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POESIA

Le liriche

di Augusta Baldan

Ventaglio Novanta n. 8 1994 pp. 127–132

Nata il 30 marzo 1919 a Stra (VE) e residente a Lendinara (RO), Augusta Baldan ha insegnato per quarant’anni, donando alla scuola, alla famiglia e alla sua terra tutto ciò che aveva di più bello nel suo animo.

Cessata l’attività di insegnamento e restata poco dopo senza il conforto del marito, la professoressa ha attinto dal suo cuore generoso un ingrediente non sconosciuto: il coraggio. Occorreva innanzitutto mandare avanti un’azienda agricola; occorreva supplire all’attività del marito precocemente mancato; occorreva tacitare il cuore che voleva dar sfogo alla disperazione e al pianto.

E, a poco a poco, come un balsamo che lenisce le ferite, il momento artistico ha preso il sopravvento. Ed è sbocciata la poesia, una poesia della terra antica e buona, che si insinua e si allarga nelle composizioni in versi, e che canta i suoi miti nelle realizzazioni pittoriche fatte di nature morte, di fiori, di frutta matura, immersa in dolci paesaggi.

Natale in Oriente

La tua casa è là, bianca!
come nido di colomba
tra cedri e ulivi d’argento
nel tuo lido d’Oriente
impregnato di sangue e pianto antico.

Non voli d’angeli
non cori celesti
su la tua terra martoriata!

E tu sei là, madre eterna…
Un canto di ninne nanne
si spegne ne la tua voce
e guardi il mare…

Non volo di gabbiani
spicca nell’azzurro intenso
del tuo cielo!
È luce improvvisa, fuoco d’uragano
che squarcia il silenzio
e trascina pietre immacolate
sabbia, terra e foreste!
Fragore di raffiche, bagliori di fuoco
ne la notte d’inferno!

La cometa, imprigionata nell’orbita,
tra ordigni di ferro rovente,
non addita la strada ai pastori!
Non arde la profetica luce
per te che non hai pace…

Amaro il profumo dei fiori
su la culla di polvere e pietre
tra le macerie che ardono
di pianto e di dolore!

Cadono i rampicanti…
i gelsomini bianchi
da le pietre umide
de la tua casa di sabbia,
e un canto triste palpita
ne la bufera di cenere…

E tu sei là, madre eterna!
…

Come vorrei avere ali
d’antico guerriero: approdare
come un tempo al tuo lido,
intrecciare una muraglia
con cristalli di pace!
Sogno voli di gabbiani…

Cori e canti di cornamuse
vengono a te da verdi colline,
dall’immensità degli spazi,
de la steppa sconfinata…

…è un canto di ninne nanne!
Una preghiera di pace
abbraccia la terra e il cielo

Questa notte per te!
sarà notte di luce.

Tra poco sarò da te

Tra poco sarò da te!
In alto, al primo sole,
mi appare la rocca.
Tra il verde cupo
de gli abeti… abbraccia
il tuo cielo.

Il fiume mi accompagna
con il suo lento andare
tra le rive fiorite
de la dolce vallata.
L’onda, d’un canto
che più non mi appartiene,
carezza d’antico sapore,
mi inonda… riluce,
si spegne nel vortice amaro
del tempo;
più viva
mi torna al cuore… e tu,
tu sei con me,
respiro del mio respiro!

L’eco di una musica
infinita, mi riporta
la tua voce e, come allora,
cantiamo insieme
la nostra canzone preferita.

Ricordi?
Nei giardini scoppiava
il blu, il rosa de le ortensie
e nei tuoi occhi
la primavera de la mia vita
che donavo a te
per la nostra calda estate.

Come allora
tra le crepe de l’antico
muraglione coglierò
erbe e rose selvatiche
e tra i rovi un fascio
di erica in fiore…
per il tuo giardino.

Un altro giorno

La luna bianca
rancura le stele sbiadie
e le sconde
in mezo a le piope

Trista, se lieva
la fumara e pian pian
se destende
su l’acoa scura

Sospiri de luse
tra lagreme d’ambra
desfa… dolse e amare
le ultime ombre

Un sbater de ale
volo ramengo desperà
su campi grami
su un mondo desfà

Timida al cuore
na fola antica
el son de na campana
un canto de cesa
un sogno… na careza

Zerco na rosa
sul muro sgretolà

…un altro giorno
sola!
a sunare le spine…

Risalendo il fiume

Io vivo ancora qui
nella mia terra
desolata e triste, immersa
nel pianto antico del fiume.
Io vivo ancora qui
a cogliere albe e tramonti
fatiche e dolori
della mia gente,
a cullare sogni
scritti solo nel vento
di chi resta
ad asciugare il pianto…

…Ancora qui
a cogliere erbe
e stelle cadenti
a serbare in grembo
come madre eterna
le foglie morte
della terra mia.
Nelle notti chiare,
risalendo
a piedi scalzi il fiume
sulle rive argentate
della mia solitudine
dal mio pianto
nascerà amore!
Nei silenzi fioriti
coglierò
gocce di rugiada
cristalli di speranze;

e là, dove nasce il fiume
tra le nevi bianche
il profumo incantato,
miracolo eterno,
di nuove impalpabili aurore!

Utilizzo dei contenuti

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Come citare questo articolo

Augusta Baldan. “Le liriche”. Ventaglio Novanta, n. 8, 1994. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-liriche-2/

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