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Archivi: Articoli d’archivio

  • Le associazioni di Bottrighe

    Bottrighe, centro rivierasco del Basso-polesine, 2400 anime, è ricchissimo di associazioni che operano in svariati campi della cultura, dello sport, della ricreazione e della musica. Fattore positivo ed invidiabile in un così piccolo centro, segno di un tessuto sociale davvero sano.

    Tra le istituzioni più antiche, ancor oggi in attività, va segnalata la costante presenza del Coro Polifonico della chiesa dedicata ai Santi Francesco d’Assisi e di Paola, la cui data istitutiva (non trovata) si perde nella notte dei tempi. Il complesso, 30 elementi, è oggi diretto da Carla Bizzaro.

    Un altro apprezzato gruppo corale, attivo dal 1968, istituito come piccolo coro di voci bianche dall’allora parroco monsignor Vincenzo Polo, si trasformò poi nel 1978 in coro femminile Eco del fiume, attualmente diretto da Chiara Casazza.

    Altro coro popolare ad organico femminile è il Plinius diretto da Antonella Pavan, formato nel 1987 come coro di voci bianche “Biribò”.

    Dal 1993 è attivo un Coro di Voci Bianche parrocchiale diretto da Maria Elena Fincato e dal 1996 il quintetto femminile a cappella Le Eliadi diretto da Roberta Crepaldi con repertorio gospel e musica internazionale.

    I canti e i balli della tradizione polesana vengono invece proposti, sin dal 1965, dal gruppo folkloristico Bontemponi & Simpatica Compagnia diretto da Loris Cominato. Il tutto è completato dalla Scuola di Musica “Melodica” che ha sedi anche a Corbola, Adria, Baricetta e Pettorazza.

    Nel settore della ricreazione, dal 1968 è attivissimo il Gruppo Sportivo Bottrighe che funge da autentica Pro loco paesana con l’organizzazione di annuali manifestazioni culturali, ricreative e folkloristiche che mantengono vive le antiche tradizioni del paese. Vanno ricordate, a proposito, le più significative e famose sfilate carnevalesche con i carri allegorici costruiti in loco, la festa della solidarietà a favore del centro leucemie di Padova ed i festeggiamenti ferragostani in onore degli emigrati.

    Nel settore cultura il Circolo “Baccàion” gestisce dal 1995 la biblioteca di Palazzo Civico. Funziona inoltre un Centro di Documentazione della tradizione Polesana curato dal gruppo folkloristico del luogo.

    Nel campo ricreativo va annoverato anche il Circolo Scacchistico Bassopolesano e l’associazione turistico-culturale “Marinote Club”.

    Nello sport, la prima società calcistica denominata Audax risale al lontano 1919 e successivamente verrà intitolata alla memoria dell’aviatore concittadino Umberto Maddalena. Proseguendo ininterrottamente l’attività agonistica, da due anni è ritornata a militare nei campionati di Prima categoria Veneto.

    Affiancano l’attività della gloriosa associazione calcio e seguono, dal 1986, le amatoriali squadre calcistiche Doriano Gallo della Polisportiva e dal 1997 le Black Sheep, ovvero le “Pecore Nere”.

    Nel campo umanitario operano, con apprezzate attività, i gruppi dei donatori di sangue dell’Avis e della Fias-Pados con oltre duecento soci donatori e l’associazione Alcolisti Anonimi del Basso Polesine. Ed ancora le Associazioni Combattistiche e d’Arma. l’Associazione Arma Aeronautica, i Paracadutisti d’Italia e la segreteria provinciale della Libera Caccia.

    E, per concludere, il gruppo parrocchiale La nostra voce, che tra le altre cose, a Natale, organizza il Presepe Vivente.

  • Le selle di Guendalina

    Fratta Polesine, centro noto anche oltre i confini provinciali per la sua storia, i moti carbonari, la presenza di una delle più belle ville del Palladio, la Badoera, gli straordinari ritrovamenti archeologici di Frattesina, nonché patria di Giacomo Matteotti, ha pure una notevole rilevanza economica, oltre che per la fiorente agricoltura, anche per una consolidata attività calzaturiera che si estende ai limitrofi territori di Lendinara e Villanova del Ghebbo.

    Proprio un artigiano di questo settore, attento al mutare dei tempi e con una lunga esperienza di lavoro, già da diversi anni ha capito che la sua competenza nell’ambito della pelletteria poteva costituire una solida base per tentare di introdursi con profitto nell’ambiente equestre dove è in costante incremento l’utilizzo del cavallo per il tempo libero e per fini agonistici.

    Così Franco Trevisan, questo è il nome dell’intraprendente imprenditore, oltre alle tradizionali scarpe ha cominciato a produrre qualche sella, vari modelli di stivali, borse da viaggio ed altri accessori.

    Incoraggiato dal successo iniziale ha proseguito con maggiore convinzione per questa strada, validamente coadiuvato dalla moglie Letizia, senza peraltro trascurare l’attività tradizionale. Con il passare del tempo è ulteriormente migliorata la competenza specifica, e si è affinata la produzione, tanto da poter soddisfare le richieste di un mercato particolarmente esigente.

    Ad un certo punto nell’azienda si verificò un evento di fondamentale importanza: l’inizio della collaborazione della figlia Guendalina, che dimostrò subito una grande passione per il lavoro unita ad un notevole intuito. Ciò determinò una svolta decisiva nella gestione aziendale.

    La ditta assunse la denominazione di “Trevisan Guendalina” ed allargò ulteriormente il suo campo di azione. Cominciò una sistematica partecipazione a mostre e rassegne specializzate, prima fra tutte la Fieracavalli di Verona dove, per lunga tradizione, ogni anno vi converge tutto il mondo equestre nazionale ed internazionale e dove ci si deve confrontare con le più avanzate realtà del settore.

    Per adeguare la struttura produttiva alla nuova realtà, recentemente si è ritenuto opportuno affiancare alla Ditta Trevisan Guendalina, una nuova impresa denominata OMNIKA S.r.l.

    La prima continua la sua produzione indirizzata ai vari accessori: chaps, mini-chaps, stivaletti, stivali per la monta all’inglese, tutti rigorosamente fatti su misura; la seconda provvede alla realizzazione di vari modelli di selle: inglese, americana, per endurance.

    Per quanto riguarda la monta inglese, la ditta è fornitrice del tedesco Franke Sloothaak il grande campione che vinse l’oro individuale al mondiale de L’Aia nel 1994 e l’oro a squadre al campionato mondiale di salto ostacoli di Roma nel 1998, di Rodrigo Pessoa, campione del mondo in carica per la stessa specialità e figlio del mitico Nelson cavaliere eccelso degli anni ‘60-’70.

    Circa la monta western, fornisce vari campioni e con i relativi prodotti è presente sul mercato tedesco, belga, francese e americano con il marchio registrato WW-WEST WOOD SADDLERY.

    Per quanto riguarda l’endurance, che consiste in competizioni su lunghe distanze, è specialista della sella “Podium”, anch’essa con marchio registrato, di concezione molto innovativa, leggerissima, con diverse parti intercambiabili in base alle esigenze del cavaliere e dotata di numerosi utili accessori. Questa è la preferita dello sceicco del Catar e del campione italiano in carica, Fiorucci.

    Dell’esperienza e della professionalità del gruppo Trevisan, si è servito anche Sandro Vannucci quando per la rubrica televisiva “Linea Verde” ha ripercorso a cavallo le antiche vie della transumanza. In quell’occasione sono state preparate selle speciali, di cui una in particolare era stata studiata per soddisfare le peculiari esigenze di lavoro dell’operatore televisivo.

    Come è facile immaginare, per accontentare clienti tanto esigenti, OMNIKA Srl ha dovuto conseguire livelli qualitativi di prim’ordine, indispensabili per resistere alla concorrenza internazionale sempre più agguerrita.

    Recentemente l’azienda ha cambiato sede andando ad occupare più ampi e moderni locali sorti nella nuova area artigianale del paese e dotandosi di ulteriori efficienti attrezzature.

    Ci sono tutte le condizioni perché questa dinamica impresa possa conseguire ambiziosi traguardi. La macchina produttiva è ben avviata e in buone mani per la decisiva presenza della giovane e brava Guendalina, tipico esempio di moderna imprenditrice determinata, intraprendente, con tanta voglia di lavorare bene e di resistere con grinta sui mercati che ha saputo conquistare.

    La preziosa collaborazione del padre con la sua lunga esperienza e la significativa opera di mamma Letizia, sono le migliori garanzie perché questa azienda possa conseguire risultati sempre più soddisfacenti e perché possano essere adeguatamente ricompensati in termini economici, ma anche umani, i sacrifici e le molte energie che in essa sono profuse.

    E’ incoraggiante notare che nella nostra terra, da sempre considerata di marginale rilevanza, in un centro come Fratta, dal tradizionale, prevalente carattere rurale, possano germogliare realtà economiche di questo tipo che incidono sul generale benessere e contribuiscono a delineare una immagine nuova del Polesine.

  • Premiato “El Tanbarelo”

    Prestigioso riconoscimento per il gruppo teatrale “El Tanbarelo” di Bellombra, che ha ottenuto il premio di “Miglior Compagnia” alla Ia Rassegna di teatro Comico Dialettale “Il Torrione” riservata ai gruppi amatoriali.

    Promossa dal Comune di Citerna, con il patrocinio della Provincia di Perugia e organizzata dal gruppo Teatro dei 90 Città di Castello, l’interessante Rassegna ha visto partecipare oltre 40 Compagnie da tutte le Regioni d’Italia, che la giuria preposta ha visionato, selezionando le cinque finaliste.

    Sorta 19 anni fa, per opera di alcune persone che, legate da spirito di amicizia e dalla passione per la recitazione, hanno deciso di “fare teatro”, la compagnia di Bellombra ha scelto come nome “El Tanbarelo” per mantenere fede ad una tradizione paesana che definisce l’abitante di Bellombra (frazione del Comune di Adria) “Belonbran dal Tanbarelo”. Si è inteso così dimostrare con calore e con un po’ di orgoglio l’attaccamento alle radici, al paese di origine.

    La Compagnia Teatrale, nell’arco di tempo in cui opera, si è cimentata particolarmente in commedie in dialetto veneto quali: La Broca rota di E. Kleist, Sior Todaro Brontolon di Carlo Goldoni, L’amigo de tuti di Carlo Bortolazzi, I Rusteghi di Carlo Goldoni, Corte magòga di G. Polo, Don Checo di A. Rovinelli, ottenendo sempre consensi e riconoscimenti in ambito regionale e nazionale.

    Il gruppo è formato da 20 persone la cui età varia dai 20 ai 45 anni, le quali, con la loro attività, intendono recuperare, non solo il gusto del teatro amatoriale, ma anche il singolare patrimonio storico culturale della civiltà veneta. Particolare attenzione viene rivolta alle tradizioni di un mondo contadino e popolare che sono tipiche della terra polesana.

    Oltre ad essere ben conosciuta ed apprezzata nella nostra provincia ed in ambito regionale, la compagnia di Bellombra negli ultimi tempi ha partecipato con grande successo ad importanti “trasferte”: Nichelino e Venaria Reale (Piemonte), Monza (Lombardia), Bolzano (Trentino Alto Adige), Latina (Lazio) e Viernheim (Germania) allettando serate indimenticabili alla presenza dei Polesani e Veneti nel mondo.

    La Compagnia ha partecipato, inoltre, alla Rassegna finale del Festival Internazionale “Ave Ninchi” Teatro dei dialetti del Triveneto e dell’Istria riservata alle cinque migliori compagnie. Nell’anno 2000, mettendo in scena il classico “Sior Todaro Brontolon”, è stata selezionata tra i cinque gruppi teatrali che hanno proposto migliori spettacoli nella prima edizione del premio teatrale “El Nostro Teatro” organizzato dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

    Altro importante cenno di merito riguarda la selezione e l’invito a rappresentare la brillantissima commedia “Don Checo” in occasione della serata finale e di premiazione del Concorso Teatrale Nazionale “Città di Chioggia Anno 2001”.

    Sostenuta da tutti questi riconoscimenti la compagnia Bellombrana si appresta a festeggiare nel 2002 il significativo traguardo di venti anni di attività e presenza. Infatti sono già state pensate e previste una serie di manifestazioni e di iniziative che vedranno coinvolti oltre il paese di Bellombra, anche la città di Adria, la Provincia di Rovigo, la Regione del Veneto e la Federazione Italiana Teatro Amatori; iniziative che comprenderanno spettacoli e rappresentazioni teatrali, rassegne, convegni, mostre fotografiche e altro ancora per rendere un meritato omaggio alla Compagnia Teatrale “El Tanbarelo”, che in tutti questi anni di intensa attività ha saputo degnamente valorizzare la tradizione ed il patrimonio del teatro amatoriale e del nostro dialetto veneto.

  • Il riso in cucina

    Alimento tra i più diffusi al mondo, coltura tipica del Delta, il riso, all’Istituto alberghiero di Adria, è oggetto di studio e preparazione di primi piatti.

    Presentiamo di seguito tre ricette predisposte per l’esame della classe 5ª A, ristorazione, docente Fantinato Maurizio.

    Risotto alla canarola

    Piatto tipico del Basso Polesine. I raccoglitori di canna (tutta la famiglia era impegnata nel lavoro) ponevano sul fuoco questa minestra e la trovavano pronta dopo alcune ore. Si può paragonare a certi piatti di altre province come il “risotto alla pilota” del Veronese e del Mantovano, o alla “ribollita” toscana, tutte minestre che non abbisognano di particolari attenzioni.

    Tempo richiesto: 3 ore. Grado di difficoltà: medio. Livello calorico in kcal (per una porzione): 470 (pari a 1966 kJ).

    Svolgimento della ricetta: ammorbidire i fagioli per almeno 12 ore in acqua. In una pentola porre il cotechino forato con una forchetta (perché non si rompa durante la cottura) e i fagioli, coprire d’acqua e far bollire. In circa due o tre ore il cotechino è cotto, toglierlo e schiacciare i fagioli.

    In una padella a parte soffriggere la cipolla, la carota, il sedano e l’aglio tritati nell’olio, aggiungere questo composto imbiondito nel brodo del cotechino, versare il riso, la conserva di pomodoro, il vino e mescolare, salare e pepare.

    Spegnere quando il riso è ancora al dente, perché il brodo grasso del cotechino conserva a lungo il calore e fa proseguire la cottura.

    Servire accompagnando ogni piatto con una fetta di cotechino che si scomporrà con la forchetta.

    Risotto agli asparagi

    Il risotto con asparagi è tipico della zona di Bassano del Grappa e si prepara nei mesi di aprile-maggio, ma si trova oggi in tutta la regione.

    Il risotto veneto ha come caratteristica quella di essere presentato all’onda, nel senso che, scuotendo la pentola, deve formare una specie di onda.

    Tempo richiesto: 30 minuti. Grado di difficoltà: medio. Livello calorico in kcal (per una porzione): 574 (pari a 5401 kJ).

    Svolgimento della ricetta: bollire gli asparagi, raffreddarli, separare le punte, tagliare a tocchetti la parte tenera del gambo.

    Preparare un fondo di cipolla e cuocerlo con burro ed olio di oliva, unire i tocchetti d’asparago, rosolarli leggermente, aggiungere il riso (consigliato il vialone nano), bagnarlo con del vino bianco secco, farlo evaporare e cominciare ad aggiungere il formaggio grattugiato, il burro a pezzetti e mantecarlo.

    Disporlo nei piatti, guarnire la superficie con le punte degli asparagi saltate al burro e un pizzico di prezzemolo tritato finemente.

    Risi e bisi

    Antica, classica ricetta. Minestra o risotto? Né questo, né quello; fino dalla metà del ‘500, risi e bisi diviene piatto dogale per S.Marco (25 aprile). Dalla Serenissima si diffuse in tutte le città dell’Adriatico orientale e anche in Grecia, in Turchia e nel Libano.

    Tempo richiesto: 40 minuti. Grado di difficoltà: basso. Livello calorico in kcal (per una porzione): 527 (pari a 2204 kJ).

    Svolgimento della ricetta: preparare il brodo in anticipo con le carni, le ossa e le verdure, poi in un tegame, mettere a rosolare in poco olio e burro la pancetta tagliata a dadini con la cipolla e l’aglio tritati finemente.

    Poi aggiungere i pisellini e lasciare cucinare fino a 3/4 di cottura, aggiungendo, di tanto in tanto, qualche cucchiaio di brodo affinché non si attacchino.

    A parte tenere il brodo in ebollizione, quindi versarvi il riso e lasciarlo cucinare fino a 3/4 di cottura, dopodiché aggiungere i pisellini e completare la cottura, aggiungendo nel contempo 2 cucchiai di prezzemolo tritato.

    E’ importante che i pisellini siano abbondanti, così la minestra acquisterà il suo bel colore tipico “verde-pisello”.

    Condire il tutto con sale, pepe e poco parmigiano e alla fine questa minestra “non dovrà risultare molto brodosa.

  • Il riso del Delta

    Fra i primati produttivi che il nostro Paese vanta in Europa, quello della produzione risicola appare il più eclatante.

    Secondo le stime dell’ Ente Nazionale Risi, la metà di tutto il riso prodotto nell’Unione è italiana: su 2.508.000 tonnellate, ben 1.229.000 sono state ottenute, l’anno scorso, nei 220.348 ettari delle nostre risaie, 5,5 t. per ettaro. Anche per quest’anno le cose non dovrebbero essere diverse. A fronte di una insignificante riduzione della risaia, stimata l’1%, poco più di 2.300 ettari, e che porta la superficie investita a 218.000 ettari, è attesa una produttività record in grado di annullare gli effetti della contrazione di superficie. Si rinnova, così, lo spettro delle eccedenze alla cui consistenza concorre, in modo decisivo, l’importazione dai paesi afro-asiatici (Egitto in testa) in merito agli accordi commerciali stipulati fra l’Unione e questi ultimi, accordi intesi come forma di aiuto nel favorire le loro esportazioni. In questi casi è sempre l’agricoltura a sostenere il peso maggiore di questi aiuti perché quei paesi, “in via di sviluppo”, altro non hanno che frutti della terra da esportare, ottenuti a costi impensabili per noi

    Per cercare di reggere alla concorrenza, il prezzo del nostro prodotto è diminuito notevolmente in questi ultimi anni. Il “Carnaroli”, considerata la varietà-principe per il risotto, come pure il Vialone nano, l’Arborio e altre, ha subito un drastica riduzione delle quotazioni mentre si è difeso meglio il Vialone. Vanno meglio i risi a chicco lungo perché trovano sbocco nel Nord Europa dove sono preferiti, per ragioni pratiche, ai “tondi”. Questi sono adatti per il risotto, un piatto tipicamente nostrano che richiede una maestria nella preparazione sconosciuta alle popolazioni nordiche.

    In Europa, dopo l’Italia, viene la Spagna con 853.000 tonnellate seguita dalla Grecia con 169.200, da Portogallo, con 142.600 e dalla Francia con 112.700. In Italia, invece, Il Veneto (stime Unioncamere 2000) concorre alla risaia nazionale con 4.379 ettari e 12.202 tonnellate.

    Il Polesine, con le risaie del Delta e qualche “oasi” nell’Alto, come a Bergantino e d’intorni, detiene il primato degli investimenti veneti con 2.350 ettari, e della produzione con 15.400 t.; segue Verona con le risaie delle “Valli” (Isola della Scala,ecc.) con 1.682 ettari e 8.830 t.; chiudono Venezia con 215 ettari e Vicenza con 132.

    I risicoltori deltini si sono organizzati nell’apposito Consorzio “Riso del Delta del Po” che sta per ottenere l’ambito IGP (indicazione geografica protetta) a significanza delle caratteristiche peculiari della produzione. Ma l’avvenire della risaia italica non è tranquillo. Occorre, come insistono i produttori, trovare una soluzione che garantisca la remuneratività della coltura a partire dalla riforma della Organizzazione Comune di Mercato e dal rilancio dei consumi, soprattutto interni per le varietà da risotto, altrimenti il rischio è una progressiva riduzione delle risaie a vantaggio del mais. Si innescherebbe, così, un altro rischio: quello del supero delle quote assegnate a questo cereale con le relative sanzioni previste dalla PAC.

    Ma c’è anche un altro aspetto da considerare con attenzione: la risaia assolve ad una grande funzione ambientale e paesaggistica, oltre che agronomica, della quale occorre tener conto nell’ambito di una gestione del territorio modulata ed equilibrata, come anche previsto e richiesto dalle direttive comunitarie.

  • Sirmio Lux Verbi

    Il tutto è nato da uno scambio epistolare tra il dr. Raffaele Peretto, direttore del Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo e il Museo Archeologico di Sremska Mitrovica, che si è concretizzato con una conferenza tenuta dallo stesso nella primavera del 2000, nella città della Vojvodina situata a circa 50 km da Belgrado.

    La terra polesana e Vojvodina sono accomunate dall’essere situate fra grandi fiumi: il Po e l'Adige la prima, il Danubio e la Sava la seconda.

    Nell'antichità romana Sirmium, il nome romano di Sremska, è stata una città importante e per un periodo, durante la tetrarchia, anche una delle sedi del potere imperiale. Questo è documentato da importanti ritrovamenti archeologici che attualmente sono visibili in varie aree nel contesto urbano.

    Questo primo contatto è stato poi seguito dall’arrivo in Polesine del gruppo teatrale della città slava presente alla V rievocazione del mercato della centuriazione romana, tenutosi a Villadose nell'agosto 2000. Nell'occasione il gruppo slavo ha rappresentato un pezzo ispirato all'imperatore Probo, che come è noto, nacque a Sirmium.

    E' stata quindi automatica la partecipazione del Gruppo di Antropologia Sociale dell'antichità del GAV di Villadose alla X edizione del Festival di Retorica “Sirmium lux verbi”, che si è tenuto a Sremska l'8 e il 9 giugno di quest'anno.

    Il Gruppo Archeologico di Villadose infatti, oltre a praticare fin dalla sua nascita avvenuta 12 anni fa, ricerca di superficie nel medio Polesine, ha sviluppato in questi ultimi anni una sezione di archeologia sperimentale allo scopo di ricostruire e divulgare didatticamente forme di vita dell'antichità romana. La sezione si articola in un gruppo di danze antiche, un gruppo di legionari (legio I italica) e il gruppo di antropologia sociale che cerca di ricostruire riti e cerimonie del periodo romano.

    Il festival, che si tiene a Sremska all'interno di un'importante area archeologica fra ruderi dell'antica città romana, è nato per ravvivare la lingua serba, impoverita da molti anni di guerra e vede la partecipazione di istituti universitari e scuole superiori provenienti da numerosi paesi particolarmente dell'area balcanica e slava. E' per questo che il gruppo di Villadose, rappresentando per la prima volta l'Italia, ha avuto una calorosa accoglienza e partecipando fuori concorso con un dialogo sul tema: “L’uomo di fronte alla sfida del nuovo millennio”, ha vinto un premio speciale assegnato dalla giuria.

    Il fatto di cimentarsi nell'arte oratoria all'interno di lacerti romani, di fronte ad un pubblico attento di circa 2000 spettatori, ha suscitato profonda emozione e anche considerazioni su come il recupero della lingua latina e dell'arte oratoria potrebbe essere un mezzo per valorizzare il nostro patrimonio archeologico nazionale. Il fatto di presentarsi in un contesto che richiama il mondo antico, vestiti con abiti ricostruiti secondo tecniche di archeologia sperimentale fa avvicinare sia l'attore che il pubblico allo spirito e alle emozioni provate allora, rendendo l'antichità più comprensibile e fruibile.

    Non è il caso di Villadose dove l'annuale ricostruzione storica del “Mercato della centuriazione romana” richiama migliaia di appassionati di storia e archeologia interessati a vedere non solo i reperti ma anche le ricostruzioni degli oggetti e dei riti antichi.

    Quest’anno la VI edizione, che si è tenuta lo scorso 1 e 2 settembre, ha riscosso un grande successo di pubblico. Erano oltre 300 i personaggi in costume e Villadose appariva veramente come un vicus romano.

    I visitatori hanno potuto visitare il mercato antico caratterizzato da numerose bancarelle con articoli ispirati all’antichità, vedere l’accampamento dei legionari o visitare il museo della centuriazione. Numerose le esibizioni durante tutto l’arco della giornata: in particolare per la prima volta in Europa i legionari di Villadose sotto la guida del loro istruttore Dario Battaglia, si sono esibiti nel catervario, una forma di combattimento simulato fra gruppi di legionari secondo le tecniche militari romane.

    A Villadose si è respirato un’aria veramente internazionale: erano presenti infatti il gruppo slavo del teatro di Sremska Mitrovica, un gruppo bosniaco del corso di Giurisprudenza dell’Università di Serajevo, una delegazione del museo di Tarragona in Spagna nonché amici tedeschi e croati. Con l’occasione sono stati consolidati ulteriormente i legami con la città slava, i cui rappresentanti sono stati ricevuti in Municipio dal sindaco di Villadose e dall’assessore provinciale alla cultura Gioia Beltrame.

  • I 25 anni della biblioteca

    Per la Biblioteca Civica di Giacciano con Baruchella, il 2000 ha rappresentato il 25° anno d’attività, perché, anche se istituita dal Consiglio Comunale negli anni 1973/74, è stata aperta al pubblico nel corso del 1975, in una stanza al pianterreno del Municipio, per poi passare negli anni '80 nell’attuale dignitosa sede, al primo piano dell’edificio che ospita anche gli ambulatori medici.

    La sede fu dunque inaugurata ufficialmente il 18 maggio 1991, quando la Biblioteca è stata intitolata al Prof. Dott. Ugo Grisetti. Alla sua memoria, e col contributo dei famigliari, il Comitato della Biblioteca ha istituito il Premio di studio, riservato agli alunni delle Scuole Elementari del Comune, impegnati in ricerche sull’ambiente, le tradizioni e la storia locali. Il Premio annuale si ripete regolarmente dal 1992.

    Il patrimonio librario dell’istituzione – frutto anche di varie donazioni, tra cui quella della famiglia Grisetti e quella dell’attuale bibliotecario volontario – ammonta oggi ad oltre 7000 volumi, regolarmente schedati ed elencati in un catalogo generale, reperibile anche su computer, tra cui varie enciclopedie ed opere di consultazione, alle quali è riservata un’apposita sala di lettura, che funge anche da sala conferenze e proiezione.

    Pur con mezzi finanziari limitati, messi a disposizione ormai solo dall’Amministrazione comunale, oltre ad assicurare la consultazione, il prestito librario, la fornitura di stampe e fotocopie agli alunni delle scuole, la Biblioteca ha cercato anche di essere un centro di animazione e promozione culturale. Si è dotata ad es., tra le prime in zona, di un impianto di videoregistrazione e tra le sue dotazioni annovera da anni un P.C. multimediale con stampante, per questo possiede anche con un ricco patrimonio di film, opere liriche ed altre produzioni in videocassetta e su cd-rom.

    Tutto questo materiale viene messo a disposizione della popolazione, ed in particolare degli studenti, grazie alla generosa disponibilità di un bibliotecario volontario, il Sig.Nicola Cardascia, presente quasi tutto l’anno in biblioteca, coadiuvato prima dalla studentessa Miotto Erika e poi dal dipendente comunale Sig. Claudio Calanca. Dallo scorso mese di luglio, poi, è entrato in servizio l’obiettore di coscienza Andrea Mazzetto e ciò permette un’apertura al pubblico più regolare.

    Si è ora in attesa della connessione del comune alla rete Internet, perché la Biblioteca possa usufruire e mettere a sua volta a disposizione dei suoi utenti – che potranno così aumentare – nuovi collegamenti e nuovi servizi.

    Notevole l’attività svolta in questi anni: concerti, mostre, conferenze e presentazione di novità editoriali in collaborazione con istituzioni locali e provinciali (Accademia dei Concordi, Minelliana ecc.), rappresentazioni teatrali, stampa di alcuni fascicoli periodici, di un volumetto sulla Maestra Pasini (ristampa di “Umili Martiri”) ed alcune pubblicazioni poetiche del Prof. Ario Stevanin (quasi tutte in vernacolo altopolesano). Una sintesi di tutta la produzione è stata proposta in un supplemento al giornalino comunale “Comune Informa”, un fascicolo riccamente illustrato e stampato per tutte le famiglie del comune che l’hanno ricevuto tramite posta nel mese di giugno. Ne è stata inviata copia anche alle Biblioteche polesane ed ad altre istituzioni locali.

    Un momento molto significativo, legato al ricordo dei 25 anni della biblioteca, si è vissuto nella serata di venerdì 25 maggio scorso, giorno di apertura anche della Fiera. Una sala parrocchiale stracolma di gente, presenti varie autorità e dirigenti scolastici, ha fatto da degna cornice ai festeggiamenti per il 25° anniversario di apertura della biblioteca.

    Abbinate all’avvenimento, reso così più completo, due ricorrenze scolastiche: la 10ª edizione del Premio di studio “U.Grisetti” (Scuola Elementare) e la 15ª della Borsa di studio “G.Pasini-Grisetti” (Scuola Media).

    Dopo i saluti iniziali e la presentazione da parte dell’ insegnante Daniela Ferlin, i lavori sono stati aperti dagli alunni della Va elementare i quali sono stati interpreti di alcune gustose scenette sul tema del concorso “Come i nonni sognavano la scuola”, tema corrispondente quest’ anno a quello scelto come progetto d’Istituto e rappresentato anche nell’album realizzato insieme e nei cartelloni esposti . Il premio, consistente in una confezione di materiale di cancelleria, è stato assegnato, come sempre a tutti gli alunni della classe .

    L’ex Dirigente dell’ Istituto Comprensivo di Trecenta, Dott. Cappello, nel suo breve intervento, ha tracciato un profilo della Maestra Guglielmina Pasini e del Prof. Ugo Grisetti, definendole tra l’altro “due persone di estrema sensibilità che sempre si sono prodigate per dare spicco e slancio alla parte più importante di una comunità: i ragazzi, soprattutto quelli più meritevoli di essere aiutati negli studi per la loro buona volontà”.

    La Borsa di studio “Pasini-Grisetti”, edizione 2000 (consistente in una targa d’argento), è stata assegnata dagli insegnanti ai due migliori alunni della 3ª Media dell’ anno scorso: Alessia Mantovani di Zelo e Matteo Zantonello di Menà.

    Il Provveditore agli studi, Dott.Viglione, da parte sua, si è complimentato con i vincitori ed ha auspicato, grazie al diffondersi dell’ informatica e delle sue applicazioni, in particolare Internet, la nascita di una grande biblioteca virtuale polesana, capace di assolvere alle esigenze e necessità più disparate, sia della scuola che della società.

    Il Direttore dell’Accademia dei Concordi, Dott. Mazzetti, intervenuto in modo specifico sul 25°, ha fatto una breve cronistoria della biblioteca, dal suo sorgere a metà degli anni ’70 ad oggi, ribadendo più volte che una biblioteca deve essere intesa “non come deposito di libri ma come anima culturale di una comunità, inoltre non deve essere schiacciata dalle innovazioni ma fruitrice delle stesse”, tramite le quali si è ad es. costituita già una prima rete provinciale di biblioteche, che rende anche possibili i prestiti a distanza.

    Dopo il saluto ed un breve intervento del Presidente della provincia Saccardin, è stata la volta del Sindaco Pasqualini, il quale ha ricordato che “i bambini costantemente trasmettono messaggi molto importanti, messaggi che purtroppo la frenesia della vita degli adulti spesso trascura, non considera e vanifica”.

    Dopo i ringraziamenti di rito, la cerimonia si è conclusa con la consegna di una targa a tutti coloro che a vario titolo sono stati considerati dei benemeriti dell’istituzione: M.°Antonio Aldo Pernechele (Sindaco fondatore ), Rag. Luciano Ghiotti (Segretario comunale), Prof. Ario Stevanin (primo Presidente), Prof.ssa Valeria Baccaglini (ex Presidente), Ins. Maria Previato Grisetti (benefattrice, promotrice del Premio di Studio), Prof.ssa Graziamaria Grisetti (benefattrice, alla memoria). Una targa ricordo è stata assegnata inoltre ai bibliotecari alternatisi nel tempo: Ugo Lanzoni, Antonella Mantovani e Nicola Cardascia. Infine una targa speciale è stata assegnata ai lettori (anzi lettrici…) più assidui: Giuseppina Cavazzana (senior), Elisa Guidorizzi ed Elisa Zantonello (iunior).

    Nella sala erano esposti numerosi pannelli e banchetti con materiale didattico e fotografico, allestiti dalle Scuole e dalla Biblioteca, oggetto di vivo interesse e di visita per tutto il periodo della Fiera di Primavera. Attenzione ed interesse anche per le altre due piccole mostre-mercato ospitate in sala: quella del libro, in collaborazione con l’Archivio della memoria di Presciane (Don P.A. Castello) e quella dei piccoli oggetti provenienti dalle missioni del Sudamerica, in collaborazione con le Suore Elisabettine.

  • Il Polifonico Città di Rovigo

    Da più di vent’anni un gruppo di appassionati della coralità si ritrova costantemente, con impegno ed entusiasmo, per far rivivere i capolavori vocali della musica occidentale.

    Da più di vent’anni questo gruppo offre il suo lavoro all’ascolto del pubblico, ottenendo sempre consensi e riconoscimenti. È il Coro Polifonico Città di Rovigo, una realtà ormai importante nell’ambiente musicale, e più generalmente culturale, rodigino.

    Il coro

    Il Coro Polifonico Città di Rovigo nasce nel 1979 per iniziativa del suo primo direttore, Giorgio Mazzucato. Grazie alla dedizione e alla competenza del maestro e alla gioia di cantare insieme di tutti i coristi, il gruppo affronta fin dall’inizio con coraggio vari percorsi musicali. Le diverse esperienze musicali così maturate all’interno del gruppo hanno dato vita a distinte formazioni, dal coro misto alla schola gregoriana, dal gruppo femminile all’insieme vocale solistico. Proprio grazie a questa diversificazione di organico, il repertorio del gruppo ha spaziato dal canto gregoriano al Novecento storico e ai contemporanei, pur privilegiando la grande produzione polifonica rinascimentale e barocca. La continua ricerca stilistica e lo studio della prassi esecutiva delle varie epoche, nonché la cura dell’aspetto vocale – tratto caratteristico di questo coro è sempre stato il suo “suono”, come il timbro di un pregiato strumento – hanno fatto apprezzare il Polifonico Città di Rovigo durante le sue esibizioni in Italia e all’estero.

    Non trascurabile nella promozione del canto corale in ambito locale è stato lo spirito aggregante attorno ad un concetto alto di coralità, spinto dall’intuizione e dall’entusiasmo del direttore, che ha dato vita ad una vera e propria scuola corale rodigina, concretizzata nella nascita di nuovi gruppi corali, tuttora in attività.

    Successi

    La fine degli anni ’80 è stata per il Polifonico particolarmente fruttuosa di primi premi in concorsi internazionali, da Arezzo nel 1988 per il canto gregoriano a Stresa per la polifonia a voci miste (1990), culminando ancora ad Arezzo (1990) per l’insieme vocale da camera, dove si è aggiudicato il “Gran Premio Città di Arezzo” (primo gruppo italiano nella storia del concorso) e il “Premio Speciale Fosco Corti” per la migliore interpretazione del madrigale.

    Negli anni successivi, alla consistente attività concertistica si è affiancata l’incisione di due CD.

    Il nuovo corso

    Nel 1998, dopo tanti successi e soddisfazioni, Giorgio Mazzucato ha “passato il testimone”. La direzione artistica del Polifonico Città di Rovigo è stata così affidata a Marco Scavazza (per la vocalità) e a Vittorio Zanon (per la direzione), due musicisti impegnati professionalmente nello studio e nell’esecuzione del repertorio rinascimentale e barocco.

    Dopo un anno di intenso studio e riassestamento, il coro ha ripreso con vigore la sua attività, cercando di innestare nella ricca esperienza passata la ricerca di nuovi percorsi musicali proposti dalla singolare sensibilità dell’attuale maestro.

    Nel 2000 il Coro Polifonico Città di Rovigo è stato l’unico gruppo corale veneto invitato a Roma nel cartellone ufficiale dei “Concerti del Giubileo”.

    Attualmente la compagine è accresciuta, grazie anche all’aggregazione di diversi coristi provenienti dall’apprezzato Coro da Camera “F. Malipiero”, scioltosi lo scorso anno.

    Una dimensione europea

    Fin qui si potrebbe pensare che l’attività di questo coro sia strettamente dedicata alla “performance”, in un’ottica strettamente professionistica, pur essendo un coro di amatori. Si farebbe torto ad un’altra dimensione del “fare coro”, più profonda e personale, che unisce i singoli coristi fra loro e con altri cantori appartenenti ai tanti cori che il Polifonico ha incontrato.

    Un’importantissima attività che questo gruppo ha sempre curato è proprio quella dello scambio culturale. Cori tedeschi, spagnoli, francesi, ungheresi, polacchi, gallesi, ed anche israeliani, sono stati ospitati a Rovigo ed hanno a loro volta ospitato il Coro Polifonico Città di Rovigo nella loro terra. Sono nati così fruttuosi contatti musicali, ma, forse più importante di ogni aspetto tecnico, si è creata una rete di amicizie che perdura negli anni.

    Lo scorso luglio, tra la pace delle colline senesi, a Sinalunga, il coro ha effettuato delle giornate di studio intensivo che si sono concluse con un concerto nella Pieve di S. Pietro ad Mensulas, a Sinalunga, e l’animazione della messa mistica cornice dell’Abbazia di S. Antimo.

    Programmi

    Nei prossimi mesi il coro sarà impegnato in vari concerti.

    L’attuale proposta musicale è dedicata al repertorio romantico, tra cui spiccano la Messa in Re di A. Dvořak e alcuni mottetti di A. Bruckner, ma già il prossimo anno il gruppo sarà impegnato nell’ambizioso progetto dell’esecuzione ed incisione di brani inediti ad 8 voci del musicista rodigino A. Burlini (1577-1623), un tipo di operazione non nuova per il coro, che ha già offerto esecuzioni emozionanti degli inediti “Responsori del Giovedì Santo” di A. Scarlatti e di alcune pagine polifoniche del musicista veronese contemporaneo M. Crestati.

    Non solo coro

    Un’attività tanto intensa ed importante non sarebbe possibile senza un’organizzazione precisa, ancora una volta affidata alla passione e alla disponibilità di coristi e sostenitori che, ormai più di dieci anni fa, hanno fondato l’Associazione Polifonico Città di Rovigo, con lo speciale intendimento di promuovere in città e in provincia la cultura musicale e più specificamente quella corale.

    Ecco allora che al coro, con le sue prove, i suoi concerti, i suoi scambi, si sono affiancate nel tempo nuove attività. Dapprima sono stati avviati corsi di alfabetizzazione musicale per bambini, basati sul metodo Kodaly, per sopperire a quella che era un’annosa carenza della scuola italiana di base, nella consapevolezza che l’amore per la musica e per il canto devono essere stimolati fin dall’infanzia.

    Tre anni fa la Curia Vescovile di Adria-Rovigo ha proposto all’Associazione la gestione e l’organizzazione didattica dell’Istituto Diocesano di Musica “S. Cecilia”, ora al suo 19° anno di attività. L’insegnamento in questa scuola è svolto dal direttore del Polifonico, Vittorio Zanon e da altri musicisti professionalmente preparati che fanno anche parte dell’organico del coro.

    Infine, l’ultima nata fra le proposte dell’Associazione Polifonico Città di Rovigo è la rassegna “Concerti a Palazzo Campo”, iniziata quest’anno con notevole successo di pubblico. Questa manifestazione è stata a lungo voluta ed infine realizzata anche per promuovere l’attività di giovani musicisti, soprattutto locali, che si vogliono dedicare al concertismo.

    In quest’ottica di promozione culturale, l’Associazione sostiene attivamente la neonata orchestra da camera “I Musici della Concordia”.

    La sede: continua l’illusione?

    Nel corso degli anni, le molteplici attività dell’Associazione Polifonico Città di Rovigo hanno trovato accoglienza dapprima nel convento dei Padri Cappuccini, successivamente in locali della Curia Vescovile, quindi all’Istituto Magistrale, ed attualmente all’interno di Palazzo Campo, sede staccata del Liceo Scientifico, in alcuni ambienti che il Preside del Liceo e l’Amministrazione Provinciale hanno voluto gentilmente concedere.

    Tuttavia, il numero crescente di persone coinvolte – ormai oltre cento – renderebbe necessario il reperimento di una sede stabile, più idonea allo svolgimento delle diverse proposte culturali del Polifonico.

    Il Consiglio Direttivo dell’Associazione si è sempre adoperato per ottenere dalle varie Amministrazioni che si sono succedute a Palazzo Nodari l’assegnazione di una sede adeguata quale riconoscimento per aver saputo dar lustro alla città di Rovigo in campo culturale internazionale.

    Qualche anno fa i Lions di Rovigo, in accordo con il Comune di Rovigo e la Curia Vescovile di Adria-Rovigo e con la disponibilità del Coro Polifonico ad effettuare concerti per sostenere economicamente il progetto, si sono impegnati nel finanziare il restauro della chiesa di S. Michele con lo scopo di dedicarla ad attività culturali. A tal proposito, l’Amministrazione Comunale di allora si era impegnata con propria delibera del 12 marzo 1986 ad assegnare la restaurata chiesa di S. Michele all’Associazione Polifonico Città di Rovigo quale sua sede stabile.

    Purtroppo, fino ad ora arcane motivazioni hanno impedito al Polifonico di poter usufruire di tale sede.

    Per dirla con il Salmista: “Signore, fino

  • Dieci anni di gemellaggio

    Calendario fitto di incontri e manifestazioni nei giorni 19, 20 e 21 ottobre per i festeggiamenti organizzati per il decennale del gemellaggio con Viernheim.

    Dopo il saluto di benvenuto agli ospiti tedeschi del Sindaco di Rovigo Paolo Avezzù e dell’assessore Eva Grandi nel Salone d’Onore del Municipio al momento dell’arrivo, gli incontri si sono infittiti il giorno successivo. Importanti gli appuntamenti, tra cui la visita al Museo dei Grandi Fiumi guidata dal direttore Raffaele Peretto e la consegna della traduzione in tedesco della guida del Museo da parte della Presidente dell’associazione Amici della Germania Daniela Felc, come esempio concreto di collaborazione.

    Il momento più significativo ed emozionante dei festeggiamenti del decennale è stato indubbiamente l’inaugurazione di Piazza Viernheim nello spazio antistante il Censer. Allo scoprimento della targa intitolata alla città gemellata in segno di unione e di forte amicizia, ha fatto seguito il discorso del primo cittadino del capoluogo polesano e l’intervento del vice sindaco di Viernheim Martin Ringholf.

    La manifestazione si è svolta in una autentica cornice di festa, allietata dalla marcia spettacolo degli sbandieratori e musici di Arquà, presenti il presidente della Provincia Federico Saccardin, l’assessore comunale ai gemellaggi Eva Grandi, il presidente del Censer Giuliano Ferraccioli, il presidente del comitato Natalino Allegro e il presidente del Cur Giancarlo Brizzante. La serata al teatro Don Bosco ha offerto una piacevole conclusione all’impegnativa giornata, con la sfilata dei costumi veneziani di carnevale di Manuela Reichert.

    La domenica è iniziata con la visita guidata al Tempio della Rotonda effettuata dal presidente ing. Zerba, e la S. Messa Ecumenica accompagnata dalle note dell’organo e del Coro “Città di Rovigo”, celebrata da Mons. Frison. Gli incontri del gemellaggio sono quindi proseguiti raggiungendo la Sala degli Arazzi dell’Accademia dei Concordi dove si sono riuniti i personaggi pubblici fautori del gemellaggio con Viernheim.

    Un concerto di flauti eseguito da ragazzi ha creato subito la giusta atmosfera per l’avvio dei lavori. La conferenza-colloquio sul tema “Il processo di integrazione europea: problemi e prospettive” ha preso il via dopo le parole del vicepresidente dell’Accademia Enrico Zerbinati e ha visto gli interventi del sindaco Paolo Avezzù, sempre presente a tutte le manifestazioni, che ha ricordato le tappe storiche basilari per l’attuale Unione Europea e dell’avv. Gianfranco Martini che ha illustrato i problemi di un’Europa ancora giovane. Dopo un altro graditissimo intermezzo musicale con pezzi di Bach eseguiti ancora una volta da giovani con il violino, è iniziata la rievocazione storica del gemellaggio con gli interventi di Carlo Piombo, Domenico Romeo e Caterina Casonato, che hanno ricordato come è nata l’idea del gemellaggio durante la loro amministrazione.

    Sono stati poi Norbert Hofmann sindaco di Viernheim nel ’91 e Martin Ringholf, vicesindaco, ad esprimere tutta la loro gratitudine alla città di Rovigo per aver rinsaldato un patto di amicizia importante in vista dell’entrata in vigore dell’euro, per la vicinanza e la collaborazione tra popoli anche dal punto di vista economico oltre che culturale.

    La presidente dell’associazione “Amici della Germania” Daniela Felc, ha consegnato una medaglia a ricordo della giornata, ringraziando tutti coloro che hanno reso possibile una così lunga amicizia ed ha presentato un progetto finalmente divenuto realtà: la firma dell’accordo tra l’amministrazione comunale e l’associazione tedesca Focus per l’elargizione di aiuti umanitari al piccolo villaggio africano del Burkina Faso. Dopo la costruzione di due pozzi e i progetti di irrigazione dei terreni, presupposto indispensabile per la coltivazione della terra e la produzione di alimenti, l’amministrazione comunale di Rovigo, sostenuta anche da altri comuni, si impegna a sostenere il progetto di adozione a distanza dei piccoli del Burkina Faso, affinchè possano studiare e migliorare le loro condizioni di vita preparando un futuro migliore a quanti vivono nel piccolo villaggio africano.

    L’Alza Bandiera con Picchetto d’onore al Palazzo della Gran Guardia, ha posto fine alle manifestazioni per i dieci anni di gemellaggio con Viernheim e dato il saluto di commiato agli ospiti tedeschi, ripartiti l’indomani per la loro città con il cuore colmo di gratitudine per l’accoglienza ricevuta nelle famiglie ospitanti e la disponibilità testimoniata dai massimi rappresentanti dell’amministrazione locale, primo cittadino in testa, nonchè dall’associazione ”Amici della Germania” che da più di dieci anni si prodiga perchè questo rapporto di amicizia diventi sempre più stretto e ricco di prospettive per il futuro.

  • Omaggio alla Serenissima

    Quella dell'ideazione e della rappresentazione scenografica del Palio "Omaggio alla Serenissima ", è una delle più coraggiose ed importanti operazioni culturali attuate nella cittadina di Porto Viro, dal volontariato.

    La grande manifestazione popolare, che non si esaurisce soltanto in una mera rievocazione storica, è infatti un felice parto della Pro Loco Porto Viro, località Contarina, ed ha come "grande vecchio" e consumato regista il suo presidente pro tempore, Claudio Mancin, il quale, forse suggestionato in positivo dall'unificazione di Contarina e Donada in Porto Viro, ha cercato di viaggiare a ritroso nel tempo, ricercando le comuni radici che fecero dei non molto numerosi abitanti delle antiche comunità di Contarina e Donada, una vera comunità unita, compatta e solidale.

    E questa comune matrice l'ha individuata nel sentimento di venezianità, che agli abitatori della zona, venne verosimilmente da quell'enorme opera di ingegneria idraulica che fu il taglio di Porto Viro, con cui le acque del Po di Tramontana furono deviate ed immesse, attraverso un grande canale di circa sette chilometri di lunghezza, nella Sacca di Goro. E grazie al taglio, per sovrintendere al quale il Senato della Serenissima aveva nominato, a far data dall'11 marzo 1600, Alvise Zorzi quale provveditore sopra il taglio del Po, Venezia riuscì a salvare dall'interramento il suo porto e la sua laguna. Ad Alvise Zorzi fu assegnata la casa di Zuane Malipiero, vero e propio baluardo di venezianità nella zona.

    Ma tracce della venezianità dei luoghi, le possiamo trovare ancor oggi copiose nei toponimi, che ci rimandano spesso ad antiche e nobili casate veneziane, quali: Cà Pesara, Cà Pisani, Cà Donà (l'attuale Donada), Cà Cappello, Cà Contarini (l'attuale Contarina), Cà Cornera, Cà Giustinian, Cà Pesaro, Malipiera, tanto per fare solo qualche nome.

    Il Senato Veneto, con suo decreto del 27 agosto 1599, approvò il progetto per il taglio di Porto Viro, nato dalla rielaborazione di quello del rodigino Marino Silvestri, proprietario di vaste campagne nel territorio di Loreo, progetto che da anni giaceva nel “dimenticatoio”.

    Ottenuto pertanto il placet, accordato col suo famoso “breve” dal Papa Clemente VIII° (un confinante che si dimostrò spesso ostile e sospettoso ed il cui territorio giungeva fino ai confini segnati nell'attuale Comune di Taglio di Po) a giugno del 1600 iniziarono i lavori di scavo del canale, che durarono fino al 1604, con un costo di ben 300 mila ducati d'oro, contro i 150 mila preventivati.

    Ed il 16 settembre del 1604, il Provveditore al taglio allora in carica, Zangiacomo Zane, comunicava al Senato Veneto che, alle 19, l'acqua era stata immessa nel taglio, cioè nel nuovo canale appena finito di scavare. Questo il testo della missiva: “… Hoggi alle hore 19, con il favor del Signor Dio, si ha data l'acqua al novo taglio, la quale vi è entrata per cinquanta e più aperture che si sono fatte nel medesimo tempo all'argine…et in spatio d'un hora in circa si parizò con l'altra acqua dell'alveo et continuò il suo corso come fu tuttavia placidissimamente…”.

    Il luogo ove avvenne lo storico taglio del Po di Tramontana, appare ora individuato con una certa sicurezza presso il Cason Malipiero, nella zona ancor oggi denominata “Volta Grimani”, ed in prossimità di un antico insediamento designato col nome di Porto Viro. Da qui il canale che immetteva nell'antica Sacca di Goro, con una robusta opera di erosione, diede via via origine a quello che sarebbe diventato il Po di Venezia, nonchè all'attuale Delta moderno, plurilobato, molto diverso da quelli che l'avevano preceduto.

    Il clima che si respirava nella zona non era uno dei più sereni, poichè era enorme lo stato di tensione esistente fra la Repubblica di Venezia ed il Ducato di Ferrara da poco inglobato nello Stato Pontificio. E, quantunque esso non fosse sfociato in una guerra aperta, fu sempre vivissimo, con reciproci provvedimenti di ritorsione.

    Nè risulta che questo stato di guerra latente, fosse mai stato oggetto di un formale trattato di pace o promessa di amicizia. Ed il Palio “Omaggio alla Serenissima”, con un colpo d'ala proprio dei poeti e dei sognatori, sembrerebbe concepito per permettere un ideale incontro pacificatore, fra il doge di Venezia ed il duca di Ferrara.

    Dal canto suo, il corteo storico con cui si apre il Palio “Omaggio alla Serenissima”, ricco di oltre 300 figuranti in costumi veneti del 400/500, costituito da dame, cavalieri, gonfalonieri, sbandieratori, tamburini, armigeri, che accompagnano in parata il doge Grimani e la dogaressa, unitamente alla loro sceltissima corte di nobili patrizi, è il momento solenne con cui iniziano i festeggiamenti per la visita, ideale, del doge nel territorio del taglio.

    Il periodo scelto per il Palio, è quello che va da giovedì 2 agosto a domenica 5, ricordando con ciò il mese, esattamente il 27 agosto 1599, in cui il Senato Veneto approvò il progetto per il taglio.

    Luogo di svolgimento della manifestazione, la grande piazza della Repubblica, il cui Palazzo Municipale, negli anni futuri, nel progetto del presidente Mancin dovrebbe riecheggiare, attraverso apposite mascherature sceniche, un palazzo veneziano. Inoltre il grande gnomone che troneggia quasi nel mezzo della piazza, opportunamente mascherato, dovrebbe diventare, nelle aspettative della Pro Loco Porto Viro, il bucintoro del doge.

    Le manifestazioni del Palio sono iniziate quest'anno, e lo saranno anche negli anni futuri, con il grande corteo storico che, all'imbrunire, alla luce delle torce, ha lasciato piazza Matteotti, all'ingresso del paese coi suoi sbandieratori, mangiafuoco, armigeri, giocolieri, saltimbanchi, dame, cavalieri, tamburini, gonfalonieri, doge e dogaressa con la loro corte di dignitari, per snodarsi lungo le vie del paese e raggiungere piazza della Repubblica.

    Durante il percorso, ai figuranti si sono aggiunti, man mano, anche gli atleti dei sei quartieri in cui risulta divisa Porto Viro, ognuno coi propri colori e coi propri stendardi: Mea, Fornaci, Taglio di Donada, Donada, Contarina e Portesin, squadra quest'ultima risultata vincitrice della sfida fra i quartieri, e a cui è andato in custodia il “Palio”: un artistico leone in argento dorato, che sarà tenuto dal quartiere fino all'anno prossimo, per poi essere rimesso in gioco.

    Nell'atrio del Palazzo Municipale, poi, dalle 19 alle 24 di giovedì 2 agosto, è funzionato un Ufficio postale mobile, per l'annullo postale con il simbolo del Palio “Omaggio alla Serenissima”.

    Dal grande palco, realizzato sulla scalinata di accesso al Municipio, il sindaco “pro tempore” Doriano Mancin, ha consegnato il leone d'argento del Palio al doge. Lo stesso doge Grimani, la dogaressa ed i dignitari della loro corte, che, con ammirevole costanza, nonostante l'afa, hanno seguito attentamente le gare e gli spettacoli, che, senza soluzione di continuità, sono proseguiti sino a domenica sera. Davanti a loro, alle 22 circa, si è tenuta la presentazione dei sei quartieri di Porto Viro, avvenuta con contorno di tamburini e la suggestiva lettura, da parte dei capitani di ogni quartiere, dei proclami di partecipazione al Palio.

    Un'altra attrattiva era stata realizzata nel lato est della grande piazza della Repubblica, ove si è tenuto, sia sabato che domenica, dalle 20 alle 24, un “mercatino storico”, animato da circa cento figuranti in costumi d'epoca, che hanno “messo in scena”, su trenta banchi di vendita, le arti ed i mestieri d'epoca, quali: il fabbricante di candele, l'impagliatore di sedie, il fabbricante di carta ed il fabbro.

    Il Palio 2001 “Omaggio alla Serenissima”, si è concluso la sera di domenica 5 agosto, con la vittoria della squadra del quartiere di Portesin, che ha totalizzato 114 punti, frutto di tre giorni di impegnative competizioni sportive. La squadra vincitrice ha distanziato di molto le inseguitrici, sia pur valorose. Al secondo posto è infatti giunta quella del quartiere di Taglio di Donada, denominato “l’isola crudele”, seguita a sua volta dal quartiere di Mea-Porto Levante. Quindi la squadra di Contarina, quella di Donada, ed infine Fornaci-Murazze.

    Alla fine delle gare, le squadre dei sei quartieri di Porto Viro si sono schierate sulla piazza, con le loro bandiere al vento e con i tamburi, fornendo un colpo d'occhio vivacemente colorato, di grande suggestione. Ed ogni squadra aveva al seguito i nobili, dame e cavalieri, del proprio quartiere. Quindi la cerimonia della premiazione, in cui il doge Grimani, con l'ausilio del sindaco Mancin con fascia tricolore, alla presenza dei dignitari della sua corte, dei dignitari dei vari quartieri e di tutti gli atleti delle sei squadre, ha consegnato solennemente il leone di San Marco, simbolo del Palio, alla squadra del quartiere di Portesin, che lo conserverà gelosamente fino alla prossima estate, quando sarà di nuovo motivo di competizione per il Palio 2002.

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