Pubblicità

Archivi: Articoli d’archivio

  • Quando Gigli, la Callas, Pavarotti…

    Quando Gigli, la Callas, Pavarotti…

    “Il teatro è una zona franca della vita, lì si è immortali." Con questa celebre frase Vittorio Gassman dava il suo contributo a quell'esperienza unica che contraddistingue i grandi artisti, coloro che fanno della recitazione una ragione di vita.

    Ma cos'è un teatro? Andiamo per gradi.

    Negli ultimi anni il turismo di massa ha virato verso forme sempre più suggestive e curiose, andando a intercettare anche le province e i borghi cosiddetti "minori". Se da un lato il nostro territorio gode di un bacino d'utenza innamorato dell'affascinante Delta del Po, dall'altro è recentemente corteggiato da un turismo lento, colto e curioso.

    Negli ultimi anni la Fondazione Cariparo con partner cittadini di prestigio e autorevoli curatori ha saputo offrire a questo tipo di turismo, alla cittadinanza e all'Italia intera mostre fantastiche! Forte di questo impegno, e dopo accurate analisi in merito alla ricaduta economica e culturale sulla città, consapevole della crescente risposta di pubblico, ha deciso nel tempo di accogliere i visitatori anche in altri palazzi storici di Rovigo. E' il caso del bellissimo Palazzo Roncale, a pochi passi dal più frequentato Palazzo Roverella, ma altrettanto ricco di suggestioni nelle mostre che ogni anno ospita con grande impegno curatoriale e che raccontano il territorio.

    L’ideatore della nuova mostra è il dott. Sergio Campagnolo dello Studio Esseci società specializzata nella gestione dei contatti con i principali Media nazionali e internazionali. Quest'anno l'esposizione rivela un Polesine insolito che pur si presenta nella sua veste più elegante e molto lontano dall'immagine stereotipata che lo contraddistingue e alla quale siamo tutti da sempre idealmente legati: Il Polesine terra difficile, terra d'acqua, terra di bonifiche e grandi trasformazioni, comunità generose, ma diffidenti e articolate come i rami del Po, luoghi stupendi di insenature, canneti, flora, fauna e orizzonti indimenticabili. Una consapevolezza legittimata dall’esperienza di registi illustri che proprio qui hanno realizzato i loro film più impegnati, in spazi poveri, ma straordinari, ricchi di natura e tradizioni. Eppure questa terra così selvaggia, bella e strana, così irrimediabilmente criticata e romantica ospita tanto altro ed è venuto il momento di dare senso alla memoria con occhi diversi.

    Vi sono delle architetture che raccontano un'epoca, uno stile e in generale un cambiamento profondo che si concentra tra Ottocento e l'inizio del Novecento. Non è solo un passaggio cronologico, ma un momento di fervore culturale e storico, specialmente quello a cavallo del Secolo, che ha lasciato il segno in ogni ambito, dalle prime lotte sindacali all'affrancamento della borghesia, la nuova classe sociale emergente che vanta autonomia e rispetto. E poi vi sono dei luoghi deputati a sottolineare questo distinguo, autentici scrigni nei quali sono nati moda, eleganza e talento e nei quali il bel canto e la recitazione hanno attratto nel tempo un pubblico molto vasto:

    I Teatri del Polesine! La loro è una storia avvincente!

    Si tratta piuttosto di TEATRI SOCIALI (una cinquantina nati nel periodo preso in considerazione) perché frutto dell'impegno di cittadini, ovvero di una società di persone che per tenerli attivi si autotassarono.

    Questa mostra gentile non restituisce una semplice "mappatura" di una straordinaria eredità architettonica e culturale di cui comunque si sentiva a tratti la necessità, ma racconta di come il nostro territorio abbia ospitato nomi davvero importanti. Non è solo un omaggio al passato… questo sforzo vuole dare un messaggio impegnato che va letto tra le righe e che mai come oggi è portavoce di un pensiero sincero … fare comunità nelle nostre radici culturali.

    Molti sono i teatri e di questo consistente patrimonio ne restano solo sette: Il Teatro Sociale di Rovigo, il Comunale e il Ferrini di Adria, il Cotogni di Castelmassa , lo Zago di Loreo, il Ballarin di Lendinara, il Balzan di Badia Polesine – quest'ultimo soprannominato La Piccola Fenice del Polesine. Sette musei per salvare il passato, restaurati con i fondi della Fondazione Cariparo, orgogliosa di essersi presa questo impegno a beneficio della comunità, come segno tangibile di consegna di un Bene ai posteri.

    La storia ci racconta che tra il Seicento e il Settecento il teatro è architettura importante e necessaria dei centri urbani, ma dai primi decenni dell'Ottocento e per tutto il secolo i teatri si diffonderanno anche nelle aree più periferiche.

    Il secolo delle guerre d'indipendenza, dell'Unità d'Italia, dei grandi valori risorgimentali, trovava nel teatro e nel bel canto la sua forma più solenne. Altro momento importante sarà il passaggio tra i due Secoli e quel gusto che in Italia prende il nome di Liberty educò con estrema gentilezza di curve le facciate e gli interni dei teatri.

    Le forme naturali dalle quali prende ispirazione la Nuova Arte trova nel nostro territorio un raffinato confronto, la leggerezza dei nostri canneti e dei fenicotteri cerca idealmente un dialogo con le eleganti decorazioni del Liberty. La mostra è ben strutturata e si dispiega in un piacevole percorso nel suggestivo allestimento (firmato Arcadia Arte srl) volto all'affascinazione e al nobile istruire attraverso molteplici documenti, mappe, progetti architettonici, disegni, affiches, libretti d'opera e cartoline d'epoca.

    Ad aumentare l'atmosfera esperti di realtà immersiva hanno disposto ologrammi nell'ultima sala, la possibilità di vedere i teatri nei propri tablet e un curioso sonoro di brusio, accordi di strumenti e applausi come a teatro. Se la tecnologia torna in aiuto, lo sguardo al passato non concede rassegnazione perchè ragiona con sincerità su ciò che è stato per esserne orgogliosi e guardare al futuro con speranza. Ma con altrettanta lucidità riflette sulle zone oscure di questi teatri, raccontando di come e dove sorsero, le loro fasi di esecuzione, i lunghi periodi di silenzio e oblio, le rinascite e le conversioni in magazzini o in rifugi per profughi e soldati durante la Grande Guerra. Tra gli eventi calamitosi va menzionata sicuramente la grande alluvione del 1951 che costrinse ad abbandonare o riutilizzare questi luoghi.

    Il nostro immaginario è proiettato alla fortuna dei cantanti, ma nei complicati ingranaggi della macchina teatro operano anche impresari, palchettisti, proprietari di teatro, agenti e investitori. Infine al fotografo di fama internazionale Giovanni Hanninen si deve la restituzione visiva dei "magnifici sette", nella loro bellezza attuale, dagli esterni, agli interni con i sontuosi particolari e le articolate fasi di restauro.

    Numerosi sono i debutti nella nostra terra: la mostra espone lo straordinario costume di Beniamino Gigli per il suo debutto al Teatro Sociale di Rovigo nel 1914, ma altrettanto sontuoso e raffinato sarà il costume che l’ambasciata del Giappone a Roma donò al soprano Elena Rizzieri, per ringraziarla della sua memorabile esibizione in Madama Butterfly. Nel 1944 Renata Tebaldi, nel 1948 Maria Callas, nel 1962 Luciano Pavarotti e in tempi più recenti Katia Ricciarelli. Altri illustri interpreti sono stati Pietro Mascagni, Rina Malatrasi e affettuosamente chi scrive questo articolo ha l'obbligo morale di ricordare Aureliano Pertile che nasce nella sua bellissima città d'origine, Montagnana (PD), luogo che ha dato i natali a un altro tenore di spessore, e di Pertile amico, Giovanni Martinelli.

    I media di oggi hanno plasmato una società frettolosa, ma la recente pandemia ha dimostrato quanto sia forte la necessità di ritornare a teatro ovvero a quella situazione culturalmente elevata, a quello spazio evasivo, a quella concentrazione lenta e appagante dove tutte le arti si uniscono nel principio di wagneriana memoria.

    Allora teatro sia! Una mostra bellissima che vuole puntare sulla rinascita di questo settore. "I Teatri non sono solo edifici belli sottratti all'abbandono: non esprimono solo un valore architettonico e artistico, ma rappresentano un brano della storia culturale e sociale dei luoghi cui appartengono. E dei quali sono stati e possono ancora restare, grazie al loro recupero, espressione viva." Parole del Prof. Gilberto Muraro, Presidente Fondazione Cariparo.

    Quando Gigli, la Callas, Pavarotti… I Teatri Storici del Polesine a cura di Maria Ida Biggi e Alessia Vedova fino al 27 giugno 2021 vi aspetta a Palazzo Roncale a Rovigo.

  • Art Flood, un’onda per il Polesine

    Art Flood, un’onda per il Polesine

    Tra le associazioni polesane, particolarmente attive sul piano artistico e culturale, da qualche anno un ruolo interessante è svolto da Art Flood. Recentemente l’associazione ha bandito un concorso di idee grafiche relativamente al proprio logo, ottenendo un impensabile riscontro di proposte.

    Per conoscere meglio la “mission” di Art Flood ci incontriamo con la presidente Melania Ruggini, chiedendole innanzitutto informazioni sull’esito del concorso, conclusosi con l’individuazione del logo idoneo a rappresentare l’associazione.

    – Soddisfatta delle proposte per il logo?

    “Moltissimo. Non ci aspettavamo fiocassero così tante proposte e siamo davvero molto soddisfatti per l’interesse dimostrato e la creatività dei loghi in gara. In due mesi abbiamo raccolto ben 60 adesioni da tutta Italia, da Nord al Sud, e anche due dall’estero, Svizzera e Francia. La giuria, formata dallo staff operativo dell’associazione, si è trovata di fronte ad un tripudio di idee. C’è chi ha riassunto l’immagine con elementi della natura e i caratteri tipici del territorio di riferimento, come i fenicotteri rosa e le due torri di Rovigo; chi ha utilizzato simboli inerenti l’arte, come la tavolozza e la bomboletta spray; chi ha proposto una grafica accattivante ed efficace, al passo con i tempi; chi ha puntato su scelte di colore originali.”

    – È stato facile individuare quello più adatto per adottarlo poi come identificativo dell’associazione?

    “Non è stata una scelta facile tuttavia abbiamo premiato l’idea più funzionale. Nel logo vincitore il ragionamento parte dal nome dell’associazione: l’arte è vista come una scintilla che rappresenta l’ingegno e la potenza della sua espressione. “Piena” è un’onda stilizzata e rappresenta qualcosa di travolgente che si diffonde nello spazio. Questo logo è semplice, intuitivo e facilmente riconoscibile. La vincitrice è una giovane studentessa di Adria, Michela Baraldi e con lei abbiamo subito avviato una collaborazione professionale: realizzerà le locandine della IX edizione del festival itinerante DeltArte – il Delta della Creatività, di cui la nostra associazione è diventata capofila.”

    – Un’onda stilizzata, dunque… Flood significa inondazione, alluvione. Termine che molti vorrebbero cancellare dal vocabolario polesano, in quanto si dice comunichi un’idea negativa, di terra depressa. Voi lo avete invece scelto, immagino con una particolare accezione. Quale?

    “È sempre complicato trovare un nome che possa rappresentare l’anima di un’associazione. Dopo un’analisi, abbiamo trovato la parola “inondazione” molto familiare e usata nel vocabolario polesano, per cui abbiamo voluto utilizzarla infondendole tuttavia una connotazione positiva. Abbiamo voluto riconvertire il suo significato mettendolo in stretta connessione con l’arte. La nostra associazione opera in un territorio molto delicato, a tratti fragile, ricco di suggestioni, compreso tra i due fiumi principali italiani, l’Adige e il Po. Le nostre radici sono ben evidenti già nel nome, così come la nostra “missione”. Metaforicamente la nostra attività sta inondando il territorio con una piena pacifica fatta di colori, bellezza, laboratori didattici con le scuole, opere d’arte.”

    – Da quando esiste l’associazione? Quali le finalità e i progetti?

    “Nata nel 2016 da un gruppo di giovani appartenenti al mondo dell’arte, della didattica, della comunicazione, l’obiettivo principale è la realizzazione e promozione di progetti culturali con una particolare attenzione alla rigenerazione urbana delle periferie, attraverso i linguaggi dell’arte pubblica, come street art, land art, installazione pubblica, non dimenticando la fotografia, la videoarte, le nuove tecnologie. Il contesto in cui opera è Rovigo e la sua provincia, compreso il suo meraviglioso Delta del Po: un territorio ricco di potenzialità. Art flood intende dunque operare per la valorizzazione del territorio di riferimento mediante progetti culturali di alto profilo e professionalità provenienti dal panorama nazionale ed internazionale.”

    – Quali i lavori più gratificanti portati a termine? Quali gli impegni attuali?

    “È molto gratificante per noi scoprire giovani talenti, specie se sono del territorio, promuoverli e valorizzarli attraverso progetti, eventi, mostre, workshop. Art Flood è capofila del festival DeltArte – il delta della creatività per cui attualmente siamo molto impegnati nella sua programmazione e realizzazione. Il festival è iniziato il 19 aprile da Villaggio Norge a Rosolina, per poi dipanarsi nelle varie realtà comunali con cui da anni collaboriamo, come Lendinara, Loreo, Taglio di Po, Adria, Porto Tolle, Villadose, Corbola. Quest’anno la tematica è la memoria collettiva: in ogni comune l’artista invitato focalizza l’attenzione su un personaggio illustre, una storia, un’eccellenza. Ad esempio a Villaggio Norge si parla della nascita di questo quartiere, dopo l’alluvione del ‘51, grazie alla solidarietà del popolo norvegese; a realizzare l’opera di arte pubblica, presso le ex scuole elementari, un’artista toscana di fama nazionale, Rame 13”.

    – Molto bello il bozzetto che avete realizzato per un affresco dedicato a Dante. Potrà trovare effettivamente un'esecuzione su una facciata del Delta?

    “Il bozzetto in questione è uno dei tanti progetti rimasti ancora nel cassetto, con la convinzione che prima o poi, grazie al nostro continuo e incessante lavoro di sensibilizzazione, si potrà realizzare in un comune del Delta. Esso era nato dalla mente creativa del nostro artista C0110 per la facciata delle scuole presso il Comune di Ariano Polesine e in particolare per celebrare Dante e la Rovra. Purtroppo non siamo riusciti a realizzarlo ancora, ma siamo sempre fiduciosi e alla ricerca di nuove partnership sia con i comuni che con le associazioni e le aziende del territorio”.

  • La cultura a portata di un touch

    La cultura a portata di un touch

    Quando la cultura è a portata di un touch. Basta impugnare il proprio smartphone, inquadrare il Qr code o accostare il proprio cellulare al Tag Nfc, e il gioco è fatto. Nulla di più facile. Poche semplici mosse per avere a disposizione, 24 ore su 24 no stop, una guida che racconta al turista il sito di interesse culturale presso il quale si trova in quel momento.

    Tutto questo è il progetto Cultura diffusa made in Lendinara, che ha mosso i primi passi a dicembre 2019 con la presentazione del percorso Le sette chiese, realizzato sia nella classica versione cartacea che in quella più moderna. E che potrebbe trovare espansione in tutto il Polesine, dal momento che il progetto ha ricevuto anche il patrocinio della Provincia.

    Con il progetto Cultura diffusa, nato da un’idea di Franco Conti e che sarà portato avanti dall’associazione Kulturando.org, vie e piazze lendinaresi si trasformano per la prima volta in un percorso culturale a tutti gli effetti, grazie al quale imbattersi tra una passeggiata e l’altra in monumenti, palazzi e chiese che prendono vita e si raccontano.

    Camminando in tutta libertà, con i propri tempi e armato di un semplice smartphone, il turista ha la possibilità di incontrare la cartellonistica che, in modo chiaro e conciso, riporta il codice Qr e il Tag Nfc di quel monumento, palazzo, chiesa o personaggio a cui fa riferimento il luogo in cui si trova. Attraverso una qualsiasi app di lettura di Qr code o accostando il proprio cellulare sull’apposito Tag Nfc, è possibile quindi accedere con un touch e in modalità totalmente smart, alla piattaforma web www.culturadiffusa.it, al cui interno viene raccontato con informazioni storiche, foto e videogallery il sito culturale di interesse. Le pagine che si aprono sono volutamente prive di pesante grafica, per permetterne una veloce apertura e per convergere tutto l’interesse sui contenuti, ricavati da fonti ufficiali. I testi sono immediatamente traducibili in diverse lingue, ma c’è anche la possibilità di ascoltarne la lettura, tramite lettori computerizzati, sia in italiano che in inglese. In questo modo, indossati gli auricolari, ci si può dedicare completamente ad ammirare il luogo in cui ci si trova, lasciandosi accompagnare dalla lettura. È possibile, inoltre, conoscere i siti culturali collegati a quello che si sta visitando in quel momento, come poterci arrivare e dove trovare ogni possibile approfondimento, oltre alla possibilità di costruire il proprio percorso culturale personalizzato.

    Una modalità smart e su misura, dunque, che permetterà a chi visita l’Atene del Polesine ma anche a chiunque la vive quotidianamente, magari in modo un po’ distratto, di conoscerne aspetti storici, artistici e culturali in un semplice click.

    Il progetto Cultura diffusa, già ambizioso, a distanza di un anno, si è però ulteriormente arricchito di un altro tassello con l’iniziativa Adotta la cultura. Le aziende del territorio hanno ora la possibilità, infatti, di adottare uno o più siti turistici, finanziandone la cartellonistica che riporta il codice Qr e il Tag Nfc di riferimento, con il privilegio di essere presenti, in modo sobrio e non invadente, sia nella tabella e sia nella pagina web che racconta il sito culturale con un brevissimo banner di benvenuto.

    La prima adozione, sancita ufficialmente con un momento inaugurale alla presenza di diversi rappresentanti dell’Amministrazione Comunale, della Cittadella della Cultura e della Pro Loco, è stata quella effettuata da Arte nel web che ha adottato la storia di Domenico Montagnana, celebre liutaio lendinarese, a cui è intitolata la piazzetta di fronte al Teatro comunale Ballarin dove è stata appunto collocata la cartellonistica di riferimento.

    Altre adozioni sono già state fatte. La storia del Palazzo Municipale è stata adottata dalla Banca Mediolanum, mentre il supermercato Conad ha adottato ben tre siti: Palazzo Boldrin sede della Cittadella della Cultura, Palazzo Malmignati e Villa Marchiori della Pioppa (ex Ragioneria). Altri angoli cittadini si preparano, però, ad essere adottati, tra questi Palazzo Pretorio, Villa Ca’ Dolfin-Marchiori, la Torre dell’Orologio, Palazzo Cattaneo; e poi gli angoli cittadini che riguardano illustri lendinaresi quali Alberto Mario con l’amata Jessie White, l’editore Giovanni Battista Buffetti, il giornalista Adolfo Rossi e Giuseppe Marchiori che fu Direttore Generale della Banca d’Italia.

    La descrizione di alcuni dei siti lendinaresi individuati, in base alla loro natura, potrà essere raggiunta anche attraverso la piattaforma web www.museoacieloaperto.it.

    Dunque, anche Lendinara abbraccia un nuovo modo di vivere il turismo, in cui è il turista stesso ad essere impegnato in prima persona, con un ruolo da protagonista anziché da semplice spettatore e con la possibilità di vivere la cultura diffusa in modo sempre più calzante alle proprie esigenze. Allo stesso modo il territorio, inteso come cuore pulsante, può giocare da attaccante nella partita della promozione turistica, regalando voce oltre che lustro al volto più culturale di Lendinara che, anche grazie a questo progetto, punta a confermare il suo ruolo di Atene del Polesine.

  • Al via l’Operazione Fiumi

    Al via l’Operazione Fiumi

    Volontariato, partecipazione, comunità ed educazione allo sviluppo sostenibile sono le parole chiave del progetto “Operazione Fiumi – Esplorare per Custodire” finanziato dalla Regione del Veneto con risorse statali del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali – DGR 910 del 09.07.2020. Con questo progetto Legambiente vuole promuovere azioni di volontariato ambientale e di prossimità e attività di citizen science e tutela dei territori lungo le principali aste fluviali del Veneto.

    Il 27 e il 28 febbraio si è svolto presso il Mulino al Pizzon a Fratta Polesine (RO) il primo incontro formativo del team di Operazione Fiumi, un gruppo formato da giovani ragazze e ragazzi provenienti da tutto il Veneto che coordineranno e realizzeranno le attività del progetto.

    Per la visita al Mulino e al territorio circostante e per l’approccio diretto al fiume con esperienza di voga alla veneta, i partecipanti hanno potuto contare sull’assistenza degli esperti volontari del Gruppo C.T.G. “Rovigoti” (guidati da Cristiano Fenzi) quali incaricati della cura dell’Ecomuseo, ed al tempo stesso hanno avuto l’opportunità di comprendere ancora di più l’importanza del fiume e del suo ecosistema, un delicato equilibrio che da migliaia di anni accompagna lo sviluppo e la vita delle nostre comunità.

    Il progetto ha infatti l’obiettivo di promuovere, soprattutto tra i più giovani, la cultura del volontariato ambientale e della tutela della risorsa idrica e del territorio, attraverso l’ambientalismo scientifico, ovvero un approccio che fonda la difesa dell'ambiente su una solida base di dati scientifici, uno strumento con cui è possibile indicare percorsi alternativi concreti e realizzabili.

    I volontari e i cittadini coinvolti nel progetto avranno la possibilità di seguire un percorso formativo specifico sui temi tecnico-scientifici utili al monitoraggio della qualità delle acque e dello stato dei corpi idrici, e potranno intraprendere un'esperienza di volontariato arricchente e utile all’intera comunità. La formazione sarà svolta con il comitato scientifico di Legambiente in collaborazione con i partner ARPAV e l’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po.

    La campagna vedrà coinvolti cittadini e volontari dell’associazione in campionamenti ed analisi sulla qualità delle acque, nei monitoraggi morfologici ed in generale sullo stato di salute dei principali fiumi e corsi d’acqua del Veneto partendo dalle segnalazioni che i cittadini possono fare grazie al servizio SOS Fiumi.

    Questo strumento consentirà ai cittadini di segnalare e denunciare sversamenti, situazioni di illegalità, la presenza di discariche abusive e rifiuti lungo i fiumi e ci consentirà di intervenire in maniera puntuale e preventiva.

    Nei mesi di giugno e luglio saranno realizzati eventi e campi di volontariato di prossimità, momenti di incontro e coinvolgimento dei cittadini in attività di tutela del territorio. I campi di volontariato di prossimità consisteranno in una o più giornate durante le quali promuovere iniziative di sensibilizzazione e attivazione dei cittadini come ad esempio: la raccolta e il monitoraggio dei rifiuti in acqua e lungo gli argini, esplorazioni del territorio, indagini ed osservazioni della morfologia e della biodiversità fluviale, incontri informativi sui temi individuati grazie alle segnalazioni dei cittadini, iniziative in collaborazione con enti profit e no-profit locali per la conoscenza del territorio. Queste attività ci permetteranno di aggregare persone di provenienza eterogenea (giovani, famiglie, anziani) attorno ai temi della tutela dell'ambiente e del territorio, inserendoli in iniziative svolte in sicurezza in spazi aperti e naturali, accompagnandoli alla creazione di relazioni significative e positive tra di loro e con gli attori del territorio, creando così i presupposti per lo sviluppo di un senso di comunità e condivisione di obiettivi comuni.

    Per scoprire le iniziative e restare sempre aggiornato puoi consultare il sito www.legambienteveneto.it o inviare una mail a veneto@legambienteveneto.it

  • Il granello di senape

    Il granello di senape

    Da oltre un anno è nato a Canda un nuovo centro culturale denominato “Il granello di senape”; iniziativa avviata da alcuni parrocchiani che hanno condiviso l’idea con Don Torfino Pasqualin, amministratore della parrocchia San Michele arcangelo.

    “Questa nuova realtà associativa, che si rifà al Progetto Culturale della CEI – spiegano il presidente Andrea Totolo e la vice presidente Anna Piccolo – si propone di promuovere attività culturali e formative, che mirino all’approfondimento e alla divulgazione di tematiche inerenti al campo storico, sociale, politico ed educativo, secondo una prospettiva cristiana della vita e alla luce del magistero della Chiesa, valorizzando la bella Sala della Comunità di Canda “Don Rodolfo Ravara”. L’idea di fondo – continuano – è testimoniare pubblicamente come la fede, se realmente vissuta, possa generare e diventare cultura. Il desiderio è quello di vagliare tutto e trattenerne il valore in un’analisi della realtà senza censure, spinti dall’esigenza di conoscere, di confrontarsi, per scoprire sempre di più se stessi e il mondo.”

    Il centro culturale si propone di collaborare con il Consiglio Pastorale della parrocchia e con tutte le realtà esistenti nel paese, in un confronto aperto e costruttivo.

    “Il Granello di Senape – sottolineano il presidente Andrea Totolo e la vice presidente Annamaria Piccolo – è un’associazione aperta a tutti i parrocchiani che abbiano a cuore la testimonianza della fede nella vita civile e culturale del nostro paese.”

    Il covid non ha di certo facilitato le attività del giovane “Granello” tuttavia, durante l’estate, è stata organizzata un’uscita nei territori basso polesani. Ad Ariano nel Polesine si è giunti per vedere gli scavi e conoscere la suggestiva storia di San Basilio, chiesa romanica eretta dai benedettini nel IX secolo in un territorio abitato già tra il IV e V secolo in cui esisteva la più antica comunità cristiana del Polesine. Da lì si è partiti alla volta del Delta e, dopo aver assaporato le delizie del pesce locale, attorno ad una sorridente tavolata, si è esplorato parte del territorio deltizio con la barca, dove si è potuto godere delle bellezze naturalistiche approfondendo anche l’aspetto storico e culturale che ne ha reso possibile lo sviluppo a partire dal Taglio di Porto Viro avvenuto nel 1604.

    Nell’ottobre 2020 il Granello ha proposto ad un nutrito gruppo di candesi e amici dei paesi limitrofi una delle tre vie della Minor Hierusalem di Verona. Nel Medioevo – infatti – alcune chiese di Verona furono pensate come parte di un piano urbanistico che si voleva parallelo ad alcuni luoghi della Terra Santa. La fondazione “Verona Minor Hierusalem”, promossa dalla Diocesi, ha riproposto attraverso tre percorsi di rinascita, del cielo, della terra e dell’acqua, le antiche vie dei pellegrini.

    Verona, piccola Gerusalemme, con le sue bellissime chiese offre, grazie ad un articolato e competente esercito di volontari, tre visite che conquistano per bellezza, spiritualità e straordinaria arte. I percorsi nella città scaligera si effettuano a piedi, e ci parlano anche di antiche vie romane, del cardo e del decumano al cui incrocio si trova la splendida Piazza delle erbe. Pellegrinaggi da vivere, respirando l’aria e ammirando le chiese, piccole e grandi, di una città che ripropone l’anima e la spiritualità medievali.

    Sempre in ottobre il centro culturale Il Granello di Senape ha organizzato la visita alle mostre multisensoriali allestite presso l’ex ospedale psichiatrico di Granzette “I percorsi della pazzia”, “Vajont” e “Il silenzio assordante di Chernobyl”. Il successo, anche in questo caso, è stato immediato per l’importanza dei temi trattati nei sapienti allestimenti delle diverse mostre. I luoghi dell’ex manicomio di Granzette invitano non solo al silenzio ma anche al fare memoria ed è proprio questo l’intento dell’associazione che le gestisce denominata “I luoghi dell’abbandono”.

    L’ultima creazione del centro culturale di Canda, all’inizio del 2021, è il video realizzato in memoria del maestro Carlo Barbierato. “E’ stato un onore e un piacere – afferma il presidente Andrea Totolo – poter lavorare su un progetto che restituisse a tutti il profilo di un musicista straordinario come Carlo Barbierato.” Il video ha ottenuto in un paio di settimane duemila visualizzazioni ed è disponibile sull’omonimo profilo facebook. “Un successo atteso – commenta il presidente – data la statura di Carlo, straordinario musicista e caro amico”. Il video è stato interamente girato a Canda grazie alle riprese di Riccardo Destro, alle parole di Giovanni Chioldin intervistato da Sabina Celio, alla voce narrante di Emilio Milani e alla regia di Manuela Tavian. Nel video dopo la ricostruzione della vita del maestro – parte della quale trascorsa, nei periodi estivi, a villa Trombin – Giovanni Chioldin, suo amico e allievo ci presenta il profilo di Carlo, unitamente ad aneddoti e ad approfondimenti interessanti sulla musica così tanto amata dal maestro. Emerge la fisionomia di un musicista instancabile, organizzatore di innumerevoli rassegne organistiche nelle chiese polesane. Il percorso del Granello continua. “Le idee e i progetti del centro culturale sono moltissimi, – conclude il presidente Totolo – l’aver intrapreso la via digitale faciliterà la realizzazione di altri eventi nell’attesa di poter tornare alla normalità. Il messaggio che, tuttavia, noi del Granello di Senape vogliamo dare è di continuare ad interpretare la realtà e ricavarne chiavi di lettura per crescere nella fede e nella conoscenza affinché non siano atti solitari ma sempre eventi di comunità”.

    Per informazioni www.facebook.com/ilgranellocanda; www.instagram.com/granellocanda/ cell. 3472105535 email: granellodisenape@terraqueo.it

  • Benvenuto Presidente!

    Benvenuto Presidente!

    Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Banca del Monte di Rovigo è stato rinnovato con la seduta che si è svolta il 28 aprile 2020. Le nuove cariche sono state assegnate al professor Giuseppe Fagnocchi, docente del Conservatorio di Musica Francesco Venezze, alla dottoressa Giuseppina Papa, che è stata riconfermata per un altro mandato e al dottor Giorgio Lazzarini, laureato in economia alla Cà Foscari, che nell’assemblea, è stato nominato presidente.

    Giorgio Lazzarini per dieci anni è stato Segretario Generale all’interno della Fondazione Banca del Monte ed è stato nominato anche componente del Comitato di Gestione del Fondo Speciale Regionale per il Volontariato del Veneto dall’Acri – l’Associazione delle Fondazioni e Casse di Risparmio Italiane

    Con questa scelta, la Fondazione Banca del Monte ha preferito dare un senso di linearità con la gestione precedente, guidata dal professor Luigi Costato, il quale ha permesso, per tutta la durata della sua nomina, di mantenere gli obiettivi e la mission istituzionale, tra i quali la capacità di erogare contribuiti alle associazioni e alle scuole nel territorio polesano.

    Non più ricandidabile per motivi regolamentari, il professor Costato, nel suo ultimo discorso da Presidente, ha voluto ringraziare tutte le istituzioni che negli otto anni di presidenza, hanno avuto la possibilità di condividere e supportare i progetti e le decisioni della Fondazione, e nel concludere ha espresso le sue vive congratulazioni per la nomina del dottor Lazzarini.

    Infatti, i componenti dell’Organo di Indirizzo, scegliendo in modo unanime il dottor Lazzarini, hanno saputo cogliere le grandi competenze professionali e organizzative del neo-presidente, qualità fondamentali per la conduzione dell’Istituzione.

    Nel suo primo discorso, il nuovo presidente ha tenuto a precisare che darà continuità alle attività nei vari settori di intervento a beneficio del territorio e rodigino e del Polesine.

    Non sono inoltre mancati i ringraziamenti per la fiducia dedicatagli, ribadendo che si avvarrà degli Organi nella condivisione delle varie scelte decisionali della Fondazione, la cui posizione è manifestata anche nella sua dichiarazione: “Il patrimonio culturale del territorio sarà sicuramente oggetto di costante attenzione da parte della Fondazione Banca del Monte di Rovigo, storicamente radicata in città e in provincia, assicurando, allo stesso modo, sostegno ad iniziative che si occupano di contrastare le varie forme di disagio sociale. Si manterrà inoltre l’impegno verso le iniziative consolidate rivolte alle giovani generazioni, non trascurando l’apertura a nuove proposte”.

    Ricordiamo inoltre che la missione istituzionale della Fondazione è di proseguire nell’attività di beneficenza, ricercando un modello di filantropia che la porti ad essere risorsa per il pieno sviluppo delle comunità del proprio territorio di competenza. Svolgendo un ruolo molto importante sia per il rafforzamento della partecipazione democratica, sia quali motori per lo sviluppo dei territori cui fanno riferimento e a cui appartengono.

  • Polesine, cultura da gustare

    Polesine, cultura da gustare

    “Polesine, cultura da gustare” è un nome, un marchio, un brand formidabile, che riassume in sé la forza di un territorio carico di storia, ma anche di risorse. Per l’Istituto alberghiero “G. Cipriani” di Adria è un’eccellenza, una sfida, un’avventura, un laboratorio didattico. Neanche il Covid è riuscito a fermare del tutto questo progetto: si procede a distanza, si gettano le basi delle edizioni future, quando l’emergenza sarà solo un ricordo.

    “Polesine, cultura da gustare” è una rassegna enogastronomica e culturale realizzata ogni anno dalle ragazze e dai ragazzi dell’Istituto Alberghiero, coinvolgendo tutte e tre le articolazioni: enogastronomia, sala e vendita, accoglienza turistica. Tutti hanno il loro posto nel progetto, tutti hanno il loro compito da svolgere: chi cucina, chi serve in tavola, chi accoglie gli ospiti, chi fa da guida, chi spiega cosa c’è dietro e in ogni piatto e in ogni bicchiere.

    Insegnanti e studenti ci lavorano fin dall’inizio di ogni anno scolastico, per arrivare ad alcuni eventi conclusivi – in genere quattro – articolati a loro volta in due momenti: la presentazione di quanto realizzato dagli studenti ai consigli di classe, organismo collegiale a cui prendono parte le diverse componenti scolastiche, docenti, genitori e studenti; e un pranzo, una cena, un banchetto aperto agli ospiti esterni, durante il quale ci si mette alla prova sul piano pratico. Salvo alcuni ospiti d’onore, il dirigente scolastico e alcuni professori, il resto è pubblico pagante: niente a che vedere con qualsiasi altra prova sul campo né con i laboratori realizzati fra studenti nel corso degli studi. Qui ci si mette alla prova sul serio, la sala è piena di clienti, anche se magari più facili alla commozione e al sorriso.

    Molti degli ospiti sono familiari degli studenti, ma non solo. Tutti gli amici della scuola possono partecipare. C’è chi segue questi eventi fin dall’inizio, e non ne mancherebbe uno per nessuna ragione. Chi c’è stato se lo ricorderà per sempre: i piatti preparati con il massimo impegno, le tavole perfette, l’accoglienza calorosa, ragazze e ragazzi coinvolti in un evento che è vita vera, non un’esercitazione. Tutto di altissimo livello, da ristorante stellato. L’emozione, talvolta la commozione. Momenti deliziosi, come la presentazione iniziale degli studenti, tutti insieme con le loro divise colorate, coordinati dai docenti, ciascuno impegnato a svolgere la sua parte, ma tutti parte di un’unica grande squadra.

    “Polesine, cultura da gustare” ha compiuto undici anni nel 2020, l’anno del Covid, fermandosi al primo evento. Quest’anno ne ha compiuti dodici. Ha un precursore, un progetto chiamato “Gastronomia”, voluto per riscoprire e valorizzare i prodotti del territorio in cui l’istituto ha non solo la sua sede ma anche le sue radici, nato com’è per la formazione del personale necessario per lo sviluppo turistico del Delta. Uno spirito che fa tuttora da faro per la rassegna, che ai prodotti locali ha però abbinato lo studio e la divulgazione dell’identità polesana dal punto di vista storico-culturale.

    “Polesine, cultura da gustare è una Unità di Apprendimento che contribuisce significativamente alla formazione professionale e culturale dei nostri studenti di classe quarta”, spiega il professor Gianpiero Manca, docente di Laboratorio di sala e vendita e responsabile del progetto: “Consente loro di perfezionare la conoscenza del territorio polesano attraverso un approccio didattico allo sviluppo delle competenze in forma esperienziale, basato sulla ricerca e lo studio dei prodotti tipici, delle risorse ambientali, artistiche, storiche e letterarie. È un’attività riconosciuta come PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento) perché prevede il contatto con aziende produttive e con la presenza di ospiti esterni”.

    La prima volta della rassegna segue di poco l’intitolazione dell’istituto a Giuseppe Cipriani, che risale al 1° dicembre 2007. Il primo evento di “Polesine, cultura da gustare” è del 15 dicembre 2009.

    Da quella prima volta sono successe tante cose. Sono passate generazioni di studenti, molti dei quali hanno trovato la voluta collocazione nel mondo del lavoro, alcuni con grande successo. Sono cambiati molti insegnanti. Sono passati vari dirigenti scolastici: Daniele Stoppa (2006-2013), Romano Veronese (2013-2018), Francesco Lazzarini (2018-19), Lorenza Fogagnolo (dal 2019). Dal punto di vista didattico l’evento ha preso la forma attuale, momento di sperimentazione, ma anche di valutazione. Dal 2012 a raccontare questa bella storia c’è il giornale della scuola, La Gazeta, magazine che prende il nome da un’antica moneta veneziana (da cui le moderne Gazzette e i Gazzettini).

    Negli anni, ci sono stati pranzi, cene, banchetti, buffet. Per lo più all’interno dell’istituto, nel grande ristorante-scuola su cui si apre la hall; talvolta all’esterno, in luoghi simbolo del Polesine e a volte agli eventi è stata abbinata una visita guidata. In linea di massima si è proceduto seguendo la conformazione della provincia: un evento per l’Alto Polesine, uno per Rovigo e il Medio Polesine, uno per Adria, sede dell’Alberghiero, uno per il Delta, in un ideale cammino insieme ai due fiumi che costeggiano e corteggiano la nostra terra polesana regalandole materie prime semplici, dal mais al riso, dagli animali da cortile al pesce, che si trasformano in pietanze saporite. Per il vino ci si è in genere rivolti al Veneto, dai Colli Euganei alle terre del prosecco.

    Ma “Polesine, cultura da gustare” non è solo enogastronomia, è un percorso culturale a tutto campo. Per limitarsi ai tempi più recenti, nel 2019 i riflettori sono stati puntati sullo slow tourism, dedicando ogni evento all’opera di un diverso autore polesano (Gino Piva, Pellegrino Artusi raccontato da Gabbris Ferrari, Gianfranco Scarpari) e alla giovane autrice polesana Beatrice Benà che ha scritto della deportazione del nonno in un campo di concentramento. In occasioni come queste, da un lato gli studenti hanno fatto la loro parte in cucina, sala e accoglienza, ma anche, insieme ad alcuni ospiti, hanno presentato agli invitati gli autori in questione, la loro vita, le loro opere.

    Nel 2020 era appena cominciata una edizione dedicata a “Polesine, cultura da gustare… e da vedere”, con sei ospiti speciali invitati a partecipare alle cene in programma (Denis Raccanelli, Elisabetta Dalla Villa, Osvaldo Forno, Elisa Bertaglia, Paolo Franzoso, Eliana Albertini e di nuovo le opere di Gabbris Ferrari a fare da cornice) che tutto si è bloccato per il Covid. Così, dopo il primo evento, il 1° febbraio2020, dedicato a Raccanelli e Dalla Villa, il resto, che era rimasto nel cassetto, è raccontato sulla pagina Facebook della scuola.

    Infine, in questo difficile 2021, emergenza permettendo, ci si è dedicati alle “passeggiate polesane”: le ville, il Delta, la Rovigo dei Grandi Fiumi, le vie storiche di Adria, tenendo sempre presente l’intreccio possibile fra menu, abbinamenti culinari, prodotti tipici, territorio, tradizione, cultura.

    “La scuola, con i suoi attori principali, gli studenti e i docenti che li guidano, non si ferma di fronte alle difficoltà del momento”, conclude la Dirigente Lorenza Fogagnolo: “Ciò che non è possibile fare in presenza, con i tanti graditi ospiti che hanno ravvivato gli “eventi” negli anni trascorsi, si trasforma in una sinfonia virtuale, nella quale tutti danno il proprio apporto, mettendo in campo altre competenze ancora, quelle digitali, in attesa di poter ritornare ad accogliere i nostri ospiti – famiglie e amici della scuola – e far loro scoprire l’appassionato lavoro della comunità scolastica per la valorizzazione del nostro territorio”.

  • Vedrai sventolar Bandiera Gialla…

    Vedrai sventolar Bandiera Gialla…

    Nell'Aprile 2016 è nata a Rovigo l'Associazione “Bandiera Gialla”, diretta continuazione dei mitici “Ruggenti Sessanta”.

    Forse non tutti si ricorderanno chi erano i Ruggenti Sessanta, associazione sorta da un'idea di Davide Rossi, bancario in (attiva) pensione ed ex giocatore del Calcio Rovigo. Era un gruppo di amici che, per divertimento, si incontravano per fare musica, danzare e intonare "Bandiera Gialla", leggendaria canzone di Gianni Pettenati, del 1967, e cantare i versi di Lucio Battisti. Attraverso il passaparola e conoscenze personali, il gruppetto di amici coinvolse centinaia di persone desiderose di ascoltare buona musica e di ballare a sazietà. Ma dalla musica e dal ballo si è poi passati a forme di solidarietà: il loro interesse, parlando tra gli amici ballerini, non era più solo verso la musica ma anche verso altri ambiti, come sport, viaggi, cultura, il riconoscimento di disagi e sofferenze, insomma, la solidarietà.

    Tutto bello, dunque, ma, nel 2008, i Ruggenti Sessanta chiusero i battenti. Diversi, ma sempre soliti, i motivi: problemi familiari, di lavoro e, talvolta, di salute.

    Passarono alcuni anni, ma lo spirito di certe persone non muore mai e, dalle ceneri dei Ruggenti Sessanta, nell'Aprile 2016, prese vita “Bandiera Gialla”. L'iniziativa fu ancora merito del vulcanico Davide (attuale Presidente) e iniziò cercando di contrastare la vergogna degli sprechi alimentari (quintali di alimenti che ditte, aziende e mercati mandavano al macero per non incorrere in provvedimenti di legge). Si incominciò con l'aiutare le famiglie in difficoltà e provvedere ai loro bisogni, non solo a Rovigo ma anche in Africa, attraverso il divertimento e la passione di amici dotati di buona volontà, organizzando eventi musicali e serate mirate a tema.

    L’attività principale di Bandiera Gialla è iniziata ufficialmente nel Maggio 2016, quando alcuni soci (sette per l'esattezza) hanno cominciato a muoversi, come soldati di ventura, ogni venerdì mattina su un furgoncino alla volta del Mercato Ortofrutticolo di Lusia: si iniziò recuperando le verdure, in buono stato, che altrimenti sarebbero state avviate al macero.

    Quanto recuperato veniva scaricato presso la sede operativa (un ampio locale alla base del parcheggio multipiano, avuto in gestione dall'AMS SET di Rovigo), dove nel pomeriggio un altro gruppo di soci provvedeva a distribuire il tutto alle Associazioni di Volontariato che si incaricavano di compiere l’ultimo anello, ovvero la distribuzione alle famiglie bisognose, in città e nelle zone limitrofe.

    Da questa iniziale operazione, svolta con continuità, Bandiera Gialla ha dilatato poi i suoi interventi agendo con la finalità di esercitare attività di interesse generale per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Si avvale, in modo prevalente, dell'azione di volontariato dei propri associati per ottenere beneficenza, sostegno a distanza, cessione gratuita di alimenti, erogazione di denaro, beni o servizi a sostegno di persone svantaggiate.

    Bandiera Gialla, nella sua rapida e imprevedibile crescita, ha sempre più necessità di allargare la base dei propri iscritti e operatori: le quote associative e le donazioni costituiscono un modo per garantire le attività e i numerosi impegni dell’associazione. Diventare soci o fare delle donazioni è un modo per agire in prima persona contro le disuguaglianze sociali ed economiche. Ogni operazione è rigorosamente documentata e l’informazione inviata ai soci.

    Per farvi capire la velocità con cui Bandiera Gialla, in quattro anni, è cresciuta, ecco alcuni dati:

    – nel 2016 c'erano 160 soci, 351 q. di verdura e frutta recuperati, 24.750 euro per Progetto Rovigo for Africa, 5200 euro per Rovigo for Rovigo, 2500 euro ad Accumuli per terremoto, 1500 euro per acqua potabile al Comboni College di Kartoum;

    – nel 2020 le attività sono le seguenti:

    1) Progetto Orti di Lusia (recupero eccedenze alimentari per frutta e verdure del Mercato ortofrutticolo di Lusia e di altre realtà collegate): q. 7935, valore superiore a euro 1.000.000,00.

    2) Recupero Pane (da destinare a famiglie bisognose): 210.000 pani, valore superiore a euro 100.000,00.

    3) Enti, Privati e Associazioni (Conad Rovigo, Lendinara e Interspar Rovigo, ACLI Pd Progetto Re.T.E. Solid.A): euro 126.000,00.

    4) Associazioni: 77 Associazioni e Enti Accreditati per distribuzione a famiglie in difficoltà, circa 650 famiglie.

    5) Emergenza Covid-19: 200 volontari di Bandiera Gialla ed associazioni collegate, da febbraio a giugno.

    6) Progetto Rovigo for Africa: euro 59.735,00, organizzazione concerti per attività in Africa(Etiopia, Benin, Sudan e Togo).

    7) Progetto Rovigo for Rovigo-Polesine-Italia: euro 84.900,00 (interventi solidali), euro 2000,00 (comune di Rocca Pietore/Laste per calamità naturali), euro 2500,00 (per Accumoli, terremoto), euro 8500,00 (Progetto LILT/Bandiera Gialla per oncologia Ospedale di Rovigo, NO-alopecia).

    8) euro 13.500,00( Progetto scelta 5×1000: scelte solidali Rovigo e provincia a favore di Bandiera Gialla ODV).

    Il lettore capirà che il benefico aumento dell'attività di Bandiera Gialla, la sua rapida espansione hanno interessato i Comuni vicini e il Consiglio Comunale e la Giunta di Rovigo, con i quali è stato raggiunto un importante accordo di collaborazione (soprattutto con i Servizi Sociali), considerata anche la limpidezza di amministrazione dell'organizzazione.

    Non dimentichiamoci delle donazioni. Data la loro importanza, ne citerò alcune: la Ditta Candiani di Pontecchio ha donato 240 q. di patate invendute causa covid in quanto destinate a navi da crociera; il Forno di Arnaldo di Rovigo (produttore della Ciabatta Polesana) vendeva, a Natale, panettoni artigianali e opera un sconto del 10% ai soci; il Mercato Ortorutticolo di Lusia fa vendita al minuto, tutti i sabato, con il 10% di sconto; la Ditta Cottone Nino di Catania(!!) ha inviato un camion di agrumi dell'Etna, chiedendo consiglio sull'operatività di Bandiera Gialla e il titolare se ne è fatto socio; la Ditta Breviglieri di Rovigo ha donato 2250,00 euro che, unitamente al 5×1000, ha permesso di effettuare circa mille spese solidali; circa trenta Aziende locali sono in contatto con la nostra organizzazione rodigina.

    “Abbiamo terminato le impegnative operazioni di trasferimento della nostra sede operativa." ha aggiunto Davide Rossi "Siamo passati a Via delle Industrie 41B, in zona industriale. È un progetto che vede coinvolti Centro Servizi Volontariato, Polesine Solidale e Comune di Rovigo. Sta nascendo quindi a Rovigo il primo Emporio solidale alimentare indiretto, che permetterà di effettuare un salto di qualità e concretezza nel nostro operato. Al pianterreno, dotato di tre ampie celle frigo, c'è il comparto dove opereremo con frutta e verdura; al primo piano soppalcato ci sarà il settore alimentare a lunga scadenza. Un grazie di cuore agli oltre trenta soci operativi che hanno dato origine a questa nuova, grande struttura solidale”.

    A proposito di donazioni: un grazie di cuore anche a un'altra Ditta locale, l'IRSAP di Arquà Polesine che ha donato le tre grandi celle frigorifere per un valore di 15.000,00 euro.

    Da ricordare qualche altro piccolo evento in cui Bandiera Gialla si è impegnata (gratuitamente): Telethon (720 cuori di cioccolato venduti); Giro d'Italia (steward); Rugby Rovigo (steward, sistemazione del campo); L'Aquila Rugby (da quando i Ruggenti Sessanta, dopo il terremoto, regalarono un campo da rugby all'Aquila, sono soci di Bandiera Gialla gli ex giocatori De Masi, Mariani, Aloisio e l'arbitro Angelantoni. È socio anche Sergio Parisse). A ciò possiamo aggiungere una specie di fiore all'occhiello: il servizio che TG1 e TG3 hanno girato su questa nostra, straordinaria attività.

    È arrivato il momento di chiudere (per ora): lettori, ricordatevi che abbiamo bisogno di donazioni e di soci, che, attualmente sono 1300. Il sogno è di arrivare a 1500 soci entro il 2021. Abbiamo bisogno di persone volenterose, pensionati e giovani, che lavorino con allegria, ballando al suono delle canzoni più belle, divertendosi facendo del bene. Così, ancora una volta, "vedrai sventolar Bandiera Gialla”.

    Se vuoi diventare socio versa una quota annuale di Euro 10. Può essere versata nella nostra Sede Legale e Operativa oppure tramite CCB intestato a BANDIERA GIALLA ROVIGO ODV (codice IBAN IT46M0306909606100000160718).

  • Un calendario per il Rugby

    Un calendario per il Rugby

    A risollevare l’umore di molti sportivi polesani, messo a dura prova da un lungo periodo di lockdown e da una preoccupante crisi globale, ha contribuito la pubblicazione del calendario “Rugby Rovigo Delta 2021” editato da FEMI-CZ Rugby Rovigo e dalla libreria LIBRACCIO, in collaborazione con TECNOCOPY e con il patrocinio del Comune di Rovigo e del Coni. Gli scatti fotografici, che sono opera del famoso artista rodigino Mattia Zoppellaro, rappresentano un viaggio di dodici mesi attraverso il tessuto sociale e sportivo della città.

    Il rugby a Rovigo

    Il rugby rappresenta per antonomasia lo sport più famoso e più amato dai rodigini dal lontano 1935, allorché un giovane e aitante studente Davide Lanzoni (1915-1988) portò in città – da Padova dove frequentava i corsi universitari – il primo pallone ovale per dare vita a quello che sarebbe divenuto un esaltante gioco di squadra (Vedi “Dino Lanzoni (1917-1988) in Ventaglio n° 59, pag.100 e seguenti).

    La passione contagiò sin da subito un nutrito gruppo di giovani appartenenti a ceti sociali eterogenei, del quartiere “popolare” di San Bortolo (Corte de le pignate)¹ che diedero vita ad un rugby passionale, genuino, basato sul temperamento, sulla mischia e sul combattimento fisico.

    Ben presto i giocatori e i tifosi, uniti in un unico afflato, trovarono nel gioco di squadra l’occasione di un riscatto, che andava oltre il rugby stesso, e risollevava l’orgoglio di appartenere ad una comunità vincente, non più relegata in secondo piano al confronto con altre realtà ben accreditate oltre il Polesine².

    La prima squadra rodigina, che nel 1935-36 si iscrisse al campionato giovanile della GIL (Gioventù Italiana del Littorio), proprio per rodare i meccanismi di gioco³, vantava tra i pionieri quello che sarebbe divenuto uno dei più grandi rugbisti italiani: Mario Battaglini, meglio conosciuto come MACI (1917-1971).

    Giocatore dal fisico imponente, il suo ruolo d’elezione era in terza linea (flanker), anche se giocò occasionalmente nei ruoli di seconda linea e apertura. Calorosamente applaudito in casa, in breve ottenne successi pure all’estero, specie in Francia, dove rimase tre anni, divenendo il più acclamato dei rugbisti “le roi des buteurs” ovvero il re dei calciatori⁴. A Maci è stato intitolato lo stadio cittadino costruito negli anni sessanta-settanta e ufficialmente inaugurato nel 1970 per iniziativa dell’Amministrazione provinciale di Rovigo.

    Da quel lontano 1935, dopo la pausa della seconda guerra mondiale, la squadra ha continuato a partecipare ininterrottamente a tutti i campionati italiani, vantando la più lunga permanenza nella massima divisione nazionale e risultando tra le società italiane più vittoriose. Vanta nel suo palmarès 12 scudetti nazionali (il primo conquistato nel 1951 e il più recente nel 2016) e nel campionato 2019-20 si è aggiudicata la Coppa Italia – 1° titolo. Negli anni grandi allenatori e giocatori di rilievo nazionale e internazionale hanno indossato la maglia rossoblù, contribuendo tutti a diffondere una bella immagine sportiva della città e del territorio polesano.

    Il calendario rossoblù

    Ma veniamo al calendario, per la cui realizzazione ha avuto un ruolo importante il Club Manager della FEMI-CZ ROVIGO DELTA Andrea Trombini, che ha invitato il fotografo ritrattista di origini rodigine, Mattia Zoppellaro, a celebrare in modo originale, con 12 istantanee, il cuore rossoblù della città in mischia. E l’artista (già noto ai lettori di Ventaglio novanta, vedi n°59 da pag.118) ha colto appieno l’obiettivo, immortalando con i suoi scatti interessanti aspetti inediti, legati al mondo della palla ovale.

    Ad ogni foto ha associato un titolo, una sorta di chiave di lettura capace di svelarne il significato più profondo. Il rugby rappresenta una passione condivisa e sin da bambini si sogna di divenire campioni della palla ovale: ecco allora FEBBRAIO – “San Bortolo”. Poi chi riesce a far parte della squadra, come Francesco Modena che, immortalato nello scatto del mese di APRILE – “La giovinezza”, aspira ad arrivare ancora più lontano e approdare ai massimi livelli internazionali.

    A Rovigo si incontrano “vecchie glorie”, come gli “evergreen”; ed un’icona degli anni settanta è Paolo Ferracini, scelto per GENNAIO – “Amen”. Nino Rossi “il signore con i baffi” caratterizza SETTEMBRE – “La devozione”, vincitore di due scudetti nel 1976 e 1979 e tanto altro ancora.

    Poi Flaviano Brizzante, indimenticabile gloria di fine anni ottanta: nello scatto in bianco e nero di AGOSTO – “Di generazione in generazione”, lo storico Brizzante “il Briz” si confronta in una partita a carte con il giovane “Bak”, ovvero Andrea Bacchetti, attuale rossoblù, sotto l’insegna della trattoria “Al Bersagliere”.

    Zoppellaro ha poi immortalato, in uno scatto a colori, nel mese di MARZO – “Yin e Yang”, il gigante sudafricano Lubabalo Mtyanda e, a MAGGIO – Play Off, il mitico sudafricano Entienne Swanepoel, tre volte campione del mondo; entrambi con la maglia rossoblù, ad indicare la visione di una squadra con connotazioni sempre più globalizzate.

    Il tifo cattura tutti, indipendentemente dall’età, come è testimoniato da Toni Ercolini, originale barbiere di via Zanella, strada del centro cittadino, che dà il titolo al mese di GIUGNO – “In centro”. Una giovane tifosa, piena di fascino e di mistero, indossa la mitica maglia dei Bersaglieri nella pagina di LUGLIO – “La sconosciuta”. Il mese di NOVEMBRE – “Famiglia” presenta una famiglia multietnica, seduta su una panchina, come segno evidente delle trasformazioni del nostro tessuto sociale, avvenute nel corso degli anni.

    L’artista-fotografo, quando si sofferma a descrivere Rovigo, l’associa, oltre che al rugby, ad un altro elemento che costituisce parte connotante del suo territorio: la nebbia. Ecco allora presentate due immagini da cui la città vorrebbe uscire. Nell’immagine di OTTOBRE – “Il futuro”, due bambini corrono lungo l’Adigetto, con la palla ovale tra le mani… scappano verso il futuro. A DICEMBRE – “Casa”, i pali alti della punta dello stadio Battaglini, pur avvolti dalla insidiosa nebbia, rendono straordinariamente unico il campo da gioco.

    “Nei miei scatti in bianco e nero o a colori – ha osservato il fotografo ritrattista – ho cercato di svelare l’intima essenza della città e trasformarla in immagini. Si tratta di una realtà che mi incuriosisce molto, ho sentito il bisogno di metterla a fuoco a modo mio, interponendo tra me e lei l’obiettivo fotografico, e ho scelto di approfondire un aspetto peculiare, quello del suo appassionato legame con il rugby.”

    Il Club Manager Andrea Trombini e l’Amministratore di Libraccio Alberto Galla hanno commentato positivamente l’iniziativa, sia per l’alto valore sportivo e civico della realtà del Rugby Rovigo Delta, sia per l’importanza data al collegamento della libreria con il territorio. C’è anche un risvolto benefico: parte del ricavato verrà devoluto a favore dell’Associazione “Pettirosso”, che da anni lavora al fianco di bambini con disabilità, per migliorarne la crescita fisica, cognitiva e l’autonomia personale.

    Dunque un calendario per il rugby ma non solo: un calendario per la città, ed anche un gesto apprezzato a sostegno di un’associazione impegnata nell’offrire un aiuto a bambini in difficoltà.

  • Svelato il volto di San Teobaldo

    Svelato il volto di San Teobaldo

    Una grande emozione, quella che hanno vissuto i fedeli di Badia Polesine (RO), Sossano (VI), Bosco di Rubano (PD) e Castelmassa (RO) riuniti insieme lo scorso 22 ottobre 2020 nella chiesa parrocchiale di Badia dove è stato presentato il risultato finale dello studio dell’Università di Padova coordinato dal prof. Nicola Carrara.

    Vedere il volto del loro santo, vissuto quasi mille anni fa, ha suscitato entusiasmo ed emozione. Grande soddisfazione per la realizzazione del progetto finalizzato alla ricostruzione computerizzata facciale dell’eremita di origine francese Tebaldo di Provins.

    Ne è scaturito il volto di un bel giovane che, di famiglia nobile, a vent’anni, abbandonò tutto per dedicarsi ai poveri, agli umili, a Dio. Un vero testimone della fede che, dopo vari pellegrinaggi tra Belgio, Germania, Francia e Spagna, giunse in Italia dove, dopo pochi anni, terminò la sua breve esistenza.

    Nato in Francia, a Provins nel 1033, Teobaldo morì a soli 33 anni in quel di Saianega (Vicenza), vicino a Sossano e le sue spoglie, dopo una breve permanenza nel Duomo di Vicenza, furono riesumate e trasferite nell’Abbazia della Vangadizza di Badia Polesine. Dopo la soppressione del monastero (1810) furono spostate presso la chiesa parrocchiale di Badia Polesine, dove tuttora riposano in un’arca alloggiata nell’ultimo altare sulla destra.

    Il grado di affidabilità del lavoro di ricostruzione computerizzata del volto di San Teobaldo è ritenuto molto buono (attendibile al 75-80%), in quanto le parti cartilaginee come orecchie e naso non possono che essere immaginate.

    L’idea di provare a ricostruire il volto di Teobaldo è nata durante le XIII Giornate di studio teobaldiane svoltesi nel 2018 a Saint Thibault des Vignes, il comune francese gemellato con Badia Polesine. Ogni anno studiosi francesi e italiani si incontrano per aggiornarsi sulle nuove scoperte relative alla figura e alla diffusione del culto di Teobaldo.

    Le tecniche odierne consentono di ricostruire con immagini l’aspetto del volto partendo dalle parti ossee; ed era noto che l’equipe dell’Università di Padova aveva già effettuato operazioni simili come la ricostruzione dei volti di Francesco Petrarca, Giovanni Battista Morgagni, San Antonio e San Valentino di Monselice.

    La proposta degli studiosi italo-francesi trovò l’immediata approvazione del parroco di Badia Polesine, don Alex Miglioli, che ha dato il via al progetto ricostruttivo del volto del Santo.

    Il tutto ha avuto inizio nel giugno del 2019 quando, alla presenza della commissione canonica costituita dal vescovo di Adria – Rovigo, monsignor Pier Antonio Pavanello, è stata fatta la ricognizione dell’urna del santo posta sull’altare a lui dedicato nella chiesa di Badia.

    Dopo l’apertura della cassa lignea gli studiosi hanno esaminato i resti ossei, ricomposto lo scheletro, prelevato un campioncino dalla radice di un dente per l’analisi del DNA, mentre venivano scattate centinaia di foto digitali del teschio, utili alla ricostruzione facciale.

    Lo studio delle ossa ha consentito agli antropologi di definire inoltre che i resti appartengono ad un unico individuo, di sesso maschile, altezza 1,74, dell’età di 30-35 anni.

    L’analisi del carbonio 14 ha definito che il materiale analizzato è di un’epoca che si colloca per periodo tra il 988 e il 1163.

    Alcune tracce di lesioni sul teschio – ha affermato il dr Nicola Carrara, direttore del museo antropologico dell’Università di Padova – sono riconducibili a una forma lieve di lebbra.

    Tutti questi dati confermano gli aspetti storici legati alla persona di Teobaldo morto appunto all’età di 33 anni nel 1066. Questi avvenimenti sono stati seguiti con grande interesse anche in Francia dove sono centinaia i siti legati al culto di questo santo.

    Dopo l’ispezione, per una conservazione ottimale, le ossa del santo sono state inserite un una teca di cristallo che è stata ricollocata nell’urna marmorea sull’altare a lui dedicato. In questo modo le reliquie sono sempre visibili da parte dei fedeli che si recassero nell’area posteriore dell’altare.

    Teobaldo fu canonizzato solo sette anni dopo la morte nel 1073, questo per i numerosi miracoli attribuitigli in vita e dopo la sua scomparsa. I suoi resti mortali sono stati venerati da moltitudini di fedeli sia a Vicenza, dove venne inizialmente collocato, sia a Badia Polesine dove giunse il 10 agosto del 1074.

    Nel XVII secolo la Chiesa ha valorizzato la figura di San Teobaldo collocandone una statua sopra il colonnato del Bernini, in piazza san Pietro: la prima sul colonnato di sinistra (n 139).

    Quanto realizzato dagli studiosi dell’Università di Padova ci aiuta anche a conoscere più da vicino il Santo, e grande è l’emozione di poter avere l’immagine concreta di un illustre testimone della fede vissuto tanto tempo fa.

Pubblicità