IL MISTERO DELLA VITA
PRIMO PREMIO ANNO 1996
Non so per qual miracolo tu viva. Il corpo è stanco, sono tanti gli anni, (hai già passato il secolo di vita) sei crisalide d’ossa, rinsecchita. Eppure, dentro, sei rimasta intatta, fresca, leggera. l’animo bambino che sa stupirsi ancora, riscoprendo la meraviglia nuova in ogni cosa.
Il viver non ti pesa; questa luce e il cielo e il sole e questo nuovo amore ti rinverdiscon e dan nuovo vigore al vecchio cuore, alle tue membra sfatte. Che cosa hai colto lungo il tuo cammino? Ore serene, abissi di dolore ma sempre, sempre hai combattuto e vinto.
Adesso un nuovo giorno è come un dono, or qui, or là, ti aggrappi con tenacia assaporando l’attimo fugace, gocciole fresche per il tuo ristoro. Ti basta niente ad addolcir le ore L’aroma del caffè, un volto amico, il gelsomino in fior, l’erba Luisa, il piccolino che trottella intorno.
Racchiudi in te il mistero della vita al par del pronipote appena nato E ancora resti originale, sola, irripetibil parte del Creato come noi tutti, nati ad affrontare il fortunato viaggio, l’avventura. Alla quale Qualcuno ci ha chiamato.
Nedda Cappello Tasselli – Badia Polesine
SAN LORENZO
PRIMO PREMIO POESIA SEZIONE ITALIANO ANNO 1997
Sopra una zattera aveva doppiato le colonne d’Ercole. Circumnavigava ora, in ebbrezza e traslato sentire, tra galassie infinite. Una notte, una splendida notte d’estate, vide una stella prendere fuoco, cadere. Cumuli di scorie l’ecosistema l’ozono il sole che brucia.
In quell’attimo, come succede, gli venne di pensare… a Newton e a Leonardo… persi per sempre. Si ritrovò uomo negli occhi nello sguardo di chi lo amava. Capì, mentre bruciava dov’era il Paradiso.
Boschetti Liliana – Castelmassa
LA VERA AMICIZIA
PRIMO PREMIO SEZIONE DIALETTO ANNO 1997
L’amicizia quèa vera la xe on fiore raro che nasse tel cuore che cresse nel’anima. La xe ‘na man che no’ te vedi pronta a jutarte senza domandarte gnente.
L’amicizia quèa vera la xe qualcossa de grande che te fa sentire grande; la xe la felicità che te senti drento quando i altri i xe felici.
L’amicizia quèa vera la xe ‘na parte de ti che te regali ai altri, senza dire: -Te ‘a gò dà mi-
L’amicizia, quèa vera la xe la fiducia che mai conosce l’onbra del dubio: la xe l’amore dà e ricevù, l’amore vero.
Bonvento Luciano – Rovigo
L’ANIMA DOWN
PRIMO PREMIO ANNO 1998
Dal lontano infinito l’angelo accompagnò la piccola anima triste e disse: non temere, tornerai ma ora devi andare. Lasciò la sua mano e scese lentamente scese la piccola anima sola.
Catturata da un attimo d’amore si cullò galleggiando nel grembo di una madre. Una girandola di ombre e suoni la destò alla fine. E fu la vita.
Ma un silenzio attonito improvviso accolse il suo primo vagito. Pianse la piccola anima sola dagli occhi strani “voglio vivere anch’io”.
Ancora silenzio. Ma chi sta asciugando ora le tue lacrime? Chi ti tiene ora per mano? Non temere, sono i baci teneri di una madre, l’abbraccio sicuro dell’amore. Sorride, l’anima bella, ha trovato il suo angelo.
Munaro Mara – Bologna
ORCHIDEE SMAGLIANTI
PRIMO PREMIO ANNO 1999
Scrigno d’affetti porto sicuro nelle tempeste, rimedio alla solitudine, palestra di vita, faro per chi va e per chi torna, incolmabile vuoto nel cuore per chi ne è privo, rimpianto lacerante per chi non l’ha più. Cammina nel mondo in mutevoli forme, componente non variabile, l’amore.
L’ombra del tempo non l’appanna, invano il vento la scuote, se fasci di luce del faro chiara mostrano la via: E la famiglia, dono e conquista, vive, rivive, riappare in grande palcoscenico, cartina di tornasole, specchio ingrandito di vizi e virtù.
Sono io, sei tu, siamo tutti è la società Splende di luce nei cieli d’aprile, se abita case di bianca roccia ma se nel cuore e nella mente entra la notte, se l’oro diventa Dio, dal vaso di Pandora traboccano antiche, rimosse piaghe: galoppano predoni a rubare bellezza, innocenza, pace e vita.
Orchidee smaglianti, famiglia e società fioriscono alle amorose cure di attenti giardinieri che rivoltano le zolle nel sole del faro
Stoppa Bruna – Adria
DISIME SOLO
PRIMO PREMIO SEZIONE DIALETTO ANNO 1999
Zerco la porta del tenpo che sèra el muro de gòma d’i mè pensieri prego davanti a ’na Crose de piera parchè anca l’ultima speranza no’ la voe morire. Mi a parlo co’ quii ch’i predica la pace la libertà, la giustizia, la verità: no’ stème ciàmare òmo se po’ no’ me dè on laòro, se pa’ magnare so tentà de robare se prima de dormire a gò da piànzare par la paura che mè fiòi i rida de mi da’e deboèze de so’ pare.
Par piazère, no’ stème ciamare omo se po’ m’insegnè che l’unica verità i xe i schei che imparare a conbatare me serve solo parchè voaltri me mandè in guera. Mi a parlo co’ tuti voaltri che me scoltè disendome de stare zito e se ve capita de sentire mandè via l’idea credèndo de ’vere sbaglià.
Par piazère, no’ stème ciamare omo se l’unica verità che gò la xe la fede in Dio; disime solo chi che so’ mi, parchè la mè vòse la sento senpre più distante.
Bonvento Luciano – Rovigo
ANELLO D’AMORE
PRIMO PREMIO ANNO 2000
Io, uomo sbattuto dalla tempesta, volgo lo sguardo verso spiagge lontane, ospitali: Sono fragile guscio, in balìa del vento che mi spinge in gorghi arcani, profondi. E’ difficile risalire, ma il dolore mi forgia, mi plasma, divento scoglio che la bufera più non muove.
Raccoglierò attorno a me frantumi di “pietre” giunte da ogni parte del pianeta a formar barriera. Uniti ci lanceremo verso la “Luce”, ad aprir un varco nel futuro ignoto, a formar un cerchio. E sia soltanto un anello d’amore e umiltà per tutti i millenni a venire.
Bogge Dolores – Porto Viro
MADRE
PRIMO PREMIO ANNO 2001
Vidi volare via, lontano, le sue gioie: piccole infinitamente piccole comunissime gioie. Le vidi disperdersi travolte dal pianto, logorate dal vuoto di un posto assente. Carta ringrinzita
il suo volto, il suo cuore, come se il tempo ladro, assassino, o complice meschino di un destino abbietto, avesse voluto riprendersi il senso di una vita frustrata… Fiore chiuso in cassaforte! Schiva e anonima comparsa, clown che recita la sua farsa in questa vita, a cui le lacrime reclamano la fine..
..Ed io qui a guardarla svanire dal dolore che il suo corpo va a lambire, lentamente, da una pioggia vermiglia che ci accomuna, che ci unisce, ci travolge.. e il di lui pensiero il suo ricordo vive nel corpo, carne e sangue strappato all’oblio di una morte infame.
Egli vive!… Vivrà nel tempo, nel suo, nel mio cuore figlio fratello amato, sognato, desiderato… …Consuma il tempo i contorni e i dintorni e il suo viso sbiadisce atono e malfermo… ed allor si sveglia il mio cuor, si scrolla il dolore, il peso, gli affanni… perché a mia madre non cedano gli anni, perché il suo cuore è grande, perché ora so che è con l’amore che vincere saprò l’odio e il dolore che consuma.
Perché, sopratutto, sono madre e più di tutto, sono figlia ed ora so, so che amo, amerò sempre mia madre.
Bortolotti Lorena – Lusia
FANCIULLA STRANIERA
PRIMO PREMIO ANNO 2002
Fanciulla straniera, finché non saremo noi, finché non sarò io a stringere quella mano disperatamente tesa e riconoscerla mia, non ci saranno voli di colombe. Il tuo sguardo, sentiero di muschio, non annoderà capi di luce sulla cruna dei giorni.
Finché sarà mio, l’egoismo e solo tua l’inutile passione non ci sarà pace o figlia. Su ogni frontiera tu sarai sempre vittima e io carnefice.
Trombini Elio – Lendinara
NELL’INTRECCIO FITTO DELLE RUGHE
PRIMO PREMIO ANNO 2003
Lievitano nell’aria voci azzurre di bambini mentre stanno i vecchi sulle panchine a bere la quiete della sera. Pazienti custodi di giochi infantili i vecchi portano nell’iride luce di memorie, antiche storie, sogni e fatiche dell’umano viaggio.
Sulle spalle hanno raccolto naufragi di pleniluni e cadenze di stagioni. Quanto cammino sostenuto e quante crude realtà per via incontrate tra valichi sospesi d’infinito e porti di salvezza e di ritorno.
Sempre a tessere e ricucire della vita i tagli,
Ogni giorno è stato scalino, ricamo d’offertorio sulla tela del tempo. Nell’intreccio fitto delle rughe è incisa la saggezza scaturita dal dolore e l’eco di disperse primavere.
Si muovono a ritmo cadenzato i remi del cuore nel salmastro di calendari lievitati di pene e di gioie.
E quando si alza l’onda alta e nera i vecchi (esili stelle della sera) sono capaci ancora di trasformare i giorni in teneri germogli di preghiera.
Masiero Angioletta – Costa di Rovigo
PER GRAZIA
PRIMO PREMIO ANNO 2004
Una perla s’affaccia sul fondo di un mare mai visto: qui sogna carezze di mamma, folate di abbracci e tenere voci soavi.
Tra le dita del cuore già scorre tepore di luna: un latte di stelle colora quel filo che scende dai monti del cielo.
Un canto, un vagito, un sorriso, un profumo di vita più nuova nel nido dei gesti e nei volti d’attesa, per questo prodigio che viene tra noi come dono.
Per grazia.
Lucia Beltrame Menini – Verona
IO NON HO PAURA
PRIMO PREMIO ANNO 2005
Io non ho paura di lasciarmi plasmare dal pennello del tempo che a tradimento accarezza il mio viso fanciullo e dipinge silenzioso rughe indelebili sulle guance dense di sorrisi e di nuove emozioni.
Io non ho paura di accogliere ogni istante di vita a braccia aperte ringraziando un Dio presente e visibile nei miracoli della natura per la forza di guardare con fede e coraggio ogni tramonto e con speranza ogni alba.
Io non ho paura di frugare nell’essenza delle cose non ho paura di un domani sconosciuto ma che già si svela tra le pieghe di ogni mia azione presagio di un futuro costruito con sudore, fatica, coraggio.
Ma temo la solitudine nel ritrovarmi imprigionato isolato e diverso in una terra che non mi appartiene in un mondo di uomini-mostri abbagliati da fretta, denaro, sentimenti virtuali; imbrigliato con lo sguardo spento in una foto sbiadita nell’assurdo modo di credere soltanto alle apparenze alla futilità delle cose.
Io non ho paura di distinguermi dal branco ma detesto il dubbio di non riuscire a condividere, uomo di domani, valori e ideali semplici ma scomparsi il sapore autentico e appagante del comprendere ogni giorno il senso della vita
Zanchetta Elisabetta – Rovigo









