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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Casa Avezzù

Nel cuore di Rovigo, un’abitazione ricca di fascino e ricordi

di Angioletta Masiero

Ventaglio Novanta n. 43 2011 pp. 18–21

Casa Avezzù, a Rovigo, in via Silvestri di fronte alla chiesa di San Francesco, ha una sua voce: una voce dal timbro caldo e insinuante, che ci parla d’altri tempi, di atmosfere ovattate ed eleganti, di ritratti di nobili dame e di gentiluomini, di care memorie di famiglia.

L’abitazione dell’avv. Antonio Avezzù Pignatelli risale, a quanto è dato sapere, al ‘700. Agli inizi dell’Ottocento ne fu proprietario don Gioachino Masatto (1756-1830), studioso, membro dell’Accademia dei Concordi ed autore del manoscritto “Diario Polesano” (di cui si è parlato nel n. 41 di questa rivista pag. 62 e successive).In seguito il prestigioso immobile passò ai suoi eredi, i Fabbri, i quali, a loro volta, lo cedettero a Vincenzo Pisan nel 1868.

Divenne di proprietà della famiglia Avezzù due anni dopo, nel 1870, quando fu acquistata da Vincenzo Avezzù, fratello del bisnonno dell’attuale proprietario.

Una famiglia dalle radici storiche quella degli Avezzù che, da antichi atti notarili consultati dalla prof.ssa Laura Fasolin dell’Archivio di Stato, risulta impegnata già nella seconda metà del ‘400 nella compravendita di fondi soprattutto in Sant’Apollinare e nella limitrofa Baltun.

Nella seconda metà del ‘500 e nel primo trentennio del ‘600, oltre agli acquisti di terreni, alcuni documenti attestano che gli Avezzù si aprirono anche alla conduzione di livelli; infatti, nel 1633 il Monastero di San Bortolo concesse un’investitura su terra e casa in Sant’Apollinare ad Apollonio Avezzù, fu Domenico Maria.

L’attività di compravendita e di investitura di terreni a Sant’Apollinare e a Baltun continuò anche nel XVIII secolo, inoltre, la famiglia Avezzù cominciò ad espandersi a Rovigo. E nel contempo si estese pure l’attività di compravendita di mulini natanti; dal territorio di Sant’Apollinare si arrivò sino a Concadirame.

Non tutti gli Avezzù, però, erano interessati agli affari, infatti, don Vincenzo, era impegnato nella propria carriera ecclesiastica che aveva iniziato nel 1770 con la sua ordinazione a sacerdote nell’Arcidiocesi di Ravenna, della quale la parrocchia di Sant’Apollinare ha rappresentato a lungo un’enclave in terra polesana.

In quel periodo, Ignazio Avezzù si coniugò con Francesca Rosada, figlia del facoltoso dottor Silvestro ed assorbì la dote della moglie. La consistenza patrimoniale che si raggiunse, grazie a questa unione, fu davvero considerevole, come risultò dall’inventario dei beni redatto nel 1807 alla morte di Ignazio.

Dopo la scomparsa di quest’ultimo fu Francesca Rosada, la vedova, a proseguire l’accrescimento e il consolidamento del patrimonio familiare. E proprio questa donna dalla forte tempra, dotata di grande intelligenza, continuò con determinazione l’attività di compravendita di terreni: nel 1820 acquistò ben dodici campi e “nove quarte di terra” in Sant’Apollinare.

I nipoti di Francesca, invece, si dedicarono in larga misura alle opere di beneficenza. Anche il Biscaccia, nella sua cronaca di Rovigo del 1866, ricorda la tragica situazione economica di molti poveri e racconta l’impegno costante e generoso di Ignazio Avezzù a favore dei tanti indigenti.

E pure il fratello di Ignazio, Vincenzo, si distinse per particolare generosità nei confronti dei malati e dei bisognosi. Vincenzo fece anche parte della commissione per il Patronato e la Sorveglianza delle Scuole di base e fu sindaco, con De Rossi e Osti, della casa degli Esposti.

E’ quella dell’avv. Avezzù una dimora ricca di ricordi. Quadri alle pareti di varie epoche, piatti e vasi di maiolica, argenteria ricercata, mobili di pregio, alcuni dei quali intarsiati, specchiere con cornici elaborate e una biblioteca ricchissima che comprende anche cinquecentine e libri rari. C’è anche la ricostruzione dell’albero genealogico della famiglia: vi figurano molti nomi che hanno dato lustro alla nostra terra.

Come non ricordare la celebre poetessa Cristina Roccati? Fu una delle prime donne laureate in Italia (conseguì la laurea a soli diciannove anni nel 1751 presso l’università di Bologna). Un ritratto della poetessa fa bella mostra in uno dei salotti di Casa Avezzù. Alla parete di un altro salottino notiamo un ritratto femminile datato 1827: raffigura suor Maria Colomba Rosada, monaca di grande levatura spirituale che diede esempio di rare virtù cristiane.

Altra figura che scelse la vita monacale fu Teresa Valsé Pantellini, figlia di Giuseppe Valsé Pantellini che da Rovigo si trasferì in Egitto dove si qualificò come uno dei più importanti imprenditori del settore alberghiero. Teresa, straordinaria figura di giovane donna, da “ricca si fece povera”, come ha scritto nella biografia a lei dedicata Maria Pia Giudici. Teresa, nata nel 1878, ricca e ammirata nell’ambiente nobile e signorile della sua famiglia, volle consacrare la sua vita al Signore e decise di entrare a far parte di un Istituto dedito alla gioventù povera.

Morì a ventotto anni, lasciando in chi ebbe la gioia di conoscerla un ricordo di fulgida bontà e di amore verso il prossimo.

Tra gli antenati dell’avv. Antonio Avezzù Pignatelli troviamo il nonno Sebastiano, il papà Pietro, notaio di fama, la mamma Lilia Furioli, raffinata gentildonna.

Nell’ambito degli stretti parenti non si può tralasciare di citare il dott. Paolo Avezzù, ex sindaco di Rovigo. Un pò più lontana è invece la parentela con il dott. Guido Avezzù per tanti anni primario dell’ospedale di Rovigo e il dott. Giorgio Avezzù proprietario della Casa di Cura “Città di Rovigo”.

Tra gli Avezzù che non possono essere dimenticati, c’è anche la dott.ssa Elisa Avezzù, mia cara amica che apprezzava i miei testi poetici e che, alcuni anni fa, presentò la mia opera poetica e narrativa presso il Circolo Sociale a Rovigo. Ho un bellissimo ricordo di Elisa, dei nostri incontri in cui parlavamo di letteratura, arte, poesia. Elisa Avezzù era una studiosa appassionata e colta, docente di lingua e letteratura greca all’Università di Padova, autrice d’innumerevoli indagini retorico stilistiche che compongono la teoria e la manualistica antica, oltre che di studi lessicali, giuridici e antropologici sulle istituzioni greche. La sua prematura scomparsa ha lasciato un grande vuoto nel cuore e nello spirito di chi l’ha conosciuta.

Nella storica abitazione rodigina troviamo un’altra donna di rara sensibilità e bontà d’animo: la dott.ssa Maria Carla Lorenzoni che, che nel 2005 ha festeggiato cinquant’anni di matrimonio con l’avv. Antonio Avezzù.

Originaria di Lendinara, una laurea in lettere, Maria Carla Lorenzoni ha dedicato molti anni della sua vita all’insegnamento nelle scuole superiori di Rovigo. Il greco è la sua grande passione così come lo è sempre stata la poesia. Pochi sanno che Maria Carla ha composto testi poetici di grande delicatezza. Alcuni di questi li ha dedicati ai suoi quattro figli: Pier Rodolfo, laureato in scienza della produzione animale, Maria Alessandra, architetto, Anna Elisa, avvocato, e Marco, ingegnere. Sono questi i giovani Avezzù, che nella casa paterna hanno vissuto l’atmosfera di un casato dalle tradizioni solide, e che ora portano alto il nome della famiglia con un apprezzato impegno nelle loro attività professionali.

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Come citare questo articolo

Angioletta Masiero. “Casa Avezzù”. Ventaglio Novanta, n. 43, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/casa-avezzu/

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