La famiglia Selmi di Polesella è ricordata dalla bella Villa omonima, oggi adibita a ristorante; una dimora signorile, immersa nell’ampio parco, che si affaccia sulla statale Adriatica 16, a fianco della Fossa di Polesella, nella campagna poco fuori del centro rivierasco del Po.
Della famiglia restano i nomi scritti nella cappella del cimitero di Polesella, alcuni dei quali sono ben noti ancora oggi: Pietro, Sinforiano e Paolina. Altri sono invece poco conosciuti, ma meritevoli di essere ricordati: Domenico, Paolo, Carlo.
Pietro Selmi, (1813-1863), ha perpetuato il suo nome con la donazione all’attuale Casa di Riposo Pietro Selmi di vasti terreni e case, distribuiti nei comuni di Polesella, Frassinelle e Guarda Veneta. Pietro era figlio dell’ingegnere Paolo e cugino di Sinforiano.
Sinforiano Selmi, (1819-1882), era nipote dell’ingegnere Paolo, ed è ancora esaltato come premiato inventore di sistemi di aratura e di aratri negli anni 1855-1882. Inoltre insieme al fratello Luigi (1830-1889) è celebrato come patriota risorgimentale, esule negli anni 1860-1866 e con un ruolo politico notevole in Comune negli anni seguenti. Di questi due protagonisti della bonifica parleremo più diffusamente nella parte conclusiva del presente scritto.
Paolina Selmi, (1875-1959), figlia di Luigi, l’ultima a portare il nome della famiglia, vissuta fino al 1959, ha lasciato un vivo ricordo, che permane ancora oggi in paese. Sono note le sue doti umane e la capacità di raccogliere in Villa Selmi, intorno a sé, l’ampia parentela in memorabili giorni di festa.
Una famiglia di bonificatori
Poco si conosce dell’origine della famiglia e di come si è formata la sua grande ricchezza terriera. Recenti ricerche hanno rivelato complesse vicende degne di una saga famigliare dell’800 e meriti civili finora sconosciuti, ma degni di essere posti in rilievo e tramandati.
La famiglia era originaria di S. Agostino, in Romagna, da cui era emigrata a Guarda Veneta nei primi anni del ‘700, forse per sfuggire alle alluvioni del Reno, che allora funestavano quelle terre. La fortuna si era andata formando dapprima, fino al 1800, a Guarda Veneta, e poi, durante l’800, a Polesella, basandosi sull’attività di bonificatori dei primi Selmi.
Proprio la bonifica ha dato infatti ricchezza e notorietà ai Selmi, consentendo loro di imparentarsi con le migliori famiglie della zona e di acquistare vaste proprietà a Guarda Veneta, Bosaro, Polesella, in particolare dall’inizio dell’800 fino al 1882, alla morte di Sinforiano.
Per tutto l’800 hanno accresciuto il patrimonio, come amministratori e fittavoli dei vasti terreni dei Vendramin Calergi e dei Grimani, nei comuni di Polesella, Bosaro, Guarda Veneta e Canaro, e come intraprendenti e innovativi agricoltori e bonificatori.
I primi Selmi
Un Domenico Selmi (morto nel 1802), residente a Guarda Veneta, nella seconda metà del ‘700 acquistò una posizione di grande rilievo sociale ed economico svolgendo le funzioni di Giudice delle acque del Consorzio di bonifica delle Cinque prese unite. Questo consorzio comprendeva il territorio di 12.713 ettari che andava dalla Fossa Polesella al Naviglio Cavanella Po e aggregava le 5 Prese, cioè consorzi di bonifica, che si erano formati a partire dal 1474, con la Presa di Pontecchio, alla quale si sono aggregate nel corso degli anni le prese successive poste più a valle, man mano che si andavano bonificando i terreni: Selva Veneta, Selva Ferrarese ed infine Gavello e Dragonzo¹.
Domenico si fece onore come Giudice della acque, un ruolo corrispondente a quello di direttore tecnico del Consorzio. Inoltre si distinse come Sorvegliante del sostegno di Polesella e Custode di 1° Ordine dell’argine del Po da Garofolo a sotto Crespino. A lui si deve la istituzione di una scuola che istruiva i giovani nell’arte dell’agrimensore, nella quale ebbe allievo anche il figlio Paolo.
Fu anche un attivo imprenditore, che ampliò le proprietà di famiglia acquistando vari fondi a Guarda Veneta e poi a Polesella, con la casa lungo la Coronella del Po, dove si trova ora l’Asilo Selmi, ovvero la casa di Riposo, a fianco della villa Morosini.
A lui si deve l’assunzione in affitto prima e poi nel 1800 l’acquisto del Palazzo Rosso dai Vendramin Calergi. Ma l’anno dopo, nel 1801, una rotta verificatasi proprio di fronte a palazzo Rosso arrecò gravissimi danni alla proprietà e Domenico ne fu tanto addolorato da morirne l’anno successivo.
Il figlio Paolo, (1772-1863), dopo l’istruzione ricevuta dal padre, si laureò all’università di Padova, ebbe frequentazione e amicizia con il principe degli idraulici Pietro Paleocapa.
Succedette al padre Domenico negli incarichi di Giudice delle acque del Consorzio delle Cinque prese unite, Sorvegliante del sostegno di Polesella e custode di 1° Ordine dell’argine del Po da Garofolo a sotto Crespino. Con la dominazione austriaca dal 1815 al 1866, assume la denominazione di Ingegnere d’ufficio consorziale.
Il fratello Don Luigi, nel suo diario di famiglia dal 1843 al 1862 così lo ricorda: “Ebbe commissioni di sommo impegno ed onore, fra cui la formazione del catasto di Cavarzere, da cui riscosse plausi per la somma esattezza espressa. Fu sempre occupatissimo nel disimpegno delle incombenze professionali per cui a null’altro pensava, e delegava ogni affare famigliare alla moglie ed al fratello Carlo, che si occupava delle campagne. Si fece molto stimare per la sua abilità nell’arte sua e nella somma onestà e delicatezza con cui la svolgeva. Fu quindi molto fortunato avendo molte incombenze e compensi assai lucrosi. Accrebbe per queste il proprio patrimonio ed elargì le sue rendite.”
Paolo Selmi operò con ingegno fino a tarda età, con numerosi progetti e relazioni tecniche, anche sulla introduzione delle macchine a vapore nel suo consorzio e relazionando favorevolmente, nel 1850, sulla conveniente costruzione dell’idrovora di Piantamelon presso Adria per lo scarico in Canalbianco delle acque delle prese di Gavello e Dragonzo, ultimata nel 1853².
Carlo Selmi, (1787-1859), fratello di Paolo e padre di Sinforiano e Luigi, si distinse nella celebre riunione di Occhiobello del 12 giugno 1852, in rappresentanza del Conte Michele Grimani, presidente del consorzio di Saline-Viezze-Oriola.
Fu determinante il suo parere favorevole “sulla massima di progetto per Miglioramento di scoli con approvazione del progetto di massima e del progetto di aggregazione dei quattro consorzi del Bacino Inferiore” proposto dall’ing. Romualdo Martelli. La decisione determinò l’avvio della storia della costruzione del Collettore Padano Polesano e della bonifica del territorio tra Canalbianco e Po, di oltre 64.000 ettari.
L’800 dei Selmi
Sinforiano Selmi (1819-1882) si distinse – come detto in apertura – quale ingegnoso costruttore di aratri e di sistemi di aratura. Agricoltore innovativo, diede vita ad aziende agricole modello che venivano visitate in continuazione dalle Università Italiane e straniere.
Fu tra i pionieri che fin dal 1854 adottò l’uso delle idrovore a vapore, grazie alle quali bonificò interamente la tenuta Valli di Raccano di 283 ettari, massima parte del Consorzio di bonifica Garofolo, di 540 ettari.
In 20 anni, con il lavoro di centinaia di scariolanti, ha sistemato il terreno ondulato formato dalle alluvioni del Po, ha costruito la rete dei canali di scolo, i centri aziendali Palazzi, Casello e Cà Rossa, con fabbricati moderni per abitazioni, animali e derrate agricole, fissando alle stesse aziende decine di lavoratori.
Conseguì numerosi premi alla famosa Esposizione provinciale di Rovigo nel 1877 e quindi a tante altre mostre italiane.
Fu sindaco di Polesella e consigliere provinciale. Partecipò ai massimi livelli dei consigli di amministrazione dei consorzi di bonifica di Saline-Viezze-Oriola, del consorzio di Bonifica del Bacino Inferiore, che riuniva i quattro consorzi di Garofolo, Gurzone, Frassinelle e Pincara e Saline-Viezze-Oriola, e del Comitato Esecutivo della Bonifica Padana, che riuniva tutti i nove consorzi padani, dal 1870 al 1882, data della sua improvvisa morte.
Questo Comitato esecutivo realizzò la “impossibile” impresa di bonificare il territorio padano. Iniziata nel 1852 e terminata nel 1900, fu condotta come una guerra, aspra e irriducibile, contro tutti gli altri consorzi del Polesine, che si opponevano strenuamente allo scarico in Canalbianco delle acque padane, il cui territorio è di circa 40.000 ettari, da Melara a Polesella, tra il Po ed il Canalbianco.
La sua partecipazione fu efficace e decisiva nelle difficili scelte della organizzazione ed avvio del Comitato, riguardanti l’organico del personale, i progetti, i finanziamenti, tutti a carico dei privati, gli appalti e le numerose e defatiganti cause legali in difesa dell’opera.
Fu stretto e ascoltato collaboratore del presidente conte Giuseppe Fioravanti e del consulente legale e segretario Amos Bernini, entrambi spesso ospiti in Villa Selmi. Gli anni dal 1870 al 1882 furono quegli dell’avvio concreto della grande impresa che richiese animi coraggiosi, generosi, avveduti e lungimiranti, fermamente convinti della bontà dell’opera e del suo successo, quando intorno fervevano i contrasti e le opposizioni.
Alla sua morte venne commemorato dal Comitato come uno dei più convinti e costanti sostenitori della bonifica padana ed uno dei più distinti agricoltori della Provincia, la cui perdita fu da tutti sinceramente compianta.
A Sinforiano succedette negli stessi incarichi il fratello Luigi, (1829-1889), che fu attivo fino al 1889, data della sua morte, che segnò la fine del nome dei Selmi e l’inizio della dissoluzione del patrimonio costruito dalla famiglia in 100 anni di intraprendenza e di fatiche.
Luigi seguì con solerzia le aziende modello e curò in particolare il parco di Villa Selmi, che rimane sostanzialmente quale egli volle.
Fu “caldo propugnatore della bonifica padana nel Comitato Esecutivo Padano” negli anni 1887-1889, anni importantissimi per le decisioni necessarie riguardanti la scelta tra l’abbandono e la ripresa dell’opera, dopo l’intermezzo determinato dalla alluvione dell’Adige del 1882, la quale aveva fatto sospendere i lavori e l’organizzazione e fatto lungamente discutere se riprendere o abbandonare del tutto.
Luigi fu tra i primi e più attivi sostenitori della ripresa e del nuovo avvio, che avvenne con nuovo organico del personale, nuovi progetti, nuovi finanziamenti e nuove cause contro gli oppositori, che non demordevano mai, anche contro il favore del governo nazionale.
Nasceva il nuovo Consorzio della Bonifica Padana, che portava a termine la costruzione del Collettore Padano Polesano e del Cavo Maestro del Bacino Superore, un’opera lunga oltre 100 km, il più lungo collettore di bonifica in Italia, con un costo complessivo di oltre € 60.000.000 in euro attuali. I lavori durarono dal 1887 al 1900 e impiegarono moltitudini di scariolanti (vedi cartina padana polesana). Una tale impresa sarebbe del tutto impensabile oggi, sia per le dimensioni che per i costi, tanto più in massima parte a carico dei privati.
Luigi Selmi fu l’ultimo maschio della famiglia, la quale si estinse con la sua morte nel 1889. Ma il nome dei Selmi di Polesella non va dimenticato, perché proprio a questa famiglia deve essere attribuito il riconoscimento del grande merito di avere creduto e sostenuto attivamente la gloriosa impresa della bonifica che ha risanato il territorio di buona parte del Polesine durante circa 150 anni, dal 1750 al 1889.









