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STORIA - TRADIZIONI

I dipinti di Sebastiano Santi

Nella Cattedrale di Adria sono presenti importanti opere del rinomato artista veneziano dell’Ottocento

di Carla Maistrello

Ventaglio Novanta n. 62 2021 pp. 70–75

Come la maggior parte delle chiese italiane, anche quelle del nostro Polesine racchiudono importanti opere d’arte, solitamente riguardanti vari secoli. Fa eccezione la Rotonda di Rovigo, le cui tele sono tutte del ‘600 e la Cattedrale di Adria, i cui dipinti sono per lo più relativi all’epoca della costruzione della grande chiesa, portata a termine nel corso dell’ ‘800.

Ma, per quanto riguarda la Cattedrale adriese va sottolineata un’altra particolarità: molti dipinti sono stati realizzati dallo stesso autore, il veneziano Sebastiano Santi (Murano 1789 – Venezia 1866), artista apprezzatissimo all’epoca, che espresse il suo talento in molti edifici sacri o di uso civile del Veneto.

Un particolare estimatore del pittore fu l’abate Vincenzo Zanetti, che all’artista dedicò un libro intitolato Delle opere e della vita del pittore Sebastiano Santi edito a Venezia nel 1871, informandoci della sua vasta produzione e quindi anche di tutte le opere che egli eseguì per la Cattedrale adriese.

Si tratta di ben n. 8 affreschi e 12 tele, opere di varia misura – commissionategli da Camillo Benzon (vescovo dal 1858 al 1866) -, che l’artista realizzò in età alquanto avanzata.

Il primo lavoro fu infatti portato a termine nel 1861, quando il pittore aveva la ragguardevole età di 72 anni: è il colossale affresco dipinto nel presbiterio con al centro la Madonna in gloria con coro d’angeli e i Santi Pietro e Paolo. A destra di questo affresco il Santi realizzò poi il Martirio di San Bellino (1865) e contemporaneamente a sinistra la ricognizione del corpo di San Bellino.

Lo stesso artista dipinse successivamente gli affreschi del catino absidale della volta Il Padre Eterno con coro d’angeli (1865), le cinque grandi tele con le virtù Teologali e Cardinali (1864), e sopra le cantorie quattro tele con gli Evangelisti (1864-65).

Una produzione ampia dunque, che gratificò il pittore veneziano, il quale volle dimostrare la sua riconoscenza al vescovo, dedicandogli la tela (1863) posta sopra il primo altare di destra, raffigurante i Santi Giuseppe, Antonio, Lucia, Teresa e Camillo de Lellis.

Nel 1863 eseguì inoltre quattro lunette nel soffitto con Gli angeli che portano gli emblemi della chiesa e del sacerdozio, realizzò poi la tela raffigurante San Bellino fra i Santi Valentino e Apollonia nel secondo altare a destra, e la tela collocata nell’altare di fronte con S. Apollinare fra S. Maria Maddalena e S. Luigi Gonzaga.

Nel suo libro Vincenzo Zanetti scrive:

[…lavorò settantenne per la cattedrale di Adria. Io tengo, o Signori, sotto gli occhi il modello del fresco colossale che colorì nel 1861 nell’abside della tribuna di quel tempio. Gli era stato ordinato di effigiare i divi proteggitori della città or nominata, non più che tre figure, ma il nostro pittore seppe così sviluppare, ingrandire ed arricchire il concetto da eseguirne veramente una pala magnifica, per cui se gli commetteva la decorazione di tutto il tempio in altri sedici dipinti che compiva un anno prima della sua morte]¹.

Le raffigurazioni di San Bellino nella Cattedrale di Adria

La tela sopra il secondo altare a destra della navata, come sopra accennato, rappresenta San Bellino (con i Santi Valentino e Apollonia) seduto su di un alto trono, il cui basamento è coperto da un paramento rosso su cui spicca lo stemma di Adria (d’azzurro al castello d’oro), inciso anche sulla predella di marmo dell’altare. Il santo indossa gli abiti vescovili e la mitria, regge con la mano sinistra il pastorale mentre, con la mano destra alzata, essendo nominato Patrono, benedice le due città principali della diocesi, ovvero Adria e Rovigo, quest’ultima appena accennata dalle architetture sullo sfondo.

Nel dipinto si notano i simboli distintivi del Santo: il cagnolino con in bocca le chiavi (della chiesa), che venivano usate arroventate per cauterizzare le ferite causate dai morsi dei cani idrofobi. Il piccolo cane si presenta accucciato qui fra i Santi Valentino e Apollonia. Il bozzetto di questo dipinto si trova al Museo Correr di Venezia.

Nella tela di fronte, nella navata opposta, appare la tela citata dedicata a Sant’Apollinare (con S. M. Maddalena e S. Luigi Gonzaga), compatrono con San Bellino. A S. Apollinare, vescovo di Ravenna e patrono dell’Emilia Romagna, è attribuita l’evangelizzazione del Polesine di Adria, che nel VI secolo entra a far parte dell’esarcato di Ravenna². Anche nella predella di questo altare è inciso lo stemma della città di Adria.

L’affresco a destra dell’abside, il citato Martirio di San Bellino, rappresenta l’agguato teso al vescovo Bellino nella selva di Fratta. Il bozzetto del dipinto si trova al Museo Correr di Venezia.

A sinistra, La ricognizione del corpo di San Bellino, dove appare il vescovo di Adria Camillo Benzon circondato da chierici e fedeli, tutti intenti ad osservare il corpo di San Bellino che, racchiuso in una elegante arca, compare in buono stato di conservazione per la gioia dei credenti.

Il Santo osserva con interesse la scena dall’alto, ritto in piedi sopra una nuvola, attorniato da angeli e angioletti che tengono nelle mani il pastorale e la palma del martirio³. Per volere del vescovo Benzon, che ordinò la ricognizione del corpo del Santo il 14 aprile 1863, il pittore Santi celebrò l’accadimento nell’affresco qualche anno dopo, nel 1865⁴.

Secondo testimonianze storiche, Bellino morì quasi certamente a Padova il 26 novembre 1147, come si legge nel necrologio in Santa Maria delle Carceri, dov’egli amava sostare durante i suoi viaggi. Fra questi, Monselice e Baone, ospite del conte Uguccione suo vassallo, al Monastero della Vangadizza di Badia Polesine dove si tratteneva volentieri con l’abate per discutere della cura delle anime.

La tradizione fa invece riferimento alla sua uccisione nella zona di Fratta Polesine, nella località che poi in suo onore è stata denominata San Bellino, nella cui chiesa si trova l’arca contenente le spoglie attribuite al Santo (oggetto della ricognizione illustrata nell’affresco). Mandante dell’omicidio fu un signorotto padovano, la cui famiglia dei Capodivacca, come racconta il Foraboschi si sarebbe estinta alla quarta generazione.

Altre opere d’arte dedicate a San Bellino nel Polesine e nel padovano

La devozione verso San Bellino – nominato protettore della diocesi di Adria-Rovigo dall’anno 1489 – è molto sentita in Polesine, e nella chiesa di San Francesco a Rovigo, vi è una statua dello scultore Tullio Lombardo, realizzata nel 1520. La scultura raffigura il Santo molto giovane e con le gote completamente glabre; mancano in questo caso gli elementi simbolici distintivi per l’identificazione di Bellino vescovo, come il cane e le chiavi. È probabile che questa scultura sia la più antica raffigurazione di san Bellino conservata in diocesi.

Ad Adria è presente un’altra statua (sec. XVIII) in Santa Maria Assunta, prima Cattedrale di Adria. In questo caso Bellino è raffigurato più maturo, con la barba, indice di maturità e saggezza.

Un'altra raffigurazione scultorea è presente a Rovigo: si tratta di un bassorilievo un tempo incastonato su un pilastro del Ponte del Sale, ora sulla parete di Palazzo Roverella che dà sul Corso del Popolo.

Troviamo poi un altro riferimento pittorico a San Bellino all’interno del duomo di Rovigo nella pala dedicata al Cristo Risorto (opera di Palma il Giovane datata 1620-1628), in cui ai piedi del Cristo sono effigiati i santi Bellino e Stefano.

Fuori provincia, ad Este, nel Duomo di Santa Tecla è presente un affresco in cui, fra i diversi Santi protagonisti si nota il primo vescovo di Padova, San Prosdocimo, raffigurato assieme al vescovo San Biagio (martire del IV secolo) e al vescovo San Bellino. Durante le lotte tra Papato e Impero, l’allora arciprete Bellino si rifugiò con il suo affezionato vescovo di Padova, Sinibaldo a Este nel Duomo di Santa Tecla, trovando la protezione del Marchese Folco, che per l’occasione di questa loro permanenza fece abbellire il Duomo. Morto Sinibaldo, Bellino fu nominato vescovo a Padova sul finire dell’anno 1127 ca. (Tilatti, p.8 nota 62) e governò la diocesi per vent’anni, fino al tragico epilogo del suo assassinio.

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Come citare questo articolo

Carla Maistrello. “I dipinti di Sebastiano Santi”. Ventaglio Novanta, n. 62, 2021. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-dipinti-di-sebastiano-santi/

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