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Archivi: Articoli d’archivio

  • Lungo le vie d’acqua

    Lungo le vie d’acqua

    Il Polesine e il suo articolato reticolo fluviale come perno per lo sviluppo dell’intero settore del turismo fluviale italiano? E’ stato il tema affrontato nel ‘forum’ tenutosi lo scorso 15 Aprile presso l’Interporto di Rovigo con il titolo “Vie d’Acqua del Nord Italia”. Dopo l’introduzione del coordinatore Giovanni Garavaglia e i saluti del presidente della Camera di Commercio Giuseppe Fini, del presidente del GAL Polesine Delta del Po Mario Casazza e dell’on. Luca Bellotti, si è entrati nello specifico con la relazione del presidente dell’Interporto Mario Borgatti, che ha osservato come il turismo fluviale rappresenti oggi uno dei nuovi segmenti strategici su cui sta puntando la Regione Veneto al fine di coglierne le notevoli potenzialità di mercato, con l’obiettivo anche di acquisire una nuova propria identità di prodotto turistico nel panorama internazionale.

    Un modello di vacanza alternativa, basato sul contatto diretto con la natura, – ha sottolineato ancora il presidente Borgatti – che nel Veneto coinvolge varie province (oltre a Rovigo, Venezia, Padova e Treviso), e a cui sono interessate anche altre regioni confinanti, quali l’ Emilia Romagna, la Lombardia ed il Friuli Venezia Giulia. E proprio il Polesine, grazie al corso del Po e alla linea navigabile Fissero – Tartaro – Canalbianco – Po di Levante si trova a svolgere un ruolo strategico nel complesso sistema di navigabilità interna italiana. “La stessa costituzione della Società Consortile Idrovie Padane promossa dall’Interporto – ha osservato Borgatti – è basata sulla reale utilizzazione dell’asta navigabile, dal mare fino a Mantova e su una necessaria partecipazione e coinvolgimento di amministrazioni pubbliche, enti economici ed imprenditoria privata, con l’obiettivo di realizzare le infrastrutture necessarie e i servizi terra, partecipare a fiere internazionali del mercato turistico e diffondere la cultura fluviale”.

    E’ poi intervenuto Stefano Fracasso, direttore del G.A.L (Gruppo Azione Locale) che ha svolto una panoramica degli impegni in atto nell’ambito di progetti finalizzati allo sviluppo turistico polesano, con particolare riguardo alla realtà del Delta e alle problematiche relative all’utilizzo dei corsi d’acqua con scopi turistici e culturali.

    L’arch. Carlo Moretti ha quindi presentato la Carta della Navigazione Fluviale, importantissimo strumento per itinerari lungo i corsi d’acqua, redatto dallo stesso professionista che, nonostante la giovane età, può vantare una conoscenza approfondita della realtà fluviale padana.

    La carta, dal Delta a Mantova, è stata studiata tenendo presenti vari obiettivi, primo fra tutti quello della sicurezza di chi affronta le acque interne, con puntuali segnalazioni delle possibili insidie, rappresentate da secche, ponti o altri ostacoli. La carta, plastificata e confezionata a fisarmonica per essere facilmente consultata in barca anche in presenza di possibili spruzzi d’acqua, si presenta come il primo modello pratico a favore della navigabilità fluviale italiana e già si pensa ad altre edizioni per l’alto Veneto ed il Friuli.

    E’ quindi intervenuto l’arch. Bruno Moretti, presidente della Compagnia di Navigazione Houseboat Holidays Italia, con sede a Porto Levante, che ha parlato dell’interessante esperienza imprenditoriale, divenuta un riferimento di sicura valenza per il delta del Po, ma ha anche sottolineato la carenza di strutture di supporto, necessarie per un sicuro sviluppo del diportismo nautico lungo le vie fluviali. Disarmante è apparso il confronto di alcune immagini relative a situazioni francesi, raffrontate con quelle italiane. Istantanee proiettate – ha sottolineato il relatore – per far comprendere il cammino da imboccare, affinché la navigabilità fluviale possa davvero decollare. E in molti casi si tratta di soluzioni di poca spesa, come quella di assicurare un minimo di vegetazione lungo le rive delle vie d’acqua, in Italia spesso del tutto spoglie, e quella altrettanto necessaria di tenere pulite le conche di navigazione, in qualche caso ricolme di rifiuti soprattutto di plastica.

    Le premesse per il lancio degli itinerari fluviali – ha infine sottolineato l’arch. Moretti – non mancano, tenendo conto, che in una settimana – lasso di tempo ideale per una vacanza in houseboat – si può compiere un circuito anulare, utilizzando l’idrovia Porto Levante Mantova in andata, ed il corso del Po per il ritorno.

    In conclusione del partecipato convegno, dopo brevi ma significativi interventi dei rappresentanti del settore nautico dell’Emilia Romagna e della Lombardia, il presidente dell’Interporto Borgatti ha annunciato la realizzazione di una darsena turistica all’interno dell’Interporto rodigino e la realizzazione, a breve, di altre due strutture a supporto della navigazione fluviale polesana presso la conca di Canda e il Pizzon di Fratta.

    Una breve escursione in houseboat lungo il corso del Canalbianco ha infine rappresentato l’idoneo momento conclusivo del forum dedicato alla navigazione fluviale.

  • Camminare in Polesine

    Camminare in Polesine

    Quante cose da vedere e da scoprire in solo tre chilometri di percorso di campagna, quando la mancanza di foglie libera l’orizzonte e rivela sentieri, fossi, tracce archeologiche, case rurali, argini rive e golene, ponti ponticelli e chiuse, filari e siepi scheletriti.

    A Grignano c’è una strada che solo il nome ti porta lontano: “In cao a via”. Segue un’antico traversagno che dall’Argine Toscano porta a Nogarazze e poi all’Adige. Dall’argine dell’Adigetto, con le sue jare (giare=rive interne) proseguiamo per il Palazzon, i Sabbionari e campagna Moline fino alla Rezinella, canale di scolo, proveniente da San Lazzaro di Lendinara, dove ci fermiamo sul ponticello della Dozza. Una breve deviazione per ammirare la “peschiera”, vecchio macero tuttora conservato, e poi, dopo aver attraversato la statale Rovigo-Lendinara, ci dirigiamo verso Barchesse Grimani. A Corte Magagnato ci fermiamo per gustare il miele e poi seguiamo uno stradone delimitato da un filare di confine con alberi secolari. Proseguiamo scrutando il terreno archeologico fino a Grompo. Qui siamo attesi per visitare l’imponente complesso architettonico rurale denominato “Barchesse Grimani”, e in particolare le stalle, le cantine, i granai. Un’auto navetta consentirà il ritorno a chi non vuole percorrere a piedi il sentiero di ritorno a Nogarazze attraverso lo stradone Grimani, le campagne Poiane e Contarine. Enzo Boldrin ci farà da guida sapiente tra luoghi per cui anche la pronuncia della toponomastica è motivo di innegabile fascino”.

    Così veniva presentata “La Camminata” del 30 gennaio 2005, un percorso tutto su tratturi di campagna effettuato in un freddissimo, chiarissimo e assolato giorno della merla.

    Ma prima, il 19 dicembre, a Pincara, c’era stata la presentazione ufficiale de “Le camminate 2005”. Alla festosa iniziativa gremita di pubblico, che ha invaso la sala civica, le vie e i locali musei della Civiltà Contadina a palazzo Scagnolari e delle Distillerie Mantovani hanno voluto assicurare la loro presenza il sindaco di Pincara Renzo Vicentini, l’assessore al bilancio della Regione Veneto Isi Coppola, l’assessore alla cultura e turismo della Provincia di Rovigo Laura Negri, la coordinatrice del Comitato dei Beni Culturali Mara Barison, oltre al presidente del Gruppo CTG Rovigoti Giuseppe Marangoni, che ha svolto la relazione di presentazione.

    Nel 2005 “Le Camminate” hanno rilanciato, con un programma che, anziché limitarsi alla primavera, dura tutto l’anno: una camminata ogni mese, ma in maggio ne sono in programma tre. A scorrere gli itinerari sembra che siano “all’estero”, tanto i luoghi da visitare si presentano sconosciuti e nuovi.

    La parte del leone la fanno i nostri fiumi, i cui argini e rive non ci stancheremo di percorrere, addentrandoci negli anfratti dove solo le gambe possono portare. Non manca il Delta naturalmente; ma non è trascurato l’Alto Polesine, dove è prevista, tra l’altro, una camminata verso le origini del Tartaro, ai confini del territorio veronese e mantovano.

    Spesso lungo i percorsi sono previste soste in piccoli musei, o case rurali, o ville; oppure visite ai produttori agricoli, o agli artigiani locali; o ancora soste presso chiese di campagna, o maceri, perschiere e boji. Sono le scoperte esclusive di “Le Camminate”, quelle che da sole a volte giustificano l’intera escursione.

    Ecco l’elenco delle camminate 2005. Si parte la domenica mattina, con appuntamento nel luogo d’incontro indicato a lato della data di svolgimento.

    • 30 gennaio – piazzale Chiesa Rovendicrè di Rovigo. Guida della giornata Enzo Boldrin. Da Nogarazze a Grompo. Percorso di campagna dall’Adigetto all’Adige, tra Rovigo e Lusia

    • 20 febbraio – municipio di Villadose, mostra archeologica permanente. Guida della giornata Raffaele Peretto. Il percorso della centuriazione. Sosta nelle corti Casalini e Borsetto

    • 20 marzo – incrocio Via Vitt. Veneto– Viale del Lavoro. Guida della giornata Ruggero Girotto. Corte Tassina e Pestrina Busa. Rovigo di campagna.

    • 17 aprile – piarda Amici del Po, Golena di Villanova Marchesina. Guida della giornata Sauro Passerella. Dalla Certosa di Villanova ai Santissimi. La storia nel paesaggio lungo il Po. Sosta pranzo a Crespino. Visita il nuovo “Museo delle acque” Guido Ronconi

    • 8 maggio – Castello di Este, parcheggio. Guida della giornata Antonio Todaro. Villa Beatrice d’Este e il Monte Gemola. Percorso naturalistico

    • 15 maggio – davanti chiesa di Baricetta. Guida della giornata Lucio Verza. Il Dragonzo. Fiume storico e scrigno naturalistico tra Gavello e Adria.

    • 29 maggio – Museo della Corte, Cà Cappello di Porto Viro. Guida della giornata Giuliano Mattiazzi. Birdwatching tra valli e lagune. Dalla foce del Po di Levante a Valle S. Leonardo nel Delta del Po

    • 19 giugno – piazza Baruchella. Guida della giornata Sergio Marcomini. Lungo l’antico alveo del Castagnaro. Dal ponte di Baruchella al ponte di Trecenta. Pranzo di fine-primavera al Mulino del Pizzon di Fratta Polesine. Guide della giornata Pizzon di Fratta Polesine.

    • 19 settembre – piazza Costa di Rovigo. Graziella Chieregato, Marina Bortolin. Villa La Costa Andar per capitelli

    • 16 ottobre – davanti alla chiesa di San Pietro in Polesine. Guida della giornata Sergio Marcomini, f.lli Zenesini. In Marola da San Pietro a Torretta. Archeologia e ambiente ai confini delle valli veronesi

    • 20 novembre – palestra Via Mozart, Rovigo. Guida della giornata Cristiano Fenzi. Lo sviluppo della città visto dalla sponda dell’Adigetto. Dal ponte dei Forti al ponte della Fonderia

    Le camminate dell’8 e del 29 maggio sono inserite nell’iniziativa regionale del Centro Turistico Giovanile Veneto “Al parco con mamma e papà”.

  • Riconoscimento ad Antonio Rossin

    Riconoscimento ad Antonio Rossin

    Il Presidente di Turismo & Cultura dottor Antonio Rossin, noto per le sue ricerche sul rapporto tra educazione alla comunicazione e salute, ha ottenuto recentemente un importante riconoscimento, consistente nella segnalazione alla Commissione per i Determinanti Sociali della Salute della Organizzazione Mondiale per la Sanità.

    La segnalazione è opera del parlamentare australiano on. Doug Everingham, M.B., B.S., già medico di famiglia e clinico pediatra, insignito di varie onorificenze e riconoscimenti per la sua attività nell’ambito medico e sociale.

    Riproduciamo di seguito, tradotta dall’inglese, la lettera di segnalazione inviata dal parlamentare australiano in cui si sottolinea l’opportunità di tener conto degli studi del dott. Antonio Rossin nell’ambito dei “Determinanti Sociali della Salute”.

    Cari Commissari, (omissis) Il nostro impedimento culturale (“LFS”).

    Dopo la Seconda Guerra mondiale, Bowlby e altri hanno studiato i disturbi infantili conseguenti alla diffusa frammentazione delle famiglie in Europa.

    Il manuale di cura del bambino del dottor Spock è diventato un best-seller. Studi successivi hanno denunciato le istituzioni affettivamente insensibili nel mondo occidentale, soprattutto nei regimi autoritari.

    Non è ancora possibile, penso, trovare una collaborazione tra discipline che centrano sulla sicurezza emotivo–culturale del bambino da una parte, e sulle epidemie sociali come l’abuso di droghe, la violenza domestica e la guerra dall’altra.

    Negli ultimi pochi anni, un medico di famiglia italiano con uno speciale interesse in neurologia e cura del bambino, Antonio Rossin, ha iniziato a pubblicare la sua teoria di una pandemica “Sindrome da Scarsa Flessibilità” (Low Flexibility Syndrome, LFS) – attinente le rigidità culturali consolidate nell’infanzia. Questo concetto appare potenzialmente critico per la costruzione nel mondo di una cultura più sana.

    Egli suggerisce che gli educatori, in particolare, dovrebbero lavorare assieme ai genitori per mettere a punto strategie che diano ai bambini esperienza e fiducia nei processi di decisioni congiunte, durante un’età fondamentale per l’apprendimento di una stabile interazione sociale – età che va da sei mesi a tre anni, alla quale notoriamente competono le massime capacità di apprendimento di alcune abilità basilari nell’uso del linguaggio.

    Il dott. Rossin, in particolare, afferma che i genitori tendono ad instillare atteggiamenti autoritari nella maggior parte dei figli. Il genitore dominante o autorità famigliare ha la prima e l’ultima parola nelle decisioni rilevanti. L’altra figura parentale, quella che dovrebbe svolgere la funzione di autorità di controllo, di solito acconsente. In questo modo noi apprendiamo il conforto della conformità, evitando giudizi critici che potrebbero sfidare il nostro gruppo sociale – ereditato o adottato.

    Secondo il Dr Rossin il bambino (il membro della comunità) dovrebbe avere la prima e l’ultima parola nelle decisioni che lo interessano direttamente, in un mondo che tende alla democrazia. Noi dovremmo pertanto incoraggiare la partecipazione al processo decisionale al limite delle nostre capacità di sviluppo.

    Centrale a questo incoraggiamento dovrebbe essere l’esempio dei nostri maestri – negoziando il consenso, risolvendo i conflitti – a iniziare dai genitori.

    Pertanto la socializzazione dovrebbe esser vista come un processo “triadico, dialettico” dove i le autorità ed il resto dei nostri gruppi (locali o globali) che da queste dipendono o che le eleggono, sono in un rapporto di partecipazione cooperativa nello stabilire le decisioni importanti e nella loro implementazione.

    Chiaramente la teoria in se stessa scredita qualsiasi progetto di imporre le proprie strategie sui genitori, con o senza il coinvolgimento di altre professioni, in quello che diventerebbe un approccio “top-down”, o autoritario.

    Detto questo – conclude la nota del dott. Everingham, – io sollecito il supporto (inizialmente per testare la teoria e formulare una sua strategia culturale) da parte degli educatori, le cui priorità sembrano piuttosto concentrate sull’apprendimento post-infantile (il parlare, lo scrivere, il saper far di conto, e le conformità culturali).

    Il Dr. Rossin suggerisce vi sarà maggior probabilità da parte dei genitori a considerare i suoi suggerimenti soprattutto come un approccio di prevenzione in quello che è il terreno meno affidabile e sicuro dell’attività genitoriale: la prevenzione dell’abuso di droghe. La sua teoria potrebbe inoltre diventare un fattore di prevenzione della rigidità fondamentalistica nelle reazioni da stress e nei processi decisionali in una sfera più allargata: la militanza fanatica, la bigotteria etc.

    Raccomandazione: Il Comitato potrebbe raccomandare una valutazione multidisciplinare della teoria “Sindrome da Scarsa Flessibilità” del dottor Antonio Rossin, e della sua rilevanza nella prevenzione dell’abuso di droga e di altri problemi sociali, interessando soprattutto gli esperti di “conflict resolution” e di sviluppo sociale nell’infanzia.

  • Salumi Veneti

    Salumi Veneti

    In controtendenza, rispetto alla stasi o addirittura al disimpegno produttivo di varie aziende operanti nel delta, l’“Industria Salumi Veneti” di Porto Viro, che fa parte del tutto veneto “Gruppo Bechèr”, si presenta con le carte in regola per puntare su uno sviluppo della produzione in un moderno stabilimento ubicato in via Rismondo, località Fornaci.

    E’ guidata, con vero spirito imprenditoriale, da Filippo Marangon, l’attuale direttore, il quale porta avanti il prestigio del primo nucleo dell’azienda, creata dal suocero, Ginetto Bergo, una vita da macellaio, settore che egli considerava un’arte, e di cui, da ottimo artigiano qual era, aveva appreso tutti i segreti.

    Accattivante e spiritoso lo slogan della “Salumi Veneti”, che recita: “Maiali per caso, salami per scelta”. Un’azienda modernissima, la quale si è specializzata nei settori degli insaccati e delle carni stagionate, con tre linee produttive, in cui, con l’uso di materiali ed attrezzature all’avanguardia, si è riversata tutta la sapiente arte del “beckèr”, cioè del macellaio veneto.

    Tali linee si diversificano per produzione di prosciutti cotti, crudi, salati, stagionati e salami, dimostrando concretamente, anche al visitatore occasionale, che l’arte culinaria, quando è esaltata da intenditori, può ben sposarsi con la poesia (senza essere blasfemi per il paragone).

    – Qual è il vostro prossimo obiettivo? Lo chiediamo a Marangon, direttore ancor giovane d’età, ma già ricco per esperienza.

    “Il nostro prossimo obiettivo – risponde – è la messa in regime di un nuovo reparto di produzione, destinato a lanciare e a consolidare definitivamente sul mercato, proprio qui nel mio stabilimento di Porto Viro, un nostro nuovo prodotto che già sta bene affermandosi, cioè la “salsiccia con polenta”, un piatto nostrano che può essere preparato da qualsiasi massaia in soli 10 minuti, come noi evidenziamo nella diffusione del prodotto stesso.”.

    – Quali le ambizioni sue e del “Gruppo Bechèr” di cui, mi sembra di capire, costituite una delle “punte di diamante”?

    “La strada su cui ci muoviamo – seguita il direttore – è stata tracciata dalle vecchie generazioni di sapienti artigiani macellai, ed ora noi continuiamo la loro opera, fruendo nel contempo della qualità che può garantire salumi di natura eccellente”.

    – E per quanto riguarda le strutture e l’occupazione nello stabilimento di Porto Viro, che è ciò che ci interessa più da vicino?

    “Nel nostro stabilimento di via Rismondo, sono occupate 10 persone, sulle 120 in attività nel “Gruppo Bechèr”, e fino al 2003, esse erano 7. Quindi, il nostro trend positivo di crescita, a Porto Viro, si commenta da solo. Nello stabilimento che io dirigo, poi, e che presenta 2.400 metri quadrati coperti (sui 36.000 metri quadri di superficie per tutto il Gruppo, che ha stabilimenti anche a Ponzano Veneto e nella sua frazione di Paderno, oltre che a Cornuda), ci siamo specializzati nella lavorazione di prodotti freschi da cuocere, e di prodotti tipici del Polesine”.

    – Il vostro movimento finanziario?

    “In questi ultimi tre anni – risponde il direttore Marangon – il fatturato del Gruppo è passato da 45 miliardi di vecchie lire, fino ai 60 miliardi, e, alla luce della crescita del 2004, prevediamo, naturalmente come “Gruppo Bechèr”, di raggiungere i 38 milioni di euro. Il nostro intento è comunque quello di crescere anche come valore aggiunto, per continuare ad effettuare i necessari investimenti, sia in materiali che tecnici, per proseguire la nostra azione di ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti”.

    – Quale dunque il vostro intento sul piano commerciale?

    “Intendiamo coprire nicchie di mercato, nelle quali solamente l’ingegno e la duttilità, sempre pronta all’aggiornamento e ad interpretare i gusti e le esigenze della clientela, possono garantire una certa preminenza, rispetto ai quasi 2000 altri salumifici esistenti in Italia”.

    – I vostri progetti futuri, più in dettaglio?

    “Sono basati, come accennavo, su una nostra scelta precisa che coinvolge tutti i nostri stabilimenti: ricercare sempre e costantemente la qualità, partendo dalla scelta ed accurata selezione delle materie prime, che devono essere sempre di ottima qualità, per passare poi alla fidelizzazione e continua formazione del personale, che coinvolgiamo nel nostro obiettivo. Per quanto riguarda poi specificatamente la produzione nello stabilimento di Porto Viro intendiamo realizzare il marchio “Salumi del Parco del Delta Dop”. Si tratta di un’impresa che richiederà almeno due anni e molto impegno, ma è un’impresa che ci vede al lavoro con grande serità, assieme alla Camera di Commercio di Rovigo ed alcuni allevatori, per realizzare una specifica filiera agro-alimentare.

  • La zucca in testa

    La zucca in testa

    Sta prendendo piede in Polesine la coltivazione della zucca: oltre a quella con scopi alimentari anche quella da ornamento, già diffusa anni fa nelle regioni meridionali d’Italia; un prodotto tornato prepotentemente di attualità con il diffondersi della festa di Halloween (seppure contestata dalla chiesa cattolica).

    In provincia di Rovigo vi sono alcune aziende agricole interessate a questa produzione, ma quella che ha messo a disposizione la quantità più consistente di terreno si trova a Canda, lungo la strada arginale del Canalbianco verso Castelguglielmo. L’azienda è condotta da Romana Fantinati e gli ettari di terreno interessati sono ben dieci, cioè cento delle nostre pertiche censuarie.

    La passione in Romana Fantinati è iniziata casualmente una quindicina di anni fa. La signora si era recata a cena in un ristorante nel quale avevano messo come segnaposti delle piccolissime zucche, che sembravano dei piccoli oggetti ornamentali di tutti i colori e dalle forme più strane. Successivamente trova le stesse zucche ai Mercati generali di Vicenza e ciò le crea ulteriore curiosità.

    “Ho pensato fossero state fatte a mano e non dalla natura – dice Romana – tanto erano belle e particolari. Mi sono piaciute e mi hanno talmente interessato che ho preso informazioni su come coltivarle e soprattutto su come conservarle, che è ciò che è più difficile fare”.

    Le informazioni ricevute la portano ad indagare oltre i confini italiani, indirizzandosi verso l’Olanda, ove rintraccia i semi che le interessano che mette a dimora nel proprio orto. Ma ne escono dei prodotti completamente diversi da quelli desiderati. Sono zucche, inoltre, che si deteriorano nel giro di qualche giorno per cui è necessario imparare a trattarle in modo adeguato.

    Romana non si dà per vinta e da sola studia il da farsi. Compera sementi in Germania, in Spagna, in Francia e comincia a seminarne dapprima due pertiche, l’anno dopo cinque. Elabora varietà sempre diverse anche perché ogni volta le zucche si producono in modo differente dall’originale. Sperimenta le forme più disparate: di animali, di frutti, di oggetti particolari.

    I risultati cominciano ad essere soddisfacenti e così inizia la commercializzazione del prodotto che incontra sempre nuovi acquirenti, per cui le pertiche di terreno necessarie diventano una ventina, per aumentare di anno in anno, finché nel 2004 vengono destinate alle zucche un centinaio di pertiche.

    Per Romana l’attività è ora a tempo pieno e la coltivazione della zucca è diventata un lavoro vero e proprio, la sua professione. Cerca mercati nei quali collocare il prodotto, che ormai è consistente, e trova sbocchi in diversi paesi europei.

    Data l’estensione di questa attività, occorrono attrezzature, imballaggi adatti con paglia naturale per la conservazione ed il trasporto, impianti di irrigazione indispensabili data la siccità estiva, tunnel di nylon in cui deporre le sementi per le nuove piantine che fin dall’inizio presentano dei piccoli frutti meravigliosi, un grande capannone che costruisce appositamente nel retro della casa.

    Occorre una certificazione del prodotto ed un proprio bollino per evidenziarne la provenienza e per dare all’acquirente la sicurezza necessaria. Tutto ciò richiede investimenti alquanto consistenti che la signora affronta con decisione perché “delle zucche non può più fare a meno”.

    In questa attività ha coinvolto anche suo padre, Giorgio Fantinati, il quale si applica nella coltivazione di quelle giganti. Crescono dai dieci fino ai duecento chilogrammi e vengono per lo più acquistate da esercizi pubblici e negozi.

    Ogni anno Romana fa nuovi tentativi “perché – dice – non si finisce mai di imparare; bisogna studiare nuove striature, nuove righe e forme particolari, nuovi disegni”. Quello da lei effettuato è un vero lavoro artistico perché lei riesce ad ottenere prodotti di pregevole effetto.

    Delle sue ricerche, delle sue conquiste, di questo suo lavoro particolare, Romana è alquanto gelosa, per cui non si sbilancia molto nel raccontare i suoi segreti, né sulla qualità e quantità delle zucche “inventate”, né sui luoghi dove va personalmente a fare le consegne.

    “Le mie zucche sono state messe in mostra a Gardaland ed è stato fatto anche un servizio televisivo su di esse” – dice con orgoglio.

    “E il mercato come va?” – chiediamo.

    “Il mercato è abbastanza difficile – dice – perché la gente stenta a comperarle, essendo un genere voluttuario, quando deve pensare invece ad acquistare frutta e verdura ai prezzi che si ritrova oggi. Bisogna quindi correre parecchio e cercare sempre nuove piazze”.

    Chi passa sulla strada provinciale Canda-Castelguglielmo, proprio lungo il Canalbianco, tra ottobre e novembre, può vedere alcune di queste zucche giganti come richiamo per la festa di Halloween.

  • Gabriele Corbo editore

    Gabriele Corbo editore

    Gabriele Corbo è un grande editore ferrarese, nel cui catalogo figurano anche molti libri rivolti alle nostre zone, ovvero all’ex Transpadana ferrarese, importante territorio del Polesine adiacente al fiume Po. E’ stato insignito di varie onoreficenze, tra cui quella di Cavaliere d’Italia e Commendatore di san Gregorio, ma non è per questi titoli che Gabriele Corbo è famoso da tempo.

    Nella sua casa opere di artisti rinomati contornano le pareti e soprattutto libri, libri ed ancora libri, per la gioia dei bibliofili.

    Gabriele Corbo, nato a Ferrara nel 1927 ha all’attivo una densa attività editoriale ricca di successi, vale per tutti quei “Cinque canti” di Lodovico Ariosto, curati da Lanfranco Caretti, un testo premiato quale “Libro più bello del mondo”, nel 1974 a Lipsia, un exploit eccezionale per un italiano, allora come oggi.

    La triste notizia di cronaca è che con tutta probabilità entro l’anno corrente smetterà la sua attività produttiva, causa acciacchi dovuti all’età.

    Chi è appassionato di storia civile-economica e sociale, chi frequenta ed ha dato esami all’Università, chi ama la storia locale, chi apprezza un bel libro stampato con cura e meticolosità, sa che questa sarà una grossa perdita per l’ambiente librario.. Suoi sono i due tomi su: “La Chiesa di Ferrara nella storia della città e del suo territorio” degli anni 1989 e 1997 dei secoli IV – XX, come pure i poderosi volumi sulla “Storia di Ferrara”, giunti al VI studio iniziato nel 1987 e tuttora in corso, con un grande sforzo editoriale invidiato da molti. Senza poi dimenticare il prezioso “Gli Estensi mille anni di storia” del compianto Luciano Chiappini del 2001.

    – Come ha iniziato l’attività di editore? – Gli chiediamo

    “Quasi per caso: sono sempre stato affascinato dalle arti figurative, acqueforti, disegni, e qualche mostra l’avevo allestita. Poi nel 1957-58 Carlo Levi mi ha spronato: Ma perché non provi a fare anche tu l’editore? – mi disse -. E da allora iniziai rimanendo contagiato da quest’arte. Oggi sono più di 270 i titoli del mio catalogo, con rivendite in tutta Italia”.

    – C’è un segreto alla sua notorietà?

    “Credo sia per la passione che ci metto, ma pure perché ho sempre privilegiato fare libri di qualità, con carta speciale, editare un libro dà molta soddisfazione credetemi”.

    – Ha proprio deciso di smettere?

    “Lo debbo fare purtroppo, ma con molto rammarico, forse un domani la figlia potrebbe subentrarmi, chissà”.

    – Ha un consiglio per i giovani editori?

    “Di svolgere l’attività con entusiasmo, non pensate di fare soldi con questo mestiere, anche perché non ci sono orari”.

    Corbo ha letto migliaia di libri e con lo stampatore di Cittadella ha “litigato” per anni.

    Fra le sue amicizie e frequentazioni ci sono forti personalità del nostro Novecento quali Eugenio Montale, Carlo Levi, Leonardo Sciascia ed gli artisti Ugo Attardi, Giacomo Manzù, Marcello Mascherini, Arturo Martini e Toni Zancanaro, solo per citarne alcuni. Ricorda con piacere i buoni contatti con il Vaticano grazie anche ai due volumi stampati riguardante la storia di Paolo VI.

    – Ma che tipo è un personaggio famoso?

    “Ognuno ha la sua storia, ma se c’è una cosa che li accomuna forse per tanti è la superstizione, anche se non si direbbe”.

    Chiediamo alla moglie Gabriella se è difficile vivere al suo fianco e qual è il suo difetto maggiore. “E’ un esperienza interessante, ti fai sicuramente una cultura, con lui non ci sono ferie perché ha sempre con sé la valigetta e l’agenda. Se può essere un limite diciamo che Gabriele è pignolo. Quando esce un nuovo libro, lo vuole avere per primo, lo sfoglia, lo esamina quasi cercandone eventuali difetti. Questo non è di sicuro un lavoro facile; ma con lui è sicuramente entusiasmante.”

    Insomma avrete capito la tempra di questo importante editore, un appassionato sincero della nobile arte della stampa, grazie alla cui lungimiranza hanno visto la luce ad opere di grande pregio.

  • Cartolina dalla Shoah

    Cartolina dalla Shoah

    Questo è il modo giusto di dare memoria dello sterminio degli ebrei, non le vuote parole che si sentono sempre più spesso alle cerimonie ufficiali”, ha dichiarato la professoressa Dina D’Angeli, unica sopravvissuta delle retate del 1943-44 degli ebrei di Rovigo, alla fine della commemorazione che ha ricordato nome-per-nome (e per ognuno è stato acceso un lumino) tutti gli ebrei di Rovigo deportati dall’Italia con destinazione i campi di concentramento nazisti.

    Visibilmente commossa la professoressa ha fatto i suoi ringraziamenti alla “Compagnia dei Popoli” che, il 27 gennaio, giorno dedicato alla memoria, ha rappresentato presso la sala conferenze dell’Archivio di Stato, “Rovigo: cartolina dalla Shoah” di Roberto Costa: Claudio Moretti attore, Marta Marcello cantante, Lisei Haardt-Spaeth, discendente di ebrei, fisarmonicista di musica klezmer e Valter Tessaris, chitarrista.

    Commozione anche fra il folto pubblico convenuto per “non dimenticare” ed assistere alla drammatizzazione che è stata preceduta da una proiezione di immagini atte a descrivere i luoghi della memoria ebraica di Rovigo.

    Una rappresentazione civile in cui, oltre alle persecuzioni degli ebrei, sono stati ricordati anche altri popoli, minoranze e “diversi”, sterminati e incarcerati dal regime nazi-fascista (zingari, omosessuali e handicappati), ma anche i “resistenti” (i dissidenti, i partigiani e gli IMI) per arrivare, nella parte finale, ad una attualizzazione – il “viaggio all’ingiù” come dice Primo Levi – delle cause che portano verso nuove Shoah.

    Sono state ricordate anche le parole, di straordinaria attualità, del partigiano di origini polesane Lorenzo Fava, medaglia d’oro al valor militare, fucilato in carcere a Verona, il 23 agosto 1944, a 25 anni, condannato dalla Repubblica Sociale Italiana.

    Una riflessione dolente quella del giovane partigiano, che scruta nell’animo dell’uomo: “I mali più gravi sono in noi. Se gli uomini in camicia nera presto mancheranno, lo spirito del fascismo perdurerà. Per spirito del fascismo noi intendiamo la disonestà, l’arrivismo, i facili guadagni, l’opportunismo, il timore del rischio ed il timore della morte, l’egoismo e la mancanza di dignità, l’insincerità e la mafia, il protezionismo ed il nepotismo”.

    A conclusione della seguita manifestazione Roberto Costa ha donato all’Archivio di Stato la pubblicazione fatta a proprie spese, in tiratura economica e limitata, della ricerca sulla storia degli ebrei di Rovigo da cui è stata tratta la drammatizzazione: una ricerca completata da testimonianze del defunto Vittorio Argenti, responsabile associazione IMI di Rovigo e da una di Lala Lubelska, ebrea polacca ora abitante a Badia Polesine, sopravvissuta a diversi campi di concentramento; in appendice anche una scheda sulla “Porrajmos”, lo sterminio degli zingari.

    Va ricordato che la comunità ebraica è stata residente a Rovigo dal 1400 (vedasi in questo stesso volume l’articolo “Gli Ebrei a Rovigo”) ed ha dato un prezioso contributo allo sviluppo della nostra comunità, basti pensare, per esempio, ai patrioti che combatterono per la “questione italiana”, e fra questi: i garibaldini Cesare Parenzo, Giacomo Levi, Abd-el-Kader Modena, medaglia al merito per la liberazione di Roma nel 1870 (assieme a Nino Bixio) e segretario dell’Accademia dei Concordi.

    Il direttore dell’Archivio di Stato, dottor Luigi Contegiacomo, dal canto suo ha sottolineato che “il valore della memoria sta proprio nell’attualizzare e contestualizzare la storia” proponendo, ad esempio, borse di studio per studenti, ricercatori ed artisti, perché ai “nomi e cognomi che per la prima volta vengono ricordati, venga data anima, corpo e storia”. Un po’ come ha fatto Dante Spadon, alcuni anni fa, nella sua ricerca su Abdelcader Modena.

    “Ormai sono pochi i sopravvissuti alle deportazioni del regime nazi-fascista ed occorre far presto a raccogliere le loro testimonianze dirette” ha concluso Luigi Contegiacomo invitando la stessa professoressa D’Angeli ad una registrazione delle sue memorie alla presenza dello stesso Roberto Costa. Un appello rivolto a tutte le istituzioni interessate perché venga istituito un piccolo fondo proprio per raccogliere le testimonianze dei pochi polesani sopravvissuti. Prima che sia troppo tardi ed utilizzando magari i fondi del Presidente della Repubblica previsti per le celebrazioni del 27 gennaio: per impedire che il 28 gennaio diventi il “Giorno della dimenticanza”.

  • Rovigo città d’arte

    Rovigo città d’arte

    Ha Rovigo i requisiti per potersi definire città d’arte? Può il capoluogo del Polesine accreditarsi come città di attrazione per apprezzabili flussi turistici?

    Se ne è parlato sabato 26 febbraio scorso, in un meeting organizzato alla Gran Guardia dall’associazione “Il Circolo”, in collaborazione con il Consorzio “Rovigo Città Turistica” ed il patrocinio del Comune di Rovigo.

    Secondo il prof. Onofrio Donzelli, presidente dell’associazione il Circolo, e coordinatore dell’incontro intitolato “Cultura, Arte e Storia di Rovigo”, gli aspetti positivi non mancano e vanno identificati soprattutto nei beni storici e architettonici della città, che occorre promuovere e far conoscere, per incuriosire possibili visitatori ed attrarre flussi turistici.

    Gli ha fatto eco il sindaco Paolo Avezzù che ha narrato alcuni episodi, vissuti in prima persona, con occasionali visitatori, ammaliati di fronte all’ampio e coinvolgente ciclo di dipinti seicenteschi della Rotonda, o catturati dall’atmosfera signorile e storica insieme di piazza Vittorio Emanuele, o ancora increduli di fronte all’innovativa esposizione del Museo dei Grandi Fiumi, per non parlare dei resti del Castello simboleggiati dalle due Torri, o della Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi.

    E’ toccato quindi all’ing. Giuseppino Padoan entrare nello specifico, parlando diffusamente del bene più unico di cui può fregiarsi Rovigo: il tempio della Rotonda, da quattrocento anni scrigno d’arte di grande rilevanza nel territorio veneto, purtroppo ancora poco conosciuto e tuttora poco valorizzato sotto il profilo turistico. La proiezione di un video di recente realizzazione ha portato il folto pubblico a confrontarsi con le grandi tele seicentesche, interessanti oltre che per i valori pittorici, anche per i significati allegorici presenti. Grazie alla proiezione si sono apprezzati particolari che solitamente non è facile notare e che l’uso sapiente della cinepresa ha evidenziato appieno.

    Il direttore del Museo dei Grandi Fiumi, dott. Raffaele Peretto, ha fatto riferimento alla particolarità dell’esposizione museale rodigina e al suo legame con l’esclusivo territorio stretto dal corso finale dell’Adige e del Po, che ha ispirato il nome di Museo dei Grandi Fiumi.

    Un’istituzione che guarda all’Europa ed è legata da un rapporto di collaborazione con altri paesi che si giovano della presenza di fiumi concludenti il loro corso a delta. Anche il dott. Peretto ha concluso la sua relazione presentando un video di recente realizzazione offerto dal Rotary Club di Rovigo, contestualmente all’arredo di una saletta per riunioni all’interno del Museo.

    La dott.ssa Alessia Vedova, con l’ausilio di diapositive, ha evidenziato i valori storici ed estetici di alcuni importanti dipinti della Pinacoteca della Rotonda. Preziosi quadri in attesa di trovare nuova e più consona collocazione nel Palazzo Roverella, di cui si stanno completando i lavori di restauro.

    Il meeting è stato concluso dal prof. Luigi Costato, presidente dell’Accademia dei Concordi, che ha osservato che è ora che i rodigini si attivino per valorizzare il proprio territorio, uscendo da un atteggiamento vittimistico che fa sì che ancora spesso il Polesine sia ricordato per l’alluvione o, quando va bene, per i successi della gloriosa quadra del rugby. Occorre che ognuno si faccia promotore di conoscenze, al fine di valorizzare adeguatamente il patrimonio culturale tutt’altro che trascurabile della propria città. Il prof. Costato ha poi invitato le istituzioni e alle associazioni a fare sistema, ed ha rivolto in particolare all’Associazione Industriali un pressante invito a destinare fondi per la promozione culturale del Polesine.

  • I 30 anni del FAI

    I 30 anni del FAI

    Per i suoi 30 anni il FAI (Fondo Ambiente Italiano) ha puntato su iniziative di ampio respiro: come regalo di compleanno ha aperto gratuitamente a tutti gli italiani ben 400 beni in 190 città della penisola, grazie al lavoro di 90 Delegazioni e di 7.000 volontari. Una macchina organizzativa imponente, che già dal novembre 2004 si era messa in moto per l’atteso appuntamento annuale con l’arte e la bellezza, che ha avuto il suo fulcro nella “Giornata di Primavera”, giunta, Sabato e Domenica 19 e 20 Marzo, alla 13^ edizione nazionale.

    La Delegazione FAI della provincia di Rovigo, nata cinque anni fa e presieduta dalla dottoressa Marina Mini Trombin, per la manifestazione di Primavera ha scelto Adria, culla di cultura e religiosità. In particolare è stata proposta la visita a tre beni, importanti sotto il profilo storico ed artistico: l’antica cripta della Cattedrale, il teatro Ferrini e villa Mecenati sede del Conservatorio musicale Buzzolla.

    La presidente, nel promuovere l’iniziativa, ha osservato come i tre beni siano legati dal percorso della storia.

    “Nella cripta – ha detto – si respirano le antiche radici della nostra cultura, mentre negli altri due beni la cultura si produce quotidianamente. In teatro si avverte il respiro del tempo e il fascino di uno spazio in cui si svolge il rito dell’incontro e dello scambio. Nel Conservatorio, con gli studenti che hanno svolto regolarmente (ancora grazie !) le loro lezioni di musica; le note che permeavano l’aria all’interno e all’esterno, profumate di freschezza, hanno incantato non solo noi ma anche gli almeno milletrecento visitatori che, ben organizzati e guidati per gruppi, ci hanno testimoniato ancora una volta, anche con numerose iscrizioni, il loro appoggio alla nostra concreta e gravosa opera di salvaguardia e tutela di gioielli d’arte e natura, bellezza e cultura disseminati nelle campagne, nelle città e lungo le coste del nostro Paese”.

    La delegazione rodigina – ha fatto infine presente la presidente – coglie l’occasione per ringraziare, anche dalle pagine di questo periodico tutti i collaboratori, il sindaco di Adria, il suo staff e i responsabili dei beni, persone di grande sensibilità d’animo e di grande capacità organizzativa.

    Visite guidate a tre importanti beni

    E’ stata premiata da numerosi visitatori, giunti nella maggior parte da varie province del Veneto e dell’Emilia Romaga, la proposta messa a punto dalla delegazione polesana del FAI per la “Giornata FAI di Primavera”, che si è articolata attorno alla visita di tre beni di rilievo storico ed artistico presenti ad Adria.

    Il primo bene proposto, conosciuto come “La cripta della Cattedrale di Adria”, per la sua giacitura a tre metri sotto il livello del terreno, nei pressi della Cattedrale, è in realtà parte dell’abside (portata occasionalmente alla luce durante uno scavo nel corso del 1830) di un’antica chiesa anteriore all’anno mille. Nella parete sono affrescati sei medaglioni, con volti identificati come sei dei dodici apostoli. Si ritiene che siano stati dipinti nel corso del X secolo ed appartengano alla cultura figurativa carolingia.

    Il secondo bene oggetto di visita è stato il Teatro Ferrini, costruito nel 1915 per iniziativa dell’allora vescovo Anselmo Rizzi, utilizzando adiacenze del palazzo vescovile. Il progetto fu curato dall’ing. Giuseppe Fidora che diresse anche i lavori di realizzazione della sala, ideata non solo come spazio per il teatro, ma anche come luogo di aggregazione del movimento giovanile cattolico di Adria. Lento ma inesorabile fu il declino del teatro dopo l’alluvione del 1951, con la chiusura negli anni ‘60. I recenti lavori di restauro hanno riportato alla piena fruibilità del bene, caratterizzato dallo stile liberty del primo ‘900.

    Per il terzo bene l’attenzione del FAI si è concentrata su Villa Mecenati, sede del Conservatorio Statale di Musica “Antonio Buzzolla” di Adria, istituzione questa nata ufficialmente il 1 Ottobre 1974, a seguito di un lugo cammino iniziato nel settembre del 1806, quando fu istituita la Società Filarmonica diretta da Angelo Buzzolla, padre del grande musicista cui è intitolato il Conservatorio. Il 16 gennaio 1977 avvenne il trasferimento e l’inaugurazione della nuova sede in Villa Mecenati, edificio realizzato negli anni Trenta del ‘900 in stile impero dall’arch. G. B. Scarpari. La villa, oltre ad essere destinata alle necessità del Conservatorio, accoglie in una saletta importanti memorie della celebre soprano Rosetta Pampanini.

    (vedasi l’articolo di Roberta Fava pag.82 del presente numero)

  • www.ventaglio90.it

    www.ventaglio90.it

    Allora lascia? La domanda era stata rivolta lo scorso anno da un lettore della rivista Ventaglio Novanta al direttore Lino Segantin. Il quesito, posto a conclusione della presentazione del numero 29, era nato da una sorta di equivoco, basato sul concetto che, con la successiva uscita del numero 30, si sarebbe completato il piano editoriale, esaurendo la funzione del periodico.

    Lascia o raddoppia? Aveva fatto eco un altro estimatore della rivista presente al colloquio. Raddoppio, aveva risposto un po’ per celia il direttore, ostentando sicurezza e spiazzando il primo interlocutore.

    E il nuovo anno ha portato il regalo per molti inatteso: la novità del raddoppio, ovvero la nascita del sito www.ventaglio90.it, presentato lo scorso febbraio nella sala Celio dell’Amministrazione Provinciale di Rovigo, presente l’assessore alla cultura Laura Negri ed auspice l’associazione Autori Polesani, diretta da Aurora Gardin.

    Dopo il saluto dell’assessore Laura Negri, il direttore Segantin ha compiuto un rapido excursus relativo ai 15 anni della rivista semestrale, edita da Turismo & Cultura, soffermandosi sugli articoli più significativi apparsi nei trenta numeri pubblicati, e su alcuni aneddoti ed episodi verificatisi durante il quindicennio di vita del periodico.

    Aurora Gardin dal canto suo ha sottolineato il valore della rivista, definita “il periodico che ha fatto conoscere il Polesine ai polesani”. Ha dato quindi una immediata dimostrazione di come possa essere trovato nuovo alimento per il proseguo dell’iniziativa editoriale presentando lo scultore Luciano Pavanello (della cui attività artistica si parla proprio in questo numero del Ventaglio) e il poeta Franco Callegaro che ha letto alcune sue composizioni tratte dal volumetto “Come panni stesi al sole”.

    Si è quindi proceduto alla presentazione del nuovo sito, illustrata da Milena Dolcetto per lo studio Fancy grafica e da Gianluca Fabbian di PNF studio, le due ditte che hanno proceduto alla nuova realizzazione on line.

    www.ventaglio90.it, oltre a contenere gli articoli della rivista, si caratterizza per una serie di aggiornate informazioni di interesse culturale, turistico e ricreativo che vengono riviste settimanalmente e che stimolano la conoscenza del Polesine in un raggio di azione davvero mondiale, come risulta da vari visitatori del sito che si mettono in contatto da varie parti del mondo, tra cui Canada e Australia.

    La precedente presentazione del n. 30 della rivista si era svolta nell’imminenza del Natale 2004, in occasione della “X Settimana dei Beni Culturali in Polesine”, presso il rodigino palazzo Casalini, sede della B.C.C. Padana Orientale S. Marco Rovigo, con il saluto del presidente dell’istituto bancario Ramis Tenan, seguito dall’intervento del dott. Antonio Rossin, presidente della Coop. Turismo & Cultura editrice del periodico e del prof. Claudio Garbato, presidente dell’Università Popolare Polesana.

    L’incontro era stato anche l’occasione per festeggiare i vent’anni della coop. Turismo & Cultura che, attivata nel 1984, nella stessa giornata prenatalizia si è trovata pure impegnata in un importante adempimento per aggiornare il proprio statuto. E’ seguito il momento più squisitamente festoso, con gli amici di sempre presenti ad un appuntamento conviviale presso Corte Penelazzo.

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