Pubblicità

Archivi: Articoli d’archivio

  • 40.0

    40.0

    Chi avrebbe mai avuto l’ardire, un anno fa, di proporre la chiusura alle auto del rodigino Corso del Popolo? Eppure in molti negli ultimi tempi si sono convinti dell’opportunità di negare il corso ai mezzi a motore. Un’opinione questa maturata durante l’ultima fase dei lavori di riqualificazione dell’arteria urbana, quando la fruizione pedonale del primo tratto recuperato ha fatto scoprire il piacere di passeggiare in uno spazio ampio, silenzioso ed esteticamente gradevole. E nel contempo è stato constatato che il traffico automobilistico, interdetta la via centrale, ha trovato soluzioni diverse.

    Non sappiamo quale sarà la decisione che alla fine sarà adottata. Forse prevarrà una proposta intermedia, in modo da consentire un traffico limitato, riservato ad autobus, taxi e mezzi di servizio, al fine di non togliere completamente il godimento ciclo-pedonale del nuovo corso.

    Ciò che va sottolineato, in ogni caso, è questo nuovo modo di guardare alla città. Un’ottica del tutto impensabile una ventina di anni fa, quando le tematiche di riqualificazione ambientale risultavano ancora appannaggio di una ristretta minoranza. E proprio 20 anni fa, sul finire del 1989, prendeva corpo l’ipotesi di dar vita a questa rivista giunta con il presente volume al suo quarantesimo numero.

    Se è purtroppo vero che non mancano oggi scempi ambientali e persistono i fautori di iniziative del tutto aliene con la vocazione della terra polesana, è però altrettanto certo che nel corso dell’ultimo ventennio si è fatta progressivamente strada l’idea di un impegno volto alla valorizzazione dei dati originari della nostro territorio. Cosicché molte delle tematiche, di cui il Ventaglio si è fatto portavoce fin dal primo numero, sono divenute patrimonio ampiamente condiviso e vari progetti pubblici e privati, messi a punto nel solco della promozione del territorio, hanno visto la loro positiva realizzazione.

    Lo testimonia anche questo numero della rivista, il 40° della serie, che si apre con l’annuncio dell’attesa mostra al Roverella, incentrata sulla pittura veneta del ‘700 e dedicata in particolare alla triade costituita da Bortoloni, Piazzetta e Tiepolo; un numero che, come è consolidata tradizione della rivista, offre poi ai lettori proposte di itinerari alla scoperta di aspetti di sicuro interesse e motivi di approfondimento di tematiche storiche e culturali relative alla terra tra Adige e Po. In più, allo scopo di favorire una consultazione di quanto precedentemente pubblicato – come già nei precedenti volumi editi a chiusura delle prime tre decine, – questo numero dedica le pagine finali agli indici generali, elencando (divisi per settori di interesse) tutti gli interventi proposti dal n. 31 al 40.

    40. “I miei primi quanta numeri”, verrebbe da dire modificando un po’ il titolo di un libro di successo, e pensando ad un bilancio. Ma più che al consuntivo di un impegno editoriale avviato nel 1990 e conservato vivo nell’ambito delle iniziative di “Turismo & Cultura”, ci preme, a conclusione di questa quarta decade, rinnovare i ringraziamenti a quanti ci sono vicini. Ad iniziare dagli sponsor (che dal primo numero non hanno fatto mancare il necessario supporto economico) e dai collaboratori, alcuni molto assidui, altri presenti con minor frequenza in base al maturare di specifici interessi, per finire con i ‘giudici’ del nostro operato, ovvero i lettori che, a cadenza semestrale, si accostano con tanta benevolenza a questa pubblicazione chiamata Ventaglio. Grazie ancora e buona lettura.

  • I Vent’anni del Ventaglio

    I Vent’anni del Ventaglio

    Compie vent’anni il “Ventaglio”, testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Rovigo il 16 maggio 1990, col nome di “Ventaglio Novanta” in omaggio all’anno in cui ha preso il via la pubblicazione.

    Ma come è nata l’iniziativa, sviluppatasi in seno a Turismo & Cultura?

    Lo chiediamo al direttore Lino Segantin ideatore della rivista, attestatasi fin dai primi numeri come fondamentale riferimento, a livello polesano, nell’ambito della stampa periodica di carattere culturale.

    “Le idee positive – ci dice il direttore – spesse volte nascono da situazioni problematiche. Avevo lasciato la direzione del mensile “La Risposta”, in seguito al cambiamento di proprietà e di linea editoriale. Era stata un’esperienza di un quinquennio, per me interessante perché mi aveva portato a conoscere abbastanza bene il nostro territorio. Ne avevo intuito le potenzialità, allora per lo più disconosciute dall’opinione pubblica. Il Ventaglio è nato con questa idea fissa, evidenziata fin dal primo numero: sfatare i preconcetti di un Polesine marginale e senza futuro, per evidenziare gli aspetti qualificanti e diffondere il messaggio, vent’anni fa davvero controcorrente, che ‘Polesine è bello’. Oggi si potrebbe dire ‘missione compiuta’ perché è ampiamente condivisa l’idea che il territorio tra Adige e Po sia accattivante sotto il profilo paesaggistico ed inoltre sia in grado di offrire eccellenze anche nell’ambito artistico, architettonico e culturale. E la missione del Ventaglio continua…”

    Come è nato l’incontro con Turismo & Cultura, caratterizzatasi fin dal primo numero come la società editrice della pubblicazione?

    “E’ stata una convergenza che definirei naturale. La coop. Turismo & Cultura portava già avanti un discorso di valorizzazione del territorio con iniziative di conoscenza e la preparazione dei primi animatori turistico-culturali. Era inoltre da qualche tempo strutturata come editrice, avendo al suo attivo il volume di Giuseppe Marangoni ‘Polesine Delta del Po’, un vero e proprio bestseller, gratificato anche negli anni successivi da varie ristampe”.

    Una buona accoglienza del progetto da parte di Turismo & Cultura dunque. Tutto facile?

    “Le difficoltà ovviamente non sono mancate. Ricordo che quando ho portato in cooperativa il mio progetto, l’allora presidente il dott. Antonio Rossin e il direttore tuttora in carica Giuseppe Marangoni mi incoraggiarono molto, ma anche mi misero di fronte alla realtà della coop., le cui forze erano allora tutte impegnate ad avviare il primo Ostello per il turismo giovanile, nato a Gorino Sullam dalla trasformazione di un edificio scolastico abbandonato. Che fare? Ormai il dado era tratto, fortunatamente la rivista fin da subito suscitò simpatie, accogliendo interessanti proposte di collaborazioni e i necessari sostegni economici. Sul piano della realizzazione tipografica trovammo una soluzione ‘al risparmio’, grazie alla presenza dell’amico Emilio Stroppa, esperto del settore, attivatosi in prima persona in alcune fasi della lavorazione a stampa e per assicurare un buon risultato sotto il profilo grafico. Tuttora Emilio Stroppa collabora nella fase dell’impaginazione, che viene poi realizzata al computer dalla Fancy grafica di Claudia Biasissi”.

    Vent’anni di Ventaglio e trenta di giornalismo, con un premio assegnatole dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto. Soddisfatto?

    “E’ stata una cerimonia sentita quella che si è svolta lo scorso 26 marzo a Venezia, nel corso della quale sono stati premiati i giornalisti con trenta e cinquant’anni di iscrizione all’Ordine (medaglia d’argento per i primi e d’oro per i secondi). Interessante l’intervento del presidente Gianluca Amadori, che ha aperto la manifestazione facendo il punto sulle problematiche che caratterizzano in questi anni il lavoro del giornalista. Poi le premiazioni. Per la verità, per quanto mi riguarda, c’è stato anche un successivo riconoscimento ‘nostrano’, lo scorso 9 aprile, a cura del gruppo Autori Polesani. Un’autentica sorpresa questa, che ovviamente mi ha fatto molto piacere. Che dire? Quando arriva il tempo delle medaglie significa anche che il periodo della gioventù è ormai lontano. Ma si può anche guardare con soddisfazione alla strada percorsa e ai compagni di viaggio incontrati. E a questo proposito non posso non ricordare con rimpianto gli amici-collaboratori che ci hanno lasciato: Umberto Dalle Mulle e Gianfranco Scarpari di Adria, attivi nel settore culturale, Elio Papuzzi di Lendinara, antesignano del turismo equestre, Wadis Ferracini di Fiesso Umbertiano e Giampaolo Tiengo di Loreo, esperti del proprio territorio e Piero Cellai, rodigino trasferitosi a Pontecchio, consigliere storico della coop. Turismo & Cultura. La mia riconoscenza va ovviamente a tutti i collaboratori, alcuni davvero assidui, presenti con la loro firma fin dai primi numeri. Immutato il loro entusiasmo e prezioso il loro apporto di idee”.

  • I 25 anni di Turismo&Cultura

    I 25 anni di Turismo&Cultura

    Con Giuseppe Marangoni, direttore della Cooperativa Turismo & Cultura fin dalla sua nascita, ci incontriamo nella sede della Coop., nel chiostro degli Olivetani presso il complesso di S. Bartolomeo di Rovigo. L’occasione è il 25° di Turismo & Cultura.

    Entriamo subito in argomento con una domanda scontata: com’è nata la cooperativa Turismo&Cultura?

    “Provo sempre una certa emozione a scorrere i nomi dei soci fondatori nell’atto di costituzione del 6.7.84, Notaio Schiavi di Ariano Polesine: – Binatti Angiolino, Taglio di Po, operaio; – Braghin Giuseppe, Taglio di Po, agricoltore; – Cazzola Lucio, Gorino Ferrarese, pescatore; -Feggi Doriano, Taglio di Po, coltivatore diretto; – Furegato Rossano, S. Giovanni in Persicelo (originario di Ariano P.), operaio; -Marangoni Giuseppe, imprenditore, Rovigo; – Pasello Matteo, Guarda Veneta, geometra; – Pozzato Maria Rosa, Taglio di Po, farmacista; – Prencisvalle Almerigo, Taglio di Po, bracciante; – Rossin Antonio, Taglio di Po, Medico, che assunse la carica di presidente, che tenne fino al 2005 quando subentrò l'attuale presidente Donatella Girotto; – Santin Sergio, Taglio di Po, impiegato; – Trombin Sante, Taglio di Po, operaio.

    Cosa si può dire: 1° La cooperativa nasce nel Delta del Po. L’obiettivo era creare lavoro nel turismo con la gestione di Cà Vendramin, allora abbandonata, per cui avevamo l’idea di fare un ostello, un museo e un centro di ricerca. Avevamo già perfino predisposto uno statuto per la gestione. 2° soci fondatori sono intellettuali, professionisti, ma soprattutto operai e braccianti agricoli. Alcuni emigrati sognano di tornare con la famiglia”.

    Ma cosa univa persone così diverse?

    “Facevamo parte tutti del Ctg – Centro Turistico Giovanile, anche se di tre Gruppi diversi: il Gruppo Rovigoti, il Gruppo Folclore Delta di Oca Marina e il Gruppo Po Life di Guarda Veneta. Avevamo in comune la passione per la nostra terra e la voglia di fare, di creare futuro”.

    Sembra tutto troppo facile. Possibile che non ci fosse un antefatto, un percorso che ha fatto maturare la decisione di fondare una cooperativa?

    “Sì, certo! E’ proprio così! L’antefatto c’era e anzi un percorso lungo, in cui da un’esperienza di volontariato culturale puro si passa, attraverso tutta una serie di sperimentazioni, a fondare un’impresa. Il Gruppo Ctg Rovigoti fin dal 1975 aveva cominciato a proporre iniziative per la conoscenza e la promozione del territorio, in particolare Corsi per Guide di Turismo Sociale e poi per Animatori Culturali e Ambientali. Poi tante visite guidate, servizi didattici soprattutto legati al neonato Museo Archeologico, che tenemmo vivo con i laboratori in classe quando fu chiuso per poi passare agli Olivetani e diventare Museo Civico delle Civiltà in Polesine. Un grande aiuto demmo alle Pro Loco di Porto Tolle col Presidente Marino Marangon e di Ariano con presidente dr. Beretta.

    Erano anni in cui nel Delta se volevi spedire una cartolina avevi la scelta di immagini che rimandavano alle Dolomiti o a Venezia. Il primo depliant per le Pro Loco e i battellieri del Delta l’abbiamo fatto noi: aveva un titolo bellissimo: Delta del Po, un paesaggio antico in un territorio recentissimo. Aiutammo i primi imprenditori turistici pionieri a farsi conoscere. Penso a battellieri come Michele Barini di Gorino Sullam, Marino Cacciatori di Cà Tiepolo, i fratelli Vicentini di Corbola; a pescatori come Marino Boscolo di Pila (con cui tra l’altro proponemmo per la prima volta l’isola di Scano Boa come campeggio nella natura, Doriano Cazzola di Gorino, Mario Moretti di S. Rocco; ad artigiani della terra cotta come Berengan di Canalnovo, Fecchio delle ocarine di Grillara, Gianpaolo Stella che da Venezia si trasferì addirittura in Polesine; a ristoratori come Giannino e Adriana di Pila, Renata di Bonelli, ai fratelli Boscolo di Marina 70, a Mancin di Polesine Camerini ognuno con la sua specializzazione. Tanti contatti condotti sempre con grande maestria e dedizione da Donatella Girotto. Tante iniziative che partivano. Il volontariato stava trasformandosi in servizio turistico-culturale. Perciò abbiamo preso la palla al balzo di Cà Vendramin per mettere insieme tutto e creare un’impresa che, vista l’ispirazione associazionistica, non poteva che essere senza scopo di lucro, quindi cooperativa. La scelta era dettata anche dall’esigenza che sentivamo di muoverci rispettando le regole sul lavoro, sulle tasse, sui permessi. E così è andata. Il Gruppo Ctg Rovigoti ha mantenuto la sua natura di Gruppo di volontariato culturale, mentre i servizi di animazione e promozione turistico-culturale sono passati alla cooperativa”.

    Ma che ne è stato di Cà Vendramin?

    “Era troppo presto. Eravamo troppo avanti, come sempre! Bisognerà aspettare 15 anni e una lunga serie di enormi investimenti perché Cà Vendramin potesse diventare almeno una tappa di visitazione nel tour del Delta. Nel frattempo il nostro interesse prevalente si spostò a Rovigo, da dove era più agevole governare le attività, trasferendo costì anche la sede legale. L’occasione venne grazie all’operazione Torre Mozza”.

    Ci racconti!…

    “E’ chiamata così Torre Grimani, la torre più piccola del Castello di Rovigo. Era in stato di abbandono, in condizioni pietose, invasa dai topi e dai rifiuti. Come presidente del Gruppo Ctg Rovigoti riuscii a far condividere un progetto all’allora Presidente della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo Orazio Rossi e al Sindaco Carlo Piombo. La banca ci dava i soldi per provvedere al ripristino della Torre e il sindaco la concedeva in uso al Ctg Rovigoti perché diventasse un monumento vivo e vissuto. Così si fece e Torre Mozza diventò un centro di informazione e di animazione turistico-culturale. Era il 1988 e per quasi 20 anni, fino all’inizio dei lavori per gli attuali restauri, la Torre diventò uno straordinario punto di riferimento per città e provincia, senza contare l’opera di sorveglianza e manutenzione del monumento in sé. Lì nacque anche Ventaglio ’90”.

    Già, perché Turismo&Cultura è anche editrice della rivista!

    “Va detto che nel 1987 Turismo & Cultura si era affermata a livello editoriale dando alle stampe il mio libro “Polesine Delta del Po-Guida alla Terra dei Grandi Fiumi” che, oltre a coniare la fortunata espressione “grandi fiumi”, diventò con le sue 5 edizioni e 20.000 copie vendute il best seller dei libri in Polesine. Nel 1989 entra il gruppo Lenditeam col progetto del Ventaglio che sarà avviato da Lino Segantin come direttore ed Emilio Stroppa come esperto di tipografia e grafica. Un’avventura partita nel 1990, e da allora ogni sei mesi, puntualmente, si rinnova il miracolo di questa rivista, pietra miliare nel panorama culturale oltre che editoriale del Polesine”.

    Lo spazio è tiranno. Può sintetizzare in una risposta gli altri 20 anni di cooperativa?

    “Posso dire dell’oggi: 650.000 euro di fatturato, 20 soci lavoratori a stipendio, oltre un centinaio di collaboratori, impresa leader nel settore culturale in Polesine con attività educative, di formazione, di gestione beni culturali, di ospitalità, di editoria, di musica e teatro, di didattica, di animazione turistico-culturale. Un legame sempre più stretto con il Ctg-Centro Turistico Giovanile, di cui è supporto tecnico per progetti a favore dei giovani a livello provinciale e regionale. Ma ci terrei a dare un cenno sui grandi progetti varati in questi decenni che costituiscono non solo il merito ma anche il motore della cooperativa”.

    A quali progetti si riferisce?

    “OSTELLI. Quello più eclatante per le implicanze culturali ed economiche è senz’altro il progetto ostelli. Si propone un tipo di ospitalità aperta a tutte le età, con una gestione concepita in modo tale da favorire un turismo essenziale e raffinato nel contempo, libero e a contatto diretto con l’ambiente. Un concetto partito nel 1981 con l’Ostello di Padova e che in Polesine ha visto l’esemplare realizzazione e gestione del RIFUGIO PARCO DELTA DEL PO di Gorino Sullam (1992), in collaborazione con il Comune di Taglio di Po. E’ un’esperienza che ha fatto scuola in Polesine e anche in altre province e regioni d’Italia. Valore aggiunto è costituito dal fatto che la creazione dell’ostello è la premessa per il recupero di costruzioni pregevoli altrimenti destinate all’inevitabile degrado. OSTELLO AMOLARA di Adria (2001), uno dei più bei palazzi neoclassici del Polesine, da anni in disuso e ora divenuto ostello, museo, ristorante e centro convegni, è un altro esempio,questo in collaborazione con il Consorzio di Bonifica Polesine Adige Canalbianco. E da ultimo il MULINO AL PIZZON di Fratta Polesine (2004), prezioso complesso di archeologia industriale, salvato e trasformato in Ecomuseo e Locanda, con centrale fotovoltaica e idroelettrica, attracco fluviale, squero per la riparazione di barche tipiche da fiume.

    ANIMAZIONE. Il secondo progetto è l’animazione culturale impiegata nella didattica ambientale e museale. Fin dal 1975, prima come Ctg e poi come cooperativa Turismo&Cultura, si è sostenuto un modo più coinvolgente e specializzato per avvicinare le varie categorie di utenza alla conoscenza del territorio, sul presupposto che il turismo deve principalmente essere inteso come fatto culturale. Da questa impostazione sono nati gli animatori culturali e ambientali del Ctg, oggi presenti in tutte le province del Veneto, con innumerevoli corsi di formazione, tirocini, convegni.

    CeDI- CENTRO PER LA DIDATTICA DEI BENI CULTURALI E AMBIENTALI.

    E’ un progetto per la costruzione di un sistema a rete finalizzato alla valorizzazione culturale e turistica del territorio, all’affinamento dei processi di fruizione e della qualità dell’accoglienza, allo studio ed organizzazione delle forme di gestione. Si tratta di un’dea completamente nuova, che ha precorso analoghe elaborazioni emerse successivamente nel settore dei beni culturali come “distretto culturale” o “learning region”, ma che in Polesine è stato sperimentato già dal settembre 1996 ed è tuttora in funzione, con l’adesione di molti Comuni, Enti locali e statali, scuole e istituzioni. Si deve al progetto CeDi se molti Comuni hanno potuto allestire musei locali, tenere aperte ville e monumenti, facilitare una concreta professionalizzazione di molti giovani nel campo dei beni culturali, se sono state elaborate metodologie di animazione culturale applicate alla didattica e alla fruizione”.

    Una battuta conclusiva

    “Mi piace concludere con la copertina di un depliant di qualche anno fa, una specie di biglietto da visita della cooperativa: Una storia che va. Innumerevoli volti e storie di persone impegnate fanno la storia della cooperativa Turismo&Cultura. Una storia che va. Una bottega del fare, con idee e progetti in continua evoluzione. Mille modi per valorizzare le persone e il patrimonio storico-artistico-ambientale”.

  • I 110 anni della libreria Pavanello

    I 110 anni della libreria Pavanello

    Il 15 marzo scorso, tanti amici hanno voluto festeggiare con Carlo e Maria Pavanello i 110 anni di attività della libreria di piazza Vittorio Emanuele. Centodieci anni al “servizio intellettuale” – come è stato scritto – di molte generazioni di polesani, tradizionale punto di riferimento per studenti, studiosi e cultori di storia locale. Hanno voluto partecipare all’evento anche il sindaco Merchiori ed i rappresentanti dell’Associazione Arma Aeronautica, fra i quali il titolare di un altro storico esercizio rodigino, il barbiere Michele Mazzucato. Nell’occasione, fra libri e scaffali si è trovato spazio per allestire un piccolo rinfresco, molto gradito ai partecipanti e predisposto con cura da Luciano Mingotti, titolare del vicino Bar “Accademia”.

    Ma torniamo indietro nel tempo, al marzo del 1900 quando Stanislao Bedinello (Lao per glia amici) ottenne la licenza per aprire una “Cartoleria, libreria, profumeria” nei locali che già erano stati sede del comando dei pompieri, posti sotto i portici della piazza principale, vicino al municipio. Ex garzone e poi collaboratore della tipografia Minelli, a quarantasette anni Stanislao riuscì così a coronare il sogno di mettersi in proprio. E fra le prime attività, editò una serie di cartoline illustrate che ritraevano gli angoli più suggestivi della Rovigo dell’epoca e che oggi sono entrate a buon diritto nel mercato antiquario. La libreria di Bedinello divenne presto un punto di riferimento per gli studenti rodigini, ma non solo: per un certo tempo, negli anni Venti, il retrobottega fu sede del gruppo intellettuale degli “Scariolanti o amici dell’arte”, di cui fecero parte personaggi del calibro di Gigi Fossati e Diego Valeri, il quale, giovane insegnante del Liceo Ginnasio Celio, fu anche presidente dell’ironica congrega. Direttore della libreria per lungo tempo fu Gigi Colet e nel 1941 fece il suo ingresso nel negozio, in qualità di dipendente, Carlo Pavanello. Nel 1946 Stanislao Bedinello ormai novantatreenne morì lasciando un vuoto nella società polesana, dove era stimato per la sua grande onestà e senso del dovere, per la passione che metteva nel suo lavoro e per l’amore incondizionato che nutriva per la sua Rovigo. Nella titolarità della libreria gli subentrò allora la figlia Lydia che continuò con passione l’attività paterna fino alla fine dei suoi giorni nel gennaio 1964.

    Lydia, che non aveva eredi diretti, decise di premiare l’impegno e la dedizione dimostrata in tutti quegli anni dal bravo Carlo Pavanello cedendogli, per disposizione testamentaria, il negozio.

    Carlo poté così proseguire l’opera degli antichi proprietari e, fino al 1998, con la moglie Maria Ferrari, si occupò direttamente dell’attività. Per il suo impegno duraturo, nel 1990 venne nominato Cavaliere d’Italia dall’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga e in seguito gli fu conferita la medaglia d’oro di fedeltà al lavoro e il titolo di Commendatore. Quando, per ragioni d’età, fu costretto a lasciare, il negozio passò al figlio Giampietro, attuale titolare, che, affiancato dalla moglie Antonia Tosini, porta ancora avanti con passione e competenza questa attività che ha imparato ad amare fin da ragazzo.

    Nell’occasione della ricorrenza dei 110 anni è stata allestita nel negozio una piccola mostra che ci aiuta a ripercorrere la storia della libreria: le foto di Stanislao e Lydia Bedinello, un antico ritratto di Lao da giovane, la prima insegna del 1900 e la licenza rilasciata all’epoca, i diplomi di benemerenza, i premi, le attestazioni di stima, le commoventi parole scritte da Francesco Balladore per commemorare con affetto e stima la morte del “galantuomo” Lao…

    Non mancano neppure le foto scattate nel marzo del 1992, quando Giovanni Spadolini, allora presidente del Senato, venne a Rovigo a presentare un suo libro e non disdegnò di fare tappa lì per firmare autografi. E poi ci sono gli articoli dei giornali che si sono occupati in diverse occasioni della libreria…

    Insomma, la Libreria Pavanello non è solo un negozio moderno specializzato in testi giuridici e in manualistica tecnica, dove si possono acquistare libri di ogni genere e di argomento polesano soprattutto. E non è neppure solo un luogo dove ottenere un sorriso e consigli competenti. È un pezzo di storia di Rovigo, un angolo di memoria; fa parte della nostra città e ci piace pensare che avremo modo di festeggiare molte altre sue ricorrenze. Del resto la presenza dietro al banco di Damiano, il figlio di Giampietro ed Antonia, ci rassicura anche in questo…

    E allora: cento di questi giorni, vecchia, cara, rassicurante libreria! E un grazie di cuore a chi ti ha condotto fino a noi.

  • Il “Celio” festeggia i suoi 150 anni

    Il “Celio” festeggia i suoi 150 anni

    Centocinquant’anni fa, nel 1860, prendeva avvio a Rovigo il Liceo con 76 iscritti (attualmente gli studenti frequentanti sono 500). Un anniversario importante che va ricordato, per cui gli studenti, gli ex-allievi, i docenti ed il personale della scuola, si sono attivati per celebrare l’unicità dell’evento con un articolato programma di manifestazioni, intese a valorizzare l’importanza della cultura umanistica. Il progetto, di durata annuale, si articola in ambiti di sviluppo differenti:

    – un ciclo di conferenze che vertono sul tema della parola (logos), intesa sia come strumento di intervento sulla realtà sia come creazione artistica che come ponte tra culture differenti;

    – una serie di iniziative facenti riferimento alla “settimana scientifica e tecnologica”

    – attività finalizzate alla valorizzazione dell’evento con il coinvolgimento degli studenti, quali l’ideazione di un logo, un progetto di ricerca sull’archivio della scuola, l’utilizzo del corso ginnasiale di “Scrittura e giornalismo” ed iniziative legate al Coro del Celio.

    Il tutto si concluderà con l’allestimento di una mostra, aperta a tutta la cittadinanza, di libri antichi, di strumenti scientifici, accompagnati da un archivio fotografico e da una pubblicazione.

    Le manifestazioni hanno preso il via Venerdì 15 gennaio 2010 alle ore 18.00, con la conferenza “Celio Rodigino e la sua opera” tenuta dalla dr.ssa Michela Marangoni, autrice di L’armonia del sapere: i Lectionum antiquarum libri di Celio

    Rodigino. A seguire Martedì 9 febbraio 2010, alle ore 11.00, la conferenza “Apprendere una lingua straniera: una missione possibile” tenuta dal prof. Paolo E. Balboni, ordinario di didattica delle lingue straniere all’Università Ca’ Foscari di Venezia e direttore del Centro linguistico di Ateneo. Sabato 13 febbraio 2010 ore 10.40, Concerto per La Memoria “ vivere sul filo dell’intelligenza – musica e parole per pensare“. Sabato 27 febbraio 2010 ore 10.40, il prof. Stefano Quaglia, Dirigente Tecnico dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto, ideatore del Novum Certamen Catullianum e professore a contratto all’Università di Verona di lingua Greca, ha tenuto la conferenza: “La traduzione come palestra della complessità.Martedì 16 marzo 2010, alle ore 10.40 incontro-conferenza dal titolo, “I Linguaggi della Scienza“. Relatori i Professori Carlo Peretto, Preside della Facolta di Scienze Matematiche, Fisiche e Chimiche di Ferrara, Carmela Vaccaro e Marilena Leis, entrambe Docenti presso l’Università degli studi di Ferrara, Dipartimento di Scienze.

    Venerdì 19 marzo 2010 alle ore 17.00 il Prof. Giovanni Boniolo, titolare della cattedra di Logica e Filosofia della Scienza all’Università di Milano, ha sviluppato il tema: “Scienza ed etica. Il progresso scientifico deve andare di pari passo con il progresso etico?”. Nell’occasione è avvenuta l’intitolazione delle aule della sezione scientifica a Cristina Cusin, Docente di Matematica e Fisica del “Celio”, prematuramente scomparsa.

    Sabato 27 marzo dalle ore 8.30 alle 12.20, ha avuto luogo la conferenza:” La lotta ai tumori si vince con la cultura. Informare i giovani sulla metodologia di lotta ai tumori in modo che sappiano quali possono evitare e quali conviene diagnosticare precocemente.“ Relatori: Dr. Cosimo di Maggio, radiologo, Dr. Willi Pagani, dermatologo, Dr. Antonio Bononi, oncologo.

    Importante manifestazione Sabato 10 aprile, alle ore 10.00, in occasione della consegna dei premi agli studenti meritevoli vincitori della Borsa di studio “Marcello Biasin” per la valorizzazione degli studi classici, con l’inaugurazione dell’Aula Magna, opera realizzata dalla Provincia di Rovigo con il sostegno della Fondazione della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Nell’occasione l’aula è stata intitolata ad Elisa Avezzù, la cui figura di studiosa e di docente viene ricordata dalla Professoressa Natalia Periotto. A seguire il Prof. Guido Avezzù con una lezione su “Profili della responsabilità umana e stili della comunicazione in Eschilo”. Successivamente Giovedì 15 aprile, ore 9.40 lezione del Prof. Günther Gerlach, avente per argomento: “Die Wiedervereinigung Deutschlands 1990 – 2010 (La riunificazione della Germania dal 1990 al 2010) “Jetzt wächst zusammen, was zusammen gehört.” (Willy Brandt, Bundeskanzler 1969-1974, am 10. 11. 1989).

    Attraverso le manifestazioni e le attività promosse per la celebrazione dell’evento si è puntato a favorire l’accrescimento del senso di appartenenza da parte degli studenti e dei docenti della propria scuola e la consapevolezza da parte della cittadinanza del ruolo esercitato dal Liceo Classico “Celio” nel nostro territorio. Il Liceo Celio ringrazia attraverso il dirigente scolastico, prof. Dario Giovanni Quaglio, quanti a vario titolo hanno collaborato e tuttora continuano, condividendo l’importanza della celebrazione.

  • “Usate Rarità”

    “Usate Rarità”

    Da anni i rapporti culturali fra Badia Polesine ed Este si sono andati intensificando attraverso alcuni filoni.

    E’ estense il maestro Roberto Bevilacqua da tempo presente a manifestazioni culturali badiesi dove ha portato, con il suo flauto, interessanti occasioni per ascoltare della buona musica. Il culmine è arrivato alcuni anni fa quando lo stesso Bevilacqua è entrato nel cartellone della stagione di prosa con gli spettacoli legati al tango: belli, intensi e apprezzati.

    E’ estense Giovanni Comisso: uno dei componenti il direttivo del Sodalizio Vangadiciense che ha sede nell’Abbazia della Vangadizza di Badia Polesine ed è diretto da Camillo Corrain. Comisso è alla Vangadizza tutti i martedì per ricerche e per collaborare con studenti e studiosi che cercano nell’archivio vangadiciense documenti su cui operare.

    Da tempo un nuovo legame si è andato formando: quello fra “Usate Rarità” e il “Sodalizio Vangadiciense” con il suo periodico L’Adese il cui numero di fine 2009 è stato presentato a dicembre proprio a Este in occasione dei Mercatini di Natale nello spazio riservato a Usate Rarità.

    Un rapporto tra Este ed il Polesine che interessa anche Rovigo, visto che, nell’esposizione estense di Usate Rarità, a fine marzo 2010 sono state presentate alcune opere del pittore rodigino Altedo Guizzaro in contemporanea con l’antologica (postuma) allestita alla Pescheria Nuova rodigina dal 24 al 30 marzo.

    Cerchiamo di capire la filosofia e l’impegno di “Usate Rarità”.

    Nel cuore della città di Este (PD) all’ombra del campanile del Duomo di Santa Tecla in via Zanchi 6, a fianco del Cinema Farinelli, è attiva una realtà nuova nel panorama del collezionismo, delle rarità, dell’antiquariato e del modernariato: “Usate Rarità”, alloggiata in una splendida sede seicentesca, attigua a Palazzo Fracanzani.

    Qui è possibile trovare una gran quantità di pezzi antichi, rari, da collezione, di modernariato, di design e degli anni ‘70. Si va dai lampadari veneziani alle ceramiche d’Este e di Bassano; dal design d’arredamento fino all’arte del secondo ‘900; dalla ferramenta antica (serrature, pomoli, maniglie e chiavi) ai conosciutissimi giradischi e radio a valvole; dai mobili e dalle cornici del passato alle sveglie e orologi datati; dai libri moderni e antichi fino alla cinematografia nei diversi supporti (video cassette, Dvd, Super 8).

    Musica moltissima: tanto cantautorato italiano e francese, gruppi e solisti rock del panorama internazionale; tutte incisioni assai rare e ricercate dai collezionisti. Michael Jackson è presente con quasi tutta la sua produzione.

    La ventennale esperienza di collezionismo della titolare Moira Facciolo permette d’incontrare pure una rappresentanza del mondo dell’arte novecentesca con alcuni lavori tra cui: disegni, sculture serigrafie.

    In questo spazio, probabilmente usato nel XVII secolo come scuderie, – ci ragguaglia Roberto Bevilacqua – operò fino al 1954 un falegname che ebbe qui la sua bottega di produzione artistico artigianale; fu pure punto d’appoggio per i frequentatori del cinema Farinelli che qui lasciavano in stallo le loro biciclette.

    Ora, in un ambiente splendidamente riportato alla sua antica bellezza fatta di un’esplosione di archi e pareti in mattoni e pietre a vista, la vocazione artistico artigianale continua, perché Usate Rarità presenta ai suoi visitatori una gran quantità di materiale da collezionismo, capace sempre di far tornare con la mente e con il cuore ad epoche molto distanti nel tempo, ma pure a quei bellissimi anni ‘70 che con il loro design si contraddistinsero in modo originale. Il tutto sempre accompagnati in sottofondo da musiche rigorosamente riprodotte da un giradischi a valvole GELOSO e ovviamente su supporto in vinile 33-45-78 giri piuttosto che con dischi da grammofono.

    Molti insegnanti e studenti raggiungono i locali di Usate Rarità non solo per acquistare materiale raro ma pure per studiare il luogo, la sua storia e quella degli oggetti stessi. Per i ragazzi poi è stato creato dalla padrona di casa Moira Facciolo un particolare angolo dedicato agli occhiali vecchi originali (design Ray ban soprattutto) e ai dischi sia da grammofono che in vinile a 33, 45, 78 giri.

    Un ambiente unico, dunque, dove ci si può recare non solo per acquistare e scambiare materiale particolare ma anche solamente per chiacchierare di collezionismo e rarità con chi sente forte la passione di raccogliere il passato.

    Se si vorrà affrontare una gita fuori porta nella città di Este si potrà perciò visitare questa realtà, della quale si sono già interessati i più importanti quotidiani e settimanali e dove opera pure l’Associazione culturale e d’artigianato “L’Artificio” presieduta dal musicista Roberto Bevilacqua.

  • Pescare è un’arte

    Pescare è un’arte

    Il Polesine, con i suoi copiosi corsi d’acqua è spesso visto come il paradiso dei pescatori. E la pesca per gli appassionati non è un semplice passatempo, ma un’arte che si avvale di strumenti idonei. Per essere chiari non basta una canna, un filo, un amo e l’esca, occorre molto di più. E questo “di più” ha una storia: la storia delle attrezzature per la pesca, che vede alcuni cultori interessati ad approfondire l’argomento ed anche a comunicare al pubblico le proprie ricerche sull’evoluzione della strumentazione per la pesca.

    Il paese di Ceneselli è divenuto il riferimento di questa iniziativa che si concretizza in un’esposizione che si ripete in occasione della fiera settembrina. Gli organizzatori Nicola Masieri, Michele Zanotti e il Dott. Gianpaolo Bambini pianificano per mesi l’evento, mettendo a disposizione ognuno la propria collezione privata rendendola così fruibile da parte del pubblico e catturando l’interesse dei numerosi visitatori con gran soddisfazione da parte del Sindaco e degli organizzatori stessi.

    La sala viene arredata con vetrinette in arte povera ed espositori in vetro; alle pareti canneto come sfondo, reti da pesca e fotografie naturalistiche allo scopo di creare un ambiente ideale ad accogliere l’evento.

    L’esposizione nasce da una grande passione degli organizzatori non solo per la pesca e per i piccoli capolavori storici di arte meccanica rappresentati dai mulinelli, ma anche per le tradizioni ad essa collegate e la storia del nostro Polesine. Preziose bibliografie, volumi storici del secolo scorso, curiosità ed aneddoti dell’alieutica di un tempo completano l’esposizione.

    Gli albori del mulinello

    Il percorso espositivo inizia con una breve cronistoria del mulinello e della sua evoluzione nei secoli. Le sue origini vanno ricercate in Cina e sembrano risalire al tempo della dinastia Sung (960-1280 d.c.): lo raffigurano le pitture di un artista del tempo. In occidente devono passare ancora alcuni secoli: i primi a lasciare notizie storiche del mulinello da pesca furono gli inglesi tra ‘600-700.

    Il mulinello nasce come prototipo rotante in legno duro: quercia, mogano e palissandro sono i materiali più utilizzati per creare questi manufatti; in seguito il legno viene sostituito con il ferro e l’ottone perché più resistenti all’acqua e all’usura.

    Bisogna aspettare gli inizi del 900 perché compaiano i primi mulinelli a bobina fissa che determinarono una vera e propria rivoluzione, un’innovazione nella tecnica della pesca. Gli inglesi furono i primi inventori della tecnica dello spinning (la pesca al recupero) successivamente francesi svizzeri ed austriaci. Per l’Italia devono arrivare gli anni ‘30 del secolo scorso e con essi gli albori delle prime produzioni di mulinelli artigianali, imitazioni degli europei ma fatti con materiali più poveri.

    La produzione italiana

    Dopo la grande guerra verso la fine degli anni ‘40, la produzione del mulinello italiano “scoppia”, assume una vera identità un proprio design. La tecnica e la ricerca portarono la produzione italiana a livelli di prestigio e non più d’imitazione.

    Nascono ditte con officine meccaniche specializzate d’alto livello e industrie produttrici che faranno la storia del mulinello da pesca italiano.

    Nella provincia di Varese, l’imprenditore Sergio Carnevali nel 1921, convertì la produzione delle sue officine meccaniche passando – incredibile a dirsi! – dai motori degli aerei ai mulinelli da pesca. Nasce la “Cargem” una fabbrica con numerosi dipendenti; un marchio che produsse modelli ad ingranaggi elicoidali come il famoso modello”cigno” fino al sofisticato sistema a spire incrociate.

    La “Ofmer”di Bologna, fondata da Vincenzo Rossetti, derivata dalle officine meccaniche Rossetti nei primi anni ‘50; produsse mulinelli da pesca affidabili e robusti per quasi trent’anni per poi convertire la fabbrica nella più nota Viro, tuttora leader nella produzione di lucchetti e serrature.

    Sicuramente è “L’Alcedo” la casa italiana produttrice di mulinelli più famosa in tutto il mondo; contraddistinta dall’inconfondibile marchio con medaglione raffigurante il martin pescatore; Alcedo è infatti il termine latino di questo variopinto uccello che vive lungo le rive di fiumi. Questa casa torinese produsse dal 1943 fino al 1982, modelli straordinari esportati in tutto il mondo. Tra i più famosi modelli esposti a Ceneselli un rarissimo esemplare di Alcedo rosa, il “micron” e il “micron delux” il più piccolo e leggero mulinello del mondo; ben conservati ed ancora funzionanti, completi addirittura delle scatole in cartone originali dell’epoca che li contenevano.

    Per citare qualche altra grande casa produttrice italiana, ricordiamo la Zangi nata nei pressi della Fiat che con la collaborazione di alcuni ingegneri meccanici permise la costruzione di esemplari affidabili e resistenti. In seguito la Zangi, per motivi di salute del fondatore e proprietario, fu ceduta alla Coptes che continuò la produzione fino all’82. Nettuno, Niagara e Nautilus per citare altre famose case italiane.

    Dopo aver spopolato in tutto il mondo per qualità e prestigio per quasi trent’anni e aver soddisfatto anche le più esigenti committenze americane creandone modelli personalizzati come Ted Williams, Orvis Eagle Claw, il mulinello italiano inizia la sua inevitabile fase di declino. La concorrenza asiatica cinese e giappone immetteva sul mercato a partire dagli anni ‘70, modelli di mulinelli a basso costo realizzati con materiali più scadenti. Ciò indusse molte ditte a vendere e altre a cessare per mancanza di richiesta. La legge economica del mercato congiunta ad un mutamento politico, storico e culturale decretarono l’inesorabile fase finale di produzione del mulinello italiano. Gli ultimi modelli prodotti dalle ditte bolognesi Sarfix e Tubertini dal ‘92 al 1995 conclusero definitivamente la storia della produzione del mulinello da pesca italiano.

  • Il Delta e la bonifica

    Il Delta e la bonifica

    E’ noto come il Delta moderno abbia una sua data di origine, identificata nel 1604 allorché, conclusi i lavori del “taglio di Porto Viro”, la foce del grande fiume iniziò ad assumere una nuova configurazione, sviluppatasi progressivamente nel corso di quattrocento anni.

    Un lungo intervallo temporale questo, nel corso del quale l’intervento dell’uomo è stato costante, mirando soprattutto a due finalità: consolidare gli argini del fiume e togliere le acque stagnanti dal territorio bassopolesano. Obiettivi non facili da conseguire, che solo nel secolo da poco concluso sono stati raggiunti stabilmente, grazie ai moderni mezzi di movimento terra e a sempre più sofisticate macchine idrovore in grado di smaltire in poche ore le acque meteoriche eccedenti.

    Risultati eccellenti, raggiunti in virtù di un’efficiente e capillare gestione del territorio che vede protagonista il Consorzio di bonifica bassopolesano, il quale da gennaio 2010 – in seguito alla legge regionale di riordino di tali enti – ha assunto la nuova denominazione “Consorzio di Bonifica Delta del Po”, al posto di “Delta Po Adige”. Solo un cambio di nome per la realtà bassopolesana, che ha conservato la stessa estensione territoriale precedente (a differenza di altri enti analoghi che, dimezzati nel numero, hanno visto ampliata la competenza sul territorio).

    E’ quella del Consorzio di Bonifica un’azione importante di tutela del territorio, che la nuova legge regionale ha ribadito, estendendo ulteriormente le competenze dell’ente, il quale, oltre alle tradizionali azioni di bonifica ed irrigazione, svolge consistenti attività in campo ambientale, con competenze perfino in materia di protezione civile.

    Ci incontriamo col neo-riconfermato presidente Fabrizio Ferro che ci informa dei principali risultati ottenuti nel corso del passato quinquennio e dei progetti in corso di esecuzione.

    – Presidente, iniziamo dalla vivificazione delle lagune.

    “Questa è sicuramente una delle azioni più importanti e qualificanti svolte dal nostro Consorzio. Senza gli interventi di vivificazione delle lagune, questi specchi d’acqua sarebbero destinati all’anossia: una catastrofe per il delta. Nel prossimo futuro, grazie ad un apposito stanziamento regionale (4 milioni e mezzo di euro) si procederà allo scavo dei canali interni per garantire il ricambio delle acque nelle lagune del delta. Un’azione, questa della vivificazione delle lagune, che negli anni ha visto un particolare impegno dell’ex direttore Lino Tosini, da poco in pensione. Ha assunto pertanto il ruolo di direttore Giancarlo Mantovani (ex vicedirettore), che è ben consapevole di tutte le problematiche in essere”.

    – La salubrità delle sacche e delle lagune – osserviamo – è importante per il mondo della pesca, ma anche per il turismo.

    “Certamente. Ed aggiungo che, legato in particolare all’aspetto turistico, c’è un altro importante progetto in fase di esecuzione: quello della navigazione interlagunare, che in pratica permetterà alle imbarcazioni di raggiungere la laguna di Venezia partendo dalla Sacca di Goro, senza affrontare mai il mare aperto. E ciò grazie ad una rete di canali in parte già realizzata all’interno delle sacche e delle lagune del delta”.

    – E’ quello dell’estremo delta un ambiente che richiede specifiche manutenzioni…

    “Il Consorzio è particolarmente impegnato nell’attuazione degli sbarramenti contro la risalita del cuneo salino. Oggi ci sono sistemi più efficaci di quelli installati da tempo che andranno sostituiti. Stiamo poi completando la realizzazione di un nuovo ponte sul Po delle Tolle per collegare Scardovari con Polesine Camerini. E sotto questo ponte sarà installato un carroponte per la gestione ottimale e la manutenzione della esistente barriera antisale. Ma stiamo intervenendo anche in mare aperto, a due tre miglia dalla costa, con la posa sui fondali di barriere artificiali per migliorare l’habitat marino a favore della flora e della fauna, una sorta di “tenue” artificiali”. E già si vedono i primi significativi risultati”.

    – Altre iniziative in cantiere?

    “Recentissima è la notizia di un finanziamento nazionale di 5 milioni e 400 mila euro (in base ad un progetto presentato nel 2004) che ci permetterà di procedere ad un riordino irriguo del bacino sinistra Adige Chioggia. Un analogo stanziamento è previsto per l’impianto irriguo a bassa pressione di Rosolina, in sostituzione di quello oneroso attualmente in uso. C’è poi in atto l’importante intervento di bacinalizzazione dell’acqua dolce di Volta Vaccari di Porto Tolle, comune in cui è in atto anche l’adeguamento della rete idrica”.

    – Il Consorzio è impegnato anche sul piano della cultura…

    “Da questo punto di vista il nostro fiore all’occhiello è rappresentato dal Museo di Ca’ Vendramin, dal 2005 inserito nel Sistema Museale della Provincia, con l’apertura di un Centro Visitatori in collaborazione con l’Ente Parco. Collegati al museo di Ca’ Vendramin sono poi altre ex idrovore dismesse, site nel territorio di Porto Viro, i cui edifici sono stati recentemente recuperati, grazie al progetto Ecosiste finanziato dalla Regione del Veneto. Il 30 ottobre 2009 è stata inoltre formalmente costituita la Fondazione Ca’ Vendramin, col relativo “laboratorio internazionale delta e lagune” in contatto non solo con le realtà deltizie del Mediterraneo, ma anche con il Brasile, l’Argentina ed il Vietnam. La Fondazione, che oltre al Consorzio Delta del Po, è sostenuta dalla Regione del Veneto, dalla Provincia di Rovigo e dall’Ente Parco Regionale Veneto Delta del Po, ha come direttore Lino Tosini che, dopo il pensionamento dal Consorzio, ha accettato di seguire questa importante realtà che sta muovendo i primi passi, che auspichiamo importanti per il futuro della nostra terra”.

  • Vinci il Polesine

    Vinci il Polesine

    “Vinci il Polesine e il Veneto”, questo lo slogan che ha accompagnato l’importante proposta di promozione turistica che, partita da Adria lo scorso 22 Gennaio, ha toccato sei importanti città dell’Europa dell’Est – Praga, Tourun, Varsavia, Bratislava, Budapest e Zagabria – per rientrare in Veneto con tappa conclusiva a Treviso il 15 febbraio.

    Tremila chilometri percorsi in tre settimane sulle ruote di un tir giallo in grado di trasportare tutto l’apparato studiato per coinvolgere al meglio i potenziali turisti.

    Un’iniziativa di grande spessore, sostenuta dalla Regione Veneto ed attivata dai Consorzi di Promozione Turistica del Veneto e dall’Assessorato alle Politiche del Turismo della Giunta Regionale, con l’obiettivo di avvicinare i potenziali turisti dell’est europeo alle opportunità dell’ospitalità veneta: dalle Dolomiti al mare; dal lago alle terme; dalle città d’arte al… Delta.

    Con il Polesine finalmente in primo piano, ben evidenziato nel titolo dell’iniziativa sostenuta anche da un concorso a premi aperto a tutti i visitatori degli stands approntati per l’iniziativa di promozione. Questi ultimi, rispondendo ad un questionario, hanno avuto la possibilità di vincere un soggiorno gratuito nel territorio tra Adige e Po e più in generale di fruire di buoni da utilizzare in un soggiorno nel territorio veneto. Questo dunque il senso di “Vinci il Polesine e il Veneto”, un concorso, ma soprattutto lo slogan dell’inedita quanto coinvolgente iniziativa.

    Ad Adria la prova generale, con gli stand montati in piazza Garibaldi, presenti gli assessori regionali Manzato e Isi Coppola, l’assessore provinciale Laura Negri, il sindaco Barbujani con gli assessori comunali, i rappresentanti dei Consorzi di Promozione Turistica del Veneto, con Stefano Pregnolato, presidente del Card del Delta, in prima fila.

    Rispettato completamente il programma nelle città individuate per l’attività di promozione, con l’allestimento degli stand nel centro cittadino per offrire degustazioni di prodotti tipici del Veneto, distribuire cataloghi turistici ed attivare, sul far della sera, un workshop per gli addetti ai lavori e le agenzie di viaggio. A seguire una conferenza stampa e, successivamente, una cena di gala per le autorità locali. Il tutto vivacizzato dall’accompagnamento musicale della famosa orchestra italiana “Notte Veneziana”.

    A conclusione dell’importante iniziativa di promozione, che ha toccato Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Ungheria e Croazia, così si sono espressi, a nome di tutti gli organizzatori, Stefano Pregnolato e Gianni Garatti, presidenti dei consorzi del Card del Po e Marca Treviso. “Il truck giallo del Veneto ha raccolto grandi soddisfazioni nell’Europa dell’est, coinvolgendo in poco più di due settimane 5.300 persone.” “La filosofia che ha dato vita al progetto ‘Vinci il Polesine e il Veneto’ è stata quella di raggiungere il potenziale turista europeo nel salotto di casa propria, presentandogli direttamente nelle piazze centrali delle più belle città europee le offerte turistiche del Veneto. Insomma se Maometto non va alla montagna, è opportuno portare la montagna da Maometto, e non si tratta di una impresa impossibile. Il sistema turistico veneto è in forte evoluzione: siamo in grado di offrire pacchetti vacanze eccellenti; il Veneto è l’unica regione in grado di unire arte, enogastronomia, mare e montagna e sport a prezzi estremamente competitivi. Il mercato dell’Europa dell’Est offre importanti potenzialità, che devono essere valorizzate e concretizzate.”

    I promotori dell’importante iniziativa si attendono ovviamente un aumento dei flussi turistici dai paesi dell’Est. La verifica nell’estate 2010, imminente al momento dell’uscita di questo numero del Ventaglio.

  • Il Polesine e il sole

    Il Polesine e il sole

    Il Polesine non più zona marginale, occultata dalle nebbie, ma addirittura provincia leader delle energie rinnovabili, con particolare riferimento proprio a quella derivante dal sole. E’ quanto emerso, con toni improntati all’ottimismo (anche se qualche preoccupazione non è stata sottaciuta) nella Settimana Europea dell’Energia Sostenibile (EUSEW 2010) tenutasi al Censer dal 19 al 26 marzo, con la giornata clou del 25, in cui nella Sala Rigolin si sono alternati vari relatori rappresentanti delle istituzioni, della ricerca e del mondo imprenditoriale, che hanno analizzato le opportunità offerte dalle nuove tecnologie che puntano sulla sostenibilità ambientale e i progetti che possono interessare il Polesine.

    Per fare il punto della situazione ci incontriamo con Angelo Zanellato, presidente del ConSviPo (Consorzio di Sviluppo del Polesine), che ha coordinato i lavori dell’importante assise.

    – Dunque, presidente, il Polesine terra del sole e delle energie rinnovabili?

    “Sicuramente per il nostro territorio questo è un momento molto positivo. Per iniziativa della Sun Edison sta per essere realizzato tra San Bellino e Castelguglielmo il più grande parco fotovoltaico d’Europa, che inizierà a convertire l’energia solare in elettrica già a fine del 2010. Un’altra iniziativa analoga è prevista nella zona di Loreo. C’è poi un progetto finanziato dalla Regione con un milione e 260 mila euro, che ci vede impegnati con la Provincia e 38 Comuni del Polesine per l’installazione di 58 impianti presso scuole ed altri edifici pubblici. Complessivamente i 58 impianti produrranno un megawatt di energia. In ogni edificio, inoltre, sarà installato un display che visualizzerà il risparmio energetico dato dalla presenza dell’impianto fotovoltaico. Tutto questo metterà in breve tempo il nostro territorio ai vertici nella produzione di energia elettrica dal sole con una consistente riduzione di CO2 immessa nell’aria. Ma oltre a questo vorrei sottolineare il ruolo importante che può sviluppare il Polesine nell’ambito della ricerca delle fonti rinnovabili. A mio avviso vanno infatti indirizzati verso questo importante settore anche i fondi che saranno destinati al nostro territorio dall’Enel in concomitanza all’attivazione della Centrale a carbone pulito. Occorre creare una sinergia che metta insieme il mondo della ricerca con quello della produzione. Le occasioni non mancheranno”.

    – E qual è il ruolo svolto in questo ambito dal ConSviPo?

    “Il ConSviPo intende svolgere un ruolo attivo di stimolo e coordinamento, in modo che enti e istituzioni trovino motivi di azione comune. Va evitato, come in passato purtroppo è accaduto, che due o più soggetti lavorino allo stesso progetto, uno all’insaputa dell’altro, sprecando in tal modo energie e denaro. Come dicevo questo momento storico è molto proficuo per il Polesine, che si trova ben servito da infrastrutture stradali ed informatiche, possiede l’intermodalità, è in una posizione centrale tra il Mediterraneo e il resto dell’Europa, ha a disposizione un paesaggio che va valorizzato sul piano turistico, dispone di aree per insediamenti produttivi. L’importante è dare vita ad azioni concertate e fare veramente del Polesine la porta d’Europa”.

    – Torniamo allo scenario degli impianti di tipo energetico. Il fotovoltaico va bene, si sottolinea da più parti, a patto che non tolga spazio all’agricoltura consumando terreno. L’utilizzo delle biomasse è positivo per i piccoli impianti, ma non per grosse strutture che richiedono di importare da fuori zona il materiale base, consumando combustibili per il trasporto. Per non parlare di impianti di trattamento dei rifiuti in aperta campagna, come si è prospettato a Pincara…

    “Proprio per questo occorre una concertazione e un coordinamento tra enti ed istituzioni in modo da avere le idee chiare e mettere in atto azioni decise di contrasto nei confronti di progetti invasivi. Se c’è un’ampia condivisione di intenti, nasce anche la volontà di perseguire linee di azione comuni con sicuri risultati”.

    Quali sono – per concludere – i principali progetti che il ConSviPo sta seguendo in questi mesi?

    “In questo periodo il ConSviPo è impegnato in numerose progettualità, sia a livello nazionale che a livello europeo. Recentemente la Regione Veneto ha finanziato il progetto: “Il pesce del Polesine: dal Mare alla Tavola”, un progetto che ha lo scopo di promuovere il pescato veneto e che vedrà il ConSviPo impegnato in attività di promozione che coinvolgeranno numerose realtà regionali, nazionali ed europee. Per quanto riguarda i progetti europei in fase di implementazione il Consorzio è impegnato nello sviluppo delle attività progettuali del progetto “AsviLoc plus”, progetto attivato nell’Ambito del programma South East Europe e che vede la partecipazione di numerosi partner nazionali ed europei.

    C’è poi il programma “IPA-Adriatico”, all’interno del quale il ConSviPo è parte attiva in tre importanti idee progettuali, finalizzate ad uno sviluppo equilibrato e sostenibile, che sono in attesa di valutazione. Tutti e tre i progetti vedono la partecipazione di numerosi stati membri dell’Euroregione Adriatica come: Croazia, Bosnia-Erzegovina, Albania, Slovenia, Montenegro e alcune tra le più importanti Regioni italiane. Infine il progetto “FuturEnergy”, ideato per promuovere l’efficienza energetica, che è in attesa di valutazione da parte delle autorità competenti del Programma Italia – Slovenia 2007-2013; un progetto quest’ultimo che vede il Consorzio per lo Sviluppo come capofila, responsabile e coordinatore delle attività”.

Pubblicità