In ogni festività dell’anno liturgico, sia nelle grandi celebrazioni del Santo Natale o della Pasqua del Signore sia nelle domeniche del Tempo Ordinario, chi frequenta la Chiesa dei Cappuccini a Rovigo la vede sempre affollata di fedeli. Ci si può chiedere se ci sia una motivazione. Ebbene c’è, e forse è da trovarsi nell’atmosfera di accoglienza e spiritualità che questa Chiesa offre e nella disponibilità continua dei nostri frati a rispondere ai bisogni spirituali e materiali della gente.
L’Ordine dei Cappuccini
Sottolineato come questi umili religiosi siano chiamati ad una vita di assoluta povertà e di totale dedizione al prossimo, va detto che l’Ordine dei frati Minori Cappuccini nasce da una corrente di riforma dei Frati Minori Osservanti (distinti a loro volta dai frati Minori Conventuali con una Bolla di Leone X del 1517). Nel 1500, secolo dell’errore luterano e della Controriforma, i Francescani prendono un posto notevole nel ripristinare l’equilibrio spirituale del primitivo Cristianesimo in seno alla Chiesa Cattolica. Come? Con le armi di una vita rigorosa di penitenza e con l’amore. Le nozze con Madonna Povertà e il Cantico di Frate Sole ridestano nel popolo cristiano la spiritualità più innamorata che paurosa di Dio, aperta alla bellezza e alla gioia. L’Ordine dei Cappuccini viene riconosciuto ufficialmente da Clemente VII nel 1528. Gode di stima, ammirazione e popolarità nella società del tempo, affermandosi come una delle forze maggiori sia in Italia che in Europa. I Cappuccini si fanno amare per l’austerità di vita, il digiuno, la disciplina, le veglie, ma anche per lo zelo e l’impegno dei loro capi nel sopportare con pazienza ogni sorta di persecuzioni, l’ardore nel predicare la carità e nell’assistere gli appestati. Ottengono fiducia presso sovrani ed aristocratici ricevendo incarichi anche diplomatici. Con Gregorio XIII possono esplicare all’estero un loro attivissimo apostolato specialmente nella Francia secentesca 1. Le Costituzioni sono approvate nel 1536 e nel 1552 e l’osservanza della Regola diviene lo scopo della riforma dei Cappuccini, concretizzato in una vita condivisa tra poveri, umili, malati, moribondi, condannati a morte. Luigi XIV li chiamava “i frati della peste e del fuoco” per la loro presenza costante nei luoghi di calamità e pericolo 2.
I Cappuccini oggi a Rovigo
I Cappuccini, che tradizionalmente sono sempre stati in mezzo alla gente e sostenuti dalle autorità politiche e civili, continuano anche oggi, con lo spirito contemplativo ed apostolico delle origini, un servizio nella Chiesa, umile, nascosto, generoso, gioioso, spesso eroico, perseguito con la santificazione personale, la preghiera individuale e comunitaria, la povertà mendicante secondo la Regola, l’intenzione e lo spirito di San Francesco, la disponibilità al ministero della predicazione in città e nelle parrocchie e delle confessioni, l’assistenza ai malati e ai soldati, l’attività in terra di missione. E’ quanto attesta fra’ Silvano Galuppi, Guardiano del Convento di Rovigo, di squisita semplicità e vicinanza alle persone considerate fratelli e sorelle. I frati sono diminuiti, rispetto al passato, afferma, in Convento attualmente ce ne sono 14, 11 sacerdoti e 3 fratelli laici, ma le attività sono quelle di sempre: celebrazioni, predicazioni, accoglienza ai poveri, soprattutto con la mensa, momenti di preghiera aperti a tutti, confessioni, adorazioni, celebrazioni delle ricorrenze francescane (Stimmate, Festa di San Francesco, Perdon d’Assisi…), sostegno ai parroci nelle missioni popolari, ritiri in Convento di Gruppi che lo chiedono. Sono molto amati per la semplicità, lo stile di vita essenziale e fraterno (vita di comunità), facilità di dialogo, capacità di cogliere il peso delle sofferenze, dei drammi umani, disponibilità ad ogni richiesta della gente. Riguardo alla Pastorale, oggi i frati sono inseriti nella Chiesa con il carisma francescano proprio dell’Ordine. Il Guardiano coordina la vita della fraternità dove ognuno ha un ruolo nel servizio. In un territorio povero di fede com’è il Polesine, i Conventi di Rovigo, Lendinara e Adria, fra le altre, hanno finalità vocazionale molto importante per la Diocesi, in particolare per la presenza del Seminario. La Provvidenza non ha mai fatto mancare il dono delle vocazioni alla vita francescana, anche se si sente, come per la Chiesa in generale, il calo dovuto principalmente allo stile di vita secolarizzato che oggi allontana da Dio. La vita dei frati, ribadisce fra Silvano, dipende da Colui che è il Padre di tutto, noto con il nome di Provvidenza, che assicura il necessario non solo ai frati ma anche a tutti coloro che bussano al Convento. Le difficoltà che i frati possono incontrare sono le stesse della società attuale, in cui nuovi poveri, non solo extracomunitari, sono una realtà in Italia e anche in Polesine. Nel Convento c’è fra Arcangelo, atteso dalla gente, il quale da oltre 35 anni gira il Polesine per la questua. E’ una figura di straordinaria semplicità che raccoglie la carità dei generosi polesani, ai quali dà parole di saggezza, fede e speranza. In città la carità è caratterizzata dall’antica tradizione dell’offerta del pane per i frati e i poveri. Il rapporto con il Vescovo e i Sacerdoti delle parrocchie è ottimo e in sintonia con il Progetto Diocesano, come quello con le autorità civili che si può definire amichevole, sapendo che possono contare sui frati per il servizio anche civile offerto alla gente della città.
Sulle orme di S. Francesco
Ma è lecito chiedersi quando sono approdate tra noi queste testimonianze di santità. Allora si deve ritornare sulla linea del tempo e far riferimento agli scritti di Francesco Bartoli 3, del canonico Ramello 4, di Nicolò Biscaccia, eruditi rodigini del XVIII e XIX secolo, dai quali veniamo a sapere che la presenza dei seguaci del Santo d’Assisi a Rovigo e in Polesine è rilevante ed articolata. Risalgono infatti al 1200 le prime fondazioni di Minori Conventuali a Rovigo (Chiesa del Cristo e S. Francesco) e a Lendinara; nel 1400 si incontra la stessa famiglia francescana ad Adria, Badia e Fratta Polesine. Nel Cinquecento giungono appunto i Cappuccini che fondano il Convento di S. Michele nel borgo S. Bernardo, area poi occupata dall’ex Istituto Magistrale” C. Roccati” (ora Liceo Sociopsicopedagogico e Liceo Artistico). Nei primi decenni del secolo successivo essi aprono case a Lendinara e a Badia. Nel medesimo secolo si ha una comunità francescana dei Minori Riformati ad Adria e ad Ariano, mentre a Lendinara in S. Biagio vengono accolti i Minori Osservanti, detti comunemente “zoccolanti”. L’unica presenza femminile è costituita dalle terziarie francescane di Rovigo, chiamate anche le “muneghette” 5. Alcuni Conventi vengono chiusi già in periodo medioevale, altri soppressi dalla Repubblica Veneta nel 1769, mentre tutti conosceranno la soppressione in forza delle leggi napoleoniche 6. L’arrivo stabile in città di una famiglia di Cappuccini, nella seconda metà del Cinquecento, è desiderata con insistenza dalla popolazione e dal Vescovo Canano, che ravvisava in quei frati un validissimo aiuto alla sua opera di rinnovamento. Il Convento stesso dei F.F. Minori Cappuccini viene edificato con gli aiuti dei fedeli della città. Nelle fonti si legge: “Nel 1564 il Magnifico Consiglio della città di Rovigo incaricava due cittadini di scegliere il luogo per costruire un convento dei Cappuccini; ma non essendo questi riusciti a trovarlo, con decreto del 27 settembre 1567, fu assegnata ai Cappuccini un’elemosina di 200 ducati con i quali essi acquistarono in seguito il terreno per il loro convento e per la chiesa”. Sorge così un piccolo Convento nel borgo (già citato), chiamato S. Bernardo, aperto nel 1568 7. Era di proporzioni molto modeste, basso, angusto, proprio in una bassura, di scarsi mezzi e poco frequentato. “Per l’inclemenza del clima” nel 1617 viene abbandonato. I Padri, approfittando di un legato fatto a loro favore dal defunto Carlo Battaggia (fondatore e benefattore del pio luogo delle Zitelle), acquistano dell’altro terreno, demoliscono il primo Convento e riedificano dalle fondamenta il Convento con locali più ampi, più decorosi, più salubri, consoni alle necessità dell’Ordine. Attigua al Convento viene pure fatta costruire una chiesetta, ora chiusa al culto, dedicata a S. Michele Arcangelo e consacrata dal Vescovo di Adria, Ubertino Parafava, il 28 settembre 1625. L’Ordine trova così la via libera per svolgere tranquillamente la sua missione, accrescendo rinomanza nella sede rodigina. In tale momento di favore i cittadini, senza distinzione di classe, si recano alle funzioni che i Frati promuovono, attratti dal desiderio di un po’ di pace, in un tempo di dissidi e odi politici. Parecchi abbracciano la vita cappuccina e l’edificio comincia a non bastare più. Nel 1744 vengono costruiti nuovi locali fra cui la biblioteca. Per la maggiore larghezza di mezzi, di programma di fede e di assistenza al prossimo sofferente, il Convento di Rovigo è ritenuto degno dai Superiori dell’Ordine di diventare sede di noviziato dei chierici e anche di studio di Teologia morale. In tal modo il Convento concorre a fare nel 1700 di Rovigo un ottimo centro di attività intellettuale e culturale.
Dopo la soppressione napoleonica
Con la soppressione del 1810, anche i Cappuccini devono abbandonare il Convento e la città. Non riescono a portar via tutto e molti documenti sono distrutti o dispersi per cui poco è rimasto a testimonianza del rigoglio di quella organizzazione religiosa in Polesine e in Rovigo. Il Demanio cedeva il fabbricato dei Frati al Municipio che nel 1819 lo adibiva a “Ospizio dei poveri”. Ma, passata la bufera napoleonica, i Cappuccini possono rientrare in città.
Il ritorno dei Frati è caldeggiato dal Vescovo Molin che vedeva in loro l’utilità delle prestazioni. Ma anche il notabile Giacomo Giro, si adopera per gli amati Cappuccini. Infatti detta, a favore del Municipio, il lascito di una sua proprietà, situata a S. Bartolomeo, a condizione che venga ridata ai Frati l’antica sede di S. Michele. Ciò desta la simpatia di tutto il paese e il consenso del Municipio che da una parte risolve il problema di ricoverare la povera gente nel complesso di S. Bartolomeo, e dall’altra vede soddisfatto il desiderio di riavere i Cappuccini.
Così, nel 1847 i Frati fanno di nuovo il loro ingresso nella nostra città. Il convento viene radicalmente restaurato con l’aiuto dei fedeli e riaperto con grande solennità nel 1851. Ma per le esigenze cresciute e i locali divenuti di nuovo insufficienti, i Cappuccini decidono di trasferirsi individuando un luogo adatto nella campagna oltre Porta Arquà in via Tassina (ora via Cappuccini). Il terreno era stato donato da un generoso benefattore, volutamente rimasto anonimo.
Il nuovo complesso monacale
Nel 1887 vengono poste le fondamenta della nuova Chiesa con annesso Convento, dedicando il nuovo complesso monacale a San Lorenzo da Brindisi. Con povertà di mezzi disponibili, tra enormi difficoltà, l’opera prosegue per lo spazio di circa un settennio. Alla fine del 1892 il Convento viene inaugurato dal padre Angelo d’Aviano, che ne era stato l’umile e grande animatore, prendendo possesso ancor prima di essere terminato. Il Vescovo Polin, che aveva largheggiato in donazioni per il suo compimento, lo benedice.
Scoppiata la Prima Guerra Mondiale, nel 1917, a seguito della disfatta di Caporetto, i Frati devono cedere la loro sede alle autorità militari. Poi, cessate le tensioni politiche, presenti anche nel nostro territorio a seguito della guerra, possono di nuovo intraprendere l’azione di ascesa morale e spirituale.
Dal 1895 il Convento diviene sede anche del Seminario Serafico “Lorenzo da Brindisi”, che dal 1937 occupa un nuovo edificio collegato al Convento stesso, sorto su un appezzamento di terreno donato all’Ordine da un Lorenzoni di Lendinara. E’ una struttura moderna, comoda, rispondente a tutte le esigenze dell’igiene e della didattica 8.
Il complesso Chiesa e Convento ha ospitato anche quanto i buoni Cappuccini sono riusciti a salvare di sacro. Bartoli e Ramello avevano elencato con tanta diligenza opere d’arte di vari autori, anche importanti, molte delle quali con le soppressioni andarono disperse 9. La Chiesa dei Cappuccini, autentica oasi di pace e di spiritualità, si presenta semplice, improntata nello stile francescano della tradizione, e si congiunge agli ambienti del Convento ricalcando modelli architettonici quattrocenteschi. Sulla facciata in due nicchie sono collocate le statue in terracotta di San Francesco e San Lorenzo da Brindisi. L’interno presenta un’unica navata ai cui lati si aprono quattro cappelle con volte a crociera. Nel presbiterio con volta a crociera si aprono due coretti laterali. Entrando, a destra, molto interessante è il busto di fra’ Angelo d’Aviano del 1917 in terracotta, l’unica opera presente nella Chiesa di Virgilio Milani, grande scultore rodigino che molto operò in città e in Polesine 10. Si tratta di una scultura che riproduce con geniale ispirazione le genuine fattezze espressive del padre fondatore della Chiesa e del Convento, “in giusta corrispondenza colla mente e col cuore” 11. Quasi tutta l’intera decorazione plastica in terracotta della Chiesa è opera, invece, di Giuseppe Milani, uno scultore di elevata sensibilità artistica, nativo di Battaglia Terme e vissuto a Rovigo nel secolo scorso. Nell’altare dedicato a Sant’Antonio due formelle rappresentano il “Miracolo dell’asino che si inginocchia all’Eucarestia” e la “Predicazione di San Francesco ai pesci” Queste opere, le uniche scolpite dall’artista Ermes Simili (1970) 12 in questa Chiesa, si inseriscono a compimento nel progetto decorativo stabilito dallo scultore Giuseppe Milani, scomparso nel 1958 13. Lo stile nel bassorilievo è quello di Milani, ma ammodernato sugli esempi della plastica contemporanea da Giacomo Manzù e a Emilio Greco 14. Molto bello è anche il gruppo scultoreo in terracotta rappresentante San Giuseppe con il Bambino Gesù. Decorano le cappelle della Madonna, di S. Giuseppe e di San Francesco bassorilievi morbidamente modellati nella corrispondenza di movimento, raffiguranti una splendida Annunciazione e Incoronazione della Vergine, ricca di grazia La fuga in Egitto, La morte di San Giuseppe, San Francesco che addomestica il lupo e San Francesco in estasi soccorso da un angelo 15. Percorrono le pareti perimetrali della Chiesa 14 Stazioni della Via Crucis di intensa drammaticità. Nel presbiterio, di efficace narrazione scenica, vi è un pannello in terracotta a bassorilievo con Cena in Emmaus posto sul paliotto dell’altare. L’artistico tabernacolo in rame dorato, a forma di tempietto, coevo alla costruzione della Chiesa, impreziosisce la collocazione del Santissimo. Sopra a questo si eleva al centro il grande Crocifisso, candido, in terracotta. Il Cristo, occhi vivi e bocca semiaperta, nello strazio composto dell’agonia, trasmette intensi sentimenti di pietà e speranza di salvezza.
Numerose ed interessanti sono le opere a olio su tela collocate nei vari ambienti: Coro, Sacrestia, Corridoi, Cucina, Refettorio, Ufficio del Superiore, Sala capitolare.
Il Complesso dei Cappuccini si completa con il Seminario “S. Lorenzo da Brindisi”, struttura di accoglienza vocazionale per ragazzi di Scuola Media di Primo Grado. E’ Direttore responsabile P. Matteo Saccanelli, mentre Coordinatore Didattico è P. Mario Violin, che cortesemente ci illustra gli aspetti qualificanti di questa Scuola Paritaria. Fin dall’inizio del Novecento i ragazzi (giunti ad un centinaio), provenienti dalle varie zone del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, percorrevano un cammino di ricerca vocazionale. Nel corso degli anni sono gradualmente diminuiti di numero. Nel 1968 il Seminario ha ottenuto il riconoscimento legale per le classi prima e seconda e nel 1970 anche per la classe terza. Oggi sono circa quaranta i ragazzi che frequentano questa scuola orientata su valori cristiani e culturali, secondo le direttive ministeriali e le esigenze dei ragazzi. Dopo la terza media essi possono proseguire gli studi e la ricerca vocazionale. A Thiene per la Scuola Media di Secondo Grado è attivo un Seminario con vari indirizzi statali e paritari: Liceo Classico, Istituti Tecnici e Professionali.
Anche i genitori, che costituiscono il Consiglio d’Istituto, sono coinvolti nelle attività formative. I ragazzi, oltre alla preghiera e allo studio, sviluppano varie attività: teatro, giornale scolastico, viaggi d’istruzione. Gestore della scuola è l’Ente Provincia Veneta dei Frati Minori Cappuccini di Venezia. Rappresentante legale è il Superiore Provinciale. L’aspetto amministrativo è curato dall’Economo. Come tutte le Scuole Paritarie, anche questa è associata alla FIDAE (Federazione Istituti di Attività Educative), che raggruppa tutti gli Istituti di ispirazione cristiana. P. Mario ricorda che molti sono stati gli studenti frequentanti il Seminario di Rovigo e divenuti persone illustri, anche nella Chiesa. Curiosa l’intestazione delle antiche pagelle: “Cospectus progressus Moralis et Scientifici Alumnorum – Seminarii Seraphici – Rodigi”.
Grazie alla tradizionale generosità della gente polesana, il Seminario può far fronte a tutte le spese di gestione.
Concludo questa trattazione condividendo quanto qualcuno ha detto, ossia che “la vita, in tanto vale in quanto spesa per il bene degli altri, in umiltà e sacrificio” 16. E una miriade di frati si sono ispirati a questa norma divenendo santi, molti noti, ma la gran parte ignoti, per lo stile di vita, un modo di essere e di operare disinteressato, sincero, disponibile, comprensivo, umano, solidale, paziente. Tali qualità hanno differenziato i Cappuccini non solo dagli altri Ordini religiosi ma anche dai frati delle altre famiglie minoritiche francescane. Potrà apparire l’esistenza dei Frati Cappuccini di Rovigo una goccia di bene nell’oceano della vita, goccia comunque necessaria ed essenziale per i poveri e per tutti coloro che avvertono in loro la presenza di Dio.
NOTE
1 Fr. Agostino Gemelli o.f.m. “Il Francescanesimo” Milano 1969 – p. 154 e segg.
2 “La vita dei Frati Cappuccini” – Roma – L’Italia Francescana 1978 – p. 8
3 F. Bartoli “Le pitture sculture ed architetture della città di Rovigo” Venezia 1973 – p. 46
4 A. Ramello “Cenni intorno alla chiesa e convento dei pp. Minori cappuccini di Rovigo” Rovigo 1851
5 V. “Ventaglio Novanta” N° 26 p. 54 e segg.
6 “Centri Francescani nell’antica Diocesi di Adria”
7 C. Semenzato “Guida di Rovigo” Vicenza, 1966 – p. 212
8 A. Broglio “Il Convento e Frati Minori Cappuccini di Rovigo” Rovigo, 1956 – p. 5 e segg.
9 “Il Sacro nel Polesine” – “Gli oratori nella Diocesi di Adria” a cura di Pia e Gino Braggion
10 Virgilio Milani nacque a Rovigo il 29 febbraio del 1888. Aveva compiuto gli studi artistici all’Accademia di Venezia. Morì a Rovigo di leucemia il marzo 1977, all’età di 88 anni, dopo un’incessante attività artistica Lasciò numerosissime opere a Rovigo e in Provincia. Presso il complesso di S. Bartolomeo è stata allestita recentemente una mostra permanente di alcuni suoi lavori significativi.
11 V. Sgarbi “Rovigo le Chiese” p. 43 e segg.
12 Ermes Simili, pittore, scultore, xilografo, originario di Castelmassa (RO).
13 Giuseppe Milani nacque a battaglia Terme (PD) il 30 maggio 1893, ultimo di sette figli da Giuseppe e Anna Lupi. Aveva studiato all’Istituto d’arte “P. Selvatico” di Padova per conseguire il diploma accademico nel corso di scultura a Venezia. Si affermò in Polesine e nel 1934 si trasferì con la famiglia a Rovigo, dove morì nel 1958, dopo un’intensa attività.
14 V. Sgarbi, op. cit. p. 46.
15 A. Nave “Virgilio Milani e la scultura del Novecento in Polesine” – Minelliana, Rovigo, 2004 – p.188.
16 “La vita dei Frati Cappuccini” op. cit. – p. 14.