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Archivi: Articoli d’archivio

  • La nuova Caserma di Lendinara

    La nuova Caserma di Lendinara

    Le manifestazioni, programmate a Lendinara per l’inaugurazione della nuova caserma dei Carabinieri, che sorge in via Alberto dalla Chiesa, hanno preso l’avvio sabato 17 ottobre con l’appuntamento presso la Basilica del Piastrello, alle ore 18, per una santa messa di suffragio alla memoria dell’appuntato Silvano Franzolin, medaglia d’oro al valore civile, a cui è stata intitolata la nuova caserma lendinarese.

    Successivamente, alle ore 21, ha avuto luogo, presso il teatro Ballarin, una coinvolgente iniziativa musicale con l’esibizione della applaudita Fanfara del 3° Battaglione dei Carabinieri della Lombardia. Presenti tra gli altri, il Colonnello Giovanni Baudo, la presidente dalla Provincia Tiziana Virgili, l’on. Emanuela Munerato, e il sindaco di Lendinara Alessandro Ferlin, che hanno sottolineato l’importanza della presenza dell’Arma nel Paese ed in particolare a Lendinara.

    Momento toccante la consegna della tessera di “socio onorario” alla vedova dell’appuntato Franzolin da parte dell’ispettore regionale dell’A.N.C. Veneto, colonnello Nardo Romeo Anniballi. Una manifestazione molto sentita, che è stata conclusa dalle coinvolgenti note dell’inno nazionale, con tutto il pubblico alzatosi in piedi, in atteggiamento di grande rispetto e piena condivisione dei valori di unità nazionale fondamento del nostro Stato e riferimento basilare dell’azione dell’Arma dei Carabinieri.

    L’indomani, domenica 18 ottobre, alle ore 11,00, la cerimonia ha preso il via con la deposizione di una corona di alloro al monumento ai Caduti di Nassiriya. Scherati, il picchetto d’Onore, la Fanfara e le Associazioni d’Arma. Indi trasferimento presso la nuova caserma per il taglio del nastro. Momento significativo, sottolineato dalla presenza di molti cittadini, oltre che dai rappresentanti delle associazioni combattentistiche, dalle autorità civili e militari. Tra gli altri il viceprefetto vicario della prefettura di Rovigo Carmine Fruncillo, gli Onorevoli Luca Bellotti ed Emanuela Munerato, l’assessore regionale Renzo Marangon ed il consigliere regionale Carlo Alberto Azzi. L’Arma, con i Carabinieri in servizio a Lendinara comandati dal Comandante Maresciallo Lorenzo Maggio, era rappresentata dal Comandante della Legione Carabinieri Veneto Generale di Brigata Sabino Cavaliere e il Comandante provinciale dei Carabinieri di Rovigo il Colonnello Giovanni Baudo, con il Capitano Giorgio Istrali.

    Momento emozionante lo scoprimento della targa dedicata alla memoria dell’Appuntato Silvano Franzolin, medaglia d’oro al valor civile, a cui è stata intitolata la nuova caserma. Originario di Pettorazza, classe 1941, Franzolin perse la vita nel 1982, mentre era di servizio a Palermo. E’ stato riservato alla moglie del militare Gaetana Camerino e alla figlia il solenne momento dello scoprimento della targa, in cui si legge: “Nel corso di un servizio di scorta veniva raggiunto da numerosi colpi d’arma da fuoco esplosigli contro da alcuni malfattori, al fine di uccidere il detenuto tradotto. Sebbene gravemente ferito, fuoriusciva dall’auto impugnando l’arma in dotazione per affrontare gli aggressori ma, colpito a morte, si accasciava al suolo. Splendido esempio di sprezzo del pericolo ed alto senso del dovere, spinti sino all’estremo sacrificio”.

    A segnare la cerimonia, la benedizione e la consegna ufficiale delle bandiere innalzate davanti all’infrastruttura, la lettura della preghiera del Carabiniere, il taglio del nastro tricolore e i discorsi ufficiali. Tra questi quello del sindaco Alessandro Ferlin e del Comandante regionale gen. Sabino Cavaliere, il Comandante provinciale dei Carabinieri di Rovigo il Colonnello Giovanni Baudo, che hanno ricordato il costante impegno dell’Arma ed il suo essere punto di riferimento per la cittadinanza. A dare un tocco in più alla nuova caserma Franzolin di Lendinara, le opere del pittore locale Lauro Garbo, dedicate e donate all’Arma dei Carabinieri di Lendinara e una scultura di Carlo Tintore, già autore del monumento ai caduti di Nassiriya.

  • Premio “Anna Osti”

    Premio “Anna Osti”

    Domenica 4 ottobre, presso il centro culturale “M.V. Rossi” di Costa, si è svolta la cerimonia di premiazione della settima edizione del Premio Letterario “Anna Osti”. L’evento è stato organizzato dall’amministrazione – Biblioteca civica “Manfred B. Buchaster”, con il patrocinio di Provincia e Regione. Porsche Italia ha dato il proprio contributo alla realizzazione dell’iniziativa letteraria. Tutte le opere pervenute sono state esaminate dalla giuria composta dal presidente Francesco Carbognin, dal coordinatore artistico Luca Rizzatello e dai componenti Alberto Costantini, Moira Ferrari, Francesca Gironi, Valentina Merlini, Luca Pasello, Stefano Peruzzo. Il Comitato d’onore era composto da Loris Casadei, Luigi Dal Cin e Laura Negri.

    Il Premio è dedicato ad Anna Osti, figura importante nel contesto del paese di Costa: grazie infatti alla donazione dei suoi beni di famiglia alla diocesi di Adria e di Rovigo è stato possibile realizzare l’asilo infantile, oggi Scuola per l’Infanzia a lei intitolata. Vere protagoniste del Premio Letterario “Anna Osti” sono state la “Poesia” e la “Narrativa per l’Infanzia”, opere pervenute da varie parti d’Italia, giacchè il premio letterario è promosso a livello nazionale. La giuria del Premio Letterario Anna Osti ha agito con rigore: ha infatti messo in risalto (ed ha premiato) i testi di poesia e di narrativa con una, forte, indiscussa dignità contenutistica e formale. Non a caso, la giuria ha deciso di non assegnare premi alle sezioni “Silloge di poesie non edite” e “Poesia inedita per autori nati dal 1979 in poi”. Nessuna silloge esaminata ha convinto la giuria che ha preferito non premiare “il meno peggio”.

    La prima fase della premiazione è stata dedicata alla poesia edita: 51 sono stati i libri di poesia edita esaminati dalla giuria. I primi autori ad essere premiati (Segnalati) sono stati Cristina Babino con La donna d’oro, biografia in versi della pittrice Tamara de Lempicka, e Francesco Tamada con A ogni cosa il suo nome. Il terzo premio è stato assegnato a Geminario (Edizioni Del Leone) di Paolo Ottaviani, un poemetto bilingue composto da “duplici canti o gemini” dei quali il primo è un “idioma medioevale umbro-sabino”, che riecheggia il Volgare delle origini, il secondo è scritto in una lingua caratterizzata da un sapiente impasto di suggestioni letterarie.

    Domenica Mauri, seconda classificata, nel commentare il titolo della sua opera Per interno, spiegato che la sua intenzione è stata quella di sottolineare come sia relegato ad un contesto “non pubblico”. Il secondo premio ex-aequo è stato assegnato al bolognese Andrea Venzi con Il sentiero degli alberi morti.

    Una raccolta che rappresenta un’esperienza di attraversamento di una dimensione caratterizzata da una visionarietà notturna, torbida, densa.

    A Franco Buffoni, Noi e loro (Donizelli Editore) la giuria ha assegnato il primo premio. “In Noi e loro è rappresentata la ‘cronaca’ – a dirla con l’autore – di due esclusioni, di due disappartenenze drammaticamente vissute dall’omosessuale e dall’extracomunitario, che costituiscono altrettanti casi fortemente rappresentativi e speculari in merito al tema della condizione del diverso nell’intollerante società italiana di oggi” – scrive in merito alla raccolta il presidente della giuria Francesco Carbognin.

    La seconda fase della premiazione, dopo un intermezzo musicale ad opera del gruppo sbiZZa neo.poetic.folk, è stata dedicata alla narrativa per l’infanzia: 10 sono stati i racconti esaminati dalla giuria. Il terzo premio è stato assegnato ad Angelo Doni con Storie dal negozio all’angolo… (HB International Edizioni).

    Il secondo premio è stato assegnato a Giuseppe Viroli con La fata Verdura (Macro Edizioni).

    Alberto Pellai, con Ricciocapriccio e Bettaperfetta (Centro Studi Erickson) si è aggiudicato il primo premio.

    La storia – si legge nel giudizio dell’opera – è ben raccontata, simpatica ed originale, anche nei suoi aspetti paradossali e apparentemente esagerati, e può essere emblematica di un certo modo di vivere i rapporti familiari, e qundi ha una sua ben precisa attualità, innestandosi nei bisogni e nelle problematiche dei bambini”. Alberto Pellai non è alla prima esperienza con la narrativa per bambini; da medico e psicoterapeuta segue da vicino il mondo dell’infanzia e cerca di codificare attraverso le fiabe situazioni e contraddizioni della società odierna.

    A tal proposito, nel giudizio espresso dalla giuria si legge: “La commissione, nel sottolineare il valore educativo del racconto, si è posta una domanda un po’ maliziosa, ossia se Ricciocapriccio e Bettaperfetta sia realmente un racconto per bambini, o se i veri destinatari siano piuttosto gli adulti…”.

  • Sui sentieri di papa Wojtyla

    Sui sentieri di papa Wojtyla

    I Free Bikers, del gruppo “Iniziative per l’Ambiente Porto Viro”, dal 19 giugno al 5 luglio 2009 hanno compiuto un Tour di ben 1610 km., con partenza da Porto Viro il 19 giugno in ora antelucana. Il percorso è stato coperto in 15 tappe lungo le strade e le piste ciclabili d’Europa, giungendo il 5 luglio al Santuario mariano di Czestochowa in Polonia. Poi il ritorno in pullman. Un viaggio affascinante, battezzato “Lungo i sentieri di Giovanni Paolo II”, il grande Papa polacco assai devoto alla Vergine Maria.

    I quattro Free Bikers – Vincenzo Mancin il portavoce, Mauro Garbin, Vittorio Cacciatori ed il comandante della Polizia Locale Mario Mantovan, che pedalando per l’Europa ha trascorso le sue ferie – hanno fatto ritorno a Porto Viro, un po’ smagriti ma ancora in perfetta forma, con tanta voglia di raccontarsi e di raccontare. Dalle loro voci apprendiamo innanzitutto che quello del 2009 è stato il loro viaggio più impegnativo, ed è stato anche, in certo senso, un cammino di fede, lungo i luoghi che hanno segnato la vita di Giovanni Paolo II°, i “sentieri della fede”, come loro li hanno chiamati: da Wadowice, a Cracovia, a Kalvaria, a Czestochova “dove l’immagine e le statue del Papa – dicono un po’ commossi al ricordo – si vedono ovunque e ne viene documentata la visita anche mediante mostre e video. La nostra aspettativa – continuano – non è davvero andata delusa”.

    E’ stata un’esperienza durata in totale 19 giorni, di cui gli ultimi due del ritorno in Italia, compiuti comodamente in pullman insieme a pellegrini polesani, tra cui don Achille De Benetti, parroco per 17 anni a Rosolina. I Free Bikers lasciano parlare il loro portavoce ufficiale, Vincenzo Mancin, che tra l’altro commenta: “Quello compiuto nel 2009, tra tutti gli altri che abbiamo affrontato sulle strade d’Europa, è stato un Tour denso di intense, pregnanti emozioni, tra cui molto forti quelle spirituali; è stato anche un lunghissimo Tour, che stranamente è risultato il più “economico”, quasi certamente perchè abbiamo potuto fruire dell’ospitalità dei Padri Salesiani e Ballottini, ma anche (lo abbiamo accertato di persona), per il basso costo della vita nei vari paesi che abbiamo attraversato”.

    Domandiamo quali siano le tappe che maggiormente sono rimaste impresse nella loro memoria, e Vincenzo dice: “La prima, che è stata anche la frazione di viaggio più lunga, di ben 196 km, che ci ha visti partire da Porto Viro alle 4,15 del mattino di venerdì 19 giugno, ancora nell’oscurità, con le luci delle bici accese. E’ stato un itinerario molto lungo – continua -, ma anche molto bello. Abbiamo toccato Chioggia, Pellestrina, il Lido di Venezia, e poi c’è stato l’approdo in vaporetto al Cavallino. La sera, eravamo giunti già a San Pietro al Natisone, a pochi km da Caporetto, la nostra meta originaria; abbiamo però desistito nel raggiungerla, non tanto per la stanchezza, quanto per mancanza di contatto con l’albergatore. Un’altra curiosità di questo giro per l’Europa, è che nel Tour 2009, abbiamo attraversato il maggior numero di frontiere. I controlli, sono stati solo ai confini della Slovenia e della Croazia, mentre gli altri confini erano del tutto liberi ed aperti”.

    Numerosi gli stati attraversati per ben due volte dai Free Bikers: l’Austria, l’Italia, la Slovenia, la Croazia, l’Ungheria e la Slovacchia, ed in bici la frontiera polacca l’hanno attraversata, in verità, solo una volta. Poi ricordano che la tappa più breve, di soli 36 km, è stata quella Cracovia-Vielizca, che hanno compiuto per visitare la celebre miniera di salgemma, ora divenuta una frequentata meta turistica.

    Particolari emozioni? I Bikers, questa volta all’unisono, non hanno dubbi: Il Campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz (dove essi hanno deposto la pergamena che avevano avuto in consegna dagli studenti Dell’Itc “C. Colombo” di Porto Viro), nonché i luoghi particolarmente cari a Papa Giovanni Paolo II°, il grande Papa venuto dall’Est, che è stato un po’ l’ispiratore e quasi la loro guida spirituale, in questo lunghissimo viaggio, conclusosi felicemente.

  • Festeggiato Paolo Rigolin

    Festeggiato Paolo Rigolin

    Coinvolgente ed anche commovente l’incontro organizzato a Lendinara dalle “Amiche della Puazza” per festeggiare il direttore di orchestra Paolo Rigolin, lendinarese da molti anni residente a Montevideo dove, vivamente apprezzato, esercita l’attività di musicista e docente di musica.

    L’incontro conviviale, animato dall’adesione di un nutrito numero di cittadini, si è svolto lo scorso 10 settembre presso il ristorante Antico Camino di Lendinara, dove il rag. Ramis Tenan ha svolto il ruolo di coordinatore della serata, salutando con calore il gradito ospite appositamente giunto dall’Uruguay per ricevere – con la consegna della statuetta della Puazza – l’abbraccio dei suoi concittadini che non lo hanno mai dimenticato. Un ricordo che è stato mantenuto vivo anche in virtù di due dei cinque fratelli maggiori di Paolo Rigolin: i compianti Amelio e Giuseppe, festeggiati solo pochi anni fa in un’unica indimenticabile serata, nello stesso locale, sempre per iniziativa delle Amiche della Puazza.

    Un sodalizio quest’ultimo (nato con il sostegno dello scrittore G. A. Cibotto) che è giunto al traguardo dei dieci anni di attività, rimanendo fedele – come ha sottolineato Ramis Tenan – all’obiettivo di tener desta l’attenzione della comunità lendinarese verso i non pochi cittadini (residenti o non) le cui attività costituiscono motivi di apprezzamento che onorano il comune di origine.

    Un concetto questo ripreso anche dal sindaco Alessandro Ferlin che, per solennizzare il decennale dell’associazione, ha consegnato una targa ricordo dell’Amministrazione Comunale alla coordinatrice del gruppo Sandra Boarato, soffermandosi poi a ringraziare il direttore di orchestra Paolo Rigolin per la sua apprezzata attività. E’ infatti un grande motivo di orgoglio per la città di Lendinara che un suo figlio susciti ampi consensi e sentimenti di stima ed affetto in un Paese tanto lontano.

    Il saluto dell’associazione Polesani nel Mondo è stato portato dal vicepresidente Marco di Lello, che ha manifestato l’apprezzamento per l’operato del M° Paolo Rigolin anche da parte dei Veneti nel Mondo, facendosi pure interprete del sentire dell’assessore regionale Oscar De Bona, sempre attento alle problematiche che interessano gli oriundi dal Veneto.

    E’ toccato poi al giornalista Sergio Garbato tracciare un profilo del festeggiato, ripercorrendo la strada imboccata oltre cinquant’anni fa dall’allora giovane maestro di scuola elementare sbarcato in Uruguay sulle tracce del fratello maggiore Severino, il quale però, poco tempo dopo, rientrava in Italia. Furono anni difficili, in cui il desiderio di tornare non poche volte si era fatto struggente. Ipotesi rinviata, causa la mancanza di denaro per acquistare il biglietto. Poi ecco aprirsi le porte di un lavoro sicuro e successivamente un inusitato incontro con la musica, in una corsia di ospedale dopo un’operazione di appendicite. Fu la rivelazione. Seguirono anni di studio impegnato, sostenuto da una grande passione, che portarono Paolo Rigolin a salire tutti i gradini dell’orchestra: da suonatore di corno fino a direttore, tra i più apprezzati a livello nazionale. E, con la raggiunta età della pensione, un rinnovato impegno didattico rivolto ai giovani per indirizzarli al meglio lungo la appassionante strada della musica.

    Sentito, venato da un po’ di commozione, il ringraziamento di Paolo Rigolin che ha messo al corrente i presenti dei suoi sentimenti verso Lendinara ed il timore, fino alla vigilia della partenza, di non poter intraprendere il viaggio programmato per problemi nati proprio in relazione alla scuola musicale da lui stesso fondata e dove presta la sua attività, minacciata di chiusura. Poi, in extremis, un intervento del ministero competente. Il sollievo e la gioia, a Lendinara, di potersi trovare tra gli amici di ieri, portando dall’Uruguay un saluto all’Italia, grande paese che viene guardato con immutata simpatia.

    E i festeggiamenti dedicati al ritorno in terra lendinarese del M° Rigolin hanno goduto di un successivo importante appuntamento musicale lunedì 14 settembre: un concerto presso il Teatro Ballarin, organizzato dall’Amministrazione Comunale di Lendinara in sintonia con la Pro Loco. Sul palco si è esibito il quartetto d’archi de “I virtuosi italiani” composto da Luca Falasca, Glauco Bertagnin, Luca Serpini, Leonardo Sapere e dal fagottista solista Guido Giannuzzi. Impeccabile l’esecuzione che ha saputo offrire al numeroso pubblico presente emozioni musicali di alto livello.

    Durante la serata, egregiamente presentata dalla poetessa e giornalista Angioletta Masiero, è stata donata al Maestro Rigolin, dal Sindaco Alessandro Ferlin, una targa ricordo che sottolinea i meriti acquisiti dal lendinarese emigrato in Uruguay nel 1955 dove, come ha ricordato lo stesso Sindaco durante il suo intervento, ha saputo percorrere un brillante cammino nel campo musicale, sia come strumentista sia come affermato direttore d’orchestra.

    Emozionante è stata anche la lettura, da parte di Angioletta Masiero, di una poesia composta da Ramis Tenan intitolata “Emigrante” dedicata al Maestro Rigolin. Un lungo applauso ha accolto la composizione del lendinarese che è stato anche colui che ha proposto all’Amministrazione Comunale l’iniziativa in onore di Rigolin e ne ha curato l’organizzazione.

    Il festeggiato, a conclusione della serata, ha ringraziato il Sindaco Alessandro Ferlin e tutti coloro che hanno dimostrato affetto e considerazione. “È stata una settimana di grandi emozioni – ha detto Rigolin – forse troppe per me che ho fatto solo il mio dovere. Sia Lendinara che Rovigo sono città molto conosciute nel panorama musicale in Uruguay. Saluto Lendinara e tutto il Polesine e dico Viva l’Italia”.

  • Lo scrigno dei sogni

    Lo scrigno dei sogni

    Un colore, un riflesso. Uno sguardo, la luce. Impressioni immortalate su pellicola, o racchiuse in files digitali. L’importante è trasmettere all’interlocutore sensazioni, saper emozionare, raccontare tante storie in un apparente semplice click.

    Sta per festeggiare 25 anni di attività il Fotoclub di Villanova del Ghebbo, Circolo Fotografico, fondato nel 1985 da un gruppo di amici appassionati di fotografia, inserito nelle attività culturali della locale biblioteca Comunale. Dalla sua nascita ad oggi si è impegnato attivamente in lavori di ricerca creativa della fotografia su temi liberi, con mostre annuali in occasione della fiera paesana, ma anche sui temi descrittivi degli aspetti della propria zona e del vicino territorio, quali “L’Adigetto” e “Villanova del Ghebbo oggi”. Anno dopo anno ha arricchito di nuove immagini gli archivi fotografici locali e ha operato sul recupero ed esposizioni di vecchie immagini del paese. Ne è esempio la mostra dal titolo “ Villanova del Ghebbo ieri”.

    “L’idea del nostro fotoclub è quella di valorizzare, anche attraverso la pubblicazione sul nostro sito internet, una raccolta di alcune tra le più belle foto scattate dai soci – spiega Vittorino Zambello, uno dei fondatori del gruppo -. Ci sono tanti, troppi siti di fotografia che mostrano immagini di qualità mediocre. C’è per questo la necessità di favorire la fotografia artistica, filtrata dal giudizio dei nostri soci. Le fotografie pubblicate sono lo specchio della nostra visione artistica, dovendo superare una rigida valutazione interna prima che altri possano vederle. Un discorso a parte sono le foto di reportage, spesso pubblicate rapidamente per soddisfare le persone ritratte durante manifestazioni che non hanno pari valenza artistica delle altre”.

    Villanova del Ghebbo, paese di circa 2000 abitanti, è fiero di accogliere questo gruppo di artisti, in continua evoluzione nel ricercare nella fotografia un modo autentico di esprimersi, di raccontare il mondo, di svelarne ogni piega celata dall’apparente staticità delle cose. Il Fotoclub ‘85 ha organizzato negli anni scorsi una serie di meeting fotografici su argomenti vari quali: Natura, Paesaggio, Viaggi in Italia e all’estero, presentazioni di Libri fotografici con gli autori, concorsi fotografici per fotoamatori e ragazzi, corsi di fotografia per scuole.

    Il circolo mette a disposizione una sala espositiva per dare la possibilità a qualsiasi fotoamatore di potersi esprimere nella propria attitudine esponendo le proprie opere. Non mancano anche vari scambi culturali con circoli d’altre province e la partecipazione a varie mostre. Alcuni soci hanno anche partecipato a concorsi fotografici nazionali e internazionali ottenendo buoni risultati”. L’ambizione del Fotoclub è quella di promuovere il talento di fotografi dilettanti avanzati, persone che cercano di scattare foto che non siano solo documentario, ma abbiano anche qualità artistiche.

    “Non siamo professionisti della fotografia, facciamo foto per divertimento e come hobby – aggiunge Zambello -. Nel nostro gruppo sono più che benvenuti anche i dilettanti alle prime armi, anche se forse per loro sarà più difficile vedere subito le proprie foto pubblicate. Per tutti quanti la nostra critica fotografia sarà una grande esperienza di apprendimento se si è decisi a migliorare. Crediamo infatti che chiunque possa migliorare impegnandosi con sforzo e dedizione”.

    Estetica, atmosfera e storia sono le caratteristiche stilistiche predilette dai soci. “Ogni genere, non importa quanto comune, può essere proposto in un modo interessante ed originale. A noi piacciono quelle foto che si vorrebbero rivedere ancora, dopo un po’ di tempo: le foto accattivanti, che raccontano una storia, le foto che spiccano su tante altre. Le foto che sono solo documentario di un attimo non sono pubblicate qui – aggiunge il presidente -. C’è bisogno di creatività, per esempio con un originale punto di vista, piene di emozioni o di inattesi simbolismi. Ogni tipo di illuminazione, di composizione, di sfocatura, di modifica, effetto o tecnica di ritocco utilizzata deve rafforzare il messaggio della foto”.

    Vittorino Zambello ha realizzato recentemente un portfolio fotografico dal titolo “La fabbrica dei sogni”, una serie di immagini strappate all’abbandono e alle consuete visioni di luoghi perfetti, in una industria dismessa e seminascosta. Il ‘sipario rosso’ della prima diapositiva apre lo scenario di contrasti, luci, ombre, controluce e polvere. I segni del tempo modellano i pensieri mentre gli occhi percepiscono, nei luoghi di lavoro abbandonati, i segni di un passato che rispunta dai particolari lasciati dal viavai della quotidianità. Immobile, intatto, ciò che resta nella fabbrica da anni non più utilizzata racconta tante storie. La maglietta appoggiata in un angolo, una scala che porta verso nuove esperienze di vita, il rosso della vernice gocciolata sui muri…incidente sul lavoro? Contorni di sgargianti cromatismi che colpiscono, feriscono, fanno abbassare gli occhi e osservare quel segnatempo rotondo fermatosi in attesa di un successivo improbabile giro di lancette, impolverato e impreziosito da granelli scuri di sabbia, un timer che ha ‘perso il treno del futuro’. Zambello conclude ‘la storia’ con l’immagine di una chiave scura, attaccata a una catenella, che penzola in controluce, lasciandosi alle spalle uno sfuocato avvenire. La si può afferrare e riaprire, attraverso i ricordi, il passato. Oppure, lasciandola arrugginire immobile, con ‘ieri’, si può chiudere per sempre.

  • Il 27° della Ciabatta

    Il 27° della Ciabatta

    Dal 2010 nel calendario di Adria ci sarà una festa in più in grado di animare la città nel mese di Settembre: sarà dedicata alla “Ciabatta”, il pane tipico, ormai conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo, che proprio nel centro bassopolesano ebbe la sua origine il 21.09.1982. L’annuncio è stato dato lo scorso 21 settembre, giorno del 27° anniversario della nascita della Ciabatta Polesana, nel corso di una cena appositamente programmata presso l’Istituto Alberghiero Cipriani di Adria.

    Non solo, ma la segnaletica adriese, alle porte della città, sarà integrata dalla scritta: “Qui è nato il pane Ciabatta il 21.09.1882”. Lo ha assicurato Maria Chiara Paparella, assessore al turismo della città etrusca, sottolineando come la Giunta Comunale all’unanimità avesse deliberato, proprio tre giorni prima, di “riconoscere formalmente il legame storico della Città di Adria con il Pane ‘Ciabatta’ ed il suo ideatore dott. Arnaldo Cavallari”. Ed ancora: “di riconoscere al Pane Ciabatta il primo marchio di Identità Gastronomica Adriese”; di promuovere inoltre una Fondazione “per la tutela e la gestione del materiale sportivo del dott. Arnaldo Cavallari”, nonché “per la costituzione di un Museo dell’arte mugnaia e di panetteria”.

    Non a caso si è scelto l’Istituto alberghiero per l’importante annuncio, dato che la scuola adriese avrà un ruolo non secondario nel progetto di valorizzazione del pane, dando vita a corsi di formazione ed approfondimento nel settore, e contribuendo dunque a fare sempre più di Adria una delle più importanti città del pane d’Italia.

    Una storia quella della “Ciabatta” nata dalla volontà del suo promotore, l’adriese Arnaldo Cavallari che di buon grado ha ricordato gli esordi e le principali tappe del suo operato ai presenti: il presidente della Camera di Commercio Loredano Zampini, il vicepresidente di Confartigianato regionale Campion, il caporedattore di Rai3 veneto Beppe Gioia, operatori della panificazione. Tra gli altri, a rappresentare l’amministrazione, oltre a Chiara Paparella, il vicesindaco Giorgio D’Angelo e l’assessore Giuseppe Ferro.

    Fu dunque all’inizio degli anni ‘80 che Arnaldo Cavallari da “mugnaio” decise di farsi anche “panettiere”, per dare vita ad un pane italiano in grado di competere ed affermarsi come in Francia è diffusa la baguette… anzi meglio. In breve fu attrezzato un forno sperimentale tuttora esistente, e conservato come una reliquia perché appunto lì, il 21 settembre 1982, ebbe origine la “Ciabatta”. Nata dall’intuizione di Cavallari coadiuvato da un gruppo di panettieri appassionati: un prodotto genuino, privo di additivi che ben presto si è diffuso nel mondo, tanto che oggi è conosciuto in 56 Stati e servito, come parte integrante del menù ed indice di qualità, a bordo degli aerei della South African Airlines.

    Ma ora è tempo di guardare avanti – ha osservato Cavallari – e di promuovere la nuova “Ciabatta Natura”, un pane che nasce da una linea naturale, ad iniziare da farine selezionate prodotte da molini di qualità ed associati nell’obiettivo di dar vita alla “Linea Natura”, un marchio registrato, tutelato da un apposito Consorzio che si incaricherà della salvaguardia del prodotto e delle necessarie azioni di marketing.

    Oggi il mondo è dominato dalla fretta che non è certo alleata del buon pane – ha osservato Cavallari -. Per ottenere un buon prodotto occorre che l’impasto, costituito da farina, acqua e lievito, venga fatto riposare il tempo necessario per dar vita ad una autentica “pasta di pane”. Questa è ottenuta grazie ad un lento processo, nel corso del quale il lievito “eccita” gli enzimi esistenti nella farina, in modo da provocare la funzione enzimatica. Solo a questo punto si ha la vera “pasta di pane” che, portata a cottura, diventa vero pane. Una pratica un tempo seguita da tutti i panificatori, ma oggi abbandonata per ottenere un prodotto in tempi brevi con l’ausilio di additivi e dei cosiddetti migliorativi che in realtà snaturano il pane.

    Bisogna invece tornare alle pratiche naturali, usando farine meno raffinate: ideale la farina tipo Uno, macinata in modo giusto, secondo un disciplinare che la certificherà come Farina Uno Natura.

    Ecco svelato il procedimento che dovrà essere seguito per il lancio della “Ciabatta Natura” e, accanto a questa, non mancherà un nuovo prodotto: il “Panettone Natura di Adria”.

    Ed ovviamente, a conclusione della cena del 27° compleanno della Ciabatta, con un menù predisposto con cura da alunni ed insegnanti dell’Istituto Alberghiero, non poteva mancare il nuovo “Panettone Natura di Adria”, un dolce che per Natale si troverà sicuramente sulle tavole di molti polesani.

  • I 10 anni della Bottega della Musica

    I 10 anni della Bottega della Musica

    Correva l’anno 1999, quando un intrepido assessore di Crespino, il Dott. Luigi Ziviani fu attratto da un volantino della coop. Turismo&Cultura che parlava di una Bottega per i giovani e fu catturato dall’idea. Non era una Bottega di alimentari e neppure di abbigliamento… era la Bottega della Musica, pronta a diventare la Bottega dei sogni, delle emozioni, un luogo dove cantare, sonare, ballare, costruire, colorare, raccontare, improvvisare, inventare…

    Fu così che 9 impavidi, Giacomo Anglieri, Matteo Pilotto, Giulia Ziviani, Federica Ferigo, Nicola Zangirolami, Andrea Fantinato, Alessandro Ferrari, Valeria Strenghetto, Carlo Fante, vollero aprire la strada e lo fecero nel migliore dei modi: costruendo un treno tutto colorato pronto per partire e arrivare in qualsiasi momento… Tanti sono arrivati e tanti sono ripartiti: viaggi brevi ma anche viaggi molto lunghi.. tutti con un sogno: alcuni lo portano avanti nella valigia dei desideri; altri ancora in un angolino della memoria, ma sono sicura tutti portano nel cuore l’esperienza della Bottega della Musica.

    Una bottega dove non si compra ma si coltiva: si coltiva la voglia, l’impegno, la passione, l’affinità, la continuità, l’amore per la musica, per il canto, per uno strumento. Una bottega dove non si compra ma si regala un’emozione, un sentimento, un sorriso, una lacrima… Un posto dove conoscersi, affiatarsi, stare insieme e suonare insieme. Un laboratorio attivo, di musica viva, che ha saputo dare tanto ma ha ricevuto tanto dai ragazzi che l’hanno frequentata. Un viaggio davvero meraviglioso!

    “La Bottega della Musica”, un nome da me scelto, ispirato alle botteghe medioevali dove si imparava un mestiere attraverso veri e propri laboratori. In quest’ottica il primo anno è stato caratterizzato da laboratori di costruzione di strumenti a percussioni con materiale di riciclo, da laboratori di ritmo, di canto, di movimento; inoltre laboratori per conoscere e scrivere la musica, e un laboratorio di ricerca delle tradizioni nostre e del resto del mondo. A questo proposito a Natale siamo andati a fare la “Ciarastela” della tradizione polesana e, per la fine dell’anno, abbiamo costruito un treno… di cartone che ci ha portato a conoscere varie parti del mondo attraverso canti, ritmi, danze e giochi folkloristici. Tutto questo nel 1999.

    Nel 2000 iniziano i laboratori di strumento individuale con la chitarra e la tastiera. Il flauto dolce rimane lo strumento suonato da tutti durante il laboratorio di educazione musicale che sostituisce i laboratori di costruzione. Un altro momento particolarmente educativo e formativo, che caratterizza la Bottega della Musica di Crespino, è l’incontro di ascolto “attivo” di gruppi musicali, ovvero la partecipazione attiva di una band o di un trio o quartetto che racconta la propria storia, la crescita del gruppo, il genere scelto, gli strumenti usati e la scelta di alcuni brani. Questo tipo di ascolto cattura i ragazzi e rimane impresso.

    Nel 2001 infatti alcuni bambini, che avevano iniziato con la chitarra, ascoltando dal vivo alcune band, si innamorarono di altri strumenti e fu così che la loro vita ebbe una svolta: Federico Andreotti ha iniziato a suonare il basso elettrico impegnandosi molto durante la Bottega e poi con alcuni amici ha formato una band, i “Rebus”, che suona attualmente a Crespino e dintorni; Giorgia Lionello dalla Chitarra passa alla tastiera e poi prova espressioni nuove con la voce e con il corpo attraverso il laboratorio di teatro/danza.

    Nel 2002 entra Fabio Zangirolami fratello di Nicola, sceglie la tastiera, e rimane fino al 2006.

    Tra il 2003 e il 2004 entrano nuovi volti: Anna Calabrese, Alessandra e Elisabetta Gazziero, Marco Ziviani, Nicola Smorgon e Tommaso Boccato con la tastiera, Davide Pelà e Zoe Temporin con la chitarra, un gruppo davvero affiatato e portato per la musica.

    Nel 2004 subentra un altro strumento che dà la carica giusta per iniziare brani di musica d’insieme: la batteria. L’insegnante si chiama Enrico Beltrame socio di Turismo&Cultura, uomo dalle mille risorse. Sa fare un po’ di tutto, è instancabile, sa essere dolce, ma quando perde la pazienza saluta tutti e se ne va… Ci sono molti iscritti: Michael Rossi lascia la chitarra perché in quel momento ha bisogno di sfogarsi. Io consiglio al papà di iscriverlo a batteria: bè quando suona Michael la batteria ti viene una forza dentro, una voglia irrefrenabile di ballare da tanta energia che ci mette: energia pura, energia positiva! Marco Andreotti è un bambino incapace di stare fermo su una sedia: esuberante, allegro, chiacchierone. La batteria diventa il suo nuovo amore. Anche per Luca Bertaglia la chitarra ha i giorni contati: con determinazione sceglie la batteria e a casa i suoi genitori gli regalano una stanza insonorizzata come una vera e propria sala prove; è un ragazzino sveglio e con un cuore grande ma molto riservato, ha tanta voglia di amici e di trovare un suo spazio “musicale”. Alessandro Ferrari da una tastiera minuscola che non ci stanno le sue dita lunghe e affusolate, passa alla batteria uno strumento a lui più congeniale. Gianmaria Alberghini vuole provare la batteria: Enrico, il suo insegnante, dice che è piccolo non arriva neanche alla gran cassa, ma lui è un tipo tosto: studia si impegna e ce la fa. Rimane un anno. Dennis Tenan ha 11 anni è l’ultimo batterista in ordine di entrata; arriva nel 2007.. Gli piace da morire la batteria, ma gli altri laboratori gli piacciono meno… Rimane fino al 2008.

    Nel 2005 entrano tre “foresti” come si diceva una volta, da Villanova Marchesana: la Bottega della Musica inizia a farsi conoscere anche fuori Crespino. Silvia Masiero e David Manfrinati entrambi scelgono la chitarra sotto la guida del nuovo professore il “fortissimo” Professor Maurizio De Agostini che dà un’impronta indelebile con il suo operato. Il batterista Massimo Tabacchin con il dono del ritmo nel sangue rimane un anno. Entra anche Alberto Bolognesi con la tastiera ma anche per lui la Bottega della Musica finisce presto a causa probabilmente della giovane età e la voglia di giocare all’aperto.

    Il 2006 è un anno d’oro per il laboratorio i musica d’insieme: il gruppo è affiatato e numeroso, entrano Gianluca Pilotto con la chitarra, ragazzo molto in gamba, dal bel carattere e dal viso trasformista, i due fratelli Matteo Gasparetto con la tastiera e Gioele Gasparetto con la chitarra, molto bravi che rimangono fino al termine dell’anno con il favoloso indimenticabile concerto, Il concerto degli artisti è stato il più emozionante di tutti, perché i ragazzi hanno saputo in quell’occasione, cantare, ballare, suonare con una passione tale da coinvolgere tutto il pubblico, passando dalla musica popolare alla musica da film, dalla musica anni ‘60 alla musica anni ‘90.

    Il tempo passa i ragazzi crescono e hanno voglia di nuove esperienze: lasciano per continuare per conto proprio Davide Pelà, Nicola Zangirolami, Federico Andreotti con il gruppo Rebus, Andrea Fantinato con la chitarra (uno dei 9 impavidi) e Zoe Temporin, Anna Calabrese, Elena Cavaliere la quale era entrata alla Bottega nel 2004 con la tastiera e Federica Ferigo (una dei 9 impavidi) la quale, oltre a suonare bene la tastiera, ha trovato nella sua voce chiara e intonata una buona fonte di applausi.

    Nell’anno 2007 ci sono molti cambiamenti: entrano nella classe di chitarra: Giulia Alberghino, una ragazzina intelligente e caparbia, Anna Gusmatti una ragazzina bionda dal viso dolce e grintoso allo stesso tempo, Tommaso Boccato continua con la tastiera ma vuole provare anche la chitarra: è un vero talento!. Ha orecchio, sa improvvisare, sa anche cantare e fonda l’anno successivo il gruppo “Decibel” con gli allievi Gianluca Pilotto, Gioele Gasparetto e Michael Rossi, suoi amici per la pelle. Anche per Matteo Cavriani è l’inizio di un’avventura con la chitarra…sembra sempre sul punto di abbandonare, la Bottega, ma spinto anche dalla sua famiglia rimane e scopre con il tempo anche di essere bravo nonostante abbia solo 7 anni. Edoardo Bega ci prova anche lui con la chitarra ma per motivi di studio lascia dopo solo 6 mesi. Ma so che ha ripreso per conto proprio e si trova con gli amici a suonare e cantare insieme per divertirsi ma anche per inseguire quel sogno forse mai interrotto. Gloria Milani segue le orme della sorella Rachele, che adora, e si iscrive anche lei con la tastiera: è attualmente iscritta. Lorenzo Crepaldi ha solo 6 anni prova con la chitarra e rimane fino al concertino di Natale del 2007. Ma è piccolo forse non è ancora il suo momento o forse la musica non è la sua passione. Staremo a vedere.

    Per questo anno cambiano anche gli insegnanti: Maurizio ha problemi di salute e lascia il posto a Enrico Ronconi di Crespino che con il suo insegnamento e il suo modo di fare incanta i suoi giovani allievi, Sara Trevisan di Adria alla tastiera mi sostituisce perché nel frattempo ho avuto due gemelli e loro occupano tutto il mio tempo. Sara ha le mani d’oro: oltre a suonare, lavora l’argilla, realizza bellissimi mosaici e crea bambole di pezza. Dedico una parola di riguardo a Mariachiara Prearo voce soul, che ti emoziona quando canta, che suona discretamente anche la chitarra e mi ha aiutato negli arrangiamenti per i brani di musica d’insieme.

    Ci lasciano proprio quell’anno anche Giulia Ziviani (una dei 9 impavidi) e Alessandra Gazziero che nel frattempo ha lasciato la tastiera per dedicarsi solo al flauto dolce soprano e contralto. Entrambe alla fine del 2007, proprio per la passione comune per il flauto fondano con la sottoscritta un trio musicale denominato “Rhodigium Castle Harmony” dedicandosi allo studio di brani di musica popolare e musica dei castelli dal ‘300 al ‘600.

    Il 2008 è segnato da una perdita devastante per tutti noi: Marco Ziviani, indimenticabile allievo, dopo una breve malattia ci lascia per sempre, ma prima che succeda, spinto dalla mamma Pierangela impara, studia con passione e scopre di suonare molto bene (anche superando la sua insegnante) l’armonica a bocca. Aleggia ancora la canzone, la “sua” canzone “Blowing in the wind” di Bob Dylan suonata magistralmente il 15 giugno 2008 insieme ai suoi compagni di sempre..

    Nel 2009 c’è una decimazione iniziale: partiamo solo con 10 ragazzi (il 10 torna sempre!) ma il nostro viaggio continua ed è bello stare insieme, ritrovarsi per suonare, per ricordare, per chiacchierare, lasciarsi andare con la musica, per emozionarsi, per studiare ‘poco’ quello che piace a Laura e ‘tanto’ quello che piace a loro… Facciamo anche un mini corso di teatro con l’animatrice musico-teatrale Franca Davì e entra una nuova iscritta: Benedetta Temporin una ragazzina di 9 anni che ama fare le ruote e le verticali: è una ginnasta.

    In aprile arriva una nuova ragazzina, Irma Berveglieri, che prova la chitarra ma viene “ingaggiata” dal trio musicale di flauto perché scopriamo che sa suonare il flauto contralto! E anche bene!

    In maggio a un mese dalla fine, portata da Giorgia Lionello, arriva Giulia Visintin che trova nella tastiera uno strumento a lei congeniale: troppo poco tempo ma il futuro ti aspetta.

    Quella sera, il 4 giugno, è stata una serata magica, lunga ma ricca di emozioni: rivedere i volti “cresciuti”, un mix di ricordi, suoni, dolcezze e risate; coloro che erano riusciti ad esserci avevano un luccichio negli occhi quando abbiamo cantato insieme “Let it be” dei Beatles: un momento magico per stare ancora una volta insieme come se il tempo si fosse fermato…

  • La Fondazione CaRiPaRo

    La Fondazione CaRiPaRo

    Davvero gremita la Sala Arazzi dell’Accademia dei Concordi lo scorso 22 settembre per la presentazione del Bilancio Sociale 2008 della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, presenti i massimi rappresentanti delle istituzioni nonché il vescovo mons. Soravito. Una presenza di grande rilievo, dunque, una testimonianza in primis non tanto dell’interesse per le cifre davvero significative del bilancio consuntivo, quanto della stima rivolta all’operato della Fondazione ed anche della gratitudine per le importanti concrete ricadute sul territorio provinciale delle scelte attuate.

    E’ toccato ad Antonio Finotti, presidente della Fondazione, illustrare il bilancio e rendere palesi le cifre di un’azione continua sul territorio delle province di Padova e Rovigo, concretizzatasi, nel solo 2008, in 564 interventi attuati.

    In totale sono stati impegnati oltre 75 milioni di euro a favore del territorio, suddivisi nei seguenti settori di intervento: 16,2 milioni di euro per “Assistenza e tutela delle categorie più deboli”, 16,1 milioni di euro per quello “Arte, attività e beni culturali”, 13,2 milioni di euro per “Ricerca scientifica e tecnologica”, 13,2 milioni di euro per “Salute pubblica, medicina preventiva e riabilitativa”, 12,3 milioni per “Educazione, istruzione e formazione”, 1,3 milioni per gli altri settori (protezione e qualità ambientale, attività sportiva, sicurezza alimentare e agricoltura di qualità, protezione civile) e infine 3 milioni per il “Fondo per il Volontariato della Regione Veneto e il Progetto Sud”.

    Un impegno economico di grande rilevanza, che ha confermato la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo tra le più grandi fondazioni bancarie in Italia; seconda in ambito veneto e settima a livello nazionale per dimensione patrimoniale.

    Ed il Polesine ne ha tratto un consistente beneficio. Fra gli interventi più significativi, il presidente Finotti ha ricordato: i contributi al Polo Universitario di Rovigo per la realizzazione dell’attività universitaria nel capoluogo; gli interventi a favore degli impianti sportivi (Palazzo delle Palestre, Pista di atletica), al cui interno rientra il Progetto Palestre che ha visto di recente l’inaugurazione del Palazzetto di Porto Viro; il recupero e la conservazione delle chiese e di altre importanti opere della provincia, tra cui in particolare Villa Badoer; l’attività culturale a Palazzo Roverella, perché Rovigo diventi sempre più un punto di riferimento per le mostre d’arte rivolte sia al grande pubblico sia ai più giovani; gli interventi nel settore sociale, fra i quali il Progetto Prima Infanzia e il Progetto Spazi Aggregativi per la creazione o la ristrutturazione di edifici per l’infanzia e per la socializzazione; l’istituzione di un fondo per l’housing sociale per rispondere al crescente fabbisogno di casa dei ceti medio bassi; la costituzione del Fondo di Solidarietà per aiutare le persone colpite dall’attuale congiuntura economica; il progetto dell’Osservatorio sul Delta del Po, che ha avuto l’obiettivo di incrementare la conoscenza che le comunità locali hanno del proprio territorio al fine di favorirne lo sviluppo e valorizzarne le potenzialità.

    E’ seguita la relazione di Giovanni Stiz, esperto di rendicontazione sociale, che ha sottolineato il valore del documento contabile, fattore di trasparenza ma anche occasione per fare il punto sugli impegni in relazione alla missione della fondazione, e punto di partenza per gestire al meglio l’importante patrimonio.

    Quindi è intervenuto Roberto Saro, Segretario Generale della Fondazione, che ha indicato i punti salienti del documento di bilancio (identità, gestione del patrimonio, attività erogativi ed obiettivi di miglioramento); ha messo in luce l’impegno di quanti operano nella Fondazione (dal Consiglio Generale formato di 28 consiglieri, al Consiglio di Amministrazione con 6 consiglieri, allo staff composto di 25 unità di giovani molto motivati); ha ricordato la missione della Fondazione basata su valori di solidarietà.

    Quindi la conclusione del presidente Antonio Finotti con uno sguardo rivolto al futuro: “La crisi economico-finanziaria che interessa anche il nostro Paese ci impone di adottare nei prossimi anni un atteggiamento improntato alla prudenza, che ci spingerà ad operare scelte prioritarie derivanti da un’analisi attenta e peculiare dei bisogni del territorio, con una particolare attenzione alle problematiche di natura sociale e al mondo dell’istruzione”.

  • La cittadella della cultura

    La cittadella della cultura

    Recuperare Palazzo Boldrin, storico edificio cinquecentesco e attualmente sede della Biblioteca Civica Baccari, è un progetto particolarmente ambizioso. Lo è ancora di più se si vuole far diventare il palazzo, la sede della Cittadella della cultura. Un polo culturale per tutto il Polesine, quindi, che si verrebbe a trovare a Lendinara, impegnata a riconquistarsi sul campo il suggestivo appellativo di “Atene del Polesine”.

    Il progetto, portato avanti in stretta collaborazione tra l’amministrazione lendinarese e l’Ente morale Istituzione Dott. Brunetto Boldrin, prevede un recupero completo degli spazi interni ed esterni dello storico palazzo in stile ferrarese.

    Cominciando dal piano terra, verrà conservato il Salone degli incontri e sarà creato, recuperando lo spazio verde che si trova sul retro del palazzo, il Giardino della lettura. Al pianterreno sarà poi spostata la Biblioteca, mentre l’Archivio Storico Comunale verrà trasferito nei locali che un tempo ospitavano gli uffici comunali dei servizi sociali.

    Nucleo fondamentale della futura Cittadella della cultura dovrà essere il “Museo del Risorgimento in Polesine e dell’Italia una e fedele”, che nel palazzo sito in via G.B. Conti troverebbe la propria sede. Una serie di sale, disposte tra il piano nobile e il sottotetto, racconteranno l’Unità d’Italia e le tappe principali del Risorgimento polesano.

    Progetto alla mano, al piano nobile è prevista la creazione delle Sale delle pergamene, del mecenate, del libro antico. Saranno, create, inoltre, la Sala dell’Italia unita, quella del ‘48 e la sala degli albori della nuova Italia. Nel sottotetto, invece, ci sarà la Sala interamente dedicata al lendinarese Alberto Mario e alla sua Jessie White, e la Sala inerente i momenti e i protagonisti polesani più importanti del Risorgimento. Accanto a queste esposizioni, è previsto anche di ritagliare uno spazio per la creazione di una Sala didattica con biblioteca risorgimentale.

    Il recupero di Palazzo Boldrin, un tempo abitato anche dal poeta Giovan Battista Conti, rappresenta sicuramente un progetto di rilievo, che mira non solo al restauro di un importante pezzo della storia lendinarese, ma anche alla valorizzazione di un periodo storico a cui il Polesine ha dato molto, a cominciare da Alberto Mario, giustamente definito dall’amico e poeta Giosuè Carducci, “come il più naturalmente repubblicano degli italiani, come il più artisticamente italiano dei repubblicani”.

    “È una grande soddisfazione – ci dice il sindaco Alessandro Ferlin – essere arrivati alla prossima realizzazione della Cittadella della cultura, che diventerà il vero centro culturale di Lendinara, raggiungendo l’obiettivo che voleva riportare Lendinara a riappropriarsi della sua storia e al centro dell’interesse provinciale per quanto riguarda la cultura”.

    Un progetto, quello della Cittadella della cultura, che è quindi realtà, e che è “importante” anche sotto il profilo economico: 2milioni 332mila 950 euro è il costo complessivo del progetto, che ha registrato il contributo della Regione Veneto per 1milione 608mila euro.

    Anche i tempi di realizzazione dell’opera si dimostrano non indifferenti: per l’esecuzione dei lavori sono previsti 730 giorni naturali e consecutivi, decorrenti dalla data di via ai lavori.

    “Dopo la riapertura del Teatro Comunale Ballarin e il recupero della Biblioteca con la Cittadella della cultura, – aggiunge il sindaco – si chiuderà il cerchio, con il successivo rilevante impegno consistente nel restauro di Palazzo Pretorio”.

  • L’Auditorium del Conservatorio

    L’Auditorium del Conservatorio

    Dopo il taglio del nastro, avvenuto lo scorso 26 ottobre presso l’entrata che prospetta su Via Pighin, gli interventi per l’attesa inaugurazione dell’Auditorium del Conservatorio “F. Venezze” hanno preso il via con le parole del vescovo mons. Soravito De Franceschi. Il quale ha ricordato come la nuova struttura sia sorta in seguito ad un intervento sul complesso che per secoli, fino al 1942, è stato dimora dei vescovi della diocesi di Adria-Rovigo. “Il canto e la musica non conoscono barriere: tendono all’armonia e quindi alla pace universale”, ha osservato prima di impartire la benedizione.

    E’ seguito l’intervento del sindaco di Rovigo Fausto Merchiori che ha manifestato il suo compiacimento per il piccolo gioiello: 120 posti a sedere in una sala dall’acustica perfetta. Ha quindi sottolineato come la storia della civiltà sia anche storia della musica. Un orgoglio per Rovigo la nuova realizzazione a lungo attesa, che si affianca all’Accademia e al Museo come promotrice di cultura e di aggregazione. Un ringraziamento per quanti hanno contribuito alla realizzazione: dalla amministrazione precedente alla Fondazione della CaRiPaRo. Il prestigio di Rovigo ne risulta accresciuto, ed è un vanto in particolare per il Conservatorio, istituzione apprezzata ben oltre i confini nazionali, come dimostrano i più di cento studenti provenienti da tutto il mondo: dall’Oriente, dall’America latina e perfino dalla Nuova Zelanda.

    La presidente della Provincia Tiziana Virgili ha indicato nel nuovo Auditorium un importante traguardo sulla strada del potenziamento delle iniziative culturali del Polesine. Un motivo di orgoglio per Rovigo ed un ulteriore passo nell’ambito dell’offerta culturale ed anche dell’accoglienza.

    E’ seguito l’intervento del presidente del Conservatorio Venezze Ilario Bellinazzi che, dopo aver ringraziato quanti si sono prodigati per la realizzazione (dagli enti che hanno elargito generosi contributi, alle attive maestranze) ha parlato di “miracolo” e di sogno divenuto realtà. Un fiore all’occhiello per Rovigo ed in particolare per il Conservatorio, uno spazio con vocazione anche teatrale, ottimo per la fruizione sia della musica sia del canto, che si affianca al Salone d’Onore del Conservatorio per ospitare eventi musicali. Un nuovo polo culturale nel circuito cittadino, a beneficio di tutti ed ideale in particolare per i giovani studenti di musica.

    Giorgio Civello, direttore generale dell’Alta Formazione artistica e musicale del Ministero ha elogiato l’iniziativa, sottolineando come la disponibilità di luoghi destinati alla produzione artistica consenta l’affermazione di autentici talenti in campo musicale di cui il nostro paese può andare fiero.

    Il direttore del Conservatorio Luca Paccagnella, infine, ha evidenziato l’opportunità di offrire proposte di studio ed impegno musicale ai ragazzi fin dall’infanzia, per stimolare occasioni di crescita, facendo presente l’orgoglio rodigino di poter mettere in campo giovani talenti. Ha quindi introdotto l’Orchestra Giovani Archi Veneti diretta da Lucia Visentin, che ha aperto il Concerto inaugurale dell’Auditorium, eseguendo musiche di Johann Sebastian Bach e Johannes Brahms. Ha fatto seguito il Coro da Camera del Conservatorio diretto da Giorgio Mazzucato con l’esecuzione del ‘Magnificat’ di Domenico Scarlatti.

    Ha concluso l’applaudita manifestazione di inaugurazione dell’Auditorium la Venezze Big Band, diretta da Ambrogio De Palma che ha interpretato frizzanti brani jazz; un’espressione musicale questa da qualche anno entrata a pieno titolo nel Conservatorio rodigino quale parte integrante della formazione accademica.

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