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ARTEOGGI

Alla ricerca del mobile perduto

Alberto Vaccari e l’Arte del Restauro. La lavorazione artistica del legno fiorì in particolare a Lendinara.

di Roberta Fava

Ventaglio Novanta n. 12 1996 pp. 84–88

Restaurare mobili antichi è per Alberto Vaccari una professione nata in famiglia, a Verona, nella bottega del padre, artigiano ed egli stesso restauratore.

Qui, come si faceva nei tempi antichi, ha imparato il gesto manuale mentre nella culla dell'Arte, a Firenze, ha studiato la storia e la cultura del mobile, presso l'Accademia di questa città. Frequentando corsi di arredamento antico e moderno, di antiquariato e restauro dei dipinti e del legno, si è impadronito della conoscenza degli stili e dell'arte dei mobili antichi. L'equilibrio tra la manualità, insegnatagli dal padre, e lo studio associato all'esperienza l'ha reso esperto nel ricercare, nel trovare, nell'indicare e nel restaurare i mobili antichi sparsi nei vari mercatini, nelle antiche case e talvolta abbandonati in cantine o in soffitte.

In Italia – osserva Vaccari – non ci sono molte scuole di Restauro e di conseguenza non ci sono tanti esperti in questo campo; ci sono diversi "faciloni", o antiquari guidati più dalla tradizione che da solide basi culturali.

Nel Veneto in particolare non esiste una Scuola tipica e sono circa dieci anni che Alberto Vaccari ne richiede una, esponendo le sue riflessioni sui giornali, bussando a varie porte, senza però raggiungere apprezzabili risultati: egli vorrebbe un'Accademia del Restauro ligneo, formata da insegnanti seri, chiedendo anche l'intervento della regione Veneto.

Nel frattempo, da circa due anni, ha iniziato, a Rovigo, un corso presso il Ridotto del Teatro Sociale, organizzato con l'Associazione Culturale Arredo Antico; altri, poi, ne ha istituiti a Trento, Ferrara, a Bologna, Roma, oltre alla sua città natale, Verona e altrove.

Ha sentito anche l'esigenza di scrivere la storia del Restauro in un libro intitolato "Dentro il Mobile" edito da Neri Pozza, nel quale sono raccontati la nascita del Restauro, degli stili, della tecnica in Italia e in Europa, in particolare in Francia e in Inghilterra.

La storia del mobile è avvincente, piena di sorprese per chi ama conoscere tecniche, stili, nomi di cassettoni, cassepanche, tavoli e altro.

Secondo Vaccari, nello stesso Veneto ci sono ben tre stili diversi anche nella stessa epoca; ad Asolo vi è per esempio, una particolare gamba di cassoni dei mobili, a Bassano un altro, più vicino alla Valsugana, al Trentino e a Trento; infine a Vicenza ce n'è ancora un altro. Ci sono dunque notevoli differenze tra mobile e mobile, tra città e città, tra tecniche e tecniche. Tutta questa varietà ha radici antiche, rintracciabili nella storia dei Comuni e delle Signorie, abbiamo tante entità, piccole, diverse una dall'altra, siamo il Paese delle cento città, abbiamo cento campanili.

Nel Veneto, la parte del leone l'ha fatta ovviamente Venezia, con il Barocco e il Rococò, mentre in Toscana è stato il Rinascimento a dominare. Partendo quindi dal Rinascimento toscano approdiamo a Venezia con il Barocco, passando attraverso Roma ed altre località.

Nel Veneto, oltre a Venezia, grande importanza ha avuto la città di Padova, con l'attività di Giotto, di Donatello, di Squarcione, nella bottega del quale si sono formati vari pittori; bottega che rappresentava il punto d'incontro delle varie culture.

Per il mobile polesano-rodigino, invece, ben diversa è la situazione. Rovigo non è mai stata una città "capoluogo". Anticamente poi era più importante l'Abbazia della Vangadizza di Badia Polesine e successivamente in particolare Lendinara, dove, alla fine del '400, lavoravano i fratelli Canozi. Per la qualcosa è più facile delineare uno stile più in queste due località che nel capoluogo.

A differenza di Padova, Verona e Vicenza, dove il mobile si identifica con la città, la tradizione del mobile in Polesine si rifà per lo più alle case di campagna, alle piccole corti. Lo stile è molto scarno, sobrio, povero.

Si può indicare quella di Rovigo, come l'arte povera. Questa era infatti la terra della sedia impagliata, per cui, mentre a Venezia si costruiva la sedia imbottita, qui si faceva la sedia impagliata, dato la presenza della palude, dove facilmente si trovavano canneti.

Tale lavorazione avveniva più che dal falegname, presso il vecchio carpentiere che preparava un po' di tutto: dal carro, alla sedia, allo sgabello, allo scranno, e in campagna raccoglieva le canne, la paglia per le sedie.

Piccole scoperte sono state comunque fatte a Rovigo; per esempio, Vaccari ha trovato una ribalta particolare, chiamata ribalta veronese, che con una piccola variante diventa una ribalta rodigina, sono piccoli tocchi, però.

È un’attività, quella del restauratore, che porta ogni tanto a qualche scoperta importante, come quella presentata dal Vaccari durante il corso di Restauro a Rovigo: una scatoletta che probabilmente proveniva da un corredo degli Estensi, della fine del ’400, trovata presso un mercatino di antiquariato, da un suo allievo di Torino ed ora in fase di studio.

Secondo Vaccari, oltre che una valenza culturale, c’è anche una motivazione psicologica che ci porta a circondarci di mobili antichi: essi infatti ci ricordano la nostra provenienza, ci danno sicurezza, ci proteggono da certe paure. Come il primitivo conservava la scodella nella quale aveva mangiato il padre, così oggi, per esempio, un nipote non si libererà facilmente del cassone della nonna per il rapporto affettivo esistente. Se per caso qualcuno si libera del passato; cioè dei suoi mobili antichi, lo fa perché distratto, perché si trova in una situazione particolare o per ignoranza; ma quando la cultura illumina e guida le persone, allora si può vedere addirittura chi paga il doppio o il triplo pur di riacquistare un oggetto che apparteneva ai propri familiari o al proprio passato.

Attualmente è sempre più difficile, tuttavia, trovare mobili originali; ne esistono, però, soprattutto nell’arte povera. Per quelli veramente antichi, che valgono parecchio sul mercato, la manomissione è purtroppo diventata quasi una regola. È sempre stata eseguita, già nell’800, quando si manomettevano i mobili del ’700 e così via.

Certo in questo campo non è facile orizzontarsi, se non si è attenti, se non si ha frequentato un corso di restauro, perciò essere guidati, talvolta, da un esperto non è male. Il fare da sè in questo caso è un rischio.

Ben vengano, dunque, nel Veneto, Accademie del Restauro.

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Come citare questo articolo

Roberta Fava. “Alla ricerca del mobile perduto”. Ventaglio Novanta, n. 12, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/alla-ricerca-del-mobile-perduto/

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