Uscendo dall’autostrada A 13 Bologna-Padova al Casello di Occhiobello, imboccata la via Eridania¹ si incontra sulla destra, al numero civico 36, un antico complesso edilizio elegantemente ristrutturato: l’Hotel Savonarola. Di qui, la domanda: – perché un albergo con il nome di un personaggio di così elevata importanza storica per la vicina Ferrara e ancor più per la città di Firenze? –
Alla ricerca di una risposta pertinente accettiamo l’invito del proprietario, il sig. Alessandro Piccinini a visitare la poliedrica struttura. E’ subito evidente che lo storico immobile rispecchia in generale le caratteristiche degli insediamenti abitativi rurali dell’Alto Medioevo in Polesine. E’ composto in parte di elementi giustapposti e in parte separati con cinta muraria secondo il suo aspetto originario².
Della primitiva fattoria agricola rimane l’aia ben conservata e pavimentata in cotto originale. Il sig. Piccinini vi ha steso una tensiostruttura di 500 mq. che consente lo svolgimento, da marzo ad ottobre, di cerimonie e pranzi all’aperto e serate di gala.
La stalla, dopo un attento e particolareggiato restauro conservativo seguito dalla Soprintendenza delle Belle Arti di Verona, è divenuta sede del ristorante, propriamente detto Hosteria dei Savonarola, in grado di servire fino a 350 coperti con cucina tipica regionale ed internazionale.
La casa padronale è stata trasformata in Hotel con 30 camere doppie, 6 singole e 1 suitte. Inoltre è stato creato un centro convegni di 350 posti più 3 salette per riunioni, con supporti tecnici per la traduzione simultanea (sei lingue) e un aggiornato impianto audiovisivo con la possibilità di teleconferenza. L’arredo modulare della sala convegni consente di adattare rapidamente lo spazio ad usi diversi quali sfilate di moda, presentazioni, spettacoli.
Annessa alla villa Savonarola è la Chiesetta-Oratorio di S. Gaetano consacrata e disponibile per eventuali cerimonie religiose. L’Oratorio, in origine probabilmente intitolato alla Vergine, fu costruito dopo il 1724, in seguito al benestare concesso da papa Clemente XI a Francesco Savonarola e alla moglie. Con il cambio di proprietà l’Oratorio mutò la dedicazione prima a S. Giuseppe, poi a S. Maria Madre di Dio e infine, con Previati, all’attuale S. Gaetano.
Posto in una fortunata posizione geografica, immerso nella quiete della campagna polesana, l’Hotel Savonarola consente di raggiungere rapidamente le città principali dell’Emilia e del Veneto: Ferrara è a 10 minuti, Bologna-Fiera a 20 minuti, Padova e Venezia a 30 e 45 minuti, Verona a meno di un’ora.
Fino qui si è parlato del complesso alberghiero, facendo alcuni riferimenti alla famiglia Savonarola, ma nulla s’è detto in particolare di chi l’ha consegnata autorevolmente alla storia: frate Girolamo, al quale non si può non far menzione giungendo all’hotel di Occhiobello.
Ricordiamo innanzitutto che il famoso frate nacque a Ferrara il 21 settembre 1452 da Niccolò ed Eleonora Bonacossi, discendente della famiglia degli antichi signori di Mantova, dispersi a seguito del potere dei Gonzaga. Il nonno di Girolamo, Michele Savonarola, stimato medico e scienziato, si era trasferito da Padova a Ferrara nel 1440, chiamato da Niccolò III come medico di corte. Uomo di esemplare pietà e rigore morale, segue personalmente il nipote negli studi umanistici.
La morte del nonno, avvenuta quando Girolamo ha 16 anni, si rivela una grande perdita. Cresciuto in una famiglia di intellettuali, approfondisce gli studi filosofici su testi di S. Tommaso d’Aquino e S. Agostino. Non ama la vita di corte e sembra che, a seguito di un amore non corrisposto per la figlia naturale di Roberto Strozzi, Laudomia, Girolamo sviluppi in sé una forte avversione per le cose del mondo, decidendo di farsi frate dell’ordine domenicano.
“Veni egredere de terra tua”, gli viene suggerito in una visione, ed egli a 23 anni prende i voti religiosi a Bologna nel convento di S. Domenico. Ancora nella casa paterna scrive “De ruina mundi”, una canzone di ritmo petrarchesco, dove si scorgono in fieri la forza profetica e morale che caratterizzerà le sue prediche a Firenze.
Chiamato come padre predicatore presso il convento di S. Marco a Firenze, di cui diviene successivamente priore, dal pulpito tuona contro la corruzione dei Medici, Signori della città, e contro l’immoralità del clero, in particolare, del papa Alessandro VI.
Nel 1492 muore il potente Lorenzo dei Medici e fra Girolamo riesce nell’intento di far cacciare da Firenze il suo successore, il figlio Piero dei Medici, e di far proclamare una Repubblica di tipo teocratico. Quando scende in Italia il re di Francia Carlo VIII (1494), Firenze vive un periodo di crisi politica magistralmente superato dalla lucida abilità del frate ferrarese, che sa organizzare a Firenze un governo democratico, di severi costumi.
Nonostante il sostegno dei numerosi Piagnoni (cosi chiamati i savonaroliani), i nemici del frate, detti gli Arrabbiati, non accettano però di contrapporre la nuova Firenze, minacciata di interdizione, alla corrotta curia pontificia, anzi preferiscono condannare all’impiccagione il Savonarola ormai dichiarato eretico e scomunicato: il cadavere verrà arso con due suoi confratelli. Il martirio dei tre predicatori si consuma nella piazza della Signoria il 23 maggio 1498 e le ceneri disperse in Arno.
Girolamo Savonarola si era consegnato alla Signoria, pur conscio della morte certa, giunta dopo tre processi manipolati, crudeli torture e sconsacrazione da monaco. Egli era andato incontro alla sua fine animato dalla fiducia di poter imporre, in un’età ormai volta ai valori mondani, un severo costume penitenziale, accettabile solo da quanti, malcontenti della situazione politica e religiosa, speravano in un rivolgimento profetico. La riforma savonaroliana, voluta con purezza di intenti e con passione sincera, si concludeva in una esperienza religiosa di stampo medioevaleggiante, supportata da concitate visioni e infuocato desiderio di cambiamento.
I più recenti studi sull’opera del Savonarola dimostrano che non ci fu da parte dell’illustre figlio di Ferrara insubordinazione al potere papale, né egli poteva essere considerato un eretico, dal momento che ogni suo verbo trovava ispirazione nella Bibbia. Cadono pertanto le condizioni della condanna ecclesiastica, mentre sappiamo che essa fu determinata da motivazioni esclusivamente politiche. Padre Innocenzo Venchi, postulatore dell’ordine dei domenicani, è stato incaricato di proporre la causa di beatificazione del Savonarola al Vaticano, essendo maturo il tempo in cui la Chiesa può riabilitare l’elevata figura del religioso ferrarese, restituendone l’immagine di innamorato di Cristo.
E c’è già chi invoca il nobile e ardente frate domenicano come santo protettore. E’ il “Club dei Brutti”, che non a caso hanno scelto la propria sede proprio presso l’Hotel Savonarola. Fra Girolamo, del resto, per il suo aspetto fisico con pieno merito rientra nei parametri stabiliti da tale curiosa associazione. Presidente della sezione ferrarese del club è il “No-Bel” ingegnere Dino Petri di Pontelagoscuro (FE). Il singolare club, al quale aderiscono nomi noti quali il ciclista Pantani, il regista Dario Argento, l’etologo Giorgio Celli, per citarne alcuni, è esteso a livello nazionale ed ha posto la sua capitale mondiale a Piobbico, un paese in provincia di Pesaro nelle Marche.
La mia curiosità storica era partita dall’Hosteria dei Savonarola ed è finita con l’incontrarne un’altra straordinaria e attuale: il club dei Brutti, appunto, che qui, all’Hotel Savonarola si riuniscono per promuovere le loro salutari e simpatiche iniziative, sempre con il patrocinio dell’amato ispiratore fra Girolamo Savonarola, non più solo ferrarese ma anche un po’ polesano.
