Duemila anni fa moriva Ottaviano Augusto, l’imperatore romano, che per tanti aspetti fu un vero innovatore non solo sul piano politico e militare, ma anche nell’ambito della cultura e dell’arte.
Presso il museo della Centuriazione di Villadose esiste, in particolare, un bel “denario”, circolante al tempo del grande imperatore, che sul recto presenta l’effigie di Augusto e sul verso l’immagine di una giovenca. E’ un denario d’argento coniato nella zecca di Samo, piccola isola del mar Egeo.
Probabilmente apparteneva a un legionario che nel 21 a.C. partecipò sotto la guida di Tiberio (figliastro di Augusto e futuro imperatore) a una campagna militare contro i Parti, conclusa con la conquista dell’Armenia. Terminato il servizio nell’esercito, il militare, da veterano, ottenne un appezzamento di terreno coltivabile all’interno della Centuriazione di Villadose.
Dal II sec. a.C. al IV d.C. migliaia di coloni vissero infatti nel territorio della Centuriazione che si estendeva da Rovigo ad Adria fino alla laguna veneta. Grazie a varie campagne di ricerca attivate a partire dai primi anni ‘80 dal GAV (Gruppo Archeologico Villadose), sono stati raccolti centinaia di reperti. I più significativi – circa 400 – caratterizzano il bel Museo della Centuriazione inaugurato il 26 agosto del 1990, che ogni anno viene visitato, fra studenti e appassionati di archeologia, da almeno un migliaio di persone.
Il denario di Augusto fu dunque ritrovato a Villadose dopo venti secoli e ci teniamo a ricordarlo proprio quest’anno in cui ricorrono i 2000 anni dalla morte di Augusto. Lo facciamo proponendo ai lettori del Ventaglio il percorso virtuale del Museo della Centuriazione sviluppato in 15 tappe, di cui l’ultima è proprio quella che ci porta ad ammirare il denario di Augusto.
Il progetto è nato da una idea di Enrico Maragno con la collaborazione del fotografo Giovanni Zardinoni ed è stato autorizzato dalla Soprintendenza Archeologica del Veneto. Il sito per una visita al museo virtuale è quello del Gruppo Archeologico di Villadose: www.centuriazione.it
Abbiamo intitolato l’itinerario, sviluppato in 15 tappe, “I reperti parlanti”. Sono infatti i reperti stessi a raccontare brevemente la loro storia, da quando sono stati realizzati fino al momento del loro ritrovamento e al posizionamento nelle apposite vetrine.
Iniziamo dal “contenitore” del museo, ovvero la bella villa Patella, sede del Municipio di Villadose, che accoglie anche il Museo della Centuriazione.
Villa Patella di Villadose
Sono l’antica dimora della famiglia Patella. Famiglia di commercianti e di notai, grazie agli Estensi, diventati conti. Vedete lo stemma sulla facciata.
Il famoso architetto Aleotti mi progettò alla fine del ‘500, e agli inizi del ‘600 ero finita. Intorno a me magazzini e barchesse dove si trovavano i prodotti delle nostre campagne e davanti, sull’Adigetto, le barche si fermavano a caricare.
Dal 1920 sono sede del Municipio e dal 26 agosto 1990 accolgo anche il Museo della Centuriazione.
1. La meridiana ad emiciclo
Sono la meridiana ad emiciclo usata in una domus della centuriazione. Vitruvio mi ha descritto nei suoi trattati. Io scandivo il tempo in 12 ore ineguali, di durata diversa dall’alba a mezzogiorno, al tramonto ed anche a seconda delle stagioni. Ma per il mio padrone andava bene così. Un artigiano mi ha scolpito su un blocco di pietra Aurisina proveniente da Trieste.
Il geometra Belloni del Gruppo Archeologico di Villadose mi trovò sul suo terreno di Mardimago, nel 1990 e da allora sono qui nel Museo della Centuriazione. Sono l’unico orologio solare di epoca romana esposto nei musei della nostra regione.
VETRINA DELLE DIMORE DI LUSSO
2. Il marmo fior di pesco
Sono un frammento di Marmor Chalcidicum, quello che resta del pavimento del Triclinium della villa costruita a Villadose nel I secolo a.C. Sono stato scavato in una cava dell’Eretria in Grecia e, via nave, portato ad Hatria e poi lavorato in lastre e portato nell’agro centuriato.
A quanti banchetti ho assistito! Ma poi sono stato coperto dall’acqua e dal fango per più di 18 secoli, fino a quando una lama di aratro mi ha strappato dal pavimento della villa.
Un socio del Gruppo archeologico mi ha raccolto nel 1989 e da allora sono qui nella vetrina dedicata alle dimore di lusso.
VETRINA DELLA SEPOLTURA
3. La sepoltura a cassetta
Sono la povera sepoltura di Rufo, morto a 42 anni in seguito a una ferita infetta. I parenti misericordiosi mi hanno acceso la pira e raccolto le ceneri in questa vecchia pentola di casa. Per fortuna non hanno dimenticato l’asse per pagare l’obolo a Caronte e la lucerna per farmi luce, il piattino e i balsamari.
Mi hanno posto in una cassetta fatta di tegoloni e sepolto sotto un metro di terra, nel sepolcreto vicino al decumano.
Iames Serain mi ha portato in superficie, mentre arava, alla Cagna col suo trattore e mi ha raccolto. Da allora vedo un po’ di luce in questa vetrina
VETRINA DEI PESI DA BILANCIA
4. Peso da bilancia per stadera con satiro
Sono un peso da stadera da una libbra (327 grammi). Venivo utilizzato quando Cilone, il mio padrone, doveva vendere qualche prodotto del suo terreno e allora con la sua stadera pesava o un pollo, o qualche libbra di fave, o dei fichi secchi.
Ma siccome voleva stupire i suoi acquirenti ha voluto un peso unico e speciale come me: rappresento la testa di Minerva da un lato e una testa di satiro dall’altra con un cappello fallico. Un artigiano mi ha realizzato con una colata di piombo in uno stampo.
Enrico Maragno mi ha trovato a Fenil del Turco nella tenuta Biolcata nel 1995.
VETRINA SU GIOCHI E UTENSILI
5. Peso da groma
Sono uno dei 4 pesi di bronzo di una groma appartenuta ad un agrimensore che ha lavorato per la progettazione e la realizzazione della centuriazione nel I secolo a.C.
Traguardando i fili appesi al quadrante superiore della groma, egli faceva porre i picchetti che permettevano di tracciare i cardini e i decumani. Ho visto migliaia di operai lavorare per scavare i fossati e tracciare le strade. Poi sono arrivati i coloni a coltivare gli appezzamenti e la groma non è stata più usata.
Mi hanno ritrovato a Cambio dopo più di 2000 anni.
VETRINA ORNAMENTI E CURA DEL CORPO
6. Anello con gemma incisa
Sono l’anello della matrona della villa romana di Cà Motte. La gemma di pasta vitrea è stata realizzata da un artigiano di Aquileia che voleva imitare col vetro una preziosa agata zonata.
L’incisione rappresenta una Venere, bella come la mia matrona. Ha avuto una vita felice nella villa, servita da schiave e rispettata dal suo dominus. Alla sua morte, dopo l’incinerazione, mi hanno posto nell’urna assieme alle sue ceneri.
Un membro del GAV mi ha raccolto nel terreno a Cà Motte dopo che l’aratro, con la sua lama, aveva distrutto la tomba.
VETRINA DEI LATERIZI
7. Mattone con iscrizione
Sono un mattone pedale (di 29,6 cm) prodotto in una fornace della centuriazione. Il padrone mi ha impastato e poi mi ha dato la forma con lo stampo e messo a seccare all’aria quando è arrivato Cilone che voleva ampliare la sua domus. Voleva 914 mattoni come me e 310 tegoloni per il tetto.
Il padrone ha scritto l’ordine con una punta sulla mia faccia, prima di mettermi a cuocere nel forno. E’ venuta una casa solida e bella, che è durata quasi tre secoli prima che le acque coprissero buona parte della centuriazione.
Ghirardello del GAV mi ha raccolto sul fondo di un solco nel 1994 vicino al Decumano Massimo e da allora sono in questo museo, nella vetrina dei laterizi.
VETRINA ABBIGLIAMENTO E TESSITURA
8. Peso da telaio
Sono un peso del telaio di Hilara Vettia, una liberta dedita alla tessitura della lana. Le pecore al pascolo nei prati della centuriazione sono generose di lana. L’uso del telaio verticale per produrre tessuti pesanti per l’inverno, si tramanda di generazione in generazione, ma sono sempre le donne ad usarlo.
Il fornaciaio che mi ha costruito ha voluto abbellirmi con questo decoro a rombi e dopo la morte della mia padrona sono stato scelto per essere posto nella sua tomba, a memoria di tutte le coperte di lana che ho visto fare.
Portato in superficie dall’aratro, sono stato raccolto ancora intero a Penisola da un socio del GAV.
VETRINA DEI CONTENITORI DA VETRO
9. Fondo di bottiglia con bollo di Cnaeus Cassianus
Sono quello che resta del fondo di una bella bottiglia. Cnaeus Cassianus mi ha fatto ad Adria nella sua vetreria e per vari anni ero nel triclinius di una villa nella centuriazione. Mi usavano per aggiungere acqua al vino, fino a quando Lucilla, la liberta che serviva il vino durante le ricche cene nella villa, mi ha urtato, rovesciata e rotta.
Buttata nella discarica della villa, ho rivisto la luce dopo 2000 anni, quando un contadino col suo aratro mi ha riportato in superficie. Un ricercatore del GAV mi ha raccolto nel 1990 e da allora sono in questa vetrina.
VETRINA DELLE ANFORE E LUCERNE
10. Collo d’anfora con bollo di Publio Sutori
Publio Sutori mi plasmò nella sua fornace in Istria, prima il collo, poi la pancia e i manici e alla fine col punzone mi impresse il suo marchio. Fui venduta a un vignaiolo che dopo la vendemmia e la pigiatura, mi riempì di buon vino istriano.
Caricata su una nave fui scaricata al porto di Adria dove mi acquistò un colono della centuriazione. Mi portò a casa con un carro tirato da due cavalli lungo il II decumano. Dopo un mese ero già vuota e fui spezzata e gettata in un fossato.
Dopo 2000 anni nel 1988 sono stata raccolta a Cambio e posta in questa vetrina.
VETRINA DEI PALEOVENETI
11. Bronzetto di cavaliere paleoveneto
Aulus Vettius Venetus, colono della centuriazione e allevatore di alcuni cavalli mi acquistò da un artigiano che mi aveva forgiato con una fusione di bronzo in uno stampo di argilla. Gli sono servito durante il rito della semina, quando, per propiziare un buon raccolto, mi ha legato con altri bronzetti ai rami di una albero e dopo le offerte delle focacce rituali agli uccelli, mi ha interrato, spezzandomi le gambe, in modo che nessuno, oltre alla divinità cui ero stato offerto, mi potesse usare.
Enrico Maragno mi trovò nel 1992 nel sito della Barchessa vicino al decumano massimo e da allora mi riposo in questa vetrina.
12. Dracma venetica
Sono una dracma d’argento coniata nel II secolo prima di Cristo dal popolo veneto. Da un lato è rappresentata una testa di divinità, forse Reitia, la Minerva dei Veneti, e sul retro un leone rampante che è diventato il logo del Gruppo Archeologico di Villadose.
Aulus Venetus mi portò con sé, proveniente da Este, quando seppe che i Romani avevano realizzato una grande centuriazione e che avrebbero assegnato appezzamenti di terreno anche ai Veneti. Ebbe la sua proprietà in località Casonetto, vicino al decumano massimo, dove si costruì una bella dimora e proprio lì fui perduta.
Rimasi nel terreno umido per più di 2000 anni fino a quando un socio del GAV mi raccolse per portarmi al Museo della Centuriazione.
VETRINA DEI BRONZI ROMANI
13. Busto di Minerva
Rappresento Minerva, figlia di Giove, la più saggia delle divinità romane, protettrice degli artigiani, ma anche dea della guerra per cui porto l’elmo, anche se una lama di erpice me lo ha spezzato. Ero la divinità romana più invocata nella villa romana della Bordeghina. Un artista mi ha cesellato nel bronzo e la matrona della villa mi acquistò per mettermi nel suo tablinum.
La mia festa è subito dopo le idi di marzo. Il larario dove mi trovavo fu razziato nel corso di una invasione barbarica, quando la villa fu abbandonata dai miei padroni in fuga e io caddi nel terreno.
Solo un’aratura molto profonda mi riportò alla luce nel 2000 e da allora sono qui nella vetrina dei bronzi romani…
VETRINA SUI CONTENITORI DA MENSA
14 Manico di coppa con bollo
Sono il manico di una coppa di rame che la mia padrona, matrona della villa di Chiaroni nella centuriazione, usava per misurare le quantità di acqua o di vino da versare. Cnaeus Trebellius Crescens mi forgiò nella sua officina vicino a Roma e dopo avermi cesellato con un decoro a teste di cigno, mi ha impresso il suo marchio.
La mia matrona mi acquistò all’emporio del porto di Adria e per lunghi anni sono stato usato in cucina e durante i simposi che si tenevano nella villa. Per il lungo uso mi staccai dalla coppa e andai a finire nel butto della villa.
Fui ritrovato da Mario Grappeggia nel 1990 e da allora sono nel museo, nella vetrina dei contenitori da mensa.
VETRINA DELLE MONETE
15. Denario di Augusto della zecca di Samo (21-20 a.C.)
Sono un denario d’argento coniato 21 anni prima della nascita di Cristo, nella zecca dell’isola di Samo, vicino alla costa turca.
Rappresento l’immagine del grande Augusto e sul retro una giovenca. Facevo parte della paga di un legionario che nel 21 a.C. partecipò sotto il comando di Tiberio, figliastro di Augusto a una campagna in oriente contro il potente popolo dei Parti e che si concluse con la conquista dell’Armenia.
Dopo 25 anni di servizio militare il mio padrone si ritirò e gli fu assegnato un appezzamento di terreno nella centuriazione di Villadose. Fu qui che mi perse in località Taglietto dove venni raccolto da un ricercatore del GAV.