Cosa sta succedendo nella statica realtà musicale polesana?
La Cooperativa Turismo e Cultura porta buone novelle: è stata avviata una Sezione Musicale assai attiva sin dalla nascita, come dimostrano le Scuole di Musica istituite a Canda, Gavello e Canaro e i progetti per l’apertura di analoghe istituzioni presso altri comuni all’inizio del prossimo anno scolastico.
Il linguaggio musicale e la pratica strumentale non saranno più segreti svelati solo ad una élite alla quale è concesso frequentare i Conservatori Statali, ma un sapere comune e diffuso in tutto il Polesine.
In un momento abbastanza critico per la nostra società, poter donare l’amore per la musica è particolarmente importante poiché può essere prevenzione contro i guai del giorno ed è sicuramente educazione al bello, alla comunicazione con gli altri, alla condivisione: un modo diverso di capire i valori della vita dunque, ed un modo nuovo di conoscersi, di arricchire la propria personalità e, di conseguenza, di accettare se stessi e gli altri.
Grazie alla disponibilità della Cooperativa Turismo e Cultura, alla Direzione Artistica di Valeria Astolfi, alla Direzione Didattica di Laura Marangoni e all’instancabile Coordinatore dei corsi Renato Astolfi, è stato instaurato un fruttuoso rapporto di collaborazione con i Comuni, le Biblioteche comunali e le Parrocchie che ha permesso di organizzare in breve tempo scuole comprendenti corsi di chitarra, pianoforte, fisarmonica, violino, violoncello, flauto, oboe ed educazione musicale con regolari lezioni settimanali individuali e collettive.
Ovunque l’elevato numero di iscritti ha decretato il pieno successo dell’idea e dell’organizzazione.
Qualificati docenti assicurano la massima professionalità seguendo i più aggiornati indirizzi metodologici, propongono una molteplicità di itinerari didattici per favorire percorsi educativi e formativi personalizzati che seguono le doti spontanee, le caratteristiche musicali, i reali interessi e l’età di ciascun allievo, superando così i limiti di alcuni vecchi metodi.
Per esempio, per gli allievi violinisti (ammessi anche in età pre-scolare, dai 4 anni) l’insegnante ha elaborato un nuovo approccio metodologico che riprende la notissima esperienza dell’Educazione al talento del giapponese S. Suzuki, tanto famosa a livello internazionale per i talenti che produce, quanto sconosciuta e non applicata nell’ambito scolastico italiano.
In maniera ludica, con l’ausilio di fiabe motorie, giochi musicali, coloratissimi simboli di riferimento, il bambino viene avviato alla pratica strumentale con la stessa naturale spontaneità con la quale ha imparato la lingua materna. Il suonatore di violino diventa un gioco nuovo e divertente, una gioia e mai un dovere o un volere del genitore.
Parallelamente a questo suo impegno scolastico fondamentale, la Sezione Musica svolge un’attività di educazione all’ascolto rivolta al vasto pubblico polesano, proponendo concerti e lezioni concerto guidati e commentati, a cui tutti sono invitati.
Da oggi esiste dunque una nuova chiave per entrare nel mondo della musica. Per informazioni rivolgersi a: Turismo e Cultura – Sezione Musica, Torre Mozza, 45100 Rovigo – Tel. 0425/34404-26270.
Nel settore del ciclismo, una delle realtà sportive polesane in fase di crescita è la Mtv-Velo Club “La Campana” – Bogumil-Csp. Sorta otto anni fa con il nome di Velo Club ristorante “La Campana” si è dapprima imposta all’attenzione degli addetti ai lavori, per diventare successivamente un’immagine polesana in grado di ben figurare a livello nazionale.
Siamo nel 1986 ed un gruppo di amici, con in testa Antonio Chiarion dinamico presidente nonchè titolare del ristorante La Campana, fondano questa società ciclistica. Si inizia l’attività agonistica con le categorie giovanili (esordienti precisamente) e vengono tesserati 12 ragazzini. Le soddisfazioni, grazie a Luca Pozzato, non tardano ad arrivare. L’atleta polesano conquista la bellezza di 23 successi su strada; si laurea campione regionale sia su strada che su pista ed inoltre alle Cascine (Firenze) fa suo il Campionato italiano di velocità esordienti su pista.
Nel 1987, memore delle soddisfazioni della passata stagione, la società ingrossa le sue fila. Sono due le formazioni che difendono i colori sociali. Gli allievi con dodici tesserati ed i giovanissimi. Per i primi, sotto le direttive del diesse Carlo Chiarion (ex corridore dilettante), le soddisfazioni non tardano ad arrivare. A fine stagione, la società mette nel carniere per merito dei vari Pozzato, Boscolo, Bianchi e Crepaldi, tredici vittorie su strada ed inoltre titoli regionali. Con la categoria giovanissimi si vincono diverse gare e le fasi provinciali dei Giochi della Gioventù.
Nel 1988 il sodalizio rodigino continua la propria attività nella categoria Allievi avendo tra le sue fila alcuni elementi di sicuro avvenire. I risultati conquistati a fine stagione danno ragione a chi aveva creduto in questo gruppo. Grazie, soprattutto, a vari Boscolo, Crepaldi e Pozzato, la Società conquista quattordici vittorie. Inoltre a Pordenone, in occasione del campionato italiano di categoria, Crepaldi e Pozzato conquistano rispettivamente il secondo e terzo posto.
Nel 1989 il salto di qualità. Con un grosso sacrificio economico la società riesce ad allestire una formazione Juniores. La squadra composta da 10 atleti e guidata dai direttori sportivi Carlo Chiarion e Lorenzo Zanirato, conquista sette vittorie. Si continua, nel 1990, nella medesima categoria, e questo si dimostra ben presto l’anno della consacrazione. Oltre a vincere 12 gare su strada, alcuni atleti entrano nel giro della nazionale. Mirko Crepaldi partecipa, in azzurro, ad un Giro a tappe in Polonia, inoltre, assieme al compagno di squadra Tavino, alla Coppa Europa in Cecoslovacchia.
Una grande soddisfazione per la società è stata quella di vedere il polesano Crepaldi partecipare al campionato mondiale Juniores in Inghilterra. Nel contempo Mirko Crepaldi si laureava, sulla pista di Dalmine, campione italiano juniores individuale a punti e anche nell’inseguimento a squadre.
Nel 1991 l’entrata tra i “puri”. Lo sportivissimo presidente Chiarion, con l’aiuto dei propri collaboratori e grazie al contributo di nuovi sponsor, nonchè all’interessamento del direttore sportivo Carlo Chiarion, riesce a formare una squadra di dilettanti di 1ª e 2ª serie. Otto giovani compongono la “rosa” e ben presto si mettono in evidenza. A conclusione della stagione agonistica sono ben sei i centri che riescono a conquistare i ragazzi del patron Antonio Chiarion. Soddisfazioni per la chiamata in azzurro dei vari Girelli, Mazzetto e Crepaldi che partecipano a delle gare internazionali in Germania. Anche Nicola Giacomazzi veste l’azzurro partecipando al Gran Premio delle Nazioni e ad un giro a tappe in Spagna. Inoltre con la nazionale militare dei cronomen vince la maglia iridata nella prova dei 100 km a squadre in Germania. Ingresso migliore tra i “puri” non ci poteva essere e la società, sulle ali dell’entusiasmo, pensa già al 1992.
Riconfermati Crepaldi, Giacomazzi e Girelli, atleti di interesse nazionale, la società riesce, con una certa oculatezza, ad allestire una squadra giovane dalle buone qualità tecniche ed agonistiche. Sono sette le vittorie che i “ramarri” riescono a conquistare sino al termine della stagione. Inoltre Nicola Giacomazzi veste l’azzurro in occasione del Gran Premio delle Nazioni (cronometro a squadre) e alla Corsa della Pace. Anche la pista dà i suoi frutti con Alessio Girelli che a Pescantina si laurea campione regionale nell’individuale a punti, mentre agli assoluti di Bassano del Grappa, nella medesima specialità, è Mirko Crepaldi ad indossare la maglia tricolore con il compagno di squadra Girelli al posto d’onore.
Siamo al 1993. L’entrata della CSP (Calze San Pellegrino) in abbinamento agli altri sponsor dà la possibilità di allestire una “rosa” giovane formata da sedici corridori. Tra loro, oltre ai riconfermati Crepaldi, Giacomazzi, Girelli e Pareschi, ci sono giovani di sicuro affidamento e di interesse nazionale in cui la Mtv-Velo Club “La Campana” – Bogumil-Csp-Cicli Fontana crede molto.
Un secolo e mezzo fa, attorno a Bottrighe altro non vi era che terra fertile a dar lavoro ai suoi abitanti, poiché mancando i sistemi meccanici di lavoro agricolo, buona parte della popolazione traeva dalla terra i mezzi di sostentamento. Le culture che davano maggiore reddito ed il maggior lavoro erano il grano, il foraggio, il granoturco e gli estesissimi vigneti (alla produzione di uva sembra risalire il nome di Bottrighe) allora immuni dagli attacchi della sconosciuta filossera (insetto emittero che arreca gravissimi danni alla vite) e peronospora (fungo microscopico parassita della vite).
I campi, fertilissimi per la loro stessa formazione, erano ulteriormente concimati da ciclici straripamenti del fiume che, se durante l’inondazione portava carestia, miseria e dolori, abbandonava però limo ricco di humus e sostanze organiche, in grado di riportare l’antica fertilità, compensando con abbondanti raccolti il danno delle alluvioni.
Altre famiglie di Bottrighe erano dedite alla pesca fluviale. Alcuni abitanti si distinsero come eccellenti marinai, pescatori di professione, e dilettanti abilissimi della lenza, altri si dedicarono infine con successo all’artigianato ed in particolare alla lavorazione del ferro battuto.
Ma l’agricoltura restò pur sempre la principale fonte di reddito, divenendo via via più razionale e produttiva con l’impiego di nuovi sistemi, concimi e macchine. E proprio dall’agricoltura prese il via il progetto dello zuccherificio, che cambiò corso alla vita del paese aumentando notevolmente prosperità e numero di abitanti.
Nel 1912 una società belga pose mano alla costruzione in Bottrighe di un impianto grandioso, che venne terminato nel 1914, anno in cui si effettuerà la prima campagna saccarifera con la direzione del sig. Bergher il quale rimase alla guida della struttura industriale sino al 1920, potenziando con macchinari nuovi il sistema e la resa. Al primo direttore succederà l’ing. Delaut, sempre del gruppo italo-belga, mentre nel 1931 la società passerà ad un gruppo finanziario italiano con direttore il dott. Davanzo che resse con intelligenza e amore lo stabilimento sino al 1944.
Negli anni sessanta l’impianto bottrighese batteva il primato italiano sia per la produzione quantitativa che qualitativa; meta questa conseguita sotto la guida sapiente dei direttori che si succedettero: il Dott. Piombo, il dott. Foti e l’Ing. Busatto.
Negli anni ottanta, dopo varie vicissitudini e cambiamenti societari (dal Gruppo Montesi dell’I.S.I. Agroindustriale), la fabbrica viene ristrutturata e potenziata sino a raggiungere una capacità di ottantamila quintali di barbabietole lavorate al giorno.
Si avvicina ormai l’epilogo per lo zuccherificio bassopolesano: nel corso del 1991 la società I.S.I. passa all’Eridania del gruppo Ferruzzi che nell’ottobre dello stesso anno ne decreterà la chiusura, probabilmente per le strette vicinanze dello zuccherificio di Contarina.
Un clima malinconico grava ora sul glorioso stabilimento saccarifero di Bottrighe, degradato a magazzino di zucchero, sughi, melassi e polpe provenienti da altri stabilimenti italiani. E l’aria di disattivazione che si respira fa pensare che una pagina di realtà vissuta stia già tramutandosi in storia.
Secondo anno di lezioni per Università Ambiente Polesine, iniziativa promossa a livello regionale dal C.T.G.
L’organizzazione locale è affidata anche per il 1993 al Consiglio Provinciale del Centro Turistico Giovanile, unitamente al gruppo La Rampa di Badia.
Quella di Rovigo costituisce attualmente la terza esperienza in atto sul territorio regionale. Infatti contemporaneamente stanno funzionando le Università Ambiente “consorelle” della Lessinia e del Monte Baldo, giunte al terzo anno di attività.
Scopo dell’iniziativa – secondo il direttore prof. Alberto Viaro, che vanta un’esperienza pluriennale a livello università popolari – è quello di sviluppare la conoscenza del territorio attraverso l’organizzazione di corsi, conferenze ed escursioni guidate, in un’ottica di corretta educazione ambientale.
È infatti solo da una approfondita conoscenza dell’ambiente e da una comprensione dei suoi più intimi meccanismi e ritmi (fisici, biologici ed antropici) che può nascere l’amore per il territorio e, di conseguenza, la sua tutela ed una appropriata valorizzazione.
I corsi si sono aperti a Badia Polesine, in una suggestiva sala del museo civico Baruffaldi. Guidati dai docenti Paolo Rigoni, Chiara Crepaldi, Camilla Corrain e Ivan Tardivello, i partecipanti hanno potuto non solo conoscere aspetti particolari delle nostre tradizioni, ma portare anche un personale contributo al lavoro di ricerca. Perché questa è la filosofia di Università Ambiente: non spettatori di lezioni, ma soggetti attivi nella costruzione di un discorso culturale e ambientale.
E così gli “allievi” hanno suggerito varianti nelle “fole” e nei piatti locali, indicato continuatori di vecchi mestieri, portato testimonianze vissute o raccolte.
Il corso di Lendinara, condotto da Pier Luigi Bagatin, Antonio Romagnolo e Roberto Puggiotto, è stato un ulteriore approfondimento delle arti in Polesine. Argomento questo piuttosto trascurato fuori dei nostri confini, ma – da quanto si è visto – a torto. Già l’iniziativa del 1992 ha fatto emergere lati sconosciuti del nostro patrimonio artistico. Una maggiore conoscenza non potrà che dare lo stimolo a diffondere questo aspetto della nostra terra.
Nel momento in cui si scrivono queste righe, le lezioni sono nel pieno dello svolgimento. Inutile pertanto trarre bilanci. Più utile cogliere i segnali che comunque provengono dall’iniziativa. Primo fra tutti l’interesse giovanile a questo tipo di approccio alla realtà locale. Una conoscenza non da incasellare in archivi, ma da utilizzare per vivere più consapevolmente questo ambiente.
Poi, l’interesse suscitato in alcune amministrazioni comunali, in istituzioni di queste e in altre realtà dell’associazionismo privato. Sta forse ormai emergendo la concezione che la cultura, un certo tipo di cultura, non è più un patrimonio esclusivo di pochi dotti o ricercatori.
Appare allora sempre più evidente che la cultura è anche un insieme di esperienze, di conoscenze, di contributi, in cui ognuno può interagire e magari portare un piccolo, modesto mattone; un mattone da nascondere nelle fondamenta o da piazzare sul tetto. Ma un mattone senza il quale l’edifico presenta, desolatamente, da qualche parte, un buco.
L’iniziativa “A tavola con la tradizione”, nata come supporto alla divulgazione del libro “Il fuoco, il piatto, la parola” edito dalla Minelliana, si è caratterizzata come una valida fonte di promozione della cucina polesana.
Sotto il profilo della qualità, gli otto ristoratori interessati (La Vecia, Le Clementine, Minuetto, Bonello, Al Ponte, Da Luciano, Alla Rosa, Tre Pini) si sono impegnati a fondo, riscoprendo tutto il valore della propria tradizione professionale, familiare e della zona di provenienza. L’operazione, nella quale sono stati coinvolti anche artigiani di vari settori presenti sul territorio, è stata coordinata da Donatella Girotto di Turismo & Cultura, che ha curato la realizzazione del progetto assistendo ed indirizzando le scelte dei vari ristoratori per quanto riguarda la definizione del menù e l’assetto del locale.
Sotto il profilo quantitativo, l’iniziativa ha riscosso un grande successo di pubblico, tanto che le serate inaugurali sono state all’insegna del tutto esaurito. Fatto particolarmente significativo è stata la presenza di partecipanti provenienti non solo dalle diverse zone della provincia di Rovigo, ma anche da Ferrara, Legnago, Verona, Mantova, Modena, Bologna, Padova e perfino da Como.
Ogni locale ha saputo fornire un saggio di alta cucina, riuscendo nel contempo a caratterizzare lo stile complessivo dell’ospitalità sia sotto l’aspetto delle specialità culinarie che dell’accoglienza e dell’ambiente. In sostanza è stato pienamente compreso lo spirito che stava alla base dell’iniziativa: non una gara gastronomica, ma lo sforzo di ciascuno e di tutti insieme per portare la tradizione gastronomica polesana a livelli proponibili, con tutta dignità e carattere, sul piano interregionale.
Questa operazione ha dimostrato che lo spessore della tradizione esiste, esistono le professionalità, esiste anche la voglia da parte degli imprenditori più avveduti di costruire un’immagine della ristorazione polesana. In fondo la tanto declamata ristorazione trevigiana cos’era prima delle operazioni di ricupero culturale e promozionale dei Mazzotti e Maffioli?
Va inoltre sottolineato un altro aspetto caratterizzante la manifestazione: l’elemento culturale non è rimasto limitato alla ricerca nell’ambito gastronomico e alla valorizzazione di tradizioni, ma si è espresso anche attraverso l’animazione delle serate. Sono stati infatti messi in luce e portati alla ribalta di volta in volta personaggi vari, legati al mondo economico, giornalistico, culturale e dello spettacolo, che hanno saputo proporsi con la loro opera ad un livello che ha certamente superato l’ambito provinciale. Cosicché, oltre ad un circuito gastronomico, è emerso un circuito culturale solitamente poco valorizzato, fatto di letterati, attori, editori, imprenditori, professionisti polesani che operano a livello nazionale. Costoro hanno portato nei loro interventi alle serate l’aria nuova che viene dal movimento, dal contatto col più vasto mondo delle idee e dell’economia, conferendo nel contempo più naturalezza e vivacità alla convivialità e, paradossalmente, la cucina stessa se ne è avvantaggiata.
La rassegna degli ospiti è stata nutrita: Luciano Caniato poeta, Arnaldo Cavallari imprenditore, Gianluigi Ceruti ambientalista, il Centro Sperimentale di Danza di Giovanna Quilici, Emilia Verrua conduttrice radiofonica, il barone Marco Ricasoli, Renato Cecchetto attore, Salvatore Giannella direttore di Airone, Aldo Vergine regista RAI, Franco Piccinelli scrittore, Federico Fazzuoli conduttore di Linea Verde, Francesco Corbetta professore di Università, Steno Sandali compositore.
Di prammatica è stato l’intervento dei due autori del libro, Chiara Crepaldi e Paolo Rigoni, che ogni volta hanno focalizzato i loro interventi su aspetti diversi legati alla ricerca etnografica da loro condotta.
Non è mancata mai la presenza di giornalisti di vari quotidiani e settimanali, tra cui testate come Espresso e Panorama, RAI e TV private, che hanno sottolineato nei loro servizi l’aspetto originale dell’iniziativa.
Si è trattato di uno sforzo che le due associazioni organizzatrici, Minelliana e Turismo & Cultura, hanno affrontato con impegno e creatività, nella consapevolezza di aprire una nuova strada, mettendo insieme forze diverse e a volte contrastanti, quali spesso si manifestano quelle della cultura e dell’imprenditoria. Si è chiaramente affermato con i fatti che non c’è proposta nella ristorazione senza ancoraggio a precisi riferimenti culturali. Si è infine dimostrato che, con mezzi anche molto ridotti, ma con la dovuta consapevolezza è possibile fare animazione culturale e promozione suscitando curiosità e interesse, valorizzando persone e ambienti.
La situazione dell’Artigianato, con particolare riguardo al ritardo con cui procede l’indispensabile processo di trasformazione e riforma dell’Artigiancassa, è stata al centro dei lavori della Presidenza Provinciale della CNA. “I recenti stanziamenti – hanno osservato i dirigenti dell’Associazione – potranno colmare solo una parte delle pratiche già approvate nel corso del 1992 ed ancora in attesa del relativo finanziamento. La conseguenza di questa situazione è quella di lasciare le imprese artigiane, in questa difficilissima congiuntura, senza alcuna risorsa a sostegno degli investimenti, con gravi riflessi sulla competitività delle aziende, colpendo così le residue possibilità di creare nuovi posti di lavoro e finendo per compromettere, in alcuni settori, la stessa sopravvivenza”.
La CNA ritiene pertanto inaccettabile che il Governo, nonostante le attuali difficoltà, si mostri ancora prodigo verso alcuni ben determinati settori economici, continuando a non affrontare sprechi ed improduttività di una parte delle Partecipazioni Statali, senza mostrare la dovuta attenzione verso chi, come le imprese artigiane, ha investito e sta investendo per migliorare i propri processi produttivi ed innovare i propri prodotti. Critiche sono state rivolte anche al Ministro del Tesoro inattivo, nei confronti della non più rinviabile riforma dell’Artigiancassa.
In proposito la Presidenza Provinciale CNA ribadisce che, al di là della forma giuridica della rinnovata Artigiancassa, la necessaria trasformazione non potrà prescindere dal mantenimento di forme di agevolazione agli investimenti, peraltro perfettamente in linea con quelli esistenti in tutta la Comunità Europea, e da un forte processo di regolarizzazione, capace di coinvolgere pienamente le stesse istituzioni regionali.
La CNA di Rovigo ha quindi trasmesso un ordine del giorno alla Presidenza nazionale della CNA, affinché venga promossa nel più breve tempo possibile, una consultazione delle altre Organizzazioni Artigiane al fine di determinare le condizioni per l’apertura con il governo di una “vertenza” per il credito all’artigianato basata sui seguenti punti fondamentali:
1) definizione di una proposta volta a liquidare tutte le pratiche attualmente approvate e giacenti in attesa di contributo;
2) definizione di una riforma che, partendo dai presupposti indicati, si basi sulla partecipazione a pieno titolo, di tutti i soggetti attualmente interessati (imprese, sistema bancario, Regioni);
3) definizione di un quadro normativo capace di qualificare e sviluppare l’operatività delle strutture di garanzia-fidi;
4) predisposizione, d’intesa con le Regioni, di nuovi strumenti e di nuove linee di finanziamenti in linea con gli orientamenti della Comunità Europea, canalizzando le risorse rese così disponibili, attraverso la piena utilizzazione delle strutture di garanzia-fidi.
Considerando che l’economia polesana è tuttora sostenuta in larga misura proprio dalle numerose imprese artigiane, appare dunque evidente la necessità di attivare concrete azioni per favorire la ripresa di tante aziende e difendere nel contempo centinaia di posti di lavoro che negli ultimi mesi hanno fatto registrare nella nostra provincia una preoccupante flessione.
Per i più, la giostra è solamente un prodotto legato all’immaginario infantile o un’attrazione di cui fruire occasionalmente. Così non è, invece, per tre comuni dell’Alto Polesine che basano una buona fetta della loro economia sulla costruzione delle giostre o, per usare un termine tecnicamente più appropriato, degli spettacoli viaggianti.
Il triangolo di produzione è costituito dai comuni di Bergantino, Melara e Castelnovo Bariano: insieme formano uno dei poli più importanti d’Italia. Altre zone che vedono un’alta concentrazione di questa particolare attività si trovano nel vicentino-trevigiano e a Reggio Emilia.
Le aziende capofila, alle cui dirette dipendenze si trovano complessivamente circa 200 lavoratori, sono una decina, ma occorre tener conto di un vivacissimo indotto formato da piccole imprese artigiane produttrici di componenti e fornitrici delle aziende principali. A completamento del quadro vanno menzionati anche coloro che costruiscono le cabine e le “case” (le cosiddette carovane) per chi viaggia con le giostre; in tutto, una trentina di ditte con un altro centinaio di addetti. Si tratta di numeri veramente notevoli per comuni di poche migliaia di abitanti, che danno l’idea dell’importanza di questo particolare settore produttivo.
Nella zona esiste anche una lunga tradizione di spettacolisti viaggianti (i giostrai) che girano le piazze di tutta Italia portando, oltre al divertimento, anche la tecnologia e il lavoro che stanno dietro a un’attrazione di questo tipo. È interessante notare come veramente si realizzi e compiutamente si chiuda, in questi tre piccoli comuni, il circuito che va dalla progettazione-costruzione della giostra fino alla fruizione della stessa da parte del pubblico. A questo punto si può facilmente comprendere perché sulla strada statale altopolesana campeggi, alle porte del paese, il cartello con scritto “Bergantino centro della giostra”.
Pioniere di questa particolarissima attività è stato, negli anni ’40, Albino Protti di Bergantino, che avrebbe depositato addirittura il brevetto per la costruzione della prima giostra aerea a livello mondiale. Nate come imprese individuali, le prime aziende producevano giostre di piccole dimensioni, con movimenti semplici del tipo giostre a catena, giostre a cavalli, ecc..
Verso la fine degli anni ’70, le imprese operanti nel settore hanno avuto una svolta decisiva: l’affermazione del consumismo, portando con sé il bisogno di divertimenti e di emozioni nuove e sconosciute, ha favorito una fase di espansione della capacità produttiva e della gamma dei prodotti. Si è così registrato un miglioramento qualitativo notevole, grazie allo stimolo proveniente dalla Germania e dagli Stati Uniti di giostre nuove con movimenti più complessi ed emozionanti. La tendenza degli ultimi anni è per la specializzazione del tipo di attrazioni costruite (per bambini o adulti, di dimensioni piccole o medio-grandi), per l’innovazione (ricerca tecnologica e design) e per la particolare assistenza offerta alla clientela.
Le vendite riguardano essenzialmente il mercato europeo, statunitense, nordafricano e arabo, ma giostre “polesane” si trovano un po’ in tutto il mondo. Fiore all’occhiello della produzione locale è un’attrazione denominata “giant wheel” (ruota gigante), costruita dalla Far Fabbri Srl di Bergantino: si tratta della più alta ruota al mondo poggiante su semirimorchi; in pratica è la più grande ruota panoramica predisposta per gli spostamenti (a differenza di quelle progettate per parchi fissi).
“Space loop”, “Crazy dance”, “Superorbiter”, “Challenger”: sono gli inquietanti nomi dati alle più recenti creazioni. Si tratta di giostre sofisticate, ad alta tecnologia e del valore di centinaia di milioni, che possono simulare l’avvitamento di un aereo o un viaggio nello spazio. Chi supera le prestazioni fornite da queste attrazioni può tranquillamente ambire ad un futuro da astronauta, subendo sollecitazioni uguali ai test richiesti dalla NASA agli aspiranti piloti.
A conferma della peculiarità che riveste la zona bergantinese nel campo dello spettacolo viaggiante, è stato inaugurato lo scorso novembre, presso il restaurato Palazzo Strozzi, il Centro di Ricerca e di Documentazione dello Spettacolo Popolare. Inoltre è in costruzione l’edificio polifunzionale che ospiterà il centro di ricerca e promozione della giostra. Questa, insieme ad altre espressioni spettacolari, sarà così oggetto di studio e valorizzazione. Addirittura – ma questo è un progetto a lunga scadenza – dovrebbe sorgere in zona artigianale un parco giostre d’epoca dove grandi e piccoli potrebbero fruire direttamente di queste macchine del divertimento, patrimonio, oltre che economico, di inestimabile valore sociale e culturale.
Alle tradizionali porte storiche, che da sempre collegano il nucleo della città con i centri circostanti più o meno lontani, da alcuni mesi si è aggiunta a Rovigo una nuova porta che mette in collegamento la cittadinanza con luoghi particolarmente remoti, e prevalentemente per ora irraggiungibili, che riescono tuttavia a riempirci di curiosità e di emozioni.
Questa nuova porta, aperta nella frazione di S. Apollinare, nei pressi dell’Istituto Agrario Statale, consiste in un osservatorio astronomico grazie al quale ognuno potrà imbarcarsi in uno straordinario viaggio di esplorazione verso mondi lontani, di difficile percezione, di incerta conoscibilità, ma di entusiasmante presenza negli interessi dei nostri giorni. Le asperità del suolo roccioso della Luna, gli spettacolari anelli di Saturno, le evanescenti nebulosità di Orione, i satelliti medicei che trottolano intorno a Giove, le remote vastità della galassia di Andromeda, le cangianti macchie scure sulla superficie brillante del Sole (le “cicogne”, secondo gli antichi astronomi della Cina); tutto questo sarà ora direttamente raggiungibile tramite quei 700 centimetri quadrati di alluminio riflettente che costituiscono la pupilla del telescopio principale dell’osservatorio.
L’attività scientifica e osservativa che alcuni soci svolgono nell’osservatorio costituisce solo una piccola parte del programma culturale del Gruppo Astrofili Polesani. Molte energie sono riservate alla divulgazione affinché un numero sempre maggiore di persone (soprattutto studenti) possa avvicinarsi con sistematicità e consapevolezza a questa scienza così antica e insieme così attuale.
Le modalità utilizzate a questo scopo sono molteplici. Nei suoi dieci anni di attività il Gruppo Astrofili Polesani ha prodotto una quantità di strumenti e di sussidi per la divulgazione, per cui si ritiene oggi in grado di rispondere alle varie richieste che possono venire dal mondo della scuola, dai vari gruppi e associazioni culturali, dal vasto mondo degli appassionati.
Quali sono, dunque, i luoghi privilegiati per la conoscenza dell’astronomia in Polesine?
Innanzitutto, l’osservatorio, sorto a partire da un vecchio e malandato edificio rurale ora completamente rinnovato e ristrutturato dall’Amministrazione Provinciale che ha dimostrato, con questa decisione, di essere attenta alle esigenze culturali di una società avanzata, mettendosi così alla pari con le migliori analoghe iniziative nazionali ed europee. La gestione dell’osservatorio è stata affidata dall’Amministrazione Provinciale al Gruppo Astrofili Polesani, in grado di fornire tutta l’attrezzatura scientifica e didattica e garantire sia l’apertura settimanale al pubblico, sia il servizio di visite guidate per scolaresche e gruppi.
L’edificio dell’osservatorio comprende una saletta dove i visitatori possono essere intrattenuti con proiezioni di diapositive o con altri strumenti e modellini, come introduzione alla visita o per rispondere alle immancabili domande e curiosità. Al piano terra trovano posto anche un piccolo laboratorio fotografico e un altro laboratorio per l’elettronica e l’informatica necessarie al funzionamento del telescopio che si trova invece ospitato sotto la cupola al primo piano. Esso poggia su un pilastro di cemento armato che ne garantisce una buona stabilità.
Il telescopio costituisce il cuore di un osservatorio, e sono proprio le sue caratteristiche a determinare il livello e la validità delle osservazioni e delle ricerche eseguibili. Confrontato con il diametro di una pupilla umana (circa 6 mm) vediamo che il telescopio di S. Apollinare, con un obiettivo del diametro di 300 mm., è cinquanta volte più grande. La sua apertura, cioè il foro attraverso il quale può passare la luce dei corpi da osservare, è dunque 2500 volte maggiore. Con questo telescopio, pertanto, i nostri occhi possono percepire oggetti 2500 volte più deboli di quelli che possiamo vedere senza telescopio. Si apre, così, un panorama veramente molto vasto, sia nell’osservazione dei pianeti che nell’esplorazione delle più deboli nebulose, delle lontane galassie.
Uscendo dal locale cupola si accede ad un’ampia terrazza dove la vista del cielo nella sua interezza, dopo la visione approfondita ma molto ristretta del telescopio, riapre lo stimolo alla fantasia, e allora si ricercano le costellazioni, e riemergono gli antichi miti di Ercole, di Berenice, dei due Gemelli legati da tanto amore fraterno da superare il naturale orrore della morte, e poi il rossore sanguigno di Marte, e lo splendore serotino della dea che protegge gli amanti.
Dall’intero orizzonte che scorre intorno alla terrazza lo sguardo può elevarsi fino a scovare la grande Orsa, e quindi la Polare, e poi ancora giù al punto cardinale Nord, e poi gli altri punti cardinali, e tutta la rosa dei venti. Dalla terrazza sembra così di dominare l’intero cielo dal centro dell’universo, rinnovando così la superba e ingenua illusione dell’uomo antico.
La stessa illusione viene rinnovata sotto il cielo artificiale del planetario. Si tratta di una struttura didattica ospitata presso la Scuola Media “Riccoboni”, costituita da una cupola di poco più di tre metri con un proiettore autocostruito dal Gruppo Astrofili Polesani, in attesa dell’attivazione del più grande planetario comunale, dono della Cassa di Risparmio, che per disguidi, o incuria degli amministratori, da ben quattro anni giace inutilizzato. Anche se più piccolo, il planetario del Gruppo Astrofili permette un’adeguata divulgazione dell’astronomia, che continua ad attirare centinaia di studenti e di visitatori.
Nel planetario i movimenti, le posizioni, le configurazioni degli spazi, grazie all’artificio delle macchine e alle spiegazioni dello speaker, acquistano la chiarezza dei concetti ben compresi e facilmente possono poi venir riconosciuti nel cielo vero. Si ricostruisce così quell’antico rapporto fra il mondo dell’uomo e quello delle cose celesti che la nostra civiltà, troppo attenta alla concretezza degli sviluppi economici, ha sdegnosamente accantonato, delegando a professionisti superspecializzati il compito di studiare il cielo, e a giornalisti spesso poco informati il compito di parlarne alla gente.
Le due strutture che il Gruppo Astrofili Polesani ha realizzato sono state pensate invece proprio per fare una corretta divulgazione e per dare a chiunque la possibilità di un incontro diretto con quelli che molti chiamano i misteri del cielo, e che invece sono semplicemente un appassionante campo di conoscenza e di esperienza alla portata di tutti.
E a tutti, allora, appuntamento all’Osservatorio “Vanni Bazzan” e al Planetario “Il Gira-Sole”.
1967, Rosolina Mare. Su interessamento del Preside Prof. Sandonà nasce un corso di preparazione per addetti ai Servizi Alberghieri di Sala e Cucina, professori di allora, e tutt’ora in servizio, i Prof.ri Daniela Felc e Renato Nonnato.
La nascita della Scuola Alberghiera risale a quella data; l’obiettivo consiste nel prepare personale specializzato da inserire nelle strutture alberghiere di Rosolina Mare e della nascente Isola di Albarella.
Nel 1968 la Scuola si trasferisce ad Adria, dove gradualmente si amplia sia nel numero degli allievi che nelle strutture, divenendo, dopo il trasferimento nel 1983 nell’attuale sede, una delle più grandi scuole della Provincia di Rovigo, con 700 studenti. Questa in sintesi l’evoluzione dell’Istituto Alberghiero, che si presenta attualmente come una delle poche realtà scolastiche che, oltre ad una preparazione professionale adeguata, garantisce ancora buone possibilità di inserimento nel mondo del lavoro sia in Italia che all’estero.
Per le prospettive future, sentiamo le dichiarazioni della preside, prof.ssa Maria Grazia Faganello:
“Negli ultimi anni, l’istruzione Professionale di Stato si è profondamente rinnovata con l’obiettivo di fornire agli studenti una preparazione culturale ampia ed articolata e di adeguare la formazione alla richiesta del mondo del lavoro. Nasce quindi l’adesione del ns. Istituto al Progetto ’92, sperimentazione assistita dal M.P.I. che è diventata poi ordinamento ed entro l’anno scolastico ’94/95 sarà estesa obbligatoriamente a tutte le classi prime degli Istituti Professionali, in sostituzione dei corsi tradizionali di qualifica. Il Progetto ’92 prevede un biennio unitario durante il quale, oltre alle materie comuni per tutti i tipi di istruzione professionale, vengono studiate alcune materie di indirizzo alberghiero. In particolare gli allievi si esercitano nella pratica di cucina, di sala-bar, di segreteria d’albergo e ricevimento. Segue poi un terzo anno fortemente professionalizzante, durante il quale l’allievo sceglie il suo profilo professionale e perfeziona le sue competenze. L’innovazione consiste nel fatto che l’allievo sceglie la specializzazione preferita (Operatore di Sala-Bar, Operatore di Cucina, Operatore di Segreteria) non più prima di iniziare il corso, ma soltanto al termine del secondo anno di studio”.
– Sig.ra Preside, quali sono in dettaglio le materie di insegnamento?
“Le materie del biennio sono: Italiano, Storia, due lingue straniere, diritto ed economia, matematica ed informatica, biologia e scienze della terra, educazione fisica, religione, principi di alimentazione, esercitazioni di cucina, di sala-bar, di segreteria. Al terzo anno, come già detto, aumentano le ore settimanali di esercitazioni pratiche della specializzazione scelta”.
– E dopo il terzo anno?
“Gli studenti che hanno acquisito il diploma di qualifica possono continuare gli studi nei corsi biennali post-qualifica, a conclusione dei quali ottengono la Maturità Professionale di Tecnico delle Attività Alberghiere. Il possesso di tale titolo di studio consente l’accesso a qualsiasi facoltà universitaria”.
– Quali ritiene siano i motivi per i quali l’Istituto Alberghiero si configura come una scuola in continua espansione?
“Innanzi tutto perché al termine del triennio gli alunni hanno buone possibilità di un rapido inserimento nel mondo del lavoro, ed inoltre perché si tratta di una scuola particolarmente viva, nella quale si organizzano ogni anno numerose attività, quali tornei e gare sportive, scambi culturali e gemellaggi con paesi esteri (Francia, Germania, Ungheria), stages professionali presso alberghi, ristoranti, agenzie di viaggio, manifestazioni e concorsi vari a cui partecipano allievi ed insegnanti della nostra scuola. Tutte queste attività rientrano nel curriculum didattico e sono tese ad evidenziare la professionalità acquisita dagli allievi e nel contempo a favorire il confronto con Paesi e lingue diverse”.
Nel congedarmi dalla sig.ra Preside, per caso nei corridoi della Scuola incontro alcuni ex-allievi che confidenzialmente mi riferiscono: se tornassi indietro rifarei la stessa scelta scolastica. Una testimonianza eloquente della bontà dell’istituzione che, in ventisei anni di attività, si è sempre più caratterizzata come importante punto di riferimento per i giovani della provincia, qualificandosi positivamente sia sotto il profilo didattico che professionale.
Consolidare l’attività editoriale del 1992. Questo l’obiettivo programmatico che si è data per l’anno in corso la Cooperativa Turismo & Cultura che, oltre alla presente rivista semestrale, ha avviato la pubblicazione di libri di autori polesani, provvedendo, oltre alla stampa, anche alla promozione delle opere.
In questo senso non sono mancati interventi innovativi, come le serate programmate nel corso dell’Ottobre rodigino, in cui Giuliano Scaranello si è esibito nelle osterie tradizionali di Rovigo per presentare il suo libro di versi popolari e salaci "Taconi e Castroni".
Scaranello ha veramente sfoderato tutte le sue doti di poeta e di attore, calamitando l’attenzione del pubblico più vario: dall’abituè del locale all’occasionale bambino con palloncino e mamma al seguito, fino ai professionisti che, uscendo dagli uffici del centro storico, si sono trovati coinvolti dalla vis comica dell’attore. Altrettanto riuscito l’abbinamento col gruppo Bontemponi di Bottrighe sfociato in una serata all’insegna della Poesia e di canzoni del repertorio veneto.
Più ancorata al solco della tradizione, la presentazione del volume di narrativa di Grazia Giordani intitolato "Hena", che è stato calorosamente accolto dal pubblico badiese affluito alla Vangadizza per la "prima", presenti in veste di relatori, oltre al presidente della biblioteca Stefano Fasoline al Sindaco Paolo Meneghin che hanno aperto la serata, l’avv. Wielmo Duò e il caporedattore del Carlino Dario Nicoli. Altrettanto interesse ha suscitato, presso l’Accademia dei Concordi di Rovigo, l’abbinamento del libro della Giordani con l’ultima opera di Fulvio Tomizza "I Rapporti Colpevoli".
Anche per "Hena" non sono mancate presentazioni innovative presso gallerie d’arte o circoli musicali, a testimonianza di come la creazione letteraria possa ben integrarsi con altre forme artistiche.