L’ormai nota Compagnia del Tanbarelo di Bellombra rappresenta il più recente capitolo di una lunga tradizione teatrale che affonda le sue radici addirittura nei difficili anni dell’anteguerra. Nel 1934, infatti, a Bellombra veniva fondata la Filodrammatica intitolata al poeta Marino Marin, rinnovata poi negli anni ’50 e ’60 per opera di Lino Melina, ma attiva sino ai tempi degli anni ’70.
Allora gli attori portavano sulla scena del Teatro Immacolata Concezione drammi e farse finali, e spesso uscivano dal paese per allietare le giornate di festa dei luoghi vicini, Bottrighe, Crespino, Adria, Panarella, Berra di Ferrara… Nel 1959 ottenevano ulteriori riconoscimenti con Sior Todero Brontolon di Carlo Goldoni e successivamente con alcuni testi brillanti di Giacinto Gallina come El moroso de la nona, Le baruffe in fameja, I oci del cuor. La compagnia faceva capo a Don Nicola Malerba e lavorava per raccogliere qualche soldo da impiegare nelle opere parrocchiali. Questa finalità sociale accomunava la Filodrammatica Marino Marin ad un’altra Filodrammatica nata nello stesso periodo, tutta femminile e divisa in due gruppi, l’uno guidato da Norma Bellato, l’altro da Fanny Puozzo.
Quando nel 1972 Suor Ines Tinetti fonda il Gruppo Primavera, la nuova iniziativa si rivela subito carica di positive conseguenze per l’attività teatrale del paese. Molti giovani vi prendono parte per approfondire la loro formazione umana e religiosa, e presto alcuni di loro si accorgono di avere una particolare attitudine per tutte quelle attività ricreative (canti, balli, scenette, imitazioni…) che possono inserirsi nella illustre tradizione della Filodrammatica Marino Marin appena sciolta sino a perpetuarne il ricordo.
Dopo avere animato le feste parrocchiali, le sagre di Santa Eurosia e i camposcuola estivi, nell’82, per salutare Suor Ines, trasferita in provincia di Torino, il Gruppo Primavera allestisce La broca rota, un testo brillante di Enrico Kleist, reso più agile mediante una notevole riduzione rispetto all’origiale e tradotto in dialetto veneto da Mario Andreis. È il primo grande salto di qualità. Seguiranno altre commedie molto note e due importanti trasferte, l’una a Roma (1984), l’altra a Montesilvano di Pescara (1985) con uno spettacolo umoristico costruito su temi di politica e attualità.
Nell’87 la compagnia teatrale, che nel frattempo si era già data il nome di Teatro Giovane Bellombra, decide di definirsi Compagnia del Tanbarelo, “quasi a voler dimostrare con calore e con un po’ d’orgoglio l’attaccamento… al Paese d’origine”. Il tanbarelo infatti (una sorta di semplice calendario formato da sette pezzi di robinia di colore diverso – uno per ogni giorno della settimana – esposti davanti alla postaria) nella tradizione popolare era ormai diventato il segno distintivo degli abitanti di Bellombra.
Con questo nuovo nome la compagnia teatrale rappresenta I Rusteghi di Carlo Goldoni, visita per la prima volta da protagonista il Teatro Pierino Valer di Bolzano, assume un regolare statuto con atto notarile, fissa le proprie finalità nella promozione e nella divulgazione delle opere dialettali, aderisce alla Federazione Italiana Teatro Amatoriale (F.I.T.A.) e, infine, entra a far parte dell’Unione Associazioni Venete (U.N.A.V.).
D’ora in poi ricordare tutti gli appuntamenti della compagnia diventa pressoché impossibile. Nell’88 viene riproposto Sior Todero Brontolon (Rassegne di Bellombra, Crespino, Canda e Lendinara); nell’89 è la volta de La broca rota rappresentata fra l’altro alla I Rassegna Stasera Teatro di Adria e alla Rassegna Teatro in giro; nel ’92 si replica La broca rota anche fuori regione a Nichelino (TO), Bolzano e Monza su invito dell’Associazione Polesani nel Mondo; sempre nel ’92 (ottobre) viene portata sulla scena (ex novo) La corte Magoga, una commedia in tre atti, composta da Giovanni Polo (noto anche come poeta) e affinata con la collaborazione della compagnia stessa cui il testo era stato indirizzato in esclusiva sin dall’inizio.
Per tutto il ’93, anno del bicentenario della morte del Goldoni, contemporaneamente a La corte Magoga, su richiesta degli spettatori, viene ripreso Sior Todero Brontolon dapprima a Contarina, poi a Bolzano (su invito dell’Associazione Polesani nel Mondo), a Ceregnano (su invito dell’Arci), a Panarella (su richiesta della Pro Loco di Papozze, nella scenografia della Corte Rosa Benito), a Garofalo di Canaro, a Villadose, a San Bortolo di Rovigo e a Bellombra (trattoria La Rosa).
Come si vede l’attività è intensissima; né va dimenticato che gli attori del Tanbarelo nel 1991 hanno sostenuto e incoraggiato il debutto teatrale di un altro gruppo di giovani, noti con il nome de I gnanca un scheo.
Per il ’94 aspettiamo fiduciosi nuove cose perché questo trait d’union che lega il passato al futuro ci assicuri quella serenità e quella particolare spensieratezza che solo la commedia sa dare.
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Come citare questo articolo
Michela Marangoni. “La Compagnia del Tanbarelo”. Ventaglio Novanta, n. 8, 1994. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-compagnia-del-tanbarelo/