Le grandi cattedrali suscitano un senso di stupore, di ammirazione per la genialità costruttiva. La ricchezza dei tesori in esse contenute le rende famose e meta di importanti itinerari turistici. Anche la fede può essere rinforzata da tanta magnificenza, ma è ben noto che i sentimenti di maggior purezza si nutrono assai più spesso della semplicità del presepe e della spontaneità che promana dai tabernacoli che sorgono lungo le vie campestri.
Marino Marin, poeta adriese ricordato quest'anno per il 50° della sua morte, nella sua poesia Il Chiostro ha ben colto il senso di candore ed innocenza che caratterizza le piccole chiese rurali, affermando che il Signore, anziché scegliere l'imponenza delle basiliche, fa prima sosta nel chiostro remoto che fiancheggia la via solitaria:
… Sembran estasi incise nell'aria le Basiliche, ma il Signor nostro prima cerca un remoto suo Chiostro che fiancheggia la via solitaria.
Qualche duomo è un candor che si perde nell'azzurro a esaltarvi il Signore, ma il Signore fa tanto di cuore se il Chiostruccio lo invita tra il verde….
Ricordando i versi di Marino Marin, ci accingiamo dunque a percorrere due itinerari (entrambi di 12-15 chilometri) nell'ambito del comune di Lendinara, alla ricerca delle più semplici testimonianze di fede. I due percorsi – il primo con destinazione Saguedo, Campomarzo, Barbuglio, il secondo Rasa e dintorni – come i precedenti pubblicati nel n. 22 del Ventaglio nascono da un'attenta ricerca dei ragazzi della Scuola Media di Lendinara che, guidati dalle insegnanti Rita Bazzi e Rosi Minella, hanno censito le edicole e i capitelli presenti sul territorio lendinarese.
1. Prende il via dalla principale piazza, denominata Risorgimento, il primo itinerario con direzione Saguedo. Proprio al centro dell'edificio municipale, tra le alte finestre della sala consiliare, si apre una nicchia delimitata da due lesene in cotto, sopra le quali appoggia una sorta di architrave sormontata da un frontoncino ricurvo. Nella nicchia, sopra un basamento bianco, si erge una bella statua della Madonna col Bambino installata nel 1618 dal pretore Balbi al tempo reggitore della città, i cui maggiorenti già nel 1595 avevano deciso di scegliere la B. V. del Pilastrello come patrona. Da allora lo stemma di Lendinara presenta due torri, di cui una sormontata dal leone di S. Marco e l'altra dalla Madonna con bambino.
2. Scattata una foto alla bella facciata del palazzo comunale che, come quello di Rovigo, presenta in posizione centrale una testimonianza di fede ed arte dedicata alla Madonna, ci spostiamo solo di poche decine di metri per la seconda tappa. Imboccata via Garibaldi, sulla porta dell'edificio che un tempo era adibito a Monte dei Pegni, ed oggi accoglie alcuni uffici comunali, scorgiamo una artistica edicola della Madonna in trono con Bambino. L'immagine, realizzata in rilievo su pietra porosa e poi dipinta, è accolta in una nicchia a forma di tempietto sormontata da un frontone triangolare. Da sempre attribuita a Lorenzo Canozi, forse in virtù dell'artisticità della composizione, l'opera è invece con tutta probabilità contemporanea all'istituzione del Monte avvenuta nel 1509, quando lo scultore lendinarese era ormai morto da tempo. Va però ricordato che una figlia di Lorenzo Canozi, Falconetta, sposò un tal Giovanni Lombardo lapicida, a cui con maggior probabilità si potrebbe far risalire la scultura. In effetti Giovanni Lombardo (della famosa famiglia di scultori che fra gli altri annovera Pietro Lombardo autore della bella Pietà posta nella chiesa di S. Francesco di Rovigo) visse a Lendinara, dove è documentato che nel 1516, alla sua morte, avvenne la divisione delle sue proprietà tra gli eredi.
3. Da via Garibaldi ci portiamo nell'attigua piazzetta dominata dalla quattrocentesca chiesa di S. Anna. Percorriamo quindi via U. Saba, girando poi a sinistra per raggiungere i giardini di Piazza dello Statuto, al centro dei quali si erge una bella Statua in bronzo di S. Francesco d'Assisi, ivi collocata nel 1951 e realizzata dal vicentino Neri Pozza. Il santo della povertà sembra benedire i passanti e i bimbi che numerosi frequentano i giardini, attrezzati con idonei giochi per l'infanzia.
4. Transitiamo quindi davanti alla Chiesa di S. Francesco seguendo l'omonima via che, superata la strada statale, prende il nome di Via Lunga. Percorsi cento metri, sulla destra troviamo il Sacello di S. Chiara e della B. V. del Rosario, presente in loco da oltre due secoli, giacchè figura elencato nella visita pastorale compiuta dal vescovo Speroni nel 1790. Il tempietto, meta dei fedeli soprattutto nel mese di Maggio per l'incontro serale del "fioretto", si presenta in buone condizioni per un recente restauro. Sul lato destro è attiguo ad una mura di cinta, mentre nella parete sinistra presenta una finestrella ottagonale, la cui forma viene richiamata anche nella parte superiore della porta d'ingresso. Sullo stipite sinistro sono elencate le indulgenze concesse dal papa ai visitatori.
5. Proseguiamo quindi nella stessa direzione percorrendo via Lunga per circa due chilometri finchè, prima di raggiungere il paese di Saguedo, sulla sinistra, raggiungiamo il Capitello di S. Gaetano da Thiene. Poche le notizie relative al sacello che, dedicato al Santo di Thiene a protezione della parrocchia di Saguedo, conta più di duecento anni ed è bisognoso di un urgente intervento di restauro. Non privo di originalità si presenta il disegno architettonico del piccolo edificio religioso caratterizzato da una sorta di pronao con frontone triangolare, attraverso cui si ha accesso alla stanza che accoglie l'immagine del santo.
6. Giungiamo frattanto nella piazzetta di Saguedo, nel cui angolo sinistro, troviamo un pilastro su cui si apre una Nicchia della Madonna Immacolata. Struttura quadrangolare molto semplice, eretta a delimitare il crocicchio da cui prende il via la strada che porta a Barguglio. Costruita probabilmente alla fine dell'Ottocento, versa in condizioni di abbandono.
7. Pressoché di fronte al capitello della piazzetta, su un massiccio pilastro che sostiene un cancello che dà accesso ad una abitazione privata, scorgiamo un Capitello dedicato alla Madonna di Lourdes. Si tratta di una nicchia a forma di grotta che accoglie una statuetta della Vergine, seguendo una iconografia facilmente identificabile.
8. Proseguiamo lungo la via con direzione Campomarzo. Fatti cento metri, sulla destra, sulla facciata di una casa color ocra, scorgiamo una Nicchia con un'immagine della Madonna del Pilastrello. All'interno di una bianca cornice, delimitata alla base da un elemento a forma di vaso che si conclude con una sfera, notiamo un dipinto, un po' rovinato nella parte inferiore, che propone il segno di devozione alla Vergine del Santuario di Lendinara, che troviamo anche poco oltre.
9. Ecco infatti, sulla sinistra, il Capitello alla B. V. del Pilastrello. Uno slanciato pilastro, inserito in una mura di confine, accoglie una nicchia dalle forme inconsuete, ispirata all'arte orientale per il vertice che si protende verso l'alto. Il pilastro è arricchito sulla sommità da una struttura piramidale, sotto la quale sono state realizzate quattro piccole cornici. L'immagine della Madonna è protetta dalle intemperie da una finestrella sagomata come la nicchia. Questo capitello è la meta della processione che, partendo dalla chiesa di Saguedo, si svolge ogni anno nel mese di Maggio, a conclusione dei festeggiamenti mariani.
10. Prendiamo la direzione di Campomarzo: la strada sinuosa corre tra la fertile campagna verso l'Adige. Dopo un paio di chilometri raggiungiamo il possente argine del fiume. Imbocchiamo la salita di sinistra per giungere in uno spiazzo erboso ove troviamo l'Oratorio di Pradespin dedicato alla B. V. del Pilastrello. Il luogo è ameno, caratterizzato dalla verde spianata che domina la campagna, delimitata a destra dall'argine e a sinistra da varie piante forse nate e cresciute spontaneamente. Il tempietto in cotto, nella sua semplicità non è privo di una certa eleganza: due lesene, sempre in cotto, delimitano le estremità della facciata; al loro culmine sono state erette due croci. Altre due lesene percorrono parallele la facciata, delimitando la porta d'ingresso ed innalzandosi oltre la sommità della chiesetta, a dar vita ad un campaniletto a vela, ove sono alloggiate tre campane. Anche sul vertice di questa struttura si innalza una croce, da tempo inclinata dopo una bufera di vento. Da notare nella facciata del tempietto anche le due nicchie parallele alla porta, sopra cui corre una doppia cornice in senso orizzontale, mentre sotto il campaniletto prende forma un piccolo rosone. La chiesetta costruita nel 1892, sostituisce la precedente eretta nel 1837 a ringraziamento della Madonna di Lendinara "sul luogo del pericolo e del prodigio", a seguito di una eccezionale piena dell'Adige verificatasi il 20 Giugno 1837. L'abbattimento del tempietto originario si rese necessario per lavori di rinforzo agli argini realizzati dopo la grande alluvione del 1882, che inondò sia il Polesine che i territori della bassa padovana.
11. Fatta una sosta più ampia del solito presso la chiesetta di Pradespin, meta di tante scampagnate degli abitanti di Lendinara, ci spostiamo di soli duecento metri, per raggiungere, sempre sotto l'argine, il Capitello della B. V. del Rosario. Anche questo, come l'oratorio precedente è stato rifatto e risistemato in tempi recenti. Il tempietto presenta la facciata in cotto, che spicca nettamente sulle altre pareti intonacate e dipinte di bianco. Elementi di decoro sulla facciata sono la porta con arco a tutto sesto ed il rosone il cui vetro, che dà luce all'interno, presenta una bella protezione in ferro battuto a forma di margherita. Il sacello si completa alla sommità con un frontoncino dentellato su cui si innalzano tre pinnacoli sormontati da tre piccole croci.
12. E' tempo di tornare. Raggiungiamo la sommità arginale percorrendo la strada sterrata in direzione della corrente del fiume fino al paesello di Barbuglio. Il silenzio è quasi totale: in lontananza il borbottare di un trattore, vicino un volo di rondini, con allegri trilli, in direzione dell'acqua dell'Adige che viene sfiorata e subito abbandonata. A destra una campagna magistralmente coltivata, suddivisa in regolari rettangoli adibiti all'orticoltura. Raggiunta Barbuglio scendiamo verso il centro del paesello, passando davanti alla chiesa dedicata a S. Nicola. Ancora cento metri per l'ultima tappa. Sulla sinistra, in direzione di Lendinara verso cui facciamo ritorno, parzialmente occultato da una siepe, ecco il Capitello di S. Nicola. Si tratta di una nicchia, inserita in un pilastro di confine nei pressi di un crocicchio. Il capitello, recentemente restaurato dalla famiglia Capodaglio nella cui recinzione della proprietà si trova inserito, consta di un bianco pilastro sormontato da un tettuccio a forma di piramide a gradini, alla cui sommità si erge una croce. Una lampada sporgente illumina nottetempo la nicchia dove, protetta da un vetro, trovasi l'immagine di S. Nicola, il santo dei naviganti protettore di Barbuglio, un tempo fiorente porto fluviale sull'Adige. La storia dell'edicola risale al 1870. Prima dell'ultimo rifacimento va segnalata una ricostruzione, quale ex voto, nel 1918 dopo un rovinoso incidente (provocato da un carriaggio militare) che si concluse con la prodigiosa incolumità di cavallo e cavaliere.
Per il secondo itinerario (il quarto della serie Le vie dei Capitelli, essendo stati presentati i primi due percorsi nel n. 22 del Ventaglio, a cui si rimanda per completezza) l'appuntamento è fissato nei pressi del Santuario di Lendinara.
1. Lungo via del Santuario, all'incrocio con via T. Vecellio, sorge il Capitello di N. S. del Pilastrello. Si tratta di un'edicola (appoggiata alla facciata dell'edificio in passato adibito a stalla e che da tempo accoglie un'esposizione di mobili) che è stata recentemente restaurata dalla Famiglia Tomasin. Si presenta con le forme di un bianco tempietto, delimitato da due colonnine (con capitello in stile ionico) le quali sostengono un frontone ricurvo, al cui centro è inserito un mascherone miniaturizzato. La nicchia centrale, abbastanza profonda, accoglie un'ulteriore struttura coronata da un piccolo frontone triangolare, al cui interno, sopra uno slanciato piedistallo, è stata collocata una statuetta della Madonna, dietro il cui capo è posizionata una ghirlanda di stelline dorate.
2. Percorriamo la via in direzione del centro cittadino, fino ad incontrare, sulla destra, via S. Giuseppe. Sulla parete di un edificio sulla destra, facente parte del complesso dell'Istituto Immacolata, si trova la Nicchia del Crocefisso, realizzata nel 1867, ma da anni priva proprio del crocefisso che ne contraddistingue il nome. L'edicola si presenta abbastanza elaborata: la parte più elevata è caratterizzata da una cornice trilobata, mentre quella inferiore poggia su un doppio basamento con sporgenze differenziate, sotto cui, al centro, è collocata la testa di un angioletto. All'interno della nicchia spiccano fiori dipinti su uno sfondo blu, a sua volta circondato da una cornice anche questa con soggetti floreali.
3. Proseguiamo il nostro itinerario passando davanti al Duomo, imboccando via Baccari. Percorsi cinquanta metri, sulla destra notiamo la chiesetta sconsacrata e da tempo abbandonata detta del Cristo, in uno stato di penoso disfacimento. Proseguiamo quindi per imboccare, a sinistra, via Duca d'Aosta, conosciuta dai lendinaresi come via Fossa, nome che ricorda tempi lontani quando effettivamente qui esisteva la fossa che correva attorno al castello estense. A metà di questa via troviamo il Capitello di via Fossa, oggi così chiamato perché manca un'immagine sacra in grado di contraddistinguerlo. Su un pilastro della mura di confine che sorge sulla pubblica via, si apre infatti una nicchia che un tempo accoglieva l'effigie della Madonna.
4. Con un po' di malinconia, suggerita dallo stato di abbandono in cui versano alcune testimonianze di fede individuate proprio nel centro cittadino, superata piazza Risorgimento imbocchiamo via G B. Conti, proseguendo poi sulla strada arginale dell'Adigetto (riviera IV Novembre) con direzione Rasa. Fatti circa duecento metri, sulla destra troviamo il Capitello di N. S. del Pilastrello. Si tratta di una nicchia inserita in un pilastro di una recinzione, al cui interno è alloggiata una statuetta dedicata alla Madonna di Lendinara. Sulla sommità del pilastro, sopra un doppio basamento, si erge una pigna, forse retaggio inconscio di tempi antichissimi, con riferimento all'uovo cosmico, simbolo di fecondità e rigenerazione.
5. Continuiamo il nostro itinerario prendendo la prima strada a destra, via S. Rocco, dove, fatti duecento metri, all'intersezione con via De Gasperi, troviamo il Capitello della B. V. di Lourdes. Si tratta di un'edicola che accoglie una statua della Madonna col manto azzurro dalle dimensioni decisamente grandi se confrontate con la tipologia solitamente presente nei capitelli. Ai lati della bianca nicchia centrale corrono due simmetrici pilastrelli quadrangolari in cotto che sorreggono un tettuccio a quattro falde. La costruzione del capitello risale agli anni successivi la seconda guerra mondiale, nel periodo in cui erano iniziati i primi interventi edilizi nella zona per costruire abitazioni destinate agli operai ed agli impiegati del Canapificio-Jutificio. La realizzazione dell'edicola fu curata dal sig. Bruno Cibotto, all'epoca direttore della fabbrica. Restaurato oltre vent'anni fa, il capitello, sempre ben curato e spesso meta di devoti, è stato recintato ed isolato dal retrostante spazio destinato al verde pubblico.
6. Facciamo ritorno sulla strada che corre sull'argine sinistro dell'Adigetto, passando davanti al bel tempietto di S. Rocco, sacrario militare, per procedere verso Rasa. Percorsi due chilometri, alle porte del paesello, sulla destra imbocchiamo via Caselle, avanzando di circa duecento metri. Presso il portone di accesso dell'abitazione della famiglia Feriotto, troviamo il Capitello dedicato alla Madonna di Lourdes. La bianca statuetta della Vergine con cintura azzurra è situata in una nicchia a forma di grotta, sorretta da un pilastro circolare in cemento. La costruzione è recente (20 Maggio 1988) e nasce dalla volontà di provvedere a dotare la via, tra le poche a Rasa prive di un riferimento sacro, di un capitello dedicato alla Madonna.
7. Tornati sulla strada principale, superiamo la chiesa parrocchiale dedicata a S. Andrea, raggiungendo l'Oratorio di S. Antonio Abate. E' una piccola chiesetta dalle origini antiche, la cui esistenza è documentata fin dai primi anni del '400, quando era annessa ad un ospedale. Ma già sul finire del secolo successivo doveva apparire alquanto trascurata se il vescovo Canano, nel 1580 durante una sua visita così ebbe a scrivere: "…chiesetta disadorna, altare vecchio e mal ridotto con mensa di legno… nessun segno di sacro nè all'interno nè all'esterno…". Il tempietto, recentemente ridipinto, è poco visibile dalla strada perché occultato da un'alta siepe: presenta quattro lesene che corrono lungo la facciata fino ad incontrare il frontone sul quale si ergono tre pinnacoli, di cui quello centrale è munito di croce. Nella parte posteriore sinistra, accostato ad un altro caseggiato, si erge un campaniletto a vela ove è alloggiata una campana.
8. Venti metri più avanti, nel giardino della Scuola Materna, su un pilastro si regge una Statua della Madonna Immacolata. La bianca immagine della Vergine emerge dal verde della vegetazione, richiamando un reverente cenno di saluto dei passanti.
9. Avanziamo di circa duecento metri, fino ad incontrare, sull'angolo della laterale via Fossello, il Capitello della Madonna di Lourdes. La costruzione, che risale al 1936, è dovuta all'iniziativa del sig. Ferdinando Prearo che, volendo ringraziare la Vergine per il ritorno del figlio dalla guerra d'Africa e testimoniare la sua devozione alla Madre di Dio, chiese ed ottenne dal Comune di Lendinara la possibilità di trasformare a capitello votivo il pilastro da tempo inutilizzato, alla cui sommità era inizialmente posto un lampione a petrolio per illuminare il crocicchio. Il capitello quasi interamente ricoperto da una pianta rampicante, presenta nella parte centrale una nicchia azzurra che accoglie una statuetta della Madonna. Dall'anno della sua costruzione è punto di riferimento per il fioretto nel mese di Maggio, alla conclusione del quale diviene meta di una processione e di un momento ricreativo.
10. Ci inoltriamo per circa cinquanta metri lungo via Fossello fino ad incontrare il Capitello della B. V. del Pilastrello. Si tratta di un pilastro quadrangolare color mattone, culminante con un tettuccio a due falde sotto il quale si apre una nicchia, al cui interno, protetta da un vetro, è collocata una statuetta scura riproducente le fattezze della Madonna di Lendinara. La costruzione risale agli anni '50 quando il sig. Narciso Passadore, essendosi disseccato un albero utilizzato come sostegno per un piccolo tabernacolo ormai deteriorato dalle intemperie, pensò di realizzare la nuova testimonianza di fede.
11. Proseguiamo il nostro itinerario in direzione di Badia Polesine per circa tre chilometri fino ad incontrare, sulla sinistra, una deviazione indicata come Calà della Forca. Nome inquietante giacché, a quanto pare, non si riferisce all'attrezzo usato dai contadini, ma all'esecuzione di alcuni verdetti di impiccagione messi in atto dagli Austriaci in almeno due occasioni: nel 1820 nei confronti dei briganti che infestavano la zona; nel 1859, nel corso della seconda guerra di indipendenza, nei confronti di un tal Franzoso, scambiato per l'assonanza del suo cognome con un nemico francese. Forse si deve proprio alla pietà delle persone della zona la costruzione di un'edicola in segno di pace ed amore cristiano, ad espiazione dei gravi fatti. Risistemata negli anni '80 del secolo scorso, si è inteso dare una nuova destinazione alla piccola costruzione da allora denominata Capitello della Madonna del Ritorno, in omaggio agli emigrati della nostra terra e dell'associazione Polesani nel Mondo che li rappresenta. La sacra rappresentazione custodita all’interno, realizzata con la tecnica del mosaico, è opera dell'artista rodigino Edoardo Chendi.
12. Abbiamo raggiunto il punto più avanzato della nostra escursione, portandoci in territorio badiese. Iniziamo pertanto il ritorno, prendendo una via sinuosa che porta verso la strada statale ove, in località Ca' Mignola Bassa Rasa, troviamo il Capitello della B. V. del Rosario. Sembra che il sacello risalga all'800, ma è stato certamente ricostruito durante la seconda guerra mondiale dal sig. Raimondo Baccaglini, presso la cui proprietà è accostato. Si tratta di un tempietto color rosa sulla cui facciata, ai lati della squadrata porta d'ingresso, corrono due lesene che, stranamente, sono distanziate di qualche centimetro dal frontone triangolare che le sovrasta. Sulla sommità, nella parte posteriore, a mo' di campanile, si innalza una singolare struttura in ferro che sorregge una minuscola campana. Il capitello è meta di incontri di fede il 7 Ottobre, festa della Madonna del Rosario, e nel mese di Maggio per il fioretto.
13. Proseguiamo lungo la strada statale in direzione di Lendinara fino all'incrocio con la via che proviene da Rasa. Giriamo a sinistra con direzione Villafora: il nome della via, Capitello Rasa, ci annuncia che non lontano troveremo una nuova testimonianza di fede. Ben presto, sulla sinistra, scorgiamo infatti il Capitello di Maria Assunta. E' documentato che il sacello, risalente al '700, ha subito una radicale ristrutturazione ed ampliamento dopo la seconda guerra mondiale, quando, il sig. Romani provvide ad acquistare ad Ortisei la statua in legno della Madonna, poi posta sopra l'altare. L'ultimo intervento sostanzioso di consolidamento risale al 1989, portato a termine dall'impresa Bernardinello con il contributo della gente del posto. Il bel tempietto bianco si presenta con una apertura ogivale affiancata da due lesene color grigio, caratterizzate da un alto basamento e capitello dorico. Una cornice delimita l'architrave su cui poggia il frontone, sormontato da una croce e decorato all'interno con un elemento circolare a mo' di rosone. Sull'architrave spicca la scritta Viva Maria, mentre nella parte retrostante destra si innalza un minuscolo ma elaborato campanile sormontato da una croce. La chiesetta è custodita dalla famiglia Pastore e diviene meta di incontri di fede nel mese di Maggio per il fioretto serale ed il 15 Agosto per la festa dell'Assunzione. L'ultima domenica di Agosto viene organizzata una cena collettiva delle famiglie del vicinato, occasione per raccogliere un contributo, necessario per il mantenimento del tempietto.
Apprese tutte queste notizie, che testimoniano la funzione socializzante oltre che religiosa dei capitelli costruiti nel corso dei secoli nei vari rioni del comune di Lendinara, facciamo ritorno al punto di partenza del nostro itinerario, ovvero al Santuario del Pilastrello, ove è custodita la statua della Madonna nera, la cui devozione ha ispirato, come si è visto, molte delle edicole individuate.