Nel n. 61 di questa rivista ci siamo intrattenuti col dott. Raffaele Peretto a delineare la storia del Museo di Rovigo. In particolare ci siamo soffermati a parlare del Museo Civico delle Civiltà in Polesine (antecedente del Museo dei Grandi Fiumi), attivato nel 1980 presso l’ex convento degli Olivetani. Struttura che, dopo la soppressione napoleonica, era stata utilizzata dal 1844 al 1978, per oltre un secolo, come Casa di Riposo per Anziani.
Negli anni ’80 del secolo scorso venivano frattanto avviati studi e progetti per valorizzare al meglio il museo rodigino. Si giungeva così a mettere a punto un significativo progetto di restauro: dal 1990 al 2004, venivano attuati i lavori finalizzati alla restituzione filologica del complesso, in vista di una funzionale destinazione museale.
Nasceva pertanto il progetto del Museo dei Grandi Fiumi, della cui genesi e sviluppo ci parla il dott. Raffaele Peretto, ex direttore dell’istituzione e in seguito, fino all’anno scorso presidente del CPSSAE.
– Dott. Peretto, come ha avuto origine l’innovativo progetto del nuovo Museo?
“La disponibilità della rinnovata sede museale con oltre 6000 metri di superficie – sottolinea Peretto – si apriva verso l’organizzazione di un moderno museo rivolto all’Europa. Questa è stata l’idea vincente di Gabbris Ferrari che, al tempo Assessore alla Cultura, portò il Comune di Rovigo ad istituire nell’ottobre 1997 il Museo dei Grandi Fiumi, facendolo subentrare al precedente Museo Civico delle Civiltà in Polesine.
Il nuovo museo doveva ribaltare l’immagine di un antico Polesine inospitale, valorizzando quanto le ricerche avevano portato alla luce. Con questo spirito, nella sua futura sede fu svolto l’articolato Simposio Internazionale Verso il Museo dei Grandi Fiumi dal 5 al 6 marzo 1998, conclusosi con la sottoscrizione dell’accordo di programma Partnership dei grandi fiumi d’Europa, rivolto a promuovere una costruttiva collaborazione per favorire lo sviluppo culturale ed economico di bacini fluviali europei. In breve vennero definite le prime idee progettuali che sostanzialmente costituivano l’articolazione del percorso espositivo museale, rivolto alla presentazione delle tappe fondamentali della storia naturale ed antropica del territorio, inserita e vista in un ampio raggio, confrontandola con aree del Mediterraneo e dell’Europa”.
– Un progetto pensato in grande…
“Il progetto di allestimento del Museo dei Grandi Fiumi era sicuramente ambizioso e di rilevante valenza: una forte volontà politica ha fatto sì che sia il Comune di Rovigo sia la Regione del Veneto affrontassero i notevoli impegni economici per le prime fasi di realizzazione. Un valido gruppo di lavoro si stabilì direttamente negli spazi del complesso architettonico da poco restaurato. Si realizzarono attrezzati studi per la progettazione dei vari settori espositivi, per la ricerca e la realizzazione di testi e supporti informatici; si attivò un laboratorio per il vaglio, l’assemblaggio e il restauro dei materiali archeologici. Il tutto sotto la guida della direzione scientifica dello stesso museo e del particolare spirito innovativo di Gabbris Ferrari che con disinteressato impegno e passione espresse la sua qualificata professionalità di scenografo e regista teatrale nell’elaborare una nutrita serie di schizzi e disegni rivolti a predisporre installazioni, diorami, ambientazioni. Il tutto in piena sintonia con i profondi cambiamenti che, anche in Italia, seppur in ritardo rispetto ad altri paesi europei, si andava delineando nell’uso di linguaggi divulgativi museali, per restituire al pubblico, in forme comprensibili e coinvolgenti, la memoria relativa alla storia di un determinato territorio o di specifici luoghi e siti.”
– Quali furono le prime sezioni realizzate?
“Nell’avviare il progetto si decise di anticipare, rispetto all’ordine dato alle tematiche dello sviluppo museale, la realizzare delle sezioni dedicate all’archeologia polesana con l’allestimento dei primi tre nuclei espositivi dall’Età del Bronzo, del Ferro e Romana, inaugurate rispettivamente nel 2001, nel 2002 e nel 2004. Ne nacque un Museo per quel tempo piuttosto innovativo, proponendosi pure come laboratorio di sperimentazione didattica nelle differenti espressioni scenografiche usate nell’allestimento delle sezioni espositive. Alla semplice sequenza di vetrine ed oggetti esposti si affiancano tecnologie avanzate e scenografie, dando vita ad un percorso che trasporta il visitatore a rivivere il passato, rendendolo attivamente partecipe della realtà che lo circonda (Foto C).”
– Una attenzione nei confronti dell’ambiente, dunque.
“Sicuramente. Lungo il percorso espositivo, spesso viene richiamato l’antico rapporto tra uomo ed ambiente, con particolare riferimento all’elemento acqua che ne diventa anche il filo conduttore.
Personalmente cessai il servizio al Museo dei Grandi Fiumi nell’agosto 2007. Negli anni successivi, con uno staff ridimensionato rispetto a quello precedente, si curarono gli allestimenti delle sezioni dedicate al Medioevo e al Rinascimento, inaugurate rispettivamente nel 2013 e nel 2014. Il Comune di Rovigo affidò l’incarico di curatore scientifico dell’allestimento a Sandra Bedetti per il Medioevo; quello per il Rinascimento mi fu affidato dalla Provincia di Rovigo, nell’ambito del progetto comunitario.
– Un impegno assiduo, dunque. A suo avviso sarebbe oggi opportuno intervenire con qualche modifica?
“Direi che il Museo dei Grandi Fiumi continua a destare interesse anche se mostra qualche sintomo di sofferenza in quanto le necessarie continue manutenzioni non sempre rispondono alle esigenze. Ho avuto nel tempo apprezzamenti da parte di molti visitatori, in particolare studiosi e docenti universitari che ancor oggi mi interpellano per lezioni e seminari accademici o per accompagnare i corsisti in visita alle sezioni espositive. Sono inoltre i giudizi espressi dal pubblico nell’apposito registro a lasciare evidente testimonianza di quanto questa istituzione sia sempre particolarmente apprezzata. Riporto un commento che mi è rimasto impresso “Sono molto vecchia e ho visitato molti musei. Questo è il più sbalorditivo ed entusiasmante. Complimenti e auguri perché tanti studiosi ne possano godere.”
– Il progetto di un collegamento con realtà museali legate ai fiumi (in particolare dei tributari del Mediterraneo con foce a delta) è stato del tutto abbandonato o pensa sia ancora realizzabile?
“Purtroppo quanto con fatica ed impegno era stato raggiunto attraverso la sottoscrizione dell’accordo di programma Partnership dei grandi fiumi d’Europa non ebbe un seguito. Riprenderlo implicherebbe disporre di una organizzata struttura tecnico-politica e di un lavoro non indifferente con il coinvolgimento di più istituzioni, mirando anche alla disponibilità di risorse comunitarie. Più fattibile potrebbe essere la realizzazione almeno di alcune delle sezioni previste nel progetto iniziale di allestimento, pubblicato in un opuscolo nel 2001 e ripreso più dettagliatamente nel recente ed eccezionale volume Un Museo per i Fiumi, curato da Claudia Biasissi, che raccoglie molti dei disegni progettuali di Gabbris Ferrari per l’allestimento dei settori espositivi del nostro museo.”









