Con l’arrivo della primavera rinasce la voglia di riprendere un contatto più forte ed autentico con l’ambiente naturale. E da anni, grazie alle iniziative del C.T.G. “Gruppo Rovigoti”, in tale stagione vengono proposte camminate lungo la riva polesana del grande fiume, per godere delle suggestioni paesaggistiche e conoscere la storia del territorio. Il consenso alle iniziative pedestri è crescente, tanto che circa 60 affezionati “camminatori” si sono presentati all’appuntamento previsto per l’itinerario da Guarda Veneta a Polesella, attirati dal mix di storia, natura e paesaggio dell’apprezzata iniziativa.
L’incontro è stabilito alle ore 9,30 a Guarda Veneta, presso la bella Chiesa Parrocchiale, dove vengono forniti ai convenuti i primi fondamentali cenni storici relativi alla località, un tempo denominata “Gardilliana”, come si ricava dal testamento del marchese Almerico dell’anno 938. Dunque una comunità attiva nel medioevo, che dovette però subire il dramma di una delle più grandi rotte del Po – quella di Ficarolo del 1150 – da cui si originò il nuovo alveo del grande fiume che divise in due il territorio, facendo registrare anche un mutamento nel tempo dell’originaria denominazione.
Alla destra del nuovo corso la località prese infatti il nome di Guarda Ferrarese, alla sinistra Guarda Minore, poi Veneta. Toponimo quest’ultimo legato ad un evento storico fondamentale nella storia del territorio polesano, ovvero alla famosa guerra del Sale (1482-84) che vide l’aspro confronto tra Repubblica Veneta e il Ducato Estense, a cui al tempo apparteneva tutto il Polesine. E la vittoria delle armi della Serenissima comportò per Casa D’Este la perdita della porzione settentrionale del Polesine, assieme ad un lembo affacciato sul Po comprendente la zona relativa a Polesella e Guarda Veneta.
La nostra passeggiata si svolge dunque in quest’area, da fine ‘400 legata alla Repubblica di San Marco, circondata dal territorio in vario modo rimasto soggetto a Ferrara fino al 1815. Fu infatti allora che, col Congresso di Vienna e la creazione del Regno del Lombardo Veneto, il Polesine – aggregato definitivamente al Veneto – ebbe come confine stabile il Po e nacque la provincia di Rovigo come tuttora si caratterizza.
L’itinerario di conoscenza inizia con uno sguardo alla bella Chiesa Parrocchiale dedicata a San Domenico Guzman, eretta nel ‘500 e più volte rimaneggiata ed ampliata, raggiungendo nel ‘700 la fisionomia attuale, quando fu abbellita internamente dagli affreschi di Giovanbattista Canal (nipote del più celebre omonimo, conosciuto come il Canaletto) ed arricchita dall’installazione del prestigioso organo del Callido.
Raggiungiamo frattanto la sommità arginale, dove lo sguardo viene subito catturato, alla nostra sinistra, dal maestoso scorrere delle acque del grande fiume, mentre sulla destra notiamo il rapido ridursi delle abitazioni del paese.
Dopo circa due chilometri raggiungiamo la località Quarti, così denominata dall’alternarsi del corpo di guardia veneziano ogni quarto di giornata. E in questa zona, presso “El Giaron” nel 1509 avvenne la famosa “Battaglia della Pulicella”, nel contesto di una nuova guerra, che vide le principali potenze europee unite nella Lega di Cambrai contro Venezia.
Estensi e Veneziani pertanto si trovarono ancora una volta a contendere il territorio polesano e questa volta, nella citata battaglia di Polesella, trionfarono clamorosamente le armi ferraresi, grazie anche all’uso di cannoni messi a punto dallo stesso duca Alfonso I. Fu in particolare sgominata la flottiglia di imbarcazioni veneziane ormeggiate in loco e si contarono 3000 morti. Una sconfitta cocente per la Serenissima e una vittoria celebratissima a Ferrara (a cui lo stesso Aristo dedicò alcuni versi dell’Orlando Furioso) che però, al raggiungimento della pace, non produsse una mutazione della situazione sul territorio, per cui l’area di Guarda e Polesella rimase saldamente nelle mani veneziane.
La borgata Quarti un tempo era sviluppata soprattutto in golena, ma fu forzatamente abbandonata dagli abitanti successivamente all’alluvione del 1951, per ordine governativo, in seguito ai lavori di rinforzo dell’argine comprendenti anche successivo abbattimento delle abitazioni nell’area golenale, individuata come utile cassa di espansione del Po nei momenti di piena.
Ora un frondoso pioppeto caratterizza l’ampia golena, mentre dalla parte opposta si stende lo spazio infinito della campagna polesana, disseminata di poche case ed alcune corti agricole.
Ed è proprio in una di queste corti, a circa metà tragitto, che veniamo accolti dalla Famiglia Colò.
E’ una vera emozione apprendere che la famiglia trae origine dai pastori dell’Appennino Emiliano-Modenese, che un tempo raggiungevano il Polesine nel periodo della transumanza. E fu così che i Colò, frequentando questi luoghi, decisero di divenire stanziali, scegliendo di fermarsi in questa particolare zona del Polesine senza abbandonare la pastorizia, che ancora viene praticata con passeggiate del gregge lungo le erbose arginature del Po.
L’accoglienza della famiglia Colò è particolarmente benevola fornendo assaggi del meraviglioso Formaggio Pecorino, assieme a Salumi e Vini Polesani, Pan Biscotto e Dolci Tipici.
Va detto che nel corso della sosta-ristoro si è verificato un inatteso quanto emozionante incontro tra il Sig. Rodolfo Colò, che a tutti gli effetti può considerarsi l’ultimo dei pastori della tradizione, con il Sig. Brunetto Passarella, ultimo dei traghettatori del Po. Mestieri e personaggi ormai leggendari di un Polesine d’altri tempi!
Riprendiamo frattanto la strada arginale alla volta di Polesella che si preannuncia con la scenografica Villa Morosini, seicentesca armoniosa villa veneta che fu del doge Francesco Morosini, detto il Peloponnesiaco, in quanto la sua fama fu in particolare legata alla battaglia guidata dallo stesso doge, che portò Venezia ad impossessarsi delle coste greche.
Oggi la villa, dopo il radicale restauro portato a termine alcuni anni fa, viene usata per incontri e ricevimenti sia pubblici che privati.
Un tempo la nobiliare costruzione era protetta da un muro di cinta caratterizzato ai lati da quattro torrette, una delle quali (quella posteriore sulla destra verso la campagna) era adibita ad oratorio. Da anni mancano le due torrette sulla parte anteriore, in quanto i lavori di rinforzo ed ampliamento dell’argine hanno comportato l’abbattimento delle due costruzioni più avanzate. Da molto tempo è anche sparito l’attracco esclusivo che garantiva alle imbarcazioni veneziane di ormeggiare per permettere agli ospiti della villa un agevole raggiungimento dell’aristocratica dimora.
Si è invece in larga misura salvata, in golena, una caratteristica borgata, Borgo Santa Maura, un tempo caratterizzata dalla presenza di pescatori e costruttori di barche. E’ stato attuato un significativo recupero architettonico degli edifici superstiti, risanando alcune abitazioni, dove tra l’altro hanno trovato sede associazioni sportive e ricreative e dove è stato avviato un tipico locale adibito a bar-ristorante.
Scattate le ultime foto che immortalano il grande fiume nell’ora centrale della giornata, giunge così a conclusione la interessante camminata di conoscenza della particolare storica “enclave veneta” di Guarda e Polesella, porzione esclusiva di territorio ottenuta dalla Serenissima interrompendo la fascia rivierasca, rimasta molto più a lungo sotto il controllo estense, e pertanto tradizionalmente denominata Transpadana Ferrarese.









