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Archivi: Articoli d’archivio

  • Ande e cante

    Sapevo che la mia collega coltivava un hobby per lei piacevole e divertente; ma ne parlava con discrezione, per cui mi ero fatta l’idea che la sua partecipazione ad un coro, a me non molto noto, fosse limitata ad un suo personale interesse e nulla più.

    Ma quando, per amicizia, decisi di andare ad assistere ad una esibizione del suo coro, una fresca sera d’ottobre presso la Chiesa della Beata Vergine del Soccorso, la Rotonda, dovetti ricredermi sulla qualità di quel gruppo. Quella sera ho scoperto, con piacevole sorpresa, che mi trovavo davanti a circa 35 elementi così deliziosamente armoniosi e bene affiatati che ho quasi ripreso, affettuosamente, la mia collega per la sua eccessiva modestia.

    Va detto subito che il coro “Ande e Cante” è formato da donne e uomini, per lo più docenti in servizio e non, professionisti in pensione, legati da amicizia e accomunati tutti da un’unica passione: il canto popolare. Così, per caso, come spesso accadono gli eventi, con sviluppi insospettati, essi hanno dato vita a questa bella realtà.

    Sono trascorsi solo cinque anni dal 1997, da quando questo coro è sorto, ma la sua qualità armonica è rilevante, grazie anche all’eccellente e infaticabile guida del M° Alessandro Stocco, professore di Educazione Musicale presso la Scuola Media “G. Bonifacio” di Rovigo, la medesima in cui il gruppo tiene le prove due volte la settimana. Il coro, nato da un ceppo corale presente in questa scuola anni addietro, si è arricchito di un repertorio sempre più ampio e vario e, pur prediligendo i canti della tradizione popolare delle montagne venete, ma soprattutto del nostro Polesine, ha nel tempo allargato le sue esperienze con canti popolari in lingua straniera: tedesca, francese, inglese (Green sleevens di Mario Lanaro), spaziando così nella cultura popolare europea.

    Il simpatico gruppo ha già all’attivo un considerevole repertorio attinto da molteplici compositori e armonici del genere popolare: Paladini, Dodero, Avanzi, A. Mascagni, Beppe De Marzi, Malatesta, P. Bon, Pietropoli, variando dal genere popolare classico ai canti a sfondo religioso o di guerra.

    Per avvicinare il M° Stocco, una sera ho assistito alle prove del coro e ne ho tratto un’esperienza unica ed entusiasmante. Da una parte il coro maschile provava e riprovava sotto la guida del direttore Stocco, da un’altra, accuratamente separato per evitare suoni interferenti, il gruppo femminile diretto dal M° Ennio Casarotto, direttore del coro “Vangadizza” di Bagnolo di Po, che presta la sua consulenza tecnica ai coristi.

    Nell’ascoltare quei frammenti armonici alternati a ripetizioni, pause, attacchi, riprese, correzioni, consigli da parte del M° Stocco, teso a una coloritura musicale sempre più raffinata, ho avuto la sensazione di trovarmi in una vera e propria fucina dove ogni corista conosce perfettamente il proprio ruolo.

    Ho compreso pienamente, allora, come un prodotto canoro sia la risultante di pazienza e passione a cui si sommano la competenza del Maestro, da una parte, e l’abilità dei coristi, dall’altra. E tutto va seguito attentamente con finezza d’udito: i bassi, gli acuti, le tonalità centrali, che insieme elevano, ora sommessa ora potente, un’armonia di suoni determinanti la professionalità e la maturità degli elementi vocalici. Dopo le prove separate, le due componenti del coro si uniscono e, nella fusione delle vocalità maschili con quelle femminili, scaturisce la caratterizzazione del coro.

    Mi ha divertito la testimonianza di un corista di 74 anni che, in un momento di pausa, mi ha confessato come la gioia del cantare insieme lo abbia ricondotto alla memoria di una ritrovata giovinezza. E sta proprio nell’allegria dello stare insieme la motivazione che spinge questo vivace gruppo non più giovane (l’età media è compresa tra i 40 e i 60 anni), a lavoro terminato, dopo giornate più o meno faticose, a ritrovarsi, decantando la stanchezza tra una chiacchiera e l’altra, ma sempre pronti a ricomporsi ad un cenno del Maestro e a riprendere, liberando nel canto sentimenti antichi, patrimonio della semplicità e spontaneità dell’anima popolare. In quel passare dall’allegro al triste, dal vivace al lento, modulando voce e atteggiamento, è narrata la storia dell’uomo nelle varie manifestazioni della vita: l’amore, la devozione, la gioia, la morte.

    L’esperienza ventennale del M° Stocco, che ha diretto cori anche ad Adria, ha favorito la rapida crescita del coro “Ande e Cante”, che si è fatto conoscere ed apprezzare in tutto il Polesine, partecipando a rassegne e a concerti in molti Comuni. Esso ha cantato ad Adria, a Bagnolo di Po, a Badia Polesine, in occasione delle Festività Natalizie e si è esibito a Fenil del Turco, a Sariano e a Menà. Ha eseguito brani del suo repertorio in Duomo a Rovigo in occasione della festa della Giornata Europea, a Fratta Polesine per la festa del 25 Aprile, a Costa di Rovigo nei festeggiamenti per l’AVIS, a Ceregnano per la serata d’apertura dell’anno sociale del “Lion Club” S. Maria Maddalena Alto Polesine nel XXX° Anniversario di Fondazione.

    Nel repertorio natalizio, sempre più ampio, sono inseriti canti devozionali di tradizione universale, di cui “Ande e Cante” si è appropriato con pregevole interpretazione. Un esempio sono: Amici miei (canto scozzese rielaborato), il quale può essere considerato il fiore all’occhiello del coro per la perfetta armonicità raggiunta; Som Som (ninna nanna in lingua provenzale), Improvviso (inno alla bellezza e alla poesia), Intorno alla cuna, Ave Maria (preghiera), Signore delle cime, Abete di Natale, Zitti zitti (Inno agli Angeli), Mari Betlemme, Adeste Fideles (musica di A. Dè Liguori), Ninna Nanna (J. Brahms), Gli angeli nelle campagne (melodia natalizia francese elaborata da G. Golin), Nell’umile silenzio (canto popolare polacco), Astro del ciel, (F. Gruber), O felice o chiara notte (canto popolare), Bianco natale, Noel (canto tradizionale francese).

    Tutta l’attività corale è gestita dal Consiglio Direttivo, che ha steso uno statuto e che ha come presidente il prof. Adriano Romagnolo, fondatore, insieme al M° Stocco, di questo coro. La Regione Veneto, nell’ambito dei programmi culturali, sostiene e promuove l’educazione musicale corale. Tra i programmi futuri, oltre a varie esibizioni in Polesine e fuori provincia, è intenzione del coro iscriversi all’ASAC per entrare nel circuito più ampio, avendo questo ente lo scopo specifico di favorire le attività musicali in varie località della Regione quali rassegne, concerti, concorsi.

  • Il parco “U. Maddalena”

    Un giardino come altri, immerso tra edifici e strade della città, chissà quante volte attraversato: il Parco Pubblico “U.Maddalena” di Rovigo ha fatto da protagonista e sfondo, il 9 marzo 2002, per un’attività di valorizzazione del verde urbano che ha coinvolto in prima persona gli allievi della quarta e quinta Dt dell’IPSSCT “Marco Polo”: i ragazzi hanno portato avanti per tutto l’anno scolastico un progetto di conoscenza e valorizzazione del territorio della loro città, in particolare focalizzandosi sul verde pubblico, nell’ambito del corso di Terza Area per Operatori dei Servizi di Incoming, coordinato da docenti sia interni alla scuola sia della Cooperativa Turismo & Cultura; la conclusione dei lavori ha visto l’organizzazione di un’attività di animazione ambientale che ha trovato l’ideale cornice proprio nel Parco “Maddalena”.

    L’idea è stata quella di sfruttare un parco pubblico facilmente raggiungibile, ma ancora poco conosciuto, che un tempo era parte integrante del complesso del Sanatorio Cittadino e solo due anni fa è stato staccato dall’edificio e reso indipendente, proprio per facilitarne la fruizione.

    Rivolgendosi agli allievi degli Istituti Superiori della città, è stata proposta la realizzazione di un manufatto da collocare stabilmente nel parco, rendendo quindi i ragazzi partecipanti all’iniziativa non solo ospiti ma anche protagonisti.

    L’Istituto Magistrale “Roccati” a indirizzo artistico e l’ITIS “Viola”, entrambi di Rovigo, hanno realizzato un pannello, tre sculture e una meridiana, opere tutte coerenti con la tematica “Parco, Alberi, Uomo”, ispirate al rapporto tra l’uomo, l’albero e la natura più in generale; il messaggio che si è voluto trasmettere con l’attuazione della proposta riguarda l’importanza del verde nella città, sia esso parco pubblico, aiuola, viale alberato o giardino privato: il verde è un patrimonio irrinunciabile nel contesto urbano, ha un altissimo valore ecologico e biologico, poiché fa da “polmone verde” per la città intera, diviene un luogo di relax per chiunque voglia soffermarvisi o passarvi anche poco tempo, e inoltre ospita specie diverse di animali che passano anche la stagione fredda in città e che si rifugiano proprio nei parchi: uccelli come cincia, cinciarella, merlo e mammiferi come i ricci, per esempio.

    Tali aspetti non sempre vengono colti dagli abitanti della città: proprio questo desiderio di saperne di più sul nostro patrimonio verde, per conoscerlo e rispettarlo, ha visto la realizzazione di un percorso didattico nel Parco “Maddalena”, con il censimento delle specie vegetali presenti e la collocazione in loco di targhette descrittive recanti il nome comune e scientifico delle piante censite, attuato dagli allievi della quinta Dt del “Marco Polo”.

    Questa la cronaca della mattinata del 9 marzo: gli allievi delle scuole cittadine partecipanti sono stati accolti nel Parco dalla classe quarta Dt del “Marco Polo”, che ha gestito l’accoglienza con la coordinazione della docente Teresa Zambonin, dopodiché c’è stato il saluto da parte di Cinzia Girotto, responsabile del Settore Formazione di Turismo&Cultura, che ha seguito il progetto fin dai primi passi; successivamente agli interventi dell’Assessore Provinciale all’Istruzione Gioia Beltrame e della Preside del “Marco Polo” prof. Papa, le ragazze della quinta Dt hanno dato il via a una visita guidata per il Parco, accompagnate dai docenti Eva Bianchi e Andrea Stefani, alla scoperta di caratteristiche e curiosità delle specie di alberi e arbusti presenti nel Parco, non tutti appartenenti alla nostra flora e quindi non tutti così conosciuti.

    Dopo un momento di ristoro presso l’invitante buffet allestito nel Parco stesso, ha preso inizio la serie di giochi a squadre che ha coinvolto i ragazzi ospiti, mescolati tra loro e non più divisi per scuole e classi: i giochi proposti sono stati volutamente approntati in modo da potersi svolgere con strumenti del tutto naturali, o addirittura soltanto con la fantasia. Questo ha suscitato un grande entusiasmo nei partecipanti, appassionatisi e avvicinatisi alla realtà del mondo “naturale” nel modo più efficace possibile: il gioco.

    Questo avvicinamento al patrimonio verde, ma anche culturale e storico della città da parte dei ragazzi, era l’obiettivo posto all’inizio del progetto, che è stato centrato in pieno: le opere d’arte e di tecnica, realizzate dai ragazzi, non potevano trovare miglior collocazione se non all’interno di un parco, in cui gli alberi affiancano come opere d’arte della natura le creazioni dell’uomo: si realizza così un tutto armonico, un luogo vissuto un po’ più consapevolmente, conosciuto, rispettato e quindi amato.

  • Presenze leggere

    E’ stato scelto il colore per festeggiare i dodici anni del Ventaglio. Presso la Tavernetta del Palazzo Roncale di Rovigo è stata infatti allestita una rassegna d’arte intitolata “Presenze Leggere”, dedicata ai disegnatori che, con maggior frequenza, hanno realizzato tavole per illustrare le pagine letterarie della rivista.

    Giulia Zuolo, Stefano Tulipani e Filippo Rossi hanno esposto molti dei disegni originali utilizzati per le pagine di Ventaglio Novanta, proponendo anche una selezione delle loro opere più significative realizzate negli ultimi anni. Accanto ai quadri dei tre disegnatori, sono state inoltre esposte alcune delle eleborate sculture di Carlo Tintore.

    Il direttore della rivista Lino Segantin, dopo aver tracciato un breve escursus dei dodici anni di impegno del periodico edito dalla coop. Turismo & Cultura, ha sottolineato l’impegno artistico dei disegnatori a sostegno dell’iniziativa editoriale, spiegando la motivazione del titolo dato alla mostra: Presenze Leggere, ovvero interventi artistici in cui gli autori hanno dato prova di grande sensibilità, manifestando la capacità di sintonizzarsi pienamente con gli autori dei testi letterari. Presenze tutt’altro che invasive dunque, nate quasi in simbiosi con i racconti e le poesie, illustrazioni in cui i disegnatori, contemporaneamente alle capacità interpretative, hanno dato prova del personale talento e della propria originalità stilistica.

    Giulia Zuolo, giovane artista di Fratta Polesine, particolarmente impegnata negli ultimi tempi nel campo della scenografia e degli allestimenti teatrali, apprezzata anche per l’attività di decoratrice, accanto ai disegni del Ventaglio ha proposto opere realizzate con la tecnica del bautique e tecniche miste. E’ stato osservato che le sue illustrazioni ascendono verso l’alto, nella sfera del pensiero quotidiano ed improvviso che sembra non lasciar traccia, ma che invece è spesso il rivelatore più autentico della personalità.

    Di Stefano Tulipani, disegnatore lendinarese preciso e minuzioso nel tratteggiare scene e personaggi, è stato ricordato il suo esordio come realizzatore di tavole per fumetti sulla scia dei grandi illustratori americani, attento d’altra parte a cogliere le suggestioni derivanti dal mondo della pittura classica. Il suo è un lavoro attento e ponderato, frutto di uno studio a volte meticoloso, sempre interessato a cogliere insegnamenti e suggerimenti provenienti da vari ambiti sia del presente che del passato.

    Anche Filippo Rossi si è affermato nel mondo del disegno con illustrazioni per fumetti, impegnandosi inoltre in questo ambito come promotore di manifestazioni di rilievo nazionale sostenute dal Lendicomics Club. L’interesse per la fantascienza lo ha spesso portato a disegnare scene di grande effetto e a dar vita a soggetti incisivi, scelti dall’autore anche per illustrare alcuni temi letterari delle pagine del Ventaglio.

    Un tocco tutto particolare alla mostra per il 12° anniversario di Ventaglio Novanta è stata infine offerta dalle sculture di Carlo Tintore, artista lendinarese che dà vita a strutture articolate nello spazio, ottenute assemblando elementi preesistenti ricavati dalla tradizione rurale. Oltre al desiderio di realizzare forme artisticamente significative – ha osservato il direttore Lino Segantin – le sculture di Tintore rivelano anche l’esigenza spirituale di un recupero del passato su nuove basi: si coglie l’ansia di assicurare ancora una linfa vitale ad oggetti un tempo utili, divenuti in pochi decenni del tutto obsoleti.

    La mostra Presenze Leggere, allestita presso la Tavernetta del Palazzo Roncale, ha incontrato il consenso di molti visitatori ed inoltre ha permesso a non pochi lettori del Ventaglio di conoscere da vicino gli illustratori delle pagine letterarie e di apprezzarne la variegata produzione artistica.

  • Gli sbandieratori di Arquà

    Tra i gruppi di maggior richiamo che si esibiscono dentro e fuori i confini della provincia, suscitando sempre il convinto consenso del pubblico, un ruolo importante è svolto dagli Sbandieratori Arquatesi.

    Il loro sfilare festoso lungo le vie delle località dove si esibiscono è sempre accolto da applausi entusiasti. Il ritmo cadenzato dei tamburi annuncia il loro arrivo, e poi sono gli sventolii e i voli delle bandiere bianche, azzurre e gialle a catturare l’attenzione di grandi e piccoli spettatori. Lo spettacolo è coinvolgente e di presa immediata.

    Il gruppo di Arquà, la cui intestazione completa è Musici e Sbandieratori Arquatesi, nasce nel 1989 in concomitanza con il Palio Arquatese (Palio dell’Oca), unendo, nel giro di poche settimane, una dozzina di giovani entusiasti. Il successo è immediato tanto che, nel Settembre del 1990, il gruppo è già in grado di partecipare alla Rassegna dei Gruppi Veneti a Feltre. Sulla spinta di queste prime affermazioni il sodalizio cresce, si consolida e nel 1991 è impegnato in numerose iniziative organizzate dai paesi limitrofi. E’ nel 1992 comunque che arriva la consacrazione definitiva quando il gruppo, con i colori bianco, azzurro e giallo, si affilia alla F.I.S.B. Partecipa poi alla prima edizione del Campionato Veneto degli Sbandieratori tenutosi a Marostica, ottenendo buoni piazzamenti: un secondo posto nel singolo, un terzo nei musici, un quarto nella grande squadra, oltre ad un settimo posto nella piccola squadra. Risulta quindi quarto nella classifica generale.

    Ottimi riscontri si registrano anche nel 1993 con la partecipazione al secondo Campionato Veneto a Montagnana: il Gruppo Sbandieratori e Musici Arquatesi coglie un secondo posto nella categoria musici, un terzo nella piccola squadra, un quarto nel singolo, oltre ad un settimo nella grande squadra. C’è rammarico per la coppia che viene squalificata (per bandiere irregolari). Nella classifica generale, comunque, il gruppo si piazza al sesto posto.

    Nel 1994 i Campionati Veneti si svolgono a Feltre, con molti partecipanti: Arquà Polesine, Castelbaldo, Casale di Scodosia, Conegliano, Marostica, Merlara, Montagnana, Romano d’Ezzelino, Santa Margherita d’Adige e Feltre. Il 1995 è un altro anno di grande importanza; infatti, dopo aver partecipato ai campionati veneti a Bassano del Grappa, il Gruppo si porta a Catania per partecipare ai campionati nazionali dove si confronta con più di trenta gruppi provenienti da tutta Italia.

    Nel 1996 il gruppo “Musici e Sbandieratori Arquatesi” si mette in luce a livello regionale conquistando, nei Campionati Veneti di Rovigo, il primo posto nella categoria singolo e musici, un secondo posto con la grande squadra e un terzo posto con la piccola squadra, classificandosi come punteggio finale al secondo posto. Nel settembre dello stesso anno il gruppo partecipa ai Campionati Nazionali di Brindisi. Nel 1997 il gruppo si riconferma al secondo posto ai campionati veneti di Verona e continua la sua partecipazione ai campionati Italiani a Reggio Emilia.

    Nel 1998, oltre ai campionati veneti tenutisi a Marostica e i nazionali a Ferrara (con un sesto posto nella categoria musici), il gruppo effettua la sua prima uscita all’estero a Viernheim (Germania) per una manifestazione culturale.

    Il 1999 è uno tra gli anni più impegnativi del gruppo in quanto partecipa ad oltre 30 manifestazioni, gran parte delle quali di carattere storico.

    Nel 2000 gli Sbandieratori, dopo aver riconquistato il secondo posto Montagnana e dopo aver partecipato ad una nuova manifestazione culturale in Germania ed in Slovenia, prendono parte ai campionati italiani di Massa Marittima.

    Oggi il sodalizio conta una cinquantina di elementi, la metà dei quali di età compresa tra i 18 ed i 25 anni, mentre l’altra metà è costituita da ragazzini tra i 14 e 16 anni che, da oltre due anni, lavorano per proseguire l’attività; da segnalare già al loro attivo le importanti partecipazioni ai Campionati Nazionali giovanili svoltisi a Iseo nell’anno 2000, e ad Aulla nel 2001, con ottimi risultati.

    Da ricordare infine, oltre ai vari campionati regionali e nazionali, le numerose manifestazioni storiche a cui il Gruppo ha partecipato in diversi paesi del Nord Italia; tra queste molte davvero e significative come Noale, Lazise, Soave, Cavareno, Montichiari, Arzignano e Santa Maria di Sala.

  • Verdura certificata

    L’insalata nel ripiano del supermercato si presenta bene: l’acquirente, munito di apposito guanto di plastica, provvede a infilare alcuni cespi nell’apposito sacchetto e si sta avviando verso la bilancia prezzatrice quando lo assale un dubbio: sarà un alimento sano? Dove è stato prodotto e quali trattamenti ha subito? Per fortuna nella zona degli ortaggi del supermercato è stato installato un computer con l’indicazione di interrogarlo: una scheda dettagliata traccia la storia completa del prodotto, evidenziando le procedure messe in atto per assicurarne le buone qualità alimentari.

    Fantascienza? No realtà, in avanzata fase di sperimentazione, basata su un progetto avviato proprio in Polesine: a Lusia, la “capitale degli orti” come da tempo è stato definito il paese presso la riva destra dell’Adige, caratterizzato da una rilevante produzione orticola.

    Questo della “tracciabilità” del prodotto, ovvero della documentazione puntuale di tutte le fasi della filiera produttiva, è un obiettivo da qualche anno perseguito con tenacia da un gruppo di 14 orticoltori, 9 dei quali hanno già ottenuto la certificazione di qualità ISO 9002 che garantisce la sicurezza igienico sanitaria del prodotto lungo tutto il processo dalla semina alla commercializzazione finale.

    Di questo importante traguardo e delle caratteristiche della nuova orticoltura che ha messo radici a Lusia ci parla Renato Maggiolo, che funge da coordinatore del gruppo dei 14. Un impegno a 360 gradi, sfociato nell’individuazione di una nuova formula anche sotto il profilo amministrativo, che identifica il gruppo di Lusia come “federato” alla cooperativa A.O.M.T. San Bovo di Treviso, permettendo di raggiungere vari obiettivi: quello della snellezza e della flessibilità del gruppo che non ha bisogno di una apposita struttura con costosi uffici in loco, avendo come unico riferimento il proprio coordinatore; quello della tutela amministrativa e legale assicurata dalla cooperativa trevigiana con cui il gruppo si è federato; quello di poter muoversi direttamente come gruppo avviando iniziative di commercializzazione con i supermercati, tra cui spicca il marchio Coop.

    Con questo sistema il gruppo di Lusia nel 2001 ha commercializzato 25 mila quintali di ortaggi per un fatturato di 4 miliardi di lire (oltre 2 milioni di euro).

    L’obiettivo, perseguito con tenacia fin dal primo avvio nel 1995, – ci chiarisce il coordinatore Renato Maggiolo – è stato quello di muoversi su due fronti: migliorare i sistemi produttivi e snellire le procedure di commercializzazione. In entrambi i settori sono stati ottenuti risultati di rilievo, tanto da divenire modello per altri raggruppamenti di poduttori di Chioggia, del Cavallino (VE) e S. Donà di Piave che, seguendo la pista del gruppo polesano, si sono federati alla cooperativa trevigiana.

    Molta la strada percorsa dal gruppo di Lusia. Bisognava innanzitutto raggiungere una omogeneità nei sistemi di produzione e confezionamento delle verdure da commercializzare. Il primo passo sostenuto dai 14 produttori è stato pertanto quello di dotarsi degli stessi macchinari e sistemi di lavorazione del prodotto improntati alla massima igienicità, compresi gli interventi di lavaggio rigorosamente con acqua di acquedotto e la conservazione in celle refrigerate, il tutto per giungere ad una proposta di commercializzazione collettiva.

    Nel contempo si è puntato sulla salubrità del prodotto, sposando tecniche colturali avanzate, attente a salvaguardare il valore organolettico degli ortaggi e riducendo al minimo gli interventi antiparassitari, grazie all’introduzione di momenti di lotta biologica. La tecnica della difesa integrata permette al gruppo di Lusia di garantire che i residui tossici sono inferiori di ben 30 volte rispetto a quanto ammesso dalla legge. Gli insetti per la lotta biologica sono forniti dalla ditta Biolab di Cesena e vanno dalla crisoperla carnea per eliminire gli afidi, all’orius laevigatus per combattere i tripidi.

    Ma altrettanto importante – ci informa Renato Maggiolo – è la preparazione del terreno prima della semina: si procede con concimazioni organiche a base di stallatico, integrato da ammendanti, forniti dalla Biofer, consistenti in un compost ottenuto da residui vegetali, miscelato con l’ “umido” di derivazione domestica. Si procede poi alla “baulatura” del terreno, si portano cioè ad un livello superiore le parti da coltivare, evitando così ristagni di umidità e quindi l’attecchimento di spore fungine. L’irrigazione è ottimizzata utilizzando il sistema “a goccia”, che evita dispersioni del bene acqua e dannosi ristagni. Questa tecnica permette inoltre di filtrare l’acqua, migliorandone la qualità e, quando è necessario, di sciogliere in essa piccole dosi di fertilizzanti chimici. In tutti i processi gli orticoltori sono seguiti da tecnici esperti, con funzione sia di indirizzo che di controllo affinchè vengano scrupolosamente seguite le normative sottoscritte.

    I produttori, in base alle procedure ISO 9002, devono documentare, tramite la compilazione di apposite schede, tutti gli interventi, dal momento della preparazione del terreno e della semina, fino alla raccolta e al confezionamento. Tali dati accompagnano poi il prodotto ai banchi del supermercato e, tramite codici, sono riportati nelle etichette incollate agli imballi.

    Ma oggi – ecco la novità – i dati sono leggibili in modo completo ed esaustivo anche dall’acquirente tramite un computer che può essere installato presso i punti di vendita al dettaglio: viene indicato il lotto di terreno dove la verdura è stata prodotta e i vari procedimenti che l’hanno seguita fino alla commercializzazione. Tutta la filiera è dunque controllata, con l’obiettivo di fornire al consumatore un prodotto certificato, integro sotto il profilo organolettico e garantito per quanto riguarda le caratteristiche igienico sanitarie.

    L’orticoltura dunque si evolve, guarda al futuro con un occhio attento al passato, puntando cioè su colture ottenute con sistemi sempre più in sintonia con la natura: l’uso dello stallatico, la consistente riduzione degli antiparassitari e il periodico lancio di insetti predatori ne sono la prova.

    A questo proposito Maggiolo sottolinea la necessità di reintrodurre nelle campagne polesane le siepi, habitat idoneo per gli insetti adatti alla difesa biologica. A Lusia si dovrebbero avviare anche programmi di riforestazione, partendo da una fascia presso l’argine dell’Adige, con positive ricadute anche di tipo estetico e turistico. Occorre poi che venga riconosciuta per legge la valenza del “bacino orticolo”, in modo che, nelle vicinanze degli orti di Lusia, siano impedite colture che attirano parassiti dannosi per gli orti.

    E dal gruppo coordinato da Maggiolo non mancano altri progetti e proposte. Un modo di essere orticoltori impensabile fino a pochi anni fa, un sistema produttivo frutto di ricerca, impegno e lungimiranza, che traccia una via innovativa, che qualifica positivamente il comparto dell’ortofrutta del Polesine.

  • Premio di Poesia “Città di Rovigo”

    Pescheria Nuova gremita per la premiazione dell’XI Concorso di poesia e prosa “Città di Rovigo”. I concorrenti premiati e segnalati sono venuti a ritirare personalmente i riconoscimenti da diverse città del Veneto, dalla Lombardia e dal Lazio, perché “è giusto – come ha detto Manfredo di Biasio, di Fondi, Latina – onorare chi ti onora”.

    Un appuntamento importante per la città ha sottolineato l’assessore Milan, portando il saluto del sindaco Avezzù che deve essere tenuto in maggiore considerazione e più valorizzato, un modo per far conoscere Rovigo e il suo territorio in altre regioni italiane.

    Una manifestazione che è stata “una festa dell’amicizia, della solidarietà, della cultura, in nome della poesia”, ha commentato la sensibile poetessa Delmina Sivieri, membro della Giuria; bello vedere ritirare i premi giovani e adulti di ambo i sessi, tutti uniti da un amore comune come quello di fermare pensieri e sensazioni nei versi. Per Ungaretti la poesia “è il mondo, l’umanità, la propria vita, fioriti della parola”; parole che sbocciano rivelando il volto segreto, il fascino, le infinite sfumature dell’animo umano, ha detto Aurora Gardin, presidente del Gruppo Autori Polesani, introducendo l’incontro.

    Primo premio per l’italiano, alla poesia il “Tempo” di Nedda Capello Tasselli, di Badia Polesine. Il tempo consuma, porta via persone e cose, invecchia, ma ecco che noi, di fronte a questo suo fluire inesorabile, spontaneamente idealizziamo il nostro passato e un po’ siamo salvi. Non importa che abbia avuto anch’esso le sue illusioni, le sue amarezze, perché le dimentichiamo, e, volgendoci indietro, siamo presi dalla nostalgia. Poesia in due parti, il presente e il passato mentre tutto passa.

    Secondo premio a “Vento di Brughiera” di Manfredo di Biasio, parla della tristezza della vita che passa senza colore, anonima, come vento sulla brughiera.

    Terza classificata “Terra ciociara” di Franco Fiorini, Frosinone: terra di vecchi, ormai, questa mia terra, dice il poeta, perché sono rimasti soltanto quelli che son così avanti negli anni ad aspettare solo tramonti vermigli. Segnalati: Cristina Zangerolami di Rovigo con “Frutto d’amore” e Maria Luisa Daniele Toffanin di Selvazzano, Padova per “Su orme di un gioco di tastiera”.

    Per il dialetto in netta maggioranza si sono affermati i poeti veronesi: prima classificata, “Prima che vègna séra” di Elvira Venturi Zoccatelli di Verona: da tempo la giovinezza se n’è andata, e i capelli grigi, che son subentrati, son quasi bianchi ormai, e anche avvertono il peso della solitudine. La vita è fatta così, non sai mai cosa incontri, ma certo che, procedendo in età, i dolori sono alla porta, e capita che non sai con chi dividerli, perché in casa non c’è più nessuno e il fuoco si spegne. E s’aspetta invano una carezza. Secondo premio “Dolsor de la sera” di Pietro Sartori, Parona di Valpolicella, Verona: è una poesia delicata, come quel titolo, che vuol dire “dolcezza della sera”, da cui viene l’eco di un sentimento rimasto. Terzo premio, “Scoltar” di Gaetano Forno, Padova: ricordo dei genitori, dei loro consigli che i giovani non ascoltano; ora che non ci sono più, viene il rimpianto. Segnalati: Ernesto Sfriso, Mestre, Venezia con “Zo per Caveagne”, Sergio Bedetti di Adria, Rovigo per “Sera d’inverno” e Nico Bertoncello, Bassano del Grappa, Vicenza per “Tase”.

    Premio “Miro Penzo” della Dante Alighieri a “Ai margini della strada” di Carla Cavallaro, Recoaro Terme, Vicenza: il male non finisce mai, anzi pare che il progresso l’abbia potenziato.

    Il professor De Pascalis, nel suo brillante commento al “Concorso”, ha posto in evidenza, tra l’altro, il grande messaggio di solidarietà del racconto “L’ensemble”, premio Autori Polesani, di Arnella Carla Bassoli, di Felonica, Mantova: una famiglia fa fronte alla sventura reinventando l’esistenza con l’altruismo e la generosità che danno e ricevono.

    Prosa segnalata “Un evento spettacolare” di Ilaria Moscardi di Canale di Villadose.

    Il professor Sergio Garbato ha illustrato e fatto apprezzare ai presenti le liriche, giovani, ricche di nuove e felici immagini, dei bambini della scuola elementare “F. Scardona” e della scuola media “Virgilio” di Costa di Rovigo. Immagini dell’alluvione del ‘51 immediate, incisive, vivaci, che stupiscono e rimangono nella memoria: “l’acqua vola via, come il vento tra i rami degli alberi” o “All’improvviso gli argini scoppiano” e ancora “Gli argini si abbassarono, – la piena venne avanti”, “Il Po ingrossa – fa fatica a respirare” o la gioia che traspare da, “rivolsi lo sguardo al cielo – che copriva di luce un melo”. Premiati gli studenti: Elisa Bertacin, Mattia de Poli, Marina Cosentino. Alcune liriche sono state lette con forza ed efficacia dal giovane Sandro Carletto di Porto Viro.

    Un caloroso ringraziamento è stato indirizzato a quanti hanno collaborato per la buona riuscita di questa festa della poesia: l’Assessorato alla Cultura del Comune di Rovigo, la Banca Antoniana Popolare Veneta, il Corriere d Rovigo, il Distretto scolastico n.58, l’Associazione AICS, la Dante Alighieri di Rovigo, i pittori del Gruppo Artistico rodigino che hanno donato i loro quadri alla giuria e ai concorrenti segnalati: Lidia Andrioli Tiberto, Walter Bellinato, Fonsy Colognesi, Anna Facchinato Bernecoli, Roberta Fava, Jolanda Ollari, Maria Luisa Osti, Adriana Sartorelli, Lidia Tiberi.

  • L’I.C.C. di Rovigo

    Fin dal 1998 l’ULSS 18, l’Azienda Sanitaria rodigina, ha predisposto e presentato alle istituzioni preposte, (Ministero della Sanità, Regione Veneto, Comuni, ecc.) un progetto per la realizzazione in città di un Centro Oncologico di ricerca e cura di rilevanza internazionale.

    Un progetto ambizioso, audace, che trova rispondenza nelle possibilità che la terra polesana ha di soddisfare una domanda riferita a fronteggiare la gravissima patologia, quale il cancro, che nel nostro Paese risulta essere la seconda causa di morte dopo le malattie cardiovascolari. In particolare, il Polesine e le province contermini, per una serie di fattori anche ambientali, sono tutt’altro che immuni dalla patologia presentando un trend in aumento di casi positivi rispetto al passato. Un male terribile che, se non scoperto e curato in tempo, non lascia scampo. Nella coscienza collettiva popolare non viene neanche nominato, ma inteso come “brutto male”. Nel contesto nazionale Rovigo si affianca, così, agli altri sette Istituti analoghi ubicati due a Milano e gli altri ad Aviano, Bari, Napoli, Genova e Roma, al centro di un bacino di utenza che spazia dal Veneto all’Emilia-Romagna fino alle Marche. Una posizione geografica baricentrica, favorita da una serie di opportunità “naturali” da valorizzare quali lo spazio (ricchezza sempre più rara a trovarsi), la relativa tranquillità e la facilità dei collegamenti. La sede è stata individuata nell’ex ospedale psichiatrico, in frazione Granzette, alle porte della città : una serie di edifici ospedalieri inseriti a semicerchio nel bel mezzo di una vastissima area costituita da decine di ettari di ubertosa pianura polesana a ridosso dell’Adige, tangente alle maggiori infrastrutture viarie, quali la ferrovia VE-ROMA, l’A 13 PD-BO, la SS 16, il collegamento con la Transpolesana RO-VR .

    L’opera, complessivamente, richiede un investimento di 74.400.000 euro ( 144 miliardi di lire) di cui 14.500.000 rappresentati dal valore dei fabbricati e terreno, già di proprietà dell’Ulss 18. Per la rimanente parte, si prospetta l’attuazione di un “project financing” per circa 32 milioni di euro in cui è prevista la gestione di tutti i servizi non sanitari per 35 anni. Gli altri 31 mln possono essere appannaggio di partecipazioni bancarie o di altri istituti finanziari e di liberalità.

    Nel progetto, l’Azienda Ulss 18 mette a disposizione le strutture, i servizi e le professionalità proprie per permettere l’avvio e la conclusione della fase preparatoria dell’intero complesso. Ha realizzato, fin da subito, specifici percorsi integrati di assistenza sanitaria per il paziente oncologico che viene totalmente “preso in carico”. Viene fornito, così, un completo supporto assistenziale alla popolazione di riferimento in ogni momento a partire dalla prevenzione della malattia e, quindi, della diagnosi, della cura e della riabilitazione.

    Il 21 dicembre del 2000, con formale atto deliberativo, è stato così individuato L’INTERNATIONAL CANCER CENTER – I.C.C. ROVIGO, con sede iniziale nell’ospedale cittadino e costituito dalle unità Operative afferenti al Dipartimento Oncologico che operano in stretto collegamento con le funzioni oncologiche delle altre unità operative ospedaliere, i servizi distrettuali e il Dipartimento di prevenzione.

    Il 7 dicembre 2001, la Regione Veneto ha riconosciuto il percorso compiuto dall’ICC di Rovigo, individuandolo, assieme ad altre realtà del Veneto, quale sede del futuro IRCCS Oncologico.

    A sostegno di questa grande iniziativa, che collega il Polesine in una rete di servizi ospedalieri e di ricerca scientifica di grande rilevanza a livello internazionale, è stata costituita la Fondazione “Rose della Salute per la lotta contro il Cancro” con sede a Rovigo il cui scopo è quello di promuovere e organizzare tutte le azioni inerenti la ricerca scientifica relativa alla cura e allo studio dei tumori.

    Il 5-6-7 dicembre 2001, Rovigo ha ospitato il Secondo Congresso Internazionale di Oncologia (il primo, nel dicembre del 2000) ed ha visto la partecipazioni di eminenti studiosi provenienti dalle più prestigiose Università e centri di ricerca del mondo che hanno presentato oltre 130 relazioni. Gli argomenti trattati sono in corso di approfondimenti specifici a cadenza mensile.

    Il terzo Congresso Internazionale, sempre a Rovigo in Cittadella Sanitaria, è già stato fissato dal 3 al 6 dicembre 2002 e svilupperà il tema “New trends in cancer therapy”.

  • La Pinacoteca del Seminario

    Alla presenza del Vescovo di Adria-Rovigo mons. Andrea Bruno Mazzocato, del Presidente dell’Accademia dei Concordi Alessandro Ubertone, del Direttore della Pinacoteca dei Concordi Antonio Romagnolo e di altre personalità del mondo culturale, studiosi ed esperti dell’arte, è stato presentato presso la Sala degli Arazzi dell’Accademia dei Concordi di Rovigo il nuovo catalogo della Pinacoteca del Seminario Vescovile di Rovigo curato da Antonio Romagnolo e da Pier Luigi Fantelli. Tra i relatori il prof. Mauro Lucco dell’Università di Bologna. Si tratta di una pubblicazione estremamente interessante e nello stesso tempo indispensabile per una conoscenza del patrimonio artistico della provincia di Rovigo. Nel volume si trovano descritte tutte le opere pittoriche della prestigiosa Pinacoteca del Seminario Vescovile, quasi tutta ora visibile presso le sale della Pinacoteca dei Concordi.

    La pubblicazione è stata voluta dalla diocesi di Adria-Rovigo, dall’Accademia dei Concordi e dalla Regione Veneto. La Pinacoteca del Seminario da sempre ha rappresentato un bene prezioso per il nostro territorio, ed il catalogo, pensato quale strumento utile per studiosi, amanti della pittura, semplici turisti, va oggi ad arricchire il filone di studi inerenti il patrimonio storico ed artistico del Polesine e dell’antica diocesi di Adria.

    Durante la presentazione in Accademia Antonio Romagnolo ha ripercorso la storia che ha segnato i vari momenti di vita di questa prestigiosa Pinacoteca, nata nel 1877 dalla divisione della collezione Silvestri, nobile famiglia rodigina che ebbe un ruolo straordinario per lo sviluppo della cultura e dell’arte a Rovigo. Questo patrimonio pittorico, ha spiegato Romagnolo, allora ritenuto di scarso valore, per il fatto che in quel periodo non era sufficientemente apprezzata la pittura rifacentesi al manierismo e al barocco, ha comportato la divisione materiale di opere molto interessanti che non si potevano scomporre come alcuni trittici. Pertanto oggi possiamo vedere alcune parti di queste opere presso la Pinacoteca dei Concordi e le altre presso quella del Seminario. Anche la quadreria del Seminario, ha ricordato poi Romagnolo, si trova attualmente presso le sale della Pinacoteca dei Concordi. Da sempre si è avuto lo stesso interesse e la stessa cura per queste opere fino a giungere alla pubblicazione del catalogo. Lucco nel su intervento ha sottolineato che Rovigo oggi si presenta come una bella città visitata da turisti e studiosi. Tra le diverse realtà che la arricchiscono, ha affermato il relatore, sicuramente occupa un posto di primo piano la Pinacoteca del Seminario e, pertanto, ha aggiunto, il lavoro di Romagnolo e Fantelli assume un grande valore in quanto scava nella storia e nell’arte non solo di questa terra ma fa anche conoscere le diverse espressioni artistiche presenti in questo territorio di confine tra Veneto e Ferrara. Il catalogo, ha aggiunto, è prezioso anche perché propone per diversi quadri attribuzioni inedite; è un lavoro notevole, ha detto, di studio e di ricerca. Il relatore ha ricordato inoltre che la quadreria del seminario è ricca di molte copie fedeli di quadri importanti, opere che oggi hanno un grande valore storico ed artistico.

    Fantelli nel suo breve intervento ha ricordato l’impegno che è stato richiesto agli studiosi nel realizzare questo catalogo. Il vescovo, a sua volta, ha sottolineato la positiva collaborazione tra la diocesi e gli altri enti di cultura del territorio. Ha avuto parole di vivo apprezzamento per la realizzazione del catalogo e di ammirazione per quanti in passato hanno speso capacità e impegno per salvaguardare il ricco patrimonio storico ed artistico della Pinacoteca del Seminario.

  • I dipinti restaurati dell’Accademia

    Prestigiose opere d’arte del passato, segnate dal tempo e dai fattori ambientali, richiedono una costante e adeguata manutenzione. “Fanno parte del patrimonio artistico, di un patrimonio che appartiene ai polesani, a coloro che ne sanno godere e apprezzare l’immane valore”. A segnalarlo è il direttore della Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi, Antonio Romagnolo. A lui compete provvedere al riordino dei quadri, alla conservazione e alle iniziative per l’ordinaria manutenzione.

    “Il tempo – evidenzia il curatore – non si ferma per le cose materiali, ma opera sulle medesime in maniera foscoliana. Ogni giorno – precisa – le opere d’arte subiscono delle trasformazioni chimiche che ne causano lentamente il deterioramento. Lo stesso stato di conservazione difficile – spiega – o il microclima ambientale che supera i valori normali può accelerare il degrado dell’opera”. Quindi, un lieve accenno di pericolo basta a far scattare gli interventi di ordinaria manutenzione, eseguiti in Accademia, con l’ausilio di addetti specializzati.

    Riguardo alle operazioni di restauro, diversamente, l’Accademia si avvale, di tre laboratori: le sedi sono ubicate a Padova, a Vicenza e a Brogliano (Vi).

    Quanto, invece, ai finanziamenti, “Sono sponsor locali e contributi della Regione Veneto a sovvenzionare l’Accademia – spiega il curatore. Si è proceduto in questo modo lo scorso anno, grazie al progetto “Un dipinto aspetta il tuo aiuto” che l’Accademia ha avviato dieci anni fa, chiedendo ad enti, banche, associazioni culturali e privati di sponsorizzare le attività di restauro”. Il programma ha avuto successo sortendo molteplici adesioni. Prima fra tutte la Confcooperative Veneto, con sede a Padova, che lo scorso anno ha sponsorizzato l’ultimo restauro effettuato.

    Si tratta di un dipinto di Sebastiano Florigerio, pittore del ‘500, raffigurante una Pietà con il ritratto del donatore. La stessa origine del quadro, anticamente collocato nell’oratorio di S. Bovo a Padova, a giudizio di Romagnolo, ha certamente influito sulla scelta per il restauro. L’opera d’arte era un trittico con al centro la Pietà e ai due lati i ritratti di S. Sebastiano e di S. Rocco. La stessa opera è stata poi esposta, insieme ad altri dipinti, a una mostra ai Concordi. Non rappresenta, naturalmente, l’unico dipinto restaurato.

    Sempre lo scorso anno, grazie al rinnovato intervento della Confcooperative e ai contributi della Regione Veneto, sono stati restaurati altri quadri. Da segnalare, in particolare, “Medea ringiovanisce Esone” di Pietro Bellotti, “S. Girolamo” di Carlo Caliari e la “Deposizione” di Niccolò Bambini. Inoltre, “Galatea sulla conchiglia” del Padovanino, e il dipinto di Matteo Ponzone, “Ester davanti ad Assuero”.

    Ma l’elenco non è certo esauribile tra i quadri esposti. Anche le opere in deposito vengono selezionate per il restauro e in seguito presentate nelle sale. “Questo avverrà probabilmente tra due anni – spiega Romagnolo – non appena sarà completato il restauro di Palazzo Roverella, e quindi potremo esporre un altro centinaio di dipinti”.

    All’interno del palazzo, anticipa il direttore della Pinacoteca, sarà attivato un laboratorio di restauro, dove potranno confluire anche opere di enti ecclesiastici. Da annoverare, tra gli altri, i dipinti della Pinacoteca del Seminario Vescovile, attualmente presenti nella pinacoteca accademica, ai quali è riservata altrettanta cura, essendo pur essi rappresentativi del prestigio di Rovigo. Non è un caso che proprio uno tra questi sia stato selezionato per una rassegna internazionale. In questi mesi è esposto ad una mostra sul 600 e 700 veneto, nei musei di Melbourne prima e Camberra poi, nel periodo tra marzo e ottobre di quest’anno.

    Anche queste manifestazioni internazionali costituiscono un incentivo a mantenere sempre i dipinti in buono stato di conservazione, proprio perchè esportano nel mondo il nome e l’immagine di Rovigo e del Polesine. Basti pensare alla grande “Expo” universale di Siviglia del ‘93-’94 alla quale era esposto anche un dipinto dell’Accademia dei Concordi rodigina: si trattava di una “Marina dalmata” di Luca Carlevarijs, il primo pittore vedutista veneziano. Opere di elevato prestigio, che l’Accademia vuol far conoscere, organizzando anche visite guidate di domenica o nelle sere estive. “I polesani devono essere orgogliosi di avere un tale patrimonio artistico – sottolinea il direttore della Pinacoteca. Le opere d’arte – conclude – non “appartengono” ai musei, ma a coloro che le sanno apprezzare, a coloro che innanzi a un quadro provano delle emozioni”.

  • Fondazione Concordi Onlus

    La nascita della “Fondazione Concordi Onlus” è stata sancita lo scorso 28 Marzo con una cerimonia di presentazione ufficiale tenutasi nel Salone degli Arazzi dell’Accademia dei Concordi di Rovigo.

    Alla presenza del pubblico delle grandi occasioni, l’incontro è stato aperto dal presidente della Concordiana e della Fondazione avv. Alessandro Ubertone, che ha manifestato la sua soddisfazione per l’importante iniziativa avviata.

    Sono seguiti gli interventi, della prof. Anna Merlo, docente presso l’Università “Bocconi”, che ha trattato il tema Le Fondazioni di partecipazione per la cultura, e del direttore della Concordiana dott. Adriano Mazzetti, che ha illustrato le motivazioni che stanno alla base della nuova realtà, istituita dall’Accademia dei Concordi con delibera dell’assemblea dei soci del 20 giugno 1999 ed approvata dalla Regione Veneto come ONLUS (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) con decreto 22/11/2000 n. 60, pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione n. 3 del 9/1/2001.

    E’ seguito l’intervento del prof. Claudio Demattè, presidente della SDA Bocconi, che ha elogiato l’imprenditorialità culturale dell’Accademia rodigina, ricordando in questo senso alcuni momenti specifici della sua storia, fin dall’avvio nel 1580 e sottolineando come la Fondazione si configuri quale strumento valido per un fecondo raccordo tra il patrimonio conservato nell’istituto ed un pubblico più vasto, con l’obiettivo di creare nuove occasioni di partecipazione e sostegno.

    La cerimonia si è conclusa con una visita guidata al patrimonio artistico conservato nell’Accademia, effettuata dal direttore della stessa pinacoteca, dott. Antonio Romagnolo, il quale si è soffermato in particolare su alcune importanti donazioni recenti e sui programmi di restauro di varie tele.

    Obiettivi e Strumenti della Fondazione

    La “Fondazione Concordi” (Onlus) persegue fini di solidarietà sociale, avendo come riferimenti il patrimonio dell’Accademia e le persone che da questo possono essere avvantaggiate. Costituisce quindi uno strumento capace di cogliere le attese e di dare risposte alle esigenze di crescita diffuse tra i giovani e gli adulti.

    Nel concreto della vita cittadina e polesana, la Fondazione opererà attraverso iniziative e progetti con forte valore sociale. Favorirà in particolare, un migliore approccio all’arte, alla cultura, alla lettura, e ai servizi dell’Accademia.

    Si farà pure carico di iniziative e progetti che possano far crescere la collaborazione culturale nel Polesine e con Istituzioni ed Enti nazionali ed internazionali.

    La Fondazione dovrà recuperare i mezzi necessari per raggiungere le finalità che si propone svolgendo iniziative e servizi diversi, da interventi di restauro all’incremento e valorizzazione del patrimonio, da progetti di formazione ed aggiornamento per la qualificazione degli operatori a convegni, mostre, seminari, dall’implementazione del sistema informatico alla stampa su carta o formato elettronico di immagini e testi. Queste attività, che in parte avranno come riferimento i beni dell’Accademia (restauro, valorizzazione, ecc.) consentiranno di recuperare risorse finanziarie per gli obiettivi sociali della Fondazione e per la sua operatività.

    Sostegno ad attività e progetti

    Persone ed Enti possono sostenere l’attività e i progetti della Fondazione in due modi:

    1) contribuendo all’organizzazione, all’attività e alle iniziative della Fondazione, realizzate a norma di statuto

    2) contribuendo totalmente o in parte alla realizzazione di progetti specifici. Tra questi:

    – la valorizzazione del patrimonio artistico e bibliografico dell’Accademia o da questa gestito;

    – un miglior servizio verso i ragazzi, sostenuti nell’approccio al libro e nell’incontro con l’arte;

    – il sostegno cordiale verso alcuni gruppi sociali (anziani, disabili etc.) agevolati nella fruizione dei beni artistici e bibliografici;

    – il sostegno culturale ed economico ai giovani impegnati nella qualificazione e formazione professionale presso centri universitari e di ricerca;

    – il restauro e la maggiore e migliore conoscenza e valorizzazione di opere della pinacoteca e della biblioteca;

    – il raccordo con i centri culturali del Polesine;

    – la collaborazione con Istituzioni culturali e di ricerca, particolarmente con quelle situate nel territorio Padano-Veneto;

    – la promozione di iniziative e scambi con centri culturali situati in Italia e all’estero, soprattutto con quelli collegati alla storia e cultura veneta e all’emigrazione dal Polesine.

    Vantaggi per i sostenitori

    Le Persone ed Enti che sostengono la “Fondazione Concordi” (Onlus) e i suoi progetti saranno partecipi concretamente e direttamente di un modo nuovo di fare cultura in Polesine. Sui progetti, sulla loro realizzazione e valenza sociale, sui contributi più significativi, la Fondazione curerà una adeguata informazione.

    I sostenitori riceveranno attestazioni di versamento utili ai fini della detrazione fiscale. Le persone fisiche che effettueranno Erogazioni Liberali in denaro a favore delle Onlus (Organizzazioni non lucrative di utilità sociale) fino a Euro 2065,83 avranno diritto a fruire nella dichiarazione dei redditi di una detrazione fiscale del 19%; anche le imprese potranno dedurre dal reddito le erogazioni liberali in denaro a favore delle Onlus, fino a Euro 2065,83 e per un importo non superiore al 2% del reddito di impresa dichiarato. Inoltre, in base all’art. 38 della Legge 21 novembre 2000 n. 342 (Collegato Fiscale alla Finanziaria) attuato dal Decreto del Ministero per i beni Culturali dell’11 aprile 2001, è prevista la deduzione senza limitazioni delle erogazioni liberali in denaro per la realizzazione di specifici programmi definiti dalla Fondazione ed inerenti ai beni culturali.La detrazione e/o la deduzione è ammessa a condizione che i contributi siano stati versati tramite banca.

    Il conto corrente della Fondazione Concordi è: C/C 2573991L, ABI 6225 e CAB 12291, presso Ufficio depositi e C/C Rovigo della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

    Sede legale C/o Accademia dei Concordi Piazza Vittorio Emanuele II, 14 45100 Rovigo Telefono: 0425/27991 Fax: 0425/27993

    Sede operativa C/o Casa Nagliati Piazza Garibaldi, 31 45100 Rovigo Telefono e Fax 0425/422160

    e-mail: fondazione@concordi.it www.fondazione.concordi.it

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