Un riconoscimento prestigioso
La consegna ufficiale della “Plaquette d’Honneur” del Consiglio d’Europa, avvenuta nel corso di una solenne riunione straordinaria del Consiglio Comunale, tenuta sabato 8 dicembre 1990, ci offre l’opportunità di spaziare sulla lunga attività europeistica della Città di Adria, unica città italiana destinataria dell’ambito riconoscimento per il 1990.
Per l’eccezionale evento sono convenute ad Adria le delegazioni ufficiali delle gemellate città di Ermont (Francia), Lampertheim (Germania), Rovigno (Jugoslavia) e Maldegem (Belgio), con i rispettivi Sindaci e rappresentanti dei Consigli municipali. Erano pure presenti l’on. Gunther Müller, designato dall’Assemblea Parlamentare Europea per la consegna del premio e l’avv. Gianfranco Martini, Segretario Generale dell’AICCRE, che fu l’ispiratore del primo gemellaggio di Adria con la cittadina francese di Ermont. Quel patto di fratellanza europea venne siglato ad Ermont il 30 aprile 1967 e confermato ad Adria nel settembre successivo. Con quel gesto di amicizia, Adria fu la prima città del Polesine ad entrare nella schiera dei costruttori dell’edificio europeo.
L’idea del gemellaggio
Tutto nacque dalla spinta ideale che animava, negli anni ’60, un forte gruppo di giovani aderenti al Movimento Federalista Europeo. Sotto quella spinta, un giovane assessore, al quale era stato affidato il referato della Gioventù con l’incarico di seguire i settori della Pubblica Istruzione, Sport e Tempo Libero, sentì la necessità di promuovere l’istituto del gemellaggio al fine di contribuire, a livello locale, alla più ampia diffusione del progetto di unità dell’Europa.
Successivamente al 2° Congresso Europeo delle Città Gemelle, svolto a Strasburgo nei giorni 5 e 6 giugno 1966 Adria entrò nel circuito europeo dei gemellaggi.
Tramite l’avv. Gianfranco Martini, all’epoca Segretario generale aggiunto all’Associazione Italiana Comuni d’Europa, fu stabilito un contatto con la delegazione del Comune di Ermont e con il suo Sindaco, l’ex-Ministro della Repubblica Francese nel Governo Bidault, l’ing. Robert Bichet.
Da quel primo incontro sorse una schietta amicizia che si consolidò nel corso della visita compiuta ad Adria dagli Amministratori francesi dal 9 al 12 settembre 1966.
In quell’incontro gli ospiti furono veramente toccati dall’entusiastica accoglienza loro riservata dalle autorità e dalla popolazione adriese. Durante il loro breve soggiorno essi ebbero modo di visitare le principali attività economiche locali, che fra l’altro all’epoca erano assai più fiorenti, e di conoscere gli aspetti culturali più interessanti, a partire dal Museo Nazionale.
Ermont, già legata da un anno con patto di gemellaggio alla cittadina tedesca di Lampertheim, aveva in animo di realizzare un collegamento ideale con i sei Paesi promotori dell’Europa. Adria fu lieta di inserirsi in questo progetto attuato senza incertezze dalle varie Amministrazioni, anche di colore diverso, che si sono alternate a Palazzo Tassoni.
Seguì quindi il 22 settembre 1979 il gemellaggio con Lampertheim, città tedesca dell’Esse, sul Reno, a una decina di chilometri dai centri industriali di Mannheim e Ludwigshafen.
Adria pensò di guardare oltre quella triste “cortina” che, fino alla clamorosa caduta del muro di Berlino, divideva in maniera scandalosa Popoli e Paesi dello stesso continente europeo. Non essendo però possibile realizzare un simile progetto con una città dell’Est, per le drastiche misure di polizia che impedivano qualsiasi contatto con i Paesi a dominazione marxista, Adria volse lo sguardo alla vicina Jugoslavia, dove il marxismo era interpretato in termini più morbidi, e scelse quale partner la graziosa città istriana di Rovigno.
Il patto di gemellaggio fu siglato a Rovigno il 17 aprile 1982 e confermato ad Adria il 16 aprile 1983. Di questo avvenimento e degli altri gemellaggi, così pure degli scambi frequenti intervenuti tra gruppi di studenti, Associazioni e famiglie, avremo modo di parlare in un’altra occasione. Qui vorremmo limitarci ad approfondire il significato di una felice intuizione, divenuta importante mezzo per sviluppare lo spirito europeo.
La pratica del gemellaggio
Si può dire che la simpatica iniziativa del gemellaggio abbia preso avvio dalla maestosa cornice dell’emiciclo della “Maison de l’Europe” di Strasburgo, dove ha sede il Parlamento Europeo. In quell’aula il Consiglio dei Comuni d’Europa, sorto con lo scopo di “sviluppare lo spirito europeo in seno alle popolazioni”, ha “inventato” il gemellaggio cercando di rendere questa pratica sempre più popolare, dandole la più ampia diffusione dopo le prime felici esperienze dei primi anni ’60 condotte a Troyes, Tournai, Metz e Lussemburgo.
Il gemellaggio si distinse dagli scambi individuali e collettivi, che già allora si svolgevano con una certa frequenza tra Francia e Germania, e ciò perché il gemellaggio è fondato sull’impegno che prendono i Sindaci, sul giuramento che essi prestano in nome dei loro concittadini nel corso delle cerimonie solenni, aventi lo scopo di far sentire alle popolazioni la loro partecipazione ad una associazione durevole che le unisce strettamente ad altri popoli d’Europa, al di sopra delle vecchie frontiere.
L’importanza di questo patto di unione è stata subito compresa e sostenuta dalla cittadinanza, costituendo la più significativa conferma che i gemellaggi rappresentano una valida iniziativa per far penetrare lo spirito europeo nel cuore dei popoli.
Gli scambi si possono concepire nei settori più disparati: scuole, associazioni, campi di giovani, ecc. Questi, inseriti nel quadro del gemellaggio, cioè dei rapporti tra i Comuni, prendono significati e spessore nuovi. In una scuola, ad esempio, se gli scambi proseguono da un anno all’altro, i soggiorni all’estero, che colpiscono così vivamente le giovani immaginazioni, suscitano incontri, conversazioni, scambi di impressioni, tanto che, la città partner diventa un centro di interesse permanente per tutti gli studenti e le loro famiglie, coinvolgendo un ampio ventaglio di cittadini.
Un elemento importante nella realizzazione del gemellaggio è la scelta delle città sorelle. Queste devono essere individuate sulla scorta di precise informazioni, magari passate attraverso le sezioni nazionali del Consiglio dei Comuni d’Europa. Questo perché, essendovi tra gli scopi del gemellaggio il confronto dei problemi comunali e l’assicurazione di scambi permanenti, è auspicabile che tra i comuni che si gemellano esistano analogie sufficienti a mantenere rapporti duraturi.
Certi gemellaggi però possono anche essere stabiliti sulle differenze (città di mare con città di montagna). Quello che conta, è la volontà di agire per lo scopo comune.
Ancora una considerazione rimane da fare, circa gli impegni economici richiesti da un gemellaggio.
Non è facile fare un bilancio preciso, dato che il gemellaggio si attua per lo più con il concorso delle famiglie, sintesi perfetta della società. Tenendo presente questo aspetto è evidente che il peso econonomico del gemellaggio si ridimensiona notevolmente in quanto la famiglia ospitante, o l’associazione, o il singolo sanno che a loro volta saranno ospitati.
Per le cerimonie ufficiali, poi, non occorrono grandi spese. Quel che conta è che tutti capiscano lo scopo vero dei gemellaggi, che è quello di permettere una conoscenza reciproca più profonda e viva tra gli europei, capace di trasformare i comuni gemellati in centri attivi di stimolo all’Europa.
L’idea europea avanza
Dalla firma dei primi patti di gemellaggio sono trascorsi 24 anni: l’arco di una nuova generazione. I giovani delle nostre città che si incontrano, sono nati dopo il Patto di Gemellaggio. Per loro, che non hanno conosciuto gli orrori della guerra, le divisioni politiche, le lacerazioni ideologiche, è stata costruita questa Europa che guarda con interesse al 1993 quando si realizzerà tra i paesi CEE un unico grande mercato.
Per questa Europa, che oggi si avvia ad assumere sempre più una dimensione continentale in grado di unire le rive dell’Atlantico alla catena degli Urali, come la pensarono, dopo il conflitto mondiale 1915-18, i primi propugnatori dell’idea federale (da Kondenhove Kalergi a Briand) o come la sostennero dopo le devastazioni della guerra più recente Schumann, De Gasperi, Adenauer, Spaak e tanti altri spiriti eletti, in molti hanno lavorato con impegno.
Ed Adria va annoverata certamente fra i comuni europei che si sono prodigati con maggior impegno e continuità per far avanzare questa idea di unificazione.
I frutti, oggi, sono alla portata di tutti, affinché tutti finalmente, si sentano cittadini d’Europa.