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Archivi: Articoli d’archivio

  • La Biblioteca di Bagnolo Po

    La Biblioteca di Bagnolo Po

    Piccole biblioteche crescono! E’ con viva soddisfazione che ci soffermiamo ad illustrare la storia – tutta positiva – registrata dalla biblioteca civica “Ludovico Ariosto” di Bagnolo di Po che, dopo anni di inattività, il 12 Marzo 2015, ha riaperto le sue porte al pubblico. Un punto di partenza importante, questo, reso possibile grazie ad una convenzione stipulata tra la locale Amministrazione Comunale e la Cooperativa Turismo & Cultura di Rovigo.

    Tre anni di impegno, che hanno segnato una continua evoluzione positiva della istituzione culturale, partendo il primo anno dalla catalogazione cartacea ed elettronica di tutti i libri presenti nella biblioteca. Il materiale librario, già catalogato e non, ammontava a circa 7000 volumi suddivisi fra narrativa per bambini, ragazzi e adulti; libri di storia locale; enciclopedie. Ad oggi, tra nuovi acquisti e molte donazioni da parte dei cittadini, il patrimonio della biblioteca è aumentato di circa 1000 volumi.

    Il servizio di apertura al pubblico e il lavoro di catalogazione, assegnato ad operatori della Cooperativa, si è sempre svolto regolarmente ogni giovedì dalle 15.00 alle 18.00 nel periodo invernale, dalle 16.00 alle 19.00 nel periodo estivo, garantendo al pubblico una fruizione costante della biblioteca. Si sono potuti così attivare servizi utili alla comunità: la consultazione, il prestito locale e l’iscrizione alla biblioteca degli utenti in costante aumento. Attualmente il numero di iscritti è di circa una sessantina.

    Negli anni 2016/2017 la biblioteca ha proseguito nell’azione di servizio al pubblico e, grazie alla disponibilità dei membri del Comitato, è riuscita a garantire un’ulteriore apertura, il primo sabato di ogni mese, dalle 9.00 alle 12.00, con notevole apprezzamento da parte degli utenti bagnolesi.

    Inoltre, grazie ai progetti presentati dalla Cooperativa, si sono avviati rapporti costruttivi con le scuole locali, dando l’opportunità di legare l’istruzione alla conoscenza della propria biblioteca. L’Amministrazione ha accettato infatti di mettersi a disposizione per garantire una serie di incontri con iniziative di lettura e laboratori per i bambini delle scuole. Le attività hanno incontrato il favore dei vari enti coinvolti, tanto che sono già avviate nuove iniziative anche per l’anno scolastico 2018/2019.

    A partire da Settembre del 2018 si è deciso, in accordo con l’Amministrazione, di variare giorno ed orario di apertura allo scopo di agevolare la fruizione dei servizi bibliotecari da parte degli utenti: l’appuntamento di apertura settimanale sarà al venerdì dalle 16.00 alle 19.00, per tutto l’anno; questo consentirà maggior possibilità di accesso anche da parte dei lavoratori.

    L’attività della Commissione di Biblioteca

    Attualmente la biblioteca, oltre a collaborare strettamente con la cooperativa Cedi di Rovigo, è dotata anche di un Comitato così costituito: Gessica Budri, Massimo Vigna, Giuliano Ponzilacqua, Ugo Gallani ed Edoardo Sarti; collaborano inoltre alle attività anche Giulietta Rando, Francesca Romanini, Annalisa Ghirotto e Chiara Pecoraro. Il gruppo di lavoro è misto e questo permette di sviluppare idee e proposte sempre nuove, avvalendosi della collaborazione costante dell’Assessore alla Cultura, Chiara Magaraggia.

    Il Comitato ha sempre collaborato per realizzare una serie di iniziative culturali che hanno suscitato interesse da parte della comunità per i temi trattati.

    Nel 2015, dopo la cerimonia di apertura cui hanno partecipato, oltre ai rappresentanti dell’Amministrazione Comunale, anche le scuole del Paese (la Scuola dell’Infanzia “San Gottardo” e la Scuola Primaria “A. Calzavarini”), molte le attività poste in campo: la Giornata Nazionale contro tutte le Mafie; la “Biciclettata di Primavera 2015”; un concorso di pittura, aperto ai bambini delle scuole, dal titolo “Coloriamo la Fiera” che si è svolto durante la Fiera di San Gottardo; “Bagnolo sotto le stelle” evento estivo 2015; Halloween con tutti i bambini; attività di lettura animata e laboratori creativi per il periodo natalizio; la Giornata della Memoria…

    Progetti

    Dal 2015 ad oggi sono state potenziate, con ottimi risultati, tutte quelle attività che hanno consentito di valorizzare e di trasformare la biblioteca da classico luogo di lettura e di consultazione a punto di incontro e di socializzazione attraverso il dialogo, il gioco, la creatività e la lettura.

    Con questi presupposti, la biblioteca di Bagnolo – grazie al supporto progettuale della Cooperativa CeDi Rovigo – da tre anni organizza e gestisce laboratori estivi di creatività manuale con i bambini del paese attraverso la collaborazione con la Scuola dell’Infanzia “San Gottardo”.

    Anche con la Scuola Primaria “A. Calzavarini” si sono tenuti incontri di primo approccio con alcune classi per poi attuare, quest’anno, il progetto “Conosci la tua biblioteca”; in particolare per la classe quinta della Primaria, il progetto è stato coronato dall’incontro con l’autore Alberto Cristini.

    Grazie al “progetto segnalibri” promosso da Avis Regionale Veneto e con la partecipazione della locale Avis Comunale, sono stati stampati 3000 segnalibri: utili e semplici promemoria per la promozione della cultura del dono.

    In primavera è stato organizzato un ciclo di incontri serali dedicati all’Art therapy, per adulti: la conoscenza di una tecnica di rilassamento ancora poco conosciuta in Italia che consiste nell’abbinare al disegno e al colore anche altre forme di arte (musica, danza, lettura, teatro). A Bagnolo si sono svolte cinque serate proponendo per ogni incontro un tema diverso e una serie di disegni a scelta, che i partecipanti potevano colorare a pastello o a pennarello.

    Il 7 settembre scorso il servizio bibliotecario ha inaugurato la riapertura, dopo la pausa estiva, lanciando il primo evento della nuova stagione: in occasione della “Notte Bianca delle Biblioteche”, una serata speciale con la partecipazione del cantastorie veronese Otello Perazzoli, grande interprete della tradizione popolare. Ad intervallare lo spettacolo la premiazione dei lettori che hanno letto nell’anno 2017/2018 almeno 4 libri, sia tra i bambini che tra gli adulti: ben 17 premiati; inoltre a tutti coloro che almeno una volta si sono presentati in biblioteca è stato consegnato un attestato di merito. La serata si è conclusa con un ricco buffet a cura di tre realtà molto attive in paese: ProLoco, Avis e Aido.

    E per il futuro?

    La Biblioteca prosegue grazie alla collaborazione tra Amministrazione Comunale, Cooperativa CeDi di Rovigo e Comitato di Biblioteca, oltre che nella catalogazione e riorganizzazione del patrimonio librario, anche nella programmazione e realizzazione di nuovi progetti da sottoporre all’attenzione delle scuole e della cittadinanza.

    L’auspicio è che anche l’anno di attività 2018/2019 possa essere un anno davvero ricco di cultura!

  • L’animazione itinerante

    L’animazione itinerante

    “Grazie Laura di cuore, anche quest’anno un’esperienza unica ed indimenticabile. Siamo stati felicissimi di aver fatto parte di quest’avventura. Un abbraccio forte!” Questo il messaggio di Lorenza, mamma di due partecipanti. Un ringraziamento convinto per la realizzazione dell’iniziativa “Estate Camminando”. Un progetto attivato dal gruppo CTG Animatori Cedi e ideato da Laura Marangoni, che ha previsto un’interessante innovazione per l’animazione estiva, definita da lei stessa “animazione itinerante”, legata ad attività artistiche e creative.

    Come è nata l’idea di un’animazione “itinerante”?

    “I nostri progetti per l’animazione estiva hanno sempre mirato alla valorizzazione della persona – ci dice Laura Marangoni – ma anche dei luoghi in cui si vive. Un esempio è il Museo dei grandi fiumi, luogo che per molti anni abbiamo rivitalizzato con la presenza dei ragazzi attraverso laboratori di archeologia, visite guidate, sperimentazione musicale con strumenti primitivi e teatro all’interno degli spazi del museo. Sinceramente, dopo vari anni sempre legati a singoli luoghi, trovavo che l’attività fosse diventata un po’ statica. Pensando anche ai miei figli e ai loro amici volevo spingermi oltre con la mia creatività, cercando qualcosa di diverso che partisse sempre dagli stessi ideali e presupposti. Il mio desiderio era trovare un modo per rendere l’animazione dinamica e diversa, dove i ragazzi potessero sentirsi liberi di divertirsi e stare bene insieme. Sono partita da quest’idea per progettare un itinerario che partisse da uno spazio da valorizzare per poi fare esperienze diverse raggiungendo luoghi della città o della provincia. Muoversi per conoscere con spontaneità e curiosità.”

    Quanti ragazzi hanno partecipato a questo progetto?

    “Una quindicina di ragazzi di età dai 9 ai 14 anni, a eccezione di una bambina di 6 che ha seguito i fratelli. Tutti erano già fedeli alle animazioni precedenti.”

    E’ stata una sua scelta avere un piccolo gruppo di persone?

    “In un certo senso sì. Mi piaceva l’idea che si creasse una piccola grande famiglia e che i ragazzi potessero unirsi socializzando tra loro e con le persone che ci circondavano.”

    Qual è stato quindi l’itinerario scelto? E quali le attività svolte?

    “Le Segrete, spazio nei sotterranei del Castello dato in gestione per l’occasione dall'Assessore al Turismo Luigi Paulon e dall'Assessore alla cultura Alessandra Sguotti, erano i luoghi di riferimento dove abbiamo tenuto attività di laboratori creativi e manuali con Genny Munaro (marble art, decoupage..) e Franca Davì ed esperienze teatrali con Cristiano Cattin legate al piccolo principe e al tema della fiducia.

    Muovendoci a piedi o sperimentando mezzi di trasporto spesso sottovalutati come l’autobus e il treno, che i ragazzi hanno imparato a conoscere, abbiamo raggiunto luoghi nella provincia di Rovigo. Per vivere il parco come luogo di ritrovo ma anche di conoscenza, curiosità e sperimentazione abbiamo visitato il giardino di Ca’ Dolfin Marchiori a Lendinara con l’esperto Nicola Gasparetto; ci siamo cimentati nei percorsi di trekking al Park Live di Badia, superando insieme con coraggio e la determinazione di provare cose nuove, la paura dell’altezza grazie agli amici; abbiamo scoperto insieme l’orto botanico dei poeti presso il parco Buzzaccarini a Monselice e giocato liberamente con l’inglese, il francese e lo spagnolo al parco Iras con l’aiutoanimatrice Maddalena Piombo. Un’altra attività stimolante ed innovativa è stata la passeggiata con l’esperto Cristiano Fenzi, presidente del gruppo CTG Rovigoti, per conoscere la flora e la fauna lungo il fiume Adigetto. Infine, abbiamo avuto il piacere di visitare il Parco Langer con l’esperto Diego alla scoperta degli orti e del bosco. Tutto l’itinerario è stato accompagnato dalla creazione di un diario di bordo per evidenziare l’importanza del ricordo e il valore dell’esperienza e dalle foto e dai video dell’aiutoanimatore ed esperto di grafica Francesco Guarnati.”

    Ci sono state anche attività di svago e sport?

    “Certo! Giornate in piscina e al Pattinodromo delle Rose con i ragazzi dello skating club. Per non parlare poi delle partite a palla avvelenata, bandierina in inglese, calcio e pallavolo!”

    E lei che ruolo aveva?

    “Giocando e divertendomi con i ragazzi mi sono sentita parte dell’insieme pur essendo la coordinatrice delle attività. E’ stato splendido stare insieme imparando.”

    Ci sarà un seguito?

    “Chissà! Stare bene insieme, condivisione, socializzazione, apertura e inclusione, diversità, rivitalizzazione, libertà, creatività, scoperta e movimento – questo è stato per tutti “Estate Camminando”. Un ringraziamento speciale ai simpaticissimi partecipanti: Cristian e Federico Sinigaglia, Francesco e Vittoria Barbierato, Ambra, Mattia e Viola Favaro, Anna, Federico e Davide Colombo, Alessandro Ramazzina, Francesca Ferrari, Gabriel Reginaldo Oliveira, Camilla e Francesco Chieregato.”

  • Ildo Testoni, ricordi di una vita

    Ildo Testoni, ricordi di una vita

    Qualcuno lo ha definito “il contadino scrittore”, sintetizzando le due attività che hanno caratterizzato la vita operosa del melarese Ildo Testoni, ovvero quella dell’agricoltore e quella dell’appassionato notista e narratore. Una trentina le sue pubblicazioni, divise tra libri, stampe, fotocopie e dattiloscritti, come riportato nella scheda che alleghiamo.

    Ultima fatica dello scrittore altopolesano il volume Ricordi di una vita, Parva, Melara 2018, uscito nello scorso mese di febbraio. Un caso letterario pressoché unico nell’ambito del nostro territorio quello dello scrittore melarese, che abbiamo voluto incontrare per conoscere la sua storia e le motivazioni che lo hanno portato a divenire scrittore.

    – Una vita lunga ed impegnata la sua. Ce ne parli.

    “Sono nato a Melara (Rovigo) nel 1931 in una tipica famiglia patriarcale. In casa eravamo in 17 compresi i nonni, gli zii e i cugini. Sono figlio di agricoltori che avevano un’azienda agricola. Iniziai la scuola elementare a S. Stefano, che è un borgo di Melara, dove abito attualmente, fino alla quarta, poi feci la quinta a Melara. Quindi frequentai la scuola media “B. Tasso” di Ostiglia dove ebbi come insegnanti il professore Oliveto Negri di Melara e la professoressa Lia Mantovani di Ostiglia. Portate a termine le scuole medie, benché avessi un grande desiderio di continuare gli studi, appoggiato anche dai miei insegnanti i quali avevano capito che avevo le capacità per proseguire brillantemente, con dispiacere, per assecondare la volontà di mio padre, rinunciai per aiutarlo nella conduzione dell’azienda di famiglia. Divenni così agricoltore, allevatore di mucche da latte, coltivatore di barbabietole da zucchero e di cereali”.

    – Come ha iniziato a scrivere visto che la sua attività consisteva nella conduzione dell’azienda agricola trasmessa da suo padre?

    “E’ iniziata per pura combinazione. La parrocchia di Melara pubblicava alla fine degli anni settanta il giornalino “Sì però…”. Una sera mi trovavo dal barbiere e, sfogliando il giornalino parrocchiale, notai che varie categorie di lavoratori – artigiani, magliaie, studenti – mettevano in evidenza i loro problemi. In quel periodo si era in piena crisi con il caseificio locale, espressione della grande tradizione della civiltà contadina. Anch’io, pensai, avrei potuto raccontare il travaglio del caseificio di Melara, poi purtroppo conclusosi con la sua chiusura. E scrissi così il mio primo articolo”.

    – Come fu accolto il suo primo scritto?

    “Quel mio primo articolo incontrò l’interesse dei lettori e fui incoraggiato a scrivere dalle persone più in vista del paese: il maestro Tinti, il prof. Negri ed altri. In seguito, oltre che scrivere per il periodico parrocchiale, si aggiunse anche la collaborazione con il settimanale diocesano La settimana, ed altri periodici locali. Quell’articolo fu l’apripista di tanti altri articoli e poi anche di libri”.

    – Come ha conciliato il lavoro nell’azienda agricola con la scrittura?

    “Il tempo libero che mi restava dal lavoro, lo occupavo nella scrittura. Lo scrivere per me era l’espressione di quel desiderio di studio che non avevo potuto realizzare sui banchi di scuola, e la penna mi restituiva quanto mi era stato tolto, trasmettendo sulla pagina il contenuto della cultura cristiano-contadina che vivevo con intensità sui campi e che respiravo in famiglia, e che coltivavo frequentando la parrocchia. Ora che sono in pensione scrivere per me è un passatempo e mi permette di lanciare un monito alle nuove generazioni”.

    – Cosa racconta in questo suo ultimo libro?

    “Ricordi di una vita, può essere visto come una sorta di sintesi dei temi che si ritrovano nei miei scritti usciti nel corso di quasi quarant’anni. Nei capitoli del libro descrivo il passaggio dal mondo agricolo in cui si lavorava con attrezzi tradizionali all’uso di mezzi tecnologici i quali apportarono un grande vantaggio ai contadini perché alleggerirono il lavoro della terra. Racconto inoltre i fatti successi in paese nei primi decenni del novecento, alcuni dei quali vissuti in prima persona altri invece sono delle testimonianze degli anziani raccolte nei filò serali in stalla. Racconto episodi legati alla seconda guerra mondiale. Gli scontri tra opposte fazioni politiche e la conflittualità che esisteva tra i contadini e i proprietari terrieri e di conseguenza tra una visione cristiana della vita e una che invece vedeva o riteneva che la chiesa fosse schierata dalla parte dei padroni. Non mancano riflessioni sui nostri giorni passando dalla rivoluzione sessantottina fino ai tradimenti ed inganni di stati dittatoriali come il Venezuela dove Maduro, in nome di una affermazione di potere personale, soffoca gli aneliti di libertà che non si possono togliere al popolo. Denuncio il mancato rispetto dei valori fondamentali per una corretta convivenza tra uomini e l’avanzare di un egoismo che deturpa il volto dell’uomo e il bene comune. Infine riconosco il valore che ebbe il Concilio Vaticano II”.

    – Cosa vuole trasmettere con i suoi libri?

    “Riconosco che il passato è colmo di valori ma anche di tante fatiche ed ingiustizie e vorrei farlo conoscere affinché il passato sia un faro per le nuove generazioni in grado di trasmettere degli insegnamenti. La storia dovrebbe essere maestra di vita, perché le nuove generazioni non facciano gli sbagli compiuti nel passato e sappiano costruire sui valori solidi che la chiesa ha sempre trasmesso nei secoli. Oggi purtroppo si tende solo a valorizzare l’efficienza e la forza. Tuttavia, quando in nome della modernità e del nuovo non si accetta il passato, non si tiene conto che senza radici si va verso la morte per mancanza di nutrimento”.

    – C’è un filo rosso che unisce i suoi scritti e la sua vita?

    “Nei miei libri penso di trasmettere una visione cristiana della vita. Il dono della fede che mi ha infuso il Battesimo è sempre stato il faro che ha illuminato la mia vita. Nella Chiesa ho condiviso l’esaltazione per la vita, l’attenzione per gli ultimi, la difesa della pace, l’aspirazione al bene comune. Nessuno come la Chiesa cerca di guarire il mondo dalla corruzione che dilaga nell’indifferenza di una civiltà malata che ha perso i connotati del pudore e delle istituzioni. Purtroppo nella nostra era moderna la Chiesa ha perso importanza, al punto che viene spesso collocata ai margini. Tuttavia ritengo che la Chiesa continui ad essere un faro in questo mondo di tenebre”.

  • Uomini prigionieri dell’odio

    Uomini prigionieri dell’odio

    Un interessante pomeriggio ha animato la comunità di Castelguglielmo per l’apertura dell’anno accademico dell’Università Popolare Polesana per il 2018-2019.

    Ricorre il centenario della fine della prima guerra mondiale e per l’occasione è stato presentato il libro “Uomini prigionieri dell’odio- Dagli altopiani al Piave” dell’autore polesano Maggiore dei bersaglieri Mauro Furini, qui alla sua terza opera.

    Il libro presenta un’avvincente fusione di storia e poesia, di documentazione rigorosa e intenso lirismo; e l’attenzione del numeroso pubblico ha premiato il gradevole alternarsi degli interventi di Furini con le letture delle lettrici Barbara Chinaglia e Silvia Liboni.

    La proiezione di video e di brani tratti da film sulla Grande Guerra, uniti al raffinato accompagnamento musicale della violinista Paola Ramazzina hanno creato una notevole suggestione in particolare nel momento dell’esecuzione del “Silenzio” d’ordinanza che tutti i presenti hanno ascoltato rispettosamente in piedi con attenta partecipazione.

    Il contenuto dell’opera è destinato a far riflettere sia per riportare alla memoria gli anni drammatici e le condizioni estreme dei soldati negli anni oscuri del conflitto, sia per il messaggio che trasmette: l’uomo è artefice del proprio destino, nel bene e nel male.

    Il libro è stato accreditato dalla presidenza del Consiglio dei Ministri ed ha ottenuto la concessione del logo del centenario della guerra 1915/18.

    Caloroso l’apprezzamento del pubblico per l’opera e per gli interventi finali delle autorità presenti, che hanno ribadito la necessità di ricordare il sacrificio dei nostri combattenti che hanno donato la vita per la Patria.

    Gli assessori alla cultura Patrizia Pradella per Castelguglielmo e Chiara Magaraggia per Bagnolo hanno infine sottolineato l’importanza dell’Università Popolare che anche quest’anno presenta un interessante programma con tematiche attuali e proposte nuove. L’incremento degli iscritti conferma la tendenza degli ultimi anni: il desiderio di imparare di conoscere di socializzare è una realtà in costante crescita.

    La presidente dell’Università Popolare Signora Francesca Buson e la Direttrice Signora Sandra Zangheratti hanno ringraziato i referenti della sezione Giuliana Maraspin Manuela Ferraresi e Giuseppe Linio per l’attività svolta.

    Un uomo

    Una voce improvvisa si alza nell'aria, un uomo, mormora tra queste fronde come un torrente scorre tra le sue sponde. Freme la terra in un gorgo di pianto cosparsa di sangue del giorno morente. Macerie di case, brandelli di uomini abbracciano ombre, figure ritratte, riflessi immobili nelle nude trincee. Dicono che la Germania è affamata che tutti in Austria muoiono di fame e invece la fame è qui intorno a me. Madre mia vorrei non mi vedessi sono irriconoscibile, un ammasso di ossa sudicio, carico di insetti, dormo nel fango in questa vita torbida che non mi lascia scampo.

    Ci hanno detto che dobbiamo combattere il nemico: “Il nemico, chi è il nemico?". Gli austriaci: “Ecco il nemico ed ecco gli austriaci!". Uomini e soldati come noi fatti come noi, che ora si muovono, parlano ed hanno paura proprio come noi. Avrei potuto sparare mille colpi a quella distanza senza sbagliarne uno, bastava che premessi il grilletto ed egli sarebbe stramazzato al suolo. Questa certezza assoluta che la sua vita dipendesse dalla mia volontà mi rese fragile, mi fece esitare, avevo di fronte un uomo, un uomo.

    (Poesia di Mauro Furini, dal volume “Uomini Prigionieri dell’odio”)

  • Arte a Km 0

    Arte a Km 0

    Inizia a Rovigo la cultura “a km 0”. Succede grazie a un gruppo di artisti che ha deciso di vivere la città in modo diverso, valorizzarla, scoprirla, renderla vera protagonista e scenografia per l’arte.

    Dallo scorso mese di aprile, un gruppo di rodigini, da un’idea della danzatrice e coreografa Romina Zangirolami, ha collaborato per evidenziare il potere dirompente delle idee che giungono da persone con lavori e interessi diversi. Tra i tanti impegni della quotidianità, hanno scelto di dedicare una sera alla settimana a un incontro al bar, al Locale di via Miani, e di provare a creare qualcosa di interessante per la città. Gli incontri, coordinati da Pierpaolo Fabris, presidente dell'associazione “Cantieri culturali creativi”, sono stati l’occasione in cui si sono confrontati diversi protagonisti della cultura, della musica e dell'arte locali.

    Il risultato dei primi mesi di lavoro è stato una bella scoperta: il progetto “Racconta Rovigo”, che è servito a condividere esperienze, desideri, idee, sogni, di tante persone che hanno vite e lavori diversi. Adriano Baccaglini, Alberto Gambato, Antonia Bertagnon, Barbara Chinaglia, Beatrice Pizzardo, Diego Forno, Elisabetta Capostagno, Fiorella Tommasini, Golda, Luigi Gioli, Luigi Milani, Miranda Greggio, Romina Zangirolami, Tiziano Negrello, Vanni Destro, Vincenzo Madrigrano hanno provato a produrre storie da ballare, da ascoltare, da vedere, da abbracciare.

    Hanno scelto di fare anticultura perché fuori dallo standard conosciuto, accettato e spacciato come unico proponibile. Una cultura “altra” troppo spesso lasciata ai margini dei circuiti ufficiali che nell'associarsi trova forza e coraggio e si apre alla città.

    Verso la fine dell’estate, sono stati proposti alla città tre lavori, tre processi artistici nati da stimoli originali e finalizzati a far scoprire altrettanti angoli inesplorati del centro. Il risultato è stato un successo molteplice: ogni processo creativo è stato apprezzato da numerosi rodigini che vi hanno partecipato gratuitamente e che poi si sono intrattenuti con gli artisti in un positivo scambio di idee e opinioni.

    Il debutto del progetto è avvenuto il 25 luglio con “Primordiale, un canto di terra e di acqua", rappresentato nel cortile interno della sede Coldiretti in via Alberto Mario. Il titolo voleva essere un omaggio al nostro Polesine, uno spazio-laboratorio di performers che entravano in relazione l’uno con l’altro in azioni, sinergie e molteplici linguaggi artistici lasciandosi contaminare e raccontare. È stato quasi un rituale artistico, in cui l’arte collettiva si è fatta elemento comune fondata su terra e acqua in un rito quasi ancestrale.

    Il 2 settembre “Canone domestico”, una forma di “arte che vive e esplode di vita autentica”, è stato proposto nel Quartiere Mario Bergamo, una corte semisconosciuta vicino alla chiesa della Rotonda, con case basse, piante e tranquillità, dove il tempo sembra essersi fermato. Il pubblico è stato coinvolto in una scena di vita, con una gestualità arcaica ma naturale, tra le faccende di casa, il pettegolezzo e la familiarità, per offrire e cercare risposte agli interrogativi su quanto sia cambiata la vita privata dei rodigini.

    Chiusura di grande impatto con “Promesse elettorali”, un lavoro che è andato in scena nel parcheggio dell’associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra a fine settembre. Il tema trattato in questa rappresentazione voleva porre l’attenzione sull’impegno promesso dai politici e sulla libera scelta che si concretizza nel voto, spesso frutto di una fiducia mal riposta. L’evento, fatto di scrittura, recitazione, danza, pittura, scultura, installazione e canto, è nato dall’analisi del bisogno di credere a collettività, grazie a coerenza, onestà etica, coraggio, responsabilità.

    Tutti gli eventi hanno valorizzato angoli speciali della città, poco conosciuti, che si sono fatti scenografie per la prima volta. Il collettivo ha intenzione di continuare a lavorare in città, per unire e valorizzare talenti, per scoprire scorci poco noti, per dare voce a chi si voglia esprimere. Anche se si chiamano “a km 0”, c’è da credere che faranno strada.

  • La Poesia Cosmica

    La Poesia Cosmica

    Il Comune di Canaro, ai confini tra le province di Rovigo e Ferrara, si fregia dell’appellativo di “città cosmica” per aver dato origine, nel lontano 1984, al primo concorso nazionale di poesia cosmica, che nel tempo ha mantenuto una straordinaria vitalità, giungendo nel corrente anno alla XXXIV edizione.

    Allorché nacque il concorso, probabilmente nemmeno il suo promotore, il maestro Arrigo Vanzelli e il suo stretto collaboratore, Giorgio Claudio Garbellini, pure lui maestro, pensavano ad una iniziativa tanto longeva, tuttora vitale e pertanto destinata a durare ancora a lungo.

    L’idea e la Commissione Giudicatrice

    L’idea dell’impianto generale spetta ad Ugo Stefanutti, medico di professione ma appassionato di poesia e in particolare della suggestione del cosmo interpretata poeticamente. L’entusiasmo di questi tre apostoli fu contagioso e condiviso, dando vita ad una commissione giudicatrice, formata dalle eccellenze culturali del territorio polesano, a cominciare da Miro Penzo, Giovanni De Pascalis, Leonilda Prosdocimi Tiengo, Maria Grazia Previati, Sergio Garbato, Ercole Chiari, oltre ai fondatori stessi Arrigo Vanzelli, Giorgio Claudio Garbellini e Ugo Stefanutti. L’attuale giuria è formata da Massimo Stefanutti (Presidente, nonché figlio del patron Ugo), Arrigo Garbellini (Segretario), Enrico Zerbinati, Daniela Sarti, Luigi Paolo Zorzato, Federica Panziera, Natalia Periotto (Commissari), mentre Nicola Garbellini, sindaco di Canaro e figlio del co-ideatore Giorgio Claudio, sovrintende l’organizzazione del concorso.

    Se a qualcuno può apparire anacronistico – in tempo di progressi, cambiamenti, mutazioni socio-politiche ed economiche – parlare di pianeti, stelle, costellazioni, quasar, e volgere lo sguardo al cosmo, una risposta convincente della validità del Concorso di Canaro emerge dalla lettura delle 148 poesie, inviate nel corrente anno da 66 concorrenti da tutto il territorio nazionale, che si sono avvicinati al tema dell’universo, traducendolo in delicate immagini poetiche.

    La Poesia Cosmica

    Come indicato nel bando del concorso, la Poesia Cosmica ha per oggetto riferimenti cosmologici, teologici e filosofici, e poi ancora culturali e psicologici; pertanto le composizioni che hanno partecipato al Premio di Poesia hanno abbracciato tutti i registri emotivi, fantastici, linguistici. Composizioni molto sentite, volte ad inquadrare, nel tema cosmico, la tematica eterna della condizione personale ed esistenziale di ciascun poeta.

    Il pensiero, pur rivolto ad ampi spazi, satelliti ed esplosioni di galassie, tende spesso a ripiegarsi all’interno della dimensione individuale, con atmosfere spesso di carattere crepuscolare. Ne deriva che l’immagine del cosmo fa da sfondo all’esperienza umana, facendo emergere temi socio-politici legati all’attualità, quali l’immigrazione, la violenza sulle donne, la povertà, la guerra.

    Il cosmo fa da “background” pure nelle composizioni apparentemente più lontane dal tema specifico, come quando nella mente dei poeti riaffiorano i ricordi legati all’infanzia, agli affetti famigliari, al luogo natio, con ridenti immagini bucoliche, ricche di nostalgia. Ne deriva che, la scienza, la ragione, la filosofia, pur nella loro solennità, si devono misurare con il sentimento e il cuore dei poeti; i quali, come afferma un partecipante, sono “rassegnati a vivere smarriti tra i misteri d’un cielo senza fine/inseriti in un cosmo che si espande sotto la spinta dell’amore”.

    I Premiati

    La proclamazione ufficiale dei vincitori, la lettura delle poesie e le premiazioni hanno avuto luogo nel Teatro Parrocchiale di Canaro, domenica 14 ottobre, alla presenza di un pubblico caloroso.

    Il primo premio è stato assegnato a Nerina Poggese di Cerro Veronese (VR), che ha partecipato al concorso con la poesia “Il Nulla”; il secondo premio è andato a Lorella Cecchini di Noale (VE), con la poesia “Eclissi”, il terzo a Dante Carraro di Quarto d’Altino (VE) con “Sostano i tuoi occhi sulla laguna”.

    Detti premi sono stati integrati da ulteriori riconoscimenti speciali per i concorrenti segnalati: Premio Speciale “Ugo Stefanutti “ – E’ il canto universale di Giulio Dario Ghezzo, Venezia; Premio Speciale “Arrigo Vanzelli”- Illusioni dorate di cosmo di Antonina Venuto- Rovigo; Premio Speciale “Claudio Giorgio Garbellini” – Respiri di Paolo Borsoni, Ancona; Premio Speciale “Giovanni De Pascalis” – Quel portone richiuso di Claudio Gamberoni, Occhiobello (RO); Premio Speciale “Sergio Garbato” – Un soffio di vento pellegrino di Giuseppe Vetromile, Madonna dell’Arco (NA)

    Va infine ricordato che, fuori concorso, è stata prevista una sezione speciale per gli alunni delle Scuole Primarie dell’Istituto Comprensivo di Occhiobello, che si sono confrontati con il tema della poesia. Pure ad essi è stato corrisposto un premio di 500 euro per l’acquisto di materiale didattico, dalla Fondazione Banca del Monte di Rovigo, e consegnato dal Segretario generale Giorgio Lazzarini.

  • I Ruscoletti di Canda

    I Ruscoletti di Canda

    Quella della compagnia teatrale “I Ruscoletti” di Canda è una storia davvero particolare che merita di essere raccontata.

    Le origini

    Tutto ha avuto origine per un caso fortuito.

    Siamo nel 2005. Durante quell’estate il gruppo scout del paese, in montagna per le attività estive, vive, in una tremenda nottata, l’impatto con un temporale estivo che si abbatte con violenza su tende, tendoni ed attrezzature varie, distruggendone la maggior parte.

    I ragazzi fortunatamente ne escono incolumi ma, dall’indomani mattina, si pone la necessità di aggiustare, dove possibile, e riacquistare in gran parte il materiale sfasciato. Ad un gruppo di genitori e di ex capi dunque viene l’idea di mettere in scena una piccola pièce per la giornata dei genitori al campo, in modo da chiedere un contributo in più.

    Da lì, uno sparuto ed improbabile gruppo eterogeneo di persone comincia ad accarezzare l’idea di creare una compagnia non più estemporanea ma stabile. Età diverse, percorsi di vita diversi, situazioni personali diverse… alla fine si uniscono nel nome della crescente passione per un teatro fatto di quotidianità, di modi di dire familiari e di un linguaggio, il dialetto, che si scopre essere una lingua ricca, mai scontata, che coglie il nocciolo di autentiche scene di vita, emozioni, profumi, passi e mani, sguardi e chiacchiere.

    Poiché il rifugio di montagna dove si era svolta l’ultima prova prima della giornata dei genitori si chiama “La Ruscola”, ecco che a Flavio viene in mente di chiamare la compagnia “I Ruscoletti” che nel dialetto trentino significa “lavoratori”.

    Quale miglior nome per un gruppo di persone che aveva deciso di rimboccarsi le maniche e guadagnare per beneficenza? Da lì in poi gli anni sono passati, il gruppo si è molto affiatato, qualcuno se n’è andato per motivi di lavoro o familiari, qualcun altro è entrato ex novo, e di commedie ne sono state presentate molte sempre scritte “in casa” da Manuela Tavian che ne cura anche la regia.

    Nell’ultimo periodo si sono aggiunti anche giovani attori desiderosi di cimentarsi in ruoli ed interpretazioni. I proventi sono sempre stati destinati alla beneficenza, al sostegno di situazioni difficili e adozioni a distanza in Africa e nelle Filippine. Anche l’attrezzatura è andata via via perfezionandosi grazie all’aiuto degli sponsor Biocalos srl di Canda e Filtec di Badia Polesine.

    In scena storie e leggende del territorio

    A I Ruscoletti con le loro rappresentazioni è in particolare piaciuto riportare alla luce e alla conoscenza di tutti coloro che li seguono, un patrimonio di leggende popolari candesi e polesane che rischiava l’oblio.

    Grazie al Festival dei misteri proposto dalla Regione Veneto in collaborazione con l’Umpli, nell’ultimo decennio I Ruscoletti hanno messo in scena numerose leggende, alcune molto antiche, raccontate dal concittadino Luciano Pizzo o scovate nei preziosi libri di Pio Mazzucchi. Dalla Contessa Triste, al Borgofuro, da Albarossa, al Pero de san Belin, dalla Peste di Salvaterra alla Campana della notte di Natale che fa udire i suoi lugubri rintocchi da sotto il gorgo Dolfin in località Gambaro a Pincara. Storie che si perdono nella notte dei tempi e che raccontano di secoli passati quando le vie avevano altri nomi e le strade passavano per una campagna piena di pericoli e creature misteriose.

    L’idea di riportare all’attenzione del pubblico le leggende del territorio medio polesano per la compagnia teatrale è diventato negli anni motivo di riscoperta della cultura popolare, preziosa forza identitaria e di valori. In esse vi si trovano la fede viva in Dio e la venerazione per i Santi, l’amore per la Natura, i miracoli, la assoluta abnegazione per il lavoro in un territorio spesso ingrato e duro dal farsi malleabile, l’ironia e l’astuzia del popolo, l’acqua che troppe volte esondava dai fiumi con alvei incerti, l’amore.

    Più volte i Ruscoletti si sono cimentati anche nella pia tradizione religiosa proponendo scenografiche vie crucis nel parco di villa Nani Mocenigo e nell’arcipretale di San Michele arcangelo, coinvolgendo la maggior parte delle associazioni del paese e creando eventi toccanti dal punto di vista umano e spirituale.

    Ora

    La compagnia è attualmente impegnata con lo spettacolo Sti ‘stà ve porto al mare… un tuffo negli anni Sessanta, forieri di benessere anche per Tarcisio che, da pollaiolo provetto, riesce a guadagnare abbastanza da portare, per la prima volta, la famiglia al mare.

    Si snocciolano nel testo abitudini, canzoni, abbigliamento tipici di un passato ancora vicino e riconoscibile perfino nelle bibite o nelle marche dei prodotti. Al centro di tutto regna la famiglia come nucleo sociale, solido e solidale, che sostiene e alimenta le gioie e le aspettative di ciascun membro o parente. Uno spaccato su quello che eravamo, sospeso tra la commedia brillante e quella dei ricordi; come a dire… la nostalgia aleggia sopra a risate e colpi di scena!

  • Ucronia – Esplorazioni urbane

    Ucronia – Esplorazioni urbane

    Andare in cerca di case abbandonate, addentrarsi in fabbriche dismesse, entrare in discoteche fatiscenti con l'unico scopo di scattare delle fotografie. Per documentare quello che rimane di questi posti che una volta erano il fulcro di importanti attività produttive o l'emblema del divertimento notturno sfrenato, e che oggi sono luoghi lasciati all'incuria e abbandonati ad un lento ed inesorabile decadimento.

    Questa attività ha un nome Esplorazione Urbana o in inglese Urbex.

    Alcuni fotografi polesani, appassionati di questo genere, hanno formato un gruppo che si chiama Ucronia – Esplorazioni Urbane. Un nome che è stato anche il titolo della loro prima mostra fotografica svoltasi dal 16 al 21 giugno a Bosaro nella sede municipale.

    La mostra è stata curata da Fabio Crivellaro. Ad esporre assieme a lui, sono stati Genni Albertin, Maurizio Callegarin, Silvia Periotto, Barbara Agujari, Anna Bechis, Giulia Callegarin e Roberto Giannese. All'inaugurazione era presente anche il sindaco di Bosaro Daniele Panella che fin da subito ha creduto in questa iniziativa che ha poi attirato l'interesse di molti visitatori.

    «Il termine Ucronia – spiega Fabio Crivellaro – deriva dal vocabolo francese ideato dal filosofo Renouvier, unendo la u- di utopia alla parola cronos, prelevata dal greco antico dove significa tempo. Sta ad indicare la narrazione letteraria o cinematografica di cosa sarebbe potuto succedere se il corso degli eventi avesse preso un'altra direzione.

    Abbiamo scelto questo nome per il nostro gruppo fotografico, perché traduce lo stato d’animo che abbiamo quando ci immergiamo in questi luoghi abbandonati, chiedendoci cosa ne sarebbe stato ad esempio dell'economia del Polesine se le fornaci fossero ancora attive, se la civiltà contadina non fosse stata progressivamente marginalizzata, o ancora che aspetto avrebbero alcune magnifiche ville se non fossero state abbandonate con il loro immenso carico di fascino ed eleganza.

    Nei progetti fotografici che nel tempo ogni singolo componente del gruppo porta avanti con coerenza e ricerca si sviluppano le suggestioni di differenti storie, alternative rispetto alla realtà documentata dalle immagini. Suggestioni proposte alla fantasia dell'osservatore, il quale, osservando le foto può immaginare quale sia stato l'effettivo passato di quei luoghi, ma anche come avrebbe potuto essere il presente se la storia fosse andata diversamente, ed infine come sarà il futuro se questi luoghi saranno interessati a progetti di recupero e valorizzazione.

    Quando entriamo in questi luoghi abbandonati lo facciamo con il massimo rispetto e discrezione, ed infatti il motto degli urbex è “Lasciate solo impronte; prendete solo emozioni».

    Nelle foto di Fabio Crivellaro troviamo una metafora che indica una volontà di rinascita, uno studio del passato per poter passare oltre e cercare un nuovo inizio. Le foto sono state influenzate enormemente dalla deindustrializzazione del Polesine.

    Le foto di Genni Albertin sono meditative, introspettive, invitano a fermarsi e riflettere sull’estetica della decadenza, in contrapposizione all’adrenalina della scoperta di un luogo abbandonato e alla ricerca della sua storia passata.

    Roberto Giannese utilizza i luoghi abbandonati come scenario per scattare foto di ritratto, ricrea situazioni fantastiche che si discostano dalla realtà di tutti i giorni, sono piccoli scorci di fantasia e fuga dalla miriade di regole e vincoli che ci limitano quotidianamente.

    Silvia Periotto ci presenta ‘In rapido movimento’. Attraverso vecchi veicoli ci invita a riflettere sulla decadenza della materia e ci sprona a vivere appieno le emozioni della vita, perché domani sarà presto oggi.

    Barbara Agujari vuole riportarvi bambini, dentro quella fiaba ascoltata con gli occhi sgranati e il cuore a mille. La stessa emozione provata nel realizzare questi scatti. Si chiede per esempio: “Cosa sarebbe successo se Hansel e Gretel, distanti dalla civiltà, avessero fatto propria quella casetta di marzapane?”

    Maurizio Callegarin usa nelle sue foto un punto di vista più naturalistico, in cui la natura pian piano si impossessa di quello che le apparteneva all’alba dei tempi inghiottendo tutto, facendo tornare verde quello che l’uomo ha fatto diventare color mattone.

    Il pensiero di Giulia Callegarin si focalizza sulla fugacità del tutto, sul decadimento di bellezze architettoniche nel loro inevitabile ritorno alla terra, che porta con sé una nuova bellezza e nuovi significati.

    Lo sguardo di Anna Bechis, a differenza di tutti, è duro, oscuro. I luoghi abbandonati per lei sono un grandissimo contrasto tra il buio del loro abbandono e la luce che gli filtra attraverso come a infilzare il loro spirito.

    Quello dell’Esplorazione Urbana – precisa Giannese – è un fenomeno in forte crescita non solo in Italia ma anche all’estero. I social network sono stati il motore di spinta dell’attività, attirando nuovi praticanti e permettendo lo scambio di informazioni sui luoghi in abbandono.

    Per quanto riguarda la mostra del gruppo “Ucronia – Esplorazioni Urbane”, c’è l’idea di riproporla magari con delle varianti e foto inedite in altre località del Polesine. Il programma è ripartire alla scoperta di altri luoghi abbandonati, su cui concentrare l’attenzione non solo fotografica, ma anche per avviare – dove possibile – iniziative volte a promuovere operazioni di recupero.

  • Il Mercato della Centuriazione

    Il Mercato della Centuriazione

    E’ tornata a Villadose nell’ultimo week end di settembre – dopo una pausa di due anni che ne aveva fatto temere la scomparsa – una delle più attese e pregiate manifestazioni del nostro territorio, unicum nel suo genere: il “Mercato della Centuriazione Romana”. Si è così rinnovata la magia che dal 1996 ha trasformato un tranquillo paese del Medio Polesine, Villadose, in vicus centuriatus (villaggio centuriato romano).

    Ai tempi dell’antica Roma il territorio di quella che verrà poi chiamata Villa Ducis era infatti sede di fattorie assegnate a coloni romani tra il I secolo a.C. e il IV secolo d.C. In quest’area in tempi recenti è stata rinvenuta anche una villa rustica risalente alla prima età imperiale (I secolo d.C.), a testimonianza dell’importanza strategica di questo territorio per i collegamenti terrestri con il fiorente porto di Adria. Una superficie fragile ed instabile tra due paleoalvei del Po, che fu disboscata e bonificata per renderla abitabile. Da qui la centuriazione romana, consistente all’epoca nella suddivisione delle terre in grandi quadrati delimitati da un reticolo di strade e corsi d’acqua appositamente tracciati perpendicolari tra loro, di cui rimane una nitida traccia ancora oggi visibile sorvolando l’area.

    A tributo del glorioso passato, esperti ricercatori ed appassionati volontari del comune villadosano, con le manifestazioni del “Mercato della Centuriazione Romana”, hanno inteso risvegliare dall’oblio una memoria sepolta per oltre due millenni. Obiettivo dell’iniziativa rivivere l’incanto di un mondo perduto, per far riemergere dal passato momenti di vita quotidiana di gente comune al tempo dei romani.

    E’ così che, nel corso della riuscita manifestazione, piazze e vie del paese assumono antiche sembianze, trasformate con tende, bancarelle e accampamenti, ed animate da una variegata umanità di soldati e gladiatori, matrone e danzatrici, mercanti, artigiani e barbari. Nei giorni del “Mercato della Centuriazione Romana” a Villadose rivivono anche gli odori dei cibi e i rumori dei lavori di allora, avvolti in un’atmosfera lontana e dimenticata.

    Prima rievocazione storica romana fatta in Italia, quella di Villadose si è andata affermando negli anni come una rinomata tradizione nel Polesine, fino a conseguire numerosi apprezzamenti a livello nazionale, ampiamente crescendo anche nell’offerta. Negli anni essa era infatti giunta a coniugare ambiti didattici-divulgativi, miranti alla rievocazione di usi e costumi in epoca romana (epoca tardo repubblicana-primo impero, I sec. a.C. – I sec. d.C.) attraverso un’attenta ricostruzione filologica di aspetti di vita civile, militare e religiosa, ed ambiti scientifici, oltre ad eventi collaterali (mostre, convegni e conferenze di argomento archeologico, rappresentazioni teatrali, degustazioni, mercato di prodotti locali ed artigianato).

    D’altro canto, erano stati avviati da tempo proficui contatti e collaborazioni con gruppi di rievocatori italiani e stranieri (tra questi: spagnoli, belgi, tedeschi, ungheresi, bulgari e serbi), ma anche con diversi musei nazionali; mentre a Villadose si sono formati gruppi volontari di ricerca e rievocazione, presenze attive ed indispensabili nell’allestimento (v. relativa scheda di approfondimento), che hanno dato impulso e lustro anche al Museo storico locale.

    Dopo alcuni anni di assenza, la celebrazione – vanto non solo per il paese che la ospita, ma per l’intera provincia di Rovigo, rarità rievocativa rispetto alle più percorse rievocazioni medievali, – ha visto una significativa ripresa proprio quest’anno, tornando alle passate kermesse di due giorni, che hanno permesso al numeroso pubblico accorso una full immersion nella storia a 360 gradi.

    Il rilancio della manifestazione, con l’evento svoltosi il 29 e 30 settembre scorsi, è stato fortemente voluto ed organizzato dall’Associazione Archeologica Sperimentale Legio I Italica, guidata dal suo fondatore e presidente di sempre Corrado Perelli.

    Con la collaborazione del Gruppo di Antropologia Culturale, del Comune e della Pro Loco di Villadose e del Gruppo Danze Antiche è stato proposto un racconto storico affascinante e credibile, che ha guidato i visitatori in un viaggio nel tempo di oltre duemila anni fa, alle radici delle nostre origini locali, attraverso l’attenta ricostruzione di riti civili e religiosi e battaglie della storia romana.

    Dopo la mattina di sabato, dedicata come d’abitudine ad attività didattiche e di intrattenimento per le scuole locali e all’apertura dei campi storici romano e celta, nel pomeriggio è iniziato l’evento pubblico con il rito dell’Augure, seguito da vari momenti rievocativi, didattici e di intrattenimento capaci di coinvolgere persone di ogni età: da attività quotidiane (come cucina, tessitura, la scrittura, la religione) al mondo militare dei legionari romani (armi, armature e macchine da guerra ed equipaggiamenti, considerati nella loro evoluzione storica), con uno sguardo anche alle conoscenze di astronomia e scienze. Il tutto insieme alla possibilità di visite guidate al vicino Museo della Centuriazione presso il Palazzo Cà Patella.

    Ma il momento clou sottolineato da molti applausi è stata la rappresentazione del casus belli e della battaglia dei Campi Raudii (101 a.C., presso Vercelli), che vide l’epico scontro dell’esercito romano guidato dal console Gaio Mario contro i Cimbri, Teutoni e Ambroni di stirpe germanica, che minacciavano il confine settentrionale nella nostra Padania; racconto curato e messo in scena, nonché sottolineato efficacemente quale voce narrante, dallo storico Gioal Canestrelli.

    Altri momenti salienti della due giorni: il rito di assegnazione delle terre, le danze antiche, il coreografico corteo storico, il concerto della band Drunken Sailors, il Toga Party e lo spettacolo finale di fuoco dei Lux Arcana.

    Il bilancio sicuramente positivo, sottolineato da numerosi visitatori e “benedetto” anche da due splendide giornate di sole, lascia ben sperare nel rilancio della manifestazione, che gli organizzatori hanno già in cantiere per l’anno prossimo.

    Non resta che augurarci, a beneficio del nostro territorio, che essa continui nei prossimi anni prospera e duratura. Al di là dell’iniziale approccio scenografico e pittoresco, il suo valore didattico e divulgativo è infatti indiscutibile, oltre ad essere veicolo di promozione e valorizzazione territoriale.

  • Marchiori e la Biennale del 1948

    Marchiori e la Biennale del 1948

    Tra le documentazioni più importanti, conservate presso la Cittadella della Cultura di Lendinara, spiccano quelle presenti negli archivi; tra questi, quello legato al nome di Giuseppe Marchiori si qualifica sicuramente come uno dei più interessanti.

    Marchiori e il fronte

    Nato a Lendinara nel 1901 in una famiglia che da diverse generazioni non lesinava le proprie passioni per lettere ed arti, Marchiori, a partire dagli anni Trenta, maturò una svolta decisiva per la sua vita e rivolse le proprie attenzioni alla critica d’arte collaborando con il “Corriere Padano” di Ferrara, esperienza che lo portò ad incontrare e conoscere i più promettenti giovani artisti italiani di quel tempo. Con alcuni di loro intrattenne stretti rapporti epistolari, non vincolati al solo piano professionale, e che in molte occasioni sfociarono in profonde amicizie. Articolista infaticabile, si accinse anche alla stesura di monografie degli artisti più amati e ne curò i cataloghi.

    Nel dopoguerra a Venezia, dove alternò sempre la sua residenza con quella lendinarese, fu promotore della Nuova Secessione Artistica Italiana – in seguito Fronte Nuovo delle Arti – raggruppamento artistico che segnò profondamente la storia dell’arte italiana negli anni successivi e che rappresentò, dopo decenni di isolamento, una ripresa di dialogo e confronto fra una nuova generazione di artisti italiani e la cultura figurativa europea. Da quel momento si moltiplicarono i suoi impegni nella cura di mostre sia personali che collettive, e, al contempo, crebbe la fitta trama di contatti con artisti, critici e collezionisti di livello internazionale, fra cui Peggy Guggenheim con cui ci fu una stretta frequentazione a partire dal 1947, proseguita per almeno un decennio (Marchiori fu tra l’altro curatore del catalogo della prima mostra di scultura organizzata dalla collezionista a Venezia).

    L’attività del critico proseguì poi senza sosta per tutto l’arco della vita, fino al 1982.

    La Biblioteca Comunale conserva l’intera raccolta dei carteggi del critico, più di 15.000 documenti distribuiti fra un migliaio di corrispondenti. Oltre alle lettere, è custodita una ricca sezione di cataloghi di mostre e buona parte della sua biblioteca personale.

    Un patrimonio documentario, che consente di ripercorrere le vicende culturali e artistiche di quasi tutto il Novecento, oltre che di seguire le tappe della maturazione artistica di pittori e scultori che fu proprio Marchiori, talvolta, a scoprire.

    1948- 2018. Un progetto per un anniversario d’eccezione

    Nel 2018, che si sta per chiudere, sono ricorsi i settant’anni dalla Biennale di Venezia del 1948, l’evento che consacrò a livello internazionale il Fronte Nuovo delle Arti. La Cittadella della Cultura lendinarese intende ricordare quell’intensa stagione, proseguita poi fino al 1950, con un progetto espositivo ed editoriale che proponga una selezione di materiale d’archivio, in molti casi inedito, legato al critico e agli artisti che attorno a lui gravitarono. “Giuseppe Marchiori tra la Biennale e l’Angelo – Luoghi e protagonisti del Fronte Nuovo delle Arti” è il titolo che è stato pensato per questo appuntamento. Obiettivo della mostra e della pubblicazione, che funge anche da catalogo, è restituire il ruolo fondamentale avuto in quel frangente dal critico lendinarese. Vediamo più da vicino i contenuti.

    Gli scritti autografi di artisti ed intellettuali, accostati alle immagini delle opere nate in quegli anni e ad altre testimonianze fotografiche, permettono innanzitutto di immergersi nel clima particolarmente effervescente della Venezia rinata dopo i devastanti anni di guerra.

    Alle parole si legano i luoghi in cui i dibattiti culturali poterono riprendere con una riscoperta libertà: le riviste, le gallerie d’arte e, non ultimi, i tavoli del ristorante All’Angelo, riferimento imprescindibile per gli incontri che incisero nei fatti artistici di quel periodo.

    Ma è soprattutto la testimonianza di Marchiori che permette di comprendere la genesi del suo raggruppamento di giovani pittori e scultori: dal primo annuncio a Venezia nell’autunno del ’46, al debutto espositivo alla galleria milanese “La Spiga” l’anno successivo, alla consacrazione internazionale alla XXIV Biennale, fino al suo bruciante epilogo nella primavera del 1950, ufficializzato, non casualmente, sempre “All’Angelo”.

    Al centro di queste vicende si pone la grande rassegna veneziana del ’48, in una delle più riuscite edizioni della sua storia: le due sale degli artisti del Fronte vengono ripercorse opera per opera, senza tuttavia tralasciare le altre mostre personali che Marchiori curò come commissario in quella stessa occasione. A fianco di queste focalizzazioni si apre un panorama complessivo rivolto alle tante sezioni espositive che suscitarono clamore e particolari attenzioni; su tutte il padiglione in cui Peggy Guggenheim espose per la prima volta la sua collezione d’arte d’avanguardia, destinata poi a divenire il museo permanente che Venezia oggi ospita e che proprio in questi mesi sta ricordando quello storico debutto.

    Parole, opere, fotografie vengono infine arricchite da contributi multimediali, fra questi spicca un documentario RAI del 1978 in cui gli artisti del Fronte e il critico che li sostenne si ritrovarono in uno studio televisivo dove fu riproposto l’allestimento delle sale della Biennale che li aveva ospitati trent’anni prima. In un dibattito che si fa via via più acceso, e che ripercorre motivi ideali ed estetici che portarono al loro sodalizio e al lacerante scioglimento, compaiono quasi tutti i protagonisti: i pittori Renato Guttuso, Giuseppe Santomaso, Ennio Morlotti, Armando Pizzinato, Giulio Turcato, Antonio Corpora e lo scultore Nino Franchina; vengono ricordati anche coloro che nel frattempo erano prematuramente scomparsi, Leoncillo Leonardi e Renato Birolli, e chi non volle partecipare, Alberto Viani ed Emilio Vedova.

    La progettazione, partita nei primi mesi del 2018, si è avvalsa delle preziose indicazioni di docenti dell’Università Ca’ Foscari e dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, di un proficuo dialogo, che sta proseguendo, con la Collezione Peggy Guggenheim e dell’interesse manifestato dall’ing. Luciano Zerbinati, che ha recentemente acquisito la collezione d’arte del ristorante All’Angelo, una raccolta di opere nata e cresciuta proprio nella stagione più intensa del locale ed in cui figurano gli artisti del Fronte oltre ad altre prestigiose presenze (vedasi a tal proposito “Arte del ‘900 a Villa Morosini”, in Ventaglio n. 57, pag. 12 e successive).

    Contributi, assieme ad altri, indubbiamente fondamentali per la realizzazione di un progetto impegnativo ma che ci auguriamo possa scrivere un’importante pagina per la Cittadella della Cultura nella sua sfida di affrontare la valorizzazione di temi e personaggi che si pongono in ampi orizzonti dell’arte del Novecento.

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