“Ma lo sai che abiti in un posto meraviglioso? Melara ha degli scorci proprio suggestivi”.” Questo mi ha confidato un’amica abitante in città a Mantova mentre stava ritornando a casa percorrendo l’argine sinistro del Po provenendo da Ferrara. Ed ancora: “Mi sono fermata con la macchina, l’ho spenta e mi sono seduta a terra per ammirare il tramonto del sole, uno spettacolo unico!”
Confesso che sono rimasto sbalordito da queste affermazioni, di lì a poco ho pensato: “Questa si è sbagliata e sta confondendosi con altre realtà. Io, qui ci abito dalla nascita e non ho mai trovato nulla di trascendentale”. Invece è proprio così, perché al bello ci si abitua e dopo un po' non sembra più tale.
Altri però devono avere pensato come la mia amica mantovana, perché mai come in quest’anno che si va a concludere si è assistito ad iniziative atte a rivalutare il turismo lungo l’asta del Po.
Ma quali prospettive e soprattutto quali mezzi sono proponibili al turista del nuovo millennio? E’ subito chiaro che le nostre zone si prestano essenzialmente ad un turismo non tanto d’arte quanto naturalistico-ambientale.
Vorrei soffermarmi però su due concrete possibilità turistiche già nell’aria e che per decollare aspettano solo i veicoli giusti. Parlo del turismo dall’alto e dall’acqua, ovvero dei veicoli ultraleggeri e dei mezzi di trasporto acquatici da turismo.
L’aereo ultraleggero per le sue caratteristiche si presta bene a quei “clienti” che non vogliono avere molta confusione attorno a sé: i posti sono due-tre al massimo, oltre al pilota e quindi ci sarà già stata una scelta a monte con chi già condividere tali “spericolatezze”.
Rientra negli obiettivi di Arthur Zecchini di Melara la possibilità di ottenere in tempi brevi il brevetto per questi mezzi, assolutamente sicuri a suo dire, e dare così l’opportunità ad altri di tuffare gli occhi in qualcosa di sensazionale. “E’ tutta un’altra cosa da lassù. A qualche centinaio di metri il panorama – assicura il pilota – si trasforma ed assume caratteristiche uniche.
Le forme dei paesi, il nostro Po, le isole che di tanto in tanto si scorgono tra le due sponde, i colori che variano da stagione a stagione, sono sensazioni che bisogna provare almeno una volta nella vita.”
Artur Zecchini è stato quest’anno negli USA per un mese intenso di ore-volo, giacché qui da noi si fatica a metterne insieme un’esperienza consistente nel breve periodo. E quando è tornato la sua intenzione non è cambiata affatto. “Potrebbe essere questa una buona proposta di turismo. Oltre a me in paese c’è anche il pioniere di questi ultraleggeri, Pietro Lenisa (autore di numerose foto dall’alto che in questo servizio alleghiamo), a Castelmassa c’era un costruttore di questi mezzi ed a pochi chilometri c’è un campo di decollo a San Pietro Polesine, ma altri se ne potrebbero fare e richiederebbero poco spazio. Perché non avanzare questa proposta turistica, cosa si aspetta ancora?”.
Un’altra ghiotta occasione è il turismo fluviale. Con il proliferare di attracchi sul Po, la nostra sponda potrebbe essere un’opportunità in più per un turismo a breve respiro. Non c’era bisogno infatti del passaggio del sottomarino “Enrico Toti” nella primavera scorsa per capire che lo scorrere dell’acqua poteva attirare turisti in cerca di qualcosa di diverso. Ne sanno qualcosa le compagnie straniere che hanno puntato sul turismo di classe.
Nel 2000 sono stati oltre cinquemila le persone che hanno puntato sulla vacanza di una settimana spendendo dai due ai cinque milioni per fare un tragitto Old Style lungo la strada delle città d’arte. Da Venezia risalendo il nostro fiume i percorsi scelti sono: Ferrara, Mantova, Parma, San Benedetto Po e Sabbioneta. A fine 2001 questi turisti saranno già raddoppiati. Provengono dagli States, dalla Germania, da Francia e Svizzera.
Navi come la Michelangelo, la Venezia, la Casanova e la River Cloud II (nella foto attraccata a Melara) saranno affiancate il prossimo anno da altre due statunitensi. E’ questo un turismo via fiume per approdare a porticcioli sconosciuti, dove gli escursionisti sono attesi da corriere per percorsi nell’entroterra che suscitano fantasie negli stranieri (un nuovo “Grand tour”? Forse!).
Dipenderà anche da noi abitanti valorizzare i nostri luoghi.
Ma per i meno dotati economicamente, cosa fare? Ci sono pronte le alternative come per esempio la “River Queen” dei fratelli Formigoni di Melara, veterani del fiume ed altre imbarcazioni locali anche se meno attrezzate.
Se le proposte di turismo d’aria e d’acqua decolleranno dipenderà molto dai nostri amministratori e da noi stessi. Non basta mettere i segnali turistici sulle rive dell’argine, per fare decollare queste alternative, bisogna anche riuscire a contagiare noi rodigini e veneti. Bisognerà che qualcuno si comporti come la mia amica mantovana, che ci faccia capire che siamo circondati da bellezze uniche dei nostri paesaggi. E, d’altronde, questi turisti stranieri che settimanalmente ci vengono a trovare questo l’hanno già capito!