DUE STRADE
Ho vissuto, quand’ ero bambino, nella casa che fa da cerniera fra due strade diverse fra loro, come il giorno rispetto alla sera.
Una era la via S. Francesco, una strada per gente distinta, professori, maestre, impiegati e giardini con muro di cinta.
L’altra via era molto più antica, strada Bettola era chiamata e quel nome diceva che un tempo, la miseria l’aveva abitata.
L’altra aveva le case più basse, due, tre stanze e servizi sul prato, la cucina affiancava la stalla, così il caldo non era sprecato.
L’una aveva i balconi fioriti, case grandi e giardini di rose, molte stanze con mobili antichi e pareti con tele preziose.
Le famiglie vivevano accanto e il litigio non era mai spento, urla e grida dal tono sguaiato e baruffe da fare spavento.
Strada Bettola e Via San Francesco e una casa che fa da cerniera, l’ho abitata quand’ero bambino… già vedevo, la vita, com’era.
SAN FRANCESCO
Frugando fra stoffe d’oriente e lane per vincere il gelo, scoprì un tappeto volante, che era chiamato: “Vangelo”.
Francesco salì sul tappeto, vincendo, del cuor, la paura, capì che la rotta era scelta da quella parola sicura.
Nel volo parlava agli uccelli e sempre lodava il Signore, a terra scendeva ogni volta laddove vedeva il dolore.
Planava il tappeto volante, leniva amarezze e tormenti, sfogliava i suoi fogli di cielo, lasciava dei cuori contenti.
Andò per le strade del mondo, andò per portare l’amore, la pioggia lavava la carne, la fede scioglieva un rancore.
Un giorno, un raggio di sole, trafisse le mani ed i piedi: “Laudato sia Tu mio Signore, se questo dolore mi chiedi “.
Francesco concluse il suo volo davanti ai suoi semplici frati: “Salite anche voi sul tappeto, vedrete dei luoghi incantati! “
COS’È LA VERITÀ
Chiese un uomo, un giorno, alla vita: “Tu lo sai che cos’è verità?”
E la vita rispose chiedendo:
“Son più i fiori sui prati a sbocciare o le fronde sui rami a tremare… son più l’ali che sanno volare o i segreti che son da svelare… son più gli astri nel cielo a brillare o i granelli di sabbia del mare? “
L’uomo allora rispose alla vita:
“Io non so quale sia la risposta e non credo esista, davvero, mi vuoi dire che quello che chiedo è, per tutti, il più grande mistero?”
“E’ così – gli rispose la vita – cos’è il vero nessuno lo sa, ma potrai continuare a cercare… E cercare… è già verità.”
AUTUNNO SUL DELTA
Manto di velo grigio sulla campagna bruna, flora che sopravvive, sopra l’inquieta duna.
Nidi deserti e tristi, su rami denudati, nubi giganti e lente, su cieli abbandonati.
Zolle che sono scrigno del seme generoso, foglie ingiallite e morte, che cercano riposo.
Remi di barche in valle, dai tonfi vellutati, reti gettate all’acqua, con gesti ereditati.
Canne pazienti al vento, mare dal volto antico, voli che guida il tempo… ignari del nemico.
FRA NOI ASSIEME
Eco di spari… e di sorda mitraglia, tuoni diversi, nel cielo turbato, non è saetta se il fuoco divampa, né terremoto, se il suolo ha tremato.
Mi sono chiesto se mai ci pensiamo, che tutto il male che porta la guerra, aggrava il peso di tanti dolori che, ogni uomo, ha qui sulla terra.
Siamo creature dai mille talenti, ci son tesori su questo pianeta, ma terremoti, cicloni, tempeste, ci fan vedere che ha l’anima inquieta.
Anche se un giorno ci fosse l’amore e la concordia su tutta la terra, se la violenza sparisse per sempre e non ci fosse più traccia di guerra…
ci resterebbe comunque quel giogo, ch’ è la violenza che ha la natura, quando scatena, con forza inaudita, tutta la rabbia che il tempo matura.
Ne abbiamo tanti di lutti e dolori in questo viaggio ch’è presto finito, farci del male è davvero insensato… ma non l’abbiamo ancora capito!
LA CAREZZA
Non avere paura, bambino, di fermare i tuoi occhi nei miei, voglio solo rubarti il dolore, voglio dirti che solo non sei.
Guai a me se il mio cuore non piange, se non tremo a contarti le ossa, se non pago il tempo che passa, se vivendo ti scavo la fossa.
La tua fame è partita lontano, dalle voglie di anime perse, non in cielo ci son le risposte, ma in tante coscienze perverse.
Voglio starti soltanto vicino, ma non dire una sola parola, perché devo ascoltare in silenzio, la tua vita lasciata da sola.
Come spada, tu alzi la mano, e, sul viso, mi fai una carezza, ora so che il tuo piccolo cuore… ha accolto la mia tenerezza.
UN BAMBINO MAI NATO
Ricordo che fu una scintilla, fu come il bagliore d’un raggio, l’approdo l’avevo raggiunto, finiva il terribile viaggio.
Ricordo che stavo in un mare, che l’acqua era dolce e tranquilla, che sempre crescevo un pochino dal giorno di quella scintilla.
Vedevo spuntare le dita, sentivo pulsare il mio cuore, gli occhi tenevo socchiusi, la pelle era tutta un rossore.
Sentivo che ancora per poco, avrei navigato quel mare, che, fuori, la vita chiamava ed io non volevo tardare.
Ma un giorno tremendo fui preso, cacciato dal nido accogliente, qualcuno…qualcosa…non so… strappava quel sogno innocente.
Quel gesto, crudele e spietato, fermava il magnifico viaggio, poi seppi che, fuori, l’amore… aveva smarrito il coraggio.
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Come citare questo articolo
Franco Callegaro. “Cos’è la verità”. Ventaglio Novanta, n. 44, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/cose-la-verita/