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Archivi: Articoli d’archivio

  • Adria Veste Liberty

    Adria Veste Liberty

    La città di Adria custodisce un patrimonio di eccezionale valore paesaggistico, storico, culturale e artistico. Le sue antiche origini si legano agli etruschi, ai ricchi scambi commerciali con i popoli attici che risalivano l’Adriatico (il mare che prese il nome da Adria, appunto) e alla Decima Regio Venetia et Istria di epoca romana.

    Rilevante fu anche un periodo, a noi molto più vicino, tra il XIX ed il XX secolo, in cui Adria divenne la città più importante e popolosa del delta del Po. Fu proprio in questo florido periodo che la città ebbe il suo massimo splendore nel contesto culturale moderno ed economico dell’epoca, guardando all’Europa della Belle Époque da un lato e alla crescita economica delle proprie aziende locali dall’altro lato. Fabbriche, artigiani, botteghe e diversi servizi alimentavano il centro adriese assieme alla crescita culturale artistica che si evidenziava nei salotti, nel teatro, nella musica e nell’arte decorativa e architettonica della città.

    Di quel ricco passato oggi è possibile cogliere ancora parte del suo splendore passeggiando nel centro storico della città. E proprio di questo ricco patrimonio si sono accorti gli studenti del Liceo Bocchi-Galilei di Adria che hanno accolto l’iniziativa dei docenti e della Dirigente Scolastica prof.ssa Silvia Polato, che nel progetto “Adria veste Liberty” hanno voluto proporre una propria lettura, a partire dallo studio dell’architettura e delle decorazioni in Stile Liberty di inizio ‘900.

    Lo “Stile Liberty” o “Stile floreale”, così definito in Italia, sulla scia del fenomeno artistico dell’Art Nouveau diffuso in tutta Europa, evidenziava i tratti distintivi dei luoghi che intendevano “distanziarsi” dall’omologazione della città industriale di fine ‘800. I suoi caratteri fondamentali erano le sinuose linee dette a coup de fouet ossia a “colpo di frusta”, elementi fitomorfi, volti femminili, mascheroni antropomorfi, fiori, assieme all’uso dei materiali: ghisa, ferro, calcestruzzo, maioliche e il litocemento per le decorazioni che venivano spesso colorate con tinte pastello.

    Il progetto si è sviluppato nell’anno scolastico 2022-23 sotto la guida del docente di Disegno e storia dell’arte con la collaborazione dei docenti di italiano, storia, filosofia ed inglese e di studiosi del territorio: l’archeologa Sandra Bedetti, il prof. Antonio Giolo, il dott. Alessandro Ceccotto, il dott. Aldo Rondina, l’artista prof.ssa Ferro Jessica, l’architetto Giovanni Battista Scarpari, il prof. Antonio Lodo. Anche il Comune di Adria e la locale Pro loco con la presidente Letizia Guerra hanno condiviso e sostenuto il progetto.

    Gli studenti si sono mossi in un contesto didattico innovativo; l’acquisizione delle conoscenze è avvenuto in modo diretto e sul campo, ossia scoprendo il territorio attraverso le informazioni degli esperti locali e “passeggiando” per la città. In effetti solo con il rilievo fotografico delle architetture, il rilievo con drone (per avere una veduta aerea) e la visione di antichi documenti d’epoca presso la Biblioteca Comunale, si è potuto raccogliere il materiale per studiarlo e indagarlo.

    Diversi studenti hanno anche riprodotto con dei disegni gli elementi decorativi presenti sulle facciate delle case adriesi in Stile Liberty. Queste opere assieme all’intero studio e ai rilievi sul campo sono stati raccolti in un bel libro che ha preso il titolo dall’omonimo progetto, una testimonianza originale che raccoglie parte della storia architettonica di inizio ‘900 della città di Adria. Il volume è stato stampato, per il Liceo, grazie al contributo di Banca Adria Colli Euganei, mentre altre copie si trovano in commercio.

    Nel testo “Adria veste Liberty” si sviluppa, parte, dell’evoluzione della città di Adria; si conoscono alcuni suoi personaggi storici, altri legati al contesto musicale, mentre la parte più corposa del volume è dedicata all’architettura Liberty.

    È interessante scoprire che le prime forme di architettura Liberty si incontrano lungo via Umberto Maddalena, un luogo (precedentemente rurale) che si trasforma con l’arrivo della ferrovia e la costruzione della sua stazione inaugurata nel 1876. Qui, sorgono i primi garage per l’autonoleggio, le ville o “villini” delle famiglie proprietarie delle prime fabbriche adriesi e gli stabilimenti grazie all’uso del calcestruzzo e alle innovative tecniche architettoniche che vedono, soprattutto nell’arte decorativa, un originale modo di costruire. Interessanti sono soprattutto le facciate di questi edifici, di cui molti, ancora oggi, ne conservano gli elementi originali.

    Un’esplosione di elementi curvilinei, flessuosi, floreali, adornano le ville di via U. Maddalena e anche altre sporadiche ville disseminate nella città. La visione di tutto ciò conduce l’osservatore in un’altra dimensione storica, lontana nel tempo, ma affascinante, tanto che in tutta Europa molti edifici sono diventati dei musei per il loro valore architettonico ed artistico.

    Avvicinare le nuove generazioni del nostro territorio a queste realtà e favorirne la riscoperta del suo patrimonio, potrebbe, forse, generare un futuro consapevole verso la valorizzazione del potenziale stesso del territorio preservandone le sue peculiarità storiche, architettoniche, artistiche ed identitarie.

  • RoRegeneration

    RoRegeneration

    Il Festival nasce dall’idea del Comune di Rovigo di stimolare cittadini e visitatori a diventare parte attiva nei processi di riqualificazione e di rigenerazione della città, cercando di attivare una diversa percezione di luoghi e spazi attraverso i linguaggi dell’arte urbana.

    L’edizione 2023 si è mossa tra esposizioni di fotografia e arte contemporanea, live painting, naturografie e installazioni che raccontano il paesaggio del territorio e le fragilità climatiche di quest’epoca, live set musicali, concerti e trekking urbani.

    Tre i percorsi espositivi adibiti in luoghi che per la prima volta hanno ospitato i visitatori con uno sguardo innovativo.

    • Nella Pescheria Nuova l’arte contemporanea è diventata scenografia per momenti performativi e di dialogo. Il progetto espositivo “Utopia” ha presentato il percorso di Carlotta Cernigliaro, rodigina emigrata nel biellese per realizzare la riqualificazione e apertura al pubblico della Dimora storica Villa Cernigliaro. Un’esposizione dei capolavori delle avanguardie storiche del 900 e dei contemporanei più significativi che hanno esposto in villa, vissuto e scambiato la loro esperienza.

    • Il Museo dei Grandi Fiumi ha ospitato “Arte, Terra, Acqua” esposizione delle opere realizzate nelle residenze artistiche di Land Art degli artisti Roberto Ghezzi e Antonio Massarutto. Ghezzi, con le sue Naturografie che documentano lo stato di salute di ambienti in tutto il mondo, si è dedicato a cogliere elementi naturalistici unici presenti nel territorio della pianura alluvionale italiana. E Massarutto, che ha raccolto elementi legnosi trasportati dal grande fiume fino alla riserva di biosfera del Delta del Po nell'anno della grande siccità, ha esposto installazioni che richiamano l'attenzione sulla capacità di percepire i cambiamenti in atto. Il materiale concreto con cui egli opera diventa così una matrice di ricerca estetica capace di mettere in sintesi reale e immaginifico, echi di storia con presagi di futuribilità.

    • La galleria fotografica a cielo aperto di Mattia Zoppellaro, “È ancora qui”, posizionata negli spazi di pubblica affissione, ha permesso di far cogliere da angolazioni diverse i caratteri della città, proponendo percorsi percorribili a piedi, in bici o in auto a chi la abita e non solo. L'artista rodigino si è trasferito per studio e lavoro a Milano e ha proposto a RoRegeneration un’esposizione di proprie foto scattate a Rovigo, con un’osservazione attenta ai dettagli.

    Si è dunque trattato di tre importanti iniziative, volte a stimolare nei cittadini l’interesse per la propria realtà urbana e suscitare il desiderio di valorizzarla e promuoverla, in un’ottica di rinnovato incontro col territorio.

  • Il Dizionario degli artisti polesani

    Il Dizionario degli artisti polesani

    Polesine terra di artisti? La domanda sorge spontanea sfogliando il “Dizionario degli artisti nati o attivi in Polesine nel XIX e XX secolo”, edito da Apogeo nella collana I tigli dell’Accademia dei Concordi, con il sostegno della Fondazione Banca del Monte.

    Curato da Paola Pizzamano, Alfredo Sigolo e Mihran Tchaprassian, il “Dizionario degli artisti” è un corposo volume di 575 pagine che, in ordine alfabetico, riporta informazioni di quasi mille personaggi, nati tra Adige e Po, che nella loro vita si sono dedicati a realizzare composizioni artistiche. Pittori innanzitutto, ma anche scultori, ceramisti, decoratori, grafici, fotografi, ebanisti ed altro, che tra Ottocento e Novecento hanno operato dando vita ad opere di pregio che li ha posti all’attenzione del pubblico. Artisti di varia caratura, alcuni che hanno raggiunto sicura fama a livello nazionale ed oltre, altri che fecero conoscere ed apprezzare il loro operato nel più circoscritto ambito della provincia o della regione. In ogni caso davvero tanti, soprattutto quelli che operarono nello scorso secolo, alcuni dei quali tuttora attivi.

    Un lavoro colossale quello di raccogliere una così cospicua messe di informazioni, dando vita ad un’opera tanto ampia e circostanziata, che suscita apprezzamenti e curiosità.

    Per saperne di più ci incontriamo con gli autori, ai quali rivolgiamo alcune domande.

    – Come è nata l’idea di raccogliere informazioni biografiche di tanti personaggi? Quanti anni ha richiesto la vostra ricerca? Quali sono stati i mezzi che vi hanno portato a recuperare tante informazioni?

    “L’idea è di Mihran Tchaprassian, con l’intento di raccogliere informazioni biografiche di artisti vissuti in Polesine per rispondere alle domande e curiosità di amici collezionisti d’arte sugli autori di alcune opere in vendita nel mercato antiquario, gallerie ed aste, come nei mercatini. L’assenza di repertori e la scarsa conoscenza sono all’origine di questa ricerca e studio, con l’obiettivo di colmare questo vuoto evidente anche nella programmazione, fino ad oggi, di iniziative culturali limitate spesso e solo ai più noti. Come studiosi si sentiva la necessità di reperire informazioni non solo sugli artisti, ma anche sugli artigiani che hanno lasciato testimonianze nel Polesine, per valorizzare la creatività in questa terra spesso scarsamente considerata. Così è iniziata, oltre dieci anni fa, la raccolta di notizie attraverso la ricerca di articoli di giornali e riviste dall’Ottocento ad oggi, documenti di archivio come i registri parrocchiali dei nati e dei morti, archivi di scuole e Accademie, anagrafi comunali, libri e opuscoli su mostre e artisti, infine attraverso internet dove sono presenti banche dati, portali e siti”.

    – Un lavoro di grande impegno dunque.

    “Va precisato che la ricerca, iniziata oltre dieci anni fa, è continuata fino a ridosso della stampa e continua ancor oggi. Infatti è stato un lavoro collettivo molto sentito e vissuto dai noi autori, fino alla bozza di stampa e ancor oggi continuiamo a censire nuovi artisti. Un particolare ringraziamento va a Pier Luigi Bagatin che ha creduto in questa iniziativa, al presidente Lazzarini della Fondazione Banca del Monte che ha finanziato la pubblicazione con l’editore Apogeo. Ricordiamo anche che questo dizionario si riallaccia in una ideale continuità agli studi sull’arte e sugli artisti in Polesine di Antonio Romagnolo già direttore della Pinacoteca Civica dei Concordi. Questo dizionario è rivolto a tutti, e abbiamo cercato di usare un linguaggio semplice, omettendo per quanto possibile terminologie da addetti ai lavori.”

    – Si tratta di artisti di varia levatura. Ci volete indicare i dieci personaggi più importanti recensiti nel vostro Dizionario?

    “È difficile fare una graduatoria senza omettere nomi o fare torto a qualcuno. Per quanto riguarda l’Ottocento e i primi del Novecento segnaliamo i meno noti ma molto importanti, come i fratelli Agujaro di Adria, Guido Viaro che trovò fortuna in Brasile e al quale a Curitiba è dedicato un museo, Giacomo Luzzati che fu litografo e fotografo, i Biasin padre e figlio, come i Boscolo zio e nipote, Amedeo Bianchi di Badia Polesine, Ciorba per gli smalti, Berzoini, Maria Camerini Scola per la scultura, Luigi Tiengo, acquerellista e designer in Canada, ma ci sono molte altre storie interessanti, anche di contemporanei”.

    – Nel vostro lavoro di “scavo”, sicuramente vi siete imbattuti in curiosità o sorprese inattese.

    “Molte le scoperte effettuate durante la ricerca. È stato interessante riuscire a individuare i dati anagrafici, come per Paride Pozzato del quale erano indicate varie date di nascita e morte. Dalla lettura delle molte biografie emerge l’incessante creatività scaturita inoltre da mostre, scuole e iniziative culturali in Polesine favorite da studiosi, galleristi ed enti culturali”.

    – Il vostro importante lavoro (come altri sviluppati in vari ambiti) sembra sfatare il pregiudizio del Polesine terra senza risorse. Avete avuto questa percezione durante il vostro lavoro?

    “Sì. La nostra ricerca per il Dizionario documenta una ricchezza inedita di personalità creative, anche nell’ambito dell’artigianato artistico, frutto di conoscenze e capacità tecniche che dalla fine del secolo XIX sono state tramandate anche attraverso importanti scuole di arti e mestieri, tra le quali si ricordano quelle di Rovigo, Polesella, Badia Polesine e Castelmassa.”

  • L’ora del mistero

    L’ora del mistero

    È giunta alla 15ª edizione la rassegna “Veneto: Spettacoli di Mistero”, promossa dalla Regione con Unpli Veneto. L’iniziativa, nata nel 2008, intende valorizzare i racconti leggendari e fantastici legati al territorio, tramandati nei secoli attraverso le generazioni.

    “Quello che viene messo in scena e rivelato nei luoghi di “Veneto: Spettacoli di Mistero” è un patrimonio immateriale dal valore incalcolabile, custodito in uno scrigno fatto di natura incontaminata e città d’arte senza eguali -sottolinea Alberto Toso Fei, Direttore Artistico della rassegna – Un patrimonio di narrazione e fascinazione che si unisce ai tesori artistici e culturali della regione, uno dei territori più significativi del nostro paese, ricco di vicende e di primati di civiltà. Imparare divertendosi, insomma, anche grazie alle Pro Loco venete, sempre pronte a trasformare in una festa collettiva l’incredibile eredità immateriale della tradizione veneta, dalle sue credenze, dalle sue figure fantastiche e dalla sua essenza più profonda”.

    L’inaugurazione si è svolta il 14 ottobre con l'evento “Veneto di Fuoco” a Piazzola sul Brenta, dove 26 artisti – giunti da tutte le province della regione – hanno presentato i racconti e le leggende tratti dalla propria tradizione locale, mediante coinvolgenti forme teatrali e performative.

    La voce del Polesine è stata affidata a Michael Miazzi e ad Evelin Crepaldi che, sulla scorta del tema scelto dal festival per il 2023, ossia il Fuoco, hanno coinvolto il pubblico con gli antichi racconti popolari legati alle temute lumaze.

    Lo spunto per la creazione della loro breve drammatizzazione è stato uno dei saggi contenuti nel libro: Etnografie intorno al Polesine a cura di Giuseppe Giacobello. Nel testo si descrive – infatti – in un’amalgama di superstizione e credenze religiose, la varietà degli atteggiamenti simbolici di cui la civiltà polesana si avvaleva per interpretare il suggestivo fenomeno dei fuochi fatui.

    La manifestazione è proseguita fino al 26 novembre con appuntamenti in diverse località del Veneto e quindi del Polesine, immergendosi nei misteri delle antiche leggende del territorio.

    Tra gli eventi in provincia di Rovigo si segnalano in particolare le iniziative realizzate sabato 11 novembre a Crespino dal titolo: Il carro di fuoco dedicata al mito di Fetonte e quella di sabato 18 novembre a Canaro: Il Campanello di fuoco, incentrata sulla figura di S. Antonio Abate. Entrambi gli eventi, creati per coinvolgere bambini e famiglie, sono stati ideati dal team di Pop Out cultura, arte e turismo con il supporto delle rispettive Pro Loco.

    Ma non è tutto, la rassegna include anche il concorso “Scatta l’ora del mistero”, che invita tutti gli appassionati di fotografia a immortalare le storie, le location sul tema dei misteri veneti e a condividerle sui canali social.

  • Tre onde in mare

    Tre onde in mare

    Ha avuto come protagonisti gli studenti dell’ ITG “A. Bernini”, dell’ITIS “Viola-Marchesini”, del Liceo “Celio-Roccati di Rovigo e del Conservatorio” F. Venezze”. l’iniziativa promossa e sostenuta da Italia Nostra, sezione di Rovigo, con il suo presidente Fabio Bellettato: “Tre onde in mare, Delta del Po” non è un titolo di fantasia ma ha un preciso significato. La dicitura “tre onde in mare” si ritrova infatti scritta negli atti notarili di vendita dei terreni di bonifica che la Serenissima metteva all’asta e che venivano acquistati principalmente dalle nobili famiglie veneziane.

    Cosa indicava? Stabiliva che l’acqua confinante con i terreni interessati e che in futuro, avrebbe lasciato posto alla terra, rientrava nella proprietà indicata nell’atto. Acqua che diventa terra, ma anche terra che diventa acqua in un continuo mutare del paesaggio che racconta il fascino del Delta e la sua storia.

    “Come Italia Nostra – osserva il presidente Fabio Bellettato – abbiamo cercato di offrire agli studenti l’opportunità di conoscere il delta del Po attraverso un approccio multidisciplinare. Si è così permesso ai partecipanti di avvicinarsi a questo ambiente, unico come ecosistema e biodiversità, di conoscerlo e raccontarlo mettendo in campo le loro specifiche conoscenze e competenze oltre alla loro creatività.”

    Il delta moderno, turistico e letterario raccontato dagli studenti

    La classe 4 dell’ITG “ A.Bernini” guidata dal prof. Claudio Pigato, ha realizzato delle mappe idrografiche dinamiche che spiegano in modo chiaro e sintetico come si è formato il delta moderno. L’animazione delle planimetrie facilita la comprensione di due eventi significativi, che hanno contribuito alla formazione del delta attuale: la rotta di Ficarolo del 1150 e il taglio di Porto Viro eseguito dalla Serenissima nel 1600. Uno storytelling grafico in movimento che, grazie alla competenza tecnica e alla creatività degli studenti, aumenta il coinvolgimento e l’interesse di chi l’osserva.

    La classe 5 dell’ITIS “Viola-Marchesini” guidata dalla prof.ssa Micol Andreasi ha realizzato un breve spot di promozione territoriale, allestendo un piccolo set cinematografico, curandone sceneggiatura, scenografia, costumi, traccia audio e montaggio finale. Ne è scaturito un racconto molto divertente ed ironico su alcune peculiarità dell’ambiente deltizio.

    Il gruppo del Liceo Celio Roccati, ha messo a frutto le lezioni della tutor prof.ssa Odette Sette, dedicate alla figura di G.A. Cibotto, giornalista, scrittore, direttore e critico teatrale , grazie al quale il delta del Po è diventato un luogo letterario. Gli studenti hanno selezionato alcuni scritti dell’intellettuale rodigino dedicati al delta e da questa ricerca su G.A. Cibotto è nata l’idea di realizzare un cortometraggio che racconta il legame “sentimentale” dello scrittore con il delta.

    Il Delta raccontato dagli esperti nei laboratori didattici multidisciplinari

    Per offrire a tutti gli studenti l’opportunità di arricchire il proprio bagaglio culturale e personale, Italia Nostra ha organizzato due laboratori didattici nei quali si sono affiancate alle materie tradizionali discipline e temi estranei al percorso scolastico, quali ad esempio: botanica, ornitologia, musica associata alle immagini, paesaggio sonoro, video editing e storia del cinema. Il racconto di ognuno degli esperti intervenuti ha svelato e messo a fuoco, come una lente d’ingrandimento, particolari e peculiarità dell’ambiente del delta, affascinando i partecipanti e invogliandoli ad approfondirne la conoscenza.

    Eddi Boschetti esperto del WWF, ha sottolineato come ogni elemento, anche il più microscopico organismo, all’interno di questo ambiente, così complesso quanto unico, sia indispensabile per mantenere l’equilibrio di tutto l’ecosistema e della sua biodiversità e come l’uomo ne debba essere consapevole per salvaguardarlo.

    Danilo Trombin, faunista e guida naturalistica, ha presentato il suo libro “Viaggio nel delta del Po, guida sentimentale all’ultima frontiera”, e descritto anche i viaggi straordinari di alcune specie di uccelli acquatici che nel delta hanno trovato il loro habitat ideale. Il delta ospita 381 specie diverse di uccelli, alcuni di questi formano colonie tra le più numerose d’Europa.

    Andrea Tincani esperto di storia del cinema ha parlato di tre capolavori a livello mondiale che sono stati girati nel paesaggio del Po e del suo delta e che hanno segnato la nascita del cosiddetto cinema moderno: Ossessione di Visconti, Paisà di Rossellini e Gente del Po di Antonioni. Nel passaggio dal cinema neorealista al cinema moderno tanti sono i volti del paesaggio, primordiale, carnale, tragico, esistenziale, un paesaggio non più semplice sfondo di un racconto, ma che assume un ruolo importante nella narrazione filmica.

    Alberto Gambato, regista rodigino ha mostrato alcuni video di promozione territoriale e spiegato come affrontare lo storytelling fuori da schemi canonici e omologati. Alberto ha suggerito di osservare elementi poco conosciuti, di andare alla scoperta di luoghi nascosti, di storie dimenticate, ma che possono rappresentare in modo originale e del tutto personale l’ambiente che si vuole raccontare,

    Claudio Pigato ha spiegato il fenomeno della subsidenza e quali danni, purtroppo, ha causato in passato. Il confronto tra le fotografie del passato e quelle attuali hanno testimoniato gli effetti devastanti dell’estrazione del metano. Di fronte al quadro dettagliato e scientifico che ha descritto tutti ci siamo posti la domanda sul futuro del Delta.

    Luca Marchetti, insegnante dell’Istituto “Viola-Marchesini”si è occupato del tema della bonifica con una lezione che si è tenuta all’interno del Museo di Cà Vendramin, supportata da una visita guidata alla sala macchine e alla galleria fotografica dove fotografie d’epoca descrivono la storia di questa importante ed innovativa costruzione industriale del 1900.

    Francesco Pellegrin, insegnante del corso di musica applicata alle immagini del Conservatorio di Musica “F. Venezze”, ha introdotto gli studenti nel backstage di un grande studio americano cinematografico, dove si creano i suoni che vengono utilizzati nei film. Si è scoperto come tanti suoni che ascoltiamo e associamo alle immagini che vediamo vengono invece prodotti con i materiali più disparati e impensabili, come ad es. il tipico rumore degli scarponi sulla neve, creato dai tecnici in studio, camminando su un sacco di yuta pieno di mais. La nuova tecnologia ha profondamente cambiato la tradizionale figura del compositore di musica nel campo del cinema e non solo offrendo nuove opportunità lavorative.

    Marco Andreotti allievo del conservatorio, 5° anno del corso di musica applicata alle immagini, ha condiviso con gli studenti l’esperienza fatta con il progetto sperimentale Delta Sound Library avviato da pochi anni. Marco ha fatto parte del gruppo di ricerca che si è recato nel delta e per un intera settimana ha raccolto i suoni dell’ambiente naturale e antropico. Ricordiamoci che il paesaggio sonoro è parte del patrimonio culturale di un territorio, ne rappresenta la sua peculiarità e identità ed è quindi importante conoscerlo per poterlo tutelare.

    Il Delta come esperienza diretta

    Durante i due giorni di permanenza nel delta, 23 e 24 settembre 2022, gli studenti, con escursioni a piedi e in bicicletta, hanno potuto osservare direttamente sul posto le peculiarità e i cambiamenti del territorio deltizio descritti nei laboratori. Dall’ostello di Gorino Sullam, in bicicletta, i partecipanti, accompagnati dalla guida naturalistica Isabella Finotti, hanno attraversato il ponte di barche di S. Giulia, costeggiato la Sacca degli Scardovari fino all’oasi di Cà Mello mentre a piedi, lungo l’argine golenale di Cà Cornera, sono arrivati al ramo del Po di Venezia. Queste golene, oggi oasi di tante specie di uccelli acquatici, negli anni 50 erano campi coltivati e al contrario le grandi distese di campi osservate per arrivare alla Sacca degli Scardovari, prima dell’intervento di bonifica, erano laguna.

    Il Museo della Bonifica di Cà Vendramin ha accolto i partecipanti per una lezione sulla bonifica e una visita guidata all’impianto industriale. Nelle attività all’aperto gli studenti, con la guida del prof. Claudio Pigato , hanno utilizzato un drone, le cui immagini, veramente suggestive ed affascinanti sono state inserite nei due filmati brevi: Bassa marea e tre onde in mare delta del po diario di viaggio

    Il Delta da ascoltare

    Scoprire luoghi, incontrare persone, ascoltare e conoscere storie. Con questo obiettivo Italia Nostra ha pensato di promuovere una serie di interviste, realizzate dagli studenti, con l’aiuto dei loro insegnanti e di esperti.

    Non solo un viaggio conoscitivo nella natura e nella storia del Delta ma anche un confronto con persone e le loro esperienze legate al territorio. L’incontro-intervista con Giampaolo Gasparetto, presidente dell’associazione culturale “Dove il Po si fa cultura” di Cà Cornera, ha avvicinato i partecipanti alla figura di G.A. Cibotto, con il quale Gasparetto ha condiviso tante iniziative culturali per promuovere artisti e scrittori legati a questi luoghi.

    Nicola Gasparetto, direttore della biblioteca “G. Baccari” di Lendinara ha fornito al gruppo di lavoro ulteriori informazioni. È proprio nella Lendinara del secondo dopoguerra che Cibotto, giovane redattore della “Fiera letteraria”, incontrò importanti intellettuali ed artisti del primo novecento che gravitavano attorno al critico d’arte Giuseppe Marchiori.

    Alessandra Battizzocco, nipote di Cibotto, rispondendo alle domande degli studenti ha ripercorso il periodo della sua infanzia in occasione degli incontri con lo zio, descrivendolo come persona dal carattere prettamente schivo e solitario, spesso incline alla malinconia.

    Infine Antonio Dimmer Manzolli, ex sindaco di Papozze e appassionato conoscitore della storia del Polesine, intervistato da Giorgio Fraccon, ha ricordato il drammatico periodo dell’alluvione, ma al tempo stesso ha esortato a guardare il futuro con fiducia. Questa intervista assume un duplice valore di testimonianza sia della figura di Cibotto che dello stesso Manzolli, purtroppo scomparso pochi giorni dopo l’incontro.

    La collaborazione del Conservatorio di musica “Francesco Venezze” di Rovigo

    L’adesione del Conservatorio al progetto educativo è stata resa possibile grazie alla piena condivisione degli obiettivi e dei contenuti da parte dell’ex presidente Fiorenzo Scaranello e dell’attuale presidente Maria Grazia Faganello e all’importante contributo del direttore artistico Vincenzo Soravia.

    Due allievi del Conservatorio Elia Girotto e Giovanni Cavazza , con la supervisione del maestro Marco Biscarini, hanno realizzato la colonna sonora che accompagna le immagini del filmato breve “Bassa Marea” mentre Marco Andreotti ne ha curato la traccia sonora.

    www.treondeinmare.org

    Il lavoro prodotto dagli studenti del progetto educativo è stato utilizzato per realizzare due cortometraggi: “Bassa Marea” a cura di Giorgio Fraccon e “Tre onde in mare, delta del Po, diario di viaggio” a cura di Fiorenza Ronsisvalle e Nicola Passarotto. Nel sito www.treondeinmare.org curato dal prof. Luca Marchetti, è possibile vedere ed ascoltare integralmente le lezioni tenute dai relatori nei laboratori didattici e le interviste realizzate, le varie attività svolte dagli studenti e i due cortometraggi.

    *Fiorenza Ronsisvalle, responsabile progetto educativo per Italia Nostra in collaborazione con Luisa Tibaldo e Donata Fischetti.

  • Tina Modotti, l’opera

    Tina Modotti, l’opera

    Dal 22 settembre 2023 al 28 gennaio 2024 Palazzo Roverella ha aperto le porte alla mostra “Tina Modotti. L’opera”, curata da Riccardo Costantini con la collaborazione di Gianni Pignat e Piero Colussi, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e che si è avvalsa del contributo di Cinemazero. La mostra allestita a palazzo Roverella permette pertanto di comprenderne appieno l’intensa opera della Modotti che la configura come una delle più interessanti protagoniste femminili del panorama fotografico del XX secolo.

    Si tratta dell’esposizione più ampia che sia mai stata dedicata alla figura di Tina Modotti che presenta circa la metà delle cinquecento foto a lei attribuite in vita, alcuni scatti di altri celeberrimi nomi della fotografia internazionale, documentazioni video e audio, oggetti e riviste costituiscono un corpus di oltre trecento pezzi.

    Nata a Udine nel 1886 da una famiglia operaia, Assunta Adelaide Luigia Modotti, detta Tina, emigra nel 1913 a San Francisco, dove di giorno lavora come sarta e nel tempo libero recita in spettacoli teatrali. Nota per la sua bellezza, esordisce poi come modella e attrice cinematografica, calcando la scena di Hollywood a partire dal 1920.

    Giunta in Messico nel 1923 con il compagno americano Edward Weston, che la introdurrà alla fotografia, Tina sperimenta l’uso della Graflex, immortalando nature morte e architetture nei primi esercizi fotografici per dedicarsi poi al racconto della vita quotidiana e lavorativa dei ceti umili, contadini e operai, con i quali si identifica.

    Tre sono gli episodi particolarmente significativi dei sei anni vissuti in terra messicana:

    • il progetto firmato Weston-Modotti per la pubblicazione di foto a corredo del libro Idols behind altars di Anita Brenner, esperienza che le permetterà di conoscere da vicino gli usi e i costumi del Messico più profondo.

    • il viaggio in solitaria effettuato nell’estate del 1929 alla scoperta della società matriarcale del Tehuantepec

    • l’unica grande personale da lei organizzata a Città del Messico nel dicembre dello stesso anno, la cui attenta ricostruzione costituisce il nucleo centrale dell’esposizione rodigina, con la presentazione di oltre quaranta foto delle sessanta all’epoca esibite, che si configurano come una vera e propria summa dell’attività modottiana.

    Dai suoi scatti in bianco e nero emerge la figura di una donna colta, capace di intessere una fitta rete di relazioni con personalità di spicco della compagine intellettuale, artistica e politica del periodo – i muralisti Diego Rivera e Jean Charlot, l’attrice Dolores Del Rio, lo scrittore John Dos Passos per citare alcuni esempi – ma anche attiva all’interno del Soccorso Rosso Internazionale, a sostegno dei più deboli, che viaggia nella fase finale della sua vita in Germania, Russia e Spagna per poi trovare la morte a Città del Messico, colpita da un arresto cardiaco nel gennaio del 1942.

    Un’opera breve ma intensa, quella di Tina Modotti, che la mostra di Palazzo Roverella intende celebrare nel centenario della nascita della sua attività di fotografa.

  • Lendinara – New York

    Lendinara – New York

    Lendinara-New York: un filo rosso unisce da qualche tempo queste due comunità, grazie ad una iniziativa culturale nata nel nome dell’illustre Adolfo Rossi (1857-1921).

    Due sono stati i viaggi che hanno visto il dott. Nicola Gasparetto, direttore della Biblioteca di Lendinara, approdare a New York: il primo in base ad un elaborato progetto di ricerca nato a Lendinara, il secondo per la chiamata di un’istituzione culturale newyorkese.

    Per saperne di più incontriamo il direttore della biblioteca.

    – Dott. Gasparetto ci vuole raccontare il progetto che ha portato lei con alcuni suoi collaboratori per la prima volta a New York?

    “Tra l’autunno del 2022 e l’estate dell’anno successivo, la Cittadella della Cultura di Lendinara ha concluso un fondamentale progetto internazionale di ricerca e valorizzazione storica sulla figura di Adolfo Rossi, giornalista e diplomatico di Lendinara, la cui vita e carriera si sono distinte fra Ottocento e Novecento. L’occasione per avviare questi nuovi studi è stata la presentazione di alcuni documenti dell’archivio storico comunale, nel centenario della morte di Rossi avvenuta a Buenos Aires nel 1921.”

    Gli interessanti scenari aperti dall’esposizione documentale hanno permesso un allargamento del progetto oltreoceano, rivolgendosi alla valorizzazione dei due scritti che segnarono la sua affermazione come saggista: “Un italiano in America” e “Nel paese dei dollari”. Si tratta di testi dal sapore autobiografico in grado di raccontare gli Stati Uniti come in un efficace affresco storico e sociale, che ebbero rilevante diffusione in Italia a partire dal 1892.”

    – In che modo è proseguita la ricerca in America?

    “Per ricostruire il quadro complessivo del contesto culturale in cui si è inserito Adolfo Rossi l’aspetto editoriale non era sufficiente. Per questo, nel corso di ben due viaggi nella metropoli nordamericana (il primo dedicato alle ricerche, il secondo per un incarico espositivo) abbiamo deciso di allargare i contatti e le ricerche alle istituzioni che hanno attinenza con il tema dell'emigrazione italiana e con lo scambio culturale tra Italia e Stati Uniti.

    Tale confronto ha mirato non solo all'acquisizione di stimolanti contributi, ma anche alla divulgazione di un ritratto efficace del lendinarese. Ad emergere è stata l’importanza del contributo che Adolfo Rossi ha apportato al contesto in cui operò, prima come osservatore della carta stampata, e due decenni dopo nella nuova veste di Ispettore per il Commissariato Generale dell'Emigrazione italiana. In questo modo, si è potuto chiarire anche l’ultimo e decisivo capitolo della sua vita, quello che lo ha portato alla carriera consolare, non casualmente di nuovo in terra nordamericana.”

    – Qual è stata la collaborazione più significativa avuta a New York?

    “Tra le collaborazioni che hanno concorso ad approfondire questa ambiziosa ricerca mi piace ricordare in particolare quella con l'Istituto Italiano di Cultura di New York. Durante il colloquio con il direttore – il professor Fabio Finotti – abbiamo toccato i temi della grande migrazione italiana di fine Ottocento. Dall'incontro è emersa una prospettiva di innegabile impegno e responsabilità che costituisce l'esito più sorprendente del progetto, insieme al concreto interesse suscitato dalla figura di Adolfo Rossi. Il direttore ci ha infatti invitato a collaborare nella cura dell'allestimento di una mostra sul tema dell'immigrazione dal titolo "Orgoglio e Memoria", che si è tenuta nelle sale espositive dell'istituto nel corso dell'estate.”

    – Come si è concluso il progetto e qual è il suo lascito?

    “Coronamento conclusivo del progetto è stata la digitalizzazione della prima stesura del romanzo autobiografico di Rossi e la mappatura di oltre duecento suoi articoli, a cura dalla Public Library. Infine, anche la creazione di un video documentario prodotto da Bieffe Promotion ha contribuito a irrobustire l’opera di divulgazione del suo ruolo nella storia dell’emigrazione italiana così come il suo riconoscimento ideale verso i personaggi che avevano scritto le pagine del risorgimento italiano, non ultimo il suo concittadino Alberto Mario. Da sottolineare che le ricerche e i contatti acquisiti ci stanno permettendo di porre le basi per una rinnovata sezione espositiva riservata a Rossi presso il museo lendinarese dedicato al Risorgimento e contestualmente per un sondaggio documentario presso l’archivio del Ministero degli Esteri alla Farnesina”

  • Laura Rossi e ADA

    Laura Rossi e ADA

    Da qualche tempo, sulla facciata di uno degli edifici storici di Piazza Vittorio Emanuele, Palazzo Bosi, campeggia un maxi quadro che attira immediatamente l’attenzione suscitando curiosità: Cosa rappresenta? Chi l’ha fatto installare? È forse un grande manifesto pubblicitario? Oppure un’opera d’arte dalle dimensioni inconsuete?

    Quello che è facile notare è la presenza in primo piano di una ragazza raffigurata di spalle, la quale sta iniziando a realizzare un dipinto su una tela bianca. Per il resto non pochi interrogativi e varie ipotesi.

    Per sciogliere l’enigma ci incontriamo con la dott.ssa Laura Rossi, presidente di ADA, Amici Dell’Accademia, ovvero l’associazione che ha commissionato l’originale installazione.

    – Dott.ssa Laura Rossi, tutti ne parlano. Per non sbagliare nei dettagli (e non solo) chiediamo a lei di illustrarci l’opera.

    “In occasione dei lavori di ristrutturazione dei palazzi della cultura rodigina, ci attraeva l’idea di lasciare una traccia “artistica” invece del solito telo bianco di copertura. L’occasione si è presentata collaborando con Wallabe Urban Art che è specializzata in soluzioni artistiche accattivanti e coinvolgenti adattandole ai muri della città. Così è stato contattato un giovane artista, ma non per questo meno noto, Giovanni Esposito (classe 1992), in arte Giò Quasirosso, coinvolgendolo sul tema dell’Intelligenza artificiale in modo non superficiale o scontato.

    Il tema e l’illustrazione sono rivolti alla città e ai cittadini; al rapporto tra umano e tecnologia, alla ricerca dell’identità e della creazione artistica, ma senza essere troppo invadente. Perciò l’uso di toni di colore non troppo forti e di un segno elegante ci ha convinti che eravamo sulla strada giusta. Il riferimento dell’illustratore è sicuramente l’intervento di Norman Rockwell, il più grande illustratore americano dello scorso secolo, e GiòQuasirosso ci offre un lavoro molto omogeneo, dinamico e accattivante.

    Passando per la piazza principale, così, si può osservare l’opera, ma anche molti cittadini con il naso all’insù, inaugurando una nuova relazione tra pubblico e opera, tra persone e palazzo. In aggiunta abbiamo organizzato un talk il 18 novembre 2023 (Cinema Teatro Duomo, dalle 11 alle 12.30) attorno all’opera dal titolo: WHO AM AI? AI: artificial intelligence. Evento che ha ospitato oltre all’artista, anche l’avvocato Alessia Panella che ci ha offerto considerazioni sul diritto d’autore ed il giornalista specializzato in arte e Web Giacomo Nicolella Maschietti (il tutto moderato da Micol Andreasi).

    – Un’opera significativa, dunque, come del resto si era intuito cogliendo la maestria del grafico che l’ha realizzata. È vero che verranno prodotte delle stampe dalle dimensioni ridotte, con tiratura limitata a memoria dell’evento e sostegno dell’iniziativa? È stato dato un titolo all’opera?

    “Noi siamo un’associazione di volontari ed uno tra i nostri impegni è quello di raccolta fondi per sostenere tali iniziative; in questa occasione abbiamo pensato che offrire copie numerate e firmate dall’artista, sarebbe stato un’ottima proposta per chi desidera ricordare questo evento in modo singolare. Per ciò è possibile effettuare una donazione liberale ad Ada e per avere informazioni (le copie in formato A3 maxi sono circa una quarantina) è sufficiente scrivere a info@amiciaccademia-rovigo.org

    Il titolo dell’opera è WHO AM AI?

    – ADA è nata qualche anno fa a sostegno dell’Accademia dei Concordi. Alcune iniziative hanno lasciato un segno promettente e le adesioni all’associazione in breve si sono moltiplicate…

    “Il primo grande progetto di Ada è stato il restauro del piano nobile di Palazzo Nagliati, in pieno centro città, che offre uno spazio interno (ca 31 posti) per studenti praticamente dalle ore 9 di mattina alle ore 22 tramite un accesso controllato e completamente automatizzato. Tale percorso, iniziato col primo direttivo, ci ha dato la possibilità di aumentare le iscrizioni facendo di questo progetto e della volontà di aprirsi alla città, una direzione vincente. Abbiamo divulgato cultura artistica, organizzando sessioni di approfondimento sulle opere della Pinacoteca dei Concordi, incontri di musica e semplici scambi di idee e opportunità. Consiglio a tutti di andare a visitare il Giardino di Palazzo Nagliati, proprio affacciato sulla Biblioteca dei Ragazzi dell’Accademia, spazio ottimizzato grazie alle donazioni di soci (così come l’automazione). Per fare tutto ciò la presenza dei Soci è stata fondamentale, così come l’unità del Direttivo. Essendo tutti volontari, la sfida è sempre aperta.”

    – Ci vuole parlare di qualche altra iniziativa?

    “Accanto a quello già illustrato, vorrei specificare che l’idea di divulgare cultura artistica si è completata con gli incontri per i ragazzi più giovani, nel mese di settembre, proprio al Giardino Nagliati. Sono stati momenti entusiasmanti per tutti noi e la gioia dei bimbi è stata contagiosa! Ognuno di loro si è portato a casa un lavoretto sulle opere dell’Accademia e per noi è stato un gran risultato. Stesso orgoglio quando abbiamo presentato l’arredo del Giardino ai Soci; momento gioioso accompagnato dalla musica e dal servizio di Osteria della Gioia. Tutto ciò, sempre in collaborazione con le direttive del Presidente dell’Accademia dei Concordi; i confronti con l’Accademia sono continui. I progetti futuri saranno sicuramente diretti verso i giovani, ai quali è rivolto anche l’ultimo progetto dell’illustratore e del talk.

    Tuttavia, ci piace riservare una sorpresa per fine estate 2024 di cui stiamo improntando l’organizzazione. Sinceramente, questo è un direttivo dinamico, ma consapevole che senza il sostegno dei soci e dei cittadini, in generale, qualsiasi idea sarebbe superflua”.

  • Sette croste

    Sette croste

    PRIMA CROSTA, PRINCIPIO.

    L’origine crea una memoria Indissolubile Fra uomo e grano, costretti a scambiare ambizione per riproduzione sotto un amido infuocato. La nave salpa, mentre noi ci affidiamo alla Croce e alla capacità di ricordare come si fa il pane non è altro che la nostra prima casa.

    SECONDA CROSTA, RADICI.

    Sentirle invisibili, sono forza e vibrazione. Scivolano silenziose nel derma permettendo di collegare quel che vorrai e ciò che hai. Linfa vitale del panificio, nato da quel che si aveva, ha affinato la mano dei panettieri con l’arte di creare forme; goliardiche, falliche, giocose, biscottate, viaggiatrici. La terra è lontana, le radici meno. La pasta dura è per sempre.

    TERZA CROSTA, IL NERO.

    Ogni guerra impone sacrificio Il despota oratore povertà. Nulla rimane in superficie, ma tutto cade aumentando il volume del dissenso. La nave lacera l’oblio. La ciurma taglia il pane rievocando le lame della fame.

    QUARTA CROSTA, IL BIANCO.

    La mente illumina un sonno inarrivabile, immagina sobborghi da trasformare in ritrovi fragranti. Ma non sa che l’alchimista del nuovo mondo muta la ruggine a peso d’oro, e fa pagare il prezzo della solitudine più caro della compagnia.

    QUINTA CROSTA, HYDRO.

    Sedotta dal prurito della spudoratezza, ora guarda schifata il dito umido. Fluidi che proviamo a infilare in buchi vuoti, vantando la maestria del nulla. Il talco copre una pelle arida, mentre l’ego si sgretola allo specchio.

    SESTA CROSTA, GRASSO.

    Quanto grande dovrà essere un grissino? All’orizzonte grattacieli con giovani radici sfidano Babele per la luna, e nutrono chi li abita con grassi magri. Ma il grasso grasso rende magri i complessi, mentre il grasso magro ingrassa, e slega la vita dal colpo di scena.

    SETTIMA CROSTA, DOLCE.

    Non mi aspettavo delle strade completamente vuote piene di persone senza fame che boccheggiano ma menù soffici a buon prezzo. Un Valore è tale solo quando muore, diventando narrativa per vecchi giudici che respingono le nostre obiezioni su diete contemporanee. Non si sfama chi non ha fame. Dovrò nutrirli con uno scopo diverso dal mio. Contro natura.

  • Carezze di Luna

    Carezze di Luna

    OCCHI AL CIELO

    Con le mani vuote a guardare il cielo. Respiro lento e un momento di pace. Suole bucate di incertezze compagne di una vita di assenze. Lo sguardo acceso di entusiasmo il cuore infranto dall’ombra di mille addii. Il tempo che passa leviga i ricordi li fa svanire e colma i vuoti di altri mille sguardi. Scivola tutto tra le dita attimi di noia euforie sopite presagi di quiete… Sono fredde queste mani stanche di aspettare…

    UN BATTER D’ALI

    In balìa del vento del destino viviamo attimi di eternità. Lasciamoci cadere come foglia per rinascere sfregiati dal tempo con nuove sembianze a primavera. Tutto cambia nulla finisce. Siamo un’infinita trasformazione ingranaggio nella ruota del tempo. Ticchettino leggero come un batter d’ali tra terra e cielo.

    …E SBOCCIA UN FIORE

    All’improvviso sboccia un fiore inaspettato incanto di luce nell’incandescente afoso delirio d’estate. Scherzo giocondo della natura si dondola leggiadro sull’esile stelo e ammicca sognante senza spegnersi mai sotto raggi infuocati e umidi aliti di gioiosa incredulità. È l’esempio che la vita sempre trionfa e ti fa sciogliere in un commovente sorriso anche quando l’anima perduta nel buio labirinto di nonsensi e battaglie inutili preferirebbe lasciarsi andare al freddo e solitario divenire di una lacrima.

    UNA PAROLA

    Una parola detta così per abitudine e senza energia figlia di un passato di tristezza e di un presente di paura. Una parola che non riesce a scalfire il mio vuoto quell’amaro sapore dell’assenza quell’ombra che mi accompagna e mi abbraccia facendomi sentire insicura instabile. Manca un sorriso sfacciatamente gridato in faccia alla realtà. Manca una mano calda ad accarezzare e mie debolezze capace di trasformare l’angoscia infondata dell’oggi in nuove alchimie di pensieri leggeri. Una parola è una scatola vuota e delude l’aspetto ammiccante di fiocchi colorati d’illusione quando la apri e scopri che dentro c’è il vuoto ad aspettare il tuo domani

    FERITE

    Quando guariscono fanno più male segni indelebili di ciò che non sei più. La traccia di momenti sbagliati che annientano la speranza di un rinnovato futuro. Disegnano a geografia di un’anima in pena mascherata dal dondolio di un tentennante sorriso. Compagne certe dell’unico viaggio tracciano il confine tra il passato e un nuovo respiro che resta incerto e immobile davanti al domani

    NOSTALGIA

    Immensa nostalgia travestita d’assenza ladra di pensieri felici chimera costante della mia quotidianità. Troppo tardi per cambiare. Troppo presto per arrendersi. Tempo uggioso. Piove solitudine. Si raffredda l’entusiasmo e io come foglia d’autunno dondolo stanca e cado giù.

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