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Archivi: Articoli d’archivio

  • In bici nel Parco del Delta del Po

    In bici nel Parco del Delta del Po

    E’ soffice e vellutato il grande manto di sabbia della spiaggia di Rosolina. Le onde del mare scivolano ad intervalli regolari sulla battigia con la loro voce suadente: un invito alla calma e all’ozio per i bagnanti richiamati dai caldi raggi del sole d’agosto. L’estate offre la sua magia, e i giorni si susseguono pigri, come dice la canzone ever green “Sapore di Mare”, che anche quest’anno torna a farsi sentire sulle spiagge d’Italia.

    Ma il pomeriggio sarà diverso.

    Decidiamo di lasciare la spiaggia per aderire all’invito di un’escursione: una gita in bicicletta per conoscere il territorio, un’iniziativa promossa dalla Provincia, dalla Regione, dall’Ente Parco e dal Comune di Rosolina, presentata con lo slogan “…in bici nel Parco del Delta del Po”.

    L’appuntamento è presso lo IAT di Rosolina Mare. Gli escursionisti presenti all’appello sono più di quanto originariamente preventivato, per cui l’organizzazione ha attivato due guide: Isabella e Sandro, quanto mai esperti del Delta. Questo il programma. Si compirà un anello: primo segmento dal centro della località balneare al fiume Adige; quindi si seguirà la strada arginale per procedere contro corrente fino alla località Portesine; si imboccherà la Strada delle Valli con visita ad un’azienda ittico-venatoria e spuntino a base di prodotti locali; si salirà poi su imbarcazioni per solcare la laguna fino all’attracco di Caleri dove si inforcheranno ancora le bici per completare l’anello fino al punto di partenza.

    Si parte dunque imboccando via S. Antonio che corre sotto la fitta macchia mediterranea che caratterizza il territorio Rosolina Mare. L’atmosfera in breve cambia totalmente rispetto all’assolato mondo della spiaggia. Frescura e profumo di bosco accolgono i gitanti, che lungo il percorso scoprono, inatteso, il Centro Sportivo con campi da tennis e maneggio per passeggiate a cavallo.

    In breve si raggiunge la strada che corre sull’argine destro dell’Adige, il secondo fiume d’Italia che, dopo aver percorso più di 400 chilometri, si appresta a completare il proprio itinerario sfociando nell’ampio golfo di Venezia.

    Proprio all’incontro con la strada arginale troviamo una iniziativa turistica di qualità: una darsena per diportisti nautici denominata Porto Fossone, antica memoria di una località indicata in mappe medioevali come punto di sosta e scambio di merci tra mare e terraferma.

    Dal passato non è giunta però alcuna traccia dell’antica Fossone, posta nel precario territorio alluvionale conteso dalla foce dei due grandi fiumi italiani, l’Adige e il Po. Resta solo il nome di una mitica località che, fra l’altro, al tempo della Serenissima, aveva visto qui giungere il commediografo Angelo Beolco detto il Ruzante per mettere in scena una delle sue rappresentazioni teatrali, popolate dalle misere genti del contado¹. Viceversa oggi a Porto Fossone si respira un’aria di sicuro benessere, testimoniata dalle scintillanti imbarcazioni ormeggiate, pronte a mettersi in viaggio per varie rotte nell’azzurro dell’Adriatico.

    Il tragitto, che riprende lungo Strada Arginale, ci permette di ammirare la portata del grande corso d’acqua e di fare alcune osservazioni ambientali relative al territorio chiamato Polesine, originale lembo orientale della pianura Padana stretto tra i due principali fiumi d’Italia: un territorio in gran parte sotto il livello dei fiumi che quindi appaiono pensili; un’area che, pertanto, va difesa alzando argini (finalmente sicuri dopo la grande alluvione del Po del 1951 e quelle successive nel delta originatesi dal mare negli anni ‘60) e tutelata dalle precipitazioni con idrovore in grado di evacuare l’acqua in eccesso nella pianura per farla defluire nei fiumi o direttamente a mare.

    Dall’arginatura lo sguardo corre sulla cerulea superficie del fiume, intercettando delle paratoie costruite per bloccare la risalita del cuneo salino, ovvero l’intrusione delle acque marine (in occasione di magre del fiume) in grado di provocare danni all’agricoltura e agli acquedotti che dall’Adige attingono l’acqua dolce. Dal lato opposto si stende la campagna coltivata a mais, le cui piante in questa stagione stanno cambiando colore perdendo il verde residuo per assumere un diffuso color fulvo.

    In località Portesine (piccole porte di accesso delle acque dal fiume agli specchi vallivi) scendiamo dalla via arginale per imboccare la Strada delle Valli. Ci immettiamo in un percorso sinuoso e suggestivo (tra Adige e Po di Levante) che, costeggiando la Laguna di Caleri, dà accesso a varie Valli da Pesca. Boccavecchia è il nome della prima valle che nel suo toponimo ci ricorda che qui, presso l’Adige, veniva un tempo a sfociare un ramo del Po, prima del grandioso intervento di deviazione completato dalla Serenissima nel 1604, in modo da dividere stabilmente i due grandi fiumi e portare lontano dalla laguna di Venezia i depositi del Po.

    La Strada delle Valli corre sotto l’argine della Laguna di Caleri: è pertanto necessario lasciare le bici per salire alla sommità dell’arginatura. Ai nostri occhi si apre un vasto specchio ceruleo, delimitato ad oriente dai territori verdeggianti di Rosolina Mare ed Albarella, divisi da una bocca a mare, fondamentale per la vita della laguna. Grazie a questa stretta imboccatura avviene infatti il ricambio e quindi l’ossigenazione delle acque interne della Laguna di Caleri, famosa per l’allevamento delle vongole veraci.

    Sul lato opposto (ad occidente) si aprono le Valli da Pesca, territori umidi di proprietà privata che, tramite chiuse, attingono le acque per l’allevamento del pesce in parte dalla laguna di Caleri ed in parte dal Po di Levante o dall’Adige, dando vita a bacini salmastri poco profondi ideali per orate, branzini, cefali ed anguille.

    Nel pomeriggio d’agosto la natura appare immota, e anche gli uccelli sembrano aver per lo più sospeso i loro voli. Il silenzio è rotto dalle osservazioni dell’allegra comitiva, pronta frattanto ad interrompere il tragitto per far incetta di succose more sfidando le spine dei rovi che bordano le valli.

    Raggiungiamo Valle Segà, che ci apre i battenti per un esclusivo itinerario interno. Veniamo accolti dal titolare, il sig. Girardello, che ci informa sulle principali attività che si svolgono nei bacini interni. Innanzitutto sottolinea come nella valle l’allevamento ittico sia estensivo e del tutto naturale, dato che il pesce si alimenta di quello che trova in natura (vegetali e gamberetti), senza alcuna aggiunta di mangime da ingrasso. I tempi di crescita pertanto seguono i ritmi biologici, assicurando l’alta qualità del prodotto, che ha una collocazione in un mercato di nicchia per buongustai.

    Il prelievo ittico avviene da ottobre a dicembre (tempo di fraìma), allorché, nella stagione fresca, viene aperta la chiusa di collegamento con la laguna, con immissione di acqua marina che funge da richiamo per il pesce: il quale cerca la via di uscita verso il mare, imboccando la strettoia dei lavorieri da cui viene indirizzato nella vasca finale. Qui avviene il prelevamento e la scelta del pesce maturo per la commercializzazione. Il resto viene riposizionato nella valle in ambienti idonei dove il pesce può superare i rigori dell’inverno.

    Ma le valli del Delta vivono economicamente anche grazie alla caccia, e Valle Segà è pertanto provvista di un alloggio per accogliere ogni anno un limitato gruppo di cacciatori disposti a fruire di idonei servizi appositamente approntati per la caccia in botte. E’ proprio verso questa struttura di accoglienza, a qualche chilometro dal tipico casone di valle, che ci indirizziamo con le nostre bici. E qui, ecco una sosta graditissima con uno spuntino predisposto dall’organizzazione a base di prodotti locali: sarde in saor, pesce marinato, salame nostrano e vino Serprino dei colli Euganei.

    Dopo la piacevole sosta, prolungatasi ben oltre i tempi previsti, mentre il sole ha già iniziato a declinare sull’orizzonte, riprende l’itinerario cicloturistico lasciando Valle Segà per raggiungere il non lontano porticciolo sulla Laguna di Caleri. Si tratta di una recente realizzazione ideata in particolare per accogliere le nuove cavane (casette per il ricovero attrezzi e lavorazione) destinate ai pescatori di vongole. Un’attività questa caratterizzante la laguna, che i soci produttori – aderenti all’UNCI pesca – intendono valorizzare anche in loco con varie iniziative, all’insegna dello slogan “Pesca a miglio 0”, in accordo con l’Associazione Coltivatori Diretti che propone prodotti ortofrutticoli “a Km. 0”.

    Presso il nuovo porticciolo sono attraccate due imbarcazioni della ditta Marino Cacciatori pronte ad accogliere gli escursionisti per la traversata della laguna. Si tratta – come detto – di un ampio specchio salmastro, tenuto vivo grazie all’intervento dell’uomo che periodicamente procede allo scavo di canali interni per scongiurare l’interramento e agevolare il flusso delle correnti marine. E ciò al fine di garantire la salubrità degli “orti d’acqua” dove vengono seminate le vongole: piccoli appezzamenti ricoperti da circa ottanta cm. d’acqua, idonei per la crescita dei prelibati molluschi. I quali vengono raccolti con speciali rastrelli dai vongolari organizzati in cooperativa e soggetti ad un vincolante disciplinare di produzione.

    Mentre il sole si fa sempre più basso all’orizzonte, tingendo di rosso la liquida superficie della laguna, un airone cenerino, volando basso a pochi metri dalla nostra imbarcazione, sembra augurarci una buona conclusione della gita di conoscenza ambientale. Le acque frattanto si fanno viola, sposandosi con le esili piante di limonium, di un colore appena più deciso, che bordano le barene presenti nella laguna. Sono questi degli isolotti non del tutto naturali, in quanto rinforzati dai limi di scavo dei canali interni.

    Una luna piena domina ormai il cielo ad oriente, mentre il sole si spegne cedendo l’ultimo rossore alla laguna.

    Quando attracchiamo al porticciolo della laguna di Caleri, dalla parte di Rosolina Mare, è ormai il magico momento dell’imbrunire. Qui ritroviamo le nostre bici trasportate nel frattempo da un autocarro, e giunte con perfetto sincronismo per poter essere inforcate subito dopo il nostro sbarco.

    E’ il tempo del commiato e di una pedalata veloce verso il punto di partenza al centro di Rosolina Mare, dove le molteplici luci dei locali pubblici ci accolgono insieme ad allegre note musicali che preludono alla piacevole animazione notturna del centro balneare.

  • Una terra chiamata Polesine

    Una terra chiamata Polesine

    Inutile nasconderlo. Siamo tutti più poveri! E si appannano anche alcune speranze di ripresa e riscatto definitivo di questa terra chiamata Polesine. Che però continuerà a chiamarsi così, anche se verrà cancellata la Provincia e forse il territorio si troverà, in un non lontano futuro, inserito in un’aggregazione più ampia.

    Resteranno in ogni caso i grandi fiumi. E alla “Mesopotamia d’Italia” il Ventaglio continuerà a dedicare il proprio interesse, dando spazio a quanti (da questo punto di vista fortunatamente i numeri sono in crescita, e ciò fa ben sperare) sono interessati a valorizzare il territorio, a scoprirne le peculiarità sotto il profilo naturalistico, storico, artistico e a produrre eventi e motivi di speranza. E quest’ultima non può prescindere dal Delta. Ad una significativa porzione del quale dedichiamo l’articolo di apertura di questo numero del libro-rivista: un itinerario tra le valli di Rosolina e la Laguna di Caleri.

    Seguono varie proposte di conoscenza del patrimonio artistico-architettonico: si parte da una visita esclusiva al Palazzo delle Poste di Rovigo, edificio di pregio del primo Novecento, per raggiungere poi la seicentesca chiesa di Giacciano, ove ha ripreso a far sentire la sua voce armoniosa il “Callido” recentemente restaurato. Si prosegue per Salara, alla scoperta dell’oratorio dedicato a San Francesco, per arrivare infine a Melara, entrando nella parrocchiale più occidentale del nostro Polesine. Qui ci stupiremo di fronte alla bellezza della pala della Madonna del Lume, restando coinvolti nelle vicende, per certi versi ancora avvolte nel mistero, dell’approdo, nella seconda metà del Settecento, del grande dipinto proveniente addirittura dal Messico, in un periodo travagliato della storia della Chiesa.

    Nel ritorno verso il centro della provincia si potrà far sosta, in quel di Ceneselli, alle rinaturalizzate Cave Danà, per proseguire verso Badia dove, nei pressi dell’Adige, si potrà far visita alle Clementine, il più longevo agriturismo polesano. Per ripartire poi con destinazione il Po, raggiungendo Villanova Marchesana, da cui si snoda l’antica “Via dei Certosini”.

    Significative appaiono le pagine dedicate alla storia del Polesine, e consistenti le riscoperte dei personaggi illustri, di alcuni dei quali si rischiava forse di perdere la memoria, se alcune fatali coincidenze non ne avessero portato alla ribalta la personalità e il particolare impegno nei vari ambiti del loro operato.

    Ricca anche la sezione dedicata agli artisti della nostra terra, e varie le pagine relative alle iniziative culturali e di promozione dell’ambiente, con le quali si conclude l’edizione n. 45 del Ventaglio. Volume che giunge nelle mani dei lettori nell’estate 2012, che speriamo proficua per le sorti del Polesine.

  • Dammi il tuo cuore. Ne avrò cura

    Dammi il tuo cuore. Ne avrò cura

    Il cuore, organo perfetto e instancabile, affinché possa svolgere al meglio il suo lavoro va rispettato. Ognuno di noi è esposto in modo differente al rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. Qualunque sia l’età non è mai troppo tardi per cominciare a prendersi cura del proprio cuore, anche se la prevenzione dovrebbe cominciare già in età scolare.

    Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte nei paesi industrializzati e tecnologicamente avanzati, sia per gli uomini che per le donne: in Europa rappresentano il 48% di tutte le morti e in Italia avvengono circa 250.000 decessi a causa di queste malattie, una ogni 3-4 minuti. La maggior parte di queste morti potrebbe essere evitata mettendo in atto precisi accorgimenti.

    L’adozione di uno stile di vita corretto, basato su una più sana alimentazione, sull’abitudine alla regolare attività fisica, sull’astensione dal fumo e dall’uso di alcol e droghe, dovrebbe essere essenziale per ridurre l’incidenza di queste malattie. Purtroppo, al contrario, i dati che provengono dal mondo giovanile sono preoccupanti: un bambino su tre è in sovrappeso, sono in aumento in età precocissima il consumo di alcolici e il fumo di tabacco nelle ragazze ed inoltre l’attività fisica è molto carente a fronte della sedentarietà indotta da computer, tv e playstation.

    Secondo lo studio HBSC-Health Behaviour in School-aged Children del 2006, nel territorio dell’Azienda USL 18, i ragazzi sovrappeso ed obesi rappresentano il 41% della popolazione campionata. Rovigo risulta essere la provincia dove i giovani mangiano nel modo meno adeguato, consumando meno vitamine, fibre e latticini a fronte di più grassi e zuccheri. Questi comportamenti, che costituiscono altrettanti fattori di rischio cardiovascolare, sono un motivo in più per accelerare e potenziare le attività di prevenzione.

    Su queste specifiche problematiche si trova ad operare quotidianamente l’associazione “Amici del Cuore”, una delle più note organizzazioni di volontariato della nostra provincia, insignita per meriti sociali del prestigioso “Premio San Francesco” e da sempre attiva a sostegno del reparto di Cardiologia dell’Ospedale “S. Maria della Misericordia” di Rovigo.

    Il legame fra l’associazione “Amici del Cuore” e la SOC di Cardiologia risale al 1988, quando l’allora primario dr. Zonzin pensò di costituire un sodalizio, in ciò sostenuto dall’allora Sindaco della città, con la finalità di raccogliere risorse per la ricerca, la sperimentazione e gli studi, il potenziamento delle attrezzature di servizio alla divisione, l’assistenza ai pazienti cardiopatici bisognosi e la promozione della salute attraverso specifiche azioni di informazione e formazione della popolazione.

    In oltre un ventennio gli “Amici del Cuore” hanno contribuito, con molteplici iniziative di rilievo, a dare grande impulso alla Cardiologia, nata ufficialmente giusto 30 anni fa, alla fine del 1982, con l’attivazione del nuovo ospedale dopo il trasferimento dalla vecchia fatiscente sede di via Badaloni.

    “Negli ultimi anni – ha dichiarato il Presidente degli Amici del Cuore, Carlo Piombo – la nostra Associazione ha concentrato il suo impegno in attività di prevenzione rivolte principalmente verso i giovani, concretizzatesi attraverso conferenze, incontri, dibattiti, campagne promozionali di educazione alla salute ed allo sviluppo dell’attività motoria”.

    Il progetto “Cuore motore della vita”, partito sperimentalmente nell’anno scolastico 2009-2010, è certamente una delle iniziative in grado di catalizzare sempre maggiori consensi, arrivando quest’anno, grazie al sostegno della Fondazione della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo al coinvolgimento di oltre duemila alunni delle quinte classi della scuola primaria dell’intera provincia di Rovigo.

    “La necessità di rivolgersi innanzitutto al mondo della scuola, – ha precisato Piombo – deriva dal fatto che lo studente, da diretto interessato, diventa in seguito un ‘operatore sanitario’ continuando l’opera di informazione ed educazione nell’ambiente familiare. In questa attività il medico di medicina generale, lo specialista cardiologo e lo studente, costruiscono un percorso integrato che vede l’alunno promotore e divulgatore di raccomandazioni sullo stile di vita alla sua famiglia, agli amici ed ai conoscenti”.

    Tra le molteplici altre attività, promosse nel corso dell’ultimo anno dall’Associazione, si evidenziano il tradizionale Concerto di Capodanno al Teatro Sociale di Rovigo, realizzato grazie al sostegno della Banca di Credito Cooperativo del Polesine; il torneo di calcio pulcini; le celebrazioni per i trent’anni della cardiologia dell’ospedale di Rovigo.

    Da non trascurare la proficua collaborazione con il Rotary Club, sfociata nel contributo finanziario devoluto attraverso il Premio “Pietro Campice”, finalizzato al sostegno di iniziative di ricerca, e nel progetto di educazione all’ambiente realizzato in alcune scuole primarie del capoluogo.

    “In quest’ultimo caso – ha puntualizzato Carlo Piombo – abbiamo voluto estendere la nostra attenzione dai fattori per così dire classici (fumo, colesterolo, ipertensione, ecc.) a quelli conseguenti all’inquinamento ambientale, i cui effetti nefasti, sebbene molto conosciuti a carico dell’apparato respiratorio, non sono altrettanto noti per i danni recati al cuore ed ai vasi”.

    Infine, è lo stesso Carlo Piombo a parlarci con soddisfazione della manifestazione organizzata in occasione della campagna nazionale “Dammi il tuo cuore. Ne avrò cura”, promossa dalla Fondazione “Per il Tuo cuore” e dall’ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri), sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica. L’iniziativa, svoltasi presso l’auditorium del nosocomio rodigino, a giudizio del presidente degli “Amici del Cuore” può essere portata a modello sia per il particolare successo di pubblico, composto anche da medici ed infermieri, nonché per essere riuscita a ben amalgamare l’aspetto più specificatamente legato alle tematiche di formazione e sensibilizzazione, con il lato più prettamente artistico/spettacolare.

  • Pianeta Handicap

    Pianeta Handicap

    E’ insostituibile anche nella nostra provincia l’opera di tantissimi volontari che dedicano il loro tempo e le loro energie per intervenire nei più svariati aspetti della vita civile. Un impegno che trova la massima sublimazione quando rivolge la propria attenzione all’individuo con problematiche serie, per assisterlo nel soddisfacimento dei suoi bisogni primari

    Di norma si tratta di sodalizi nati spontaneamente dalla generosità e dallo spirito altruistico dei loro componenti, associazioni di volontari spesso “affiliate” ad istituzioni pubbliche o ad organizzazioni religiose, mentre in altre occasioni si tratta di entità del tutto autonome, generate dallo spirito di iniziativa dei promotori.

    E’ questo il caso dell’Associazione Onlus “Pianeta Handicap” di Rovigo che, fin dalla fondazione nel Giugno del 1999, grazie alla felice intuizione di Leda Bonaguro, opera per l’integrazione delle persone disabili, promuovendo attività di stimolo mentale e sensoriale, sotto la guida di individui preparati che organizzano lavori di gruppo con risultati talvolta molto lusinghieri nella crescita dei soggetti.

    Il motto dell’Associazione è “Non fermarsi mai” nel ricercare quello stimolo che può essere funzionale a persone con potenzialità inespresse.

    Le multiformi iniziative promosse da Pianeta Handicap si concretizzano in momenti di lavoro collettivo, di divertimento e di pratica di attività sportive; particolare rilevanza riveste, nell’attività dell’Associazione, la oramai consolidata presenza dei laboratori di ceramica ove gli allievi, guidati dall’art director Luciano Rizzo e da tutti i volontari, a titolo gratuito, realizzano opere di notevole pregio e quasi sempre in esemplare unico, fattore questo che ne esalta naturalmente il valore.

    Attualmente i laboratori in funzione sono: “L’Edera” a Rovigo, presso la Scuola Media Parenzo e “Le Farfalle” a Castelmassa, presso l’Istituto I.S.A: nelle due sedi vengono seguiti circa una ventina di ragazzi.

    Il laboratorio di Rovigo è frequentato da circa una decina di ragazzi di entrambi i sessi con disabilità bordeline, seguiti da altrettanti volontari presenti nei due pomeriggi settimanali di apertura della “fabbrica”.

    Grazie all’instancabile opera di sensibilizzazione, nel Febbraio 2012 è stata costituita anche la Sezione adriese dell’Associazione con l’ambizioso obiettivo, tra l’altro, di realizzare ad Adria un laboratorio di mosaico, iniziativa alla quale l’Amministrazione comunale e l’Azienda ULSS 19 hanno dato il loro assenso; il laboratorio è stato attivato nell’Aprile 2012 ed è stato organizzato subito un corso di alfabetizzazione nella tecnica musiva per qualificare fin dall’inizio l’attività frequentata da cinque ragazzi ed otto volontari.

    Altra importantissima e non secondaria attività di Pianeta handicap è ancora rappresentata dal momento ludico-sportivo, destinato al coinvolgimento nella pratica sportiva di giovani che con le loro problematiche difficilmente avevano in passato potuto affrontare sfide sul piano fisico con se stessi e confrontandosi in campo con gli altri.

    Da sottolineare a questo punto i risultati lusinghieri ottenuti dagli atleti di basket del team “Edera” di Pianeta handicap con la partecipazione ad un torneo a livello regionale, dove pur giocando con squadre talvolta potenzialmente più forti, si sono classificati al primo posto. Un’esperienza questa che ha confermato allo staff tecnico e ai responsabili dell’associazione la necessità di proseguire nel cammino intrapreso, valorizzando con la pratica sportiva risorse umane rimaste probabilmente solo sopite, in attesa di essere stimolate.

    Il coinvolgimento di giovani problematici in attività di lavoro manuale e nello sport, trova completamento nell’invito a dedicarsi anche a momenti di divertimento vero e proprio, rappresentato dalla trasformazione di giovani diversamente abili in piccoli attori di teatro buffo, validamente preparati da pazienti istruttori volontari.

    Anche in questo caso i risultati non hanno tardato a manifestarsi. A coronamento di un proficuo lavoro di gruppo, sabato 14 Luglio 2012 presso la piazzetta annonaria di Rovigo si è svolto l’evento teatrale “Piccolo circo in classe” in cui gli improvvisati attori hanno dimostrato di essere all’altezza di quello che richiedeva lo spettacolo, organizzato in collaborazione con l’Associazione “Arte e Convivio per l’Arte” di Padova.

    Va poi segnalata una importante sperimentazione dal titolo “week-end in autonomia”, consistente nella gestione di un appartamento per accogliere le persone diversamente abili e accompagnarle in un percorso di autonomia e di graduale distacco dalle famiglia. L’iniziativa, avviata nel 2006 è proseguita fino al Marzo 2011 con la coprogettazione dell’Associazione “Polesine Solidale e dell’Associazione “ABC Mattia Venceslao”.

    In generale nei ragazzi si è notata una positiva evoluzione, una ricerca di autonomia intesa come “provare a farcela da solo”. Il mettersi alla prova in un contesto “libero”, ma allo stesso tempo protetto, ha contribuito a rafforzare l’autostima di ognuno di loro ed è diventato stimolo per cominciare a porre le basi di un progetto di vita: scopo prioritario ed obiettivo primario dell’Associazione “Pianeta Handicap” e dei suoi volontari.

    Dopo la forzata interruzione del progetto a causa dell’onerosità dei costi per la disponibilità dell’immobile, grazie ora alla generosa sensibilità dell’Associazione “Amici di Elena”, nell’Aprile 2012 è stata ripresa l’esperienza dei fine settimana in un appartamento recentemente ristrutturato; molti ragazzi aspettano ora di essere chiamati nei prossimi fine settimana, ma è impossibile essere di aiuto a tutti con le sole forze del volontariato attivo.

    Il sito www.pianetahandicap.it è ricco di notizie ed informazioni utili per coloro che volessero approfondire la conoscenza di questa importante realtà che opera nella nostra provincia da oltre un decennio in collaborazione con altre Associazioni e le Aziende ULSS n. 18 e 19.

  • Il primato del risotto polesano

    Il primato del risotto polesano

    Importanti affermazioni per la terra tra Adige e Po nell’ambito culinario. Due vittorie consecutive – a giugno e settembre – per risotti “made in Polesine”. Un vero successo che va raccontato.

    Prima sfida

    L’antefatto. L’Accademia delle Verdure dell’Adige, con sede a Lusia, era stata “sfidata” dagli amici della Strada del riso veronese a partecipare alla gara dei risotti, iniziativa che già da anni si svolge tra le province di Mantova e Verona. Sfida immediatamente accolta.

    L’occasione di far ben figurare Rovigo nell’ambito della cultura del riso andava infatti subito presa al volo. Per l’Accademia delle Verdure polesana, istituita solo qualche mese prima, l’iniziativa si presentava anche come un’utile opportunità per far conoscere oltre i confini della provincia il proprio operato. Un’attività basata sull’obiettivo di valorizzare sotto il profilo culinario le produzioni della zona dell’Adige, che ha come riferimento la fascia orticola da Badia a Rovigo che gravita su Lusia.

    Si trattava insomma di creare e “testare”, a livello ultraprovinciale, un piatto nato da tipicità del Polesine, valorizzando due zone produttive di pregio: il Delta, col riso Carnaroli, e Lusia, con i prodotti orticoli di stagione.

    L’obiettivo non era la vittoria, ma raggiungere un buon punteggio, quale significativo riconoscimento delle qualità della cucina e dei prodotti polesani.

    Bisognava insomma prodigarsi per ottenere un buon piazzamento nei confronti di realtà blasonate come sono appunto quelle di Verona e Mantova. Pertanto l’Accademia delle Verdure, assieme ad Enrico Rizzato, Chef della Trattoria Al Ponte di Lusia, si è rimboccata le maniche progettando un risotto di verdure da presentare in modo innovativo, con l’obiettivo, data la calda stagione, che fosse il più leggero possibile.

    La gara si è svolta mercoledì 27 giugno presso il ristorante Il Conventino di Castel d’Ario (MN).

    La “disfida”, organizzata dalla strada del riso e dei risotti mantovani – per l’occasione ribattezzata col nome “1 chicco per 3 province, gara gastronomica tra le province di Verona, Mantova e Rovigo per un risotto non convenzionale” – è subito entrata nel vivo

    La delegazione polesana ha scelto il riso Carnaroli dell’azienda agricola Marangon Valentino di Porto Viro e le verdure della zona orticola di Lusia.

    Il nome dato al piatto: “Risotto del Delta del Po ai colori delle verdure dell’Adige”. I giurati, seduti alle tavole imbandite nel chiostro dell’ex convento del settecento, ora adibito a ristorante, erano sessanta, di cui solo undici provenienti dalla provincia di Rovigo. Ogni giurato era fornito di una scheda sulla quale doveva riportare, per ogni piatto un punteggio dall’uno al cinque sia per la presentazione che per il gusto.

    Enrico Rizzato, con la collaborazione di Andrea Focarini ed Elisa Braggion, ha preparato il risotto sul posto. Essendo di verdure, quindi presumibilmente più delicato, è stato servito per primo.

    Il presidente dell’Accademia delle Verdure, Renato Maggiolo ha illustrato ai giurati le particolarità del riso del Delta e delle verdure di Lusia, sottolineando come si sia voluto mettere assieme queste due eccellenze polesane per rappresentare al meglio il nostro territorio.

    Alle parole introduttive è seguita la concretezza dei fatti.

    Appena i piatti del riso alle verdure hanno iniziato ad arrivare sulle tavole, i giurati hanno subito manifestato una inattesa reazione di stupita sorpresa: ammutoliti, si sono fermati per vari secondi in ammirazione del piatto. E, dopo il primo assaggio, molti hanno immediatamente dato segni di sorpreso gradimento.

    E’ seguito il piatto della provincia di Mantova: un risotto con la quaglia. Poi Verona: riso sotto con l’anatra.

    Al termine degli assaggi si è proceduto alle votazioni e quindi allo spoglio delle schede. Il clima frattanto si faceva via via più teso. In particolare i rappresentanti dei mantovani – che credevano di vincere facile finché non hanno visto e assaggiato il risotto di Rovigo – erano ben attenti, e pronti a far anche annullare qualche scheda non completa. Nell’attesa generale le operazioni proseguivano addizionando i punti assegnati per ogni aspetto fino alla somma finale.

    Risultati: Rovigo presentazione 237, gusto 211, totale 448. Mantova presentazione 210, gusto 229, totale 439. Verona presentazione 157, gusto 150, totale 307.

    Vittoria per il risotto polesano.

    Un successo che premia la buona volontà di quanti credono nelle eccellenze gastronomiche del nostro territorio e nel positivo connubio di saperi e sapori. Molti giurati, sorpresi dal piatto “made in Polesine” hanno chiesto il biglietto del ristorante.

    Seconda sfida

    La seconda sfida si è tenuta lo scorso 19 settembre ad Isola della Scala. Ancora una vittoria che quindi consolida il primato polesano e che fa comprendere che i piatti a base di riso del delta, predisposti da qualificati cuochi del Polesine, vincono.

    La manifestazione competitiva per il miglior risotto si è dunque tenuta ad Isola della Scala, alla gara “Top Show del riso”, proposta in occasione della locale fiera. La trasferta del team polesano nella località veronese è stata organizzata dall’Accademia del Tartufo del Delta e dall’Accademia delle Verdure dell’Adige. Al confronto erano chiamati tre ristoranti delle province del Veneto produttrici di riso: Verona, Mantova e Rovigo.

    Vanno ricordati i precedenti. Una prima gara era stata disputata durante la fiera dello scorso anno tra le strade del riso d’Italia e, già in questa prima occasione il Polesine si era classificato primo presentando due risotti preparati dall’Istituto Alberghiero di Adria, uno al tartufo del Delta e uno ai frutti di mare. La seconda vittoria (come sopra descritto) era stata ottenuta a Castel d’Ario, lo scorso giugno con la netta supremazia del ristorante Al Ponte che aveva presentato un risotto alle verdure di Lusia.

    Ed eccoci alla premessa per l’ultima competizione: Mantovani e Veronesi, a cui bruciava essere stati soppiantati dagli ultimi arrivati, i polesani del riso, volevano la rivincita.

    Gli è stata concessa. Mercoledì, 19 settembre, sera, nell’area riservata al Top Show all’interno del Palariso si sono dunque riuniti 92 giudici: 20 per ogni provincia più 20 accademici della cucina ed altri 12 esperti gastronomi per valutare i risotti ed altri tre piatti presentati da ogni provincia.

    Verona ha presentato come antipasto una frittata di saltarelli (pesciolini di risaia) e zucchine e poi un risotto alla zucca e riduzione di vin cotto.

    Mantova risotto al tastasale con puntel (costina di maiale) e per dolce la sbrisolona.

    Rovigo un risotto Carnaroli del Delta con tartufo nero, sapientemente preparato da Max Bosello del ristorante Sti Gusti di Porto Viro e come secondo una fantasia di verdure dell’Adige cotte e presentata su avvolgente foglia di verza da Enrico Rizzato della Trattoria al Ponte di Lusia.

    Risultato delle votazioni: Rovigo 38 voti, Mantova 30, Verona 24.

    Netta la vittoria per il risotto polesano dunque! E grande la soddisfazione dei cuochi, degli organizzatori e di tutti i partecipanti polesani tra cui i sindaci di Rovigo e di Porto Viro.

    Tre gare (distribuite nell’arco di un anno) e tre vittorie. Non può essere un caso.

    “In Polesine – è il commento dell’esperto Renato Maggiolo – abbiamo degli ottimi prodotti, degli abili cuochi ed anche dei bravi organizzatori. Ma non riusciamo né con il riso né con le verdure, né con il pesce a dar vita ad una fiera che possa assomigliare anche lontanamente a quella di Isola della Scala che richiama nelle tre settimane più di mezzo milione di visitatori.

    Bisogna pensare seriamente ad iniziative forti in grado di far giustamente apprezzare i nostri validissimi prodotti”.

  • Il Campo di volo di Fiesso

    Il Campo di volo di Fiesso

    L’8 settembre 2012 è stato inaugurato a Fiesso Umbertiano il campo di volo “Stella”, gestito dai fratelli Claudio ed Alessandro Mantovani. La struttura sorge in località Piacentina ed è parte integrante dell’azienda agricola “Stella”, di proprietà della famiglia Mario Mantovani, padre dei fratelli suddetti.

    Si tratta di una nuova pista, idonea per ultraleggeri, illuminata, lunga 600 metri e larga 20 metri, affiancata a quella precedente di 400 metri, costruita due anni fa.

    Per l’inaugurazione dell’aviosuperficie sono approdati a Fiesso Umbertiano ben novanta aerei ultraleggeri, tra basici ed avanzati, con altrettanti piloti provenienti da tutto il Nord d’Italia; un evento che posiziona la manifestazione al secondo posto a livello nazionale, dopo Sassuolo (Modena), per affluenza di aerei.

    Alla cerimonia sono intervenute molte autorità, tra cui il vescovo Monsignor Lucio Soravito de Franceschi (che ha benedetto la pista e tutti i velivoli), il gen. Luciano Monesi e il col. Enrico Monesi, dell’Aviazione civile; l’ing. Tonellato, funzionario della Regione Veneto; il Com. Franco Paolini, dell’aeroporto di Legnago, e Marco Cavicchi, dell’aeroporto di Aguscello Ferrara; Davide Burei, presidente del reparto volo emergenze; Monica Gambardella, responsabile Protezione civile provinciale; Francesco Pullini, della Protezione civile di Fiesso Umbertiano; Luigia Modonesi, sindaco di Fiesso Umbertiano e autorità civili e militari del paese e dei comuni limitrofi.

    L’idea di realizzare il campo di volo a Fiesso Umbertiano nacque tre anni fa, quando i due fratelli Claudio ed Alessandro frequentavano la scuola di volo presso l’aeroporto di Legnago per conseguire il brevetto. Il desiderio di pilotare un aereo aveva avuto inizio l’anno precedente, trasmessa ai due Mantovani da un loro amico, collaudatore di aerei da caccia Aermacchi MB 339 e collaboratore dell’azienda MC Elettronics di loro proprietà. Fu lui a far conoscere ai Mantovani un pilota e istruttore di volo di velivoli ultraleggeri.

    La prima esperienza di volo nei cieli di Valeggio sul Mincio fu talmente emozionante che i due fratelli decisero di iscriversi quanto prima alla scuola di volo, frequentandola per quattro anni, ottenendo i necessari brevetti.

    Costruire una propria pista sul terreno dell’azienda agricola familiare fu prontamente deciso, ma ben presto i due fratelli avvertirono il limite di destinare l’aviosuperficie soltanto a finalità di diporto personale. Pertanto Claudio ed Alessandro pensano di utilizzarla anche per scopi di volontariato per il servizio civile della comunità.

    – “Stella”, un campo di volo al servizio della collettività. Come è nata questa idea? Lo chiediamo a Claudio Mantovani

    “La decisione di rendere disponibile il campo di volo ai fini del servizio sociale è scaturita da una mia esperienza vissuta in diretta, partecipando, come osservatore di amici piloti del reparto di volo, ad emergenze della Protezione civile della Regione Veneto di Valeggio sul Mincio in occasione di un sorvolo nelle zone alluvionate nel Vicentino nel novembre 2010 per l’esondazione del Bacchiglione. Questa esperienza mi ha fatto capire quanto può essere importante e strategico intervenire tempestivamente durante le calamità del territorio, anche se non in prima linea, ma solo per un semplice monitoraggio per poi trasferire le informazioni in tempo reale alla stazione operativa regionale”.

    – In modo più specifico, quale funzione riveste il campo per il territorio del Polesine?

    “Il nostro campo di volo si integra perfettamente, nel contesto sociale di Fiesso Umbertiano, come base operativa per il monitoraggio di tutta l’area a partite dal Basso all’Alto Polesine. E’ importante poi perché si trova a soli tre chilometri da Occhiobello dove, nel 1951, si verificò la rottura degli argini del Po che causò la grande alluvione. Da due anni questa nostra aviosuperficie è base operativa del reparto di volo emergenze Protezione civile della Regione Veneto, assegnata inizialmente mediante decreto dirigenziale n. 346. Dal 2012 le è stato conferito un codice emanato dalla Regione Veneto n. PCVOL-05-A-0174-VR, che autorizza ad intervenire in casi di calamità su chiamata della Regione. Si prevede che in futuro il campo di volo possa svolgere, oltre che l’attività di diportismo e servizio sociale di protezione civile, anche iniziative e raduni proiettati ad esaltare i prodotti tipici della zona”

    – Da quanti aerei è costituito il vostro reparto?

    “Attualmente è costituito da sette aerei, cinque dei quali si trovano nella base operativa di Valeggio sul Mincio e due a Fiesso Umbertiano. Nostro obiettivo è di aumentare il numero dei piloti affinché il servizio di volontariato sia il più efficiente possibile. Attualmente i piloti sono tre: io e mio fratello Alessandro e l’amico Paolo Zambonini, tutti del paese”.

    – Quali sono i costi di esercizio?

    “E’ importante sapere che, utilizzando questi velivoli ultraleggeri, certificati ed avanzati, condotti da piloti con brevetto di volo VDS AVANZATO, si può assicurare un servizio eccellente a costi di esercizio estremamente bassi, pari a circa un decimo di un elicottero di soccorso, ad una velocità di circa 180 – 200 Kmh”.

  • La Bottega di Campagna Amica

    La Bottega di Campagna Amica

    «La campagna è in campagna. La Bottega non è un supermercato: dietro ad ogni prodotto c’è una famiglia ed una storia. La Bottega nasce perché ci sono dei produttori agricoli». Così si è espressa con molta determinazione Giovanna Gioli, responsabile della nuova “Bottega di Campagna amica” Coldiretti, in un simpatico siparietto col presidente nazionale del Consorzio produttori, Claudio Filippuzzi, che, giunto a Gavello per l’inaugurazione della bottega, ha ricordato come: «Questo sito è fuori da tutti gli standard del negozio. Quando l’ho visto la prima volta non ci credevo, ma adesso penso che funzionerà perché c’è Giovanna. Il luogo non conta quando si sa interpretare al meglio il proprio mestiere».

    Così, il 15 settembre scorso, nella profonda campagna di Gavello, al largo da tutte le rotte commerciali note, sono convenute alcune centinaia di persone proprio per l’inaugurazione della nuova Bottega di Campagna amica, che si trova nella sede dell’azienda agricola Galassa di Lorenzo Zecchin e Giovanna Gioli.

    Il punto vendita, che presenta esclusivamente prodotti agricoli di imprese Coldiretti certificate di varia provenienza nazionale, si inserisce nella rete delle ormai 178 botteghe, a marchio unico Campagna amica, aperte in tutta Italia (è la quinta in Veneto).

    L’inaugurazione

    La cerimonia del taglio del nastro ha sorpreso per l’affollamento di persone che, fin dal mattino, erano intente a fare la spesa e ad assaggiare le delizie gastronomiche. Alcuni produttori erano arrivati dalle Marche, piuttosto che dal modenese o da Belluno, pur di presentare direttamente le loro tipicità: dalla Visciolata, liquore di ciliegie selvatiche dei contadini marchigiani, alla birra artigianale Stradora fatta con luppolo e orzo coltivato e lavorato in azienda, alle confetture di piccoli frutti raccolti a mano, al Parmigiano reggiano Dop con la faccia dell’allevatore, al radicchio sbiancato e messo in composta.

    Tante le autorità presenti che hanno espresso il loro pieno consenso all’iniziativa: il presidente di Coldiretti Mauro Giuriolo, il direttore di Coldiretti Veneto, Enzo Pagliano, il vicesindaco di Gavello, Giuseppina Mantovani, l’assessore provinciale all’Agricoltura, Claudio Bellan, il vicepresidente della Camera di commercio Valentino Bosco, il Consvipo col presidente Angelo Zanellato, l’assessore provinciale al Turismo Laura Negri, Paolo Rigoni per la condotta Slow food Rovigo, il Consorzio agrario Nord est, l’Auser di Papozze ed il sindaco papozziano Diego Guolo, il Ceod e tanti altri.

    Dopo i discorsi inaugurali ed il taglio del nastro ha preso il via una gigantesca degustazione per 200 persone con tutte le prelibatezze che la campagna può dare. Per i bambini e per i grandi l’Associazione Avela ha organizzato giri in calesse e cavallo, mentre tre su un banchetto esterno Alex Donegà aveva in esposizione dei modellini perfetti in scala di trattori e macchine agricole.

    La Bottega di Gavello

    La Bottega è allestita all’interno di un magazzino aziendale della Galassa, in via Guccia 12 a Gavello.

    Sono 120 metri quadri di esposizione. Gli arredi sono volutamente minimali per dare spazio ai prodotti, curati dall’architetto Lisa Pavanello, e fatti coi materiali di uso quotidiano: casse della frutta, bancali ed un inatteso albero di platano centrale che s’innalza maestoso al centro dello spazio vendita e che – si accettano scommesse, conoscendo Giovanna Gioli – sarà certamente l’elemento più variabile della scena.

    Si è voluta ricreare l’atmosfera della campagna dentro il negozio. D’altra parte, non è un negozio convenzionale, ma un punto d’incontro tra produttori e consumatori per acquisti consapevoli e sapori quasi elitari.

    I produttori che riforniscono la Bottega sono una cinquantina, tutte aziende certificate Campagna amica, contattate e selezionate personalmente da Giovanna Gioli. Sono rappresentate tutte le eccellenze italiane e tutti i generi merceologici agricoli: salse e sottoli siciliani e pugliesi, riso di Novara, di Isola della scala e del Delta, pasta di grano duro e all’uovo marchigiana, passate di pomodori bio di Foggia, oli extravergini d’oliva umbri e liguri, vini veneti, siciliani, toscani, emiliani e perugini, i pistacchi di Bronte, la lenticchia di Onano (presidio Slow food), i frutti di bosco dal bellunese e, poi, farine, marmellate, birra agricola, visciole in composta dall’anconetano, le soppresse venete e, ancora, il comparto fresco con formaggi, il Parmigiano reggiano Dop da Reggio Emilia, carni bianche e rosse, pescigatto e trote, frutta e verdura secondo stagione (compresa l’Insalata di Lusia Igp e l’Aglio bianco polesano Dop) e, infine, saponi agli oli vegetali da Vibo Valentia e Urbino.

    Fornitori della Bottega possono essere solo aziende agricole certificate Punto Campagna amica, i cui prodotti e processi di produzione sono controllati e garantiti da Fondazione Campagna amica, Consorzio produttori e Csqa di Thiene (ente terzo di certificazione). I fornitori sono associati nel Consorzio produttori di Campagna amica e accreditati a conferire i prodotti alle Botteghe.

    La Bottega resterà aperta tutti i giorni, compresa la domenica, dalle 8 alle 20.

  • Il Polesine e il cinema d’autore

    Il Polesine e il cinema d’autore

    La 69ª Mostra d’arte cinematografica di Venezia ha ospitato un’importante iniziativa partita da Rovigo, in cui è di scena il Polesine: una mostra fotografica che ripercorre le tappe più importanti della cinematografia, dal suo esordio ai giorni nostri, in cui la terra tra i due fiumi si presenta come culla del cinema d’autore.

    Un percorso – proposto dalla mostra curata da Marco Di Lello per Accademia Veneta dello Spettacolo, Fondazione Rovigo Cultura e Polesine film commission – che parte da “Ossessione” di Luchino Visconti, precursore ed anticipatore del Neoerealismo italiano, per arrivare alle ultime fatiche del regista padovano Carlo Mazzacurati con la sua “Giusta distanza”.

    Tra i partner che hanno sostenuto l’evento anche il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI) di Roma, promotore ogni anno a Taormina del celebre “Nastro d’argento” assegnato ad attori, registi, sceneggiatori e direttori della fotografia. E il segretario nazionale Romano Milani, intervenuto alla cerimonia di inaugurazione, assieme all’assessore del Comune di Rovigo Paola Nezzo e al presidente della Polesine Film Commission Angelo Zanellato, ha spiegato come l’ambiente del Delta del Po sia particolarmente suggestivo per la cinematografia ricordando alcuni film di grande spessore artistico anche se, nella maggior parte dei casi, poco incentivanti sotto il profilo della resa economica ai botteghini dei cinema.

    Un lavoro lungo e meticoloso quello realizzato da Marco Di Lello, curatore della mostra per conto dell’Accademia Veneta dello Spettacolo, attraverso due anni di ricerche presso le principali cineteche nazionali, archivi storici di enti pubblici e privati, per raccogliere interessanti fotografie di scena ed inediti sul set dei film che hanno segnato indelebilmente la storia del cinema nazionale.

    La mostra – che partita da Venezia diverrà itinerante – inizia con “Ossessione” di Luchino Visconti e “Gente del Po” di Michelangelo Antonioni. Il neorealismo e il documentarismo muovono i primi passi nel delta del Po, portando sullo schermo un territorio che si dilata nello spazio e nel tempo, offrendo spunti paesaggistici ed emozionali.

    La grande epoca del documentarismo inizia proprio negli anni Trenta grazie a “L’Unione Cinematografica Educativa” (LUCE) che non ignora il Polesine. Nel 1943 Michelangelo Antonioni gira “Gente del Po”, il suo primo cortometraggio di impronta documentaristica che sarà terminato solo nel 1947.

    Qualche anno più tardi, nel 1951, Florestano Vancini immortala il delta del Po e le sue problematiche sociali nel pregevole documentario “Delta Padano” assieme a Renzo Renzi che invece ambienta, sempre nello stesso anno, “Quando il Po è dolce”.

    Il documentarismo rappresenta un aspetto da non sottovalutare quando si parla di cinema in Polesine soprattutto per il prolifico ed attivo Vancini che torna a rivolgere l’obiettivo della sua 16 millimetri al delta con “La capanna sulla sabbia” e “Dove il Po scende”, entrambi del 1955.

    Grazie alla collaborazione tra l’Accademia veneta dello spettacolo di Rovigo e la Fondazione cineteca di Milano, questi ultimi due documentari sono stati recuperati per un primo lavoro di digitalizzazione e sono visibili a corollario di questa mostra sul cinema nel delta del Po.

    Il cinema neorealista fa una seconda tappa in Polesine nel 1946 con “Paisà” di Roberto Rossellini in cui l’ultimo episodio è ambientato alle foci del Po. Un percorso, quello che Rossellini propone attraverso “Paisà”, che attraversa il nostro Paese nel culmine della seconda guerra mondiale e della guerra fratricida che ha macchiato soprattutto il nord d’Italia.

    “Il legame forte con la letteratura arriva con “Il mulino del Po” dall’omonimo romanzo di Riccardo Bacchelli. Sia Alberto Lattuada che Sandro Bolchi si cimentano nella restituzione cinematografica del grande romanzo, girando entrambi in alcune località polesane”¹. Nel 1948 Lattuada gira tra le provincie di Mantova, Rovigo e Ferrara. Nel 1962 Sandro Bolchi realizza la riduzione televisiva del “Mulino del Po” che andrà in onda in cinque puntate a partire dal 1963.

    Gli anni ‘50 portano una ventata d’aria nuova, il Neorealismo entra nella sua fase discendente proprio a causa di un esaurimento dei temi che l’hanno principalmente contraddistinto: la fine della guerra, la vita difficile e le problematiche della società italiana dell’immediato dopoguerra.

    Con la Commedia degli anni ‘50 e ‘60 arrivano in Polesine grandi registi e attori. Nel 1954 Soldati dirige “La donna del fiume” con una giovanissima ed esordiente Sophia Loren affiancata da Rick Battaglia. Film drammatico ambientato nel delta tra le provincie di Rovigo e Ferrara.

    Poi è la volta di Luigi Comencini con “Tutti a casa”, dove un Alberto Sordi nei panni di un ufficiale sbandato nel 1944, si trova a ripercorrere con alcuni sui suoi ex soldati, l’Italia attraversata dalla guerra civile. Nel Polesine affronterà il problema della borsa nera. Siamo negli anni d’oro della Commedia all’italiana con un grande attore come Alberto Sordi.

    Marcello Mastroianni e Rosanna Schiaffino sono, invece, i protagonisti del film d’esordio di Casadio “Un ettaro di cielo”. Commedia surrealista e fantasiosa che prende molto dallo stile felliniano e che porta in un paesino immaginario della pianura padana del delta del Po, un venditore ambulante che non propone nè articoli per la casa, nè tantomeno abiti o generi alimentari: vende porzioni di cielo ad un gruppo di ingenui vecchietti del luogo.

    L’incomunicabilità di Antonioni si fa sentire con “Il grido”, un film che rappresenta il risultato più alto della prima fase del cinema del Maestro ferrarese. In questo film il cineasta “dell’incomunicabilità” mette in evidenza, tramite il personaggio di Aldo, la disperazione d’amore, il peregrinare alla ricerca di un qualcosa che non si trova, attraverso un ambiente caratterizzato da un’atmosfera cupa, nebbiosa, umida, di malessere, “in cui tutto concorre a creare un senso di ansia, di crisi”².

    La vita nel delta, i pescatori del Po e delle valli sono i protagonisti di “Scano Boa” di Renato Dall’Ara con Carla Gravina. Il difficile vivere delle genti del delta è determinato anche dalla cattura di uno storione, il pregiato pesce che può stabilire la sopravvivenza di un pescatore e della sua famiglia. Dall’Ara si cimenta nel duplice lavoro filmico sia con il lungometraggio che con un documentario omonimo realizzato nel 1954.

    Con “L’Agnese va a morire” si torna indietro nel tempo con una storia ambientata negli ultimi anni della seconda guerra mondiale. Giuliano Montaldo porta sullo schermo l’attrice Ingrid Thulin nei panni di Agnese, una coraggiosa massaia che si trasforma in staffetta partigiana al fianco di un altro grande attore che, proprio in Polesine ha debuttato: Massimo Girotti. Anche in questo caso c’è un legame con la letteratura; l’omonimo romanzo di Renata Viganò.

    Non solo guerra, partigiani e sofferenza. Il Polesine e il delta diventano l’ambientazione ideale degli anni ‘30 con “La vela incantata” di Mingozzi, un percorso “on the road” attraverso la pianura, che fa rivivere le emozioni del cinema muto sul finire degli anni ‘30. Massimo Ranieri, nei panni del protagonista, porta le emozioni dei film girando di corte in corte, di paese in paese, stendendo quel telo bianco sul quale prenderanno vita le immagini di un sogno di celluloide.

    Sempre negli anni ‘80 Rovigo torna ad essere oggetto di interesse cinematografico con “Cornetti alla crema”, film “trash” con Lino Banfi ed Edwige Fenech.

    Fortunatamente un giovane regista padovano agli esordi, tanto innamorato del Po e degli spazi sconfinati, ambienta il suo primo film nel delta polesano. E’ Carlo Mazzacurati che con “Notte italiana”, un giallo-noir che ha per protagonisti Mario Adorf e Marco Messeri, anticipa di alcuni anni le problematiche che saranno poi oggetto di discussione da parte della politica locale: la centrale elettrica e la nascita del parco regionale del delta del Po. Mazzacurati tornerà in Polesine anni dopo con alcune ambientazioni de “Il Toro” con Diego Abatantuono e, infine, nel 2007 con l’apprezzato e premiato film “La giusta distanza”, finalista alla Mostra del cinema di Roma che affronta il problema dell’integrazione da parte di un meccanico tunisino che si innamora di una ragazza giunta nel delta per lavoro, il tutto visto dagli occhi di un giovane esordiente giornalista”..

  • La Centuriazione cresce

    La Centuriazione cresce

    In tono un po’ minore rispetto alle edizioni passate (riduzione imposta dalla crisi in atto) si è svolta nella prima domenica di Settembre a Villadose la tradizionale Rievocazione Storica della Centuriazione, giunta alla XVII edizione.

    Nonostante la diminuzione degli eventi, non sono mancati i momenti suggestivi che hanno trovato il loro culmine nella cerimonia dell’accensione del fuoco sacro e nell’interpretazione di danze dell’antica Roma, curate dal Gruppo di Antropologia Sociale dell’Antichità e dal Gruppo Danze antiche. Sempre apprezzate le esibizioni dei legionari romani della Legio I Italica di Villadose e le iniziative di contorno curate da Turismo & Cultura, tra cui da segnalare la seguita interpretazione di brani latini da parte del gruppo Latin lovers e l’allestimento del Thermopolium per degustazioni ispirate a ricette della romanità.

    Ma ad attribuire particolare significato alla manifestazione, è stato sicuramente il Convegno organizzato dal GAV (Gruppo archeologico Villadose) che ha dato un indubbio segnale di dinamismo delle iniziative in atto, delineando inoltre interessanti prospettive.

    Due annunci hanno in particolare galvanizzato l’attenzione del pubblico: la realizzazione del Museo Diffuso della Centuriazione e la prospettiva che la Centuriazione di Villadose possa essere inserita tra i beni del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

    Per saperne di più ci incontriamo col presidente del GAV, dott. Enrico Maragno. Cominciamo con gli esiti del Convegno.

    – Dott. Maragno, il GAV è attivo a Villadose dal 1988. Alla passione dell’associazione da lei guidata si deve in gran parte la definizione dell’importante insediamento romano ad ovest di Adria. Nella sua relazione al recente convegno lei ha fatto il punto sui ritrovamenti susseguitisi in questi 24 anni. Ci vuole indicare le 3 o 4 scoperte più significative?

    “L’importanza del lavoro del GAV non è legata ad un singolo ritrovamento ‘importante’, ma alla continuità e ai criteri scientifici adottati nel lavoro di ricerca. Siamo giunti alla XXIV campagna di Ricerca di superficie che ci ha portato a indagare palmo a palmo circa 210 km quadrati di Medio Polesine, dal Po all’Adige e ad individuare ben 850 siti archeologici. Il fatto di aver compilato una scheda descrittiva per ogni sito, di averlo cartografato e di avere depositato i materiali raccolti in contenitori catalogati presso il museo dei Grandi Fiumi, ha permesso di ricostruire l’antropizzazione antica del Medio Polesine. Poi, grazie alle tipologie dei materiali raccolti, abbiamo potuto comprendere e provare a descrivere il tipo di vita degli abitanti di questi siti. La maggior parte di essi risulta di età romana e abbiamo così scoperto che in quel periodo, prima degli impaludamenti medievali, il Polesine era diffusamente abitato e coltivato.

    Comunque volendo parlare di un singolo sito, siamo orgogliosi della scoperta della villa dei marmi di Polesella: si tratta di una villa romana ricchissima di marmi da rivestimento provenienti da Africa, Grecia e Turchia e dove è stato scavato un bel mosaico pavimentale nel 2010.

    Un’altra scoperta che ci ha dato grande soddisfazione è stato il ritrovamento di una trentina di bronzetti votivi a Villadose assieme ad alcune dracme d’argento ed altri materiali attribuibili alla civiltà paleo veneta. Abbiamo così potuto dimostrare che nel II secondo secolo a.C. a Villadose c’era una presenza di Veneti che si sono progressivamente romanizzati”.

    – E che ci dice degli scavi in atto nella villa romana di Ca’ Motte?

    “Gli scavi nella villa romana di Villadose sono iniziati nel 2002. Avevamo individuato il sito in superficie e la ricchezza del materiale raccolto (fibule, dracme e denari d’argento, mosaici, pesi da bilancia, ecc.) prometteva uno scavo ricco di scoperte. Abbiamo così contattato la pr.ssa Giuliana Facchini del Dip. di discipline storiche dell’Un. Di Verona che ha già portato a termine otto campagne di scavo e pubblicato i risultati delle ricerche. Purtroppo gli aratri durante le lavorazioni agricole avevano già divelto i pavimenti della villa, per cui sono rimaste le fondazioni, che hanno comunque permesso di ricostruire la planimetria della villa. L’abbondante materiale archeologico come anfore, vetri, monete, ceramiche hanno fornito importanti informazioni sui commerci e sulla vita in questa villa nel I secolo a.C.”.

    – Il dott. Raffaele Peretto e la dott.ssa Silvia Piovan con le loro relazioni al convegno si sono soffermati sull’antica idrografia caratterizzante il territorio. Quali conferme delle ipotesi da tempo formulate si stanno avendo dagli studi più recenti?

    “Il dr. Peretto, che ricordiamo come uno degli scopritori della centuriazione, ha visto che questo enorme disegno agrario – composto di strade (cardini e decumani), fossati e campi coltivati – era posto fra due antichi alvei del Po, attualmente percorsi da strade: da Rovigo verso San Martino e da Rovigo verso Ceregnano. La dr.ssa Piovan, studiando le sabbie raccolte durante numerosi carotaggi sul territorio ed eseguendo delle datazioni al radiocarbonio, è riuscita a scoprire che la centuriazione era effettivamente posta su un antico delta del Po, mentre l’Adige, che in antichità scorreva molto più a nord (attraverso Este), è arrivato, cambiando il suo corso, a tagliare la centuriazione solo nell’alto medioevo dopo la rotta della Cucca.

    – Ci parli delle due importanti prospettive annunciate al convegno: il Museo Diffuso della Centuriazione e l’ipotesi dell’inserimento della Centuriazione di Villadose nell’ambito dei siti individuati come patrimonio dell’Umanità e tutelati dall’UNESCO

    “La giunta comunale di Villadose ha recentemente adottato il progetto di ‘Museo diffuso della centuriazione’, che prevede di affiancare all’attuale museo, la ricostruzione di una domus dei coloni romani e un museo all’aperto, da porre nella piazza del municipio, dedicato agli strumenti di misura, all’edilizia e all’agricoltura. Poi si prevede di porre una segnaletica diffusa a indicare i cardini e i decumani ed alcuni siti archeologici rilevanti. Per permettere ai visitatori di fruire di tutto ciò è previsto un percorso nell’agro centuriato fra l’Adigetto e il Ceresolo da fare a piedi o in bicicletta con l’ausilio di apps per smartphone che indicheranno sulle maps di Google cardini decumani e siti archeologici.

    Per quanto riguarda la domanda per essere inseriti fra i siti patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, abbiamo visto che uno dei requisiti è una testimonianza importante di una civiltà scomparsa che può essere monumentale ma anche di gestione del paesaggio come era la centuriazione. Ricordiamo che le tracce della centuriazione visibili a Villadose, sono rappresentate con la stessa nitidezza rintracciabile solo in alcuni siti del nord Africa. Ricordiamo inoltre che la realizzazione di una centuriazione era un’opera immane che vedeva il lavoro di decine di migliaia di operai, e che al termine, negli appezzamenti assegnati in sorte ai legionari che si ritiravano dal servizio, lavoravano migliaia di persone che producevano ricchezza. La realizzazione delle centuriazioni, assieme alla costruzione delle strade e all’organizzazione dell’esercito fu uno dei motivi che rese forte e florida la civiltà romana. Quindi a mio avviso ci sono possibilità concrete di poter avanzare una simile richiesta, che porterebbe veramente Villadose a diventare la Città della Centuriazione”.

    – Come riuscire a far conoscere al pubblico i risultati delle vostre ricerche?

    “Abbiamo organizzato finora sedici convegni di archeologia e siamo invitati a tenere conferenze in giro per l’Italia. Facciamo anche attività didattiche con le scuole. Per conservare memoria delle nostre ricerche e delle comunicazioni fatte ai convegni da noi organizzati, abbiamo creato una rivista online dal titolo: QUADERNI DI ARCHEOLOGIA DEL POLESINE dove ci sono più di 100 articoli. E’ molto utile anche per studenti che preparano tesi di laurea e per studiosi che si vogliono documentare su Villadose e la centuriazione. Si trova nel nostro sito internet all’indirizzo www.centuriazione.it”

  • Alessio Trapella

    Alessio Trapella

    Chissà quante volte Alessio Trapella, il giovane e talentuoso musicista tagliolese, avrà accarezzato l’idea di suonare in un’orchestra prestigiosa! Pensare poi all’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, diretta dal grande Riccardo Muti, sarebbe stato davvero chiedere troppo!

    E invece, come per magia, un bel giorno il sogno si è trasformato in realtà!

    “Ho avuto la fortuna di essere stato convocato ad aprile dell’anno scorso -racconta Alessio – perché l’assistente del Maestro mi conosceva e mi aveva sentito suonare. Il primo incontro con Muti è stato veramente emozionante! Un musicista davvero incredibile! Ma la cosa che mi ha colpito di più è l’energia che sprigiona e che riesce a trasmettere, nonostante i suoi settant’anni! Ovviamente è consapevole della posizione che occupa, quindi sa come farsi rispettare, anche perché non è facile gestire un gruppo di cinquanta ragazzi. La simpatia non gli manca di certo, anche se a volte deve un po’ tirare le redini per farci rimettere in riga. L’unica nota dolente, per me, è che al di fuori del palcoscenico è molto riservato. Mi piacerebbe, invece, poter scambiare qualche parola con lui in santa pace!”

    Ma chi è Alessio Trapella?

    Alessio Trapella è un musicista molto eclettico, che si divide fra musica classica e musica rock. Inizia il suo percorso giovanissimo, studiando tromba con il M° Mario Bisacco all’interno della scuola della Banda di Taglio di Po, poi come bassista elettrico e cantante comincia il suo percorso nella musica rock e successivamente si diploma in contrabbasso nel 2007 presso il Conservatorio Buzzolla di Adria con il massimo dei voti.

    La musica classica lo ha portato a perfezionarsi seguendo delle master class di contrabbasso tenute da grandi maestri, e a suonare con numerose orchestre sinfoniche. Attualmente collabora con l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini diretta dal M° Riccardo Muti, e con l’Orchestra J Futura di Trento, dove è primo contrabbasso.

    Grazie a queste orchestre e ad altri gruppi di musica da camera, ha partecipato a numerosi festival e manifestazioni tenutesi in Italia e in tutta Europa, fra le quali Biennale di Venezia, Festival dei Due Mondi di Spoleto, Suoni delle Dolomiti, Ravenna Festival, Anima Mundi di Pisa, BargaFestival, Festival di Pentecoste di Salisburgo, Festival della Wallonie, Semana de Musica delle Asturie.

    Alessio Trapella si dedica inoltre allo studio della composizione classica presso il Conservatorio di Musica di Adria. Svolge inoltre un’intensa attività concertistica anche come bassista elettrico. Il suo primo importante ingaggio è stato quello di entrare nei Deep Purple Tribute di Gianluca Tagliavini (PFM) e Max Magagni. Con loro si è esibito assieme a Ian Paice, batterista dei Deep Purple, diverse volte in molti palchi del nord Italia.

    Forte di una spiccata versatilità e una bella presenza scenica, collabora assiduamente con cover-band di svariati generi con le quali tiene numerosi concerti su palchi di ogni genere. Entrato a far parte come voce solista nei Markonee, gruppo rock di Bologna, ha appena concluso di incidere un nuovo disco, dopo una tournèe in Inghilterra e negli Stati Uniti. Attualmente collabora con Daniele Tedeschi (ex Vasco Rossi), Alex De Rosso (ex Dokken) e Aldo Tagliapietra (cantante storico delle Orme) con il quale ha appena inciso un doppio disco “Unplugged”. Recentemente ha suonato inoltre con Giovanni Sollima (famoso violoncellista), Paolo Fresu, Elio (delle Storie Tese) e Don Airey (attuale tastierista dei Deep Purple).

    Ma torniamo all’esperienza col Maestro Muti

    “La prima serie di concerti – ci informa Alessio- li abbiamo fatti a Salisburgo nel maggio 2011 al Festival di Pentecoste fondato da Herbert Von Karajan, e successivamente nel luglio dello stesso anno abbiamo suonato al Ravenna Festival. Nell’ottobre del 2011 abbiamo poi avuto l’onore di suonare ad Oviedo, in Spagna, al cospetto di Felipe, principe delle Asturie ed erede al trono di Spagna. Siamo ritornati in Spagna nel marzo scorso per una serie di concerti al Teatro Real di Madrid e ora si è appena concluso l’ultimo appuntamento con l’Orchestra Giovanile, ovvero la trasferta di oltre dieci giorni a Buenos Aires”.

    Esperienze davvero entusiasmanti che premiano l’impegno di un giovane polesano e fanno onore al suo territorio.

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