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  • Il Centenario di Matteotti a Lendinara

    Il Centenario di Matteotti a Lendinara

    Un intenso pomeriggio a Lendinara, quello che si è svolto martedì 12 marzo 2024, dedicato al ricordo di Giacomo Matteotti, appuntamento in condivisione con il Comitato Polesano per il Centenario della sua morte.

    L’evento, voluto dall’Amministrazione comunale lendinarese e progettato dalla Biblioteca Baccari, si è tenuto nella data in cui nel 1921 il celebre politico italiano subì un gravissimo oltraggio: fu infatti rapito mentre si recava a un comizio a Castelguglielmo e poi rilasciato a Lendinara nei pressi dell’albero centenario di San Rocco.

    Emozionante il momento in cui è stata svelata la scultura commemorativa, opera dell'artista Alberto Cristini, dedicata a Matteotti, posizionata nel Parco delle Rimembranze presso l’antica chiesa di San Rocco.

    Era infatti il 12 marzo 1921, come scrive il noto uomo politico e filosofo Piero Gobetti nella biografia di Matteotti (edita proprio nel 1924, dopo la sparizione a Roma del deputato socialista), la giornata in cui doveva parlare pubblicamente a Castelguglielmo. Seguiamone le parole:

    «La lotta si era fatta da alcuni mesi violentissima; s’era avuto in Polesine il primo assassinio. Quel sabato egli percorreva la strada in calesse e Stefano Stievano, di Pincara, sindaco, gli era compagno. Ciclisti gli si fanno incontro dal paese per metterlo in guardia: gli agrari hanno preparato un’imboscata. […] A Castelguglielmo si nota infatti movimento insolito di fascisti assoldati: una folla armata. Alla sede della Lega lo aspettavano i lavoratori e Matteotti parla pacatamente esortandoli alla resistenza: ad alcuni agrari che si presentano per il contraddittorio rifiuta; era di costoro una vecchia tattica quando volevano trovare un alibi per la propria violenza: parlare ingiuriosamente ai lavoratori per provocarne la reazione facendoli cadere nell’insidia. Matteotti si offre invece di seguirli solo e di parlare alla sede agraria: così resta convenuto e dai lavoratori riesce ad ottenere che non si muovano per evitare incidenti più gravi.

    […] Certo non appena egli ebbe varcata la soglia padronale – attraverso doppia fila di armati -, dimentichi del patto gli sono intorno furenti, le rivoltelle in mano, perché s’induca a ritrattare ciò che fece alla Camera e dichiari che lascerà il Polesine. “Ho una dichiarazione sola da farvi: che non vi faccio dichiarazioni.”

    Baston ato, sputacchiato non aggiunge sillaba, ostinato nella resistenza. Lo spingono a viva forza in un camion; sparando in alto tengono lontani i proletari accorsi in suo aiuto. I carabinieri rimanevano chiusi in caserma.

    Lo portano in giro per la campagna con la rivoltella spianata e tenendogli il ginocchio sul petto, sempre minacciandolo di morte se non promette di ritirarsi dalla vita politica. Visto inutile ogni sforzo finalmente si decidono a buttarlo dal camion nella via.

    Matteotti percorre a piedi dieci chilometri e rientra a mezzanotte a Rovigo dove lo attendevano alla sede della Deputazione provinciale per la proroga del patto agricolo il cav. Piero Mentasti, popolare, l’avvocato Altieri, fascista, in rappresentanza dei piccoli proprietari e dei fittavoli; Giovanni Franchi e Aldo Parini, rappresentanti dei lavoratori. Gli abiti un poco in disordine, ma sereno e tranquillo. Solo dopo che uscirono gli avversari, rimproverato dai compagni per il ritardo, si scusò sorridendo: “I m’ha robà”. Aveva riconosciuto dei suoi aggressori, tra gli altri un suo fittavolo a cui una volta aveva condonato l’affitto: ma non volle farne i nomi. Invece assicurò che mandanti dovevano essere il comm. Vittorio Pelà di Castelguglielmo e i Finzi di Badia, parenti dell’ex-sottosegretario di Mussolini.

    Poiché si parlò e si continua a parlare di violenze innominabili che Giacomo Matteotti avrebbe subito in questa occasione è giusto dichiarare con testimonianza definitiva che la sua serenità e impassibilità, di cui possono far testimonianza i nominati interlocutori di quella sera, ci consentono di escludere il fatto e di ridurlo ad una ignobile vanteria fascista.

    La storia di questo rapimento è tuttavia impressionante e perciò abbiamo voluto raccoglierne da testimonianze incontestabili tutti i particolari. Finché non ci sarà descritta l’aggressione di Roma il ricordo di questa prova può dirci con quale animo Matteotti andò incontro alla morte. Ne aveva il presentimento».

    Corse la diceria che addirittura fosse stato oggetto di violenza sessuale, secondo le voci fatte circolare poi dai fascisti. Mesi dopo fu lo stesso Matteotti, alla Camera a smentire queste voci: «Se fossero vere, io stesso le avrei denunziate perché rappresenterebbero non la vergogna della vittima, ma la vergogna di una fazione arrivata a tali estremi di beduina barbarie. Ma, ripeto, non sono vere».

    Un episodio di tale gravità sembra essere stata una scelta attuata dai fascisti esattamente due giorni dopo che Matteotti alla Camera dei Deputati aveva pronunciato un discorso di pesante accusa, proprio il 10 marzo 1921. Una documentata elencazione di violenze accadute nella provincia di Rovigo, a due passi da casa sua: «A Salara…, a Pettorazza…, a Pincara…, ad Adria…, a Lendinara…, a Gavello». Dovunque la stessa sequenza: «Nel cuore della notte, mentre i galantuomini sono nelle loro case a dormire, arrivano i camion di fascisti nei paeselli, nelle campagne, nelle frazioni composte di poche centinaia di abitanti; arrivano accompagnati naturalmente dai capi della Agraria Locale, sempre guidati da essi, perché naturalmente non sarebbe possibile conoscere nell’oscurità, in mezzo alla campagna sperduta, la casetta del capolega o il piccolo miserello ufficio di collocamento. Si presentano davanti a una casetta e si sente l’ordine: circondate la casa. Sono venti, sono cento persone armate di fucili e di rivoltelle. Si chiama il capolega e gli si intima di scendere. Se il capolega non scende gli si dice: se non scendi ti bruciamo la casa, tua moglie, i tuoi figlioli. Il capolega discende, se apre la porta lo pigliano, lo legano, lo portano sui camion, gli fanno passare le torture più inenarrabili, fingendo di ammazzarlo, di annegarlo, poi lo abbandonano in mezzo alla campagna nudo, legato ad un albero! Se il capolega è un uomo di fegato e non apre e adopera le armi per la sua difesa, allora è l’assassinio immediato che si consuma nel cuore della notte, cento contro uno. Questo è il sistema nel Polesine».

    Un Polesine nel quale Matteotti non si riconosceva più, ma che lui stesso aveva provato a cambiare, come attestano i suoi interventi nel Consiglio Comunale di Lendinara quando ha rivestito la carica di consigliere, sia in minoranza dal 1913 al 1914, sia in maggioranza tra il 1920 e il 1921.

    Interventi che sono riemersi dopo una ricerca condotta dalla Biblioteca civica di Lendinara con il coordinamento del suo direttore Nicola Gasparetto. Da quanto individuato (sono una quindicina le sedute che vedono un’ampia testimonianza di sue osservazioni o interpellanze) è stata particolarmente intensa la sua partecipazione politica quando sedeva ai banchi dell’opposizione, al tempo del sindaco Giuseppe Lorenzoni, quando Matteotti rappresentava l’unica voce di dissenso nel corso delle sedute, altrimenti silenti. La banda cittadina, la qualità delle scuole elementari e di quelle serali per adulti, le tasse comunali, i bagni pubblici, la disoccupazione e l’edilizia popolare sono solo alcune delle tematiche da lui discusse fino all’aprile del 1914, quando non è stato rieletto. Si leggono, il 18 aprile 1914, i suoi ringraziamenti al lendinarese Adolfo Rossi, da poco nominato ministro residente ad Asuncion, in Paraguay, prima di diventare ministro plenipotenziario a Buenos Aires. Matteotti torna poi in Consiglio, in un contesto politico completamente ribaltato, tra i banchi della maggioranza il 9 ottobre 1920, dopo l’elezione alla carica di Sindaco del socialista Orazio Furlani, che verrà presto sostituito dal commissario prefettizio Vittorio Ferracin dal 19 aprile 1921 dopo aver denunciato apertamente le violenze diffuse nel territorio polesano che costrinsero alle dimissioni, nel volgere di pochi mesi, ogni altra amministrazione comunale dello stesso colore politico.

    La perseveranza con cui si inserì nel dibattito consiliare, dando ennesima prova della sua padronanza nelle materie amministrative e finanziarie ma soprattutto la spinta ideale sottesa ad ogni sua proposta emergeranno in tutta la loro forza nell’imminente Quaderno della Cittadella della Cultura, a cura di Gasparetto, che uscirà a settembre. Nello stesso mese le sale del Museo del Risorgimento in Polesine ospiteranno una mostra storico-filatelica sull’immagine di Matteotti ed un’ampia rassegna stampa che, attraverso documenti originali, racconterà del caso giornalistico esploso nell’estate del 1924, all’indomani del suo drammatico omicidio.

  • Matteotti, una storia dei tutti

    Matteotti, una storia dei tutti

    La mostra nazionale “Giacomo Matteotti (1885-1924), una storia di tutti”, inaugurata il 5 aprile a Palazzo Roncale, chiuderà il 7 luglio. È stata curata da Stefano Caretti, da Anna Steiner e Matteo Origoni; sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e di Rovigo, rientra nei Grandi Eventi della Regione del Veneto.

    Nasce da un’idea di Maria Volpato (direttrice Archivio di Stato di Rovigo) e da M. Lodovica Mutterle (direttrice Casa museo G. Matteotti); promossa dal Comitato provinciale polesano per le celebrazioni del centenario della morte di Giacomo Matteotti in collaborazione con il Ministero della Cultura, Direzione Generale Archivi, Archivio di Stato di Rovigo, Fondazione di Studi Storici “Filippo Turati” e Fondazione Anna Kuliscioff di Milano.

    Ha ottenuto il patrocinio del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Centenario della morte di Giacomo Matteotti, Fondazione Giacomo Matteotti di Roma; Circolo culturale “Giuseppe Saragat-Giacomo Matteotti”.

    Il comitato scientifico era composto da: Alberto Aghemo, Enzo Bellettato, Luigi Contegiacomo, Maurizio Degli Innocenti, Valdo Spini, Maria Volpato, Irene, Marianna Volpin.

    Il percorso espositivo è finalizzato a ripercorrere le tappe della vicenda umana e politica di Giacomo Matteotti che ha nel Polesine il suo ambiente di formazione culturale e di impegno sociale.

    Partendo dal piano terra con la sezione Ville e tuguri: Matteotti e il Polesine il visitatore si immerge nella drammaticità della vita quotidiana e lavorativa dei braccianti, realtà che Giacomo ha davanti agli occhi mentre è iscritto al Liceo classico “Celio” di Rovigo e poi alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna. Non ne rimane indifferente anzi, seguendo le orme del fratello Matteo, inizia ad interessarsi di politica a soli tredici anni con la gioventù socialista e l’anno dopo nel partito credendo nella politica come motore di cambiamento e modernizzazione della società.

    Il suo socialismo gradualista e pedagogico trova spazio al secondo piano del palazzo dove sono evidenziate, sempre con contestualizzazioni al periodo storico nazionale, le battaglie sostenute da Giacomo Matteotti come amministratore in undici comuni del nostro territorio e consigliere provinciale, sindacalista e fondatore di leghe bracciantili e persona che crede nel valore dell’istruzione come strumento di dignità personale. (Dall’impegno sul territorio al socialismo). Non manca la sottolineatura della sua posizione antibellicista e antimilitarista, una convinzione che ha espresso sia per la guerra in Libia (1911-1912) che nei confronti della prima guerra mondiale; tanto che – in seguito a un discorso tenuto il 5 giugno 1916 in Provincia dopo il quale, viene accusato di disfattismo – fu processato e assolto, ma ben presto richiamato alle armi e assegnato come soldato di artiglieri per 3 anni a Messina in Sicilia dove si adopera con la Croce Rossa per il rientro di prigionieri (Nella guerra, in trincea e lontano dal fronte).

    Contestualmente al suo impegno politico il visitatore scopre la sua storia personale di uomo innamorato di Velia Titta, poetessa e pittrice pisana, sorella del celebre baritono Titta Ruffo. Il loro primo incontro sull’Abetone nel 1912 e, dopo quattro anni, la loro unione con rito civile celebrata in Campidoglio nel gennaio del 1916. Un amore forte, un rapporto talvolta non sempre facile ma che si apprezza nella sua unicità con la lettura della fitta corrispondenza (Velia Titta e la sua famiglia. La Belle Époque europea). Dalla loro unione nascono tre figli: Giancarlo, Matteo e Isabella.

    Al secondo piano l’esperienza visiva ed auditiva accompagna la visita nella sezione “Il dopoguerra in Parlamento” ricordando l’elezione avvenuta nel 1919 e nuovamente nel 1921 e nel 1924. La sua attività di parlamentare viene riconosciuta come “indefessa e onnipresente”. Sono anni in cui Matteotti matura la necessità di arrivare agli Stati Uniti d’Europa approfondendo la situazione politica europea dopo la pace di Versailles.

    Capendo tra i primi la natura totalitaria e violenta del fascismo, vi si oppone strenuamente nei discorsi parlamentari sempre documentati; negli articoli di giornale e pubblicando Un anno di dominazione fascista, volume che irrita Mussolini e il Regime.

    La parte finale del suo percorso parlamentare è illustrato nel successivo focus riservato a “I congressi socialisti e la Marcia su Roma”. In essa rivivono gli anni fatidici dal Congresso Socialista di Livorno del 1921 con la nascita del Partito Comunista d’Italia, del successivo di Roma nell’ottobre del 1922 con l’espulsione dei socialisti riformisti e la nascita del Partito Socialista Unitario di cui sarà nominato segretario, pochi giorni prima della Marcia su Roma. Dalla fine del 1922 il fascismo, forza antipartitica, diventa istituzionale per scelta del re che nomina Mussolini capo del governo.

    Il 10 giugno del ’24 questa voce scomoda per chi teneva le redini del governo venne fatta tacere per sempre.

    Matteotti fu rapito ed ucciso dalla Ceka fascista. Il suo corpo, straziato e denudato, verrà ritrovato il 16 agosto in una fossa a Riano Flaminio come testimoniano le foto d’epoca. Intanto il 27 giugno le opposizioni parlamentari mettono in atto la secessione dell’Aventino. Mussolini passa alla controffensiva e, a partire dall’anno successivo, approva senza ostacoli le “leggi fascistissime”. Nel novembre del ’26 i deputati dell’Aventino vengono dichiarati decaduti dal mandato parlamentare.

    La mostra si chiude con il processo, ben presidiato dai fascisti, la cosiddetta “beffa” di Chieti, come ha scritto Turati a Velia Matteotti, una “beffa atroce… evidentemente concordata”.

    L’esposizione presente a Palazzo Roncale è ricca di documenti, molti inediti, foto, video, oggetti che narrano nel loro rapporto sinergico la vita di un uomo coraggioso che ha lottato per la democrazia, la giustizia sociale, la libertà e che merita di essere ricordato come una figura importante della nostra storia nazionale.

  • Patrimonio culturale ed eccellenza

    Patrimonio culturale ed eccellenza

    La Fondazione Banca del Monte di Rovigo esprime soddisfazione per il fatto che due iniziative proprie siano state riprese in due tesi di laurea. Promotrici delle tesi nell’anno accademico 2022-2023 sono due Istituzioni di valore con argomenti diversi ma entrambi riferiti al nostro territorio. Il Conservatorio di Musica “Francesco Venezze” e l’Università degli Studi di Padova hanno accolto rispettivamente “Non resterà un evento episodico. Musica e Poesia / Musica e Pittura dal 1996 al 2022”, la tesi di diploma accademico di secondo livello in Musica da camera di Beatrice Bruscagin, relatore il prof. Giuseppe Fagnocchi, e “Sguardi negati? Questioni di accessibilità nel cinema e nell’audiovisivo”, la tesi di Silvia Garulli per il corso di laurea in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo del Dipartimento dei Beni Culturali: archeologia, storia dell’arte, del cinema e della musica, relatrice prof.ssa Farah Polato.

    La tesi su Musica e Poesia / Musica e Pittura, tra l’altro meritevole della menzione d’onore in sede di proclamazione di diploma, è stata dedicata alla storia della rassegna ma soprattutto alla ricostruzione analitica del progetto nelle sue declinazioni culturale, artistica, sociale ed economica nell’intero arco di oltre un quarto di secolo di vita. Il lavoro di ricerca di Beatrice Bruscagin mostra il cambio di prospettiva della doppia rassegna, oggi musicalmente programmata ed eseguita pressoché esclusivamente dagli studenti del Conservatorio Venezze, e ne fotografa con chiarezza l’articolato quadro storico, che va di anno in anno consolidandosi, coerentemente elaborato in progress, dalla musica barocca alle espressioni contemporanee, alcune delle quali appositamente scritte per la rassegna. Musica e Poesia/Musica e Pittura, che dall’esordio vede il sostegno della Fondazione Banca del Monte di Rovigo con la proficua e collaudata collaborazione di Conservatorio Venezze e Accademia dei Concordi, tutt’oggi atteso e apprezzato appuntamento domenicale nel periodo autunnale per il pubblico rodigino e non, valorizza, come da fini istituzionali della Fondazione, i giovani talenti del Conservatorio cittadino offrendo loro opportunità professionalizzanti.

    La tesi è stata brevemente presentata anche in conferenza stampa, aperta al pubblico, in Sala Oliva dell’Accademia dei Concordi lo scorso 3 ottobre, insieme al programma musicale, letterario e artistico della doppia rassegna edizione 2023.

    La seconda tesi tratta dell’esperienza audiovisiva, riflette sulla definizione di “spettatore” e ragiona sull’approccio sensoriale in merito all’accessibilità, anche rispetto a persone con disabilità, nonché agli strumenti individuati a favore dell’inclusione parimenti per quanto riguarda la fruizione dei beni culturali. La studentessa Garulli ha individuato, in proposito, per il suo lavoro, gli allestimenti del Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, dedicando un intero capitolo e mettendo in relazione le costruzioni scenografiche proprio con l’approccio multidisciplinare quale punto di forza per la fruizione e l’accessibilità.

    Viene così ripreso il progetto del percorso espositivo ideato da Gabbris Ferrari, a partire dalle sezioni dell’Età del Bronzo e del Ferro. Tale percorso puntava, nell’idea progettuale di Ferrari, a partire dagli anni 90 del ‘900, guardando ad un contesto europeo, ad un museo interattivo, attrezzato per esperienze dirette e coinvolgenti, grazie alla sua formazione artistica, alla sua professione nel mondo del teatro e di docente di scenografia, alla sua creatività e alle sue intuizioni. Con tale approccio Gabbris Ferrari ha così immaginato i suoi allestimenti e li ha proposti attraverso bozzetti e tavole che illustrano la volontà di arricchire le testimonianze archeologiche esposte con nuovi media e nuovi linguaggi, anche scenografici, al fine di ridurre la distanza tra il reperto e la contemporaneità, tra il visitatore e il corso della storia. Ecco quindi che l’analisi riconduce all’osservazione di quei disegni preparatori che la Fondazione, in accordo con il Comune di Rovigo, ha raccolto ed esposto al pubblico presso il Museo dei Grandi Fiumi nella sala denominata “Il Museo in scena”, che fa riferimento sia al Ferrari allestitore che al Ferrari artista. L’esposizione, inaugurata il 19 novembre 2022, è stata organizzata dalla Fondazione Banca del Monte di Rovigo con l’intento di rendere noto il progetto di Gabbris Ferrari ma anche per godere della bellezza dei suoi disegni, oltre che omaggiare il maestro e conservare memoria della sua opera e della sua figura.

  • Puccini e la musica a fumetti

    Puccini e la musica a fumetti

    Per valorizzare e far conoscere una tradizione operistica molto radicata nel nostro territorio e per coltivare una cultura musicale con l’obiettivo di avvicinare le giovani generazioni: questi i motivi principali dell’intervento della Fondazione Banca del Monte di Rovigo a favore della realizzazione del volume “Giacomo Puccini e…le Formiche” di Fabio Vettori.

    Nell’anno del centenario della morte del grande compositore (1858-1924), considerando il contributo che la nostra terra ha dato, e dà, alla musica lirica in termini di interpreti rinomati e anche con il nostro Teatro Sociale, riconosciuto Teatro di Tradizione, la Fondazione ha ritenuto di sostenere un progetto editoriale pensato per le giovani generazioni. Il volume, edito da Accademia dei Concordi di Rovigo, racconta la figura del musicista e le tappe più salienti, aneddoti, i suoi personaggi, le storie e le ambientazioni delle sue opere più rappresentative. “Veicolo” del racconto sono le simpatiche Formiche del noto disegnatore Fabio Vettori.

    Con un linguaggio innovativo, che propone divulgazione musicale attraverso l’illustrazione a fumetti dedicata a bambini e ragazzi (6-14 anni), per ogni pagina vi è una tavola di Vettori che espone i tratti peculiari del compositore e le sue opere, facendo sintesi in modo divertente e coinvolgente.

    Inoltre, a completare il lavoro, il libro contiene la sezione “Gioca con Puccini” con cruciverba e giochi didattici e un CD audio con le arie e le sinfonie più rappresentative della produzione dell’operista italiano. Un libro da leggere, guardare e ascoltare che la Fondazione si impegna a distribuire a tutte le scuole primarie e secondarie di primo grado del nostro territorio.

    Il volume sarà presentato nel prossimo autunno con un evento aperto al pubblico.

    Il libro è ideato e curato dalla professoressa Claudia Lapolla, violinista attiva e attualmente docente di Musica da Camera al Conservatorio Pierluigi da Palestrina di Cagliari; ha al suo attivo diverse pubblicazioni per musicisti in erba e un libro monografico su Giuseppe Verdi realizzate in collaborazione con Fabio Vettori, nonché co-ideatrice e responsabile del progetto “Musica a fumetti” che si pone quale obiettivo quello di promuovere il linguaggio musicale tra i più giovani, condiviso dalla Fondazione.

    Fabio Vettori ha fatto entrare le formiche nella sua vita sin dai tempi della scuola superiore. Così le prime mostre con i suoi fumetti hanno incontrato simpatia ed interesse per la sua idea e per il lavoro artistico. L’attività editoriale che ne è seguita si è arricchita sempre più spaziando in ambiti diversi, anche in quello della divulgazione musicale. Nel 2011 ha meritato il Marchio di Eccellenza Artigianale concessa dal Consorzio dell’Artigianato Artistico e di Qualità Trentino. Dal 2013 collabora con Claudia Lapolla per la pubblicazione del libro dedicato all’operista Giuseppe Verdi.

  • I “Polentari” d’Italia

    I “Polentari” d’Italia

    “Non dimentichiamoci che il soggetto a noi più caro è la polenta con le sue molteplici potenzialità”. Con questo impegno a ricordare la importante storia della polenta e, conseguentemente, a promuoverne l’utilizzo nella cucina italiana, accostandola ai cibi della tradizione, si chiude la lettera del presidente dei Polentari Italiani che pubblichiamo nella pagina a fianco.

    Per saperne di più incontriamo pertanto Angelo Brenzan, attuale presidente dell’attivo sodalizio ramificato a livello nazionale.

    – Innanzitutto gli chiediamo di esporci il suo percorso nell’associazionismo fino a divenire presidente dell’associazione Polentari d’Italia.

    “Sin da giovane – ci risponde – sono stato attratto dal lavoro di gruppo e quindi dall’associazionismo. Nel 1984 mi sono iscritto al Comitato Festeggiamenti Locale e, incuriosito dall’origine del territorio, mi sono interessato alla storia di Villa d’Adige, già Villabona, frazione del Comune di Badia Polesine in provincia di Rovigo. Durante l’attività promozionale in cui venivano serviti i nostri piatti a base di polenta, ho scoperto una storia antica che rimandava a cinque secoli fa e precisamente al 1554 quando iniziarono gli esperimenti di coltivazione estesa di mais, seminato per la prima volta in Italia e più precisamente a Villabona. A conferma di ciò, anche il cartello stradale d’ingresso al paese riporta la scritta “Prima culla italiana della polenta”. La storia, la cucina, le tradizioni, ma soprattutto l’entusiasmo dei volontari mi hanno contagiato, tanto da appassionarmi a questa arte. Nel 1986 si è costituita l’Associazione Gruppo Culturale Polentari di Villa d’Adige e nell’anno successivo sono stato contattato dall’Associazione Culturale Polentari d’Italia per valutare l’ingresso del Gruppo nell’Associazione Nazionale, con la condizione di avere compiuto 25 anni di attività a favore della polenta. Il tempo nostro amico e le forti motivazioni ci hanno convinto ad aderire, con la volontà di portare il tutta Italia la nostra cultura veneta e le nostre tradizioni culinarie”.

    – Quando è nata l’Associazione Culturale Polentari d’Italia e dove si trova la sede?

    “Il 27 maggio 1998 a Tossignano in provincia di Bologna si sono riuniti i rappresentanti dei comitati che, con atto costitutivo del notaio, hanno celebrato la nascita dell’Associazione. Nel 2006 abbiamo fatto il nostro primo raduno a Guardistallo in provincia di Pistoia. Inizialmente ho partecipato come membro, dal 2015 come Vice presidente e il 23 marzo di quest’anno sono stato nominato Presidente nazionale.

    La sede è organizzata in tre diversi luoghi: quella legale a Tossignano (Bo), la presidenza è a Villa d’Adige (Ro), la segreteria ad Altidona (Fm) e la tesoreria a Carbonesca (Pg). L’attività, a carattere nazionale, per la quale sono stato chiamato ad impegnarmi, richiede tantissimo tempo, ma questo non mi preoccupa perché sono pensionato, mi piace viaggiare e conoscere le varie realtà d’Italia”.

    – Come si svolgono i raduni nazionali e quali sono le vostre idee per il futuro?

    “I Raduni Nazionali si svolgono ogni 2 anni in diverse città d’Italia, scelte per ragioni di appartenenza dei gruppi ma anche per il loro valore artistico. Richiedono molte energie, impegno e costanza. Tante sono le attività proposte in un breve lasso di tempo come le sfilate in costume, i concerti delle bande locali, le conferenze, la presentazioni di libri e la preparazione di specialità regionali a base di polenta, servite nei vari stand. La nostra è una passione costosa, dal momento che è volontariato. Al di là della quota associativa annuale, noi volontari ai Raduni Nazionali ci autotassiamo per il viaggio, il vitto e l’alloggio.

    Abbiamo tante idee per il futuro e gli obiettivi non ci mancano, ma fondamentale è aver chiara la fattibilità delle nostre proposte e la volontà di aumentare il numero dei gruppi che potranno aderire all’Associazione Nazionale Polentari d’Italia. Ora siamo impegnati nell’organizzazione del prossimo 16esimo Raduno Nazionale a Marano Vicentino in provincia di Vicenza dal 24 al 26 maggio 2024, per poi passare il testimone, tra due anni, raggiungendo un altro sito d’Italia”.

    Per conoscere il programma dettagliato dell’evento e per ulteriori informazioni visitare il sito: www.polentariditalia.it associazioneculturalepolentari@gmail.com

  • I 100 anni del Liceo Paleocapa

    I 100 anni del Liceo Paleocapa

    Cento e non li dimostra. Un detto comune che ben si confà al Liceo Scientifico “P. Paleocapa”, l’istituto rodigino che proprio nell’anno scolastico in corso, 2023-’24, ha raggiunto il traguardo di un secolo di vita, più attivo che mai ed in costante evoluzione verso nuove sfide.

    Correva l’anno 1923, quando la Riforma Gentile, dopo il R. D. del 6 maggio per le linee generali della nuova scuola media, con il successivo R. D. del 9 settembre n. 1915, decretava la nascita dei nuovi Licei Scientifici nella scuola italiana, istituendo 37 Regi Licei Scientifici in altrettanti capoluoghi di provincia italiani.

    In Veneto, erano quattro in tutto: oltre a Rovigo, le altre città che si poterono dotare di un Liceo scientifico furono Venezia, Padova e Verona.

    Le disposizioni dei decreti attuativi della riforma prevedevano l’intervento dell’amministrazione provinciale e, in particolare, di quella comunale – allora guidata dal sindaco Ugo Maneo -, che si attivò per la predisposizione di una sede idonea, individuata nel palazzo Masatto, situato in via Silvestri al n. 23, così chiamato dall’ultimo proprietario, il cav. Luigi Masatto, dal quale il Comune di Rovigo l’aveva acquistato nel 1899 per adibirlo a Convitto femminile.

    Debitamente ristrutturato, per renderlo funzionale al nuovo utilizzo, Palazzo Masatto rimarrà sede del Liceo Scientifico fino al 1954, quando il Paleocapa – a seguito anche dei gravi danni riportati nell’incendio del febbraio 1952 – si trasferirà in un nuovo stabile, appositamente costruito ex novo, in Via Parenzo; in seguito, ancora sostituito da un ulteriore nuovo edificio, più moderno e adeguato all’aumento della popolazione scolastica, nell’attuale sede in via A. De Gasperi (dal 1991, ultimata nel 2002), nel Quartiere della Commenda, dove ormai è concentrato il polo scolastico degli Istituti Superiori rodigini.

    Tornando alle origini, va ricordato che, per l’allestimento di aule, laboratori e ogni altra struttura necessaria al funzionamento della nuova scuola, il Comune si avvalse della consulenza dell’ingegner Ferruccio Viola, allora preside dell’Istituto Tecnico, il quale ebbe un ruolo importante nella fase di gestazione del Liceo Scientifico di Rovigo. A lui, infatti, l’istituto liceale deve anche l’intitolazione all’ingegnere idraulico Pietro Paleocapa (1788-1869), unica altra scuola in tutta Italia, dopo l’Istituto Tecnico di Bergamo (città natìa del politico e ingegnere all’avanguardia di cui abbiamo parlato nel num. 62/luglio 2021 del Ventaglio).

    Una data da ricordare è il 16 ottobre del 1923, quando per la prima volta la campanella diede inizio alle lezioni all’ancora detto “Regio Liceo”. Ma quanti erano gli studenti in quel primo anno, a fronte di un corpo docenti di sette unità compreso il preside?

    Gli iscritti risultano 42: 38 maschi e 3 femmine, divisi in tre classi che non erano tre prime, ma una prima (di 6 studenti), una seconda (35 studenti) e una quarta con un solo studente, che sarà il primo licenziato dell’anno scolastico 1923-’24.

    Nella prima decina d’anni – raccontati in un volumetto a cura dell’allora preside Giovanni Dall’Oglio – il numero degli iscritti rimase modesto sulle 77 unità e bisognerà attendere l’anno scolastico 1940-‘41 (l’anno della presidenza proprio di Ferruccio Viola), per arrivare alla formazione di due classi prime, con due sezioni A e B, e il successivo exploit degli anni Sessanta, con l’apertura degli accessi universitari, che vide l’aumento dei corsi e quinte di 36 studenti, oltre ad una percentuale femminile in crescita (le studentesse, tuttavia, dovevano indossare il grembiule, fare educazione fisica separate dai compagni e restare in classe durante la ricreazione). Rimaneva una provenienza selettiva: l’80% dei frequentanti erano figli di professionisti o proprietari terrieri e solo il 7% figli di artigiani o operai.

    L’Istituzione scolastica è stata negli anni promotrice di vari eventi ed iniziative culturali, tra cui mostre didattico-documentarie, convegni e settimane di studi, pubblicazioni ed incontri con personalità; mentre diversi suoi allievi hanno raggiunto eccellenti piazzamenti – sia nel campo matematico-scientifico che umanistico – in varie competizioni scolastiche a livello regionale, nazionale ed internazionale; e molti di loro oggi occupano prestigiose posizioni dirigenziali o di ricerca in Italia e all’estero, portando alto il nome del Paleocapa nel mondo. Nel corso degli anni, il “Paleocapa” ha sviluppato una consolidata rete di rapporti di scambi culturali con numerose scuole dell’Unione Europea, interrotta solo nel periodo di Covid, ma già ripresa quest’anno. Molto apprezzati anche il Laboratorio Teatrale (dal 1991) ed il Coro della Joska (‘94), ormai pluritrentennali.

    A seguito del riordino dei Licei (L.133 del 6.8.2008 e successivi), attualmente l’Istituto rodigino ha attivato tre piani di studio: Liceo scientifico, Liceo delle scienze applicate, Liceo scientifico ad indirizzo sportivo (nel 2010 e che proprio quest’anno raddoppia con due corsi), oltre alle nuove sperimentazioni: il corso di potenziamento in lingua spagnola e la curvatura biomedica.

    Quanto alle celebrazioni del Centenario, sono iniziate già nel precedente anno scolastico 2022-‘23 con una serie di iniziative nell’ambito di “Aspettando il Centenario”: dalla quarta mostra sull’alluvione del ’51, nel novembre del ’22, insieme alla riedizione della pubblicazione “La nostra alluvione. Gli uomini e la terra” – che ha siglato un ventennio di ricerche sull’argomento – ad una serie di conferenze, che hanno visto protagonisti alcuni affermati ex studenti del Paleocapa; oltre a concorsi coinvolgenti i liceali e alla piantumazione di dieci piante (una per ogni decennio) nel giardino della scuola, offerte dalla Fondazione Banca del Monte di Rovigo.

    Il tutto culminato nell’evento dell’anniversario, sabato 21 ottobre 2023, nella prestigiosa cornice del Teatro Sociale di Rovigo, patrocinato dal Comune, Assessorato alla Cultura, alla presenza di autorità, dell’attuale dirigente Cristina Gazzieri e del professor Virgilio Santato, che con la sua presidenza più longeva (ventun anni: 1989-2010) ha idealmente rappresentato i 31 presidi avvicendatisi in questo primo secolo: un’occasione per un felice ritrovo di ex studenti ed ex docenti nel rievocare, attraverso parole, immagini, musica e tanta emozione, la storia prestigiosa di questa scuola, il cui promettente futuro è ancora tutto da scrivere.

  • Edoardo Bottacin e il teatro

    Edoardo Bottacin e il teatro

    Edoardo Bottacin, 27enne trevigiano, innamorato del teatro, in qualità di direttore artistico è alla guida del Teatro Sociale rodigino, facendo registrare ampi consensi per aver apportato una consistente aria di rinnovamento e rilancio della storica istituzione. Dopo essere stato presidente dell’associazione Musincantus e ideatore delle rassegne Autunno Musicale a Treviso e CortinAteatro a Cortina d’Ampezzo, il 23 dicembre 2022 ha superato la selezione ed è così giunto alla guida del teatro lirico rodigino con un incarico di tre anni, fino al 2025.

    Per conoscerlo meglio e comprendere la filosofia delle sue scelte, ci incontriamo col giovane direttore nel suo studio, accanto al Ridotto del Teatro, dove veniamo accolti con grande cordialità, dopo che è approdato alla Camera dei deputati a Roma per presentare l’ultima produzione della stagione lirica, il dittico “Gianni Schicchi di Giacomo Puccini e il Segreto di Susanna di Ermanno Wolf-Ferrari”, realizzata in collaborazione con il conservatorio statale di musica “Francesco Venezze”.

    – Direttore, quali sono state le tappe della sua formazione che l’hanno portato qui al Teatro Sociale di Rovigo?

    “La mia formazione accademica comincia con il diploma in organo al conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, a seguire la laurea triennale in economia aziendale a Cà Foscari a Venezia, poi la laurea magistrale in economia e gestione delle arti sempre a Cà Foscari e nel 2023 ho concluso il master in performing arts management all’Accademia del teatro la Scala e politecnico di Milano. Mentre, per quanto riguarda l’esperienza lavorativa, prima di approdare al Teatro Sociale di Rovigo, ho cominciato a lavorare come autonomo fondando l’associazione Musincantus con le stagioni di Cortina CortinAteatro e Autunno musicale a Treviso che si è nel tempo ampliata arrivando al riconoscimento dal Ministero come destinataria del fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo. Con il master ho cominciato a collaborare con diverse realtà, l’ultima prima di arrivare al teatro Sociale è stata la Fondazione Arturo Toscanini di Parma, che gestisce l’orchestra Toscanini, per cui curavo l’ufficio di produzione, la segreteria artistica con varie attività collaterali – come maestro collaboratore – le diverse figure che vanno a comporre lo spettacolo d’opera”.

    – Direttore, quando ha scoperto che il Teatro sarebbe diventata la sua strada?

    “E’ stato un colpo di fulmine… studiavo organo, non conoscevo il Teatro. Tutto è nato per caso: a 16 anni, sono stato a Teatro a Treviso a vedere l’opera “L’Elisir d’amore”, e sono rimasto folgorato da questo mondo e da lì è cominciato tutto”.

    – Il 23 dicembre del 2022 è risultato idoneo, vincitore del concorso per titoli pubblico bandito dal Comune di Rovigo per la direzione artistica del Teatro Sociale. Come definirebbe l’ambiente che ha trovato a Rovigo?

    “Il Teatro Sociale è una famiglia, una comunità di persone che amano l’arte, il bello…. È una casa della cultura, centro di produzione che in Regione si configura al terzo posto dopo Arena di Verona e La Fenice di Venezia… per dimensione produttiva – nel caso della stagione in corso 8 opere prodotte, un numero considerevole – sia per il riconoscimento che arriva dal Ministero”.

    – C’è uno spettacolo della rassegna a cui è particolarmente legato?

    “Sono due…Il primo La Tosca, la prima opera curata, che ho apprezzato per la bellezza dello spettacolo e per l’amico Fabio Sartori che ha accettato per amicizia l’invito a cantare ed inaugurare la stagione… ho il ricordo dell’emozione del suo arrivo, della sua recita per cui è stato chiesto il bis a scena aperta… parliamo di interpreti che segnano la storia del Teatro Sociale. Il secondo è lo spettacolo di dicembre il Pigmalione, ereditato dal mio predecessore e modificato a livello artistico e spettacolo, con cui abbiamo inaugurato la riapertura della sartoria quindi costumi realizzati da noi. Operazione così ha visto ottimo riscontro di pubblico e soprattutto di critica e testimonianza bella da parte della testata Opera click che al primo gennaio ha redatto i 10 migliori spettacoli internazionali in cui è comparso il Teatro Sociale come uno degli allestimenti più belli dell’anno. Per noi una bella soddisfazione”.

    – Complimenti per questo risultato davvero importante. Passiamo ad un altro impegno: tra le novità della rassegna c’è il ritorno del musical…

    “L’intento era cercare di proporre una stagione eterogenea, quest’anno abbiamo riproposto il musical per stimolare il pubblico ogni anno con qualche novità, provando così ad attirare target diversi, seguendo anche le proposte del mercato. L’idea è di un Teatro aperto alla città che segue le sue esigenze ma che mantiene salda la propria identità e tradizione da implementare con una programmazione concertistica, sinfonica che così strutturata mancava da diversi anni oltre alla riapertura del jazz. Offrire un ventaglio di proposte che facciano del teatro un centro culturale”.

    – La collaborazione che l’ha maggiormente segnata dall’inizio della sua carriera, una persona a cui è particolarmente grata?

    “La persona a cui devo dire grazie è la prima tra quelle incontrate nella mia carriera, Cinzia Andreoni, attuale direttore di produzione della Fondazione Teatri Piacenza, la quale a 16 anni quando mi sono innamorato del teatro mi ha permesso di fare il tirocinio in teatro a Treviso, mi ha inserito come comparsa, come corista quindi ha visto in me, dove altri avevano alzato dei muri, lei ha visto delle capacità e quindi ha creduto in me. Da lì è sempre rimasta una spalla su cui contare, merita la menzione della persona che segna in maniera indissolubile un legame. Mi ha fatto capire che potevo farcela, mi ha insegnato come lavorare, mi ha fatto capire come le criticità del proprio carattere possono scontrarsi con il mondo in cui si lavora”.

    – Qual è l’importanza del teatro nell’offerta del panorama italiano?

    “Si chiama spettacolo dal vivo, trasmette emozioni che solo la presenza fisica ti può far percepire in quel momento. Nessuna rappresentazione è uguale ad un’altra. Il fruitore assiste sempre ad un prodotto culturale unico. Inoltre, il teatro è una fucina di talenti, di persone che dedicano la propria vita all’arte, alla cultura ma soprattutto alla dimensione artigianale che è il cardine della cultura italiana. E’ l’essere a teatro l’esperienza in sé, l’andare a teatro che rappresenta un centro culturale, una storia che non è scritta… come si lavora a teatro si impara solo vivendolo, c’è l’importanza di tramandare un sapere che non può essere codificato”.

    – Quali sono secondo lei le prospettive del Teatro italiano?

    “Negli ultimi anni nel nostro Paese vedo un lavoro compatto, un ritorno di investimenti pubblici, sostegno ed incentivi che sono azioni di attenzione verso il teatro. Il segnale è di un luogo che non soffre di mancanza di pubblico, “in salute”, relativamente stimolato, non manca il ritorno alla tradizione nelle programmazioni in cui si cerca sempre di sperimentare. Si torna ad un ragionamento di progetto culturale per cui c’è il pubblico, è fondamentale che in una stagione ci siano i grandi titoli ma ci si può permettere di “rischiare” culturalmente proponendo magari titoli meno noti”.

    – Qualche anticipazione per la prossima nuova stagione 2024-2025?

    “Posso dire che l’inaugurazione sarà con la Madama Butterfly… diciamo che si tratterà di un percorso dedicato alla figura delle “eroine”, le donne come centro focale delle produzioni. Una stagione in cui saranno presenti grandi titoli del repertorio drammatico che piace molto al pubblico e non mancherà una chicca in programmazione di un titolo ricercato… inoltre, sarà riconfermata la stagione sinfonica con due belle novità. Non mancheranno la prosa, la danza e probabilmente anche il musical… l’impianto della rassegna rimarrà quello presentato quest’anno. Ha funzionato e cercheremo di migliorarlo ancora”.

  • Tramonto

    Tramonto

    Firenze 1993, la mezzanotte del 26 maggio è passata da poco, l’aria è dolce, tutto è tranquillo, forse avvolto “in un manto di stelle”… come ci ricorda una vecchia canzone d’amore per la città, in quell’area del centro storico racchiusa tra l’Arno e Via dei Georgofili, nei pressi immediati della Galleria degli Uffizi.

    Proprio sotto la torre dei Pulci, viene parcheggiata una Fiat Fiorino, ma non si tratta di un mezzo di trasporto qualsiasi: quell’auto, imbottita di ben 277 kg d’esplosivo, deflagra all’improvviso distruggendo sei vite innocenti: la famiglia Nencioni, formata da papà Fabrizio e mamma Angela di 39 e 31 anni e dalle figliolette Nadia di 9 anni e la piccolissima Caterina di soli 50 giorni; resta ucciso anche Dario Capolicchio, un giovane studente che a Firenze si trovava per motivi di studio. Molte persone restano ferite e molti danni gravissimi subiscono opere di grande valore artistico, custodite negli Uffizi, obiettivo dell’attentato.

    Solo pochi giorni prima di morire a causa del vile attentato, la piccola Nadia aveva scritto una poesia sorprendentemente bella

    Palermo 2023, mattina del 16 gennaio. Tutto sembra scorrere normalmente nell’andirivieni d’una clinica che porta il nome della pentita più conosciuta al mondo “La Maddalena”. E’ nei suoi pressi che l’azione dei ROS porta alla cattura di Matteo Messina Denaro, uno degli esponenti più significativi e pericolosi della Mafia, latitante mai pentito da quel lontano 26 maggio1993, da quella compiuta strage di cui è ritenuto uno dei responsabili.

    L’operazione dei Carabinieri, brillantemente portata a termine, si conclude in pochi minuti. Un sospiro di sollievo ha ossigenato l’Italia.

    L’azione, condotta dai ROS di Trapani, chiamata “Tramonto”, ha riacceso emozioni sopite, smosso ricordi, scavato nuovamente tra le macerie ancora fumanti dolore mai sopito in Via dei Georgofili, da quella tragica notte, fino a sfogliare nuovamente un quaderno di bambina, dove la sua poesia è rimasta miracolosamente integra.

    Questo nome “Tramonto” è un omaggio dei Carabinieri alla piccola Nadia che oggi avrebbe circa 40 anni: sarebbe una donna, una sorella, una figlia, una madre, chissà… anche una poetessa. La consapevolezza che tra i reperti dei nostri Carabinieri ve ne siano, tra quelli scientifici, alcuni di tanto emozionali come la struggente poesia di Nadia, ha sorpreso e commosso.

    Dai bambini giunge sempre la voce più degna d’essere ascoltata, anche quando è solo un’eco lontana trent’anni: Nadia con la sua poesia, i Carabinieri con la loro azione di cattura del responsabile della sua morte, hanno insieme creato suggestioni profonde. E mi hanno spinta a scrivere un testo “Suggestioni di tramonto” per dare risposta e continuità al “tramonto”, il testo di Nadia Nencioni.

    Grazie alla sensibilità e alla competenza di un gruppo di persone che ha con me condiviso e discusso le stesse emozioni – Rosetta Menarello, Paola Magro, Antonio Lodo, Antonio Gardin, Giancarlo Lovisari, – ha quindi preso corpo l’idea di bandire un concorso di poesia in memoria di Nadia, rivolto ai bambini della Scuola Primaria polesana. Ne abbiamo concretizzato la fattibilità grazie anche alla collaborazione di ARCI Rovigo e Radio Bluetu, mettendo a frutto le diverse competenze per avviare il Progetto generale, iniziando dalla ricerca degli Enti Patrocinanti e di quelli che si sono rivelati generosi ed indispensabili Sponsor a sostegno dei premi (previsti anche in denaro) per i testi primi classificati.

    È stato predisposto il Bando completo di finalità, obiettivi, tecniche, strumenti da utilizzare e riconoscimenti previsti. A partire dall’Ufficio Scolastico Provinciale e Prefettura, la risposta di Autorità e Istituzioni cittadine è stata immediata con Comando Provinciale Carabinieri e Questura di Rovigo, Comune, Provincia, Ufficio Scolastico Provinciale ed Unicef, presenti anche durante la Conferenza Stampa esplicativa del 27 maggio 2023, data del trentesimo anniversario della strage.

    Siamo così giunti al 19 febbraio 2024, data di premiazione del Concorso di poesia, a ricordo della giornata di cattura di Messina Denaro, nel 2023 (nel frattempo deceduto), con riflessioni sul linguaggio poetico come comunicazione dei sentimenti più profondi dei bambini e su come possono recepire ed elaborare ogni realtà, anche la più cruenta.

    E’ stato un incontro stupefacente! Insegnanti e scolaresche hanno riempito di freschezza la Sala Consiliare della Provincia, tra presentazioni e letture di poesie (…non tutte le 530…), motivazioni dei premi assegnati, tutto in un clima di attenzione ed emozione che non sarà scordato.

    E il tramonto s’è fatto sogno, realtà, desiderio, paura, gioco, tavolozza di colori, musica, intimità familiare, solitudine, perdita… tutto in linguaggio poetico! Chi meglio dei bambini poteva riuscirci?

  • Il premio “La Colonna”

    Il premio “La Colonna”

    A Graziano Bolzoni, bottrighese, classe 1952, artigiano e artista, è stato assegnato il premio “La Colonna 2024”, settima edizione; riconoscimento ideato nel 2018 dal gruppo folkloristico “Bontemponi” di Bottrighe.

    Il premio ha un duplice significato:

    • quello storico, ovvero sottolineare il significato cittadino assunto dall’antica colonna a lampade con gradini, eretta nei primi del ‘900 sul lato sud di piazza della Libertà e ricostruita negli anni ottanta, a somiglianza della precedente, emblema e punto di incontro della comunità;

    • quello simbolico di considerare la persona insignita dell’onorificenza una “colonna del luogo”, ovvero un personaggio a cui rendere onore e da additare come esempio e faro per la cittadinanza.

    Graziano Bolzoni ha certamente i requisiti per ottenere il significativo riconoscimento. Da moltissimi anni è titolare ad Adria di un’avviata carrozzeria, officina, gommista, recupero e soccorso stradale. Attività iniziata all’età di quindici anni, partendo da zero e che oggi prosegue attraverso i figli Silvano, Silvia e le rispettive famiglie.

    Nel tempo libero Graziano si dedica alla realizzazione artistica dei presepi; una passione che si trascina sin da bambino con apprezzate realizzazioni, tanto da essere stato definito il “Michelangelo polesano dei presepi”.

    Da trentuno anni, ogni anno a Bottrighe inizia il suo lavoro d’arte verso la fine di ottobre. Innanzitutto si tratta di realizzare l’oggettistica, gli arredamenti, le abitazioni e quant’altro sarà poi installato nel presepe allestito nella chiesa di San Francesco.

    Graziano Bolzoni è molto attento alle proporzioni e alla riproduzione fedelissima degli ambienti ai tempi della nascita di Gesù, servendosi di vari materiali come legno, ferro, calce e polistirolo. Va altresì sottolineato che nelle sue realizzazioni ambientali non manca mai di proporre alcuni riferimenti al paesaggio del Delta del Po.

    Ogni anno è una sorpresa, e le realizzazioni di Bolzoni non sono mai inferiori alle aspettative dei tanti estimatori. Pertanto non mancano i pubblici riconoscimenti.

    Tra i tanti premi attribuitigli, nel dicembre 2015 Bolzoni ha ricevuto anche un attestato dal sindaco Massimo Barbujani per “la passione con cui realizza la sua straordinaria e preziosa opera di creazione di presepi, frutto di un estro che nasce da una grande dote spirituale e che rappresenta una eccellenza dell’artigianato artistico del nostro territorio”. In quella edizione aveva riprodotto fedelmente, in scala, la facciata della chiesa di Bottrighe, per un’altezza di circa quattro metri, nel cui interno veniva rappresentata la natività. Nella stessa opera aveva voluto rendere omaggio al parroco monsignore Antonio Cappato che nel 2016 festeggiava i quarant’anni alla guida della parrocchia.

    Dal 2013 Bolzoni realizza anche un presepe pasquale, rappresentando tutte le stazioni quaresimali. Nell’allestimento dei presepi si avvale della collaborazione dei volontari concittadini Doriano Bolzoni, Franco Cisotto e Nello Mancin.

    Il premio “La Colonna” 2024 sarà consegnato a Bolzoni sabato 29 giugno all’interno della cerimonia della 33^ edizione di “Serata d’Onore – Tra folklore & Solidarietà”, che si svolgerà nel parco interno della scuola materna “Umberto Maddalena” di Bottrighe.

    Nell’albo d’oro del premio “La Colonna”, sono presenti alcuni cittadini che hanno lasciato una traccia significativa nella vita del paese rivierasco: il dottor Antonio Boni, presidente Gruppo Sportivo Bottrighe (2018), lo storico Nerino Albieri (2019), l’artigiano Giuliano Girotto (2020), monsignore Antonio Cappato, parroco di Bottrighe per 41 anni (2021), l’imprenditore commendatore Gino Navicella (2022) ed il mezzo soprano professoressa Mariaelena Fincato (2023).

  • Il Circolo Arti decorative

    Il Circolo Arti decorative

    Aperto ventotto anni fa a Rovigo, in una sala di Piazza Annonaria, per iniziativa della pittrice e decoratrice Gianna Mazzetto Marangoni – che per oltre vent’anni ne è stata la presidente e appassionata animatrice – il Circolo culturale Arti Decorative è ancora oggi in piena attività.

    Nella sua galleria vengono proposti eventi e mostre collettive e personali di artisti rodigini, e non solo, per farli conoscere alla città intera. Mostre che spaziano dalla pittura alla fotografia, dalla scultura all’artigianato e arti varie, come pure eventi di natura letteraria in collaborazione con le Associazioni locali. Progetti e programmi sempre più ambiziosi, che si sono consolidati ancor più dopo i festeggiamenti dell’altr’anno per il venticinquesimo di attività.

    Attuale presidente del Circolo è Franco Montanari, coadiuvato da un Consiglio direttivo composto da Massimo Marangoni, Carlo Campi, Elena Prearo e Paolo Avezzù, attivamente compartecipi per la buona riuscita delle iniziative programmate.

    E mentre ferve l’attività per attuare i programmi del 2024, non manca uno sguardo al passato, con un bilancio più che positivo di quanto realizzato nel corso del 2023, anno di intensa attività, durante il quale la galleria del Circolo ha ospitato nove mostre personali di pittura dei soci.

    Tra questi è da ricordare in modo particolare la retrospettiva del socio Giancarlo Brancaglion (Gianky) ad un anno dalla morte). Per la fotografia sono da segnalare le cinque mostre personali oltre alle sei esposizioni realizzate nell’ambito dell’evento “Maggio… mese della fotografia”. Pittura e fotografia, quindi, per le quali è stato svolto un intenso programma didattico dal mese di aprile a giugno. Impegnativa e ricca di soddisfazioni è stata in particolare la trasferta collettiva nel mese di maggio per i soci di queste sezioni a Bergamo presso gli amici del Circolo Artistico Bergamasco in occasione di “Bergamo-Brescia capitale della cultura italiana”.

    Nel mese di giugno si è tenuta nel centro storico della città (Piazza Annonaria e Piazza Merlin) la manifestazione d’arte all’aperto “ArtèRovigo 2023” con la partecipazione di una quarantina di espositori di Rovigo e fuori provincia. Questa rassegna all’aperto è stata ripetuta poi in notturna il 23 settembre, denominata “Arte sotto le stelle”. In aggiunta a queste sono state proposte le collettive-concorso a tema, aperte a tutti con i titoli “Cani, gatti e … coda compresa”, “I nostri gradi fiumi Adige e Po” e “Capita d’inverno”.

    Di grande coinvolgimento emotivo è stata la partecipazione di una ventina di soci del Circolo alla collettiva presso la Casa albergo per anziani di Lendinara, in occasione della Fiera Settembre Lendinarese, dedicata al paesaggio locale. Nel mese di novembre il Circolo ha dato il suo sostegno alla personale di pittura “Ricerche e sperimentazioni” di Giancarlo Gusella presso la Pescheria Nuova ed ha concluso l’anno di attività con una “Cena sociale” allietata dalla fisarmonica di Bruno Paganelli e dalle poesie dialettali di Arnaldo Pavarin. Vanno anche ricordati gli eventi di natura letteraria, nel corso dei quali sono state presentate tre opere di prosa.

    L’evento che ha visto il maggior coinvolgimento del Circolo è stata la realizzazione del Progetto “Vetrine in mostra” in occasione della fiera di ottobre. E a tal proposito il presidente Franco Montanari ci informa: “Siamo partiti nel gennaio 2023 con l’idea di realizzare una grande rassegna di pittura e fotografia che illustrasse le diverse attività commerciali e artigianali del Centro storico di Rovigo con il titolo “Vetrine in mostra”. Fatta la proposta, abbiamo avuto una adesione quasi totale dei commercianti del centro, consentendoci di realizzare in Pescheria Nuova di Rovigo dall’ 11 al 15 ottobre una mostra di 191 fotografie e una trentina di quadri, raffiguranti negozi e artigiani della città. Inoltre le fotografie, con il sostegno di Confesercenti e Comune di Rovigo sono diventate un libro fotografico “Vetrine in Mostra” dal forte taglio artistico e storico”.

    E per il 2024, iniziato da qualche mese, sono già stati attuati alcuni riusciti eventi, e ricco si presenta il programma delle prossime manifestazioni, come ci aggiorna il presidente Montanari: “Anche per il 2024 sono molto intensi gli appuntamenti previsti. Dopo Maggio … mese della fotografia, con le opere di diversi fotografi amatoriali, in giugno sarà riproposta ArtèRovigo 2024 ambientata nei giardini del castello, mentre luglio e agosto saranno riservati ai soci ed amici per una mostra-concorso di pittura e fotografia dal titolo Arte e Sport in occasione delle Olimpiadi di Parigi e dei Campionati europei di calcio. In settembre tornerà Arte sotto le stelle e per la fiera di ottobre una collettiva di pittura e fotografia sulla valorizzazione artistica e turistica del territorio polesano dal titolo Il bello del Polesine da Melara a Pila. Per il periodo natalizio mostra-concorso dedicata a I luoghi del culto con immagini e fotografie degli edifici religiosi sia all’interno che all’esterno”.

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