porte che danno ad ambienti, attualmente utilizzati per l’archivio e per l’ufficio tecnico comunale. Queste sono alternate a quattro porte simulate al cui interno sono affrescate fantasie architettoniche con colonne, archi, scale, ringhiere, balaustre, edifici con terrazze, fantasie animate da statue, da un cane, ora da un volatile ora da una scimmia.

    L’iniziativa di Italia Nostra

    Sabato 8 Marzo 2025 l’Associazione Italia Nostra Sezione di Rovigo ha effettuato una visita guidata a Villa Morosini Vendramin Calergi, sede municipale del Comune di Fiesso Umbertiano, con i soci, gli amici e i simpatizzanti dell’Associazione guidata da Fabio Bellettato, presente il Sindaco di Fiesso Luigia Modonesi che è anche socia. È stato ricordato come su Villa Morosini Vendramin Calergi, orgoglio del paese e del territorio polesano, sia stato apposto Giovedì 23 Maggio 2024 lo Scudo Blu, per tutelare il bene nell’eventualità di un conflitto armato. La Croce Rossa Italiana nel dare applicazione alla convenzione dell’Aja del 1957 ha proposto lo Scudo Blu al Comune di Fiesso Umbertiano per primo nel Veneto. Ad accogliere i visitatori, assieme al Sindaco il Vice Sindaco, l’Assessore alla cultura Loredana Romanato soprano che ha intrattenuto con diversi intermezzi canori il pubblico presente e il professore Bononi che è stato per l’occasione la guida alla visita della Villa Morosini Vendramin Calergi.

  • 1990-2025: un bel regalo per i 35 anni del Ventaglio

    1990-2025: un bel regalo per i 35 anni del Ventaglio

    35 anni di attività ininterrotta (tranne forzata pausa covid) con 67 volumi editati sono davvero un record per una rivista nata in Polesine, terra troppo spesso bistrattata e definita priva di risorse e interessi. – Che ne dice direttore, è soddisfatto? Si sente un po’ un pioniere? Chiediamo al direttore Lino Segantin, ideatore del periodico. “Sicuramente è un record insperato. Quando abbiamo ideato la rivista la avevamo indicata come il semestrale degli anni 90 (il 1990 è stato l’anno della nascita) con una prospettiva di un decennio di pubblicazioni. In realtà la rivista con scrittori e ricercatori innamorati del territorio e delle sue peculiarità ha smentito e continua a smentire il pregiudizio del Polesine provincia poco significativa. E anche il numero 67, con cui raggiungiamo il 35° compleanno, testimonia di quanti siano gli aspetti apprezzabili del nostro territorio”.

    1990-2025

    – Ora c’è una novità: la possibilità di consultare tutti i numeri raccolti in un archivio on line. E così? “Una gran bella novità. Una iniziativa curata con dedizione da Claudia Biasissi di Fancy Grafica. Un grosso regalo per il 35° della rivista. Direi, a questo proposito, di dare la parola a Claudia per i dettagli dell’operazione.” Proseguiamo dunque la nostra intervista con Claudia Biasissi di Fancy Grafica. – Fancy Grafica sta portando a termine il progetto di digitalizzazione della rivista Ventaglio novanta. Può raccontarci di cosa si tratta? “Fancy Grafica si occupa di comunicazione e grafica dal 1998. Il progetto è nato per salvaguardare e innovare la storica rivista che da 35 anni racconta la cultura del Polesine. Ciò è stato reso possibile grazie al bando TOCC Azione 2 del Ministero della Cultura con l’obiettivo di digitalizzare l’intera collana per renderla accessibile online e raggiungere così un pubblico più ampio, dai giovani ai Polesani nel mondo.” – Quali sono gli elementi innovativi del progetto? “La digitalizzazione offre due modalità di fruizione: la lettura sequenziale

    Un bel regalo per i 35 anni del Ventaglio

    Un nuovo sito per rendere fruibile online tutto l’archivio della rivista. La parola al direttore Lino Segantin e a Claudia Biasissi di Fancy Grafica della rivista e un database interattivo che consente di cercare articoli per argomento, autore o macroarea sull’intera produzione. In particolare, si punta a coinvolgere scuole, associazioni culturali e nuovi lettori. Con l’inserimento del numero 67, sono disponibili più di 3100 articoli.” – Quale sarà l’impatto culturale e sociale della rivista? Chiediamo al direttore Segantin. “Contiamo che la digitalizzazione possa avvicinare un pubblico più giovane alla cultura del Polesine, rendendo la rivista un punto di riferimento per studenti, docenti e appassionati. Coinvolgeremo le scuole del territorio, che potranno contribuire con contenuti e approfondimenti. Inoltre, contiamo che il progetto possa favorire la creazione di una “Comunità Ventaglio” per promuovere il territorio e stimolare il ricambio generazionale nella redazione. È un’opportunità per far conoscere il Polesine e valorizzare la sua ricchezza culturale.” – È vero che il progetto intende contribuire alla transizione verde? Chiediamo a Claudia Biasissi “La digitalizzazione ridurrà progressivamente la stampa cartacea, con benefici ambientali significativi. Si ridurranno l’uso di cellulosa, le emissioni di gas serra, l’inquiCerchi dei numeri del archivio.ventaglio90.it namento delle acque e l’energia necessaria per la stampa. Inoltre, il formato digitale permette una diffusione più ampia e sostenibile, eliminando i costi di trasporto e favorendo la consultazione da remoto”. – Quali sono le aspettative per il futuro? “Ci aspettiamo di ampliare significativamente il pubblico della rivista. La rivista digitale sarà un punto di riferimento per la cultura del Polesine, coinvolgendo giovani, scuole e associazioni. Siamo convinti che questo progetto possa garantire la continuità e il successo della rivista, adattandola alle esigenze del mondo digitale.”

  • Musei

    Musei

    Sono tanti o pochi i Musei del Polesine? Sono ben organizzati? Sono attrattivi? Per trovare una risposta sarebbe forse il caso di avviare una opportuna indagine. Quello che risulta sfogliando questo numero del Ventaglio è che le iniziative non mancano. Con piacere proprio nelle prime pagine (pag.14) parliamo dell’avvenuta inaugurazione del Museo Diocesano della Cattedrale di Adria con beni in esposizione – alcuni davvero peculiari – relativi ai molti secoli della storia del cristianesimo in Polesine. Si parla poi del Museo della Giostra (unico in questo ambito a livello nazionale) (pag.18) in fase di ampliamento e riallestimento, che richiama un turismo internazionale, attratto dalla singolarità della vasta esposizione che coinvolge grandi e piccini. In questo numero troviamo anche la descrizione di una esclusiva esposizione presente a Crespino, nelle vicinanze del noto Museo delle Acque (di cui abbiamo avuto modo di parlare tempo fa): si tratta dell’apprezzabile Museo della Canonica, (pag.25) tenuto in vita da un lodevole gruppo di volontari. Un’altra importante iniziativa riguarda la raccolta delle stampe antiche della Collezione Bocchi di Adria (pag.23) arricchita in questi mesi, grazie ad acquisti mirati di alcune preziose incisioni del XVIII secolo. Buone notizie anche dal MuViG (ovvero il Museo Virtuale di Garofolo) che ha ospitato un nucleo di carte geografiche antiche nella singolare mostra intitolata “Cartografica, il viaggio immobile” (pag.149).

    Di rilievo poi l’iniziativa volta a dar vita al Museo Diffuso dedicato a Gabbris Ferrari (pag.96), che ha visto due importanti momenti di crescita con l’installazione alcune opere dell’amato artista rodigino: due grandi quadri sono stati collocati nella parete nord del Salone del Grano ed un terzo all’ingresso di Palazzo Nagliati. In questo numero si parla anche di un bene museale scomparso, “Le perdute navi di Contarina” (pag.34), venute alla luce a Porto Viro a fine Ottocento, delle quali nel corso degli anni si sono perduti non solo i resti (tuttora documentati grazie a fotografie d’epoca), ma anche i modellini a suo tempo collocati presso l’Accademia dei Concordi; modellini che fortunatamente sono ancora presenti presso il Museo Navale di Venezia, e che quindi potrebbero essere riprodotti. Di grande interesse poi le esposizioni temporanee, a cominciare dalla esclusiva mostra dedicata al pittore danese Hammershøi e a vari suoi contemporanei del nord Europa denominati “I pittori del silenzio”, che in questi mesi sta richiamando al Roverella un inesausto flusso di estimatori dell’arte (pag.119). Bene anche l’allestimento a Palazzo Roncale finalizzato a mettere in luce la figura di Cristina Roccati, personaggio emblematico del ‘700, studiosa annoverata tra le prime laureate al mondo, e finora unica donna nominata presidente – all’epoca principe – dell’Accademia dei Concordi (pag.76). L’esposizione dedicata a Cristina Roccati tra qualche mese lascerà il posto al ricordo di un altro polesano illustre quale è stato Gian Antonio Cibotto, nel centenario della sua nascita. E proprio in questo numero ospitiamo una duplice memoria dell’amato scrittore (pag.89). Per finire un passaggio alla Rotonda – definita da Sgarbi un eccezionale Museo Veneto del ‘600 – per conoscere la storia degli ultimi giorni di vita del podestà Bartolomeo Querini e dei sontuosi funerali tributatigli, conclusi con l’inumazione dei suoi resti mortali proprio nel tempio della Madonna del Soccorso (pag.30) E gli altri importanti Musei del Polesine? Ovviamente ci sarà modo di parlarne in prossime edizioni, avvertendo i lettori che in questo numero del Ventaglio non si è inteso fare alcuna classifica delle esposizioni storiche o d’arte presenti nel territorio, ma solo segnalare alcune apprezzate esposizioni museali portate alla ribalta negli ultimi tempi in virtù di riuscite iniziative di valorizzazione. Oltre agli scritti che parlano dei musei del Polesine, appaiono sicuramente di interesse tutti gli altri articoli giuntici dagli affezionati collaboratori; testi che non mancheranno di suscitare l’attenzione dei lettori di questo numero del 2025, che “festeggia” il 35° anniversario di pubblicazione di Ventaglio novanta.

  • Altri argomenti trattati

    Altri argomenti trattati

    AGRITURISMO

    • Campagna è bello di Giuseppe Marangoni, vol. 1, p. 50.
    • Il centro Giona di Paolo Zambonin, vol. 1, p. 56.
    • Cavallo e cucina rustica di Giovanni Danza, vol. 4, p. 44.
    • Equiturismo lungo il Po di Lorenza Casadio, vol. 6, p. 154.
    • Le Clementine di Badia di Grazia Giordani, vol. 7, p. 40.
    • Un'accoglienza tutta polesana di Serena Pattaro, vol. 9, p. 44.

    ANNIVERSARI

    • Decima edizione del Premio Quadrivio di Cinzia Malin, vol. 2, p. 82.
    • Il ventennale dei "Polesani nel Mondo" di Lino Segantin, vol. 2, p. 74.
    • S. Maria in Fiesso: 3° centenario della ricostruzione di Wadis Ferracin, vol. 4, p. 46.
    • Quarant'anni dall'alluvione di Cinzia Malin, vol. 3, p. 52.
    • Duecentesimo anniversario della consacrazione del duomo di Lendinara di Nicola Ferroni, vol. 5, p. 32.
    • 30ª Mostra del Mobile di Michela Marangoni, vol. 8, p. 156.
    • Trent'anni di freschezza di Lino Segantin, vol. 9, p. 143.
    • Ha due secoli la chiesa di Saguedo di Lino Segantin, vol. 9, p. 38.
    • Ha cinque secoli la meridiana della Rotonda di Enzo Bellettato, vol. 10, p.

    ARTISTI RECENSITI (ordine alfabetico)

    • Giuseppe Albertin di Sabrina Osti, vol. 9, p. 104.
    • Elda Altafini di Angioletta Masiero, vol. 4, p. 92.
    • Luciana Arduini di Roberta Fava, vol. 9, p. 100.
    • Roberto Bacchiega di Angioletta Masiero, vol. 6, p. 111.
    • Mosè Baratella di Vincenzo Baratella, vol. 2, p. 111.
    • Stefano Baschierato di Lucia Restello, vol. 9, p. 106.
    • Eugenio Bertin di R.A., vol. 8, p. 100.
    • Ugo Boccato di Leobaldo Traniello, vol. 2, p. 107.
    • Virgilio Cappellato di Lino Segantin, vol. 2, p. 114.
    • Edoardo Chendi di Romano Murmora, vol. 1, p. 128.
    • Gino Colognesi di A.P. Torresi, vol. 7, p. 92.
    • Riccardo Crepaldi di Michela Marangoni, vol. 9, p. 111.
    • Alberto Cristini di Angioletta Masiero, vol. 8, p. 96.
    • Maffeo D'Arcole di Grazia Giordani, vol. 6, p. 106.
    • Lauro Garbo di Lino Segantin, vol. 3, p. 100.
    • Giancarlo Gusella di Lino Segantin, vol. 7, p. 89.
    • Franco Romano Lazzari di Guido Signorini, vol. 3, p. 98.
    • Claudio Lucchiari di Angioletta Masiero, vol. 5, p. 128.
    • Osvaldo Oppedisano di Paolo Rigoni, vol. 3, p. 104.
    • Mario Pavanello di Leobaldo Traniello, vol. 7, p. 85.
    • Angelo Prudenziato di Vincenzo Baratella, vol. 4, p. 14.
    • Gaetano Samoggia di Gianfranco Scarpari, vol. 5, p. 132.
    • Maurizio Sicchiero di Cecilia Cassetta, vol. 10, p. 91.
    • Guya Solari di Roberta Fava, vol. 10, p. 95.
    • Paolo Tiribello di Lino Segantin, vol. 6, p. 108.
    • Sandro Tomanin di Lino Segantin, vol. 1, p. 132.
    • Doriano Tosarelli di Lino Segantin, vol. 4, p. 88.
    • Carlo Vignoli di Simone Valeri, vol. 8, p. 104.
    • Paolo Zambonin di Lino Segantin, vol. 5, p. 134.
    • Anna Maria Zen di Lino Segantin, vol. 10, p. 87.

    COMPLESSI CORALI E MUSICALI

    • La storia del Polifonico di Rovigo di Francesca Magon, vol. 2, p. 79.
    • Un coro tutto al femminile di Roberto Marangoni, vol. 3, p. 172.
    • Il Soldanella di Adria di Umberto Dalle Mulle, vol. 4, p. 149.
    • Il coro di Monte Pasubio di Francesca Magon, vol. 5, p. 144.
    • Il Biribò di Giuliana Fantinati, vol. 5, p. 158.
    • T. & C.: Attivata la sezione musicale di Marina Crivellari, vol. 7, p. 170.
    • Rassegna Nazionale dell'Epifania di Roberto Marangoni, vol. 8, p. 168.
    • Musica in paese di Giovanna Gazzi, vol. 8, p. 170.
    • Una serata con i Bontemponi di Lino Segantin, vol. 9, p. 150.

    GEMELLAGGI

    • Rovigo: in nome della rosa di Lino Segantin, vol. 1, p. 20.
    • Rovigo: si consolida il gemellaggio di Cristiano Fenzi, vol. 3, p. 174.
    • Adria: in cammino verso l'Europa di Aldo Rondina, vol. 3, p. 161.
    • Delta del Po – Delta del Danubio di R.M., vol. 5, p. 168.
    • Taglio di Po – Omisalj di Matteo Giordano, vol. 7, p. 174.
    • Il lievito del gemellaggio di Lino Segantin, vol. 8, p. 146.

    HOBBY E INIZIATIVE CULTURALI

    • Vivere con le gazze di Lino Segantin, vol. 4, p. 158.
    • Il G.A.V. di Villadose di Enrico Maragno, vol. 4, p. 154.
    • Il gruppo nautico Delta del Po di Aldo Rondina, vol. 5, p. 132.
    • Celebrando Dioniso di Raffaele Peretto, vol. 5, p. 140.
    Un'archeologia che vive di Serena Frigato, vol. 5, p. 162.
    • Le Pro Loco e il Polesine di Lino Segantin, vol. 5, p. 172.
    • I volontari del disagio di Francesca Magon, vol. 6, p. 161.
    • Il maratoneta del mare di Ivan Malfatto, vol. 6, p. 168.
    • Danzando la Polesana di Francesca Magon, vol. 7, p. 68.
    • Bentornato Bombasin di Adriano Romagnolo, vol. 7, p. 74.
    • L'attività del Gruppo Astrofili di Enzo Bellettato, vol. 7, p. 150.
    • A tavola con la tradizione di G.M., vol. 7, p. 168.
    • Università Ambiente di Alberto Ferrari, vol. 7, p. 164.
    • Ciclismo polesano "La Campana" di Graziano Barbierato, vol. 7, p. 168.
    • Lo zingaro della pista di Ivan Malfatto, vol. 7, p. 172.
    • Metti una sera a cena con gli antichi romani di E.M., vol. 8, p. 160.
    • Mani pulite: da Sariano con amore di Graziano Beccari, vol. 8, p. 172.
    • Il club nautico di Taglio di Po di Matteo Giordano, vol. 9, p. 170.
    • Una serata con i Bontemponi di Lino Segantin, vol. 9, p. 150.
    • Il Polesine in canoa di Chiara Pavani, vol. 9, p. 170.
    • Gli amici della Germania di Eligio Cappellato, vol. 9, p. 154.
    • Sfreccia il Rally di Adria di Romano Beltramini, vol. 9, p. 167.
    • Come coltivare l'“arte magica” di Francesca Magon, vol. 9, p. 159.
    • L'apicoltura in Polesine di Paolo Bianchi, vol. 9, p. 146.
    • Il segreto delle ocarine di Serena Pattaro, vol. 10, p. 76.
    • L'impegno del CIPSAE di Francesca Magon, vol. 10, p. 138.
    • Il Club Giuseppe Verdi di Lino Segantin, vol. 10, p. 144.
    • L'A.I.S.M. di Gabriella Sottovia, vol. 10, p. 152.
    • La geografia del Po di Paolo Biscaro, vol. 10, p. 160.
    • Gli Etruschi nostri contemporanei di Sergio Garbato, vol. 10, p. 148.

    PAGINE DI POESIA

    • Autori vari: Poetando in San Bortolo, vol. 4, p. 99.
    • Autori vari: Le liriche del Cosmo d'Oro, vol. 6, p. 134.
    • Autori vari: Le liriche del premio Avanzi, vol. 9, p. 135.
    • Augusta Baldan e la poesia, vol. 8, p. 127.
    • Liliana Boschietti: Liriche scelte, vol. 10, p. 129.
    • Roberta Fava e il suo mondo poetico, vol. 8, p. 133.
    • Enrico Forti: Liriche scelte, vol. 7, p. 131.
    • Paolo Grossi: Poesie scelte, vol. 2, p. 117.
    • Simone Martinello: Poesie scelte, vol. 8, p. 137.
    • Angioletta Masiero: Il mondo con armonia, vol. 3, p. 136.
    • Alessandro Piva: Immagini e sentimenti, vol. 1, p. 118.
    • Giuliano Scaranello: Le poesie del Torototela, vol. 5, p. 113.
    • Eros Scavazza: Poesie scelte, vol. 7, p. 133.
    • Gianni Sparapan e il suo mondo poetico, vol. 7, p. 125.

    PAGINE DI NARRATIVA

    • Autori vari: Il Premio Narrativa Giovani, vol. 10, p. 98.
    • Paolo Avanzi: La dichiarazione, vol. 9, p. 121.
    • Luciana Borletti: La grande quercia, vol. 6, p. 131.
    • Paolo Celin: Morte di un teatro, vol. 7, p. 107.
    • Giovanni De Pascalis: Il marinaio, vol. 7, p. 103.
    • Oliviero Ferro: La fola vecia, vol. 9, p. 125.
    • Patrizia Ghio: Sempre in cammino, (vol. 5, p. 87) – Su due rive, (vol. 5, p. 90) – Veronica, (vol. 5, p. 95) – L'Enrica (v. 7, p. 121).
    • Grazia Giordani: L'anima del Gatto, (vol. 1, p. 93) – L'indemoniata, (vol. 1, p. 95) – Le amiche, (vol. 1, p. 98) – La statua ritrovata, (vol. 3, p. 126) – Il basco della vendetta, (vol. 3, p. 128) – Rendez-vous napoletano, (vol. 3, p. 130) – L'ing. Sabbatini, (vol. 3, p. 132) – Una chiave fra l'erba, (vol. 6, p. 115) – Lo sguardo, (vol. 8, p. 115).
    • Franco Romano Lazzari: Giulia, vol. 10, p.
    • Raffaele Peretto: Verso i lidi dei sette mari, (vol. 4, p. 113) – Il re e la bianca luna, (vol. 4, p. 117) – Il miracolo di Natale, (vol. 8, p. 111).
    • Lorenzo Reggiani: In coda, vol. 9, p. 115.
    • Adriano Romagnolo: L'ultimo della golena (vol. 3 pp. 108); La cetobaciche srl (vol. 3 pp. 113); Fornelli a gas (vol. 3 pag. 118).
    • Lino Segantin: La lettera (vol. 1, pag. 103) – Lo specchio (vol. 1, pag. 107) – Gli occhiali (vol. 1, pag. 111) – Il tagliacarte (vol. 2, pag. 128) – A cavallo (vol. 2, pag. 133) – Il ponte (vol. 2, pag. 141) – Non uccidetelo (vol. 7, pag. 99) – La strada delle valli (vol. 9, pag. 129).
    • Viviana Segantin: La bomba (vol. 4, pag. 123) – Il ritratto (vol. 4, pag. 127) – Una notizia inaspettata (vol. 4, pag. 131) – Il terrazzo della vita (vol. 4, pag. 133) – L'occhio del gatto (vol. 7, pag. 117).
    • Guido Signorini: Il ragazzo dell'officina (vol. 7, pag. 111).
    • Marco Sproccati: Un pericoloso stato mentale (vol. 2, pag. 146) – Un breve incrociarsi di sguardi (vol. 5, pag. 99).
    • Mario Zennaro: Oltre le colonne d'Ercole (vol. 6, pag. 121) – La scatolina di latta (v. 8, pag. 119).

    POLESANI NEL MONDO

    • Un polesano in Giappone di Grazia Giordani, vol. 2, p. 96.
    • Il ricordo dell'alluvione mobilita le associazioni di R.F., vol. 4, p. 162.
    • Veneti in Australia di Giuseppe Fin, vol. 8, p. 152.

    POLESINE DA SALVARE

    • Il Crispo di Castelmassa di Sandra Cignoni, vol. 1, p. 60.
    • I rustici Grimani di Gianvittorio Fenzi, vol. 2, p. 38.
    • La vegetazione lungo il Po di Gianni Benetti, vol. 3, p. 23.
    • Il Ballarin di Lendinara di Lino Segantin, vol. 3, pag. 35.
    • Isolotti e golene del Po di Franco Gambaro, vol. 4, pag. 12.
    • L'aquaro di Badia di Roberto Moretti, vol. 4, p. 19.
    • Il mulino del Pizzon di Sandra Cignoni, vol. 4, p. 24.
    • Le dune fossili di San Basilio di Gianni Benetti, vol. 6, p. 16.
    • Il complesso architettonico di Ca' Venezze di Lino Segantin, vol. 7, p. 32.
    • La torre estense di Lendinara di Paolo Celin, vol. 8, p. 18.
    • La flora originale del Polesine di Gianni Benetti, vol. 9, p. 20.
    • Il Delta ferito di Massimo Benà, vol. 10, p. 54.

    PREMI

    • Gran premio per il Coro di Francesca Magon, vol. 2, p. 78.
    • Decima edizione del Premio Quadrivio di Cinzia Malin, vol. 2, p. 82.
    • Premio Renoir al prof. Pier Giorgio Zambonin di P. Zambonin, vol. 2, p. 104.
    • Premio Govoni di R. Murmora, vol. 3, p. 157.
    • Premio Due Torri d'Oro di L.S., vol. 4, p. 146.
    • Il Gabbiano d'Argento di L.S., vol. 5, p. 138.
    • Prestigioso riconoscimento alla Minelliana di L.S., vol. 5, p. 141.
    • Premio della bontà di L.B., vol. 5, p. 160.
    • Il premio San Francesco di Cristiano Fenzi, vol. 6, p. 152.
    • Emma Marcegaglia premiata di T.C., vol. 8, p. 144.
    • Il premio letterario "Arturo Avanzi" di Simone Martinello, vol. 8, p. 164.
    • Premio Letterario "Narrativa Giovani" vol. 10, p. 98.

    REPRINTING

    • Adolfo Rossi: un'italiano in America, a cura di Pierluigi Bagatin, vol. 1, p. 158.
    • Marino Marin: un poeta da riscoprire, a cura di Nicola Berti, vol. 2, p. 167.
    • Angia Castigliani: una poetessa dimenticata, a cura di Ludovica Mutterle, vol. 2, p. 171.
    • 1951: Acque tragiche, a cura di Giovanni Danza, vol. 3, p. 57.
    • Enrico Borello: trent'anni dopo, a cura di Sandra Cipriani, vol. 4, p. 75.
    • Luigi Balzan: con gli indiani dell'interno, a cura di Matteo Rossetto, vol. 5, p. 78.
    • Pio Mazzucati: Proverbi e fiabe polesane, a cura di Paolo Zambonin, vol. 6, p. 90.

    UN RICORDO

    • Ugo Grisetti, maestro di vita di Romano Murmora, vol. 1, p. 136.
    • Carlo Bagno: una vita per il teatro di Lino Segantin, vol. 2, p. 72.
    • Anselmo Girotti, partigiano tagliolese di Patrizia Ghio, vol. 3, p. 96.
    • Angelo Prudenzato, un'esistenza di instancabile ricerca di Vincenzo Baratella, vol. 4, p. 14.
    • Giuseppe Marchiori, una vita per l'arte di Grazia Giordani, vol. 9, p. 92.
    • Felice Chilanti di Grazia Giordani, vol. 10, pag. 80.

    SAGGISTICA

    • Antonio Rossin: Livelli logici e sistemi relazionali, vol. 4, p. 139.

    SCUOLE

    • L'Einaudi di Badia Polesine di L.S., vol. 1, p. 144.
    • Un corso universitario in Polesine di T.C., vol. 2, p. 98.
    • L'Istituto "C. Roccati" di Rovigo di Francesca Magon, vol. 3, p. 147.
    • I geometri guardano all'Europa di Bruna Ghiotti, vol. 4, p. 158.
    • Il conservatorio F. Venezze di Sofia Bisi, vol. 5, p. 135.
    • La Scuola Agraria di Trecenta di Bruna Ghiotti, vol. 6, p. 156.
    • L'Istituto Alberghiero di Adria di Sauro Passarella, vol. 7, p. 148.

    STORIA – TRADIZIONI

    • Augusta Baldan: Oltre il fosso, il casone (vol. 1, p. 84) – Un zoco bagnà bastava (vol. 1, p. 85).
    • Pier Luigi Bagatin: La Puazza di Lendinara, vol. 10, p.
    • Rita Bazzi: San Giacomo di Ramodipalo (vol. 8, p. 66).
    • Graziano Beccari: Le spigolatrici (vol. 1, p. 80) – La "burasca di San Giuseppe" (vol. 1, p. 82) – Ladri de ponari (vol. 2, p. 66) – La "baretina del Vescovo" (vol. 2, p. 69) – San Giuseppe xe scapà con le muneghe (vol. 3, pag. 87) – La fienagione (vol. 3, p. 89) – Fare San Michele (vol. 4, p. 62) – “Ndemo a descarfoiare (vol. 4, p. 65) – La calà della forca (vol. 5, p. 56) – Corajo fituai, no' ste' aver passion (vol. 5, p. 75) – Adigetto flumen nostrum (vol. 7, p. 58) – La Marmacola (vol. 7, p. 77) – Nessuno dormì quella notte (vol. 8, p. 70) – Polenta su le panare (vol. 8, p. 82) – Macheo imbroja el demonio (vol. 8, p. 86) – I segantini (vol. 10, p.) – In val Burana (vol. 10, p.).
    • Romano Beltramini: I flagellanti della SS. Trinità (vol. 6, p. 60) – L'Accademia degli Illustrati (vol. 7, p. 45) – Gli Etruschi ad Adria (vol. 8, p. 54).
    • Carla Boccato: Gli Ebrei a Rovigo (vol. 5, p. 48).
    • Mario Cavriani: G.B. Tenani, (vol. 6, p. 48).
    • Natale Chinaglia: Quando non esisteva il metro (vol. 4, p. 58).
    • Sandra Cignoni: La bella Sensemina (vol. 3, p. 85).
    • Umberto Dalle Mulle: 222 anni di Museo Archeologico (vol. 6, p. 40).
    • Wadis Ferracini: Il cozzo delle uova (vol. 3, p. 72) – Le mondine polesane (vol. 7, p. 62).
    • Nicola Ferroni: Cento anni fa la prima Cassa Rurale (vol. 7, p. 52).
    • Franco Gambaro: La delizia degli estensi (vol. 7, p. 16).
    • Isora Furini: Quel mondo piccolo di ieri, vol. 10, p. 69
    • Francesca Magon: La festa del grano (vol. 5, p. 74) – Il folklore della danza (vol. 7, p. 68) – Il "Cantar Maggio" (vol. 8, p. 66).
    • Enrico Maragno: Paleo veneti in Polesine (vol. 9, p. 55).
    • Roberto Marangoni: Storia di uno zuccherificio (vol. 7, p. 166) – Visite illustri a Bottrighe (vol. 7, p. 72) – Umberto Maddalena eroe indimenticabile (vol. 8, p. 76).
    • Paolo Mischiatti: Il castello del Gaybo (vol. 3, p. 63) – Canaro e Garofolo (vol. 4, p. 50).
    • Ludovica Mutterle: La rivoluzione francese in Polesine (vol. 4, p. 54).
    • Serena Pattaro: Il segreto delle ocarine, vol. 10, p.
    • Raffaele Peretto: La dama di chiunsano (vol. 6, p. 37) – Nievega fisso, nievega forte (vol. 6, p. 88) – Le isole fluviali di Adria (vol. 7, p. 42) – Notte, felice notte (vol. 8, p. 88) – Ave Leponio (vol. 9, p. 56).
    • Paolo Rigoni: Il ponte del diavolo (vol. 1, p. 74) – Il burattinaio del Po (vol. 2, p. 53) – Il gobbo e il diavolo (vol. 3, p. 75) – Il diavolo al ballo (vol. 5, p. 61) – La miazza (vol. 8, p. 82) – Un messon per il prete Zoglaro (vol. 10, p.).
    • Aldo Rondina: Alla ricerca del Vello d'Oro (vol. 8, p. 62) – Preziosi frammenti d'altare (vol. 8, p. 56).
    • Luigi Rossi: 'Na ombra de vin (vol. 4, p. 68) – Da un zimo de ua (vol. 4, p. 72) – La lumazza (vol. 5, p. 69 – Andar per erbe (vol. 6, p. 20) – Co' riva la brosema (vol. 6, p. 72).
    • Lino Segantin: G.B. Conti (vol. 6, p. 66) – Il carnevale di Melara (vol. 6, p. 80) – La società del Mutuo Soccorso (vol. 6, p. 52) – La Boje: una edizione in versi (vol. 7, p. 48).
    • Gianni Sparapan: I giorni del merla (vol. 8, p. 90).
    • Vittorio Tomasin: I soprannomi di Trecenta (vol. 8, p. 74).
    • Ornella Valerio: Terra, acqua, uomini nella bassa Padovana (vol. 8, p. 80).
    • Sauro Passarella: Il salame fatto in casa (vol. 5, p. 70).

    TEATRO

    • "Teatro nostro" di Roberta Macchion, vol. 1, p. 135.
    • La compagnia instanbile tagliolese di Lino Segantin, vol. 5, p. 124.
    • Il thesoro del Cieco d'Adria di Lino Segantin, vol. 6, p. 146.
    • I senzapretese di Michela Marangoni, vol. 7, p. 136.
    • Il teatro del Lemming di Francesca Magon, vol. 7, p. 139.
    • La compagnia del tanbarelo di Michela Marangoni, vol. 8, p. 108.
    • Quei mitici anni settanta di Alberto Ferrari, vol. 9, p. 96.
    • El Filò di Matteo Giordano, vol. 10, p. 84.

  • Tematiche turistico-ambientali

    Tematiche turistico-ambientali

    ADRIA

    • Nuovi ritrovamenti archeologici ad Adria di Osvaldo Pasello, vol. 2, p. 45.
    • Seguendo la via dell'ambra di Giuseppe Marangoni, vol. 3, p. 12.
    • Bottrighe ha radici antiche di Roberto Marangoni vol. 4, p. 28.
    • 222 anni di Museo Archeologico in Adria di Umberto Dalle Mulle, vol. 6, p. 40.
    • Il Thesoro del Cieco di Adria di Lino Segantin, vol. 6, p. 146.
    • Le isole fluviali di Adria di Raffaele Peretto, vol. 7, p. 42.
    • L'accademia degli Illustrati di Romano Beltramini, vol. 7, p. 45.
    • Visite illustri a Bottrighe di Roberto Marangoni, vol. 7, p. 72.
    • I senza pretese di Michela Marangoni, vol. 7, p. 136.
    • Gli Etruschi ad Adria di Romano Beltramini, vol. 8, p. 54.
    • La compagnia del tanbarelo di Michela Marangoni, vol. 8, p. 108.
    • Villa Grassi Baroni di Marta Duoccio, vol. 9, p. 30.
    • Preziosi frammenti d'altare di Aldo Rondina, vol. 9, p. 59.
    • Umberto Maddalena, eroe indimenticabile di Roberto Marangoni, vol. 9, p. 76.
    • L'Adriatica: trent'anni di freschezza di Lino Segantin, vol. 9, p. 143.
    • Sfreccia il rally di Adria di Romano Beltramini, vol. 9, p. 167.
    • San Nicola di Adria di Romano Beltramini, vol. 10, p. 18.
    • Etruschi nostri contemporanei di Sergio Garbato, vol. 10, p. 148.

    ARIANO POLESINE

    • Una giornata a San Basilio di Umberto Dalle Mulle, vol. 3, p. 17.
    • Tra Grillara e San Basilio di Gianni Benetti, vol. 6, p. 16.
    • Il tesoro di Ariano di Aldo Tumiatti, vol. 8, p. 54.
    • La rotta di Martino di Aldo Tumiatti, vol. 9, p. 34.
    • Un'accoglienza tutta polesana di Serena Pattaro, vol. 9, p. 44.
    • Un successo della cucina polesana di Lucio Rizzi, vol. 9, p. 90.
    • Il segreto delle ocarine di Serena Pattaro, vol. 10, p. 76.

    ARQUÀ POLESINE

    • Il castello di Arquà di Luigi Zilli, vol. 2, p. 28.
    • Beni artistici ad Arquà di Luigi Zilli, vol. 4, p. 16.
    • Il "Cantar Maggio" di Francesca Magon, vol. 9, p. 66.

    BADIA POLESINE

    • L'ultima cena resta a Badia di Grazia Giordani, vol. 1, p. 34.
    • Un polesano in Giappone di Grazia Giordani, vol. 2, p. 96.
    • Il capitello del ritorno di Claudio Vallarin, vol. 3, p. 25.
    • L'“Aquaro” di Badia di Roberto Moretti, vol. 4, p. 19.
    • Quattro passi per Badia di Grazia Giordani, vol. 5, p. 16.
    • La calà della forca di Graziano Beccari, vol. 5, p. 56.
    • La piccola Fenice di Grazia Giordani, vol. 7, p. 26.
    • Le Clementine di Grazia Giordani, vol. 7, p. 40.
    • L'Abbazia recuperata di Grazia Giordani, vol. 8, p. 48.
    • Villa Bartolomea: polenta sulle panare di Graziano Beccari, vol. 8, p. 92.
    • Il Museo Baruffaldi di Grazia Giordani, vol. 9, p. 16.
    • La fornasa delle Giare di Graziano Beccari, vol. 9, p. 50.
    • A Badia, in piazza grande di Grazia Giordani, vol. 10, p.

    BERGANTINO

    • La giostra di Simone Valeri, vol. 7, p. 155.

    CALTO

    • Un itinerario nell'alto Polesine di Lino Segantin, vol. 8, p. 34.

    CANARO

    • Canaro e Garofolo di Paolo Mischiatti, vol. 4, p. 50.

    CANDA

    • La splendida Villa di Canda di Leobaldo Traniello, vol. 5, p. 12.
    • Nessuno dormì quella notte di Graziano Beccari, vol. 8, p. 70.

    CASTELGUGLIELMO

    • Il Centro Giona di Paolo Zambonin, vol. 1, p. 56.
    • Visita alla fungaia di Paolo Zambonin, vol. 3, p. 32.
    • Pio Mazzucchi di Paolo Zambonin, vol. 6, p. 90.

    CASTELMASSA

    • Il Crispo attende di Sandra Cignoni, vol. 1, p. 60.
    • Vivalpo di Gabriele Setti, vol. 7, p. 36.
    • Andemo a magnar a l'albergo di Lucio Rizzi, vol. 7, p. 80.
    • Quel "mondo piccolo" di ieri di Isora Furini, vol. 10, p. 69.

    CENESELLI

    • Il filò di Ceneselli di Franco Rizzi, vol. 2, p. 60.
    • Le cave Danà di Franco Rizzi, vol. 6, p. 32.
    • L'Annunziata di Ceneselli di Giovanna Gazzi, vol. 6, p. 170.
    • Un itinerario nell'alto Polesine di Lino Segantin, vol. 8, p. 32.
    • Felice Chilanti di Grazia Giordani, vol. 10, p. 80.

    CEREGNANO

    • I sassetti di Ceregnano di Luigi Rossi, vol. 5, p. 44.
    • 30ª Mostra del Mobile di Michela Marangoni, vol. 8, p. 156.

    CONTARINA

    • Le Ville del Delta di Patrizia Ghio, vol. 6, p. 28.
    • Il grande zuccherificio di Sofia Bisi, vol. 6, p. 172.

    COSTA DI ROVIGO

    • Lungo l'argine dell'Adigetto di Riuccio Fenzi, vol. 4, p. 38.

    CRESPINO

    • Da Polesella a Crespino in mountain bike di L.M. e A.Z., vol. 5, p. 26.

    DELTA E FIUME PO

    • Arrivano i cormorani di Renzo Rusticali, vol. 1, p. 10.
    • A guardia del Delta di Erregiemme, vol. 1, p. 150.
    • Parco del Delta: è tempo di decisioni, di Lino Segantin, vol. 2, p. 8.
    • Il Polesine visto dal cielo di Lino Segantin, vol. 2, p. 18.
    • Dove nidificano gli uccelli di Massimo Benà, vol. 2, p. 22.
    • Con la canoa nel Delta di Sandro Ceciliato, vol. 2, p. 26.
    • Lungo le rive del Po di Gianni Benetti, vol. 3, p. 25.
    • Isolotti e golene del Po di Franco Gambaro, vol. 3, p. 12.
    • La strada del Delta di Giuseppe Marangoni, vol. 5, p. 8.
    • Pasquetta nel Delta di Lino Segantin, vol. 5, p. 22.
    • La Madonna delle Valli di Patrizia Ghio, vol. 5, p. 46.
    • Un rifugio nel Delta di B.M., vol. 5, p. 12.
    • Le ville del Delta di Patrizia Ghio, vol. 6, p. 28.
    • Equiturismo lungo il Po di Lorenza Casadio, vol. 6, p. 34.
    • La delizia degli Estensi di Franco Gambaro, vol. 7, p. 16.
    • Vivalpo di Gabriele Setti, vol. 7, p. 36.
    • La mia seconda volta nel Delta di Lino Cortelazzo, vol. 7, p. 29.
    • Là dove nasce il Delta di Roberto Marangoni, vol. 8, p. 12.
    • Soggiornare nel Delta di T.C., vol. 8, p. 28.
    • Alla ricerca del sentiero perduto di Lino Cortelazzo, vol. 8, p. 33.
    • Dal Monviso al Delta di G.S., vol. 8, p. 52.
    • Alla ricerca del Vello d’oro di Aldo Rondina, vol. 8, p. 62.
    • Porto Levante: il nodo della foce di Simone Martinello, vol. 9, p. 8.
    • S.O.S. per la flora di Gianni Benetti, vol. 9, p. 20.
    • La suggestione delle vie fluviali di B.M., vol. 9, p. 46.
    • Il Polesine in canoa di Chiara Pavani, vol. 9, p. 174.
    • Tempo di fraìma di Simone Martinello, vol. 10, p. 14.
    • Attenti a quel fiume di Valeria Gazzi, vol. 10, p. 38.
    • Il Delta ferito di Massimo Benà, vol. 10, p.
    • La Geografia del Po di Paolo Biscaro, vol. 10, p.

    DONADA

    • Porto Levante: il nodo della foce di Simone Martinello, vol. 9, p. 8.

    FICAROLO

    • Il campanile pendente di Cecilia Rovigatti, vol. 3, p. 38.
    • La Dama di Chiunsano di Raffaele Peretto, vol. 6, p. 37.
    • Da Occhiobello a Ficarolo di Ludovica Mutterle, vol. 7, p. 22.

    FIESSO UMBERTIANO

    • Un piacevole itinerario nel cuore del Polesine di Sandra Cignoni, vol. 2, p. 10.
    • Il cozzo delle uova di Wadis Ferracini, vol. 3, p. 72.
    • Le mondine polesane di Wadis Ferracini, vol. 7, p. 62.

    FRATTA POLESINE

    • A Fratta con i carbonari di Cinzia Malin, vol. 2, p. 32.
    • Il Manegium di Fratta di Francesco De Poli, vol. 3, p. 169.
    • Chi va al mulino non si infarina più di Sandra Cignoni, vol. 4, p. 24
    • Celebrando Dionisio di Raffaele Peretto, vol. 5, p. 149.
    • Nel cuore di un'antica bonifica di Lino Segantin, vol. 6, p. 22.

    GUARDA VENETA

    • Equiturismo lungo il Po di Lorenza Casadio, vol. 6, p. 34.
    • Giovanni Battista Tenani di Mario Cavriani, vol. 6, p. 48.

    LENDINARA

    • La "Visitazione" di Paola Pizzamano, vol. 1, p. 26.
    • Carlo Bagno, una vita per il teatro di Lino Segantin, vol. 2, p. 72.
    • Il Ballarin di Lino Segantin, vol. 3, p. 35.
    • Quando non esisteva il metro di Natale Chinaglia, vol. 4, p. 58.
    • Santa Sofia di Nicola Ferroni, vol. 5, p. 32.
    • Il piccolo santuario di Tre Ponti di Mario Sicchiero, vol. 5, p. 40.
    • Nel cuore di un'antica bonifica di Lino Segantin, vol. 6, p. 22.
    • G.B. Conti di Lino Segantin, vol. 6, p. 66.
    • A Molinella la prima Cassa Rurale Polesana di Nicola Ferroni, vol. 7, p. 52.
    • All'interno di un antico maniero di Paolo Celin, vol. 8, p. 18.
    • San Giacomo di Ramodipalo di Rita Bazzi, vol. 8, p. 66.
    • Saguedo e dintorni di Lino Segantin, vol. 9, p. 38.
    • Giuseppe Marchiori, una vita per l'arte di Grazia Giordani, vol. 9, p. 92.
    • Barbuglio e dintorni di Sandra Cignoni, vol. 10, p. 42.
    • La puazza di Lendinara di Pierluigi Bagatin, vol. 10, p. 60.
    • Il club G. Verdi di Lino Segantin, vol. 10, p. 144.

    LOREO

    • I flagellanti della S.S. Trinità di Romano Beltramini, vol. 6, p. 60.

    LUSIA

    • Verdure doc a Lusia di Lino Segantin, vol. 2, p. 86.
    • La Cooperativa dell'Adige di L.S., vol. 4, p. 173.
    • Il nuovo campanile di Settimo Rigolin, vol. 10, p. 28.

    MELARA

    • Il carnevale di Melara di Lino Segantin, vol. 6, p. 80.

    OCCHIOBELLO

    • Cavallo e cucina rustica di Giovanni Danza, vol. 4, p. 44.
    • Da Occhiobello a Ficarolo di Ludovica Mutterle, vol. 7, p. 22.

    PINCARA

    • Un piacevole itinerario nel cuore del Polesine di Sandra Cignoni, vol. 2, p. 10.

    POLESELLA

    • Da Polesella a Crespino in mountain-bike, di L.M. e A.Z., vol. 5, p. 26.
    • Equiturismo lungo il Po di Lorenza Casadio, vol. 6, p. 34.

    PORTO TOLLE

    • Il "gabbiano d'argento" di L.S., vol. 4, p. 159.
    • Corte Polesine Camerini di Nuto Vallerini, vol. 10, p. 48.

    ROSOLINA

    • Le ville del Delta di Patrizia Ghio, vol. 6, p. 28.
    • Il fascino delle valli di Simone Martinello, vol. 7, p. 8.
    • La centrale orticola di Rosolina di Simone Martinello, vol. 8, p. 164.
    • Premio letterario "Arturo Avanzi" di Simone Martinello, vol. 8, p. 154.
    • Racconti e poesie del Premio Avanzi, vol. 9, p. 120.
    • Tempo di fraima di Simone Martinello, vol. 10, p. 14.

    ROVIGO

    • Il nome della rosa di Lino Segantin, vol. 1, p. 20.
    • Gli Etruschi a Rovigo di Cinzia Malin, vol. 1, p. 40.
    • Il Palio di Rovigo di Cinzia Malin, vol. 1, p. 64.
    • I rustici Grimani di Gianvittorio Fenzi, vol. 2, p. 38.
    • Lungo l'argine dell'Adigetto di Uccio Fenzi, vol. 4, p. 38.
    • Tra i quadri dell'Accademia di Giuseppe Marangoni, vol. 4, p. 8.
    • Gli Ebrei a Rovigo di Carla Boccato, vol. 5, p. 48.
    • La Rotonda, gioco di luci ed ombre di Enrico Forti, vol. 6, p. 7.
    • La Società del Mutuo Soccorso di Lino Segantin, vol. 6, p. 52.
    • Il teatro del Lemming di Francesca Magon, vol. 7, p. 139.
    • Visita all'osservatorio di Enzo Bellettato, vol. 7, p. 150.
    • La pinacoteca dell'Accademia di Grazia Giordani, vol. 8, p. 8.
    • La meridiana della Rotonda, di Enzo Bellettato, vol. 10, p. 8.
    • Le due marine di Toni Romagnolo, vol. 10, p. 58.
    • Tre archi nella notte di Franco Romano Lazzari, vol. 10, p. 50.

    SALARA

    • Un itinerario nell'alto Polesine di Lino Segantin, vol. 8, p. 34.

    SAN BELLINO

    • Nel cuore di un'antica bonifica di Lino Segantin, vol. 6, p. 22.

    SAN MARTINO DI VENEZZE

    • Il complesso architettonico di Ca' Venezze di Lino Segantin, vol. 7, p. 32.

    TAGLIO DI PO

    • Il "Palio d'la cariola" di Roberto Prescendi, vol. 1, p. 72.
    • Anselmo Girotti, partigiano tagliolese di Patrizia Ghio, vol. 3, p. 96.
    • La compagnia instabile tagliolese di Lino Segantin, vol. 5, p. 124.
    • Le ville del Delta di Patrizia Ghio, vol. 6, p. 28.
    • Soggiornare nel Delta di T.C., vol. 8, p. 28.
    • Il club nautico di Taglio di Po di Matteo Giordano, vol. 9, p. 170.
    • El Filò di Matteo Giordano, vol. 10, p. 84.

    TRECENTA

    • I gorghi di Trecenta di Erregiemme, vol. 2, p. 35.
    • Quei de Berguerina di Bruna Ghezzi, vol. 2, p. 63.
    • Villa Pepoli, il palazzon di Bruna Ghiotti, vol. 3, p. 29.
    • Per chi suona la banda di Edesio Chieregatti, vol. 4, p. 60.
    • La Scuola Agraria di Bruna Ghiotti, vol. 6, p. 156.
    • Un itinerario nell'alto Polesine di Lino Segantin, vol. 8, p. 34.
    • I soprannomi di Trecenta di Vittorio Tomasin, vol. 8, p. 74.
    • Da Sariano con amore di Graziano Beccari, vol. 8, p. 172.

    VILLADOSE

    • Il GAV di Villadose di Enrico Maragno, vol. 4, p. 154.
    • Metti una sera a cena con gli antichi romani di E.M., vol. 8, p. 160.

    VILLANOVA DEL GHEBBO

    • Il castello del Gaybo di Paolo Mischiatti, vol. 3, p. 93.
    • San Michele di Graziano Beccari, vol. 4, p. 62.

    VILLANOVA MARCHESANA

    • In Golena di Sandro Passarella, vol. 2, p. 14.

    VILLAMARZANA

    • Villamarzana tra passato e futuro di Francesca Magon, vol. 4, p. 32.
    • La festa del grano di Francesca Magon, vol. 5, p. 74.
    • Gognano, un’isola nella campagna polesana di Francesca Magon, vol. 8, p. 42.

  • Cin cin d’incontro

    Cin cin d’incontro

    L’incontro occasionale col prof. Renato Nonnato, lungo Riviera Matteotti di Adria, assume un immediato sapore di frizzante cordialità, che richiede un brindisi: “Al nostro Polesine” ci dice alzando il calice nel vicino locale di Ponte Castello. “E a dispetto di quei maledetti che ancora si ostinano a non credere alle potenzialità turistiche della nostra terra!” aggiunge con fare colorito.

    Il discorso prosegue mentre prendiamo Corso Vittorio Emanuele, arricchito di puntualizzazioni spesso accalorate: “Possibile che non si sia capaci di imparare un po’ dai ferraresi. Noi abbiamo un delta meraviglioso e loro fanno il pieno di turisti. È tempo di decidersi a valorizzare il nostro ambiente, la navigabilità fluviale; bisogna potenziare la ricettività mediante camping e strutture agrituristiche…”. Osservazioni che non si possono che condividere, che Nonnato esprime con quella spontaneità che subito si fa comunicativa e trascinatrice di nuove idee. Ricorda l’avvio del progetto Albarella che sembrava una chimera, divenuta valida realtà grazie alla lungimiranza dei promotori. E sottolinea come questo insediamento turistico abbia costituito le premesse per la nascita dello stesso Istituto Alberghiero di Adria, una delle scuole della provincia più legate ad un’ipotesi di sviluppo del Polesine, che ha creato professionalità apprezzate presso la grande e la piccola ristorazione.

    All’Istituto Alberghiero, dove frattanto giungiamo, Nonnato mette da parte l’atteggiamento polemico per assumere quello cordiale del padrone di casa, pronto ad illustrare le caratteristiche di una scuola veramente unica. “Una scuola officina” dove realmente si impara facendo, dove gli allievi, oltre ad apprendere i segreti dello chef, si prodigano direttamente, guidati dai loro specifici insegnanti, a preparare i pranzi per la mensa interna. C’è poi la parte didattica, dove si sperimentano ricette tipiche o innovative, dove si acquisiscono le basi per divenire veri maestri della cucina.

    Proveniente dalla grande ristorazione, Nonnato ha vissuto in prima persona tutta la storia della realizzazione dell’Istituto e del relativo progetto educativo, riuscendo sempre a stabilire un rapporto di grande simpatia e comunicativa con i ragazzi che, più che a un docente, sembrano guardare in lui come ad un punto di riferimento per trovare una soluzione ad ogni problema. E qui, nei locali dell’Istituto Alberghiero, Nonnato si attiva per offrirci un “Cin cin d’incontro”. Una specialità che non possiamo non lodare E subito nasce l’idea di una collaborazione tra il prof. Nonnato, e quindi lo stesso Istituto Alberghiero, e Ventaglio Novanta. Dal prossimo numero della rivista i nostri lettori troveranno dunque un nuovo tipo di intervento su queste pagine a firma di Renato Nonnato, che nel mondo dell’informazione gode già di un crescente numero di seguaci con la rubrica radiofonica “Itinerari Turistico Gastronomici del Polesine”, trasmessa da Radio Adria.

    Per questo numero del Ventaglio possiamo frattanto invitare i nostri lettori ad unirsi idealmente nel brindisi “Cin cin d’incontro” di cui Nonnato ci fornisce la ricetta per dieci persone:

    Un litro di clinto selvatico, quattro cucchiai di zucchero, un bicchiere di maraschino, uno di sciroppo di lampone; mettere in una ball con due dita di ghiaccio cristallino a quadrucci, amalgamare e servire in coppe da spumante, precedentemente guarnite con ruote d’arancia, foglie di menta o erba luisa e… cin cin.

  • Premiati dalla Camera di Commercio

    Premiati dalla Camera di Commercio

    La Camera di Commercio di Rovigo ha rinnovato quest’anno la premiazione dei lavoratori e delle aziende della provincia benemerite per la lunga e rinosciuta attività, e dei polesani che hanno onorato la provincia di Rovigo nel mondo.

    La manifestazione, in questo particolare momento di travaglio e di incertezza per l’economia provinciale, ha voluto trasmettere un messaggio importante alle giovani generazioni partendo dal lavoro; dall’iniziativa imprenditoriale, dalla volontà di emergere nei più vari settori delle attività economiche, artistiche, professionali ed esecutive.

    Il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Rigolin ha evidenziato come il miglioramento delle condizioni economiche e sociali – sia quelle individuali che quelle di una intera provincia – si raggiungerà con la dedizione, l’entusiasmo, l’intelligenza e la fedeltà verso un lavoro costruttivo, sapendo superare difficoltà, sacrifici e sofferenze.

    Il lavoro infatti presenta ogni giorno fatica e nuovi problemi da risolvere ma se è accompagnato dalla determinazione, dalla considerazione di se stessi, dall’amore per la propria famiglia e la propria città, con il passare degli anni, apre ad ognuno spazi di soddisfazione per i traguardi raggiunti.

    La manifestazione si è articolata in due momenti: “Premiazione della fedeltà al Lavoro e l’incoraggiamento al progresso economico” rivolta a valorizzare il lavoro di coloro che hanno operato in provincia di Rovigo ed ivi sono residenti e “Premiazione per i Polesani che hanno onorato la Provincia di Rovigo nel mondo” allo scopo di dare un riconoscimento alle radici provinciali di molti concittadini che hanno primeggiato fuori della provincia e che hanno mantenuto tanta nostalgia per la terra natale.

    La cerimonia di premiazione ha avuto luogo sabato 25 giugno alla presenza delle massime autorità provinciali e con l’affluenza di familiari, di amici e di imprenditori, tutti desiderosi di esprimere un sincero apprezzamento ai premiati.

    Ai premiati, complessivamente 77, di cui 33 per la “Fedeltà al Lavoro”, e 44 per i “Polesani emigrati”, è stata consegnata una medaglia d’oro del conio camerale unita al diploma di benemerenza.

    Questi gli elenchi dei premiati:

    A. FEDELTÀ AL LAVORO:

    CATEGORIA LAVORATORI

    Pozzato Giancarlo – Fasana di Adria
    Franceschetti Giancarlo – S.M. Maddalena
    Signorini Flavio – Polesella

    CATEGORIA PENSIONATI

    Celeghin Ivo – Guarda Veneta
    Rossato Ilario – Occhiobello S. M. Madd.
    Pavanello Carlo – Rovigo
    Zangheratti Mario – Frassinelle
    Barbierato Nereo – Rovigo
    Casetta Giancarlo – Taglio di Po
    Gulmini Franco – Taglio di Po
    Furlan Benito – Taglio di Po
    Franceschetti Ignazio – Occhiobello
    Vaccaro Andrea – S.M. Maddalena

    CATEGORIA ARTIGIANI

    Raminella Antonio – Rovigo
    Albertoni Primo – Villanova Marchesana
    Slaviero Primo – Rovigo
    Colognesi Livio – Castelguglielmo
    Doni Luigi – Pontecchio Polesine
    Maffeo Renato – Lendinara
    Cecchinato Ivano – Rovigo
    Astolfi Vincenzo – Arquà Polesine
    Pegoraro Florio – Borsea Rovigo
    Mora Luciano – Fiesso Umbertiano
    Bellan Federico – Rosolina

    CATEGORIA COLTIVATORI DIRETTI

    Chiarion Franco – Ceregnano
    Raniero Bortolo Antonio – Porto Tolle
    Giuliani Severino Giovanni – Cavazzana di Lusia
    Casalicchio Marino – Corbola
    Bertelli Mario – Rovigo
    Baldelli Ferruccio – Castelnovo Bariano
    Vigato Raule – Ariano Polesine

    CATEGORIA COMMERCIANTI

    B. “POLESANI CHE HANNO ONORATO LA PROVINCIA DI ROVIGO NEL MONDO”

    Andreoli Luigia – Caselle Torinese – Torino
    Astolfi Irma – Torino
    Azzalin Delindo – Torino
    Azzalin Giulietta – Torino
    Baldi Ferdinando – Milano
    Benvenuti Angelo – Torino
    Bisognin Angelo – Buenos Aires Argentina
    Bolzoni Angelo – Vaulx en Velin – Francia
    Bombonato Costantino – Bolzano
    Bottin Roberto – Nichelino – Torino
    Bovolenta Gino – Pordenone
    Cagnotto Paolo – Torino
    Cassetta Benito – Venaria Reale – Torino

    Cassetta Giuseppe – Torino
    Cestarollo Luciano – Bolzano
    Chiereghin Cleonice – Torino
    Deserti Duilio – Araras – S. P. del Brasile
    Falconi Fedora – Torino
    Ferro Giovanni – Milano
    Furini Alfredo – Milano
    Fusetto Goliardo – Venaria Reale – Torino
    Gambato Nadir – Vercelli
    Gurian Delso – Bolzano
    Mabea Pietro – Londra – Inghilterra
    Manfredini Ercoliano – Milano
    Manfrinato Amedeo – Neuquen – Argentina
    Mantovani Dante – Muggiò – Milano
    Mosca Benito – Monza
    Occhi Giuseppe – Vercelli
    Ravagnani Renner – Milano
    Rigolin Paolo – Montevideo – Uruguay
    Rimondi Sergio – Torino
    Rossi Zen Annamaria – Trento
    Rossin Silvio – Mongrando – Vercelli
    Santato Mario – Monza
    Scappin Ester – S. Paolo del Brasile
    Sega Giancarlo – Torino
    Sega Gianfranco – Torino
    Sega Luigina – Monteu Roero – Cuneo
    Sega Mario – Caselle Torinese – Torino
    Eredi Stoppa Mario – Milano
    Sturaro Giuseppe – Milano
    Tinti Rosa Anna – Cordoba – Argentina

  • L’ A.I.S.M.

    L’ A.I.S.M.

    La Sclerosi Multipla è una malattia cronica che colpisce il sistema nervoso centrale danneggiando la guaina protettiva delle fibre nervose e provocando quindi disturbi della motilità, della sensibilità, della coordinazione dei movimenti, della vista delle funzioni vescicali.

    Può portare all’immobilità, può colpire giovani o adulti, uomini o donne, può progredire in un giorno, in un anno, in dieci o vent’anni.

    Un italiano ogni 2000 tra i 12 e i 50 anni si ammalano di Sclerosi Multipla.

    I malati, colpiti in età giovanile o già adulta quando si stanno creando o si sono già creati un’indipendenza economica, affettiva o familiare, sono colpiti due volte perché privati della salute e dell’indipendenza.

    La malattia viene a togliere ogni precedente sicurezza, costringendo il malato a ricercare nuovi punti di riferimento attorno ai quali far ruotare la propria vita e la propria personalità.

    Il malato sente di non poter più fare affidamento sul suo corpo, di non riuscire a fare più le stesse cose come prima, si trova a dover rivedere completamente la sua vita e quella dei suoi familiari: si instaura così una dipendenza dagli altri sempre più completa.

    Ecco perché esiste l’A.I.S.M.: per restituire alla persona con Sclerosi Multipla la vivibilità del quotidiano e per permettere alla scienza di fare luce su questo mistero della medicina.

    La Sezione A.I.S.M. di Rovigo, è sorta nel 1987 con lo scopo principale di attrezzare e far funzionare una palestra di fisioterapia riabilitativa per gli oltre 40 malati del territorio.

    La fisioterapia funziona dal 1990 nella Sede dell’Associazione presso l’Ospedale U. Maddalena – P.zza Europa, 10 – Rovigo – U.S.L. 30 dotata di Palestra attrezzata, servizi, ufficio, con Fisioterapia retribuita dall’Associazione. Nel 1994 sono state effettuate 600 ore di fisioterapia individuale o di gruppo e usufruito, se richiesta di sostegno psicologico.

    Per alcuni pazienti funziona il servizio di fisioterapia domiciliare (servizio non attuato dalle U.L.S.S.) del territorio.

    Dal 1992 funziona servizio di trasporto con pulmino della Regione Veneto assegnato in comodato alla gestione dell’A.I.S.M. e dell’A.N.F.A.S.

    La Sezione di Rovigo si sta attivando per la realizzazione di un centro diurno che consentirà ai pazienti, in arrivo da tutta la provincia, di trascorrere la giornata fuori dal nucleo familiare occupati in attività di animazione, socializzazione, svago o riposo, fisioterapia individuale o di gruppo, e usufruendo, se richiesto, di sostegno psicologico.

    Il Centro funzionerà inizialmente due giorni la settimana dalle ore 9 alle ore 17.

    Con l’organizzazione di giornate, di mostre e spettacoli, l’Associazione persegue lo scopo di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui problemi della malattia e di raccolta fondi per la ricerca e per il proprio sostentamento.

    Per ogni ulteriore informazione o collaborazione, si fa presente che la sezione provinciale dell’A.I.S.M. ha sede presso l’OSPEDALE U. MADDALENA – P.le Europa, 10 – 45100 ROVIGO – Tel. 0425/33719 – c.c.p. 10467454.

  • Etruschi nostri contemporanei

    Etruschi nostri contemporanei

    «Se i Romani volevano esibire le loro tombe, gli Etruschi cercavano piuttosto di nasconderle. Una tomba era, per i Romani, soprattutto l'occasione di una gloria mondana; per gli Etruschi, invece, si trattava forse del compimento di un rito prescritto da una religione oscura e gelosa». Con queste parole, il «dilettante» Stendhal rintracciava, ancora nel 1837 e senza neppur rendersene conto, uno dei fondamenti di quello che sarebbe diventato, molti anni dopo, il mito etrusco. E cioè, il senso di una misteriosa e continua presenza nel contesto di una storia fin troppo ostentata e di una cultura totalizzante che, indiscriminatamente, avevano spento ogni altra memoria. Ma, rimuovere i segni della superficie, frammentare le testimonianze fino a renderle inintelleggibili, assorbire e modificare nomi, usi e costumi, non significa sopprimere del tutto quella presenza che, nel complicato volgere dei secoli, assiduamente riaffiora dalle nebbie del passato nelle smagliature della storia.

    È forse, anche per questo che possiamo dire che gli Etruschi sono nostri contemporanei: quanto più ignoriamo, tanto più il misterioso profilarsi delle loro ombra ci inquieta e ci affascina. Un nome, un accento dialettale, un sorriso indefinibile, il disegno di un monile, l'oscuro presagio del futuro e il pensiero improvviso della morte ci riportano, di colpo, quella civiltà scomparsa, che gli studiosi, fin dal Settecento, con fatica e in una infinità di abbagli, stanno cercando di ricostruire, pezzo per pezzo. Gli Etruschi nostri contemporanei, dunque. Tanto più quando si tratta di Adria, una città che gli antichi (Tito Livio e Plinio il Vecchio per tutti) ritenevano sostanzialmente etrusca. Non a torto, se, giuntivi intorno alla metà del VI secolo a.C., gli Etruschi le avevano dato, appunto, la connotazione di una città, risistemando il porto e instaurando nuove attività, sulle quali finirono per concentrarsi anche coloro che, in quei luoghi, si erano insediati in tempi più lontani.

    Molto opportunamente, lo scorso Settembre, per la VI edizione della «Serata di fine estate», le associazioni Turismo & Cultura e Minelliana hanno organizzato una «Festa etrusca», che ha gravitato intorno al Museo archeologico nazionale di Adria e ai giardini Scarpari, con una cena conclusiva al ristorante Minuetto. Una festa che si è felicemente risolta in una sorta di viaggio nell'immaginario etrusco, sulla scorta degli studi più informati e aggiornati.

    Non certamente una ricostruzione storico-archeologica (non erano queste le premesse), ma una evocazione, che ha ritrovato le suggestioni di certe parole di Giorgio Manganelli: «Sebbene gli Etruschi siano silenziosi, i loro dipinti e i loro specchi sono testimonianza di un racconto inesauribile, ma un racconto palesemente magico, una favola cerimoniale, una storia legata fatalmente ai miti, alla loro dolcezza inconsumabile».

    Ecco, allora, la visita alle sale del Museo, guidata dalla direttrice Simonetta Bonomi e inquietata dalle misteriose figurazioni di Thierry Parmentier (che è stato un poco l'anima segreta di tutta la manifestazione), e poi i giochi acrobatici e i mimi (coordinati da Michela Mainardi), le contese con combattimenti di pugili (Istituiti da Pietro Avanzi), certi acuti passi di Plauto detti da Giuliano Scaranello, le musiche (Francesco Piva, Laura Marangoni e i flautini di Mario Casetta), le danze e una inesauribile comparseria. Ecco, ancora, nel giardino del ristorante, i padiglioni di oreficeria (Mauro Cesaretto), di predizione (Anna Mitillo e Fiorella) e, sparse dappertutto, le terrecotte di Giampaolo Stella e i disegni di Giulia Zuolo. Oltre quattro ore di attività e di intrattenimento, che la pioggia incessante non è riuscita a funestare. Poi, la cena, con un menù che, ancora una volta, puntava all'evocazione, nella scelta delle portate (preziosi i suggerimenti del gastronomo Giuseppe Alessi) e nei riti della convivialità.

    Cultura, dunque, ma all'insegna della festa, sapientemente coordinata da Donatella Marangoni (che si è avvalsa anche della collaborazione degli allievi dei corsi per operatori dell'animazione turistica).

    Dopo le puntate degli anni scorsi, dedicate ai greci e ai romani, questa incursione nel mondo e nel rito degli Etruschi, patrocinata dal Comune di Adria e dall'amministrazione provinciale di Rovigo (con l'adesione di molte associazioni), ci è parsa particolarmente riuscita, come del resto, ha ampiamente testimoniato il gradimento e l'entusiasmo del numeroso pubblico che, alla fine, andandosene sul far della notte, nell'ultima e magica figurazione di Thierry Parmentier, ha avvertito con inquietudine il permanere di una oscura presenza, che fa degli Etruschi dei nostri contemporanei.

  • La CMP guarda al mondo

    La CMP guarda al mondo

    Una industria polesana in continuo sviluppo, è senza dubbio la C.M.P. (Costruzioni Meccaniche Polesane) di Bottrighe.

    Costituita nel 1964, l’azienda sorge lungo Strada Chieppara nella zona industriale del centro bassopolesano, su di una superficie di ventimila metri quadrati, di cui seimila coperti, dando lavoro a quarantacinque dipendenti, divisi fra operai specializzati, tecnici ed amministrativi.

    La fabbrica progetta, costruisce ed installa impianti per la grande industria, si occupa di manutenzione ordinaria e straordinaria di zuccherifici, produce nastri trasportatori, nastri a coclea, apparecchi a pressione, grandi serbatoi essiccatori, condensatori, scambiatori di calore e impianti metallici di ogni tipo. Un cenno particolare di stima e di elogio va al titolare, il Comm. Gino Navicella, noto imprenditore bottrighese, che, con notevole abilità e competenza, ha saputo imporre la C.M.P. all’attenzione degli operatori italiani e stranieri, assicurando all’azienda un notevole apporto di manodopera.

    Da alcuni anni è stato pure installato, all’interno della fabbrica, un nuovo ampio capannone che permette la costruzione di grandi impianti, silos e serbatoi. Il tutto sostenuto dall’introduzione di sempre nuove tecnologie, come la qualificazione dei procedimenti di saldatura secondo il codice americano Asme, con corsi preparatori finanziati in parte dalla Comunità Europea e il prossimo conseguimento del certificato del “Sistema di qualità aziendale” secondo le norme Iso 9002, per il quale la società si sta organizzando.

    Grazie alla ricerca e al continuo rinnovamento, la C.M.P. sta costruendo dei grossi apparecchi a pressione per un impianto petrolchimico che verrà realizzato in Cina da una società di ingegneria italiana e una serie di ventiquattro scambiatori in leghe speciali (bronzo, alluminio, cupro, nichel e titanio) che serviranno per realizzare il più grande impianto di dissalazione del mondo in corso di costruzione negli Emirati Arabi. Si aggiunge poi, la costruzione di un impianto per il recupero dei vapori di benzina che la C.M.P. sta costruendo e provvederà anche ad installare in un grande deposito petrolifero del Lazio.

    Notizie certamente importanti da evidenziare ed esaltare, non solo per Bottrighe e i dipendenti del Comm. Navicella, ma per l’intero Polesine che non ha mai conosciuto momenti così incerti per il rilancio della sua economia, con la speranza che gli sforzi compiuti per inserirsi su di un mercato più ampio diano continuità di commesse per il futuro.

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