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Archivi: Articoli d’archivio

  • Il Conte e il Cardinale

    Il Conte e il Cardinale

    Una sorpresa, graditissima e per molti inattesa, la mostra allestita a Palazzo Roncale (visitabile fino al 30 marzo prossimo) col titolo “Il Conte e il Cardinale. La collezione Silvestri”.

    Ideata da Sergio Campagnolo e curata da Alessia Vedova, l’esposizione rientra nel piano culturale della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che, in base a una consolidata collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi (cui si è aggiunto il Seminario Vescovile), intende offrire proposte espositive di prestigio a Rovigo, secondo un format di successo che alterna rassegne artistiche internazionali a Palazzo Roverella con focus su figure ed eventi locali nel dirimpettaio Palazzo Roncale.

    È dunque approdata al Roncale la quadreria collezionata dalla famiglia Silvestri, insieme a due esemplari dell’altrettanto loro ricca biblioteca: una Bibbia istoriata padovana e il Sèfer ha-‘iqqarìm. È questa la settima di un ciclo di mostre promosse dalla Fondazione Cariparo “volte a valorizzare il patrimonio artistico e culturale del territorio polesano per veicolarlo oltre i suoi confini”, ha spiegato il presidente della Fondazione Gilberto Muraro.

    Attraverso il materiale espositivo, artistico e letterario, finalmente messo a disposizione della comunità, non solo riemerge la storia di uno dei più importanti casati rodigini, i conti Silvestri, dei quali oggi rimane traccia solo in qualche intitolazione (un palazzo, una via, una caserma militare dismessa, un’osteria e, forse un negozio di parrucchiere), ma è inoltre possibile percorrere circa settecento anni di storia della città di Rovigo e dei suoi legami con le potenze dello scacchiere nazionale.

    Un po’ di storia

    La prima traccia della famiglia Silvestri risale ad un documento notarile del 1268, per dipanarsi in una storia plurisecolare, che attraversò il dominio della Serenissima, l’impero napoleonico e asburgico fino al Regno d’Italia, con personalità illustri che si sono distinte in ambiti diversissimi, dalla letteratura e scienza all’archeologia, dalla politica alla religione, lasciando tracce importanti ben oltre i ristretti confini locali, ma senza mai dimenticare le proprie origini. Tanto che l’attuale capoluogo del Polesine, che per diverso tempo è stato un borgo di poche anime soggetto ad Adria, divenne ufficialmente “Città” solo nel 1815, all’epoca del Regno Lombardo-Veneto, grazie anche all’interessamento di Carlo Silvestri che, già ai tempi della Serenissima, si era battuto per ottenere alla sua Rovigo questo riconoscimento.

    Una famiglia di origini ferraresi quali feudatari degli Estensi, quindi radicati nobili in Rovigo sotto la Serenissima, a partire dal 1500¹; prolifica numericamente e nei frutti – come dimostra l’albero genealogico posizionato al piano terra, all’entrata della mostra, insieme ad una rassegna dei maggiori esponenti -, destinata ad estinguersi per una singolare contingenza nei suoi due ultimi discendenti nell’ultimo quarto del XIX secolo: due fratelli² (c’erano anche due sorelle: Auretta e Chiara³), uno laico, Girolamo “il Conte”, imparentato con due altre notabili famiglie rodigine attraverso il matrimonio con la contessa Eugenia Manfredini, figlia di Francesco e di Isabella Angeli; l’altro, Pietro, “il Cardinale”, primogenito, destinato alla carriera ecclesiale.

    Due personalità ben distinte, dunque, accomunate però da un epilogo infelice, sia pure per ragioni diverse: familiari “il Conte”⁴, politiche “il Cardinale”⁵.

    Eppure un elemento li aveva uniti in vita e perfino dopo la morte: la passione per la cultura e, come ebbe a dire lo stesso Girolamo, per “l’amor del pubblico bene”.

    Le donazioni

    Già nel 1858 avevano concesso in uso perpetuo al Comune di Rovigo il grosso della biblioteca⁶; successivamente, sia pure con due testamenti autonomi, scelsero di lasciare tutto il cospicuo patrimonio di famiglia – tra beni immobili, la biblioteca, le collezioni pittorica e archeologica – ad istituzioni pubbliche del capoluogo polesano (oltre alla casa del Petrarca al Comune di Padova).

    Tra tutti la donazione più consistente e preziosa è la biblioteca “Silvestriana”, comprendente circa 40.000 fra volumi e documenti di vario genere: libri a stampa, fra cui incunaboli e cinquecentine, oltre a centinaia di manoscritti, commissioni dogali, lettere, portolani, mappe, documenti e codici miniati di altissima qualità. A questi va poi aggiunto anche un album che raccoglie i disegni dei reperti archeologici della ricca collezione di famiglia.

    Tesori assoluti dell’imponente raccolta sono il Codice 212, noto con il titolo di Bibbia istoriata padovana, risalente all’ultimo decennio del XIV secolo, e il Codice 220 della seconda metà del XV secolo, contenente il trattato del rabbino Giuseppe Albo intitolato Sefer ha-‘iqqarim (Libro dei principi), entrambi splendidamente miniati.

    Ad essi è dedicata una ampia sala della mostra allestita al Roncale, in cui si possono ammirare diapositive e immagini interattive che permettono di apprezzarne meglio i dettagli.

    Il primo codice, “la Bibbia istoriata” si compone di 45 carte in foglio piccolo; riporta il testo volgarizzato di due soli libri dell’Antico testamento: Genesi e Ruth; mentre la parte centrale, il Libro dei Giudici, andò perduta e la rimanente con gli altri quattro libri del Pentateuco (Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio) si trova oggi alla British Library di Londra. L’antichità e, soprattutto, le preziose 350 miniature, la rendono tutt’ora oggetto di indagine da parte di specialisti della storia dell’arte e della lingua (una curiosità: tutti i testi, in dialetto padovano, iniziano con “Como” = come e hanno una funzione didascalica rispetto alla priorità delle illustrazioni).

    Il secondo codice, ad opera di uno dei più noti teologi ebrei, miracolosamente scampato all’Inquisizione spagnola, è un raro manoscritto membranaceo ebraico, successivamente impreziosito da splendide miniature rinascimentali, che riportano negli sgargianti colori dell’arte del minio del Quattrocento un tripudio di elementi naturalistici (farfalle, uccelli, caprioli, …), umani e mitologici. Per la sua rarità e bellezza è stato in anni recenti richiesto da prestigiose mostre internazionali. Entrambi sono una testimonianza dei molteplici interessi culturali dei Silvestri, i quali vi si riferirono nelle generazioni come oggetti di studio ma anche di discussione negli scambi epistolari con varie personalità.

    Diverso e curioso destino, per certi versi quasi romanzesco, ebbe invece la quadreria, che per un mancato accordo fra i due fratelli si ritrovò letteralmente spaccata a metà, dando origine a una controversia fra i beneficiari – da un lato, il Comune e l’Accademia dei Concordi per volontà di Girolamo; dall’altro, il Seminario vescovile, secondo il testamento di Pietro -, che si concluse con una decisione pratica, per cui le opere con un numero di inventario dispari sarebbero andate all’Accademia e quelle pari al Seminario Vescovile. Il tutto nella quasi generale indifferenza, poiché all’inizio la collezione non fu molto apprezzata. Le due Pinacoteche sono rimaste a lungo divise fra quella del Seminario e quella dell’Accademia e solo recenti circostanze hanno potuto ricomporre la divisione.

    Si tratta di circa 200 opere d’arte, frutto di una raccolta senz’altro eterogenea con pezzi di diverso valore, gran parte dei quali hanno risentito dell’oblio barocco, nonostante l’apprezzamento espresso già nel 1783 da un cultore delle arti rodigine come Francesco Bartoli. “Quella dei nobili Silvestri è una tipica collezione privata dell’epoca: molte opere settecentesche o seicentesche, che al tempo non erano particolarmente apprezzate, un buon numero di copie volute per scopo di studio o decorativo, ritratti, nature morte, piccoli paesaggi, opere devozionali. Un giudizio che agli occhi di oggi appare davvero miope. Basti pensare alle grandi opere trecentesche e quattrocentesche di Nicolò di Pietro e Quirizio da Murano, tra i capolavori dell’attuale Pinacoteca, alle tele di Mazzoni, Nogari, Pittoni, Pietro Della Vecchia, Giambattista Piazzetta, Pietro Longhi, Fra Galgario …”, ha commentato la curatrice della mostra Alessia Vedova, conservatrice per la Fondazione Cariparo.

    Quella esposta è, ovviamente, soltanto un’accurata selezione della quadreria, ma esemplare per avere una testimonianza dell’illuminato mecenatismo privato veneto, oltre, nella sua travagliata vicenda, a risultare emblematica del variare dei gusti e dell’interpretazione estetica nei tempi, secondo il vichiano ripetersi ciclico.

    Non resta che approfittare dell’offerta di visita gratuita, in attesa di poterla ammirare nella sua completezza, grazie ad un progetto di studio da parte di esperti universitari, con la conseguente schedatura ed archiviazione digitale, che la renderà definitivamente fruibile, senza alcuna limitazione spazio-temporale.

  • Torna il Ventaglio

    Torna il Ventaglio

    Ripartiamo utilizzando le parole di un amato show-man, quale fu Enzo Tortora: “Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati”. Dopo due anni di interruzione, con l’ultima uscita del Ventaglio contrassegnata dal numero 63 (gennaio 2022), ecco dunque il 64 (gennaio 2024). Due anni di sospensione a seguito dei travagli del covid e di altre problematiche che hanno coinvolto la società editrice.

    Ripartiamo! Ad interrompere il forzato arresto della pubblicazione è intervenuta, in prima persona, con grande determinazione, la dott.ssa Donatella Girotto. Memore di quel 1990 – quando con lei il direttivo di Turismo & Cultura capitanato dal dott. Giuseppe Marangoni si spese per l’accoglienza di Ventaglio Novanta nell’ambito delle iniziative editoriali della cooperativa – Donatella ha voluto e saputo trovare un appoggio credibile per riprendere il cammino. E lo ha individuato nella società POP OUT di Rovigo, azienda che opera nel settore del patrimonio artistico e culturale, fatto di giovani, conosciuti ed apprezzati soprattutto per la gestione oculata delle visite guidate alle interessanti mostre di Palazzo Roverella e attivo in altri siti del Polesine e non.

    Tante, in questi due anni di sospensione, le richieste giunte da più parti di riprendere l’attività editoriale; molteplici gli incoraggiamenti a non mollare, e ripetute le sottolineature della originalità della rivista; apprezzamenti per l’ultra trentennale impegno, finalizzato a valorizzare il Polesine e le sue peculiarità troppo spesso sconosciute agli stessi abitanti.

    Si riparte, dunque, con grande fervore e con l’entusiasmo di questo nuovo gruppo di lavoro per scoprire e divulgare aspetti di interesse tra Adige e Po, terra ancora in attesa di una valorizzazione, e sfatare finalmente la diffusa percezione di area scarsamente attrattiva.

    Eppure non tutto è fermo, ed è indubitabile che, specie negli ultimi tempi, siano sorti gruppi animati dal desiderio di dare vita ad iniziative culturali ed associative finalizzate alla promozione del territorio. Molteplici, infatti, ogni giorno le proposte di incontri per trattare temi di conoscenza in vari ambiti, sollecitando riflessioni e speranze rigenerative.

    In quest’ottica, come sempre del resto, anche questo numero si apre con alcune interessanti proposte di valorizzazione degli aspetti ambientali, siano essi di carattere naturalistico o artistico ed architettonico. E a questo proposito un ringraziamento va ad associazioni come CTG, FAI, Italia Nostra e FIAB che hanno ritenuto la rivista come la più idonea ad accogliere interessanti iniziative di visitazione e conoscenza del nostro territorio. Ricche poi le sezioni dedicate alla storia e ai personaggi illustri, all’arte, alla narrativa e alla poesia, per completarsi con le pagine dell’attualità culturale.

    Ai lettori, dunque, un “Ben ritrovati” e un grazie per il sostegno che continuate ad accordarci.

  • 40 anni fa il nuovo ospedale

    40 anni fa il nuovo ospedale

    In occasione del 40° anniversario del trasferimento della struttura ospedaliera rodigina dalla vecchia sede a quella nuova (ottobre 1982-aprile 1983), la Fondazione Banca del Monte di Rovigo ha deliberato di riprodurre la lapide tuttora affissa sulla facciata dell’ “Ospitale Civico”, il vecchio ospedale in via Badaloni, e di apporla nell’ingresso dell’ospedale “Santa Maria della Misericordia” in viale Tre Martiri.

    L’importante anniversario è stato celebrato venerdì 23 giugno 2023 nella Hall dell’Ospedale Civico alla presenza di autorità e cittadini, nonché di pazienti e personale operante nella struttura.

    Il progetto ha preso corpo da un’idea, subito condivisa dalla Fondazione Banca del Monte di Rovigo, della dottoressa Gabriella Monesi, già componente dell’Organo di Indirizzo della Fondazione, medico, già direttore di Diabetologia in Ospedale di Rovigo, socia dell’associazione Archivio della memoria.

    La lapide in questione è una iscrizione in latino attribuita all’illustre personaggio rodigino dell’Ottocento mons. Giacomo Sichirollo (come da ricerca di Adriano Mazzetti) riscoperta e tradotta da Natalia Periotto.

    “In cinque righe si definisce il senso dell’ospedale: umano, etico, civile”, scrive la professoressa Periotto sulla rivista Raise nel 2020, riferendosi alla partecipazione fiduciosa di un’intera città che l’autore ha voluto rappresentare con le sue parole.

    È proprio questo senso, di cui sono partecipi i partner del progetto Ulss 5 Polesana e Amministrazione Comunale di Rovigo, che la Fondazione ha voluto riprendere e riproporre all’attenzione di tutti al fine di rendere esplicito il messaggio della lapide: l’auspicio che l’ospedale offra a tutti accoglienza, fiducia e cura. Rientra nelle finalità istituzionali della Fondazione promuovere valori sociali anche attraverso le sole parole, dense di significato.

    Le parole incise nella lapide sono rivolte alle persone che entrano in ospedale. Sono parole rassicuranti per il paziente e allo stesso tempo impegnative per il sistema sanitario nazionale pubblico. Parole altresì da interpretare non dimenticando il prezioso lavoro dei medici e di tutto il personale sanitario nei confronti dei quali non deve mai mancare rispetto e considerazione.

    L’iscrizione celebrativa in latino, lingua dotta e, comunque, non parlata, era una modalità molto diffusa in passato, ma incomprensibile ai più. La Fondazione, assumendosi il carico finanziario della realizzazione e posa in opera, ha fatto proprie le motivazioni delle parole di mons. Sichirollo. Il messaggio di quella iscrizione è ora comprensibile ed anche visibile rispetto alla sua collocazione originaria. Il trasferimento di 40 anni fa della sede ospedaliera è stato considerato una ripartenza per il servizio sanitario rodigino: nuovi servizi e reparti, nuove tecnologie e professionisti con particolari specializzazioni. Il termine “ripartenza”, specie dopo i difficili anni della pandemia di Covid, sembra tuttora implicito nel testo dell’antica lapide; essa, mentre rappresenta la memoria della nascita e dello sviluppo dell’ospedale di Rovigo, richiama l’importanza e l’impegno dell’assistenza sanitaria, del senso civile e umanitario, sempre attuali.

  • Per non dimenticare

    Per non dimenticare

    Con la ripresa della pubblicazione, della rivista Ventaglio Novanta si apre una collaborazione con la Fondazione Banca del Monte di Rovigo. Il periodico accoglierà in ogni numero alcune pagine dedicate a progetti ed interventi della Fondazione Banca del Monte di Rovigo che, storicamente radicata sul territorio, è presente nel tessuto polesano anche accanto ad enti, istituzioni, scuole, realtà associative di diversa natura.

    Riconoscendone la vivacità e l’attenzione rivolta alla valorizzazione del Polesine nelle sue varie sfaccettature – dall’arte alla tradizione, dalle personalità ai fatti storici, dall’attualità al turismo, dall’ambiente alla narrativa e alla poesia – la Fondazione ha scelto la rivista quale strumento di diffusione delle proprie iniziative. L’intento è duplice: dare conto dell’operato dell’Ente alla comunità e contribuire alla promozione del territorio.

    Da questo numero, pertanto, sarà inserita nella rivista la speciale rubrica “Notizie dalla Fondazione Banca del Monte di Rovigo”.

    Un ricordo indelebile

    Ho conosciuto il prof. Luigi Costato, personalità nota e impegnata su molti fronti a favore della città di Rovigo, in occasione di partecipazioni a diverse sue conferenze e lezioni da cui sono uscito sempre arricchito. Ho continuamente apprezzato, anche quando per i rispettivi ruoli in Fondazione Banca del Monte di Rovigo abbiamo lavorato insieme, il suo argomentare puntuale, il suo eloquio mai banale e spesso ironico, le sue competenze profonde in varie discipline, da quelle giuridiche ed economiche a quelle culturali, specialmente riguardo la musica e l’opera lirica, di cui era appassionato.

    Ho avuto la fortuna di collaborare con lui quando è stato presidente della Fondazione Banca del Monte di Rovigo per otto anni, con un rapporto di lavoro intenso, dove il pensiero e l’impegno sono stati rivolti al territorio in modo costante per valorizzarne le peculiarità. Con la sua presidenza sono stati avviati progetti che hanno caratterizzato l’operato dell’Ente quali il “battesimo” di Rovigoracconta, l’avvio del Maggio Rodigino, il concorso letterario Fondazione Banca del Monte per la scuola “Sergio Garbato” e i progetti specifici rivolti al mondo della scuola con il Bando Aperto Scuola e la distribuzione alle scuole del territorio della rivista Ventaglio. Il professore affermava che le erogazioni a favore dei giovani e della loro formazione rappresentano il migliore investimento.

    Personalmente conservo un ricordo pregnante della sua figura e dell’attività che abbiamo condiviso in Fondazione: un lavoro di forte intesa mirante a fare il massimo per la città come istituzione, per quanto di piccole dimensioni.

    Nella quotidianità l’apparente austera figura rivelava invece la piacevolezza della persona, con il suo fluire di racconti, aneddoti e vissuti di cui mi rendeva partecipe, sempre con garbo e talvolta con divertimento reciproco.

    Dotato di una personalità forte e determinata, si è sempre dimostrato rispettoso delle idee altrui e disponibile al confronto.

    Ho raccolto il testimone, come presidente, da una persona da cui ho imparato molto e che considero un esempio da seguire e da indicare a tutti coloro che rivestono ruoli di guida nella società.

  • Giovanni Boniolo e l’Accademia

    Giovanni Boniolo e l’Accademia

    Incontriamo il prof. Giovanni Boniolo in uno degli ultimi giorni della sua presidenza della Accademia dei Concordi, prestigiosa istituzione a cui ha dedicato un impegno continuativo, conseguendo sicuramente alcuni importanti obiettivi.

    Il colloquio è cordiale, caratterizzato dal tipico clima disteso che si coglie quando si è giunti alla conclusione di un lavoro ben fatto. Il professore è disponibile a rispondere alle nostre domande. Entriamo subito nel vivo.

    – Professore quali sono stati i principali successi raggiunti durante il suo mandato?

    “Non mi piace elencare quello che ho fatto. Lascio che siano altri a farlo, nella speranza siano benigni. D’altronde, ognuno fa quello che può, in funzione della capacità che ha, della personalità che ha, della forza interiore che ha, e vincolato dalle condizioni ambientali (da intendersi in senso lato come ambiente fisico, economico, politico, umano ecc.) in cui opera”.

    – In ogni caso gli impegni sono stati molteplici. Quali sfide ha affrontato e come le ha superate?

    “Non parlerei di sfide, ma di sogni da realizzare e di ostacoli da superare. Alcuni sogni sono stati realizzati e alcuni ostacoli sono stati superati. Sempre con entusiasmo e con il sorriso, sapendo che si è lavorato per il bene comune e sempre accompagnati con favore e simpatia da istituzioni civili, militari e religiose, nonché da molti concittadini e concittadine.”

    – Sono da poco partiti grandi lavori di restauro degli immobili dell’Accademia. Quali sono gli interventi più significativi? Con quali fondi vengono attuati e quando potremo accedere alla rinnovata Accademia?

    “Si lavora per il restauro e la nuova funzionalità di Palazzo Bosi (dove andrà la parte più preziosa della nostra biblioteca, ossia la collezione Silvestri, la presidenza e una parte della segreteria) e di Palazzo Accademico "V. Cappellini" (da cui partirà una nuova scala che svolgerà funzioni di sicurezza per l’aumento dei posti in Sala Oliva; vi sarà anche un tunnel che metterà in comunicazione la guardiania in Piazza Vittorio Emanuele II con la distribuzione libraria in via Bedendo). La ristrutturazione è in parte fatta grazie a un finanziamento che abbiamo ottenuto dalla Fondazione Cariparo e una parte è a carico dell’Accademia.

    Palazzo Bosi sarà aperto, già verso aprile 2024, anche con il restauro della facciata e una nuova illuminazione. Per Palazzo Accademico bisognerà attendere un annetto”.

    – Quali iniziative culturali o educative ritiene siano fondamentali per la crescita dell’istituto?

    “La continua cura dei depositi culturali che l’Accademia possiede e custodisce e la loro pubblicizzazione, ma anche l’organizzazione e l’ospitalità di eventi culturali, nel senso più ampio possibile. Ma tutto questo sarà sicuramente realizzato del Direttivo e dal Presidente che seguirà”.

    – E a questo proposito, quali consigli si sente di dare al Dr. Bagatin, suo successore, per affrontare gli obiettivi?

    “Nessuno. Pier Luigi Bagatin, di cui ho un’enorme stima, ha la statura culturale e umana per affrontare con successo quanto gli capiterà di incontrare”.

    – Quali sono i suoi progetti futuri o le passioni che intende perseguire ora che ha lasciato l’impegnativa carica?

    “Da un punto di vista della ricerca che svolgo, ho un paio di libri da finire (uno per Zanichelli e uno per Mondadori Università), un articolo da terminare, scritto con un’oncologa pediatrica portoghese, più un po’ di interventi che mi chiedono qui e lì.

    Continuerò la mia vita di conferenziere in giro per l’Italia e il mondo, finché non si dimenticheranno che esisto e finché il cervello funzionerà. Poi ho un paio di progetti, chiamiamoli di governance, che vediamo se vanno in porto se le condizioni ambientali lo permetteranno e se mi convinceranno fino in fondo. Poi la lettura, la musica, lunghi giri in bicicletta, giocare ancora basket finché le gambe tengono, il dedicarmi agli amici, alla mia famiglia e ai miei figli. E, perché, no, camminare per Rovigo, incontrare persone simpatiche con cui bere un caffè o un buon bicchiere di vino”.

  • Inox Fondi, passione inossidabile

    Inox Fondi, passione inossidabile

    Tra gli aspetti più affascinanti dell’arte vi è senz’altro la sua capacità di farsi spazio anche nei luoghi più inaspettati e apparentemente lontani anni luce dal concetto che questa porta con sé. Le sue molteplici sfaccettature la rendono di fatto lo strumento ideale per trasformare ogni ambito in pura magia, a condizione che di base vi sia l’elemento fondamentale per rendere tutto questo possibile: la passione, il cuore pulsante che fa da motore ad ogni singola attività svolta e che permette di fare la differenza, anche sul mercato. Lo sa bene Carlo Schiavolin, CEO di Inox Fondi, un’azienda con sede nella zona industriale di Arquà Polesine, che ha basato la sua storia proprio su questi fondamenti, unitamente alla determinazione e alla dedizione che lo caratterizzano sia come persona che come imprenditore e che gli hanno permesso di trasformare ogni manufatto creato dal suo staff in un’opera d’arte.

    Con lo scopo di incontrare le esigenze di aziende operative su molteplici settori industriali, dal chimico al farmaceutico, passando per l’alimentare e il lattiero caseario, fino ad arrivare al criogenico, all’energetico e a quello dei trasporti, Inox Fondi ha come missione quella di realizzare fondi bombati e tubi in acciaio inossidabile di qualità, ovvero semilavorati che diventeranno un prodotto finito grazie alla professionalità dei clienti che hanno scelto come partner quest’azienda, consolidata sia sul territorio nazionale che internazionale.

    Unendo competenza e spirito innovativo, Inox Fondi contribuisce al business di importanti aziende Europee, nordafricane e del Middle-East, trasformando ogni nuova commessa internazionale in un’opportunità di consolidare ed ampliare il know-how nel mercato della lavorazione dell’acciaio. Lo spirito intraprendente e la voglia di mettersi in gioco sono il comun denominatore di tutto il personale di questa azienda, che continua ad espandersi sotto diversi punti di vista, non solo quello geografico, sia con investimenti in nuovi macchinari e strutture, sia dal punto di vista tecnologico e digitale.

    L’attenzione e la cura che Inox Fondi ha per i dettagli emergono in ogni lavorazione ed è uno degli elementi più apprezzati da parte del mercato, che diventa caratterizzante di quest’azienda veneta che cavalca sapientemente l’onda dell’innovazione. Ne è una dimostrazione anche il recente lancio del nuovo sito, che trasmette competenze e conoscenze tecniche in modo elegante e raffinato, proprio come l’arte sa fare.

  • Taglio di Po e Omisalj

    Taglio di Po e Omisalj

    A Omisalj per rilanciare il Gemellaggio. È stato questo il messaggio lanciato dall’Amministrazione Comunale di Taglio di Po a quella del Comune croato, in occasione dei festeggiamenti per il trentennale della firma dello storico atto, siglato il 12 settembre 1993.

    Una delegazione del Comune di Taglio di Po, al seguito dell’assessore Renato Pregnolato, delegato dal Sindaco Layla Marangoni impegnata con gli eventi e le manifestazioni del 4 Novembre, si è recata il 3 – 4 e 5 novembre nel piccolo Comune rivierasco croato, nell’Isola di Krk, per partecipare agli eventi organizzati e legati ai festeggiamenti per ricordare i trent’anni di gemellaggio. Un’iniziativa sentita, caratterizzatasi, in questo lungo arco di tempo, dai cordiali rapporti sempre intercorsi tra i due Comuni.

    Nei discorsi ufficiali, tenuti dopo il lungo pranzo offerto il 4 Novembre, Mirela Ahmetovic, sindaca di Omisalj al suo terzo mandato nonché membro del Parlamento croato, ha voluto ringraziare i tagliolesi per aver accettato l’invito, auspicando il rafforzamento del forte legame anche per il futuro con ulteriori e proficui incontri e scambi tra i due Comuni.

    L’assessore Pregnolato ha richiamato le amministrazioni e la cittadinanza a riprendere e a rilanciare con forza questo gemellaggio, non limitandosi alle sole visite periodiche, seppur importantissime per rafforzare l’amicizia fra le due Comunità, ma soprattutto a proporre, reciprocamente, progetti ed iniziative comuni, credibili ed attuabili, che possano contribuire alla crescita dei rispettivi territori nei diversi ambiti quali il turismo, la pesca, lo sport, il recupero del tessuto urbano, storico e culturale e che possano trovare interesse comune e comune condivisione.

    “Per fare questo – ha evidenziato Pregnolato – occorrono entusiasmo e risorse economiche importanti; solo mettendo assieme le comuni capacità organizzative, sarà possibile bussare alle porte della Comunità Europea per i finanziamenti necessari”.

    Infine l’assessore ha espresso ringraziamenti a quanti da Taglio di Po hanno voluto testimoniare, con la loro presenza a Omisalj, il profondo legame che va rafforzato ancora di più: Giuseppe Crepaldi, fondatore del Comitato Amici di Omisalj, Doriano Moschini, Giuseppe Casellato, Paolo Lazzaroni con la moglie Anna e i responsabili dell’Auser Volontariato di Taglio di Po Paolo Greggio e Giorgio Rocchi. La presenza di Anna Volpe, infine, ha permesso di rendere omaggio alla tomba, a Nijvice (frazione di Omisalj) in cui risposa Vincenzo Melone, il primo sindaco firmatario e fautore dell’atto di Gemellaggio del 1993.

    Dopo una visita negli splendidi scenari offerti dai territori dell’Isola di Krk, la delegazione tagliolese si è già impegnata, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, a organizzare la prossima visita degli amici croati a Taglio di Po e nel Delta polesano.

  • Il Planetario “Temistocle Zona”

    Il Planetario “Temistocle Zona”

    La “Serata stellare” del 20 ottobre scorso ha rappresentato il primo di una serie di appuntamenti con il planetario intitolato all’astronomo polesano Temistocle Zona, presso la scuola secondaria di primo grado dell’Istituto comprensivo di Lendinara.

    Va innanzitutto ricordato che nel gennaio 2020 è nata una nuova realtà a Lendinara: la Cittadella dell'Astronomia, dotata di un planetario digitale e di strumenti osservativi. Il planetario è l’esito di un progetto al quale l’Istituto comprensivo e l’Amministrazione comunale hanno lavorato per alcuni anni con il supporto del Gruppo Astrofili Polesani in fase di sviluppo e progettazione, a cui si è affiancata la società Pop Out srls, che ne gestisce i servizi.

    La struttura presenta alcuni tratti distintivi: le dimensioni della cupola, che misura ben 5,6 mt di diametro, la volta leggermente inclinata di circa 10 gradi rispetto al piano orizzontale che permette la visione frontale a circa 25 persone, il proiettore di tipo fisheye, la qualità dell’immagine full-hd e la risoluzione che è la più alta ad oggi in commercio.

    Questa realizzazione colloca l’Istituto in una posizione all’avanguardia rispetto ad altre strutture similari con l’intento di valorizzare uno dei più innovativi Planetari presenti nel territorio e soprattutto sarà l’occasione per avvicinare i ragazzi all’astronomia.

    Per i prossimi mesi il calendario di appuntamenti è ricco di aperture in orario scolastico per la formazione dei docenti dell’I.C di Lendinara e per le visite di alcune scuole del territorio. Inoltre, ci saranno una serie di aperture extrascolastiche dedicate alla presentazione della struttura ai docenti di altri plessi, oltre a diversi eventi pensati per gli adulti e le famiglie.

    Gli incontri della durata di 1 ora e 15, si svolgeranno con la seguente programmazione:

    • il 24 novembre alle 21:15 con “Sei un mito: costellazioni leggendarie. Curiosità e scienza raccontano la magia del cielo autunnale”, spettacolo sotto la cupola consigliato per adulti.

    • il 10 dicembre alle 16, “Doni sotto le stelle: come ci si orienta nella volta celeste? Babbo Natale e Santa Lucia in viaggio nel cielo d’inverno”, spettacolo sotto la cupola adatto a famiglie con bambini.

    • ultimo appuntamento, il 5 gennaio alle 21:15, “Una notte affollata e una strana cometa per guida. I re magi e la Befana all’incrocio tra il 5 e il 6 gennaio”, spettacolo sotto la cupola adatto per famiglie con bambini.

  • Luigi Masetti e gli amanti della bici

    Luigi Masetti e gli amanti della bici

    Domenica 8 ottobre, in occasione della fiera di Trecenta, Fiab Rovigo ha organizzato, per il secondo anno consecutivo, la ciclo storica dedicata a Luigi Masetti (1864-1940), il padre del cicloturismo italiano.

    Per omaggiare con “stile” il grande Luigi, i partecipanti hanno indossato un abbigliamento d’epoca con bici rispolverate dalle cantine. Per bici d’epoca si intendono biciclette costruite ante 1987 e riedizioni, l’assenza di pedali a sgancio rapido, la presenza di cavi freni esterni e di cambio a leve sul tubo obliquo.

    L'itinerario proposto ha coniugato la conoscenza del territorio e il piacere della pedalata con l’obiettivo di tenere viva la memoria dell’intrepido ciclista vissuto a cavallo tra Otto e Novecento. Partenza da piazza San Giorgio di Trecenta, la ciclo storica è proseguita per le strade che il giovane Luigi percorreva per andare a studiare alle scuole "tecniche" di Lendinara – le attuali scuole primarie “Baccari”. La giornata ha riservato una piccola sorpresa che ha "colpito" i pedalatori ovvero scoprire che tra i compagni di classe di Masetti si trovava un altro Luigi, destinato ad un importante successo, questa volta aziendale: il lendinarese Luigi Buffetti.

    L’uscita in bici è poi proseguita per Badia Polesine, per rientrare a Trecenta lungo il corso d’acque Malopera. L’ospitale Pro Loco ha accolto i ciclostorici negli stand della Fiera, condividendo l’orgoglio del suolo natio e la conseguente volontà di valorizzare e far conoscere sempre più la straordinaria figura e le avventure di Masetti con il suo “bicicletto” – così definiva lui stesso il suo mezzo a due ruote.

    Dunque una iniziativa davvero riuscita, pedalando, con uno sguardo rivolto alle imprese dei pedalatori del passato e con la voglia di divertirsi e stare insieme tipica di Fiab.

  • 40 anni fa, scoperta la Centuriazione

    40 anni fa, scoperta la Centuriazione

    Quarant’anni fa, nel 1984, alcuni studiosi locali scoprirono una estesa centuriazione romana che si estendeva da Buso alle porte di Rovigo fino alla provincia di Venezia su una superficie di circa 200 kmq.

    La scoperta accese curiosità ed entusiasmi, cosicché iniziarono a riunirsi alcuni appassionati, che nel 1988 diedero vita al GAV, Gruppo Archeologico di Villadose. Ben presto si diede il via a ricerche sull’area individuata, attraversata dall'Adigetto ed estesa fra due paleoalvei dell’antico Po. Lo scopo delle ricerche era di verificare se nell'area, ben delineata con la lettura delle foto aeree, fossero effettivamente presenti segni di insediamenti romani.

    La ricerca fu effettuata con metodo scientifico: i ricercatori camminavano allineati, a una distanza di 10-20 metri l'uno dall'altro sui terreni arati, liberi da coltivi, durante la stagione autunnale ed invernale. Quando si notavano sul campo frammenti di laterizio o di contenitori, i ricercatori si concentravano nella raccolta dei materiali, e il sito di affioramento con tanto di dimensioni veniva registrato su una carta topografica e registrato in una scheda.

    I risultati furono stupefacenti perché ad ogni uscita venivano individuati dai 2 ai 4 siti archeologici di età romana, e rapidamente vennero indagati tutti i 32 kmq del territorio comunale di Villadose, con l'individuazione di 108 siti archeologici.

    I ritrovamenti furono favoriti dagli scarsi sedimenti depositati sui resti delle abitazioni dei coloni romani, cosa che ha permesso alle arature profonde di portare in superficie grandi quantità di materiali archeologici. Inoltre l’utilizzo del metal detector, autorizzato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici, ha permesso rinvenimenti di numerose monete e manufatti metallici come fibule, anelli e pesi da bilancia, molto utili per le datazioni. L’abbondanza di rinvenimenti ha permesso in meno di due anni l’allestimento e l’inaugurazione del Museo della Centuriazione presso la villa municipale di Villadose.

    Questo avvio folgorante ci ha spinto ad allargare le indagini anche ai comuni vicini di Ceregnano, San Martino di Venezze e parte est del comune di Rovigo. Nel 1995 avevamo battuto 94 kmq di territorio e trovati quasi 350 siti archeologici. In una ventina di questi oltre al materiale romano sono emersi reperti attribuibili all'ultima fase della civiltà dei Veneti antichi con contenitori in ceramica grigia, una trentina di bronzetti votivi e numerose palette rituali oltre a 5 dracme d'argento databili al II secolo a.C.

    In una parte di questi siti (circa nel 5%) si trovavano materiali di pregio come tessere di mosaico, marmi, frammenti di intonaco dipinto che facevano pensare a ville rustiche. Una di queste ville è stata scavata dal 2002 al 2007 dalla prof. Giuliana Facchini dell’Un. di Verona con l’aiuto dei soci del GAV confermando la presenza di queste ville in cui era sempre presente una parte rustica dedicata alla raccolta e trattamento dei prodotti agricoli.

    A questo punto, dal 1995, i soci del GAV decidevano di spostare le loro ricerche nella zona tra Canal Bianco e Po iniziando da Pontecchio e passando poi a Guarda e Crespino. Anche qui sono stati rilevati numerosi siti romani che si diradavano mano a mano che ci si avvicinava al corso del Po. In questa zona, inoltre, si sono scoperti numerosi siti etruschi specialmente nella zona di San Cassiano dove un sito era stato sottoposto a scavo dal prof. Harari dall'Università di Pavia. Inoltre, fu scoperto ai confini fra Pontecchio e Guarda un sito con materiale attribuibile all'età del Bronzo Medio che è stato sottoposto, su iniziativa del Museo di Rovigo, a un saggio di scavo nel 2001. Molto probabilmente si trattava di un villaggio arginato su palafitte su cui è previsto a breve un approfondimento delle ricerche.

    Sull'ala dell’entusiasmo le ricerche si sono allargate verso est, nel comune di Gavello e verso ovest a Polesella. Anche nella zona di Gavello oltre a numerosissimi siti romani abbiamo trovato una decina di siti etruschi nella località Dossi, mentre nel comune di Polesella è stato individuata una villa romana che è stata sottoposta a due saggi di scavo con rilievo di pavimenti in mosaico della II metà del I secolo d.C. In questo sito sono stati inoltre raccolti numerosissimi frammenti di marmi pregiati usati sia per pavimenti che per rivestimenti. Lo studio di questi frammenti ha portato a individuare 10 varietà diverse di marmi provenienti da cave di Grecia, isole dell'Egeo e Turchia.

    Non soddisfatti da questi risultati, nel 2015 abbiamo indagato parte del comune di Arquà e parte di Grignano e Borsea. Anche in questa zona abbiamo rilevato vari siti etruschi vicino al centro commerciale della Fattoria nei dintorni della necropoli etrusca delle Balone scavata nel 1987 dal Museo di Rovigo. Inoltre, nella zona di Grignano è stato rilevato un sito con scarso materiale del Bronzo Recente vicino al sito di Campestrin ormai famoso per costituire l'unica documentazione esistente della lavorazione dell'ambra baltica.

    Per chiudere dal 2018 al 2020 abbiamo fatto ricerca di superficie nelle campagne di Cà Emo e Pettorazza sperando di documentare nuovi siti romani attribuibili alla grande centuriazione scoperta da Corrain, Peretto e Zerbinati nel 1984. Purtroppo, in questa zona sono state fatte decine di uscite senza mai rilevare un solo frammento di materiale archeologico e abbiamo concluso che questa parte di centuriazione non fosse abitata in epoca romana.

    Concludendo dal 1988 a 2020 quando poi le ricerche si sono arrestate in seguito alla pandemia da Covid 19, abbiamo studiato metodicamente 101 kmq fra Adige e Canal Bianco e 130 fra Canal Bianco e Po, segnalando 694 siti romani, 66 siti dell'età del ferro (paleoveneti ed etruschi). 5 dell'età del Bronzo e 128 rinascimentali.

    Tutti i materiali raccolti durante le ricerche si trovano presso il Museo di Villadose e nei magazzini del Museo di Rovigo. Molti di questi materiali come le monete, i frammenti di anfore, la ceramica, le fibule sono stati studiati da esperti, e i loro articoli unitamente ai resoconti delle ricerche sono disponibili nei quaderni di Archeologia del Polesine sul sito www.centuriazione.it.

    Si tratta forse della più ampia ricerca metodica di superficie mai eseguita, che ha permesso di individuare e valorizzare le più antiche tracce di insediamenti umani in Medio Polesine.

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