Ritmo, musicalità, movimenti aerei in un intreccio di braccia, dita a ali stilizzate si scoprono nella scultura lignea di Antonio Raimondi, scultore adriese, approdato a questo tipo di espressione artistica, dopo un periodo di pittura, figurativa prima e informale poi.
Antonio Raimondi è nato e vive ad Adria, nella cittadina etrusca, dominata dalla cultura classica e tradizionale. Ha fatto parte, fin da giovanissimo del gruppo culturale "Atria" e da quel momento ha iniziato ad usare i pennelli. All'inizio dipingeva paesaggi, ambienti, tutto quello che colpiva la sua sensibilità, per poi giungere a poco a poco ad un pittura sempre più astratta ed informale, in cui l'essenziale diventava soprattutto il colore con i suoi giochi cromatici. Spiccava il suo interesse profondo per la natura, per i problemi ambientali, per la salvaguardia e il rispetto del pianeta. Le sue lunghe discussioni con gli amici di quel gruppo culturale l'hanno portato anche ad adottare comportamenti di vita più consoni al suo pensare da ecologista.
Dalla pittura informale al desiderio di modellare il legno, che egli ama molto, e successivamente il ferro, il passo è stato breve.
Dapprima ha usato il frassino, per i modellati in lamelle, il cirmolo per scolpire e ancora l'abete, il noce e altri tipi di legno. Poi ha cominciato a creare degli assemblaggi in legno e in ferro. Alcune sculture riprendono il volo armonioso degli uccelli: lo spiegare delle ali, che diventano stilizzate, si trasforma in ampie volute leggere e ritmiche in una danza di ballerini, come se l'artista seguisse un suo ritmo interiore alquanto armonioso e delicato e lo proponesse agli altri per stabilire equilibrio e serenità intorno a sè; perciò le ali diventano braccia, capelli, mani, dita.
Una delle prime opere in legno è intitolata "Il Jolly", chiamata così per l'esplosione e gioco particolare delle forme e degli assemblaggi. Lo studio per una scenografia in legno denota l'interesse di Raimondi per il palcoscenico. Gli sarebbe piaciuto mettere in teatro, in dimensioni normali quelle forme lignee e occupare tutta la scena.
La sua posizione critica verso un mondo ormai sempre più inquinato e intasato dalle numerose macchine, e la voglia di ritornare alle biciclette, lo ha portato ad immaginare e realizzare un'opera intitolata "Piacere di uno scontro in bicicletta", dove il groviglio di ruote, sempre creato con gli assemblaggi, forma come una girandola che richiama i fuochi d'artificio.
Altro argomento sentito e trasformato in opera d'arte è la televisione, con tutta la sua problematica. Essa, infatti, entra nelle case, assorbe tutta l'attenzione delle famiglie, blocca il dialogo tra le persone; ed ecco questo strumento trasformato dalle mani sapienti dell'artista: le notizie che ci bombardano e che ci riempiono la testa diventano dei sottili rami intersecanti l'uno con l'altro.
Le persone, che litigano, si trasformano, come in una metafora antica, in una tensione rivolta verso l'alto, quasi a cercare qualcosa lassù, dato che qua ormai non si ritrova più. Viceversa la coppia diventa un intreccio di elementi che si legano sempre più tra loro.
La scultura di quest'artista, che ha partecipato a varie mostre e che è inserito nel gruppo "Nati sotto Fetonte", nella mostra organizzata dall'Accademia dei Concordi di Rovigo nel 1992, nell'ultimo periodo, è diventata più figurativa.
C'è un maggior studio e una maggiore preparazione prima dell'esecuzione. C'è il contrasto di alcuni particolari fatti con le macchine, mentre tutta la parte del corpo è lavorata con lo scalpello; viene messa in risalto, ancora una volta, la differenza tra il lavoro manuale e quello preparato con le attrezzature meccaniche.
I volteggi di una ballerina in coppia con il ballerino sono simboli del rapporto esistente tra i pieni e i vuoti, in questa ricerca della diversità e delle opposizioni che ci riportano quasi ai segni preistorici. Il corpo è il vuoto, mentre il movimento stilizzato dei capelli e il drappo del tutù rappresentano i pieni.
Antonio Raimondi, insegnante di Educazione Tecnica, presso la Scuola Media, si rivela dunque un artista quanto mai originale che, con il gioco contrastante di luci ed ombre della sua scultura in legno e in ferro, esalta la propria sensibilità creativa, sempre aperto a ciò che richiama il filone ritmico, in una danza antica quanto il mondo.
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Come citare questo articolo
Roberta Fava. “La creatività di Antonio Raimondi”. Ventaglio Novanta, n. 12, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-creativita-di-antonio-raimondi/