Domenica 6 aprile 1873, a Rovigo, nella sala del Teatro Zammatteo si apriva una importante esposizione organizzata dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso, di cui era presidente il conte e filantropo Domenico Angeli. Fu la prima manifestazione di tal genere nel Polesine post-unitario, che suscitò sicuro interesse e ampi consensi.
Innanzitutto una nota sul teatro Zammatteo, realizzato dal mio trisnonno Antonio (1814-1892) e da suo fratello Michele (1816-1870): di quest’ultimo ho cercato di rinverdire la memoria nel n. 64 di questa rivista (pag. 67 e successive), mettendo in luce soprattutto la sua apprezzata attività di pittore.
I fratelli, di nascita bellunese ma cresciuti in Polesine, amavano molto Rovigo. Avevano partecipato attivamente al Risorgimento e, dopo la terza guerra di Indipendenza che portò il Veneto a far parte dell’Italia unita, erano certamente orgogliosi di contribuire alla crescita del capoluogo del Polesine. Cosicché realizzarono il teatro ubicato nella casa paterna in via Borghetto (oggi via Manzoni), dove (contestualmente alla demolizione dell’Oratorio di San Rocco, su cui i due avevano operato un restauro nel 1855) sul finire degli anni 1930 sorse con forme funzionaliste il cinema Littorio, poi Odeon.
Non sono in grado di dire fino a quando il teatro Zammatteo restò attivo, certamente nei primi anni del 1900 fu acquistato dall’avvocato rodigino, Giacomo Levi, che lo intitolò al figlio Dante. Ma è interessante venire a conoscenza del ruolo significativo svolto fin dalla sua apertura, nel 1866. Infatti ospitò non solo spettacoli teatrali e una scuola musicale, ma fu anche la prima sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso, a cui si deve, appunto, la esposizione di prodotti eccellenti realizzati nel territorio, allestita nella primavera di 150 anni fa.
Della mostra campionaria rodigina riferisce dettagliatamente un articolo apparso a puntate su “La Voce del Polesine”¹ a partire dal 12 aprile 1873, con il titolo “Un giro nella sala del Teatro Zammatteo”.
Grazie alla perizia dell’ignoto cronista, emerge chiaramente lo spirito che animava la città dopo l’unificazione. Innanzitutto trapela una grande voglia di emancipazione e di progresso, nonché lo spirito fortemente laico tipico dell’epoca, improntato alla concretezza del fare, praticando “la religione del lavoro e del dovere” in antitesi ad altri santuari ove si santifica l’inerzia e si considera l’ozio e l’imprevidenza come tipi di perfezione”.
Testimone d’eccezione di quel clima effervescente, e partecipe all’esposizione, fu Giovanni Biasin, il pittore della joie de vivre, il quale ormai abitava stabilmente a Rovigo ed era già famoso: assieme al figlio Vittorio poi sarebbe stato molto attivo negli eventi che avrebbero condotto alla fine del secolo.
Ma nel racconto della mostra non c’è solo la Belle Époque. A un livello di lettura più profondo si coglie un forte spirito di coesione sociale; grazie all’esposizione, è la comunità che si mette alla prova. Ad esempio, dove si trovano esponenti delle famiglie Ancona e Ravenna, sullo sfondo c’era ancora la ventata di novità del primo periodo napoleonico con il suo impulso verso lo sviluppo dell’industria locale.
Allora si era affermata definitivamente quella partecipazione alla vita pubblica della comunità ebraica locale, che nel 1866, dopo la Terza guerra di Indipendenza e l’inclusione del Veneto nel nuovo stato unitario, venne chiaramente confermata.
Già nel 1848 Gerolamo Modena era stato eletto presidente della Camera di Commercio; ora Ferdinando Ancona e altri due israeliti, Moisè Ravenna e Giuseppe Bianchini, sedevano nel consiglio comunale, che si componeva di trenta membri.
Rievocare quel “giro nel teatro” di 150 fa è qualcosa di più di un semplice ricordo o di una curiosità. Ecco dunque il testo integrale:
Rovigo, 12 aprile 1873
Un giro nella sala del teatro Zammatteo –
L’uomo che basta a se stesso col proprio lavoro è per me la persona più rispettabile della società e le boriose nullità che sprecano il patrimonio avito nell’ozio e nell’indolenza, considerai sempre come gli esseri più ridevoli di questo mondo. La religione del lavoro, emanazione della religione del dovere, è l’unico credo a cui abbasso la cervice, perché sul libero lavoro dell’individuo si fonde l’esistenza e la prosperità dell’intera società umana.
Codesti sentimenti mi si risvegliano più vivi ogni qual volta pongo il piede in quei santuari moderni dove si fa mostra dei progressi e dell’abilità dei lavoranti, da porsi a riscontro ad altri santuari ove si santifica l’inerzia e si considera l’ozio e l’imprevidenza come tipi di perfezione.
Senonché facciamo tregua col filosofeggiare che mi porterebbe chissà dove e poniamo piede nella sala dell’esposizione.
L’occhio resta subito soddisfatto. La disposizione degli oggetti, la scelta dei colori, l’ordine perfetto dell’insieme e delle singole parti, rivelano la mano maestra ed in fatti ci si sussurra all’orecchio che l’incarico fu deferito al professore Andrea Provini.
Appena entrati, troviamo a destra oggetti di conciapelli e saggi di tintura di pelli, esposti dal signor Turazzini Angelo. Risalta specialmente all’occhio una pelle nera che si distingue per morbidezza e veli tinti in giallo che farebbero credere alla favola di Giasone, tanto è vivace il color giallo d’oro. Il signor Turazzini Angelo è direttore della concia di pelli del signor Ravenna Mandolino e a giudicare dagli oggetti esposti mostra di possedere scienza e passione per l’arte che professa. Con un simile direttore e coi capitali di cui può disporre il sig. Ravenna si possono fare grandi cose e si potrebbe dare alla fabbrica uno sviluppo da gareggiare non soltanto coll’industria nazionale, ma tener fronte ben anco all’estera. Il signor Turazzini fu premiato con medaglia d’argento.
Come punto di demarcazione fra le pelli del Turazzini e gli oggetti di tintoria esposti dal signor Merescotti Giuseppe, sta un album di stampe del signor Giuriati Gaetano.
Abbiamo sfogliato quell’album e oltre a pregievolissimi lavori di impressione, abbiamo rimarcato la riproduzione al naturale di foglie e fiori.
A primo aspetto sembra di aver innanzi un saggio di stampa naturale, ma non è così, perché il processo seguito dal signor Giuriati, come si rileva dalla nota che accompagna il suo lavoro, non è quello dell’Auer di Vienna, e non è neppure una modificazione di tale processo, ma è una invenzione del Giuriati.
Vi sono pure dei saggi di applicazione dei processi di fotografia alla litografia, abbastanza ben riusciti.
Si vede però che sono saggi soltanto, che hanno bisogno di esser perfezionati.
Auguriamo al signor Giuriati un mecenate, che lo ponga nella condizione di rinnovare i suoi esperimenti sopra scala più vasta. Fu premiato colla medaglia di bronzo. (Continua)
Un giro nella sala del Teatro Zammatteo (Continuazione)
Dopo l'Album del signor Giuriati Gaetano ci si presenta agli occhi un cumulo di cotoni, di sete, di campioni variamente tinti. Sono i lavori in tintoria del signor Alarescotti Giuseppe. Meritano speciale attenzione i cotoni tinti in moltissime gradazioni di vari colori come pure alcuni capioni tinti e ritinti a due colori, nei quali la trama è di lana e l'ordito di cotone, fu premiato colla medaglia di bronzo.
Anche il signor Montanari Luigi ha esposto oggetti di tintoria, e si rimarca la diligenza speciale degli stampati ed il lustro e marezzo dato con molta cura a mezzo del mangano. Fu pure premiato colla medaglia di bronzo.
Girardello Matteo e Bianchi Luigi esposero oggetti di calzoleria. Il Bianchi si distinse per uno stivaletto di donna ad uso soprascarpa con scarpetta interna di raso per signora. Il Girardello per l'eleganza e finitezza di lavoro nei stivaletti da uomo. Ebbero tutti e due medaglia di bronzo.
Sulla parete sono appese delle cornici dorate e poco lungi sono esposti dei campionari di finti legni. Specialmente le cornici sono dorate con molta arte e finitezza, fu premiato con medaglia di bronzo.
Segue un orologio a sveglia e quadrante in vetro dell'orologiaio Prandini Stefano, lavoro eseguito con molta cura ed una mola a susta da porta, nonché un bastone, esposti da Baccan Stefano. La mola a susta non attirò l'attenzione, perché era oggetto poco appariscente, ma ha il merito dell'invenzione.
I violini del signor Trussardi Paolo di Arquà, benché non accontentino pienamente l'occhio dal lato estetico, furono però giudicati buonissimi dai competenti dell'arte e premiato l’espositore con medaglia d'argento.
Ci si presenta quindi una serratura all'inglese lavorata con molta finitezza dal sig. Giacomo Rondina e dovemmo ammirare la perfezione del suo lavoro considerando che lo condusse a tale senza le macchine e gli aiuti di cui possono disporre le grandi officine. Stavano pure esposti dei bracciali d'oro, lavorati a fogliami o tutto a martello. Lavoro difficile e che merita d’essere apprezzato. Sul piatello in cima a ciascun braccio rimarcammo una scritta. Decifratala leggemmo: Società operaria degli interessi cattolici. A tal lettura ci corse subito pelle vene una dolce compiacenza i candelabri si suffusero di una splendida aureola ed in mezzo ci apparve con un compiacente sorriso sulle labbra la simpatica faccia del celebre Mestro Michi.
Il sig. Rondina Giacomo fu premiato con medaglia d'argento. (Continua)
Un giro sulle sale nel Teatro Zammatteo (Continuazione)
A piedi della gradinata provvisoria che conduce sulla scena troviamo un segretaire lavorato in legno a rimesso. Ebbe dalla Commissione aggiudicatrice menzione onorevole.
Passiamo ora sulla scena. A destra troviamo prima di tutto un lavoro d'intaglio in bosso; rappresenta Cristo in croce e gli fu aggiudicata una menzione onorevole. Lì presso si vedono parecchi bassorilievi in legno ed in plastica del Missaggia Domenico. Si vede che aggiungendo lo studio al genio il Missaggia potrebbe aspirare ad un aringo maggiore. Le sue ispirazioni le prende dai santi e dalla chiesa però gli raccocomandiamo di studiare, vedere ed osservare, in lui c'è la stoffa di diventare qualche cosa. Fu premiato colla prima medaglia di bronzo.
Seguono i quadri ad olio del signor Biasin Giovanni. I quadri del Biasin non sono una novità, per chi ebbe a visitare le nostre esposizioni regionali. Anche all'ultima di Treviso occupavano un bel posto. L'arte va incoraggiata, specialmente a nostri tempi, che più difficile si è l'arringo, per cui ha fatto benissimo il giurì premiando con medaglia d'argento i quadri del Biasin.
La sezione, in miniatura, delle arti si chiude con un ornato in acquarello ed in plastica del signor Maltarello Priamo, un disegno di architettura all'acquarello del signor Mastellaro Pietro e di fronte un modello di un padiglione per giardino di Chiarion Antonio.
Passiamo ora alla sezione chimica. Primo a presentarsi è il signor Gambaroni Adone con Medicinali ed inchiostro e quindi il signor Pavanini Egisto con medicinali.
Il signor Gambarotti ebbe pel suo inchiostro una menzione onorevole. Su medicinali troviamo la scritta: giudizio sospeso. Perché? – La scienza insegna il modo di giudicare senza molti apparati la purezza dei preparati, per cui crediamo che non fosse poi così difficile esporre un giudizio! (Continua)
Un giro sulle sale nel Teatro Zammatteo (Continuazione)
Dai medicinali passiamo a sostanze più saporite. Sarebbe, come a dire, il gruppo delle bibite fermentate. Troviamo per primo il signor Zuccolini Francesco che espose della birra e del Fernet; i signori Turazzini Angelo e Sayler Attilio con vini da pasto. La birra del sig. Zuccolini ha già acquistato fama in provincia, il giury le aggiudicò una menzione onorevole.
Scendiamo dalla scena e troviamo un caratello senza cerchi del signor Ferazzolo Luigi che ebbe pure una menzione onorevole e lì presso alcuni lavori usciti dall'officina Voghera e Compagni, come sarebbe un tavolone con rimesso, lavoro del signor Marcassa Filippo; un tavolino da lavoro con intarsi eseguito dal signor Raule Luigi; un lavamano a finto comò di rimesso del sig. Crivellaro Pietro ed una poltrona con tappezzeria del signor Regazzi Giovanni. Ciascuno di questi espositori ebbe la menzione onorevole.
Sopra un lungo tavolone stanno disposti, prima di tutto un bel numero di volumi di diverso formato lavoro, di legatura del signor Bedinello Luigi, premiato con medaglia di bronzo ed un lavoro di cartonaggio del signor Tonini Luciano.
Seguono quindi i saponi dalla fabbrica di Ancona Raffaele e Leone premiati con medaglia d’argento.
Si volle con questa medaglia, oltre al buon lavoro ed alla modicità, premiare l'iniziativa per una nuova industria introdotta in Rovigo. Non dimentichiamo una lastra appannata esposta dal signor Carestiolo Gaetano.
Ci troviamo ora dinnanzi ad un industria, che in questi ultimi anni, mercé la petulante tirannia della moda e la docile defferenza del gentile sesso, ebbe uno sviluppo imporantissimo, diciamo dell'industria dei capelli finti. Sarà una debolezza, ma quell'artificiosa catasta di peli di ogni qualità, che passa sotto il nome di chignons e nasconde le morbide treccie di cui madre natura dottava la donna ci è sovranamente antipatica, come ci sono antipatici le treccie, i ricci o tutto quel volume artificiale che deturpa il lavoro della natura.
Ciò premesso, a scarico di coscienza, dobbiamo convenire che i nostri parrucchieri sono all'altezza dei tempi e per la morbidezza dei peli e la naturalezza delle tinte sono molto innanzi sulla via della perfezione. I signori Sandonati Giovanni, Piva Francesco e Businaro Domenico sono gli esponenti di capelli lavorati. I signori Sandonati e Businaro ebbero la menzione onorevole.
Dalla testa allo stomaco non c'è che una piccola linea di demarcazione. Facciamo un passo e ci troviamo di fronte alla porcina insaccata dei signori fratelli Viola. Per un gastronomo di professione ce n'è da restare a bocca aperta e da far venire l'acquolina. Ebbero la medaglia d'argento.
Vi fu taluno che si formalizzò perché i quadri del Biasin, le serrature del Mondina, i lavori in conciapelli del Turazzini sieno stati pareggiati ai salami dei fratelli Viola. Però questi signori hanno torto e mostrano di non conoscere che cosa sia un'esposizione.
Certamente che sarebbe stato meglio dividere gli oggetti esposti e quindi i premi per categorie: ma in una esposizione minuscola come la presente sarebbe stato cosa ridicola formare delle categorie, in ciascuna delle quali avrebbe figurato un solo e per molte altre nessun esponente. Un industria paesana che ha fama fuori di Rovigo cd ebbe premio in altre esposizioni non si poteva trascurare, per quanto sia relativo il merito dei confezionatori dei salumi in questione.
Chiude la sezione dei commestibili una immensa focaccia, fuori di concorso, del signor Battisti Francesco e del pane molto ben confezionato del sig. Ferarese Antonio.
Nel prossimo numero riassumeremo le nostre impressioni e chiuderemo questo breve rendiconto dell'esposizione. (Continua)
Un giro sulle sale nel Teatro Zammatteo (Continuazione)
Abbiamo finito il giro nella sala e passato in rivista gli oggetti esposti: ora diremo qualche cosa sull’impressione che lasciò in noi tale mostra.
La presidenza della società di mutuo soccorso fece, a nostro giudizio, opera comendevolissima iniziando codesta mostra, perché se pure non hanno una grande importanza e per il numero degli esponenti e per la natura degli oggetti esposti, portano però moltissimi vantaggi.
E prima di tutto l'emulazione diventa sprone a lavorare con maggior perfezione, in secondo luogo si fanno conoscere molti bravi operai che altrimenti vivrebbero all'oscuro, ma soprattutto si abituano operai ed industriali ad uscire dalla incarnata ed inveterata apatia e si fa loro toccare con mano il vantaggio che si ritrae col far conoscere i prodotti del proprio lavoro e della propria industria.
Ci sono stati dei lagni delle recriminazioni, si fecero dello critiche sui giudizi emessi dalla Commissione, questi sono néi, ai quali non è possibile sfuggire, specialmente quando trattasi di cose affatto nuove, come sono le esposizioni nella nostra città.
Per ultimo esprimiamo un pio desiderio fino ad ora abbiamo tentato in Rovigo due saggi; la prima con un’esposizione fiera di vini per iniziativa della società del Carnovale, l’altra pochi giorni sono per iniziativa della società operaia: speriamo che le autorità provinciali, edotte dalla buona riuscita di questi due primi esperimenti, vorranno a tempo preoccuparsi del quesito di iniziare una esposizione provinciale dei prodotti agricoli ed industriali.