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STORIA - TRADIZIONI

Adolfo Azzi, uno dei mille

Timoniere del “Lombardo”, fu nominato capitano da Garibaldi, che gli fece visita sul letto di morte

di Vittorio Tomasin

Ventaglio Novanta n. 44 2012 pp. 62–65

“Anche Adolfo Azzi morì son sette giorni! Come stava là sul LOMBARDO nelle ultime ore del mare, con le braccia potenti sul timone, con gli occhi in Bixio che di sul cassero fulminava l’anima tra Marsala vicina e le navi che ci inseguivano nere come leonesse nel deserto! Lo veggo ancora e lo vedrò finché io viva, con quella faccia sfidatrice e quieta, con quelle ampie spalle, scamiciato ed erto, i pettorali per ricevere la morte da Eroe! Invece fu colto in una coscia. Gli entrò la palla e ruppe, e in cinque giorni il povero Azzi mor씹.

Così Giuseppe Cesare Abba ritrae Adolfo Azzi, il timoniere del piroscafo Lombardo, nel suo libro di memorie “Da Quarto al Volturno. Noterelle di uno dei Mille”.

Adolfo Azzi di Agostino, nasce a Trecenta il 25 agosto 1837. La famiglia abita in Piazza Garibaldi, nella casa d’angolo che dà inizio a via dei Sabbioni (oggi via Resemini), sul cui muro esterno campeggia la lapide che il Comune appose nel 1866, dopo la cacciata degli austriaci dal Veneto. Nel 1842 la famiglia si trasferisce a Padova. Il padre Agostino, medico, combatte a Venezia contro gli austriaci nel biennio 1848-1849.

Adolfo, dotato di coraggio e di spirito d’avventura, “si diede alla marina mercantile e cominciò a percorrere i mari su bastimenti veneti con grande ammirazione dei suoi capitani”². Repubblicano convinto³, nel 1859 si arruola volontario con Garibaldi nei “Cacciatori delle Alpi” e combatte per la liberazione della Lombardia.

L’anno successivo accorre a Genova e il 5 maggio si imbarca con i Mille a Quarto sul Lombardo, comandato da Nino Bixio. Garibaldi nomina Azzi timoniere del Lombardo, alla guida del quale, nei sette giorni di navigazione dalla Liguria alla Sicilia, si alterna con il capitano ligure Simone Schiaffino.

In Sicilia Adolfo è sottufficiale della 4^ Compagnia, comandata dal generale Giuseppe La Masa che – scrive Cesare Abba – “aveva nel quadro de’ suoi sott’ufficiali dei giovani eminenti. Vi aveva Adolfo Azzi da Trecenta, di ventitré anni, che con Simone Schiaffino si era diviso l’onore di far da timoniere a Bixio […]”⁴. Azzi combatte contro le truppe borboniche già l’11 maggio, al momento dello sbarco a Marsala. Il 29 maggio entra a Palermo con le truppe garibaldine. Durante gli aspri scontri che si registrano a Porta Termini, viene ferito al ginocchio sinistro mentre combatte sulle barricate. Il coraggio dimostrato in questa battaglia decisiva per la presa della città, gli valse la nomina a primo tenente. Ricoverato all’ospedale, il 4 giugno scrive al padre:

“Carissimo papà, gli affari vanno proprio a gonfie vele: ebbimo due scontri con le truppe regie che furono fugate. Il 29 maggio mi trovavo vicino al Generale, fui gravemente ferito al ginocchio sinistro ed ho una rotula spezzata. Quando potrò ti farò sapere mie nuove ancora. Non posso scrivere di più per l’estrema debolezza! Abbraccia la mamma e scrivi presto al tuo figlio Adolfo”⁵.

Resasi necessaria l’amputazione della gamba per l’avanzare della cancrena, Adolfo Azzi cessa di vivere alle 9 antimeridiane del 4 luglio 1860⁶. Garibaldi, che lo visita sul letto di morte, lo nomina Capitano.

Adolfo, presago delle fine, raccomanda al Generale che la sua salma sia provvisoriamente chiusa a chiave in deposito e consegnata ai genitori a guerra finita. Sei anni dopo, unito anche il Lombardo-Veneto al resto dell’Italia, Garibaldi tiene fede alla promessa fatta ad Azzi sul letto di morte e il 7 settembre 1866 incarica Domenico Cariolato di recapitare al padre di Adolfo la chiave del deposito che ospita i resti del figlio:

“Stim.mo Sig. Azzi. Il nostro Cariolato vi reca la chiave del Deposito ove si conservano i resti mortali dell’eroico vostro figlio Adolfo. Io Vi invio una parola di condoglianza e di stima ben meritata per quel glorioso mio fratello d’armi. Per la vita Vostro Garibaldi”⁷

Il 4 ottobre 1866 i resti di Adolfo Azzi vengono traslati a Padova.

A Trecenta, a ricordare questo suo figlio morto a 23 anni per unificare l’Italia, restano il nome di una via centrale del paese e una sbiadita lapide sulla casa natale.

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Come citare questo articolo

Vittorio Tomasin. “Adolfo Azzi, uno dei mille”. Ventaglio Novanta, n. 44, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/adolfo-azzi-uno-dei-mille/

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